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	<title>Racconti Gay Erotici - Racconti Bear | Orsi Italiani - Pillole di Woof | Gay blog bear</title>
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	<description>Racconti gay e rubriche bear, daddy e ursine</description>
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	<title>Racconti Gay Erotici - Racconti Bear | Orsi Italiani - Pillole di Woof | Gay blog bear</title>
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		<title>Dopo il Natale</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Jan 2025 02:56:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[racconti bear]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Era il 27 dicembre, e la casa di Babbo Natale era avvolta da un silenzio rilassante. Dopo giorni frenetici di lavoro, il laboratorio era finalmente vuoto. Gli elfi si godevano un meritato riposo, ma uno di loro, Olaf, era rimasto indietro per aiutare Babbo Natale a sistemare gli ultimi dettagli. Olaf era un elfo diverso [&#8230;]</p>
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<p>Era il 27 dicembre, e la casa di Babbo Natale era avvolta da un silenzio rilassante. <strong>Dopo giorni frenetici di lavoro, il laboratorio era finalmente vuoto</strong>. Gli elfi si godevano un meritato riposo, ma uno di loro, Olaf, era rimasto indietro per aiutare Babbo Natale a sistemare gli ultimi dettagli.</p>



<p>Olaf era un elfo diverso dagli altri: <strong>massiccio</strong>, con una barba folta che gli scendeva sul petto, e occhi verdi che brillavano come il muschio invernale. Anche Babbo Natale, ormai senza la sua veste ufficiale, si sentiva finalmente libero. Con la camicia sbottonata e il petto peloso che faceva capolino, si aggirava per il laboratorio con un bicchiere di idromele in mano.</p>



<figure class="wp-block-image alignfull size-full"><img data-recalc-dims="1" fetchpriority="high" decoding="async" width="819" height="1024" src="https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2025/01/racconti-gay_dopo-il-natale_1.jpg?resize=819%2C1024&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-4650" srcset="https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2025/01/racconti-gay_dopo-il-natale_1.jpg?w=819&amp;ssl=1 819w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2025/01/racconti-gay_dopo-il-natale_1.jpg?resize=240%2C300&amp;ssl=1 240w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2025/01/racconti-gay_dopo-il-natale_1.jpg?resize=768%2C960&amp;ssl=1 768w" sizes="(max-width: 819px) 100vw, 819px" /></figure>



<p>Olaf stava sistemando alcune scatole quando Babbo Natale entrò nella stanza. &#8220;Hai fatto un ottimo lavoro quest&#8217;anno, Olaf,&#8221; disse con un sorriso caloroso. &#8220;Senza di te, non ce l&#8217;avremmo mai fatta.&#8221;</p>



<p>Olaf si voltò, il volto arrossato dal complimento. &#8220;Grazie, Signore. È stato un onore lavorare al suo fianco.&#8221;</p>



<p>Babbo Natale si avvicinò lentamente, poggiando una mano pesante e rassicurante sulla spalla di Olaf. &#8220;Devi smetterla di chiamarmi &#8216;Signore&#8217; quando siamo soli. Chiamami Kris.&#8221;</p>



<p>Olaf sorrise timidamente, ma il calore della mano di Babbo Natale sulla sua spalla gli fece fremere il cuore. &#8220;Va bene&#8230; Kris.&#8221;</p>



<p>L&#8217;atmosfera nella stanza cambiò. Il silenzio si fece più denso, rotto solo dal crepitio del camino nella stanza accanto. Babbo Natale fissò Olaf con un&#8217;intensità nuova, e per un istante i due rimasero immobili, come sospesi nel tempo.</p>



<p>&#8220;Kris,&#8221; mormorò Olaf, avvicinandosi di un passo. &#8220;C&#8217;è qualcosa che vorrei dirti&#8230;&#8221;</p>



<p>Babbo Natale sorrise e sollevò il bicchiere di idromele. &#8220;Dimmi tutto, caro amico.&#8221;</p>



<p>Olaf prese un respiro profondo. &#8220;Non è solo per il lavoro che rimango sempre fino alla fine&#8230; <strong>È perché voglio starti vicino. Voglio conoscerti&#8230; davvero.</strong>&#8220;</p>



<p>Babbo Natale posò il bicchiere, gli occhi che brillavano di una luce calda e complice. &#8220;Olaf, mi lusinga sentirti dire queste cose. E devo ammettere&#8230;&#8221; Fece un passo avanti, riducendo la distanza tra loro. &#8220;Anch&#8217;io ho pensato spesso a te.&#8221;</p>



<p>Le loro mani si sfiorarono, e poi, senza bisogno di altre parole, si avvicinarono l&#8217;uno all&#8217;altro. Le barbe si intrecciarono mentre le labbra si incontravano in un bacio profondo e appassionato, colmo di tutti i sentimenti trattenuti per mesi.</p>



<p>Le loro labbra si separarono solo per un istante, abbastanza per prendere fiato. Olaf guardò Babbo Natale negli occhi, il suo cuore che batteva forte. “Non pensavo… che provassi lo stesso,” sussurrò, la voce un po’ tremante ma carica di desiderio.</p>



<p>Babbo Natale sorrise con dolcezza, passandogli una mano sulla guancia ruvida. “Caro Olaf, hai dedicato così tanto a me e al nostro lavoro. Non potevo non notarti… il tuo impegno, la tua forza, il tuo cuore. Sei speciale.”</p>



<p>Le parole scaldarono Olaf più del fuoco nel camino. Spinto da un coraggio che non sapeva di avere, avvolse le braccia attorno alla figura robusta di Babbo Natale, sentendo sotto le mani la solidità del suo corpo, i segni di una vita dedicata alla generosità e all’amore.</p>



<p>“Kris…” Olaf mormorò ancora, abbassando la testa per sfiorare con un bacio il collo dell’uomo più grande. Kris, a sua volta, emise un sospiro basso e gutturale, lasciandosi andare a quelle attenzioni.</p>



<p>“Vieni,” disse Babbo Natale con voce profonda, prendendo Olaf per mano. Lo condusse verso il grande divano di pelle accanto al camino. Le fiamme danzavano, illuminando i loro volti e creando un’atmosfera calda e intima.</p>



<p>Sedendosi, Babbo Natale attirò Olaf su di sé, lasciando che i loro corpi si avvicinassero ancora di più. Olaf poggiò le mani sulle larghe spalle del suo capo, esplorando ogni curva e rilievo con movimenti lenti e intenzionali.</p>



<p>“Non sai da quanto aspettavo questo momento,” confessò Babbo Natale, la sua voce grave e sincera.</p>



<p>“Non sono mai stato così felice,” rispose Olaf, lasciando che le loro barbe si intrecciassero di nuovo, questa volta in un bacio più lungo, più profondo.</p>



<p>Le mani di Kris percorsero il dorso possente di Olaf, tracciando il profilo del suo corpo con una lentezza che sembrava un dono in sé. Non c’era fretta, solo il desiderio di vivere quell’istante fino in fondo, di lasciarsi trasportare dalla magia del momento.</p>



<p>Il tempo sembrava fermarsi, con il calore del camino e il suono delle loro risate basse e compiaciute che riempivano la stanza. Quella notte, due anime che avevano condiviso il peso del Natale trovarono finalmente il tempo per celebrare se stesse e ciò che le legava.</p>



<p><em>immagini: Google immagini</em></p>
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		<title>Chi non rischia non rosica &#8211; Parte 3 (finale)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Orsi Italiani - Pillole di Woof]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Aug 2024 03:49:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[racconti bear]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Questa è una storia di pura invenzione e ogni riferimento a fatti o persone realmente esistenti è puramente casuale. La trombata con mio padre era riuscita a sbloccarmi. Da quel momento non diedi più niente per scontato e alla fine ero riuscito a dichiararmi a Domenico, il meccanico che da poco aveva aperto la sua [&#8230;]</p>
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<p><strong>Questa è una storia di pura invenzione e ogni riferimento a fatti o persone realmente esistenti è puramente casuale.</strong></p>



<p>La trombata con mio padre era riuscita a sbloccarmi. Da quel momento non diedi più niente per scontato e alla fine ero riuscito a dichiararmi a Domenico, il meccanico che da poco aveva aperto la sua officina vicino casa mia. La prima volta che lo incontrai ne fui rapito, fu un vero e proprio colpo di fulmine e quando scoprì che anche per lui lo era e che i miei sentimenti erano ricambiati, ci fidanzammo. Ero felice come non mai e anche i miei ne furono entusiasti. Mia madre doveva assentarsi per una settimana ma mi fece promettere di invitare Domenico quando sarebbe tornata, per festeggiare l&#8217;evento e poi partì per Reggio Calabria. Qualche giorno prima, mio padre mi aveva proposto di invitare i suoi due amici per fare un po&#8217; di sesso di gruppo. All&#8217;inizio ne fui entusiasta ma dopo essermi dichiarato a Domenico ed essermi fidanzato con lui ero intenzionato a rinunciare alla serata hot ma Domenico mi disse che non c&#8217;era bisogno di farlo perché non aveva nulla in contrario. Anzi, lui si sarebbe unito a noi. Mio padre ne fu felice considerando che gran figone fosse il mio compagno. Domenico ha 32 anni, muscoloso e massiccio da far sbavare da un lato e far invidia dall&#8217;altro. Capelli castani rasati cortissimi, occhi azzurri e una barba molto curata. Peloso da far invidia persino ad un orso vero. Braccia e gambe muscolose e possenti che fanno venire voglia di fargli un pigiama di saliva. A letto era straordinario, forte, passionale, e tenero. Sfortunatamente Domenico non aveva avuto la fortuna di avere una famiglia aperta come me, anzi quando il padre scoprì che era omosessuale lo cacciò di casa. Sebbene avesse avuto un passato difficile Domenico era riuscito a buttarsi tutto alle spalle e a farsi una vita da solo&#8230; almeno prima di incontrare me.</p>



<figure class="wp-block-image alignfull size-large"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2024/07/racconti-gay-bear_14.jpg?resize=1024%2C576&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-4605" srcset="https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2024/07/racconti-gay-bear_14.jpg?resize=1024%2C576&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2024/07/racconti-gay-bear_14.jpg?resize=300%2C169&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2024/07/racconti-gay-bear_14.jpg?resize=768%2C432&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2024/07/racconti-gay-bear_14.jpg?w=1280&amp;ssl=1 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Alla fine il giorno tanto atteso era arrivato. Io, Domenico e mio padre eravamo seduti sul divano della stanza da pranzo a chiacchierare del più e del meno in attesa che Sasà e Giacomo, i due amici di mio padre arrivassero. Dopo aver messo in sicurezza tutte le cose frangibili della camera da letto, il citofono suonò e Sasà e Giacomo fecero il loro ingresso in casa. Dopo le presentazioni, ci recammo nella stanza da letto e demmo inizio alle danze. La serata hot stava riuscendo alla grande. Io e Domenico avevamo pienamente soddisfatto mio padre e i suoi amici ed era arrivato il nostro turno ma prima che potessimo chiudere in bellezza quella serata magnifica, successe qualcosa che non avrei mai potuto prevedere. Mio padre aveva ragione, la vita ti sorprende sempre. Stava per scoppiare una bomba che era impossibile disinnescare. Mentre io e Domenico stavamo per concederci l&#8217;un l&#8217;altro delle urla provenienti da fuori ci interruppero e Domenico chiese a mio padre di far salire la persona che urlava per evitare di attirare attenzioni indesiderate. Dalla sua espressione, visibilmente imbarazzata si intuiva che Domenico temeva che questo sarebbe potuto accadere. Dopo essersi rivestito mio padre scese e andò a prendere quell&#8217;uomo che urlava e lo fece salire. Nel frattempo anche noi ci rivestimmo e andammo tutti nella sala da pranzo per cercare di capire cosa stava succedendo. Dopo un po&#8217; mio padre rientrò con un uomo alto e magro e visibilmente ubriaco che aveva ancora in mano una bottiglia di birra. Domenico identificò quell&#8217;uomo. Era suo padre. Ma cosa ci faceva lui qui? Cosa voleva? Non gli aveva già rovinato la vita abbastanza? A volte il destino è bastardo. Domenico non meritava questa &#8216;sorpresa&#8217;.</p>



<p>&#8220;Si può sapere che cosa vuoi? Ti ho detto che non volevo più rivederti. Lasciami in pace!&#8221; disse Domenico molto adirato e da quest&#8217;ultima frase capì che doveva essere lui al telefono qualche giorno prima quando eravamo a casa sua</p>



<p>&#8220;Sono qui per salvarti.&#8221; rispose suo padre iniziando a barcollare</p>



<p>&#8220;Salvarmi? E da che cosa?&#8221; rispose Domenico</p>



<p>&#8220;Da quella rifiuto umano che hai alle spalle&#8230;&#8221; disse riferendosi a me</p>



<p>&#8220;Come si perfette di offendere mio figlio???&#8221; disse mio padre</p>



<p>&#8220;Se non vuoi che ti spacchi la faccia, non osare offendere più Stefano!&#8221; disse Domenico infuriato</p>



<p>&#8220;Modera il tono con cui parli con me. Ricordati che sono tuo padre!&#8221; disse suo padre spazientito</p>



<p>Gli occhi di Domenico diventarono colore del sangue &#8220;UN PADRE NON BUTTA SUO FIGLIO FUORI DI CASA PERCHE&#8217; E&#8217; DIVERSO DA LUI, BRUTTO STRONZO EGOISTA!!!&#8221; disse Domenico arrabbiato a tal punto da farmi temere che potesse fare qualche sciocchezza</p>



<p>&#8220;Domenico, non fare così. Calmati.&#8221; dissi io tenendogli il braccio</p>



<p>&#8220;Ho fatto quello che dovevo fare.&#8221; rispose suo padre continuando a barcollare qui e la</p>



<p>&#8220;Brutto&#8230;&#8221; Domenico si dimenò ma io riuscì a tenerlo</p>



<p>&#8220;Non potevo lasciarti buttare la tua vita solo per un gioco&#8230;&#8221; disse suo padre</p>



<p>&#8220;Un gioco?! Ma come ti permetti???&#8221; disse Domenico dimenandosi di nuovo ma stavolta più forte ed io riuscì a stento a tenerlo</p>



<p>&#8220;&#8230;non potevo lasciarti fare lo stesso sbaglio di tua madre.&#8221;</p>



<p>Gli occhi di Domenico si accesero di nuovo di rosso &#8220;Non osare nominare MIA MADRE!!!!!!!! LEI MI VOLEVA BENE, AL CONTRARIO DI TE!!!!!!!!&#8221; la rabbia di Domenico continuava a crescere</p>



<p>&#8220;Tua madre voleva lasciarci solo per un po&#8217; di divertimento! Non potevo permettergli di buttare all&#8217;aria il nostro matrimonio solo perché non riusciva più ad arrazzarsi con me!!!&#8221; rispose suo padre addossandosi al tavolo per non cadere a terra</p>



<p>&#8220;La mamma voleva lasciare solo te, non me! E se fossi stato un po&#8217; più grande l&#8217;avrei aiutata&#8230; Adesso vattene o giuro su Dio che ti ammazzo!&#8221;</p>



<p>&#8220;Avanti fallo, così forse diventerai un uomo!&#8221; disse suo padre con tono provocatorio</p>



<p>&#8220;IO SONO UN UOMO, STRONZO!!!! E LO SONO MOLTO PIU&#8217; DI TE!!!!!!&#8221;</p>



<p>&#8220;Credo che sia il caso che lei se ne vada.&#8221; disse Giacomo</p>



<p>&#8220;Fatti i cazzi tuoi tu.&#8221; rispose il padre di Domenico</p>



<p>&#8220;Se non se ne va subito, chiameremo la polizia&#8221; disse Sasà</p>



<p>&#8220;Si, bravo così gli spiegherete anche quello che stavate facendo, brutte checche schifose!&#8221; rispose il padre di Domenico</p>



<p>&#8220;Adesso basta. Non le permetterò di insultarci ancora. Se ne vada subito!&#8221; e mio padre lo prese per un braccio ma lui si liberò</p>



<p>&#8220;Ah, stai zitto&#8221; disse con tono seccato il padre di Domenico &#8220;Tu non sei stato abbastanza uomo da cercare di salvare tuo figlio, ma io non permetterò che Domenico si rovini da solo! Se avessi un figlio come il tuo mi sarei già ammazzato!&#8221;</p>



<p>&#8220;COME SI PERMETTE???&#8221; urlò mio padre infuriato e prese per la maglietta il padre di Domenico. Non avevo mai visto mio padre arrabbiato in quel modo &#8220;Io sono orgoglioso di mio figlio per ciò che è e non mi interessa se a lui piacciono le donne o gli uomini perché quello che più conta per me è che lui sia felice. Se non riesce capirlo allora significa che lei non è un vero padre!&#8221; e mio padre lo spinse via</p>



<p>&#8220;Hai distrutto la mia famiglia! Non ti lascerò distruggere anche la mia vita.&#8221; disse Domenico stringendomi a sé &#8220;Assassino!!!&#8221;</p>



<p>&#8220;Assassino?&#8221; dissi io</p>



<p>&#8220;Si, lui ha ucciso mia madre.&#8221;</p>



<p>&#8220;Io non ho ucciso nessuno. Tua madre si è tolta la vita e lo sai.&#8221; rispose il padre di Domenico</p>



<p>&#8220;E&#8217; stato per colpa tua se lei si è suicidata!!! Era rimasta incinta ma per colpa tua ha perso il bambino e non è stata più la stessa da allora! Hai ucciso lei e mio fratello, maledetto!!!&#8221;</p>



<p>&#8220;E stata tutta colpa sua!!!!&#8221; rispose infuriato suo padre &#8220;Eravamo felici ma poi è arrivata quella zoccola lesbica e tutto è cambiato&#8230; Se avesse scelto me, sarebbe ancora viva&#8230;&#8221;</p>



<p>Quella fu la goccia che fece traboccare il vaso. Domenico non poté più sopportare oltre.</p>



<p>&#8220;Se avesse&#8230;&#8221; e Domenico strinse i pugni</p>



<p>&#8220;&#8230;scelto te&#8230;&#8221; e le sue nocche scrocchiarono</p>



<p>&#8220;&#8230; sarebbe ancora viva???&#8221; e il suo sguardo si accese di rabbia</p>



<p>&#8220;PEZZO DI MERDAAAAAAAAA!!!!!&#8221; Domenico si avventò contro suo padre come una furia e cominciò a dargli una serie di pugni che racchiudevano tutto l&#8217;astio che da lungo tempo covava dentro di lui e che ora non poteva più essere represso. Ma la situazione stava degenerando. L&#8217;odio si era impossessato di Domenico e le sue mani cominciarono a stringere il collo di suo padre che stava li con un ghigno quasi di soddisfazione. Lui voleva questo.</p>



<p>&#8220;Domenico, fermati!&#8221; disse mio padre</p>



<p>&#8220;Figliolo, fermati per carità!&#8221; disse Giacomo</p>



<p>&#8220;Domenico, non farlo!&#8221; gridai io</p>



<p>Ma Domenico non ci sentiva. Mio padre e Sasà tentarono di separarli con la forza ma non ci fu nulla da fare. Domenico era troppo forte e muscoloso per loro. Allora mi misi abbassato accanto a lui e cercai di farlo ragionare.</p>



<p>&#8220;Domenico ti supplico, non farlo!!!&#8221; ma Domenico non mi sentiva.</p>



<p>Il tempo scarseggiava e le labbra del padre di Domenico stavano diventano blu. Tra un po&#8217; sarebbe accaduto l&#8217;irreparabile. Volevo salvare Domenico da sé stesso ma non sapevo come fare, ero in preda al panico non riuscivo più a pensare e allora agì di istinto. Gli presi il volto con le mani e lo baciai. In quel momento la sua espressione cambiò. Mi aveva visto. Allora appoggiai la mia fronte alla sua.</p>



<p>&#8220;Domenico, ti supplico. Non farlo, non rovinarti la vita&#8230;&#8221; e Domenico fece un espressione combattuta &#8220;Fallo per me, ti prego&#8230; Lascialo andare e andrà tutto bene.&#8221; Domenico lasciò andare il collo di suo padre e dopo averlo aiutato a rialzarsi, lui mi abbracciò forte</p>



<p>&#8220;Grazie, Stefano. Mi hai salvato. Grazie.&#8221; disse Domenico terrorizzato da quello che stava per fare</p>



<p>&#8220;Va tutto bene, Domè. Sono qui.&#8221; e gli diedi un bacio &#8220;Vieni, andiamo via. Andiamo a casa.&#8221;</p>



<p>&#8220;Papà, io vado.&#8221; dissi a mio padre</p>



<p>&#8220;Tranquillo Ste, vai. Qui ci pensiamo noi.&#8221;</p>



<p>&#8220;Certo, voi andate pure.&#8221; disse Sasà</p>



<p>&#8220;Si, andate. Non preoccupatevi.&#8221; disse Giacomo</p>



<p>&#8220;Grazie pa&#8217;.&#8221;</p>



<p>&#8220;Signor Rosario, Signor Giacomo mi dispiace per quello che è successo.&#8221; Disse Domenico con un filo di voce</p>



<p>&#8220;Non dire assurdità.&#8221; disse Sasà &#8220;Non è colpa tua se c&#8217;è ancora gente che vive nel medioevo!&#8221;</p>



<p>&#8220;Già, è vero&#8221; disse Giacomo</p>



<p>&#8220;Vi ringrazio. Vi ringrazio tanto.&#8221; rispose Domenico</p>



<p>&#8220;Su, andiamo Domè. Ciao pa&#8217;.&#8221;</p>



<p>&#8220;Ciao, Ste.&#8221; e uscì dalla porta.</p>



<p>Ringraziando il cielo ero riuscito ad evitare il peggio. Quel bastardo era disposto a rinunciare alla sua vita e rovinare per sempre quella di Domenico nell&#8217;assurda convinzione di &#8216;salvarlo&#8217;. Non ho mai desiderato la morte di nessuno ma in quel momento pensai che il mondo non avesse bisogno di gente come lui e che se un domani fosse morto magari Domenico avrebbe trovato un po&#8217; di pace. Lo guardai negli occhi come si guarda un essere infernale privo di qualsiasi possibilità di redenzione e lui mi lanciò uno sguardo così incisivo e crudele che non c&#8217;era bisogno dei sottotitoli per capire cose volesse dire&#8230; Io e Domenico uscimmo dalla porta.</p>



<p>Domenico fece per aprire la macchina ma io lo fermai.</p>



<p>&#8220;Aspetta, Domè. E&#8217; meglio se guido io.&#8221;</p>



<p>Domenico allora mi diede la chiavi ed io lo portai a casa</p>



<p>Arrivati nel suo appartamento dissi a Domenico di stendersi a letto per riposare e lui lo fece. Avendo un po&#8217; di sete andai in cucina e cercai dei bicchieri e aprì la dispensa. A quanto pare Domenico non era così sereno come dava a vedere perché notai diverse confezioni di camomilla. Pensando che, ora più che mai ne avesse bisogno glie ne preparai una tazza. Anche se non so cucinare, questo lo so fare. Dopo qualche minuto la camomilla era pronta e glie la portai a letto.</p>



<p>&#8220;Tieni Domè, ti farà bene.&#8221; gli dissi io</p>



<p>&#8220;Grazie Ste&#8217;.&#8221; rispose Domenico e messosi seduto sul letto cominciò a bere a piccoli sorsi per non scottarsi.</p>



<p>Quando ebbe finito di bere mi diede la tazza ed io la misi nel lavandino in cucina e dopo tornai da lui che si era steso di nuovo e mi misi accanto a lui per fargli compagnia. Domenico mi strinse la mano forte e sentì il suo respiro accelerare. Tremava come una foglia e nei suoi occhi potevo leggere il terrore e la paura nei confronti di sé stesso e della tragedia sfiorata. Dai suoi occhi scorrevano delle lacrime molto dense e pesanti, come se al loro interno fosse contenuta tutta la sofferenza di una vita passata nel dolore del rifiuto dell&#8217;unica persona che avrebbe dovuto amarlo incondizionatamente dalla nascita. Quel dolore, con il passare degli anni si era trasformato in odio. Un odio che stava quasi per distruggerlo.</p>



<p>&#8220;Sono un mostro&#8230;&#8221; disse Domenico depresso&nbsp; &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p>&#8220;No, non è vero.&#8221; gli risposi io</p>



<p>&#8220;Stavo per uccidere una persona! Mi hai visto anche tu&#8230;&#8221;</p>



<p>&#8220;Ma non l&#8217;hai fatto. E&#8217; questo che conta.&#8221;</p>



<p>&#8220;Ma io volevo farlo, l&#8217;ho sentito dentro di me! Volevo ammazzarlo quel maledetto&#8230; e se non l&#8217;ho fatto e stato solo perché tu mi hai fermato&#8230; se tu non fossi intervenuto in tempo io&#8230; oh, mio Dio&#8230;&#8221;</p>



<p>&#8220;No, ti sbagli. Non ti ho fermato io. Ti sei fermato da solo.&#8221;</p>



<p>&#8220;Che vuoi dire?&#8221;</p>



<p>&#8220;Io ti ho baciato, è vero. Ma sei tu che mi hai riconosciuto. Sei riuscito a sentirmi.&#8221;</p>



<p>&#8220;Si&#8230; in quel momento ho provato quella scossa emotiva che ho sentito la prima volta che ti ho incontrato.&#8221;</p>



<p>&#8220;Esatto. Quando hai pensato a quello che provi per me, hai ripreso il controllo di te stesso. E&#8217; per questo che sei riuscito a fermarti. L&#8217;hai fatto tu, non io. Un mostro non prova amore, te l&#8217;assicuro.&#8221;</p>



<p>&#8220;Si, credo tu abbia ragione ma è stato comunque grazie a te se mi sono fermato. E&#8217; stato grazie a quel bacio&#8230;&#8221; e mi accarezzò la guancia</p>



<p>&#8220;Non avrei mai potuto lasciarti fare qualcosa di cui ti saresti pentito per sempre. Io ti amo.&#8221;</p>



<p>&#8220;Ti amo anch&#8217;io Ste.&#8221; e le nostre labbra si avvicinarono per abbandonarsi in un lungo ed intenso bacio.</p>



<p>Mi misi sopra di lui sfilandogli la maglietta e mentre lui mi teneva a sé per i fianchi anch&#8217;io mi tolsi la mia. Eravamo entrambi a torso nudo e ci stringemmo di nuovo ed io potei sentire il suo cuore battere accanto al mio in totale sincronia, come se fossimo una cosa sola. Con grande desiderio Domenico ed io ci girammo. Adesso lui era sopra ed io sotto. Cominciò a baciarmi il collo mentre le sue mani mi accarezzavano il petto, la pancia e poi giù verso il cazzo. Allora Domenico mi sbottonò il pantalone, calò la zip e mi tolse il pantalone. Io feci lo stesso ma gli tolsi anche le mutande. Domenico affondò il suo viso nei miei slip. Potevo sentire il suo fiato sul mio pube e il calore della sua lingua attraverso il tessuto delle mie mutande risvegliava pian piano il mio cazzo. Quando raggiunsi l&#8217;erezione massima Domenico mi tolse le mutande e il mio cazzo sparì nella sua calda bocca.</p>



<figure class="wp-block-image alignfull size-full"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" width="640" height="960" src="https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2024/07/racconti-gay-bear_10.jpg?resize=640%2C960&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-4601" srcset="https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2024/07/racconti-gay-bear_10.jpg?w=640&amp;ssl=1 640w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2024/07/racconti-gay-bear_10.jpg?resize=200%2C300&amp;ssl=1 200w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></figure>



<p>&#8220;Oh, si&#8230; mmm così&#8230; si&#8230; non fermarti&#8230; però&#8230; io&#8230; ah&#8230; non ho&#8230; un&#8217;altro profilattico&#8230; ah&#8230; da usare&#8230; e i tuoi&#8230; sono troppo grandi per me&#8230; ah&#8230;&#8221;</p>



<p>&#8220;Tranquillo. Ieri &#8216;ho fatto la spesa&#8217; pure per te!&#8221; mi rispose Domenico infoiato</p>



<p>&#8220;Ahahahah&#8230; ah&#8230; si&#8230;&#8221; e gli misi la mano dietro la testa</p>



<p>Ad un certo punto Domenico si girò dandomi la sua tana e riprese a succhiarmi il cazzo e ci abbandonammo ad un favoloso 69. Mi sentivo in paradiso. Il culo di Domenico era fantastico. Così morbido, robusto e pelosissimo dal gusto salato probabilmente dovuto al sudore. Glielo leccai per bene iniziando dall&#8217;esterno per poi concentrarmi sul suo buco. Lo inumidì per bene e lo penetravo alternando un dito alla mia stessa lingua per allargarlo.</p>



<p>&#8220;Mmm&#8230; si&#8230; continua così, Ste&#8230; non fermarti&#8230; sei fantastico&#8230;&#8221; disse Domenico soddisfatto della mia performance.</p>



<p>&#8220;Il tuo culo è fantastico, Domè&#8230; Ne voglio ancora&#8221; dissi arrapato come una bestia e continuai ad all&#8217;allargargli il culo con più foga di prima.</p>



<p>&#8220;Ah, si&#8230; non resisto più&#8230;&#8221; disse Domenico &#8220;Voglio che tu me lo metta dentro, subito!&#8221; a Domenico si alzò dal letto prendendo un profilattico e un po&#8217; di lubrificante. Dopo avermi foderato la mazza e averla spalmata di lubrificante invitai Domenico a sedersi su di me e lui lo fece. Lo presi per i fianchi e le mie mani si muovevano sulla sua schiena e sul suo petto peloso che mi faceva sbavare. Domenico cominciò a dimenarsi avanti e indietro prima lentamente e poi sempre più veloce.</p>



<p>&#8220;Oh&#8230; si&#8230; prendilo&#8230; prendilo tutto&#8230; è tutto tuo&#8230;&#8221; continuavo a dire per incitarlo</p>



<p>&#8220;Ah&#8230; ah&#8230; si&#8230; che bello&#8230; adesso ti farò godere per bene&#8230;&#8221; e tutto ad un tratto Domenico aumentò velocità e incisività</p>



<p>&#8220;Ah, si&#8230; si, no fermarti&#8230; Ah&#8230;&#8221;</p>



<p>&#8220;Aspetta, questo era un assaggio. Se vuoi il resto dovrai guadagnartelo&#8230;&#8221; e Domenico mi infilò un dito in bocca ed io cominciai a succhiarlo come se fosse un cazzo.</p>



<p>&#8220;Si, bravo così&#8230; allenati, che tra un po&#8217; dovrai succhiare il &#8216;pezzo grosso&#8217;&#8230;&#8221; disse Domenico e iniziò a stimolarmi i capezzoli e dopo un po&#8217; riprese la calcata accelerata</p>



<p>&#8220;Ah&#8230; si&#8230; uhm&#8230; sento che sto per venire.&#8221; dissi io e Domenico si staccò da me</p>



<p>&#8220;Aspetta&#8230; non è ancora il momento di sborrare.&#8221; e mi baciò sul collo &#8220;Adesso tocca a me.&#8221;</p>



<p>Domenico si stese accanto a me &#8220;Vieni qui.&#8221; e io mi misi accanto a lui.</p>



<p>Domenico mi prese la mano e me porto sul suo cazzo non ancora completamente duro ma ci volle poco. Con qualche menata la sua mazza raggiunse il massimo del vigore.</p>



<p>&#8220;Ti piace il mio cazzo, eh? Ti piace?&#8221;</p>



<p>&#8220;Si, e così bello, liscio peloso e durissimo.&#8221;</p>



<p>&#8220;Allora succhiamelo così senti anche che sapore ha.&#8221;</p>



<p>Per certi versi sembrava che quella fosse la prima volta che facevamo sesso, ma forse era tutto un gioco erotico di Domenico. Comunque fosse a me piaceva un casino.</p>



<p>Il cazzo di Domenico venne accolto nella mia bocca e lo sentì contrarsi e pulsare mentre stimolavo ogni millimetro della sua superficie. Presi il cazzo di Domenico con una mano e assecondavo il movimento della pompa. Mentre metà del suo cazzo veniva accolta nel calore della mia bocca, la base invece veniva stimolata dalla mia mano. Ad un certo punto sentì una pulsazione più forte e il sapore del pre-sperma di Domenico si diffuse per le mie papille gustative e dopo averlo assaporato per bene lo mandai giù.</p>



<p>&#8220;Allora ti piace?&#8221; gli dissi io</p>



<p>&#8220;Si&#8230; sei fantastico&#8230; adesso girati&#8230; voglio il tuo culo&#8230; ah&#8230;&#8221; allora mi girai e facemmo un&#8217;altro 69 ma stavolta le parti erano invertite rispetto a prima.</p>



<p>Sentivo la lingua di Domenico insinuarsi in me mentre mi godevo il suo cazzo. Ero arrapato come una bestia. Ad ogni sua leccata sentivo una scossa di piacere arrivarmi diritta al cervello. La mia libido saliva sempre di più fino a che non sentì il dito di Domenico e a quel dito se ne aggiunse presto un&#8217;altro,&nbsp; e poi un&#8217;altro e un&#8217;altro ancora.</p>



<p>&#8220;Mettimelo dentro, Domè&#8230; non resisto più&#8230;&#8221; dissi in predo al delirio dei sensi</p>



<p>&#8220;Ok, prendi tutto.&#8221; e presi uno dei suoi profilattici e il lubrificante e armai quell&#8217;enorme pistolone.</p>



<p>&#8220;Stenditi e dammi le gambe.&#8221; disse Domenico e così feci</p>



<p>Domenico si mise le mie gambe sulle spalle e iniziò ad entrare dentro di me &#8220;Ah&#8230; si&#8230; infilalo tutto dai&#8230; si&#8230;&#8221;</p>



<p>Arrivato a metà Domenico diede un colpo di reni e me lo mise tutto dentro. Provai un sussulto e un po&#8217; di dolore ma anche tanto piacere.</p>



<p>&#8220;Ah&#8230; si&#8230; che bello avere il tuo cazzo dentro&#8230;&#8221; dissi nell&#8217;estasi</p>



<p>&#8220;Il tuo culo mi piace sempre di più&#8230; Ste&#8230;&#8221; e Domenico iniziò a spingere prima lentamente e poi sempre più veloce</p>



<p>&#8220;Ah&#8230; si&#8230; di più&#8230; ancora&#8230; ah&#8230;&#8221;</p>



<p>&#8220;Si&#8230; prendilo tutto&#8230; è tutto per te&#8230; ah&#8230; si&#8230; ti piace, eh?&#8221;</p>



<p>&#8220;Si&#8230; ancora&#8230; ancora&#8230; si, ancora&#8230;&#8221; e le mie mani ritornarono in quella foresta di peli del suo petto. Sentire la sua consistenza mi arrapava un casino. Dopo un po&#8217; Domenico mi prese la mano e si mise le mie dita una alla volta in bocca e le succhiò come se fossero cazzi esattamente come io avevo fatto prima a lui. Dopo circa venti minuti di questo entra ed esci interrotto il fiato di Domenico cominciò ad accorciarsi.</p>



<figure class="wp-block-image alignfull size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2024/07/racconti-gay-bear_12.jpg?resize=1024%2C576&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-4603" srcset="https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2024/07/racconti-gay-bear_12.jpg?resize=1024%2C576&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2024/07/racconti-gay-bear_12.jpg?resize=300%2C169&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2024/07/racconti-gay-bear_12.jpg?resize=768%2C432&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2024/07/racconti-gay-bear_12.jpg?w=1188&amp;ssl=1 1188w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>&#8220;Ah&#8230; lo sento&#8230; sto per venire&#8230; si&#8230;&#8221;</p>



<p>&#8220;Voglio bere il tuo latte.&#8221; dissi io</p>



<p>&#8220;Allora vieni qui a prendertelo&#8230;&#8221; disse Domenico e dopo essersi sfilato si stese accanto a me e si tolse il profilattico. Allora gli presi cazzo e cominciai a &#8216;mungerlo&#8217; prima lentamente e poi sempre più veloce e alternavo pompate a menate fino a che non sentì il cazzo di Domenico pulsare forte e allora me lo misi in bocca per la pompa finale.</p>



<p>&#8220;Ah si&#8230; non fermarti&#8230; si lo sento&#8230; si&#8230;. eccolo&#8230; si&#8230; si&#8230;. oh&#8230; ooh&#8230; OOOOOOOOOOHHHHHHHHHHH!!!!&#8221;</p>



<p>Il cazzo di Domenico inizio ad eruttare come un vulcano ed fui costretto ad ingoiare più di una volta per prendere tutto il suo prezioso nettare. Mentre il suo cazzo pulsava come un cuore palpitante Domenico fu colto da forti spasmi su tutto il corpo. L&#8217;orgasmo che gli avevo provocato era davvero potente&#8230;</p>



<p>&#8220;Ah&#8230; mmm&#8230; si&#8230; grazie&#8230; è stato bellissimo.&#8221; disse Domenico ancora con il fiatone</p>



<p>&#8220;Hai un bellissimo sapore, Domè&#8230;&#8221; dissi salendo cercando il suo viso e lo baciai</p>



<p>&#8220;Adesso è il tuo turno&#8221; e le nostre parti si invertirono di nuovo. Io mi distesi e lui si mise sopra di me.</p>



<p>Domenico mi prese il cazzo in mano e cominciò a segarmelo con velocità crescente mentre mi succhiava i capezzoli. La mia libido cresceva di nuovo e in poco tempo senti l&#8217;orgasmo incombere.</p>



<p>&#8220;Ah&#8230; si&#8230; continua&#8230; si&#8230; eccolo&#8230; si&#8230; si&#8230; si&#8230; AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAHHHHHHHHHHH!!!!!&#8221;</p>



<p>Nel momento in cui il mio cazzo cominciava ad emulare l&#8217;Etna, Domenico si mise proprio di fronte al buco dell&#8217;uretra godendosi tutti i miei schizzi per poi ripulirmi per bene alla fine. Eravamo stanchi e soddisfatti e ci abbracciammo forte addormentandoci così, in questa posizione.</p>



<p>Quando mi risvegliai Domenico non era a letto e lo chiamai</p>



<p>&#8220;Domenico? Dove sei?&#8221;</p>



<p>&#8220;Sono qui, nella stanza da pranzo.&#8221; Allora mi alzai e andai da lui.</p>



<p>&#8220;Che c&#8217;è? Qualcosa non va?&#8221;</p>



<p>&#8220;Stavo pensando&#8230;&#8221;</p>



<p>&#8220;Dai, non pensarci più. E&#8217; tutto passato adesso.&#8221;</p>



<p>&#8220;No, non parlavo di quello che è successo con&#8230; &#8216;lui&#8217;. Pensavo a noi due.&#8221;</p>



<p>&#8220;In che senso?&#8221;</p>



<p>&#8220;Sai&#8230; quando ero piccolo ero un appassionato di favole. Ho visto le favole Disney una dozzina di volte e mi piaceva che ci fosse il lieto fine&#8230; cioè che l&#8217;amore trionfasse, che fossero tutti felici e contenti&#8230; e tutto il resto. Ma la mia preferita è sempre stata &#8216;La bella addormentata nel bosco&#8217;. Mi piaceva quando per risvegliarla dall&#8217;incantesimo il principe baciava la principessa. Il forza del suo amore ha rotto l&#8217;incantesimo e l&#8217;ha salvata. Non ci avevo più pensato&#8230; fino a oggi pomeriggio. Cavolo, adesso sembro patetico&#8230;&#8221;</p>



<p>&#8220;No&#8230; sei solo un romanticone&#8230;&#8221; gli dissi abbracciandolo &#8220;E la cosa mi piace tanto&#8230;&#8221; e lo baciai di nuovo</p>



<p>&#8220;Ascolta Ste, devo dirti una cosa.&#8221;</p>



<p>&#8220;Dimmi&#8221; dissi io</p>



<p>&#8220;Tu mi ha salvato prima. E&#8217; stato grazie a te se sono riuscito a fermarmi.&#8221; e Domenico mi strinse forte &#8220;Il tuo amore mi ha salvato.&#8221;</p>



<p>&#8220;Domenico&#8230; cosa vuoi dirmi?&#8221; dissi io con tono titubante</p>



<p>&#8220;Ascolta, io non voglio assolutamente confonderti, né bruciare le tappe&#8230; Ti ho amato tantissimo dal primo momento che ti ho visto, ma quello che è successo oggi ha dimostrato che tra noi c&#8217;è qualcosa di speciale&#8230; di più grande di quando pensassi&#8230; e mi ha aperto gli occhi.&#8221; E Domenico si inginocchiò di fronte a me e mi prese la mano</p>



<p>&#8220;(!) Domenico&#8230;&#8221;</p>



<p>&#8220;Stefano&#8230; mi vuoi sposare?&#8221;</p>



<p>Rimasi freddato. Non sapevo cosa rispondere. I suoi occhi erano accesi di gioia e anche io ero felice ma un secondo dopo venni assalito dalla paura, quella paura che io pensavo di aver scacciato una volta per tutte.</p>



<p>&#8220;Scusa Domenico, adesso devo andare.&#8221; dissi io</p>



<p>&#8220;Aspetta&#8230;&#8221; mi disse Domenico ma io ero già fuori</p>



<p>Camminai, camminai a lungo e senza che ne percepissi la distanza arrivai a casa. Mio padre mi aprì la porta.</p>



<p>&#8220;Ciao Ste.&#8221;</p>



<p>&#8220;Ciao, papà.&#8221; risposi in fretta e andai nella mia stanza e mio padre mi seguì</p>



<p>&#8220;Ste&#8217;, tutto a posto? Come sta Domenico?&#8221; mi chiese mio padre</p>



<p>&#8220;Sta bene, adesso.&#8221; gli risposi io &#8220;Era sotto shock quando siamo arrivati nel suo appartamento. Ma dopo essersi sfogato si è sentito meglio.&#8221; dissi di fretta con la voce tremula</p>



<p>&#8220;Capisco.&#8221; e poi mio padre mi prese la mano &#8220;E tu come stai, Ste?&#8221;</p>



<p>&#8220;Io? Io sto bene. Ma&#8230; perché me lo chiedi?&#8221;</p>



<p>&#8220;Hai una faccia stravolta, figlio mio. E&#8217; successo qualcosa?&#8221;</p>



<p>Sospirai &#8220;Papà&#8230; Domenico&#8230; mi ha chiesto&#8230; di sposarlo.&#8221;</p>



<p>&#8220;E tu cosa gli hai risposto?&#8221;</p>



<p>&#8220;Sono scappato. Ho avuto paura&#8230;&#8221;</p>



<p>&#8220;Mmm&#8230; capisco.&#8221;</p>



<p>&#8220;Ma perché devo essere così? Perché???&#8221; urlai con tanta rabbia</p>



<p>&#8220;Calmati, Ste.&#8221; mi disse mio padre &#8220;Tu e Domenico vi conoscete solo da pochi giorni. Non puoi fartene una colpa se ti sei spaventato quando lui ti ha parlato di matrimonio. E&#8217; troppo presto per quello&#8230;&#8221;</p>



<p>&#8220;No, non è questo.&#8221; dissi io piangendo &#8220;Una parte di me lo voleva, era pronta per quello ed è stato questo che mi ha fatto paura e non so perché&#8230; Ma avrei dovuto parlare con lui e non scappare come un vigliacco! Forse lui mi odierà adesso&#8230;&#8221;</p>



<p>&#8220;Oh&#8230; andiamo. Non puoi crederlo sul serio&#8221; mi disse mio padre guardandomi negli occhi &#8220;Io ho visto quello che è successo qui qualche ora fa. Sei stato tu a salvare Domenico&#8230; con quel bacio, ricordi? Quello che c&#8217;è tra voi gli ha impedito di fare una grande sciocchezza. Un amore come questo non può finire così facilmente&#8230;&#8221;</p>



<p>&#8220;Lo pensi davvero?&#8221;</p>



<p>&#8220;Certo&#8221; mi rispose mio padre &#8220;e se guardi nel tuo cuore lo vedrai anche tu.&#8221; e mio padre mi diede una pacca sulla spalla e poi fece per andarsene</p>



<p>&#8220;Papà, aspetta&#8230;&#8221;</p>



<p>&#8220;Si, che c&#8217;è?&#8221;</p>



<p>&#8220;Che è successo qui quando io e Domenico ce ne siamo andati?&#8221;</p>



<p>&#8220;Sta tranquillo&#8221; disse mio padre &#8220;Francesco non si farà più vedere, fidati.&#8221;</p>



<p>&#8220;Francesco?&#8221; dissi io</p>



<p>&#8220;Si, il padre di Domenico. Si chiama Francesco.&#8221;</p>



<p>&#8220;Ah, ok&#8230; Spero tu abbia ragione&#8230;&#8221; e mio padre se ne andò. Nonostante avessi uno tsunami in testa cercai comunque di studiare. Tenere la mente occupata fa bene ed era anche l&#8217;unico modo per non impazzire.</p>



<p>I giorni seguenti passarono come se ogni traccia di ciò che era accaduto fosse scomparsa. Solo io e Domenico ne portavamo le cicatrici interiori. Per un po&#8217; di giorni io e lui non ci incontrammo. Avevo bisogno di restare un po&#8217; da solo per riflettere e capire per quale stramaledetto motivo abbia avuto paura ma dopo qualche giorno sentì un vuoto nel cuore. Nonostante sentissi di avere bisogno di tempo per capire mi mancava Domenico, non riuscivo a smettere di pensare a lui. Eravamo arrivati a martedì, mia madre sarebbe tornata il giorno dopo. Avevo una lezione nel tardo pomeriggio e quando finì era già buio. Nella strada del ritorno ripensai a Domenico e allora feci quello che mio padre mi aveva detto e cercai di guardare dentro di me. Ripensai a tutto quello che era successo e tutti i bei momenti passati con il mio Domenico e tutto ad un tratto mi si accese una lampadina. Finalmente sapevo da dove veniva quella paura che mi aveva fatto scappare. Dovevo vedere Domenico e subito. Arrivato all&#8217;officina vidi Domenico e lui vide me. Dopo qualche istante mi gettai tra le sue braccia.</p>



<p>&#8220;Domè&#8230;. Scusami.&#8221;</p>



<p>&#8220;No&#8230; scusami tu, Ste. Non volevo spaventarti in quel modo.&#8221;</p>



<p>&#8220;No&#8221; gli dissi io &#8220;&#8230;sono io che ti devo chiedere scusa. Non sarei dovuto scappare in quel modo. Avrei dovuto darti&nbsp; una risposta&#8230; e invece sono stato assalito dalla paura e sono scappato. Ero confuso, ma&#8230;&#8221;</p>



<p>&#8220;Aspetta, non parliamone qui. Andiamo a casa, ok? Aspettami fuori, arrivo subito.&#8221;</p>



<p>&#8220;Ok.&#8221; dissi io e uscì fuori</p>



<p>Dopo circa un minuto che ero fuori sentì un urlo alla mia destra, dall&#8217;altra parte della strada. Quando mi voltai per vedere chi fosse sentì un&#8217;esplosione seguita quasi istantaneamente da un lampo di luce. Un forte dolore al petto costrinse la mia mano a cercare il punto in cui il dolore era più forte e qualche istante dopo, quando rividi la mia mano era macchiata di sangue. Sentendo le forze venirmi meno caddi a terra e iniziai a sentire freddo. Poi tutto intorno a me divenne buio e persi conoscenza. Mi sentì cadere giù&#8230; sempre più giù&#8230; in un posto buio e capì che ero morto&#8230; o che forse ci mancava poco. Non ero riuscito a dire a Domenico perché non gli avessi dato una risposta e perché la mia paura mi avesse spinto a scappare da lui&#8230; Avevo perso l&#8217;occasione della mia vita e per questo provai un grande rimorso e il senso di colpa s&#8217;impadronì di me perché sapevo che tutti quelli che mi volevano bene avrebbero sofferto per causa mia. Questo pensiero fece mutare la tristezza in rabbia. Ero arrabbiato con me stesso, per tutte le occasioni che mi ero lasciato sfuggire a causa delle mie incertezze e paure che per la prima volta in vita mia vedevo per quello che realmente erano. Solo degli intralci. Ma l&#8217;avevo capito troppo tardi ormai. Se avessi agito diversamente forse tutto questo non sarebbe accaduto e così credendo di meritare quello che mi era successo mi arresi e mi lascai andare, ma poi sentì una voce, una voce familiare. Era quella di Domenico. La mia mente ritornò a quel giorno, quando lo incontrai la prima volta. Mi ricordai delle mille chiacchierate fatte nella sua officina e sopratutto del giorno in cui realizzai che i miei sentimenti furono corrisposti. Sentivo il mio desiderio di tornare da lui crescere sempre di più e questo mi dava forza. Il buio intorno a me scomparve e una luce accecante mi avvolse e poi senti un rumore intermittente, un bip che diventava sempre più forte e poi apri gli occhi.</p>



<p>&#8220;Stefano!&#8221; disse Domenico. Era seduto accanto al mio letto.</p>



<p>&#8220;D-Domenico&#8230; sono morto?&#8221; chiesi io</p>



<p>&#8220;No, tutt&#8217;altro. Sei vivo e vegeto.&#8221;</p>



<p>&#8220;Che cosa è successo?&#8221;</p>



<p>&#8220;Amore, mi dispiace&#8230;&#8221;</p>



<p>&#8220;E di cosa?&#8221;</p>



<p>&#8220;Mio padre ti ha sparato&#8230; ma non ti preoccupare l&#8217;hanno arrestato quel maledetto.&#8221; e il viso di Domenico si intristì</p>



<p>&#8220;No, ti prego Domenico&#8230;&#8221; gli disse accarezzandogli il viso &#8220;non sentirti responsabile per questo. Tu non c&#8217;entri nulla con quell&#8217;uomo.&#8221;</p>



<p>In quel momento qualcuno entrò nella stanza</p>



<p>&#8220;Stefano! Ti sei svegliato.&#8221; disse mio padre</p>



<p>&#8220;Papà&#8230;&#8221;</p>



<p>&#8220;Come ti senti?&#8221; disse mettendomi una mano sulla fronte</p>



<p>&#8220;Sono vivo&#8221; risposi io</p>



<p>&#8220;Grazie a Dio!&#8221; disse mio padre &#8220;Vado a telefonare a tua madre per dirgli che ti sei svegliato. Era così in ansia per te.&#8221;</p>



<p>&#8220;Tua madre è stata qui per tutta la notte ieri. Era davvero preoccupata.&#8221;</p>



<p>&#8220;Come sarebbe?&#8221; dissi io &#8220;La mamma è a Reggio Calabria&#8230;&#8221;</p>



<p>&#8220;Stefano&#8230; tua madre è tornata 4 giorni fa. Oggi è Domenica.&#8221; mi disse mio padre</p>



<p>&#8220;Cosa?!&#8221; dissi io</p>



<p>&#8220;Ascolta, Ste&#8221; mi disse Domenico &#8220;quando ti abbiamo portato all&#8217;ospedale eri in gravi condizioni. Avevi perso molto sangue e avevi anche un&#8217;emorragia interna. I medici ti hanno operato subito ma poi ti hanno messo in coma farmacologico perché era l&#8217;unico modo&#8230; di farti guarire.&#8221; e una lacrima scese sulla guancia di Domenico</p>



<p>&#8220;Scusate se vi ho fatto preoccupare&#8230;&#8221; dissi io &#8220;Ho rischiato di morire&#8230; Aspetta un attimo&#8230; Cosa diremo alla mamma per spiegarle tutto? Non possiamo dirle che eravamo a casa per&#8230;&#8221;</p>



<p>&#8220;Esatto ci siamo incontrati a casa.&#8221; disse mio padre &#8220;E&#8217; questo che ho detto a tua madre. La verità.&#8221;</p>



<p>&#8220;Ascolti signor Vincenzo, io non voglio che mio padre causi problemi tra lei e sua moglie&#8221; disse Domenico &#8220;Io lo conosco&#8230; se lui si facesse scappare qualcosa?&#8221;</p>



<p>&#8220;Tranquillo Domenico, questo non potrà accadere.&#8221;</p>



<p>&#8220;Perché?&#8221; dissi io</p>



<p>&#8220;Poco fa mi hanno telefonato i Carabinieri.&#8221; e mio padre emise un sospiro &#8220;Domenico, tuo padre si è tolto la vita questa notte in cella.&#8221;</p>



<p>&#8220;Oh mio Dio&#8230;&#8221; dissi io</p>



<p>&#8220;Capisco. Non avrei voluto che finisse così, ma forse adesso posso chiudere con il passato una volta per tutte.&#8221; disse Domenico</p>



<p>&#8220;Io ti starò vicino&#8221; gli dissi io</p>



<p>&#8220;Bene, adesso vado a telefonare a tua madre.&#8221; e mio padre uscì dalla stanza lasciando me e Domenico da soli.</p>



<p>&#8220;Domenico&#8221; gli dissi stringendogli la mano &#8220;adesso siamo pari.&#8221;</p>



<p>&#8220;Che vuoi dire?&#8221;</p>



<p>&#8220;Quando ero in coma&#8230; ero in un posto buio. Mi sentivo solo e triste e non mi importava più di nulla. Mi ero lasciato andare perché pensavo che mi meritassi quello che era successo, per non aver saputo cogliere le occasioni giuste.&#8221;</p>



<p>&#8220;Non dirlo neanche per scherzo, Ste&#8230;&#8221;</p>



<p>&#8220;Aspetta, fammi parlare. Poi ho sentito la tua voce e ho ripensato a noi. Ho ripensato a quanto tengo a te e mi sono tornate le forze. La forza di reagire, la forza di combattere, la forza di uscire da quel posto&#8230; per ritornare da te.&#8221;</p>



<p>&#8220;Stefano&#8230;&#8221;</p>



<p>&#8220;Domenico ascolta. Quel giorno&#8230; sono scappato via perché&#8230; perché avevo paura&#8230; e avevo paura perché&#8230; io volevo dirti di si&#8230; ma temevo che se l&#8217;avessi fatto in quella circostanza in futuro avresti potuto pentirtene. Credevo fossi ancora provato per quello che era successo con tuo padre ed io non potevo approfittarmi di te, capisci? Ma tu avevi visto qualcosa su di noi quel giorno. Qualcosa che io non riuscivo a vedere&#8230; fino ad ora.&#8221;</p>



<p>&#8220;Ste&#8217;&#8230;&#8221;</p>



<p>&#8220;Domenico&#8230; se la tua proposta è ancora valida allora io ti dico&#8230; &#8216;Si&#8217;!&#8221;</p>



<p>&#8220;Si?&#8221;</p>



<p>&#8220;Si&#8230; io voglio sposarti. Certo non subito, vorrei prima laurearmi ma&#8230; si, lo voglio!&#8221;</p>



<p>Domenico mi baciò con grande passione. I suoi occhi brillavano di nuovo di gioia e stavolta anch&#8217;io provavo quella stessa gioia. In quel momento mio padre entrò nella stanza con mia madre. Era ancora trafelata il che significava che doveva essere scesa di casa subito dopo che mio padre l&#8217;aveva chiamata.</p>



<p>&#8220;Stefano, come ti senti?&#8221; mi disse preoccupata</p>



<p>&#8220;Tranquilla ma&#8217;, sto bene. E&#8217; tutto passato adesso. Mamma&#8230; papà&#8230; Io e Domenico abbiamo una grande notizia per voi.&#8221;</p>



<p>&#8220;Ah si&#8230; e quale?&#8221; disse mio padre</p>



<p>&#8220;Non accadrà subito, quindi potete stare tranquilli&#8230; ma io e Domenico abbiamo deciso di sposarci.&#8221;</p>



<p>Mia madre emise un urlo di gioia (avete presente quegli urli che fanno le ragazze delle sit-com americane? Ecco, proprio così.)</p>



<p>&#8220;Congratulazioni!&#8221; disse mio padre</p>



<p>Nel giro di una sola settimana avevo fatto molta strada ed ero molto cambiato rispetto a prima. Mi sentivo una persona nuova e non vedevo l&#8217;ora di iniziare il mio viaggio insieme a Domenico, il viaggio che mi avrebbe portato a unirmi a lui per la vita. Mio padre aveva ragione. E&#8217; dalle cose brutte che si imparano le cose più importanti. Nonostante le mie paure ed incertezze che tante volte mi avevano bloccato e reso incapace di vedere quello che avevo sotto il naso e tutte le vicissitudini che si erano susseguite in questi ultimi giorni e sopratutto perfino nel buio abisso in cui mi ero ritrovato sospeso, l&#8217;amore, quello vero non conosce ostacoli. L&#8217;avevo imparato nell&#8217;unico modo possibile, rischiando perché come mi disse mio padre all&#8217;inizio di questa storia &#8220;Chi non rischia non rosica&#8221;.</p>



<p>[Fine]</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p><em>Racconto di Fanozzo &#8211; Spero che questa storia vi sia piaciuta. Nel caso aveste delle idee, spunti per altre storie potete contattarmi a questo indirizzo <a href="mailto:stefano_339@yahoo.it">email</a> </em></p>
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		<title>Chi non rischia non rosica &#8211; Parte 2</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Jul 2024 03:35:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[racconti bear]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Questa è una storia di pura invenzione e ogni riferimento a fatti o persone realmente esistenti è puramente casuale. Ancora non riuscivo a credere che era successo davvero. Avevo fatto sesso con quell&#8217;orsone alfa di mio padre. Mio padre, Vincenzo di anni 54, alto 1.90, brizzolato, capelli neri e occhi castani e con un pizzetto [&#8230;]</p>
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<p><strong>Questa è una storia di pura invenzione e ogni riferimento a fatti o persone realmente esistenti è puramente casuale.</strong></p>



<p>Ancora non riuscivo a credere che era successo davvero. Avevo fatto sesso con quell&#8217;orsone alfa di mio padre.</p>



<p>Mio padre, <strong>Vincenzo di anni 54, alto 1.90, brizzolato, capelli neri e occhi castani e con un pizzetto da urlo</strong>. Corporatura massiccia, pelosissimo, e con una panciona tonda e soda su cui mi avvinghierei 24 ore su 24. Già da qualche anno era diventato il mio sogno erotico ma alla fine quel sogno si era concretizzato. Mi sentivo ancora eccitato per la cosa ma più importante di questo era il fatto che grazie a quella trombata avevo imparato molte cose. Nonostante io avessi cercato di seguire l&#8217;esempio dei miei, che sono le persone più aperte di questo mondo, avevo lasciato che la paura, l&#8217;incertezza e il mio modo semplicistico di vedere le cose mi bloccassero ma mio padre alla fine mi aveva aperto gli occhi&#8230; oltre che le gambe. Non avrei dato più nulla per scontato o per semplice perché nulla è semplice in questo mondo.</p>


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<p>Dopo quella fantastica trombata, mio padre mi chiese se avessi voluto &#8216;conoscere meglio&#8217; i suoi due migliori amici con i quali molto spesso si trovava a casa a giocare a carte. Io ne fui entusiasta. Mio padre è un figone da paura ma anche i suoi amici non scherzano.</p>



<p><strong>Pensare a quei due bei maschioni più mio padre che mi usavano per placare le loro voglie mi faceva venire le caldane.</strong> Non avrei potuto lasciarmi scappare un occasione del genere tanto più che avrei avuto la possibilità di farlo a breve. Mia madre infatti doveva partire per Reggio Calabria per aiutare sua zia in casa finché il marito non fosse stato dimesso dall&#8217;ospedale per un femore rotto. Io e mio padre avremmo avuto la casa libera per una settimana. La partenza era fissata tra due giorni. Nonostante aspettassi fremente il giorno X, c&#8217;era un&#8217;altra cosa che mi premeva di più: Domenico, il meccanico che incontravo ogni giorno andando all&#8217;università. Non potevo più aspettare, dovevo chiarire le cose con lui una volta per tutte perché non era solo attrazione fisica, io ne ero davvero innamorato. Era giunto il momento di chiarire le cose con lui una volta per tutte.</p>



<figure class="wp-block-image alignfull size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2024/07/racconti-gay-bear_bear-gay_4.jpg?resize=1024%2C683&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-4593" srcset="https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2024/07/racconti-gay-bear_bear-gay_4-scaled.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2024/07/racconti-gay-bear_bear-gay_4-scaled.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2024/07/racconti-gay-bear_bear-gay_4-scaled.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2024/07/racconti-gay-bear_bear-gay_4-scaled.jpg?resize=1536%2C1024&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2024/07/racconti-gay-bear_bear-gay_4-scaled.jpg?resize=2048%2C1365&amp;ssl=1 2048w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Il giorno seguente non avendo lezioni uscì di casa verso le 11:30 e dissi ai miei di non aspettarmi per pranzo, che avrei mangiato fuori. Mio padre mi fece un occhiolino. Lui sapeva dove e da chi stavo andando.</p>



<p>Arrivato all&#8217;officina vidi Domenico trafficare sotto una macchina.</p>



<p>&#8220;Buongiorno&#8221; dissi io molto timidamente</p>



<p>&#8220;Ciao, Stefano. Come stai?&#8221; mi chiese con un viso sorpreso ed allegro. &#8220;Wow&#8221; pensai tra me &#8220;gli ha fatto piacere rivedermi. Forse gli piaccio&#8230;&#8221;</p>



<p>&#8220;Ciao, Domenico. Amm&#8230; ascolta&#8230; ecco&#8230; io ti dovrei parlare&#8230; ce li hai cinque minuti? Se stai lavorando posso aspettare&#8230;&#8221;</p>



<p>&#8220;No, tranquillo. Avevo giusto bisogno di una pausa. E poi tra un po&#8217; c&#8217;è la pausa pranzo. Ho una fame da lupi e credo che nessuno si lamenterà se per un giorno stacco un po&#8217; prima.&#8221;</p>



<p>Domenico allora chiuse la saracinesca e restammo io e lui dentro da soli senza che sguardi indiscreti potessero disturbarci e io mi appoggiai sulla macchina dove lui stava trafficando prima.</p>



<p>&#8220;Dimmi.&#8221; mi disse lui mettendosi di fronte a me ed io allora cominciai a parlare</p>



<p>&#8220;Ecco&#8230; io volevo dirti&#8230; ehm&#8230; ecco&#8230; accidenti sono proprio una frana! D&#8217;accordo, te lo dico senza giri di parole. Tu mi piaci. Ecco, l&#8217;ho detto. E&#8217; dalla prima volta che ti ho visto che mi sei piaciuto. Non ti ho mai detto nulla perché temevo che ti saresti offeso se l&#8217;avessi saputo perché credevo fossi etero ma non ho più intenzione di dare niente per scontato e così te l&#8217;ho detto.&#8221; e poi ripresi fiato &#8220;Ecco, adesso lo sai.&#8221;</p>



<p>&#8220;Non è mai facile per un gay dichiarasi, vero? Sopratutto qui in Sicilia.&#8221; disse Domenico con uno sguardo dolce &#8220;Anch&#8217;io ci sono passato e rispetto alla mia la tua è stata una dichiarazione esemplare. Comunque anche tu mi sei sempre piaciuto. Ho sentito che è scattato qualcosa fra noi la prima volta che ti ho incontrato. Sai, cominciavo a perdere le speranze. Ti ho lanciato un sacco di segnali ma tu sembravi non vederli.&#8221;</p>



<p>&#8220;Si, lo so. Sono stato uno stupido.&#8221; dissi io &#8220;Avevo così paura di uscire allo scoperto per timore di provocare reazioni eccessive agli altri o essere respinto che io&#8230; ho preferito continuare a tenermi tutto dentro, piuttosto che provarci. Insomma si dice che &#8216;Chi non rischia non rosica&#8217;, no?&#8221;</p>



<p>&#8220;Hei, non devi spiegarmi niente, Stefano&#8221; disse accarezzandomi la guancia &#8220;Non è colpa tua se la gente ancora non ha accettato i gay completamente. Non è facile mettersi in gioco in questo modo, ma tu alla fine l&#8217;hai fatto&#8230; e devi essere fiero di questo.&#8221;</p>



<p>&#8220;Si, è vero. Però&#8230;&#8221;</p>



<p>&#8220;Shhh&#8230;&#8221; fece Domenico mettendomi un dito sulle labbra &#8220;Adesso basta, ok? Vieni qui.&#8221; e avvicinandosi a me mi abbraccia dolcemente e mi bacia. Stringendolo a me potevo sentire le forme del suo corpo. I suoi muscoli erano magnifici.</p>



<p>&#8220;Che ne dici se continuiamo questa conversazione a casa mia? Li staremo più comodi&#8230;&#8221;</p>



<p>&#8220;E il pranzo? Pensavo avessi una fame da lupi&#8230;&#8221; dissi io</p>



<p>&#8220;E ce l&#8217;ho. Ho una gran fame&#8230; di te.&#8221; e mi baciò di nuovo ma questo bacio fu 10 volte più spinto del precedente e sentì un movimento inguinale sotto la sua tuta da lavoro.</p>



<figure class="wp-block-image alignwide size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2024/07/racconti-gay-bear_bear-gay_2.jpg?resize=1024%2C576&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-4591" srcset="https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2024/07/racconti-gay-bear_bear-gay_2.jpg?resize=1024%2C576&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2024/07/racconti-gay-bear_bear-gay_2.jpg?resize=300%2C169&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2024/07/racconti-gay-bear_bear-gay_2.jpg?resize=768%2C432&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2024/07/racconti-gay-bear_bear-gay_2.jpg?resize=1536%2C864&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2024/07/racconti-gay-bear_bear-gay_2.jpg?w=1920&amp;ssl=1 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Dopo essersi tolto la tuta, Domenico mi fece uscire dalla porticina accanto la saracinesca e dopo averla chiusa, ci avviammo verso casa sua in macchina. Per tutta la durata del viaggio nessuno dei due proferì parola, ma ci scambiammo moltissimi sguardi e sorrisi. Dopo 10 minuti eravamo arrivati a destinazione. Domenico abitava in un condominio poco distante dall&#8217;officina ma comunque troppo lontano per andarci a piedi. Era davvero un bell&#8217;appartamento. Nonostante abitasse da solo la casa era molto ordinata e curata. Si vedeva che ci teneva molto. L&#8217;arredamento della casa era classico, semplice e rispecchiava in pieno il carattere del suo inquilino.</p>



<p>&#8220;Mettiti comodo&#8221; mi disse &#8220;io vado a farmi una doccia per togliermi questo grasso di dosso e rinfrescarmi. Torno subito&#8221;</p>



<p>&#8220;Ok&#8221; risposi io e dopo averlo visto entrare in bagno cominciai ad esplorare un po&#8217; la casa. E&#8217; una cosa che faccio fin da quando ero bambino e anche se mio padre mi diceva sempre che non era corretto gironzolare in casa d&#8217;altri mentre si era in visita non riuscivo a farne a meno. Era una vera e propria passione per me esplorare le case degli altri, era un po&#8217; come aprire una finestra sulla vita di quelle persone. Era bello potersi immergere per un istante nella vita di qualcun&#8217;altro. Immaginare la sua vita quotidiana, i desideri, le passioni, ecc&#8230; In fondo una casa è un po&#8217; la proiezione fisica di chi la abita e le varie stanze ne descrivono una parte specifica. Osservai la cucina e vidi che solo uno dei quattro fornelli era consumato ma non c&#8217;era traccia di aloni dovuti al calcare sulla griglia di metallo e questo sta ad indicare che quel fornello non aveva mai visto acqua per cucinare quindi le capacità culinarie di Domenico dovevano essere limitate al solo riscaldamento di cibi precotti. Osservai anche la stanza da pranzo. Era molto ordinata ma le cose messe alla rinfusa sul tavolino davano quel tocco di personalità spensierata che non guasta mai, di chi non si preoccupa di riordinare sempre tutto in modo nevrotico e l&#8217;assenza di quelle fastidiose pellicole di plastica che di solito si mettono sui divani per proteggerne il tessuto stava ad indicare che Domenico teneva molto di più ai suoi ospiti che a preoccuparsi che i divani si consumassero. Tuttavia i divani sembravano nuovi, o meglio non sembravano consumati eccessivamente e questo mi fece pensare che forse Domenico non ricevesse molti ospiti, dopotutto. Infine osservai anche la camera da letto. Sebbene vivesse da solo nella stanza c&#8217;era un letto matrimoniale. Forse in passato Domenico aveva avuto delle storie ma mi ricredetti subito quando ripensai a quello che mi disse sulla difficoltà per un gay di dichiararsi. Quel letto matrimoniale poteva essere una rappresentazione del suo desiderio umano di trovare un compagno. Alzando gli occhi vidi che c&#8217;era un crocifisso sopra il letto. Quindi Domenico era un cristiano come me e la cosa mi fece piacere perché voleva dire che nonostante quello che la Chiesa continua a dichiarare sui gay, lui pensava con la sua testa e non confondeva la Chiesa con Dio, esattamente come facevo io. Fino a quel momento pensavo di essere l&#8217;unico a farlo. Provai una grande gioia per questo tuttavia c&#8217;era qualcosa di strano in quella stanza o meglio non c&#8217;era qualcosa che avrebbe dovuto esserci. Non solo nella camera da letto ma in tutta la casa non c&#8217;era neanche una foto di famiglia. Questo non era un buon segno. Le possibili cause erano moltissime, ma quella che subito mi venne in mente forse per il nostro caso specifico era che l&#8217;outing di Domenico non fosse andato a buon fine come il mio ma non volli fare due più due subito.</p>



<p>&#8220;Ah&#8230; ecco dov&#8217;eri! Non è molto che aspetti, vero?&#8221; disse una voce alle mie spalle. Era Domenico.</p>



<p>Quando lo vidi mi sentì quasi mancare. Era appena uscito dalla doccia, ancora grondante d&#8217;acqua e coperto solo da un telo doccia bianco. Muscoloso e massiccio da far paura. Ricoperto da una foresta di peli castani che raggiungevano il loro acme sul suo petto possente e maschio, sulla sua tartaruga e scendendo verso il suo pube, ancora coperto dal suo telo. Aveva delle cosce fantastiche, robuste, pelosissime e tutte da leccare. Un vero trionfo di madre natura. Un uomo con la U maiuscola. Un bellissimo esemplare di &#8220;Muscle bear&#8221;. Come era possibile che un uomo del genere fosse ancora single?</p>



<p>&#8220;Terra chiama Stefano!&#8221; disse in modo scherzoso schioccando le dita &#8220;Che c&#8217;è? Non dirmi che non hai mai visto un uomo nudo&#8230;&#8221;</p>



<p>&#8220;Hai un corpo perfetto. Sei davvero sexy&#8230;&#8221; dissi mettendogli una mano sul suo petto</p>



<p>&#8220;Si, lo so. Tutti quelli con qui sono stato mi hanno detto la stessa cosa.&#8221; e il suo viso divenne triste &#8220;Loro volevano soltanto sesso, ma a me non bastava e dopo aver ottenuto quello che volevano, se ne andavano.&#8221;</p>



<p>In quel momento mi sarei mangiato la lingua. Capendo che il mio complimento si era trasformato in una gaf colossale, cercai di scusarmi &#8220;Ti chiedo scusa, Domenico. I-io non vorrei che tu avessi pensato male di me per quello che ho detto sul tuo corpo. Forse adesso non è il caso che noi due&#8230; si, insomma&#8230; hai capito?&#8221;</p>



<p>&#8220;Come sei sensibile&#8230; lo sapevo. L&#8217;avevo immaginato che eri così quando ti ho incontrato.&#8221; disse lui e vedendomi visibilmente dispiaciuto e mi abbracciò dolcemente &#8220;Tranquillo, lo so che tu sei diverso. Non ho mai portato nessuno a casa mia di quelli con cui ho fatto sesso. Tu sei il primo&#8230; e spero con tutto il cuore che tu sia l&#8217;ultimo.&#8221; e mi mise una mano sulla guancia</p>



<p>&#8220;Domenico&#8230;&#8221;</p>



<p>Domenico mi sorrise e i nostri sguardi si persero l&#8217;uno nell&#8217;altro. Le nostre labbra si avvicinarono sempre di più per abbandonarsi in un bacio fantastico.</p>



<p>Domenico sapeva baciare divinamente e qualcosa sotto il suo telo cominciava a risvegliarsi. Durante il bacio con incredibile foga e passione, Domenico mi tolse la maglietta e mi passò le mani sul petto e la schiena poi mi sfibbiò il bottone del jeans, scese la zip e staccandosi si abbassò per calarmi i pantaloni e poi anche le mutande. In un attimo mi ritrovai nudo e con l&#8217;uccello che segnava le 12. Domenico mi prese il cazzo in mano e iniziò una sega molto lenta, quasi ipnotica mentre mi stringeva a sé baciandomi il collo.</p>



<p>&#8220;Oh, si&#8230;. Oh&#8230; si&#8230; sei bravissimo&#8230; non fermarti&#8221; ero come in uno stato di trance</p>



<p>&#8220;Come sei bello, Ste. Mi piaci tanto.&#8221; disse mentre continuava a baciarmi il collo</p>



<p>Le mie mani scorrevano per le sue spalle e la schiena fino a che non raggiunsi il suo telo</p>



<p>&#8220;Vuoi quello che c&#8217;è dietro il telo? Allora vieni qui&#8221; disse Domenico</p>



<p>Presi il telo e glie lo tolsi e un cazzo di 25 cm fece un balzo per liberasi dal contenimento cui era costretto fino a qualche secondo prima. Non potevo credere ai miei occhi. Era bellissimo, leggermente tendente a sinistra, la cappella era tonda e rosea e il suo prepuzio era davvero invitante. Essendo così vicino al suo cazzo potevo sentirne l&#8217;odore ed era come una ghiotta esca che attira il pesce ignaro verso l&#8217;amo. Il cazzo di Domenico era stato accolto nella mia bocca. Era davvero bellissimo, così succulento, liscio e turgido, caldo e pulsante&#8230; In una parola, buono.</p>



<p>&#8220;Ah&#8230; si&#8230; oh, si&#8230; continua&#8230; mmm, sei bravo&#8230; continua dai&#8230; succhiamelo&#8230; si, così&#8230; mmm&#8230;&#8221; il mio servizietto aveva riscosso il successo sperato. Domenico era più che soddisfatto della mia bocca.</p>



<p>Alternavo pompate lente ad altre più veloci e incisive. Dopo un po&#8217; mi staccai e cominciai una sega leggera usando solo due dita con uno sguardo provocante fino a quando vidi un getto bianco arrivarmi in faccia. In un primo istante pensai di essere arrivato al dunque troppo presto, ma poi capì che era solo pre-sperma e leccandogli il cazzo dalle base fino alla punta e prendendo anche quello che mi era arrivato in faccio me lo presi tutto.</p>



<p>&#8220;Hai una pre-eiaculazione potente&#8221; dissi io con uno sguardo da maiale &#8220;Pensavo che stessi per venire. Chissà come sborri&#8230;&#8221; e ripresi la sega a due dita &#8220;Hai un cazzo fantastico, Domenico. Mi piace tantissimo. Non vedo l&#8217;ora di sentirlo in culo.&#8221;</p>



<p>&#8220;Ah si? Vieni qua&#8221; e di scatto mi prese in braccio con grande passione, mi stese sul letto e stendendosi accanto a me cominciò a baciarmi ovunque per poi prendermi il cazzo in bocca. Anche lui se la cavava. Quando faceva il vuoto mi sentivo come se potessi toccare il cielo con un dito. Mentre me lo succhiava le sue mani esploravano ogni centimetro del mio corpo, il petto, la pancia, le gambe, le braccia e poi alzandomi una gamba arrivò alla parte più importate. Dopo essersi fermato per un istante dal succhiarmi il cazzo per bagnarsi l&#8217;indice di saliva, Domenico riprese il pompaggio e iniziò a penetrarmi a ritmo della pompa. Mi sentivo sulla luna. Provavo piacere davanti e dietro contemporaneamente. Da una le dita diventavano due, poi tre e poi quattro e il mio testosterone cresceva assieme a loro.</p>



<p>&#8220;Non resisto più, Domè&#8230; Fammi tuo.&#8221; dissi io al culmine dalle passione</p>



<p>Domenico si alzò e prese dal secondo cassetto del comodino un profilattico e una boccetta di lubrificante. Dopo essersi messo la protezione si spalmò il cazzo di lubrificante e me ne mise un po&#8217; anche nel buco.</p>



<p>&#8220;Dammi le gambe&#8221; mi disse Domenico con un tono tra l&#8217;infoiato e l&#8217;imperativo</p>



<p>Mi stesi sul lato del letto e gli diedi le gambe che lui si mise sulle spalle e cominciò ad entrare. Mentre entrava sentì di nuovo quel dolore che però mi dava piacere proprio come mi successe con mio padre. Questo dolore però fu più forte non perché il cazzo di Domenico fosse più lungo di quello di mio padre dato che c&#8217;era solo 1 cm di differenza ma perché era più largo del suo. Sebbene provassi più dolore della volta precedente anche il piacere conseguente a quel dolore era più grande è questo mi aiutò a far entrare in me quel toro. Finalmente Domenico era dentro di me, mi sentivo dilaniare dentro ma per nulla al mondo avrei lasciato che quel manzo uscisse da me. Il dolore scomparve e rimase solo il piacere. Domenico iniziò a spingere e ad ogni suo affondo, sentivo la sua asta salire di più, sempre di più in me come se potesse arrivarmi fino allo stomaco. Il suono del suo pube che sbatteva contro mio culo era come la lancetta dei secondi di un orologio che ad ogni battito faceva aumentare il mio desiderio.</p>



<p>&#8220;Che bel culo che hai. Mmm&#8230; com&#8217;è caldo&#8230; si&#8230; Ti piace il mio cazzo in culo, eh? Ti piace?&#8221; &nbsp;</p>



<p>&#8220;Si, hai una bella mazza&#8230; Si&#8230; sfondami!!!&#8221; dissi nel delirio sei sensi</p>



<figure class="wp-block-image alignfull size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2024/07/racconti-gay-bear_bear-gay_3.jpg?resize=1024%2C576&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-4592" srcset="https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2024/07/racconti-gay-bear_bear-gay_3.jpg?resize=1024%2C576&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2024/07/racconti-gay-bear_bear-gay_3.jpg?resize=300%2C169&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2024/07/racconti-gay-bear_bear-gay_3.jpg?resize=768%2C432&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2024/07/racconti-gay-bear_bear-gay_3.jpg?w=1280&amp;ssl=1 1280w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Domenico prese a stimolarmi i capezzoli ed io mi sentivo sempre di più in paradiso. La mie mani scorrevano in quella foresta di peli che sembrava infinita e di tanto in tanto gli davo qualche pacca sul lato delle natiche che era il punto massimo dove il mio braccio riusciva ad arrivare, per incitarlo.</p>



<p>&#8220;Oh, si&#8230;. di più&#8230; di più&#8230; Ah&#8230;. si, così&#8230;. non fermarti&#8230; si&#8230; oh, si&#8230;&#8221;</p>



<p>I miei incitamenti avevano ottenuto l&#8217;effetto desiderato. Domenico si sfilò da me e mi disse di mettermi di fronte al muro e così feci. Mi prese da dietro e mi trombò in questa posizione avvinghiandomi a sé. Sentivo le sue mani muoversi su tutto il mio corpo e il suo fiato sul mio collo mentre mi baciava con passione e mi scavava dentro.</p>



<p>&#8220;Vorrei che questo non finisse mai&#8230;&#8221; dissi io nell&#8217;impeto del desiderio</p>



<p>&#8220;Anch&#8217;io&#8230;&#8221; mi rispose Domenico e dopo un po&#8217; il suo fiato cominciò ad accorciarsi. &#8220;Oh, si&#8230; lo sento&#8230; sto per venire&#8230; lo vuoi assaggiare il mio latte?&#8221;</p>



<p>&#8220;Si&#8230;&#8221; dissi io &#8220;Dammelo tutto in faccia.&#8221;</p>



<p>Domenico si sfilò da me e si tolse il preservativo ed io mi abbassai e mentre lui aveva iniziato a segarsi mi misi a leccargli lo scroto per incitarlo di più. La mia lingua si muoveva abilmente al di sotto di quei due serbatoi di virilità che non vedevano l&#8217;ora di svuotarsi. La mia lingua arrivò persino a stimolargli il perineo e quando arrivavo li sentivo Domenico sussultare dalla goduria. Avevo trovato un suo punto sensibile.</p>



<p>&#8220;Ah&#8230; si&#8230; come sei bravo&#8230; oh, si&#8230; si&#8230; lo sento&#8230; sto per venire&#8230; eccolo&#8230; lo sento&#8230; sta per uscire&#8230; AAAHHHWWW!!!!!&#8221;</p>



<p>Con un rapido movimento mi riportai di nuovo di fronte al suo cazzo e una marea di schizzi bianchi mi scaldarono la faccia. Alcuni di essi mi entrarono in bocca. Lo sperma di Domenico era buonissimo, mediamente denso, quasi bianco. Non avendo uno sperma eccessivamente denso, gli schizzi erano davvero potenti e li sentì massaggiarmi la faccia. I primi tre furono i più potenti poi in un calare di potenza fino a che il seme cominciò a colargli dal buchino dell&#8217;uretra. Presi con la mano tutto il prezioso liquido bianco di Domenico dalla mia faccia e me lo gustai tutto e dopo mi rimisi il suo cazzo in bocca per ripulirlo per bene e prendermi fino all&#8217;ultima goccia di quell&#8217;elisir di mascolinità. Dopo averlo ripulito per bene mi alzai e ci abbracciamo di nuovo e ci baciammo lungamente.</p>



<p>&#8220;Sei stato fantastico, Ste.&#8221; mi disse Domenico soddisfatto</p>



<p>&#8220;Grazie, anche tu sei stato eccezionale.&#8221;</p>



<p>&#8220;Dai, adesso tocca a te. Anch&#8217;io ti voglio sentire dentro.&#8221; mi sussurrò all&#8217;orecchio mentre mi prendeva il cazzo in mano</p>



<p>In quel momento realizzai che i profilattici di Domenico erano troppo grandi per me che rientro nella media, ma in quell&#8217;istante mi venne in mente che quando feci sesso con mio padre lui mi aveva messo uno dei suoi profilattici e andavano bene. Mentre mio padre faceva il suo giro di telefonate presi uno dei suoi profilattici sperando che mi sarebbe servito con Domenico e me lo misi nel portafoglio. Cercai dunque nella tasca posteriore del mio jeans e presi dal portafoglio quel passaporto per il piacere. Bene, era fatta. Domenico si mise un cuscino sotto la schiena e si prese le gambe tirandole a sé. Presi un po&#8217; di lubrificante e me lo spalmai per bene sul cazzo e anche sul suo buco, mi misi inginocchiato sul letto davanti a lui e cominciai a penetrarlo con un dito. Il culo di Domenico era largo, si vedeva che aveva avuto molti altri rapporti prima di quel momento e così cominciai ad entrare e mi senti come risucchiare da quella bocca posteriore, vogliosa e ansiosa della mia medicina.</p>



<p>&#8220;Mmm&#8230; si&#8230; oh&#8230; si&#8230; trombami&#8230;&#8221; diceva Domenico</p>



<p>Dopo essermi messo le sue gambe sulle spalle, cominciai a spingere con foga crescente prima lentamente e poi sempre più veloce.</p>



<p>&#8220;Oh&#8230; si&#8230; continua così Ste&#8230; non fermarti&#8230; non fermarti&#8230;&#8221; disse Domenico fra tante frasi sconclusionate</p>



<p>&#8220;Ah&#8230; hai un culo fantastico&#8230;&#8221;</p>



<p>&#8220;Si&#8230; ed è tutto per te amore mio&#8230; fammi godere&#8230;&#8221;</p>



<p>Domenico mi incitava sempre di più e ad un certo punto mi prese la mano e si mise le mie dite in bocca una dopo l&#8217;altra e le succhiava come se fosse cazzi.&nbsp; Con l&#8217;altra mano mi godevo il suo possente petto peloso e di tanto in tanto gli stimolavo i capezzoli. Nel frattempo notai che il cazzo di Domenico si risvegliava e così glie lo presi in mano e cominciai e segarglielo e stuzzicarlo stimolandogli il frenulo con il pollice.</p>



<p>&#8220;Oh&#8230; si&#8230; mi fai sentire un animale in calore&#8230; siiiiiii&#8230;..&#8221; Domenico era sulla luna dal piacere e questo fece arrapare anche me fino al punto che cominciai a sentire il mio cazzo pulsare. L&#8217;orgasmo era vicino.</p>



<p>&#8220;Sto per venire, Domè non resisto più&#8230;.&#8221;</p>



<p>&#8220;Allora stenditi, che ci penso io a te&#8230;&#8221; e cambiammo di nuovo posizione. Io mi stesi sul letto e Domenico si mise seduto sopra di me e cominciò a spingere sempre più veloce e incisivo.</p>



<p>&#8220;Oh si! così&#8230; ah&#8230; così&#8230; ah&#8230; mmm&#8230; sto per venire&#8230; si&#8230; oh, si&#8230; non fermarti&#8230; sta per uscire&#8230; ah&#8230; ah&#8230; ah&#8230; Ahhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh!!!!!!!!&#8221;</p>



<p>&#8220;Oh, si&#8230; oh&#8230;&#8221; disse Domenico sentendo le mie contrazione orgasmatiche nel suo culo &#8220;bravo&#8230; si&#8230; mmm&#8230;.&#8221;</p>



<p>&#8220;E&#8217; stato magnifico!&#8221; dissi ancora con il fiatone</p>



<p>Domenico si sfilò da me e mi guardò &#8220;mmm&#8230; è bello pieno. Avevo giusto un po&#8217; di sete&#8230;&#8221; e detto questo mi tolse il preservativo e si dissetò con il mio seme.</p>



<p>Dopo aver vuotato il profilattico Domenico si stese accanto a me e il suo cazzo era ancora sugli attenti.</p>



<p>&#8220;Ehi, posso avere un&#8217;altro assaggio?&#8221; dissi con uno sguardo provocante</p>



<p>&#8220;Ma certo, vieni qui.&#8221; e mi mise la mano dietro la testa come per guidarmi</p>



<p>Ancora una volta potei sentire in bocca la consistenza di quel cazzo fantastico. Domenico godeva sempre di più fino a che non senti il suo cazzo pulsare ed espellere per la seconda volta quel meraviglioso nettare di virilità. Eravamo soddisfatti ampiamente ed io mi lasciai avvolgere dalle sue braccia mentre mi stringevo a lui. Ci addormentammo in questa posizione. Ci svegliammo verso le 16:00.</p>



<p>&#8220;Ehi&#8230;&#8221; gli dissi con uno sguardo dolce accarezzandogli la guancia &#8220;allora non è stato un sogno.&#8221;</p>



<p>&#8220;No&#8221; mi disse &#8220;io sono qui, con te. E non ti lascerò mai.&#8221; e ci baciammo di nuovo con passione ma poi guardai la sveglia sul comodino</p>



<p>&#8220;Domenico, sono le quattro. Devi tornare in officina.&#8221;</p>



<p>&#8220;No&#8230; non voglio tornare all&#8217;officina oggi. Si sta così bene qui&#8230;&#8221; e mi strinse forte &#8220;Voglio restare così per tutto il giorno.&#8221; e mi baciò di nuovo</p>



<p>&#8220;Ok&#8221; risposi io. In quel momento in rivenne in mente quello che avevo notato prima, l&#8217;assenza di fotografie. Sebbene ogni mia singola cellula non volesse rovinare quel momento la mia curiosità alla fine ebbe la meglio.</p>



<p>&#8220;Domè&#8230; posso farti una domanda?&#8221;&nbsp;</p>



<p>&#8220;Certo giò. Dimmi.&#8221;</p>



<p>&#8220;Ecco&#8230; ho notato che non ci sono fotografie né qui e né in nessun&#8217;altra stanza&#8230; come mai?&#8221;</p>



<p>Domenico emise un sospiro e il suo volto divenne triste.</p>



<p>&#8220;Accidenti, ho sbagliato di nuovo. Ti chiedo scusa. Non sei costretto a rispondermi.&#8221; dissi io</p>



<p>&#8220;No giò&#8230;&#8221; mi disse Domenico &#8220;Non scusarti. E&#8217; giusto che tu me lo chieda&#8230; e poi adesso siamo una coppia e non voglio che ci siano segreti fra noi.&#8221; e Domenico cominciò a raccontarmi la sua storia.</p>



<p>Domenico mi confessò che era stato cacciato di casa da suo padre quando aveva scoperto che era omosessuale. Durante il quarto anno di liceo Domenico si era innamorato di un suo compagno di classe e si frequentarono per un po&#8217;. Un giorno mentre erano da soli nella sua stanza intenti a risolvere delle equazioni di terzo grado, tra un numero e l&#8217;altro le loro mani entrarono in contatto, i loro occhi si incontrarono e le loro labbra si trovarono. Si erano appena tolti le magliette quando il padre irruppe nella stanza e li sorprese. Il padre di Domenico andò su tutte le furie e li cacciò entrambi fuori di casa. Non potendo contare sull&#8217;appoggio di sua madre poiché era mancata moltissimi anni prima quando era bambino, Domenico andò ad abitare con suo zio, il fratello del padre che lo accolse ben volentieri come un figlio a da allora non ebbe più contatti con suo padre. Provai una grande tristezza per lui e per la prima volta realizzai davvero quanto fossi stato fortunato ad avere una famiglia così aperta. Non che prima non lo sapessi, ma essendo cresciuto in un ambiente privo di chiusure mentali ciò rappresentava la normalità per me&#8230; ma mi sbagliavo, e di grosso anche. Il quel momento mi ricordai quello che mio padre mi aveva detto sull&#8217;imparare dalle cose brutte e capì che lui non voleva dire che si impara solo dalle proprie cose brutte, come io avevo intuito ma anche da quelle degli altri, di quelli che ci sono vicini. Da quel momento abbandonai per sempre il mio essere semplicistico e prevenuto. Non sarei più stato quello che si faceva mille problemi mentali per fare qualcosa ma avrei corso i miei rischi, come fanno tutti. &nbsp;</p>



<p>&#8220;Mi dispiace tanto&#8230; per quello che ti è successo, davvero. E mi dispiace anche di avertelo dovuto ricordare&#8230;&#8221; dissi io</p>



<p>&#8220;Non ti preoccupare, giò. Il passato è passato. Ormai quello è un capitolo chiuso per me. Adesso voglio pensare al futuro&#8230; e il mio futuro sei tu.&#8221; e mi baciò con tenerezza</p>



<p>&#8220;Domenico, ascolta&#8230; devo confessarti una cosa.&#8221;</p>



<p>&#8220;Dimmi.&#8221;</p>



<p>&#8220;Ecco&#8230; io&#8230; l&#8217;altro giorno&#8230; ho fatto sesso con mio padre. Sai&#8230; lui è un orsone da far paura.&#8221;</p>



<p>&#8220;Hai capito&#8230; Tuo padre ti vuole proprio bene, eh? ahahahah&#8221; disse Domenico</p>



<p>&#8220;Già.. comunque quello che volevo dirti è che lui mi ha proposto di fare un po&#8217; di sesso di gruppo con lui e i suoi amici, anche loro sono dei maschioni veraci. Il tutto era fissato per domani ma io ho deciso di non farlo più.&#8221;</p>



<p>&#8220;Sei impazzito?! E perché mai vuoi perdere un&#8217;occasione del genere?&#8221;</p>



<p>&#8220;Come perché? Per te. Adesso sono il tuo compagno e non credo che sia il caso di fare sesso con qualcun&#8217;altro&#8230; a meno che&#8230; a te vada bene e ti unisca a noi.&#8221;</p>



<p>&#8220;Se è per farti contento, sono disposto a sacrificarmi volentieri&#8230;&#8221; mi disse ironicamente</p>



<p>&#8220;Si, certo. Sono sicuro che sarà un sacrificio molto sofferto, il tuo.&#8221; e ci mettemmo a ridere insieme</p>



<p>&#8220;Come sono questi due maschioni?&#8221; mi chiese Domenico</p>



<p>&#8220;Sono due superfighi. Con loro il divertimento è assicurato, fidati.&#8221;</p>



<p>&#8220;Non vedo l&#8217;ora&#8221; disse stringendomi forte a lui</p>



<p>Passai la restante parte della giornata e la notte a casa di Domenico. Il giorno seguente, dopo aver fatto colazione insieme, io e Domenico uscimmo di casa ma mentre eravamo sulla porta squillò il telefono.</p>



<p>&#8220;Tranquillo, rispondi. Io ti aspetto fuori&#8221; dissi io</p>



<p>&#8220;Ci metto un attimo&#8221; disse Domenico</p>



<p>Poco dopo sentì Domenico urlare come un ossesso.</p>



<p>&#8220;LASCIAMI IN PACE!!!!!&#8221; fu tutto quello che riuscì a capire e sebbene fossi preoccupato per lui pensai che forse era meglio non approfondire per il momento e quando tornò feci finta di non aver sentito nulla. Domenico mi accompagnò a casa e andò all&#8217;officina. Quando arrivai i miei stavano quasi per uscire. Mia madre era in camera da letto per prendere le sue valige e mio padre era in sala da pranzo. Dissi ai miei quello che era successo ed entrambi furono molto felici per il fatto che avessi trovato una brava persona.</p>



<p>&#8220;Stefano, Sono felice per te.&#8221; disse mia madre abbracciandomi forte e poi guardando l&#8217;orologio &#8220;Vincenzo, dobbiamo andare adesso, altrimenti perdo l&#8217;aereo. Ciao Ste. Promettimi che quando ritornerò ceneremo insieme e ce lo farai conoscere.&#8221;</p>



<p>&#8220;Certo ma&#8217;, stai tranquilla.&#8221; e mia madre mi abbracciò piena di felicità e poi uscì di casa assieme a mio padre.</p>



<p>Dopo essermi fatto una doccia veloce andai all&#8217;università. Quella mattina avevo due lezioni ma avendo la mente da tutt&#8217;altra parte, portai il mio registratore portatile per registrarle entrambe e poterle riascoltare in un momento in cui il mio livello ormonale mi avrebbe consentito di capirci qualcosa. Quando tornai a casa mio padre era già tornato.</p>



<p>&#8220;Ciao, pa&#8217;.&#8221;</p>



<p>&#8220;Ciao, Ste.&#8221;</p>



<p>&#8220;Allora dimmi di questo Domenico. Hai visto che avevo ragione?&#8221;</p>



<p>&#8220;Si pa&#8217;, avevi ragione. Ti ringrazio tanto per avermi spronato a farmi avanti. Se non fosse stato per te non avrei mai capito che anche lui mi voleva. Non so che fare per dimostrarti quando ti sono grato&#8230;&#8221;</p>



<p>&#8220;Vederti felice è la ricompensa più grande che io possa chiedere, Ste&#8217;.&#8221; e mio padre mi abbracciò forte &#8220;Ma dimmi&#8230; Domenico lo sa che oggi noi&#8230; si insomma&#8230; hai capito.&#8221;</p>



<p>&#8220;Certo&#8230; verrà anche lui.&#8221;</p>



<p>&#8220;Dici sul serio? Non vedo l&#8217;ora che arrivi oggi pomeriggio&#8230; Sai come si dice in questi casi?&#8221;</p>



<p>&#8220;Più siamo e più ci divertiamo?&#8221;</p>



<p>&#8220;Proprio così.&#8221; e ridemmo insieme</p>



<p>Erano le 12:45 e il mio stomaco avrebbe dovuto mugolare per la fame, ma tra l&#8217;euforia e l&#8217;eccitazione si era come bloccato. Mangiai comunque pensando al fatto che tra qualche ora mi sarebbero servite parecchie energie e dovevo fare il pieno. La sera precedente mia madre ci aveva preparato pasta con ragù alla bolognese e l&#8217;aveva poi messa in un contenitore che conservò nel frigo. Mio padre uscì il contenitore dal frigo e dopo aver atteso che la pasta scongelasse, la mise in padella e accese il fornelletto medio per dargli una scaldata. Davvero buona. Mia madre è una cuoca eccezionale.</p>



<p>Poco dopo suonò il citofono. Era Domenico. Lo feci entrare e lo presentai a mio padre.</p>



<p>&#8220;Molto piacere signor Vincenzo. Io sono Domenico.&#8221;</p>



<p>&#8220;Piacere mio, Domenico.&#8221; e mio padre squadrò Domenico con un&#8217;espressione libidinosa &#8220;Mmm&#8230; comincio ad essere un po&#8217; geloso di mio figlio&#8230;&#8221; e scoppiamo tutti a ridere</p>



<p>&#8220;Stavamo preparando il caffè. Lo prendi anche tu, Domenico?&#8221; chiese mio padre</p>



<p>&#8220;Certo, grazie.&#8221; disse Domenico e io e lui ci sedemmo sul divano per guardare un po&#8217; di tv</p>



<p>Dopo qualche minuto mio padre tornò con il caffè e si sedette con noi e cominciammo a chiacchierare del più e del meno.</p>



<p>&#8220;Non vedo l&#8217;ora di conoscere la tua famiglia, Domenico.&#8221; disse mio padre</p>



<p>&#8220;Pa&#8217;&#8230; io non credo che questo possa accadere&#8230;&#8221;</p>



<p>&#8220;Perché?&#8221; chiese mio padre ed io e Domenico ci guardammo negli occhi.</p>



<p>&#8220;Mia madre è morta quando ero piccolo e&#8230; non vedo mio padre da quando avevo 18 anni.&#8221; disse Domenico e poi cominciò a raccontare la sua storia che prima aveva raccontato a me.</p>



<p>&#8220;Domenico&#8230; non so che dire. Scusami&#8230; io non immaginavo&#8230;&#8221;</p>



<p>&#8220;Non si preoccupi&#8230; è tutto nel passato. Vivo nel presente adesso, e quando sto con suo figlio vedo il mio futuro.&#8221; e mi mise un braccio intorno al collo e mi diede un bacio</p>



<p>&#8220;Siete bellissimi insieme. Congratulazioni ragazzi.&#8221; disse mio padre</p>



<p>&#8220;Grazie pa&#8217;.&#8221; dissi io</p>



<p>&#8220;La ringrazio.&#8221; disse Domenico</p>



<p>&#8220;Ascolta pa&#8217;&#8230;&#8221; dissi io &#8220;ma dove ci mettiamo per &#8216;fare ginnastica&#8217;?&#8221;</p>



<p>&#8220;Nella stanza da letto&#8221; rispose mio padre</p>



<p>&#8220;Allora sarà meglio se togliamo tutto quello che si potrebbe rompere&#8230; noi siamo in cinque e non vorrei che nella foga si rompesse qualcosa. Giusto per stare più tranquilli.&#8221;</p>



<p>&#8220;Penso che tu abbia ragione, Ste&#8217;. Vieni, aiutami a sgombrare la stanza da letto.&#8221;</p>



<p>&#8220;Certo pa&#8217;.&#8221;</p>



<p>&#8220;Se volete vi aiuto anch&#8217;io&#8230;&#8221; disse Domenico</p>



<p>&#8220;Ma no, tu sei ospite. Ci pensiamo noi.&#8221; disse mi padre</p>



<p>&#8220;Non c&#8217;è molto da spostare, tranquillo&#8221; dissi io &#8220;Sarà questione di un minuto.&#8221; e io e mio padre andammo nella stanza da letto</p>



<p>Nell&#8217;angolo accanto alla porta c&#8217;era un tavolino alto e tondo con un vaso (con o senza fiori, a seconda del caso) che mettemmo dentro la mia stanza. Accanto al letto c&#8217;era la scrivania-specchio di mia madre che spostammo anch&#8217;essa nella mia stanza. Fortunatamente era leggera. Dopo aver sgombrato i comodini e il comò di tutti i loro soprammobili, composti da piccole statuette e anche la sveglia-radio di mio padre e posacenere vari dalle forme più strane e averli messi sul tavolo della sala da pranzo tutto era pronto per il grande evento. Mentre mettevamo apposto gli ultimi soprammobili suonò il citofono. I nostri ospiti era arrivati. Mio padre andò a rispondere e fece salire i suoi amici. Mi sentivo tutto un fremito e il cuore mi andava a mille. La porta di casa si aprì e Rosario e Giacomo entrarono in casa ed io nella mia testa sentivo le trombe che facevano la musica hot che di solito si sente nei film quando qualcuno/a sexy fa il suo ingresso nella scena. Mio padre fece accomodare i nostri ospiti nella sala da pranzo, ma prima di proseguire credo sia il caso che ve li descriva.</p>



<p>Rosario, detto Sasà è davvero un figo da paura. Alto 1.75 quindi poco più alto di me, capelli biodo-paglia e profondi occhi castani, brizzolato, tendente al bianco e con una barba a baffo grosso di quelli che curvando quasi a 90° arrivano il mento. Il resto della barba era un po&#8217; incolta direi di circa tre giorni e gli dava quel tocco di rudezza e virilità che ti fa salire gli ormoni a manetta. Ha un viso simpatico e magnetico. Ricordo ancora che tutte le volte che passavo dalla sala da pranzo per andare al bagno, lui vedendomi mi faceva sempre l&#8217;occhiolino. Se fossi stato come sono ora me lo sarei fatto già da un pezzo. Massiccio e muscoloso. Braccia pelose, scolpite ma non troppo. L&#8217;età lo aveva farcito un po&#8217;, ma quel ripieno in più lo rendeva ancora più figo. Portava sempre una maglietta senza maniche bianca che faceva risaltare molto il suo torace davanti e la schiena dietro e un bel paio di jeans logori che gli delineavano le cosce e sopratutto il pacco. Se avesse avuto una camicia a quadri rossa, sarebbe stato uguale a uno di quei camionisti che si vedono nei video porno. Possiamo quindi dire che Sasà sia un bell&#8217;esemplare di &#8220;Mature Muscle Bear&#8221;.</p>



<p>Dopo Sasà c&#8217;è Giacomo. Giacomo è alto 1.60. Meno brizzolato di Sasà ma un po&#8217; stempiato. Capelli castani e occhi azzurro mare. Con due bei mustaccioni stile daddy. Braccia e gambe grosse e poco pelose. Era solito usare le polo e di solito ne indossava una blu che gli metteva in rilievo i capezzoli e delineava il suo pancione che niente aveva da invidiare a quello di mio padre. Dai bottoni che lasciava aperti si poteva intravedere un bel ciuffo di peli sbucare fuori. Invece dei jeans, Giacomo indossava sempre dei pantaloni di tessuto marrone oppure grigio di quelli che fanno risaltare il pacco. Ogni volta che lo vedevo di profilo la mia mano sembrava fremere di volontà propria e voleva avventurarsi nel suo cavallo per sentire la consistenza di quel pacco. Giacomo è davvero un gran bel &#8220;Chubby&#8221;.</p>



<p>&#8220;Salve a tutti&#8221; disse Rosario che d&#8217;ora in poi chiameremo Sasà</p>



<p>&#8220;Saaalve&#8221; disse Giacomo con un tono maialesco vedendo me e Domenico</p>



<p>&#8220;Salve a voi. E&#8217; un piacere conoscervi&#8221; dissi io &#8220;Un uccellino, anzi&#8230;&#8221; e guardai mio padre con un espressione maialesca &#8220;un uccellone mia detto che voi due volete farmi la festa, vero?&#8221;</p>



<p>&#8220;Puoi dirlo forte&#8221; disse Giacomo</p>



<p>&#8220;E&#8217; da tanto tempo che non facciamo sesso.&#8221; e si strinse il pacco &#8220;Tuo padre ci ha detto che sei un succhiacazzi fenomenale e noi siamo tanto arrapati&#8230;&#8221; disse stringendosi ancora il pacco ed io notai che quel pacco cominciava ad acquistare vigore</p>



<p>&#8220;State tranquilli, ci penso io&#8230; anzi&#8230;&#8221; e guardai Domenico mettendogli un braccio intorno al collo &#8220;Ci pensiamo noi a voi!&#8221;</p>



<p>&#8220;Ah già, ho dimenticato di fare le presentazioni.&#8221; disse mio padre &#8220;Lui si chiama Domenico. E&#8217; il compagno di mio figlio.&#8221;</p>



<p>&#8220;Accipicchia&#8230;&#8221; disse Giacomo squadrando Domenico dalla testa ai piedi</p>



<p>&#8220;Ottima scelta ragazzo!&#8221; disse Sasà</p>



<p>&#8220;Bene, bene&#8221; disse mio padre &#8220;Ci sono tutte le premesse per un orgia con i fiocchi. Dai, andiamo tutti nella stanza da letto e diamoci dentro!&#8221;</p>



<p>Io, Domenico, mio padre e Sasà e Giacomo ci avviammo nella stanza da letto ma prima di entrarvi ci spogliammo completamente e lasciammo i nostri abiti nella mia stanza così dopo li avremo trovati puliti.</p>



<p>&#8220;Allora?&#8221; dissi io con tono provocante &#8220;Chi vuole essere il primo?&#8221;</p>



<p>&#8220;Io&#8221; disse Sasà &#8220;Vieni qui e fammi vedere se sei bravo come dice tuo padre.&#8221; Sasà aveva già il cazzo in tiro. Era davvero bellissimo. Larghezza e lunghezza erano bilanciate, di certo al di sopra della media ma non eccessivamente grande. Il prepuzio sembrava incapace di contenere quella cappella tonda, rosa e succosa che per metà era già fuori pronta e desiderosa di una bocca calda ed accogliente. Sasà aveva il cazzo depilato. Tante volte avevo visto nei miei video porno preferiti attori che avevano il cazzo depilato e desideravo tanto poterne &#8216;tastare&#8217; uno dal vivo ed ora avevo la possibilità di farlo.</p>



<figure class="wp-block-image alignfull size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2024/07/racconti-gay-bear_bear-gay_1.jpg?resize=1024%2C576&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-4590" srcset="https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2024/07/racconti-gay-bear_bear-gay_1.jpg?resize=1024%2C576&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2024/07/racconti-gay-bear_bear-gay_1.jpg?resize=300%2C169&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2024/07/racconti-gay-bear_bear-gay_1.jpg?resize=768%2C432&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2024/07/racconti-gay-bear_bear-gay_1.jpg?w=1280&amp;ssl=1 1280w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Senza ulteriori indugi mi diressi verso Sasà mi abbassai e gli presi in mano quel bel salsicciotto pulsante e cominciai a menarglielo un po&#8217; giusto per farlo riscaldare. Nel frattempo Giacomo si era messo accanto a Sasà e si gustava la scena e allora io lo guardai voglioso e gli dissi &#8220;Tranquillo&#8221; e mi misi a solleticargli le palle per fargli venire un erezione che in pochi gli risvegliò il cazzo &#8220;Non mi sono scordato di te.&#8221; e gli feci l&#8217;occhiolino</p>



<p>&#8220;Ah&#8230; si&#8230; che bello&#8230; ah&#8230;&#8221; disse Giacomo</p>



<p>&#8220;Eheheheh&#8230; a mio figlio piace tanto solleticare i cazzi degli altri.&#8221; disse mio padre ridendo e poi si mise a spompinare Domenico.</p>



<p>&#8220;Perché non lo fai anche a me?&#8221; disse Sasà</p>



<p>&#8220;Va bene, stenditi sul letto che ci penso io a te.&#8221; e Sasà si stese sul letto</p>



<p>Cominciai con una sola mano, la destra. Gli feci allargare le gambe e cominciai a stimolargli il perineo e poi cominciai a salire passando per le palle fino alla punta proprio all&#8217;altezza del frenulo per poi fare la strada a ritroso. Il cazzo di Sasà cominciò a danzare in modo frenetico. Con il cazzo depilato il solletico viene ancora meglio.</p>



<p>&#8220;Ah&#8230; si&#8230; ah&#8230; Mmm&#8230; si&#8230;oh&#8230; continua&#8230; non ti fermare&#8230; Ah&#8230;&#8221; Sasà era in estasi e questo di riflesso fece arrapare anche me</p>



<p>Ad un certo punto mi concentrai sul frenulo e passavo un dito sul contorno del prepuzio fino a quando inaspettatamente la mano sinistra gli solleticai lo scroto. Sasà sembrava posseduto.</p>



<p>&#8220;Ah&#8230; si&#8230; ancora&#8230; ancora&#8230; ancora&#8230; ancora&#8230; ANCORAAAAAAAAA!!!!!!&#8221;</p>



<p>&nbsp;&#8220;Quanto ne vuoi, caro.&#8221; dissi io</p>



<p>&#8220;Ah, basta&#8230; non resisto più&#8230; succhiamelo. Si, succhiamelo.&#8221;</p>



<p>Senza farmi attendere fagocitai il cazzo di Sasà e cominciai a succhiarglielo con foga sempre più crescente ma senza andare troppo veloce. Volevo gustarmi completamente la salsiccia di Sasà. Nel frattempo Giacomo si era disteso nel letto accanto a Sasà e cominciò a baciarlo con passione e stimolargli i capezzoli. Ad un certo punto si staccarono e Giacomo disse &#8220;Vieni figliolo. C&#8217;è spazio anche per te qui&#8230;&#8221; e così mi misi a sandwich tra Giacomo a Sasà. Mentre mi godevo il cazzo di Sasà, da dietro sentivo quello di Giacomo strusciare contro il mio culo e mentre mi bacava il collo e mi accarezzava le spalle e la schiena potevo anche sentire il suo pancione premere contro di me. Mi sentivo in paradiso. Nel frattempo mio padre e Domenico si erano scambiati i ruoli. Adesso era Domenico che spompinava mio padre. Dopo aver assaggiato per bene il cazzo di Sasà mi girai verso Giacomo e lo baciai con passione stringendolo a me. Dopo scesi giù e gli succhiai i capezzoli mentre con la mano mi godevo la sua panciona e nel frattempo Sasà iniziò a baciarmi il collo e mi prese il cazzo in mano e cominciò a segarmelo lentamente. Dopo i capezzoli scesi ancora e mi avvinghiai a quell&#8217;enorme pancione e iniziai a baciarlo e leccarlo ovunque. Rispetto alla pancia di mio padre, quella di Giacomo era molto meno pelosa e leggermente meno soda, ma comunque mi faceva impazzire.</p>



<p>&#8220;Che bel pancione che hai, Giacomo.&#8221; dissi in preda al delirio</p>



<p>&#8220;Goditelo tutto, figliolo. Si, così&#8230;bravo&#8230; bravo..&#8221; disse Giacomo per incitarmi</p>



<p>Dopo aver fatto il pieno del pancione di Giacomo scesi ancora più giù e mettendomi a carponi sul letto cominciai a succhiare il cazzo di Giacomo. Giacomo aveva un cazzo di lunghezza media molto simile al mio con una cappella dalla forma più allungata rispetto a quella di Sasà ma le sue palle erano belle grosse, più di quelle di Sasà. &#8220;Chissà quanta sborra ci sarà li dentro&#8230;&#8221; pensai tra me</p>



<p>&#8220;Ah&#8230; si&#8230; bravo&#8230; così&#8230; bravo figliolo&#8230; succhialo tutto&#8230; si&#8230; bravo, così&#8230; oh&#8230;&#8221; anche Giacomo era soddisfatto della mia bocca</p>



<p>Ad un certo punto senti un calore umido nel culo. Sasà si era alzato e aveva iniziato ad aprirmi il buco con la sua lingua. Di tanto in tanto ci spuntava dentro e con il dito mi penetrava un po&#8217; per poi riprendere i colpi di lingua.</p>



<p>&#8220;Ah&#8230; si&#8230; continua Sasà&#8230; ah&#8230; ah&#8230; non vedo l&#8217;ora&#8230; ah&#8230; di sentire ah&#8230; quel bel missile pelato in culo&#8230; ah&#8230;&#8221;</p>



<p>&#8220;Hai un culo da sballo.&#8221; disse tra una leccata e l&#8217;altra &#8220;Si, è fantastico&#8230; non vedo l&#8217;ora di aprirtelo in due&#8230;&#8221;</p>



<p>Continuai a succhiare con avidità il cazzo di Giacomo finche non ebbe un sussulto e senti in bocca il sapore della sua pre-sborra.</p>



<p>&#8220;Ah&#8230; Eheheheh&#8230; me ne hai fatta uscire un po&#8217;&#8230; bravo continua così&#8230;&#8221; disse Giacomo</p>



<p>&#8220;E&#8217; questo è niente&#8221; dissi io &#8220;il bello deve ancora arrivare&#8221;</p>



<p>Con la coda dell&#8217;occhio vidi mio padre che stava mettendo il profilattico a Domenico e allora decisi che era il momento di fare sul serio.</p>



<p>&#8220;Sasà&#8221; dissi io &#8220;prendi un profilattico e mettitelo. Voglio sentirti dentro&#8221;</p>



<p>Sasà non si fece aspettare. Mi rimisi disteso e mi avvinghiai a Giacomo che ripresi a baciare con passione. Dopo aver armato la sua pistola e averla lubrificata per bene assieme al mio culo cominciò ad entrare. Essendo abituato al cazzo di Domenico che era più largo di quello di Sasà non sentì dolore ma solo un enorme piacere. Sasà cominciò a fottermi con vigore e velocità crescente mentre io ero avvinghiato a Giacomo mi godevo ogni millimetro del suo corpo.</p>



<p>&#8220;Giacomo girati, che facciamo un 69.&#8221; gli sussurrai all&#8217;orecchio e lui ne fu felice e si girò e cominciammo a succhiarci il cazzo a vicenda. Mi sentivo in paradiso. Uno stallone dietro mi faceva la festa e un bel 69 davanti. Restammo in questa posizione per un&#8217;ora abbondante. Sasà aveva una resistenza incredibile, proprio come mio padre. I maschi della loro generazione sono proprio delle macchine per il sesso. Mio padre si offrì di prendere il posto di Giacomo e così lui di alzo dal letto e iniziò a succhiare il cazzo a Domenico mentre mio padre prendendo il posto di Giacomo mi aveva dato il suo cazzo in bocca. Mi gustai ancora una volta il cazzo di mio padre in tutta la sua possanza. Il mio desiderio aumentava sempre di più fino a che mi sentì strano. Sasà, non so come era riuscito a stimolarmi la prostata e mi aveva provocato un orgasmo anale.</p>



<p>&#8220;Ah&#8230; ah&#8230; si&#8230; ah&#8230; ma&#8230; ah&#8230; che&#8230; succede?&#8221;</p>



<p>&#8220;Eheheheh&#8230; Sasà ti ha stimolato la prostata.&#8221; mi disse mio padre</p>



<p>&#8220;Ti è piaciuto, eh?&#8221; disse Sasà con il fiatone</p>



<p>&#8220;Si&#8230; è stato bello&#8230; fottimi&#8230; fottimi&#8230;&#8221; dissi nel impeto della passione</p>



<p>Ripresi a succhiare il cazzo di mio padre e ad un certo punto il fiato di Sasà cominciò ad accorciarsi.</p>



<p>&#8220;Ah, si&#8230; sto per venire&#8230; si, sto per sborrare&#8230; si&#8230; lo sento&#8230;&#8221; disse Sasà</p>



<p>&#8220;Voglio berlo tutto, Sasà.&#8221;</p>



<p>Allora Sasà si sfilò da me e si tolse il profilattico e io cominciai a succhiargli il cazzo con foga ma sempre mantenendo un velocità media perché volevo godermelo fino in fondo.</p>



<p>&#8220;Ah&#8230; si&#8230; lo sento&#8230; sta per arrivare figliolo&#8230; si, sta per arrivare&#8230;&#8221; disse Sasà</p>



<p>&#8220;Avanti Ste&#8217;&#8230; fallo venire&#8221; mi incitava mio padre</p>



<p>&#8220;Ah, si&#8230; eccolo&#8230; arriva&#8230; si&#8230; ECCOLO&#8230;. AAAAAAAHHHHHHHHHHHWWWWWWWW!!!!!!!!!&#8221;</p>



<p>Il cazzo di Sasà cominciò a pulsare in modo frenetico e la mia bocca si riempì del suo nettare di virilità. Lo assaporai per bene e poi lo mandai giù. Continuai a succhiare il cazzo di Sasà fino a quando non si ammosciò del tutto.</p>



<p>&#8220;Sei proprio un succhiacazzi con i fiocchi.&#8221; disse Sasà ancora ansimante &#8220;Tuo figlio è meglio di una troia, Vicè&#8230;&#8221; disse a mio padre</p>



<p>Nel frattempo Domenico si stava facendo sbattere da Giacomo e anche lui era vicino all&#8217;orgasmo. Allora Giacomo si sfilò e si tolse il profilattico e Domenico cominciò la pompa finale.</p>



<p>&#8220;Ah&#8230; si&#8230; sto per venire&#8230; si&#8230; ah&#8230; vengo&#8230; vengo&#8230; VENGO&#8230;. AAAAAAAAAAAAAAHHHHHHHHHHH!!!&#8221; Domenico con uno scatto si mise davanti al cazzo di Giacomo e in pochi istanti i suoi schizzi gli avevano riempito la faccia. Domenico prese la sborra di Giacomo e se la gustò tutta senza lasciarne neppure una goccia. Adesso era il turno di mio padre.</p>



<p>&#8220;Vieni qui pa&#8217;&#8230; adesso tocca a te.&#8221; dissi con tono voglioso</p>



<p>&#8220;Ascolta Ste&#8217;, Giacomo e Sasà hanno avuto la loro razione di solletico ma io no&#8230;&#8221; disse facendomi uno sguardo da cucciolo</p>



<p>&#8220;Ok, stenditi e lascia fare a me.&#8221; e anche mio padre ricevette la sua razione di solletico. Dopo un po&#8217; iniziai a succhiare il cazzo di mio padre e lo sentì pulsare.</p>



<p>&#8220;Stai per venire pa&#8217;?&#8221; dissi io</p>



<p>&#8220;Si&#8230;&#8221;</p>



<p>&#8220;E vuoi venire?&#8221; gli dissi io</p>



<p>&#8220;Si, non resisto più. Fammi venire Ste&#8217;&#8230;&#8221;</p>



<p>Allora iniziai a segare mio padre con foga e velocità.</p>



<p>&#8220;Vediamo quanto riesci a resistere&#8230;&#8221; dissi emulando lo stesso gioco erotico che lui aveva fatto con me qualche giorno prima.</p>



<p>&#8220;Eheheheh&#8230; guarda che io ho una resistenza più alta della tua, sai?&#8221; disse mio padre ridendo</p>



<p>&#8220;Ah, si? Allora ci penso io&#8230;&#8221; disse Domenico cominciando a solleticare lo scroto a mio padre.</p>



<p>&#8220;Come la mettiamo adesso, eh?&#8221; dissi io</p>



<p>&#8220;Ah&#8230; ah&#8230; ah&#8230; ah&#8230; si&#8230; ah&#8230; ah&#8230; uhm&#8230; AAAAAAAAAAAAAAAAHHHHHHHHHH!!!!!!!!!!!!!!!!!!!&#8221;</p>



<p>Il cazzo di mio padre cominciò ad eruttare sperma che finì sul suo petto e sulla sua panciona. Dopo averlo svuotato per bene, io e Domenico cominciammo e leccarlo ovunque per prendere tutto quello squisito miele bianco. Io gli presi quello che era finito sul petto, Domenico invece gli ripulì la pancia e leccando leccando ci avvicinammo l&#8217;un l&#8217;latro fino a baciarci con passione realizzando una vera e propria versione porno gay della scena dello spaghetto di &#8216;Lilli e il vagabondo&#8217;.&nbsp;</p>



<p>&#8220;Abbiamo vinto noi!&#8221; dicemmo all&#8217;unisono io e Domenico</p>



<p>&#8220;Eheheheheh&#8230; mascalzoncelli!&#8221; disse mio padre ancora col fiatone</p>



<p>Adesso era il nostro turno. Io e Domenico avremmo chiuso in bellezza quell&#8217;orgia fantastica&#8230; ma l&#8217;andazzo della serata prese una piega del tutto inaspettata. Mentre io e Domenico stavamo per avvinghiarci sentimmo qualcuno urlare fuori.</p>



<p>&#8220;Domenico!!!!!!!!!!! Lo so che sei li! Domenico!&#8221;</p>



<p>Ma chi poteva essere ad urlare in quel modo? L&#8217;espressione di Domenico cambiò e dall&#8217;imbarazzo che gli leggevo in volto capì che lui sapeva chi fosse ad urlare.</p>



<p>&#8220;Le chiedo scusa, signor Vincenzo ma&#8230; potrebbe fare salire quell&#8217;uomo che sta dando spettacolo? Non voglio che attiri l&#8217;attenzione&#8230;&#8221;</p>



<p>&#8220;D&#8217;accordo, Domenico&#8221;</p>



<p>Mio padre andò nella mia stanza e dopo essersi rimesso le mutande e i pantaloncini andò a prendere quell&#8217;uomo e lo fece salire. Nel frattempo anche noi altri c&#8217;eravamo rivestiti e ci eravamo spostati nella sala da pranzo. Ero in apprensione, un&#8217;atmosfera gelida e pesante era calata su di noi e lo sguardo di Domenico non prometteva niente di buono.</p>



<p>&#8220;Domenico, che cosa sta succedendo?&#8221; chiesi io ma lui non rispose</p>



<p>Dopo qualche istante mio padre tornò con un&#8217;altro uomo. Era visibilmente ubriaco.</p>



<p>&#8220;Ti avevo espressamente chiesto di lasciarmi in pace!&#8221; disse Domenico arrabbiato &#8220;Si può sapere che cosa vuoi da me&#8230; papà?&#8221;</p>



<p>Non potevo credere alle mie orecchie.</p>



<p>[Continua]</p>



<p>Spero che questa storia vi sia piaciuta. Nel caso aveste delle idee, spunti per altre storie potete contattarmi a questo indirizzo -&gt; stefano_339@yahoo.it</p>



<p><strong>Chi non rischia non rosica &#8211; 2a parte &#8211; Un racconto di Fanozzo</strong></p>



<p>Ancora non riuscivo a credere che era successo davvero. Avevo fatto sesso con quell&#8217;orsone alfa di mio padre.</p>



<p>Mio padre, Vincenzo di anni 54, alto 1.90, brizzolato, capelli neri e occhi castani e con un pizzetto da urlo. Corporatura massiccia, pelosissimo, e con una panciona tonda e soda su cui mi avvinghierei 24 ore su 24. Già da qualche anno era diventato il mio sogno erotico ma alla fine quel sogno si era concretizzato. Mi sentivo ancora eccitato per la cosa ma più importante di questo era il fatto che grazie a quella trombata avevo imparato molte cose. Nonostante io avessi cercato di seguire l&#8217;esempio dei miei, che sono le persone più aperte di questo mondo, avevo lasciato che la paura, l&#8217;incertezza e il mio modo semplicistico di vedere le cose mi bloccassero ma mio padre alla fine mi aveva aperto gli occhi&#8230; oltre che le gambe. Non avrei dato più nulla per scontato o per semplice perché nulla è semplice in questo mondo.</p>



<p>Dopo quella fantastica trombata, mio padre mi chiese se avessi voluto &#8216;conoscere meglio&#8217; i suoi due migliori amici con i quali molto spesso si trovava a casa a giocare a carte. Io ne fui entusiasta. Mio padre è un figone da paura ma anche i suoi amici non scherzano.</p>



<p>Pensare a quei due bei maschioni più mio padre che mi usavano per placare le loro voglie mi faceva venire le caldane. Non avrei potuto lasciarmi scappare un occasione del genere tanto più che avrei avuto la possibilità di farlo a breve. Mia madre infatti doveva partire per Reggio Calabria per aiutare sua zia in casa finché il marito non fosse stato dimesso dall&#8217;ospedale per un femore rotto. Io e mio padre avremmo avuto la casa libera per una settimana. La partenza era fissata tra due giorni. Nonostante aspettassi fremente il giorno X, c&#8217;era un&#8217;altra cosa che mi premeva di più: Domenico, il meccanico che incontravo ogni giorno andando all&#8217;università. Non potevo più aspettare, dovevo chiarire le cose con lui una volta per tutte perché non era solo attrazione fisica, io ne ero davvero innamorato. Era giunto il momento di chiarire le cose con lui una volta per tutte.</p>



<p>Il giorno seguente non avendo lezioni uscì di casa verso le 11:30 e dissi ai miei di non aspettarmi per pranzo, che avrei mangiato fuori. Mio padre mi fece un occhiolino. Lui sapeva dove e da chi stavo andando.</p>



<p>Arrivato all&#8217;officina vidi Domenico trafficare sotto una macchina.</p>



<p>&#8220;Buongiorno&#8221; dissi io molto timidamente</p>



<p>&#8220;Ciao, Stefano. Come stai?&#8221; mi chiese con un viso sorpreso ed allegro. &#8220;Wow&#8221; pensai tra me &#8220;gli ha fatto piacere rivedermi. Forse gli piaccio&#8230;&#8221;</p>



<p>&#8220;Ciao, Domenico. Amm&#8230; ascolta&#8230; ecco&#8230; io ti dovrei parlare&#8230; ce li hai cinque minuti? Se stai lavorando posso aspettare&#8230;&#8221;</p>



<p>&#8220;No, tranquillo. Avevo giusto bisogno di una pausa. E poi tra un po&#8217; c&#8217;è la pausa pranzo. Ho una fame da lupi e credo che nessuno si lamenterà se per un giorno stacco un po&#8217; prima.&#8221;</p>



<p>Domenico allora chiuse la saracinesca e restammo io e lui dentro da soli senza che sguardi indiscreti potessero disturbarci e io mi appoggiai sulla macchina dove lui stava trafficando prima.</p>



<p>&#8220;Dimmi.&#8221; mi disse lui mettendosi di fronte a me ed io allora cominciai a parlare</p>



<p>&#8220;Ecco&#8230; io volevo dirti&#8230; ehm&#8230; ecco&#8230; accidenti sono proprio una frana! D&#8217;accordo, te lo dico senza giri di parole. Tu mi piaci. Ecco, l&#8217;ho detto. E&#8217; dalla prima volta che ti ho visto che mi sei piaciuto. Non ti ho mai detto nulla perché temevo che ti saresti offeso se l&#8217;avessi saputo perché credevo fossi etero ma non ho più intenzione di dare niente per scontato e così te l&#8217;ho detto.&#8221; e poi ripresi fiato &#8220;Ecco, adesso lo sai.&#8221;</p>



<p>&#8220;Non è mai facile per un gay dichiarasi, vero? Sopratutto qui in Sicilia.&#8221; disse Domenico con uno sguardo dolce &#8220;Anch&#8217;io ci sono passato e rispetto alla mia la tua è stata una dichiarazione esemplare. Comunque anche tu mi sei sempre piaciuto. Ho sentito che è scattato qualcosa fra noi la prima volta che ti ho incontrato. Sai, cominciavo a perdere le speranze. Ti ho lanciato un sacco di segnali ma tu sembravi non vederli.&#8221;</p>



<p>&#8220;Si, lo so. Sono stato uno stupido.&#8221; dissi io &#8220;Avevo così paura di uscire allo scoperto per timore di provocare reazioni eccessive agli altri o essere respinto che io&#8230; ho preferito continuare a tenermi tutto dentro, piuttosto che provarci. Insomma si dice che &#8216;Chi non rischia non rosica&#8217;, no?&#8221;</p>



<p>&#8220;Hei, non devi spiegarmi niente, Stefano&#8221; disse accarezzandomi la guancia &#8220;Non è colpa tua se la gente ancora non ha accettato i gay completamente. Non è facile mettersi in gioco in questo modo, ma tu alla fine l&#8217;hai fatto&#8230; e devi essere fiero di questo.&#8221;</p>



<p>&#8220;Si, è vero. Però&#8230;&#8221;</p>



<p>&#8220;Shhh&#8230;&#8221; fece Domenico mettendomi un dito sulle labbra &#8220;Adesso basta, ok? Vieni qui.&#8221; e avvicinandosi a me mi abbraccia dolcemente e mi bacia. Stringendolo a me potevo sentire le forme del suo corpo. I suoi muscoli erano magnifici.</p>



<p>&#8220;Che ne dici se continuiamo questa conversazione a casa mia? Li staremo più comodi&#8230;&#8221;</p>



<p>&#8220;E il pranzo? Pensavo avessi una fame da lupi&#8230;&#8221; dissi io</p>



<p>&#8220;E ce l&#8217;ho. Ho una gran fame&#8230; di te.&#8221; e mi baciò di nuovo ma questo bacio fu 10 volte più spinto del precedente e sentì un movimento inguinale sotto la sua tuta da lavoro.</p>



<p>Dopo essersi tolto la tuta, Domenico mi fece uscire dalla porticina accanto la saracinesca e dopo averla chiusa, ci avviammo verso casa sua in macchina. Per tutta la durata del viaggio nessuno dei due proferì parola, ma ci scambiammo moltissimi sguardi e sorrisi. Dopo 10 minuti eravamo arrivati a destinazione. Domenico abitava in un condominio poco distante dall&#8217;officina ma comunque troppo lontano per andarci a piedi. Era davvero un bell&#8217;appartamento. Nonostante abitasse da solo la casa era molto ordinata e curata. Si vedeva che ci teneva molto. L&#8217;arredamento della casa era classico, semplice e rispecchiava in pieno il carattere del suo inquilino.</p>



<p>&#8220;Mettiti comodo&#8221; mi disse &#8220;io vado a farmi una doccia per togliermi questo grasso di dosso e rinfrescarmi. Torno subito&#8221;</p>



<p>&#8220;Ok&#8221; risposi io e dopo averlo visto entrare in bagno cominciai ad esplorare un po&#8217; la casa. E&#8217; una cosa che faccio fin da quando ero bambino e anche se mio padre mi diceva sempre che non era corretto gironzolare in casa d&#8217;altri mentre si era in visita non riuscivo a farne a meno. Era una vera e propria passione per me esplorare le case degli altri, era un po&#8217; come aprire una finestra sulla vita di quelle persone. Era bello potersi immergere per un istante nella vita di qualcun&#8217;altro. Immaginare la sua vita quotidiana, i desideri, le passioni, ecc&#8230; In fondo una casa è un po&#8217; la proiezione fisica di chi la abita e le varie stanze ne descrivono una parte specifica. Osservai la cucina e vidi che solo uno dei quattro fornelli era consumato ma non c&#8217;era traccia di aloni dovuti al calcare sulla griglia di metallo e questo sta ad indicare che quel fornello non aveva mai visto acqua per cucinare quindi le capacità culinarie di Domenico dovevano essere limitate al solo riscaldamento di cibi precotti. Osservai anche la stanza da pranzo. Era molto ordinata ma le cose messe alla rinfusa sul tavolino davano quel tocco di personalità spensierata che non guasta mai, di chi non si preoccupa di riordinare sempre tutto in modo nevrotico e l&#8217;assenza di quelle fastidiose pellicole di plastica che di solito si mettono sui divani per proteggerne il tessuto stava ad indicare che Domenico teneva molto di più ai suoi ospiti che a preoccuparsi che i divani si consumassero. Tuttavia i divani sembravano nuovi, o meglio non sembravano consumati eccessivamente e questo mi fece pensare che forse Domenico non ricevesse molti ospiti, dopotutto. Infine osservai anche la camera da letto. Sebbene vivesse da solo nella stanza c&#8217;era un letto matrimoniale. Forse in passato Domenico aveva avuto delle storie ma mi ricredetti subito quando ripensai a quello che mi disse sulla difficoltà per un gay di dichiararsi. Quel letto matrimoniale poteva essere una rappresentazione del suo desiderio umano di trovare un compagno. Alzando gli occhi vidi che c&#8217;era un crocifisso sopra il letto. Quindi Domenico era un cristiano come me e la cosa mi fece piacere perché voleva dire che nonostante quello che la Chiesa continua a dichiarare sui gay, lui pensava con la sua testa e non confondeva la Chiesa con Dio, esattamente come facevo io. Fino a quel momento pensavo di essere l&#8217;unico a farlo. Provai una grande gioia per questo tuttavia c&#8217;era qualcosa di strano in quella stanza o meglio non c&#8217;era qualcosa che avrebbe dovuto esserci. Non solo nella camera da letto ma in tutta la casa non c&#8217;era neanche una foto di famiglia. Questo non era un buon segno. Le possibili cause erano moltissime, ma quella che subito mi venne in mente forse per il nostro caso specifico era che l&#8217;outing di Domenico non fosse andato a buon fine come il mio ma non volli fare due più due subito.</p>



<p>&#8220;Ah&#8230; ecco dov&#8217;eri! Non è molto che aspetti, vero?&#8221; disse una voce alle mie spalle. Era Domenico.</p>



<p>Quando lo vidi mi sentì quasi mancare. Era appena uscito dalla doccia, ancora grondante d&#8217;acqua e coperto solo da un telo doccia bianco. Muscoloso e massiccio da far paura. Ricoperto da una foresta di peli castani che raggiungevano il loro acme sul suo petto possente e maschio, sulla sua tartaruga e scendendo verso il suo pube, ancora coperto dal suo telo. Aveva delle cosce fantastiche, robuste, pelosissime e tutte da leccare. Un vero trionfo di madre natura. Un uomo con la U maiuscola. Un bellissimo esemplare di &#8220;Muscle bear&#8221;. Come era possibile che un uomo del genere fosse ancora single?</p>



<p>&#8220;Terra chiama Stefano!&#8221; disse in modo scherzoso schioccando le dita &#8220;Che c&#8217;è? Non dirmi che non hai mai visto un uomo nudo&#8230;&#8221;</p>



<p>&#8220;Hai un corpo perfetto. Sei davvero sexy&#8230;&#8221; dissi mettendogli una mano sul suo petto</p>



<p>&#8220;Si, lo so. Tutti quelli con qui sono stato mi hanno detto la stessa cosa.&#8221; e il suo viso divenne triste &#8220;Loro volevano soltanto sesso, ma a me non bastava e dopo aver ottenuto quello che volevano, se ne andavano.&#8221;</p>



<p>In quel momento mi sarei mangiato la lingua. Capendo che il mio complimento si era trasformato in una gaf colossale, cercai di scusarmi &#8220;Ti chiedo scusa, Domenico. I-io non vorrei che tu avessi pensato male di me per quello che ho detto sul tuo corpo. Forse adesso non è il caso che noi due&#8230; si, insomma&#8230; hai capito?&#8221;</p>



<p>&#8220;Come sei sensibile&#8230; lo sapevo. L&#8217;avevo immaginato che eri così quando ti ho incontrato.&#8221; disse lui e vedendomi visibilmente dispiaciuto e mi abbracciò dolcemente &#8220;Tranquillo, lo so che tu sei diverso. Non ho mai portato nessuno a casa mia di quelli con cui ho fatto sesso. Tu sei il primo&#8230; e spero con tutto il cuore che tu sia l&#8217;ultimo.&#8221; e mi mise una mano sulla guancia</p>



<p>&#8220;Domenico&#8230;&#8221;</p>



<p>Domenico mi sorrise e i nostri sguardi si persero l&#8217;uno nell&#8217;altro. Le nostre labbra si avvicinarono sempre di più per abbandonarsi in un bacio fantastico.</p>



<p>Domenico sapeva baciare divinamente e qualcosa sotto il suo telo cominciava a risvegliarsi. Durante il bacio con incredibile foga e passione, Domenico mi tolse la maglietta e mi passò le mani sul petto e la schiena poi mi sfibbiò il bottone del jeans, scese la zip e staccandosi si abbassò per calarmi i pantaloni e poi anche le mutande. In un attimo mi ritrovai nudo e con l&#8217;uccello che segnava le 12. Domenico mi prese il cazzo in mano e iniziò una sega molto lenta, quasi ipnotica mentre mi stringeva a sé baciandomi il collo.</p>



<p>&#8220;Oh, si&#8230;. Oh&#8230; si&#8230; sei bravissimo&#8230; non fermarti&#8221; ero come in uno stato di trance</p>



<p>&#8220;Come sei bello, Ste. Mi piaci tanto.&#8221; disse mentre continuava a baciarmi il collo</p>



<p>Le mie mani scorrevano per le sue spalle e la schiena fino a che non raggiunsi il suo telo</p>



<p>&#8220;Vuoi quello che c&#8217;è dietro il telo? Allora vieni qui&#8221; disse Domenico</p>



<p>Presi il telo e glie lo tolsi e un cazzo di 25 cm fece un balzo per liberasi dal contenimento cui era costretto fino a qualche secondo prima. Non potevo credere ai miei occhi. Era bellissimo, leggermente tendente a sinistra, la cappella era tonda e rosea e il suo prepuzio era davvero invitante. Essendo così vicino al suo cazzo potevo sentirne l&#8217;odore ed era come una ghiotta esca che attira il pesce ignaro verso l&#8217;amo. Il cazzo di Domenico era stato accolto nella mia bocca. Era davvero bellissimo, così succulento, liscio e turgido, caldo e pulsante&#8230; In una parola, buono.</p>



<p>&#8220;Ah&#8230; si&#8230; oh, si&#8230; continua&#8230; mmm, sei bravo&#8230; continua dai&#8230; succhiamelo&#8230; si, così&#8230; mmm&#8230;&#8221; il mio servizietto aveva riscosso il successo sperato. Domenico era più che soddisfatto della mia bocca.</p>



<p>Alternavo pompate lente ad altre più veloci e incisive. Dopo un po&#8217; mi staccai e cominciai una sega leggera usando solo due dita con uno sguardo provocante fino a quando vidi un getto bianco arrivarmi in faccia. In un primo istante pensai di essere arrivato al dunque troppo presto, ma poi capì che era solo pre-sperma e leccandogli il cazzo dalle base fino alla punta e prendendo anche quello che mi era arrivato in faccio me lo presi tutto.</p>



<p>&#8220;Hai una pre-eiaculazione potente&#8221; dissi io con uno sguardo da maiale &#8220;Pensavo che stessi per venire. Chissà come sborri&#8230;&#8221; e ripresi la sega a due dita &#8220;Hai un cazzo fantastico, Domenico. Mi piace tantissimo. Non vedo l&#8217;ora di sentirlo in culo.&#8221;</p>



<p>&#8220;Ah si? Vieni qua&#8221; e di scatto mi prese in braccio con grande passione, mi stese sul letto e stendendosi accanto a me cominciò a baciarmi ovunque per poi prendermi il cazzo in bocca. Anche lui se la cavava. Quando faceva il vuoto mi sentivo come se potessi toccare il cielo con un dito. Mentre me lo succhiava le sue mani esploravano ogni centimetro del mio corpo, il petto, la pancia, le gambe, le braccia e poi alzandomi una gamba arrivò alla parte più importate. Dopo essersi fermato per un istante dal succhiarmi il cazzo per bagnarsi l&#8217;indice di saliva, Domenico riprese il pompaggio e iniziò a penetrarmi a ritmo della pompa. Mi sentivo sulla luna. Provavo piacere davanti e dietro contemporaneamente. Da una le dita diventavano due, poi tre e poi quattro e il mio testosterone cresceva assieme a loro.</p>



<p>&#8220;Non resisto più, Domè&#8230; Fammi tuo.&#8221; dissi io al culmine dalle passione</p>



<p>Domenico si alzò e prese dal secondo cassetto del comodino un profilattico e una boccetta di lubrificante. Dopo essersi messo la protezione si spalmò il cazzo di lubrificante e me ne mise un po&#8217; anche nel buco.</p>



<p>&#8220;Dammi le gambe&#8221; mi disse Domenico con un tono tra l&#8217;infoiato e l&#8217;imperativo</p>



<p>Mi stesi sul lato del letto e gli diedi le gambe che lui si mise sulle spalle e cominciò ad entrare. Mentre entrava sentì di nuovo quel dolore che però mi dava piacere proprio come mi successe con mio padre. Questo dolore però fu più forte non perché il cazzo di Domenico fosse più lungo di quello di mio padre dato che c&#8217;era solo 1 cm di differenza ma perché era più largo del suo. Sebbene provassi più dolore della volta precedente anche il piacere conseguente a quel dolore era più grande è questo mi aiutò a far entrare in me quel toro. Finalmente Domenico era dentro di me, mi sentivo dilaniare dentro ma per nulla al mondo avrei lasciato che quel manzo uscisse da me. Il dolore scomparve e rimase solo il piacere. Domenico iniziò a spingere e ad ogni suo affondo, sentivo la sua asta salire di più, sempre di più in me come se potesse arrivarmi fino allo stomaco. Il suono del suo pube che sbatteva contro mio culo era come la lancetta dei secondi di un orologio che ad ogni battito faceva aumentare il mio desiderio.</p>



<p>&#8220;Che bel culo che hai. Mmm&#8230; com&#8217;è caldo&#8230; si&#8230; Ti piace il mio cazzo in culo, eh? Ti piace?&#8221; &nbsp;</p>



<p>&#8220;Si, hai una bella mazza&#8230; Si&#8230; sfondami!!!&#8221; dissi nel delirio sei sensi</p>



<p>Domenico prese a stimolarmi i capezzoli ed io mi sentivo sempre di più in paradiso. La mie mani scorrevano in quella foresta di peli che sembrava infinita e di tanto in tanto gli davo qualche pacca sul lato delle natiche che era il punto massimo dove il mio braccio riusciva ad arrivare, per incitarlo.</p>



<p>&#8220;Oh, si&#8230;. di più&#8230; di più&#8230; Ah&#8230;. si, così&#8230;. non fermarti&#8230; si&#8230; oh, si&#8230;&#8221;</p>



<p>I miei incitamenti avevano ottenuto l&#8217;effetto desiderato. Domenico si sfilò da me e mi disse di mettermi di fronte al muro e così feci. Mi prese da dietro e mi trombò in questa posizione avvinghiandomi a sé. Sentivo le sue mani muoversi su tutto il mio corpo e il suo fiato sul mio collo mentre mi baciava con passione e mi scavava dentro.</p>



<p>&#8220;Vorrei che questo non finisse mai&#8230;&#8221; dissi io nell&#8217;impeto del desiderio</p>



<p>&#8220;Anch&#8217;io&#8230;&#8221; mi rispose Domenico e dopo un po&#8217; il suo fiato cominciò ad accorciarsi. &#8220;Oh, si&#8230; lo sento&#8230; sto per venire&#8230; lo vuoi assaggiare il mio latte?&#8221;</p>



<p>&#8220;Si&#8230;&#8221; dissi io &#8220;Dammelo tutto in faccia.&#8221;</p>



<p>Domenico si sfilò da me e si tolse il preservativo ed io mi abbassai e mentre lui aveva iniziato a segarsi mi misi a leccargli lo scroto per incitarlo di più. La mia lingua si muoveva abilmente al di sotto di quei due serbatoi di virilità che non vedevano l&#8217;ora di svuotarsi. La mia lingua arrivò persino a stimolargli il perineo e quando arrivavo li sentivo Domenico sussultare dalla goduria. Avevo trovato un suo punto sensibile.</p>



<p>&#8220;Ah&#8230; si&#8230; come sei bravo&#8230; oh, si&#8230; si&#8230; lo sento&#8230; sto per venire&#8230; eccolo&#8230; lo sento&#8230; sta per uscire&#8230; AAAHHHWWW!!!!!&#8221;</p>



<p>Con un rapido movimento mi riportai di nuovo di fronte al suo cazzo e una marea di schizzi bianchi mi scaldarono la faccia. Alcuni di essi mi entrarono in bocca. Lo sperma di Domenico era buonissimo, mediamente denso, quasi bianco. Non avendo uno sperma eccessivamente denso, gli schizzi erano davvero potenti e li sentì massaggiarmi la faccia. I primi tre furono i più potenti poi in un calare di potenza fino a che il seme cominciò a colargli dal buchino dell&#8217;uretra. Presi con la mano tutto il prezioso liquido bianco di Domenico dalla mia faccia e me lo gustai tutto e dopo mi rimisi il suo cazzo in bocca per ripulirlo per bene e prendermi fino all&#8217;ultima goccia di quell&#8217;elisir di mascolinità. Dopo averlo ripulito per bene mi alzai e ci abbracciamo di nuovo e ci baciammo lungamente.</p>



<p>&#8220;Sei stato fantastico, Ste.&#8221; mi disse Domenico soddisfatto</p>



<p>&#8220;Grazie, anche tu sei stato eccezionale.&#8221;</p>



<p>&#8220;Dai, adesso tocca a te. Anch&#8217;io ti voglio sentire dentro.&#8221; mi sussurrò all&#8217;orecchio mentre mi prendeva il cazzo in mano</p>



<p>In quel momento realizzai che i profilattici di Domenico erano troppo grandi per me che rientro nella media, ma in quell&#8217;istante mi venne in mente che quando feci sesso con mio padre lui mi aveva messo uno dei suoi profilattici e andavano bene. Mentre mio padre faceva il suo giro di telefonate presi uno dei suoi profilattici sperando che mi sarebbe servito con Domenico e me lo misi nel portafoglio. Cercai dunque nella tasca posteriore del mio jeans e presi dal portafoglio quel passaporto per il piacere. Bene, era fatta. Domenico si mise un cuscino sotto la schiena e si prese le gambe tirandole a sé. Presi un po&#8217; di lubrificante e me lo spalmai per bene sul cazzo e anche sul suo buco, mi misi inginocchiato sul letto davanti a lui e cominciai a penetrarlo con un dito. Il culo di Domenico era largo, si vedeva che aveva avuto molti altri rapporti prima di quel momento e così cominciai ad entrare e mi senti come risucchiare da quella bocca posteriore, vogliosa e ansiosa della mia medicina.</p>



<p>&#8220;Mmm&#8230; si&#8230; oh&#8230; si&#8230; trombami&#8230;&#8221; diceva Domenico</p>



<p>Dopo essermi messo le sue gambe sulle spalle, cominciai a spingere con foga crescente prima lentamente e poi sempre più veloce.</p>



<p>&#8220;Oh&#8230; si&#8230; continua così Ste&#8230; non fermarti&#8230; non fermarti&#8230;&#8221; disse Domenico fra tante frasi sconclusionate</p>



<p>&#8220;Ah&#8230; hai un culo fantastico&#8230;&#8221;</p>



<p>&#8220;Si&#8230; ed è tutto per te amore mio&#8230; fammi godere&#8230;&#8221;</p>



<p>Domenico mi incitava sempre di più e ad un certo punto mi prese la mano e si mise le mie dite in bocca una dopo l&#8217;altra e le succhiava come se fosse cazzi.&nbsp; Con l&#8217;altra mano mi godevo il suo possente petto peloso e di tanto in tanto gli stimolavo i capezzoli. Nel frattempo notai che il cazzo di Domenico si risvegliava e così glie lo presi in mano e cominciai e segarglielo e stuzzicarlo stimolandogli il frenulo con il pollice.</p>



<p>&#8220;Oh&#8230; si&#8230; mi fai sentire un animale in calore&#8230; siiiiiii&#8230;..&#8221; Domenico era sulla luna dal piacere e questo fece arrapare anche me fino al punto che cominciai a sentire il mio cazzo pulsare. L&#8217;orgasmo era vicino.</p>



<p>&#8220;Sto per venire, Domè non resisto più&#8230;.&#8221;</p>



<p>&#8220;Allora stenditi, che ci penso io a te&#8230;&#8221; e cambiammo di nuovo posizione. Io mi stesi sul letto e Domenico si mise seduto sopra di me e cominciò a spingere sempre più veloce e incisivo.</p>



<p>&#8220;Oh si! così&#8230; ah&#8230; così&#8230; ah&#8230; mmm&#8230; sto per venire&#8230; si&#8230; oh, si&#8230; non fermarti&#8230; sta per uscire&#8230; ah&#8230; ah&#8230; ah&#8230; Ahhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh!!!!!!!!&#8221;</p>



<p>&#8220;Oh, si&#8230; oh&#8230;&#8221; disse Domenico sentendo le mie contrazione orgasmatiche nel suo culo &#8220;bravo&#8230; si&#8230; mmm&#8230;.&#8221;</p>



<p>&#8220;E&#8217; stato magnifico!&#8221; dissi ancora con il fiatone</p>



<p>Domenico si sfilò da me e mi guardò &#8220;mmm&#8230; è bello pieno. Avevo giusto un po&#8217; di sete&#8230;&#8221; e detto questo mi tolse il preservativo e si dissetò con il mio seme.</p>



<p>Dopo aver vuotato il profilattico Domenico si stese accanto a me e il suo cazzo era ancora sugli attenti.</p>



<p>&#8220;Ehi, posso avere un&#8217;altro assaggio?&#8221; dissi con uno sguardo provocante</p>



<p>&#8220;Ma certo, vieni qui.&#8221; e mi mise la mano dietro la testa come per guidarmi</p>



<p>Ancora una volta potei sentire in bocca la consistenza di quel cazzo fantastico. Domenico godeva sempre di più fino a che non senti il suo cazzo pulsare ed espellere per la seconda volta quel meraviglioso nettare di virilità. Eravamo soddisfatti ampiamente ed io mi lasciai avvolgere dalle sue braccia mentre mi stringevo a lui. Ci addormentammo in questa posizione. Ci svegliammo verso le 16:00.</p>



<p>&#8220;Ehi&#8230;&#8221; gli dissi con uno sguardo dolce accarezzandogli la guancia &#8220;allora non è stato un sogno.&#8221;</p>



<p>&#8220;No&#8221; mi disse &#8220;io sono qui, con te. E non ti lascerò mai.&#8221; e ci baciammo di nuovo con passione ma poi guardai la sveglia sul comodino</p>



<p>&#8220;Domenico, sono le quattro. Devi tornare in officina.&#8221;</p>



<p>&#8220;No&#8230; non voglio tornare all&#8217;officina oggi. Si sta così bene qui&#8230;&#8221; e mi strinse forte &#8220;Voglio restare così per tutto il giorno.&#8221; e mi baciò di nuovo</p>



<p>&#8220;Ok&#8221; risposi io. In quel momento in rivenne in mente quello che avevo notato prima, l&#8217;assenza di fotografie. Sebbene ogni mia singola cellula non volesse rovinare quel momento la mia curiosità alla fine ebbe la meglio.</p>



<p>&#8220;Domè&#8230; posso farti una domanda?&#8221;&nbsp;</p>



<p>&#8220;Certo giò. Dimmi.&#8221;</p>



<p>&#8220;Ecco&#8230; ho notato che non ci sono fotografie né qui e né in nessun&#8217;altra stanza&#8230; come mai?&#8221;</p>



<p>Domenico emise un sospiro e il suo volto divenne triste.</p>



<p>&#8220;Accidenti, ho sbagliato di nuovo. Ti chiedo scusa. Non sei costretto a rispondermi.&#8221; dissi io</p>



<p>&#8220;No giò&#8230;&#8221; mi disse Domenico &#8220;Non scusarti. E&#8217; giusto che tu me lo chieda&#8230; e poi adesso siamo una coppia e non voglio che ci siano segreti fra noi.&#8221; e Domenico cominciò a raccontarmi la sua storia.</p>



<p>Domenico mi confessò che era stato cacciato di casa da suo padre quando aveva scoperto che era omosessuale. Durante il quarto anno di liceo Domenico si era innamorato di un suo compagno di classe e si frequentarono per un po&#8217;. Un giorno mentre erano da soli nella sua stanza intenti a risolvere delle equazioni di terzo grado, tra un numero e l&#8217;altro le loro mani entrarono in contatto, i loro occhi si incontrarono e le loro labbra si trovarono. Si erano appena tolti le magliette quando il padre irruppe nella stanza e li sorprese. Il padre di Domenico andò su tutte le furie e li cacciò entrambi fuori di casa. Non potendo contare sull&#8217;appoggio di sua madre poiché era mancata moltissimi anni prima quando era bambino, Domenico andò ad abitare con suo zio, il fratello del padre che lo accolse ben volentieri come un figlio a da allora non ebbe più contatti con suo padre. Provai una grande tristezza per lui e per la prima volta realizzai davvero quanto fossi stato fortunato ad avere una famiglia così aperta. Non che prima non lo sapessi, ma essendo cresciuto in un ambiente privo di chiusure mentali ciò rappresentava la normalità per me&#8230; ma mi sbagliavo, e di grosso anche. Il quel momento mi ricordai quello che mio padre mi aveva detto sull&#8217;imparare dalle cose brutte e capì che lui non voleva dire che si impara solo dalle proprie cose brutte, come io avevo intuito ma anche da quelle degli altri, di quelli che ci sono vicini. Da quel momento abbandonai per sempre il mio essere semplicistico e prevenuto. Non sarei più stato quello che si faceva mille problemi mentali per fare qualcosa ma avrei corso i miei rischi, come fanno tutti. &nbsp;</p>



<p>&#8220;Mi dispiace tanto&#8230; per quello che ti è successo, davvero. E mi dispiace anche di avertelo dovuto ricordare&#8230;&#8221; dissi io</p>



<p>&#8220;Non ti preoccupare, giò. Il passato è passato. Ormai quello è un capitolo chiuso per me. Adesso voglio pensare al futuro&#8230; e il mio futuro sei tu.&#8221; e mi baciò con tenerezza</p>



<p>&#8220;Domenico, ascolta&#8230; devo confessarti una cosa.&#8221;</p>



<p>&#8220;Dimmi.&#8221;</p>



<p>&#8220;Ecco&#8230; io&#8230; l&#8217;altro giorno&#8230; ho fatto sesso con mio padre. Sai&#8230; lui è un orsone da far paura.&#8221;</p>



<p>&#8220;Hai capito&#8230; Tuo padre ti vuole proprio bene, eh? ahahahah&#8221; disse Domenico</p>



<p>&#8220;Già.. comunque quello che volevo dirti è che lui mi ha proposto di fare un po&#8217; di sesso di gruppo con lui e i suoi amici, anche loro sono dei maschioni veraci. Il tutto era fissato per domani ma io ho deciso di non farlo più.&#8221;</p>



<p>&#8220;Sei impazzito?! E perché mai vuoi perdere un&#8217;occasione del genere?&#8221;</p>



<p>&#8220;Come perché? Per te. Adesso sono il tuo compagno e non credo che sia il caso di fare sesso con qualcun&#8217;altro&#8230; a meno che&#8230; a te vada bene e ti unisca a noi.&#8221;</p>



<p>&#8220;Se è per farti contento, sono disposto a sacrificarmi volentieri&#8230;&#8221; mi disse ironicamente</p>



<p>&#8220;Si, certo. Sono sicuro che sarà un sacrificio molto sofferto, il tuo.&#8221; e ci mettemmo a ridere insieme</p>



<p>&#8220;Come sono questi due maschioni?&#8221; mi chiese Domenico</p>



<p>&#8220;Sono due superfighi. Con loro il divertimento è assicurato, fidati.&#8221;</p>



<p>&#8220;Non vedo l&#8217;ora&#8221; disse stringendomi forte a lui</p>



<p>Passai la restante parte della giornata e la notte a casa di Domenico. Il giorno seguente, dopo aver fatto colazione insieme, io e Domenico uscimmo di casa ma mentre eravamo sulla porta squillò il telefono.</p>



<p>&#8220;Tranquillo, rispondi. Io ti aspetto fuori&#8221; dissi io</p>



<p>&#8220;Ci metto un attimo&#8221; disse Domenico</p>



<p>Poco dopo sentì Domenico urlare come un ossesso.</p>



<p>&#8220;LASCIAMI IN PACE!!!!!&#8221; fu tutto quello che riuscì a capire e sebbene fossi preoccupato per lui pensai che forse era meglio non approfondire per il momento e quando tornò feci finta di non aver sentito nulla. Domenico mi accompagnò a casa e andò all&#8217;officina. Quando arrivai i miei stavano quasi per uscire. Mia madre era in camera da letto per prendere le sue valige e mio padre era in sala da pranzo. Dissi ai miei quello che era successo ed entrambi furono molto felici per il fatto che avessi trovato una brava persona.</p>



<p>&#8220;Stefano, Sono felice per te.&#8221; disse mia madre abbracciandomi forte e poi guardando l&#8217;orologio &#8220;Vincenzo, dobbiamo andare adesso, altrimenti perdo l&#8217;aereo. Ciao Ste. Promettimi che quando ritornerò ceneremo insieme e ce lo farai conoscere.&#8221;</p>



<p>&#8220;Certo ma&#8217;, stai tranquilla.&#8221; e mia madre mi abbracciò piena di felicità e poi uscì di casa assieme a mio padre.</p>



<p>Dopo essermi fatto una doccia veloce andai all&#8217;università. Quella mattina avevo due lezioni ma avendo la mente da tutt&#8217;altra parte, portai il mio registratore portatile per registrarle entrambe e poterle riascoltare in un momento in cui il mio livello ormonale mi avrebbe consentito di capirci qualcosa. Quando tornai a casa mio padre era già tornato.</p>



<p>&#8220;Ciao, pa&#8217;.&#8221;</p>



<p>&#8220;Ciao, Ste.&#8221;</p>



<p>&#8220;Allora dimmi di questo Domenico. Hai visto che avevo ragione?&#8221;</p>



<p>&#8220;Si pa&#8217;, avevi ragione. Ti ringrazio tanto per avermi spronato a farmi avanti. Se non fosse stato per te non avrei mai capito che anche lui mi voleva. Non so che fare per dimostrarti quando ti sono grato&#8230;&#8221;</p>



<p>&#8220;Vederti felice è la ricompensa più grande che io possa chiedere, Ste&#8217;.&#8221; e mio padre mi abbracciò forte &#8220;Ma dimmi&#8230; Domenico lo sa che oggi noi&#8230; si insomma&#8230; hai capito.&#8221;</p>



<p>&#8220;Certo&#8230; verrà anche lui.&#8221;</p>



<p>&#8220;Dici sul serio? Non vedo l&#8217;ora che arrivi oggi pomeriggio&#8230; Sai come si dice in questi casi?&#8221;</p>



<p>&#8220;Più siamo e più ci divertiamo?&#8221;</p>



<p>&#8220;Proprio così.&#8221; e ridemmo insieme</p>



<p>Erano le 12:45 e il mio stomaco avrebbe dovuto mugolare per la fame, ma tra l&#8217;euforia e l&#8217;eccitazione si era come bloccato. Mangiai comunque pensando al fatto che tra qualche ora mi sarebbero servite parecchie energie e dovevo fare il pieno. La sera precedente mia madre ci aveva preparato pasta con ragù alla bolognese e l&#8217;aveva poi messa in un contenitore che conservò nel frigo. Mio padre uscì il contenitore dal frigo e dopo aver atteso che la pasta scongelasse, la mise in padella e accese il fornelletto medio per dargli una scaldata. Davvero buona. Mia madre è una cuoca eccezionale.</p>



<p>Poco dopo suonò il citofono. Era Domenico. Lo feci entrare e lo presentai a mio padre.</p>



<p>&#8220;Molto piacere signor Vincenzo. Io sono Domenico.&#8221;</p>



<p>&#8220;Piacere mio, Domenico.&#8221; e mio padre squadrò Domenico con un&#8217;espressione libidinosa &#8220;Mmm&#8230; comincio ad essere un po&#8217; geloso di mio figlio&#8230;&#8221; e scoppiamo tutti a ridere</p>



<p>&#8220;Stavamo preparando il caffè. Lo prendi anche tu, Domenico?&#8221; chiese mio padre</p>



<p>&#8220;Certo, grazie.&#8221; disse Domenico e io e lui ci sedemmo sul divano per guardare un po&#8217; di tv</p>



<p>Dopo qualche minuto mio padre tornò con il caffè e si sedette con noi e cominciammo a chiacchierare del più e del meno.</p>



<p>&#8220;Non vedo l&#8217;ora di conoscere la tua famiglia, Domenico.&#8221; disse mio padre</p>



<p>&#8220;Pa&#8217;&#8230; io non credo che questo possa accadere&#8230;&#8221;</p>



<p>&#8220;Perché?&#8221; chiese mio padre ed io e Domenico ci guardammo negli occhi.</p>



<p>&#8220;Mia madre è morta quando ero piccolo e&#8230; non vedo mio padre da quando avevo 18 anni.&#8221; disse Domenico e poi cominciò a raccontare la sua storia che prima aveva raccontato a me.</p>



<p>&#8220;Domenico&#8230; non so che dire. Scusami&#8230; io non immaginavo&#8230;&#8221;</p>



<p>&#8220;Non si preoccupi&#8230; è tutto nel passato. Vivo nel presente adesso, e quando sto con suo figlio vedo il mio futuro.&#8221; e mi mise un braccio intorno al collo e mi diede un bacio</p>



<p>&#8220;Siete bellissimi insieme. Congratulazioni ragazzi.&#8221; disse mio padre</p>



<p>&#8220;Grazie pa&#8217;.&#8221; dissi io</p>



<p>&#8220;La ringrazio.&#8221; disse Domenico</p>



<p>&#8220;Ascolta pa&#8217;&#8230;&#8221; dissi io &#8220;ma dove ci mettiamo per &#8216;fare ginnastica&#8217;?&#8221;</p>



<p>&#8220;Nella stanza da letto&#8221; rispose mio padre</p>



<p>&#8220;Allora sarà meglio se togliamo tutto quello che si potrebbe rompere&#8230; noi siamo in cinque e non vorrei che nella foga si rompesse qualcosa. Giusto per stare più tranquilli.&#8221;</p>



<p>&#8220;Penso che tu abbia ragione, Ste&#8217;. Vieni, aiutami a sgombrare la stanza da letto.&#8221;</p>



<p>&#8220;Certo pa&#8217;.&#8221;</p>



<p>&#8220;Se volete vi aiuto anch&#8217;io&#8230;&#8221; disse Domenico</p>



<p>&#8220;Ma no, tu sei ospite. Ci pensiamo noi.&#8221; disse mi padre</p>



<p>&#8220;Non c&#8217;è molto da spostare, tranquillo&#8221; dissi io &#8220;Sarà questione di un minuto.&#8221; e io e mio padre andammo nella stanza da letto</p>



<p>Nell&#8217;angolo accanto alla porta c&#8217;era un tavolino alto e tondo con un vaso (con o senza fiori, a seconda del caso) che mettemmo dentro la mia stanza. Accanto al letto c&#8217;era la scrivania-specchio di mia madre che spostammo anch&#8217;essa nella mia stanza. Fortunatamente era leggera. Dopo aver sgombrato i comodini e il comò di tutti i loro soprammobili, composti da piccole statuette e anche la sveglia-radio di mio padre e posacenere vari dalle forme più strane e averli messi sul tavolo della sala da pranzo tutto era pronto per il grande evento. Mentre mettevamo apposto gli ultimi soprammobili suonò il citofono. I nostri ospiti era arrivati. Mio padre andò a rispondere e fece salire i suoi amici. Mi sentivo tutto un fremito e il cuore mi andava a mille. La porta di casa si aprì e Rosario e Giacomo entrarono in casa ed io nella mia testa sentivo le trombe che facevano la musica hot che di solito si sente nei film quando qualcuno/a sexy fa il suo ingresso nella scena. Mio padre fece accomodare i nostri ospiti nella sala da pranzo, ma prima di proseguire credo sia il caso che ve li descriva.</p>



<p>Rosario, detto Sasà è davvero un figo da paura. Alto 1.75 quindi poco più alto di me, capelli biodo-paglia e profondi occhi castani, brizzolato, tendente al bianco e con una barba a baffo grosso di quelli che curvando quasi a 90° arrivano il mento. Il resto della barba era un po&#8217; incolta direi di circa tre giorni e gli dava quel tocco di rudezza e virilità che ti fa salire gli ormoni a manetta. Ha un viso simpatico e magnetico. Ricordo ancora che tutte le volte che passavo dalla sala da pranzo per andare al bagno, lui vedendomi mi faceva sempre l&#8217;occhiolino. Se fossi stato come sono ora me lo sarei fatto già da un pezzo. Massiccio e muscoloso. Braccia pelose, scolpite ma non troppo. L&#8217;età lo aveva farcito un po&#8217;, ma quel ripieno in più lo rendeva ancora più figo. Portava sempre una maglietta senza maniche bianca che faceva risaltare molto il suo torace davanti e la schiena dietro e un bel paio di jeans logori che gli delineavano le cosce e sopratutto il pacco. Se avesse avuto una camicia a quadri rossa, sarebbe stato uguale a uno di quei camionisti che si vedono nei video porno. Possiamo quindi dire che Sasà sia un bell&#8217;esemplare di &#8220;Mature Muscle Bear&#8221;.</p>



<p>Dopo Sasà c&#8217;è Giacomo. Giacomo è alto 1.60. Meno brizzolato di Sasà ma un po&#8217; stempiato. Capelli castani e occhi azzurro mare. Con due bei mustaccioni stile daddy. Braccia e gambe grosse e poco pelose. Era solito usare le polo e di solito ne indossava una blu che gli metteva in rilievo i capezzoli e delineava il suo pancione che niente aveva da invidiare a quello di mio padre. Dai bottoni che lasciava aperti si poteva intravedere un bel ciuffo di peli sbucare fuori. Invece dei jeans, Giacomo indossava sempre dei pantaloni di tessuto marrone oppure grigio di quelli che fanno risaltare il pacco. Ogni volta che lo vedevo di profilo la mia mano sembrava fremere di volontà propria e voleva avventurarsi nel suo cavallo per sentire la consistenza di quel pacco. Giacomo è davvero un gran bel &#8220;Chubby&#8221;.</p>



<p>&#8220;Salve a tutti&#8221; disse Rosario che d&#8217;ora in poi chiameremo Sasà</p>



<p>&#8220;Saaalve&#8221; disse Giacomo con un tono maialesco vedendo me e Domenico</p>



<p>&#8220;Salve a voi. E&#8217; un piacere conoscervi&#8221; dissi io &#8220;Un uccellino, anzi&#8230;&#8221; e guardai mio padre con un espressione maialesca &#8220;un uccellone mia detto che voi due volete farmi la festa, vero?&#8221;</p>



<p>&#8220;Puoi dirlo forte&#8221; disse Giacomo</p>



<p>&#8220;E&#8217; da tanto tempo che non facciamo sesso.&#8221; e si strinse il pacco &#8220;Tuo padre ci ha detto che sei un succhiacazzi fenomenale e noi siamo tanto arrapati&#8230;&#8221; disse stringendosi ancora il pacco ed io notai che quel pacco cominciava ad acquistare vigore</p>



<p>&#8220;State tranquilli, ci penso io&#8230; anzi&#8230;&#8221; e guardai Domenico mettendogli un braccio intorno al collo &#8220;Ci pensiamo noi a voi!&#8221;</p>



<p>&#8220;Ah già, ho dimenticato di fare le presentazioni.&#8221; disse mio padre &#8220;Lui si chiama Domenico. E&#8217; il compagno di mio figlio.&#8221;</p>



<p>&#8220;Accipicchia&#8230;&#8221; disse Giacomo squadrando Domenico dalla testa ai piedi</p>



<p>&#8220;Ottima scelta ragazzo!&#8221; disse Sasà</p>



<p>&#8220;Bene, bene&#8221; disse mio padre &#8220;Ci sono tutte le premesse per un orgia con i fiocchi. Dai, andiamo tutti nella stanza da letto e diamoci dentro!&#8221;</p>



<p>Io, Domenico, mio padre e Sasà e Giacomo ci avviammo nella stanza da letto ma prima di entrarvi ci spogliammo completamente e lasciammo i nostri abiti nella mia stanza così dopo li avremo trovati puliti.</p>



<p>&#8220;Allora?&#8221; dissi io con tono provocante &#8220;Chi vuole essere il primo?&#8221;</p>



<p>&#8220;Io&#8221; disse Sasà &#8220;Vieni qui e fammi vedere se sei bravo come dice tuo padre.&#8221; Sasà aveva già il cazzo in tiro. Era davvero bellissimo. Larghezza e lunghezza erano bilanciate, di certo al di sopra della media ma non eccessivamente grande. Il prepuzio sembrava incapace di contenere quella cappella tonda, rosa e succosa che per metà era già fuori pronta e desiderosa di una bocca calda ed accogliente. Sasà aveva il cazzo depilato. Tante volte avevo visto nei miei video porno preferiti attori che avevano il cazzo depilato e desideravo tanto poterne &#8216;tastare&#8217; uno dal vivo ed ora avevo la possibilità di farlo.</p>



<p>Senza ulteriori indugi mi diressi verso Sasà mi abbassai e gli presi in mano quel bel salsicciotto pulsante e cominciai a menarglielo un po&#8217; giusto per farlo riscaldare. Nel frattempo Giacomo si era messo accanto a Sasà e si gustava la scena e allora io lo guardai voglioso e gli dissi &#8220;Tranquillo&#8221; e mi misi a solleticargli le palle per fargli venire un erezione che in pochi gli risvegliò il cazzo &#8220;Non mi sono scordato di te.&#8221; e gli feci l&#8217;occhiolino</p>



<p>&#8220;Ah&#8230; si&#8230; che bello&#8230; ah&#8230;&#8221; disse Giacomo</p>



<p>&#8220;Eheheheh&#8230; a mio figlio piace tanto solleticare i cazzi degli altri.&#8221; disse mio padre ridendo e poi si mise a spompinare Domenico.</p>



<p>&#8220;Perché non lo fai anche a me?&#8221; disse Sasà</p>



<p>&#8220;Va bene, stenditi sul letto che ci penso io a te.&#8221; e Sasà si stese sul letto</p>



<p>Cominciai con una sola mano, la destra. Gli feci allargare le gambe e cominciai a stimolargli il perineo e poi cominciai a salire passando per le palle fino alla punta proprio all&#8217;altezza del frenulo per poi fare la strada a ritroso. Il cazzo di Sasà cominciò a danzare in modo frenetico. Con il cazzo depilato il solletico viene ancora meglio.</p>



<p>&#8220;Ah&#8230; si&#8230; ah&#8230; Mmm&#8230; si&#8230;oh&#8230; continua&#8230; non ti fermare&#8230; Ah&#8230;&#8221; Sasà era in estasi e questo di riflesso fece arrapare anche me</p>



<p>Ad un certo punto mi concentrai sul frenulo e passavo un dito sul contorno del prepuzio fino a quando inaspettatamente la mano sinistra gli solleticai lo scroto. Sasà sembrava posseduto.</p>



<p>&#8220;Ah&#8230; si&#8230; ancora&#8230; ancora&#8230; ancora&#8230; ancora&#8230; ANCORAAAAAAAAA!!!!!!&#8221;</p>



<p>&nbsp;&#8220;Quanto ne vuoi, caro.&#8221; dissi io</p>



<p>&#8220;Ah, basta&#8230; non resisto più&#8230; succhiamelo. Si, succhiamelo.&#8221;</p>



<p>Senza farmi attendere fagocitai il cazzo di Sasà e cominciai a succhiarglielo con foga sempre più crescente ma senza andare troppo veloce. Volevo gustarmi completamente la salsiccia di Sasà. Nel frattempo Giacomo si era disteso nel letto accanto a Sasà e cominciò a baciarlo con passione e stimolargli i capezzoli. Ad un certo punto si staccarono e Giacomo disse &#8220;Vieni figliolo. C&#8217;è spazio anche per te qui&#8230;&#8221; e così mi misi a sandwich tra Giacomo a Sasà. Mentre mi godevo il cazzo di Sasà, da dietro sentivo quello di Giacomo strusciare contro il mio culo e mentre mi bacava il collo e mi accarezzava le spalle e la schiena potevo anche sentire il suo pancione premere contro di me. Mi sentivo in paradiso. Nel frattempo mio padre e Domenico si erano scambiati i ruoli. Adesso era Domenico che spompinava mio padre. Dopo aver assaggiato per bene il cazzo di Sasà mi girai verso Giacomo e lo baciai con passione stringendolo a me. Dopo scesi giù e gli succhiai i capezzoli mentre con la mano mi godevo la sua panciona e nel frattempo Sasà iniziò a baciarmi il collo e mi prese il cazzo in mano e cominciò a segarmelo lentamente. Dopo i capezzoli scesi ancora e mi avvinghiai a quell&#8217;enorme pancione e iniziai a baciarlo e leccarlo ovunque. Rispetto alla pancia di mio padre, quella di Giacomo era molto meno pelosa e leggermente meno soda, ma comunque mi faceva impazzire.</p>



<figure class="wp-block-image alignfull size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="518" src="https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2024/07/racconti-gay-bear_bear-gay_5.jpg?resize=1024%2C518&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-4594" srcset="https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2024/07/racconti-gay-bear_bear-gay_5.jpg?resize=1024%2C518&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2024/07/racconti-gay-bear_bear-gay_5.jpg?resize=300%2C152&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2024/07/racconti-gay-bear_bear-gay_5.jpg?resize=768%2C389&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2024/07/racconti-gay-bear_bear-gay_5.jpg?w=1280&amp;ssl=1 1280w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>&#8220;Che bel pancione che hai, Giacomo.&#8221; dissi in preda al delirio</p>



<p>&#8220;Goditelo tutto, figliolo. Si, così&#8230;bravo&#8230; bravo..&#8221; disse Giacomo per incitarmi</p>



<p>Dopo aver fatto il pieno del pancione di Giacomo scesi ancora più giù e mettendomi a carponi sul letto cominciai a succhiare il cazzo di Giacomo. Giacomo aveva un cazzo di lunghezza media molto simile al mio con una cappella dalla forma più allungata rispetto a quella di Sasà ma le sue palle erano belle grosse, più di quelle di Sasà. &#8220;Chissà quanta sborra ci sarà li dentro&#8230;&#8221; pensai tra me</p>



<p>&#8220;Ah&#8230; si&#8230; bravo&#8230; così&#8230; bravo figliolo&#8230; succhialo tutto&#8230; si&#8230; bravo, così&#8230; oh&#8230;&#8221; anche Giacomo era soddisfatto della mia bocca</p>



<p>Ad un certo punto senti un calore umido nel culo. Sasà si era alzato e aveva iniziato ad aprirmi il buco con la sua lingua. Di tanto in tanto ci spuntava dentro e con il dito mi penetrava un po&#8217; per poi riprendere i colpi di lingua.</p>



<p>&#8220;Ah&#8230; si&#8230; continua Sasà&#8230; ah&#8230; ah&#8230; non vedo l&#8217;ora&#8230; ah&#8230; di sentire ah&#8230; quel bel missile pelato in culo&#8230; ah&#8230;&#8221;</p>



<p>&#8220;Hai un culo da sballo.&#8221; disse tra una leccata e l&#8217;altra &#8220;Si, è fantastico&#8230; non vedo l&#8217;ora di aprirtelo in due&#8230;&#8221;</p>



<p>Continuai a succhiare con avidità il cazzo di Giacomo finche non ebbe un sussulto e senti in bocca il sapore della sua pre-sborra.</p>



<p>&#8220;Ah&#8230; Eheheheh&#8230; me ne hai fatta uscire un po&#8217;&#8230; bravo continua così&#8230;&#8221; disse Giacomo</p>



<p>&#8220;E&#8217; questo è niente&#8221; dissi io &#8220;il bello deve ancora arrivare&#8221;</p>



<p>Con la coda dell&#8217;occhio vidi mio padre che stava mettendo il profilattico a Domenico e allora decisi che era il momento di fare sul serio.</p>



<p>&#8220;Sasà&#8221; dissi io &#8220;prendi un profilattico e mettitelo. Voglio sentirti dentro&#8221;</p>



<p>Sasà non si fece aspettare. Mi rimisi disteso e mi avvinghiai a Giacomo che ripresi a baciare con passione. Dopo aver armato la sua pistola e averla lubrificata per bene assieme al mio culo cominciò ad entrare. Essendo abituato al cazzo di Domenico che era più largo di quello di Sasà non sentì dolore ma solo un enorme piacere. Sasà cominciò a fottermi con vigore e velocità crescente mentre io ero avvinghiato a Giacomo mi godevo ogni millimetro del suo corpo.</p>



<p>&#8220;Giacomo girati, che facciamo un 69.&#8221; gli sussurrai all&#8217;orecchio e lui ne fu felice e si girò e cominciammo a succhiarci il cazzo a vicenda. Mi sentivo in paradiso. Uno stallone dietro mi faceva la festa e un bel 69 davanti. Restammo in questa posizione per un&#8217;ora abbondante. Sasà aveva una resistenza incredibile, proprio come mio padre. I maschi della loro generazione sono proprio delle macchine per il sesso. Mio padre si offrì di prendere il posto di Giacomo e così lui di alzo dal letto e iniziò a succhiare il cazzo a Domenico mentre mio padre prendendo il posto di Giacomo mi aveva dato il suo cazzo in bocca. Mi gustai ancora una volta il cazzo di mio padre in tutta la sua possanza. Il mio desiderio aumentava sempre di più fino a che mi sentì strano. Sasà, non so come era riuscito a stimolarmi la prostata e mi aveva provocato un orgasmo anale.</p>



<p>&#8220;Ah&#8230; ah&#8230; si&#8230; ah&#8230; ma&#8230; ah&#8230; che&#8230; succede?&#8221;</p>



<p>&#8220;Eheheheh&#8230; Sasà ti ha stimolato la prostata.&#8221; mi disse mio padre</p>



<p>&#8220;Ti è piaciuto, eh?&#8221; disse Sasà con il fiatone</p>



<p>&#8220;Si&#8230; è stato bello&#8230; fottimi&#8230; fottimi&#8230;&#8221; dissi nel impeto della passione</p>



<p>Ripresi a succhiare il cazzo di mio padre e ad un certo punto il fiato di Sasà cominciò ad accorciarsi.</p>



<p>&#8220;Ah, si&#8230; sto per venire&#8230; si, sto per sborrare&#8230; si&#8230; lo sento&#8230;&#8221; disse Sasà</p>



<p>&#8220;Voglio berlo tutto, Sasà.&#8221;</p>



<p>Allora Sasà si sfilò da me e si tolse il profilattico e io cominciai a succhiargli il cazzo con foga ma sempre mantenendo un velocità media perché volevo godermelo fino in fondo.</p>



<p>&#8220;Ah&#8230; si&#8230; lo sento&#8230; sta per arrivare figliolo&#8230; si, sta per arrivare&#8230;&#8221; disse Sasà</p>



<p>&#8220;Avanti Ste&#8217;&#8230; fallo venire&#8221; mi incitava mio padre</p>



<p>&#8220;Ah, si&#8230; eccolo&#8230; arriva&#8230; si&#8230; ECCOLO&#8230;. AAAAAAAHHHHHHHHHHHWWWWWWWW!!!!!!!!!&#8221;</p>



<p>Il cazzo di Sasà cominciò a pulsare in modo frenetico e la mia bocca si riempì del suo nettare di virilità. Lo assaporai per bene e poi lo mandai giù. Continuai a succhiare il cazzo di Sasà fino a quando non si ammosciò del tutto.</p>



<p>&#8220;Sei proprio un succhiacazzi con i fiocchi.&#8221; disse Sasà ancora ansimante &#8220;Tuo figlio è meglio di una troia, Vicè&#8230;&#8221; disse a mio padre</p>



<p>Nel frattempo Domenico si stava facendo sbattere da Giacomo e anche lui era vicino all&#8217;orgasmo. Allora Giacomo si sfilò e si tolse il profilattico e Domenico cominciò la pompa finale.</p>



<p>&#8220;Ah&#8230; si&#8230; sto per venire&#8230; si&#8230; ah&#8230; vengo&#8230; vengo&#8230; VENGO&#8230;. AAAAAAAAAAAAAAHHHHHHHHHHH!!!&#8221; Domenico con uno scatto si mise davanti al cazzo di Giacomo e in pochi istanti i suoi schizzi gli avevano riempito la faccia. Domenico prese la sborra di Giacomo e se la gustò tutta senza lasciarne neppure una goccia. Adesso era il turno di mio padre.</p>



<p>&#8220;Vieni qui pa&#8217;&#8230; adesso tocca a te.&#8221; dissi con tono voglioso</p>



<p>&#8220;Ascolta Ste&#8217;, Giacomo e Sasà hanno avuto la loro razione di solletico ma io no&#8230;&#8221; disse facendomi uno sguardo da cucciolo</p>



<p>&#8220;Ok, stenditi e lascia fare a me.&#8221; e anche mio padre ricevette la sua razione di solletico. Dopo un po&#8217; iniziai a succhiare il cazzo di mio padre e lo sentì pulsare.</p>



<p>&#8220;Stai per venire pa&#8217;?&#8221; dissi io</p>



<p>&#8220;Si&#8230;&#8221;</p>



<p>&#8220;E vuoi venire?&#8221; gli dissi io</p>



<p>&#8220;Si, non resisto più. Fammi venire Ste&#8217;&#8230;&#8221;</p>



<p>Allora iniziai a segare mio padre con foga e velocità.</p>



<p>&#8220;Vediamo quanto riesci a resistere&#8230;&#8221; dissi emulando lo stesso gioco erotico che lui aveva fatto con me qualche giorno prima.</p>



<p>&#8220;Eheheheh&#8230; guarda che io ho una resistenza più alta della tua, sai?&#8221; disse mio padre ridendo</p>



<p>&#8220;Ah, si? Allora ci penso io&#8230;&#8221; disse Domenico cominciando a solleticare lo scroto a mio padre.</p>



<p>&#8220;Come la mettiamo adesso, eh?&#8221; dissi io</p>



<p>&#8220;Ah&#8230; ah&#8230; ah&#8230; ah&#8230; si&#8230; ah&#8230; ah&#8230; uhm&#8230; AAAAAAAAAAAAAAAAHHHHHHHHHH!!!!!!!!!!!!!!!!!!!&#8221;</p>



<p>Il cazzo di mio padre cominciò ad eruttare sperma che finì sul suo petto e sulla sua panciona. Dopo averlo svuotato per bene, io e Domenico cominciammo e leccarlo ovunque per prendere tutto quello squisito miele bianco. Io gli presi quello che era finito sul petto, Domenico invece gli ripulì la pancia e leccando leccando ci avvicinammo l&#8217;un l&#8217;latro fino a baciarci con passione realizzando una vera e propria versione porno gay della scena dello spaghetto di &#8216;Lilli e il vagabondo&#8217;.&nbsp;</p>



<p>&#8220;Abbiamo vinto noi!&#8221; dicemmo all&#8217;unisono io e Domenico</p>



<p>&#8220;Eheheheheh&#8230; mascalzoncelli!&#8221; disse mio padre ancora col fiatone</p>



<p>Adesso era il nostro turno. Io e Domenico avremmo chiuso in bellezza quell&#8217;orgia fantastica&#8230; ma l&#8217;andazzo della serata prese una piega del tutto inaspettata. Mentre io e Domenico stavamo per avvinghiarci sentimmo qualcuno urlare fuori.</p>



<p>&#8220;Domenico!!!!!!!!!!! Lo so che sei li! Domenico!&#8221;</p>



<p>Ma chi poteva essere ad urlare in quel modo? L&#8217;espressione di Domenico cambiò e dall&#8217;imbarazzo che gli leggevo in volto capì che lui sapeva chi fosse ad urlare.</p>



<p>&#8220;Le chiedo scusa, signor Vincenzo ma&#8230; potrebbe fare salire quell&#8217;uomo che sta dando spettacolo? Non voglio che attiri l&#8217;attenzione&#8230;&#8221;</p>



<p>&#8220;D&#8217;accordo, Domenico&#8221;</p>



<p>Mio padre andò nella mia stanza e dopo essersi rimesso le mutande e i pantaloncini andò a prendere quell&#8217;uomo e lo fece salire. Nel frattempo anche noi altri c&#8217;eravamo rivestiti e ci eravamo spostati nella sala da pranzo. Ero in apprensione, un&#8217;atmosfera gelida e pesante era calata su di noi e lo sguardo di Domenico non prometteva niente di buono.</p>



<p>&#8220;Domenico, che cosa sta succedendo?&#8221; chiesi io ma lui non rispose</p>



<p>Dopo qualche istante mio padre tornò con un&#8217;altro uomo. Era visibilmente ubriaco.</p>



<p>&#8220;Ti avevo espressamente chiesto di lasciarmi in pace!&#8221; disse Domenico arrabbiato &#8220;Si può sapere che cosa vuoi da me&#8230; papà?&#8221;</p>



<p>Non potevo credere alle mie orecchie.</p>



<p>[Continua]</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p><em>Racconto di Fanozzo &#8211; Spero che questa storia vi sia piaciuta. Nel caso aveste delle idee, spunti per altre storie potete contattarmi a questo <a href="mailto:stefano_339@yahoo.it">indirizzo</a></em></p>
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		<title>Chi non rischia non rosica &#8211; Parte 1</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Orsi Italiani - Pillole di Woof]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 May 2023 01:10:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[racconti bear]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Questa è una storia di pura invenzione e ogni riferimento a fatti o persone realmente esistenti è puramente casuale. Arrivato a 20 anni dissi addio definitivamente alle mie abitudini da studente di scuola superiore e iniziai la mia avventura universitaria. Non ho mai provato un amore sfrenato per lo studio ma una laurea si sa, [&#8230;]</p>
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<p><strong>Questa è una storia di pura invenzione e ogni riferimento a fatti o persone realmente esistenti è puramente casuale.</strong></p>



<p>Arrivato a 20 anni dissi addio definitivamente alle mie abitudini da studente di scuola superiore e iniziai la mia avventura universitaria. Non ho mai provato un amore sfrenato per lo studio ma una laurea si sa, fa curriculum. A differenza della scuola, l&#8217;università offre una maggiore longevità di tempi e questo mi piacque molto perché parallelamente allo studio potevo anche fare qualche lavoretto sopratutto in estate, per arrotondare il bilancio familiare e poter aiutare i miei con le spese di casa.</p>



<p>Circa due anni e mezzo dopo aver iniziato i miei studi universitari vidi lo storico negozietto di giocattoli vicino casa mia chiudere i battenti. Conoscevo la proprietaria da quando ero piccolo e mi ci ero molto affezionato ma essendo molto anziana era giunto il momento che si godesse un po&#8217; di riposo, e mi pare giusto. Qualche giorno dopo, mentre andavo all&#8217;università notai che c&#8217;era un officina auto nuova al posto del negozietto di giocattoli ed essendo una persona molto curiosa diedi una sbirciatina dentro.</p>



<p>&#8220;Desidera qualcosa?&#8221; disse una voce alla mia destra</p>



<p>&#8220;Ah!&#8221; feci io trasalendo &#8220;Ah&#8230; ecco, ho visto questa officina nuova e volevo darle un&#8217;occhiata. Sa, io abito qui vicino.&#8221;</p>



<p>&#8220;Scusi se l&#8217;ho spaventata.&#8221; mi disse lui avanzando verso di me e portandosi alla luce. Quando lo vidi mi si mozzò il fiato. Era bellissimo. Capelli castani di taglio rasato cortissimo, occhi azzurri e una barba molto curata. Un viso allegro, simpatico e intrigante e la sua voce era dolce e gentile. La tuta da lavoro nascondeva il suo corpo ma se era muscoloso come il suo collo&#8230; Un bel ciuffettino di pelo faceva capolino dalla tuta.</p>



<p>&#8220;Quindi è della zona. Com&#8217;è la gente qui? Sa, mi sono trasferito da Ciaculli perché&#8230; bèh diciamo che non potevo più sopportare quelli che si sentono chissà-chi e vogliono decidere per gli altri.&#8221; (Per chi non lo sapesse Ciaculli è un piccolo paesino vicino Palermo)</p>



<p>&#8220;Capisco quello che intende&#8221; dissi io &#8220;Io ho abitato li per un po&#8217; quando ero piccolo, ma poi mi sono trasferito qui quando mio nonno è morto. La casa era sua e l&#8217;abbiamo venduta per questioni di eredità. Ci avevano fatto pressioni per venderla a chi sapevano loro ma noi l&#8217;abbiamo venduta ad un&#8217;altra famiglia.&#8221;</p>



<p>&#8220;Mmm, capisco.&#8221;</p>



<p>&#8220;Comunque può stare tranquillo, qui non siamo al paese, siamo a Palermo. Qui non ci sono gli stessi problemi che ci sono li.&#8221;</p>



<p>&#8220;Meno male&#8221; disse lui</p>



<p>&#8220;Credo che presto lei potrebbe avere molti clienti. Sotto casa mia c&#8217;è un incrocio che fa quasi un incidente al giorno. Potrebbero arrivarle parecchie macchina da aggiustare&#8221;</p>



<p>&#8220;Speriamo che chi guidi rimanga intatto, però&#8221; rispose ironicamente e ci mettemmo a ridere insieme. &#8220;Ma noi non ci siamo ancora presentati. Piacere, mi chiamo Domenico&#8221; e mi diede la mano</p>



<p>&#8220;Piacere mio, mi chiamo Stefano&#8221; e gli strinsi la mano. Che stretta di mano vigorosa!</p>



<p>&#8220;Diamoci del tu, ok?&#8221;</p>



<p>&#8220;Va bene, come vuoi.&#8221;</p>



<p>Restai un attimo a fissare il suo sguardo e lui mi disse</p>



<p>&#8220;Hei, va tutto bene?&#8221;</p>



<p>&#8220;Come? Oh si, scusami. Adesso devo proprio andare.&#8221;</p>



<p>&#8220;Dove?&#8221; mi chiese lui</p>



<p>&#8220;All&#8217;università. Ho una lezione importante oggi.&#8221;</p>



<p>&#8220;D&#8217;accordo vai allora. Non voglio farti arrivare in ritardo. E&#8217; stato un piacere. Magari la prossima volta ci prendiamo un caffè se hai tempo.&#8221;</p>



<p>&#8220;Mi farebbe piacere (e non sai quanto). Una buona giornata e buon lavoro.&#8221;</p>



<p>&#8220;Grazie!&#8221;</p>



<p>Da quel giorno in poi scendevo di casa sempre con 15 minuti d&#8217;anticipo per incontrare Domenico e parlare con lui, mi aveva proprio conquistato. Sebbene vivessi la mia omosessualità alla luce del sole, non mi ero mai azzardato a dichiararmi perché&#8230; perché avevo paura. Dal dire di essere gay al dichiarasi a qualcuno c&#8217;è di mezzo il mare. Sapevo perfettamente che se non avessi rischiato non avrei trovato la persona giusta, ma con tutto quello che si sente al telegiornale&#8230; beh un po&#8217; di paura è normale che venga, sopratutto per chi abita nel sud Italia come me. Ma non era soltanto la paura per la mia incolumità a bloccarmi. Era nata un&#8217;amicizia rara tra me e Domenico. Pur non conoscendoci era stato cordiale e amicale fin da subito e non volevo rischiare di compromettere tutto anche se nonostante ciò non riuscivo a dimenticarlo. Più di una volta ho pensato di dichiararmi ma puntualmente la paura di rovinare tutto o di essere respinto mi bloccava. Come se non bastasse avevo anche l&#8217;assurda convinzione che fosse etero, credo per via del suo carattere molto maschile. Credo di aver visto troppi Cinepanettoni e commedie all&#8217;italiana!</p>



<p>Essendo un tipo che fa sempre le cose all&#8217;ultimo minuto, i miei si insospettirono subito quando mi videro più solerte ma non nel modo in cui potreste pensare. I miei genitori sono delle persone eccezionali. Se esistessero delle persone con una mente più aperta della loro, probabilmente avrebbero il cranio cabriolet. Contrariamente alle altre coppie che arrivate alla mezza età si rinchiudono in casa e passano ogni secondo del loro tempo insieme, i miei uscivano spesso e facevano anche molte cose separatamente. Ad esempio mia madre faceva spesso passeggiate al centro commerciale con le sue amiche e mio padre invitava spesso i suoi amici in casa per delle lunghe partite a carte senza però impiego di soldi. Ogni volta che i suoi amici lo incitavano ad usare i soldi per le loro partite a poker, mio padre diceva sempre che usare i soldi per giocare è come usare un crocifisso come mazza da baseball ed io ero pienamente d&#8217;accordo con lui. I miei facevano anche delle cose insieme ma il legame con il coniuge non ha mai fermato le loro passioni individuali. La loro filosofia di vita era &#8220;io sono felice se tu sei felice&#8221; ed è stato proprio grazie a questo che mi hanno accettato senza problemi. Era il 4° anno di liceo quando feci il mio outing e ricordo che loro non batterono ciglio. La scoperta della mia omosessualità passò attraverso i miei come un fantasma attraverso un muro. Questa loro reazione mi lasciò spiazzato. Mi ero già preparato in testa la mia &#8216;arringa difensiva&#8217; sulla loro probabile riluttanza ad accettare la mia omosessualità e invece non ce ne fu bisogno. Fui molto orgoglioso dei miei e me ne vantavo spesso con gli amici.</p>



<p>Quando mio padre organizzava le &#8216;serate-poker&#8217; io mi nascondevo dietro il corridoio della stanza da pranzo per ammirare lui e i suoi amici. Essendo un amante degli orsi e degli uomini maturi provavo una certa attrazione verso mio padre e anche i suoi amici mi facevano sbavare e non poco.</p>



<p>Mio padre che si chiama Vincenzo, è un bell&#8217;orsone di 54 anni, alto 1.90, brizzolato, capelli neri e occhi castani con un pizzetto che fa tanto maschione siculo. Robusto di braccia e gambe, pelosissimo e con una panciona rotonda e soda che mi ha sempre fatto impazzire. Insomma un vero e proprio gigante buono. Mia madre aveva avuto buon gusto molti anni fa, quando lo scelse come marito. I parecchi anni da fumatore hanno abbassato il tono della sua voce fino a quel preciso timbro caldo e sensuale che ti fa bagnare le mutande ogni volta che lo senti parlare. Essendo un tipo con i piedi per terra sapevo perfettamente che non avrei mai potuto assaggiare il suo frutto proibito. Insomma, lui era mio padre. Certo, ho letto molti racconti in questo portale in cui figli amanti di orsi si fanno trombare da quegli orsoni dei loro padri ma sapevo benissimo che si trattava solo di pure fantasie erotiche totalmente distaccate della realtà&#8230; o almeno così credevo.</p>



<p>Era arrivata l&#8217;estate e come ogni anno lo scirocco aveva già messo radici a Palermo. Il destino volle che mio padre per andare dal ferramenta e colori a comprare un tubo avesse un incidente proprio sotto casa. Ringraziando il cielo mio padre non si fece nulla. Il paraurti posteriore era rotto e una ruota era storta, probabilmente c&#8217;era il semiasse rotto. Proposi a mio padre di portare la macchina da Domenico.</p>



<p>&#8220;Non è che ci vuoi andare solo per vederlo di nuovo?&#8221; mi disse mio padre ironicamente. Qualche giorno prima infatti gli avevo parlato di lui ma fui vago. Non gli dissi dei miei timori</p>



<p>&#8220;Bèh, che male c&#8217;è a guardare? E poi Domenico mi ha fatto una buona impressione. Ti assicuro che è un bravo meccanico.&#8221;</p>



<p>Chiamato il carro attrezzi portammo la macchina all&#8217;officina di Domenico. Lasciammo li la macchina e prendendomi in disparte Domenico mi disse con una voce ammiccante che mi avrebbe fatto un buon prezzo. Ringraziai Domenico del favore. Cazzo! Ma dovevo essere proprio cieco&#8230; Quale altro segnale volevo per vedere quello che avevo davanti? Se avessi potuto tornare indietro nel tempo a quel giorno avrei preso a schiaffi il mio alter-ego!</p>



<p>Tornati a casa mio padre mi chiese di aiutarlo a sostituire il tubo del bidè che perdeva con quello che aveva comprato poco prima. Sebbene dovessi soltanto regolare gli interruttori dell&#8217;acqua e passargli gli attrezzi, mi sentivo come in procinto di fare una maratona perché sapevo già che per il caldo mio padre si sarebbe messo a torso nudo. Ogni volta che vedevo mio padre a torso nudo in giro per casa dovevo subito girarmi dall&#8217;altra parte perché il mio cazzo sembrava un cane da caccia che fa la punta alla sua preda. Sperai di potermi controllare in quella circostanza perché se avessi avuto un erezione proprio in quel momento sarebbe stato imbarazzante e non solo per me ma anche per mio padre. Mi sarebbe dispiaciuto rovinare quel clima di accettazione incondizionata. Quello che successe però mi lasciò spiazzato.</p>



<p>Pur essendoci la finestra del bagno aperta c&#8217;era un&#8217;afa insopportabile che faceva si che l&#8217;odore del sudore di mio padre rimanesse li nell&#8217;aria proprio come se fossimo stati chiusi. Respirare quell&#8217;aroma di uomo metteva a dura prova il mio autocontrollo. Spento l&#8217;interruttore del bidè e dopo avergli passato la chiave inglese vidi mio padre stendersi a terra per raggiungere il tubo da sostituire. Il muovere le braccia per svitare il tubo in questione gli faceva ondeggiare il petto e la panciona e qui cominciai a sudare freddo. Il mio cuore cominciò a battere all&#8217;impazzata e mi sentivo la testa calda e le mani fredde e iniziai a sudare&#8230; e intendo letteralmente stavolta. Feci del mio meglio per controllare le mie pulsioni, ma fu tutto inutile. L&#8217;erezione non si fece aspettare, ma in quel momento fortunatamente il bidet copriva la visuale di mio padre che era ancora intento a svitare il tubo rotto e quindi avevo tutto il tempo di cercare di &#8216;spegnere&#8217; il mio cazzo. Cercai con tutte le mie forze di distogliere lo sguardo da lui ma più cercavo di farlo più non riuscivo a smettere di guardarlo. Allora provai ad usare la manovra della compressione del pene ma non ci fu nulla da fare. Il mio cazzo sembrava fatto di legno in quel momento. (Per coloro che non lo sapessero &#8220;La manovra della compressione del pene&#8221; non è altro che uno strizzamento dello stesso che aiuta il sangue a defluire dai corpi cavernosi del pene e far passare l&#8217;erezione. Ho visto questa pratica in un video su internet insieme ad altri trucchi per ritardare l&#8217;orgasmo durante le seghe. Il video asseriva che più tempo il cazzo restava gonfio più poteva aumentare di dimensioni. Secondo me è una cavolata&#8230;) Alla fine la riparazione era terminata e dopo aver sostituito il tubo, mio padre fece per alzarsi ed io mi girai di scatto dall&#8217;altra parte. Notando questa mia reazione improvvisa, mio padre mi chiese se c&#8217;era qualcosa che non andava.</p>



<p>&#8220;Tutto a posto, Ste?&#8221;</p>



<p>&#8220;S-si pa&#8217;, tutto ok.&#8221; risposi io balbettando un po&#8217; sulla difensiva</p>



<p>&#8220;Sei sicuro? Hei, figliolo&#8230;&#8221; e mi appoggiò una mano sulla spalla. Essendo anch&#8217;io a torso nudo, il contatto con la sua mano mi fece arrapare ancora di più</p>



<p>&#8220;Sto bene!&#8221; dissi scansando la sua mano con uno scatto fulmineo per controllarmi e uscì di corsa dal bagno recandomi nella sala da pranzo. Mio padre interpretò questa cosa come una reazione di rabbia e mi seguì.</p>



<p>&#8220;Ti ho forse fatto qualcosa?&#8221;</p>



<p>&#8220;No&#8221; dissi io dispiaciuto che lui si sentisse in colpa &#8220;Non sei tu pa&#8217;, e che&#8230;&#8221; ma in quel momento mi resi conto che nel dare quella risposta mi ero girato verso di lui</p>



<p>&#8220;Oh, no!&#8221; dissi io guardando verso il basso e mio padre guardò anche lui verso il basso. In quel momento avrei tanto voluto trovarmi sotto terra.</p>



<p>&#8220;Bèh&#8230; era questo il problema? Dovresti essere contento che laggiù tutto funziona bene.&#8221;</p>



<p>&#8220;Non è questo pa&#8217;&#8230; è che&#8230;&#8221; dissi girando la testa di lato non potendo sostenere lo sguardo di mio padre. Non sapevo proprio che dire</p>



<p>&#8220;Te lo dico io cos&#8217;è&#8230;&#8221; e mio padre mi prese la testa e me la girò verso di lui</p>



<p>&#8220;&#8230; io ti piaccio, non è così?&#8221;</p>



<p>&#8220;Oh, no! L&#8217;ha scoperto! E adesso?&#8221; pensai tra me</p>



<p>&#8220;Papà&#8230; io non so che dire. Ho cercato di controllarmi, davvero&#8230; Scusami.&#8221;</p>



<p>Mio padre mi guardò fisso per un po&#8217; con la faccia seria poi sorrise e mi mise una mano sulla spalla</p>



<p>&#8220;Eheheheh&#8230; Buongustaio&#8230;&#8221; disse dandomi un pizzicotto sulla guancia</p>



<p>&#8220;Non sei arrabbiato?&#8221; chiesi io</p>



<p>&#8220;E perché dovrei esserlo? Ste, nessuno è fatto di legno.&#8221;</p>



<p>&#8220;Si, papà&#8230; ma tu sei mio padre e io non dovrei&#8230;&#8221;</p>



<p>&#8220;Prima di essere tuo padre, sono un uomo come tutti gli altri&#8230; e non faccio per vantarmi ma, credo di essere proprio un gran bel uhm.. com&#8217;è che lo chiamate voi gay&#8230; &#8216;Orso&#8217;, giusto?&#8221; mi rispose mio padre passandosi le mani dal petto fin sulla pancia con fare provocante.</p>



<p>Mio padre mi squadrò con un&#8217;espressione maialesca &#8220;A mio figlio piacciono gli orsi. Hai capito&#8230;&#8221; e poi mi prese la mano e se la portò al petto &#8220;Non vorresti assaggiare quest&#8217;orsone di papà, mmm?&#8221; e cominciò a far ondeggiare il suo pancione. Il contatto con il suo petto villoso e la vista di quel pancione che faceva su e giù demolirono completamente il mio autocontrollo.</p>



<p>&#8220;P-papà&#8230; non dovremo farlo&#8230;&#8221; dissi pur pensandola in modo diametralmente opposto</p>



<p>Mio padre si avvicinò a me e mi prese il cazzo attraverso i pantaloni nella sua mano forte e robusta.</p>



<p>&#8220;E perché no? Lo so che lo vuoi&#8230; lo sento&#8230;&#8221; e cominciò a fare un lento movimento entra &#8211; esci.</p>



<p>Al contatto con la sua mano caddi letteralmente in trance. Ero del tutto in suo potere e non riuscivo a trovare la forza né la voglia di reagire. Non immaginavo che mio padre potesse volere questo. Io credevo che fosse etero. Insomma lui si era sposato e aveva avuto un figlio. Ho letto molte volte di uomini che nella mezza età cambiano gusti sessuali ma non ci ho mai creduto. Che fosse questo? Ma come può una persona cambiare gusti sessuali da un momento all&#8217;altro? Io credevo che ciò facesse parte della personalità di una persona e che una volta sviluppata non potesse cambiare. Evidentemente la cosa non era così semplice come sembrava&#8230;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p>&#8220;Oh si, pa&#8217;&#8230; Ah&#8230; mmm&#8230; così&#8230; non ti fermare&#8230; ah&#8230;&#8221; continuavo a dire ansimando</p>



<p>&#8220;Allora ti piaccio davvero, eh? &#8221; disse con tono libidinoso</p>



<p>&#8220;Si pa&#8217;, tantissimo&#8230; ah&#8230; ogni volta&#8230; che ti sogno la notte&#8230; ah&#8230; io&#8230; devo&#8230; cambiarmi le&#8230; mutande&#8230; oh si&#8230;&#8221; dissi io in preda al delirio dei sensi</p>



<p>&#8220;Ma davvero?&#8221; rispose mio padre visibilmente contento &#8220;Allora ti farò venire da sveglio, stavolta. Ma prima&#8230;&#8221;</p>



<p>Mio padre si allontanò leggermente da me e con uno sguardo provocante mi prese la mano e me la mise sul suo pacco. Il rigonfiamento consistente che sentì non lasciava spazio al dubbio. Mio padre aveva il cazzo duro.</p>



<p>&#8220;E questo, ti piace?&#8221; disse mio padre</p>



<p>&#8220;Oh, si. Com&#8217;è grosso, pa&#8217;.&#8221;</p>



<p>&#8220;E&#8217; tutto tuo se lo vuoi.&#8221;</p>



<p>&#8220;E&#8217; bellissimo pa&#8217;&#8230;&#8221; e in quel momento mi lasciai andare alla situazione &#8220;Oh, al diavolo! Siamo entrambi adulti e vaccinati. Io ti voglio e tu mi vuoi. Perché farsi tanti problemi?&#8221;</p>



<p>&#8220;Eheheheh Bravo, Stefano. Questo è lo spirito giusto. In questo momento non siamo più padre e figlio ma solo due uomini molto arrapati. Vieni qui.&#8221; e tirandomi a sé mi bacia con passione. Dopo essersi staccato mio padre mi mise una mano sulla testa per incitarmi ad abbassarmi e allora gli sbottonai i jeans e glie li calai alle caviglie. Mio padre rimase in mutande e io affondai la mia faccia nei suoi slip per gustarmi l&#8217;aroma del suo cazzo che tante volte ha fatto da accelerante durante le mie seghe. Ma in quelle mutande c&#8217;era la sorpresa ed io non vedevo l&#8217;ora di scartarla. Cominciai a mordicchiargli il cazzo da fuori gli slip e mio padre rantolava di piacere.</p>



<p>&#8220;Si così, bravo. Oh, bravo figliolo. Mmm&#8230; ti piace proprio il pisellone di papa&#8217;, eh?&#8221; disse mio padre stringendo il pugno tra i miei capelli per la goduria che gli provocavo</p>



<figure class="wp-block-image alignfull size-full"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2023/05/racconti-gay-bear-porno_4.jpg?resize=1024%2C768&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-4534" srcset="https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2023/05/racconti-gay-bear-porno_4.jpg?w=1024&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2023/05/racconti-gay-bear-porno_4.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2023/05/racconti-gay-bear-porno_4.jpg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">© google immagini</figcaption></figure>



<p>Dopo quel breve ma intenso antipasto, presi l&#8217;elastico degli slip di mio padre con i denti e con uno sguardo carico di desiderio gli abbassai lentamente le mutande. Era da tanto tempo che non vedevo il suo cazzo e questo mi fece emozionare moltissimo. L&#8217;ultima volta che l&#8217;avevo visto avevo 10-11 anni è fu il periodo che andavo al mare con i miei quasi tutti i giorni. Tornati a casa io ero il primo a farmi la doccia, poi mio padre e infine mia madre. Preparavo i miei vestiti nella stanza da letto dicendo a miei che era più comodo, dato che il bagno è proprio di fronte e in questo modo non si faceva bagnato per tutta la casa&#8230; o almeno questa era la scusa ufficiale. In realtà, com&#8217;è facile immaginare il motivo era tutt&#8217;altro che quello. Quando io uscivo dal bagno e andavo nella stanza da letto per vestirmi facevo finta di metterci un sacco di tempo per dare modo a mio padre di farsi la doccia e così poterci trovare entrambi nudi nella stanza da letto. Ricordo che vedere mio padre nudo mi provocava uno stato di profonda euforia ed eccitazione e fu così che cominciai a realizzare che mi piacevano gli uomini. Il cazzo di mio padre era quindi di nuovo davanti a me in tutto il suo splendore e per la prima volta glie lo vedevo duro.</p>



<p>&#8220;Da quanto tempo non ci vediamo&#8230; Da quando andavamo al mare quasi tutti i giorni, ti ricordi? Che bei tempi&#8230;&#8221; dissi io con il testosterone a mille</p>



<p>&#8220;Allora è per questo che ci mettevi una vita per vestirti dopo la doccia, eh? Brutto sporcaccione che non sei altro&#8230;&#8221; mi disse dandomi uno schiaffetto sulla guancia</p>



<p>&#8220;Si&#8221; dissi io arrapato come una bestia &#8220;Sono proprio un maiale. L&#8217;unico maiale a cui piacciono le salsicce.&#8221;</p>



<p>Presi il cazzo di mio padre con due dita e feci un lento ma provocatorio &#8216;scappella e richiudi&#8217; fino a che emise un sobbalzo e un po&#8217; di pre-sperma colò dal buchino dell&#8217;uretra. Con la punta della lingua glielo presi tutto e diedi qualche leccata al frenulo per stuzzicarlo un po&#8217; e qualche secondo dopo il cazzo di mio padre sparì nelle mie fauci.</p>



<p>Sentire quel fantastico e invitante pezzo di carne contrarsi e pulsare nella mia bocca era una sensazione meravigliosa. Sentivo la consistenza del cazzo di mio padre, era duro ma al tempo stesso anche morbido, succoso, carnoso e caldo. Cominciai ad aumentare la velocità della pompa mentre con una mano gli solleticavo le palle.</p>



<p>&#8220;Oh, si&#8230; così, si&#8230; non ti fermare. Oh, che goduria. Tua madre non mi ha mai fatto un servizietto del genere&#8230; Mmm&#8230; si, continua&#8221;</p>



<p>Mi sentivo orgoglioso di me. La mia eccitazione salì esponenzialmente così come la velocità della pompa e ad un certo punto, forse perché sentiva l&#8217;orgasmo vicino mio padre mi fermò e mi tirò su.</p>



<p>&#8220;Si&#8230; bravo Ste&#8230; sei proprio un vero maiale&#8230; a momenti mi fai venire&#8230;&#8221; e mi cinse nelle sue braccia e ci baciammo di nuovo &#8220;Mi fai impazzire, Ste.&#8221; e cominciò a baciarmi il collo mentre le sue braccia percorrevano la mia schiena &#8220;Sono così arrapato&#8230; non resisto più&#8221; e le sue mani scendevano ancora &#8220;&#8230;voglio che tu sia mio fino in fondo.&#8221; e le sue mani mi strizzarono le chiappe</p>



<p>&#8220;Si, fammi tuo&#8221; dissi io più arrapato di una cagna in calore &#8220;Voglio sentire il tuo cazzo dentro di me, lo voglio tutto. Fammi diventare uomo, pa&#8217;!&#8221;</p>



<p>&#8220;Però ti avverto, ti farà un po&#8217; male.&#8221;</p>



<p>&#8220;Si lo so pa&#8217;, ma non mi importa. Lo voglio dentro di me&#8230; adesso&#8230; subito.&#8221;</p>



<p>&#8220;Ok, andiamo nella stanza da letto. Li staremo più comodi.&#8221;</p>



<p>Ci recammo nella stanza da letto e mio padre prese dal cassetto del suo comodino un profilattico e una boccetta di lubrificante.</p>



<p>&#8220;Ma quando hai comprato quel lubrificante? Pensavo che gli etero non ne avessero bisogno&#8230;&#8221;</p>



<p>&#8220;L&#8217;ho comprato un po&#8217; di tempo fa&#8230;&#8221; mi rispose mio padre &#8220;Quando hai cominciato a comportarti in maniera strana ogni volta che ero senza maglietta o camicia, ho capito che prima o poi mi sarebbe servito.&#8221;</p>



<p>&#8220;Aspetta&#8230; tu l&#8217;avevi capito? E perché non lo hai detto subito, prima?&#8221;</p>



<p>&#8220;Era troppo divertente vederti imbarazzato in quel modo&#8230;&#8221;</p>



<p>&#8220;Sei proprio un bastardo, lo sai?&#8221; dissi divertito</p>



<p>&#8220;Si, un bastardo che tra poco ti aprirà quel bel culetto vergine che hai.&#8221; e la mia libido riprese a salire di nuovo</p>



<p>&#8220;Adesso mettiti supino sul letto e alza le gambe, che papà ti vuole assaggiare&#8221; questa frase mi arrapò moltissimo e feci come diceva lui e subito senti il calore della sua lingua che si insinuava nel mio buco.</p>



<figure class="wp-block-image alignwide size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2023/05/racconti-gay-bear-porno_3.jpg?resize=1024%2C576&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-4533" srcset="https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2023/05/racconti-gay-bear-porno_3.jpg?resize=1024%2C576&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2023/05/racconti-gay-bear-porno_3.jpg?resize=300%2C169&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2023/05/racconti-gay-bear-porno_3.jpg?resize=768%2C432&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2023/05/racconti-gay-bear-porno_3.jpg?w=1280&amp;ssl=1 1280w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">© google immagini</figcaption></figure>



<p>Cominciò con delle leccate esterne per poi avvicinarsi sempre di più al centro, al buco e poi usava la sua lingua come un cazzo infilandola li dentro fino in fondo. Mi sentivo in estasi e mentre mio padre mi lavorava il buco mi sentivo sempre di più rilassato e sentivo che anche il mio buco si rilassava con me e si allargava. Mio padre sapeva perfettamente cosa fare e lo faceva tanto bene da farmi sospettare che avesse avuto delle relazioni omosessuali in passato. Stavo godendo come un pazzo ma il meglio ancora doveva venire.</p>



<p>&#8220;Bene, adesso passiamo alla fase due&#8221; disse mio padre e prendendo un po&#8217; di lubrificante dalla boccetta e spalmandoselo sulle mani comincia a penetrarmi con un dito.</p>



<p>&#8220;Oh, si&#8230; ah&#8230; ah&#8230; siiiiii&#8230;.&#8221; ero proprio andato</p>



<p>Le dita da una diventavano due, poi tre e infine quattro. Quando mio padre vide che il mio buco era largo abbastanza si fermò e mi disse &#8220;Bene, adesso sei pronto.&#8221;</p>



<p>Lo vidi mettersi il profilattico e spalmarsi un po&#8217; di lubrificante sul cazzo.</p>



<p>&#8220;Allora, sei pronto?&#8221; mi chiese mio padre</p>



<p>&#8220;Si, sono nato pronto. Fammi tuo&#8221;</p>



<p>Mio padre cominciò a spingere e in un attimo la cappella era dentro.</p>



<p>&#8220;Adesso devi spingere in fuori Ste, così posso entrare senza farti troppo male.&#8221;</p>



<p>&#8220;Come se stessi andando in bagno?&#8221; chiesi io</p>



<p>&#8220;Si, esatto.&#8221;</p>



<p>Allora feci come mi disse e sentì il suo cazzo entrare. Era una trave che mi impalava. Sentivo il cazzo duro di mio padre insinuarsi in me. Era doloroso, ma quel dolore era diverso dagli altri. Per la prima volta in vita mia ero contento di provare dolore e questo mi fece un po&#8217; paura. Di solito il dolore è una cosa che si evita sempre, ma in quel momento mi dava piacere&#8230; e tanto.</p>



<p>Il cazzo di mio padre alla fine era tutto dentro di me. Potevo sentirlo pulsare nel mio ano. Sentivo la sua possanza in me, mi riempiva. Mi sentivo talmente eccitato che credevo di poter venire da un momento all&#8217;altro, ma in realtà è semplicemente quel che si prova quando la propria prostata è in contatto con qualcosa e quel &#8216;qualcosa&#8217; mi stava facendo toccare il cielo con un dito. Il dolore svanì e restò solo il senso di pienezza e il piacere.</p>



<p>&#8220;Oh, si che bello&#8230; si&#8230; trombami pa&#8217;&#8230; non ce la faccio più&#8230;&#8221; dissi sconclusionatamente</p>



<p>&#8220;Mmm&#8230; si che bel culo che hai&#8230; cosi&#8217; caldo&#8230; tua madre il culo non me l&#8217;ha mai dato&#8230;&#8221;</p>



<p>Rimasi perplesso. Che se ne faceva mio padre del culo di mia madre quando poteva la sua passera? Non aveva senso. Io ero convinto che gli etero prediligessero il &#8216;davanti&#8217; piuttosto che il &#8216;dietro&#8217;&#8230; Evidentemente la cosa non era così semplice come sembrava&#8230;</p>



<p>Mio padre cominciò la cavalcata prima lentamente e poi sempre più veloce. Sentirlo gemere di piacere mentre mi scavava dentro mi faceva impazzire.</p>



<p>&#8220;Oh&#8230; si&#8230; prendilo tutto&#8230; si&#8230; ti piace il pisellone di papà&#8230; si? E&#8217; questo che volevi, eh?&#8221; mi diceva</p>



<p>&#8220;Si, l&#8217;ho sognato tutte le notti. E adesso lo prendo davvero. Mi piace, pa&#8217;&#8230; mi piace&#8230;&#8221; gli risposi nell&#8217;estasi del piacere</p>



<p>Mentre mi trombava notai come il pancione di mio padre ondeggiasse mentre muoveva il bacino ad ogni affondo e questo spinse la mia mano ad avventurarsi in quell&#8217;enorme cocomero peloso. La sua consistenza abbondante ma soda mi mandava in orbita.</p>



<p>&#8220;Ah&#8230; ti piace la mia pancia, eh? Eh&#8230; ti piace? Dimmi che ti piace!&#8221; mi disse mio padre</p>



<p>&#8220;Si, mi piace. Mi fa godere come una scimmia in calore. Si&#8230;. l&#8217;adoro.&#8221;</p>



<p>Restammo in quella posizione per una mezz&#8217;ora abbondante. Il mio vecchio aveva un resistenza incredibile.</p>



<p>&#8220;Mettiti faccia al muro, sei in punizione&#8221; disse dopo essersi sfilato da me</p>



<p>Mi alzai e mi si contro il muro inarcando la schiena e mio padre cominciò a prendermi a sculacciate. Non l&#8217;avrei mai detto ma provai un piacere perverso nel farmi sculacciare da mio padre e dire che c&#8217;è stato un tempo in cui avrei fatto di tutto per evitarlo.</p>



<p>&#8220;Oh, si&#8230;siiii&#8230; ancora&#8230; ancora&#8230; ancora&#8230; puniscimi&#8230; si&#8230;. sono stato cattivo&#8230; siiiiiii&#8221; Se mi fossi visto dall&#8217;esterno in quel momento non mi sarei riconosciuto. Quel rapporto sessuale stava facendo emergere parti di me di cui non ero cosciente e che mai avrei pensato di avere.</p>



<p>&#8220;Si&#8230; ora ti punisco io!&#8221; e di scatto me lo infilò tutto dentro</p>



<p>Ebbi un sussulto ma non di dolore, di piacere quasi come se avessi sentito il cazzo di mio padre arrivarmi più in profondità. Mio padre cominciò a fottermi con foga sempre più crescente mentre le sue mani mi accarezzavano il petto e scendevano giù, sempre più giù fino a prendermi il cazzo e segarmelo a ritmo della trombata mentre con l&#8217;altra mano mi stimolava un capezzolo.</p>



<p>&#8220;Che bello trombare il tuo culo, Ste. Oh&#8230; si&#8230; sento che sto venire&#8230; siii&#8230; lo sento&#8230;.&#8221; mi sussurrò all&#8217;orecchio</p>



<p>&#8220;Aspetta&#8230; Voglio berlo tutto, pa&#8217;. Voglio sentire che sapore ha il miele che mi ha dato la vita.&#8221;</p>



<p>&#8220;Vuoi bere il mio seme, eh? Sei proprio uno sporcaccione, Ste. E va bene&#8230;&#8221; e mio padre si staccò ed io mi girai verso di lui, mi abbassai e gli tolsi il profilattico.</p>



<p>&#8220;Avanti, Ste. Stappa questo Champagne!&#8221;</p>



<p>Questa frase mi arrapò a tal punto che fagocitai letteralmente il cazzo di mio padre in un sol boccone. Cominciai a succhiarglielo con velocità crescente e sempre più incisivamente e poi sentì le contrazioni orgasmatiche avvicinarsi.</p>



<p>&#8220;Oh&#8230;si&#8230;continua, Ste&#8217;&#8230; si&#8230; non ti fermare&#8230; sta per uscire oh&#8230; oh&#8230; oh&#8230; AAAAAAWWWWHHHH!!!&#8221;</p>



<p>Sentì il cazzo di mio padre contrarsi e pulsare ritmicamente e la potenza dei suoi schizzi mi massaggiava il palato. Lo sperma di mio padre era caldo, denso e corposo ed era tutto nella mia bocca. Lo assaporai per bene e poi lo mandai giù e mi godetti la sensazione si sentirlo scendere in gola. Avevo assaggiato e ingoiato lo sperma di mio padre. Non mi sembrava vero! Mi sentivo felice.</p>



<p>&#8220;Wow&#8230; Ci sai fare con il pisello, tu&#8230; bravo, Ste. Erano anni che non godevo così.&#8221; disse con il fiatone</p>



<p>&#8220;Eh lo so. Sembravi una fontana, pa&#8217;. E&#8217; stato bellissimo, grazie.&#8221;</p>



<p>&#8220;E&#8217; stato? Ma che dici? Guarda che non abbiamo ancora finito&#8230; Non noti niente?&#8221; disse mio padre tenendosi il cazzo in mano</p>



<p>Mio padre aveva ancora il cazzo duro! Aveva appena sborrato ma il suo pisello non aveva accennato minimamente ad ammosciarsi.</p>



<p>&#8220;E&#8217; ancora duro.&#8221; dissi io sorpreso</p>



<p>&#8220;Esatto. Vieni qui, che voglio sentire ancora la tua bocca.&#8221;</p>



<p>Mi rimisi il cazzo di mio padre in bocca e ripresi il pompaggio di quel succulento pezzo di carne.</p>



<p>&#8220;Oh&#8230; si&#8230; si&#8230; che bello&#8230; la tua bocca è così calda&#8230; mi fa impazzire, Ste&#8217;&#8230;&#8221; l&#8217;avevo proprio mandato sulla luna</p>



<p>Le palle di mio padre erano molto gonfie e non vedevo l&#8217;ora di dargli un&#8217;altra scaricata ma ad un certo punto prendendomi per i capelli mio padre mi ferma e dopo avermi fatto alzare mi bacia di nuovo con passione.</p>



<p>&#8220;Eheheheh bravo Ste. Adesso ci penso io a te.&#8221; e mio padre mi spinse delicatamente sul letto.</p>



<p>Mi ritrovai steso sul lato del letto con le gambe che toccavano terra e vidi mio padre girasi ed appoggiarsi con le mani sul letto e strusciare il suo culo peloso contro il mio cazzo che era talmente duro che sembrava potesse esplodere da un minuto all&#8217;altro.</p>



<p>&#8220;Ti piace?&#8221; mi disse con tono lussurioso</p>



<p>&#8220;Oh, siiiii&#8230; siiiiiiiiiiiiiiiiiii&#8230;&#8221; dissi in estasi</p>



<p>&#8220;Non ho sentito&#8230;&#8221; disse mio padre strusciando il suo culo più vicino al mio cazzo</p>



<p>&#8220;Siii&#8230;&#8221; dissi di nuovo più arrapato</p>



<p>&#8220;Non ti sento&#8230;&#8221; disse mio padre strusciando il suo culo quasi interamente a contatto con il mio cazzo</p>



<p>&#8220;Siiiiii&#8221; dissi ancora più forse e ancora più arrapato</p>



<p>&#8220;Ah&#8230; quindi ti piace&#8221; disse atterrando bruscamente sul mio cazzo con tutto il suo peso. Fu un po&#8217; doloroso ma stare sotto a quell&#8217;omone era un piacere immenso. Riprese a muoversi ma non era più una strusciata adesso, era una vera e propria sega con il culo&#8230;</p>



<p>&#8220;E quanto ti piace, eh?&#8221; disse mio padre continuando questa &#8216;sega culinaria&#8217;</p>



<p>&#8220;Tanto&#8230; si&#8230; tantissimo, siiiiii&#8221; ero proprio andato</p>



<p>&#8220;Ah tanto? E tanto quanto? Così?&#8221; e mio padre aumentò improvvisamente la velocità e l&#8217;incisività dei movimenti del bacino</p>



<p>&#8220;Ah&#8230;. si&#8230;. così&#8230;. si&#8230;. lo voglio&#8230;. ah&#8230;. si&#8230;. lo voglio subito!!!&#8221; la libido era arrivata al punto di farmi urlare dal piacere</p>



<p>&#8220;Eheheheh allora vieni qui ad assaggiarlo.&#8221;</p>



<p>Mio padre si alzò e inarco la schiena. Io mi alzai mettendomi seduto sul letto e prese con le mani le chiappe di mio padre le distanziai e in un attimo la mia lingua esplorava il suo buco. Era bellissimo. Aveva un gusto tendente al salato, forse dovuto al sudore ma per me era più dolce del miele. Cominciai a leccargli il buco e potevo sentirlo contrarsi e poi rilassarsi ed allargarsi. Mi sentivo molto eccitato, ma mi sentivo anche&#8230; béh è difficile da descrivere ma era come se, in quel momento fossi entrato in contatto con il mio &#8216;io&#8217; primordiale, quello composto dal solo istinto. Mi sentivo come se sapessi esattamente quello che facevo e sopratutto come farlo bene anche se non l&#8217;avevo mai fatto prima di quel momento. Come se fossi nato per fare questo. Come se ciò fosse scritto nel mio DNA.</p>



<p>&#8220;Mmm&#8230; si&#8230;.bravo, figliolo&#8230;. si&#8230;&#8230; mi fai impazzire con la lingua&#8230;. ma come fai&#8230;. io ci ho messo un bel po&#8217; per imparare a farlo&#8230;.&#8221;</p>



<p>L&#8217;orgoglio mi pervase. Non riuscivo a credere che stavo facendo godere mio padre fino a quel punto.</p>



<p>&#8220;Basta non resisto più. Voglio che tu me lo metta dentro.&#8221; disse mio padre al massimo della libido</p>



<p>&#8220;Predi un profilattico e mettimelo allora&#8221; dissi io</p>



<p>Mio padre fece come io gli dissi e mi passò anche il lubrificante ed io feci esattamente come lui aveva fatto prima. Gli allargai ancora un po&#8217; il culo con le dita e poi mi spalmai il cazzo foderato dal profilattico di lubrificante.</p>



<p>Dissi a mio padre di stendersi e dopo essermi messo le sue gambe sulle spalle cominciai ad entrare e lui mi incitava ad entrarlo tutto subito. In effetti il suo culo non era poi così stretto e quindi entrò facilmente. Sentire il mio cazzo dentro il culo di mio padre, sentire il calore della sua tana, sentirmi avvolgere dalle sue pareti intestinali era la cosa più bella che avessi mai provato in tutta la mia vita. Restai fermo per un po&#8217; per godermi questa sensazione mentre le mie mani si godevano di nuovo la panciona di mio padre come se quella fosse la messa a terra di quel circuito elettronico di piacere. Ero come sospeso nel tempo e quando mio padre cominciò a muovere il bacino per iniziare questa trombata, non mi feci attendere. Cominciai con spinte lente e decise e poi aumentai progressivamente la velocità della trombata.</p>



<p>&#8220;Oh&#8230; siii&#8230; siii&#8230; continua Ste&#8230;. non ti fermare&#8230; di più&#8230; di più&#8230;. siiiiii&#8230;..&#8221;</p>



<p>Mi sentivo uno stallone da monta ma volevo sentire meglio il corpo di mio padre.</p>



<p>&#8220;Alzati pa&#8217;&#8230; e mettiti faccia al muro.&#8221; e così fece</p>



<p>Lo presi da dietro lo avvinghiai a me e lo trombai in questa posizione. Mentre scavavo la sua tana le mie braccia si muovevano su tutto il suo corpo irsuto. Prima gli stimolai un po&#8217; i capezzoli, poi scesi sulla pancia dove mi persi per parecchio.</p>



<p>&#8220;Si, ti piace tanto il pancione di papà, eh? Ti piace?&#8221;</p>



<p>&#8220;Si&#8230;.&#8221; dissi nel delirio dei sensi &#8220;E&#8217; così peloso, morbido, tondo e sodo&#8230; mi fa impazzire. Guai a te se dimagrisci&#8230;.&#8221; Su quest&#8217;ultima cosa ridemmo entrambi. Non so per quanto tempo restammo in questa posizione perché il pancione di mio padre mi aveva fatto perdere la cognizione del tempo.</p>



<figure class="wp-block-image alignwide size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2023/05/racconti-gay-bear-porno_1.jpg?resize=1024%2C576&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-4535" srcset="https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2023/05/racconti-gay-bear-porno_1.jpg?resize=1024%2C576&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2023/05/racconti-gay-bear-porno_1.jpg?resize=300%2C169&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2023/05/racconti-gay-bear-porno_1.jpg?resize=768%2C432&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2023/05/racconti-gay-bear-porno_1.jpg?w=1280&amp;ssl=1 1280w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">© google immagini</figcaption></figure>



<p>Dopo un po&#8217; cambiammo di nuovo posizione. Mi stesi sul letto supino mentre mio padre si mise sopra di me, seduto sul mio cazzo. In questa posizione era lui a comandare la trombata e questo era proprio quello che volevo. Mi era piaciuto come mio padre poco prima mi avesse accesso strusciandomi il culo sul cazzo e volevo essere dominato da lui di nuovo. Mio padre iniziò la cavalcata prima piano e poi sempre più veloce. Di tanto in tanto mi lanciava occhiolini e sguardi carichi di desiderio.</p>



<p>&#8220;Oh, si&#8230; pa&#8217;&#8230; continua&#8230; così&#8230; non fermarti&#8230; oh&#8230; sei fantastico&#8230; si&#8230;&#8221;</p>



<p>&#8220;Mmm&#8230; ti piace il mio culo, eh?&#8221;</p>



<p>&#8220;Siiii&#8230;&#8221;</p>



<p>Ad un certo punto iniziai a sentire l&#8217;orgasmo incombere.</p>



<p>&#8220;Oh si&#8230;. si&#8230; lo sento, pa&#8217;&#8230; sto per venire&#8230; oh&#8230; oh&#8230; &#8220;</p>



<p>&#8220;Ah si? Vediamo quanto riesci a resistere&#8230;&#8221; e mio padre iniziò a spingere come un forsennato</p>



<p>&nbsp;&#8220;Oh, mmm&#8230;. oh&#8230;. omm&#8230; ah&#8230;&#8221;</p>



<p>&#8220;eheheheheh è inutile che ti tieni&#8230; io posso andare avanti per ore&#8230; e tu?&#8221;</p>



<p>Mi piaceva questo gioco erotico. Era eccitante. Cercai di resistere quanto più potevo ma mio padre era instancabile. Fu una lotta impari.</p>



<p>&#8220;Ahh! Mmh! Ohh!&#8221; l&#8217;orgasmo era vicinissimo</p>



<p>&#8220;Si, ci siamo&#8230;. lo sento&#8230; Avanti&#8230; vieni&#8230; vieni&#8230;.vieni.&#8221; disse con uno sguardo di libidine al quadrato</p>



<p>&#8220;Oh, si&#8230;.. si&#8230;.. si&#8230;&#8230; SIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Ah! Ahhh! Ahhhh! Ohhh! &#8221; Ebbi un orgasmo così potente da farmi avere gli spasmi su tutto il corpo</p>



<p>&#8220;Oh, si. Bravo, così&#8230; così&#8230;. bravo, buttalo tutto fuori. Bravo&#8230; bravo&#8230; oh&#8230; si&#8230; com&#8217;è caldo&#8230; mmm&#8230;&#8221; mi incitava mio padre ondeggiando a ritmo delle contrazioni e quando ebbi finito si addossò a me</p>



<p>&#8220;eheheh&#8230; Ho vinto io&#8230;&#8221; disse ridendo</p>



<p>&#8220;E&#8217; stato bellissimo, pa&#8217;&#8230;&#8221; e ci baciammo di nuovo lungamente.</p>



<p>Dopo un po&#8217; mio padre si staccò da me mi sfilò il profilattico e lo vuotò nella sua bocca. Avevo davvero eruttato un marea si sperma.</p>



<p>&#8220;Mmm&#8230;squisito.&#8221; disse con un espressione maialesca</p>



<p>Ero stravolto. Mi sentivo ampiamente soddisfatto ma mio padre aveva ancora una cartuccia da sparare e non vedevo l&#8217;ora di premere il grilletto.</p>



<p>Mio padre si stese accanto a me ed io cominciai a masturbarlo lentamente con fare provocante.</p>



<p>&#8220;Hai un cazzo fantastico pa&#8217;&#8230; te lo segherei all&#8217;infinito&#8230;&#8221;</p>



<p>&#8220;Eheheheh&#8230; Perché non mi fai quel solletico che mi hai fatto prima? Mi è piaciuto tanto, sai?&#8221;</p>



<p>&#8220;Vuoi dire questo?&#8221; e cominciai a solleticargli le palle per poi salire verso la sua asta ed arrivare al frenulo su qui mi fermavo un po&#8217; per poi scendere di nuovo verso le palle. Il cazzo di mio padre cominciò a danzare per la goduria che gli provocavo.</p>



<p>&#8220;Ah si&#8230; che bello&#8230; si, continua&#8230; si&#8230; oh si&#8230; che bello&#8230;&#8221;</p>



<p>Cominciai allora ad usare tutte e due le mani. La destra di occupava delle palle e la sinistra del cazzo per poi unirsi insieme per un solletico a due mani dalle palle fino al frenulo. Mio padre si arrapò al punto che non riuscì più a resistere.</p>



<p>&#8220;Ste&#8217;, succhiamelo tutto e fammi venire. Non resisto più!!!&#8221;</p>



<p>Mi misi per la seconda volta il cazzo di mio padre in bocca e cominciai a pompare con vigore crescente ma senza aumentare di velocità per andare fino in fondo ad ogni pompata. Volevo farlo godere fino in fondo e dargli l&#8217;impressione che ogni pompata fosse quella definitiva.</p>



<p>&#8220;Oh&#8230; oh&#8230; così&#8230; mmm&#8230; oh&#8230; bravo&#8230; ah&#8230; si&#8230; si&#8230; si&#8230; Sii&#8230; SIIII&#8230; AAAAHHHHHHHHHHHHWWWWW!!!!!&#8221;</p>



<p>Mio padre si lasciò andare in un potente orgasmo che per la seconda volta mi riempì la bocca con la sua essenza di virilità. Continuai a succhiargli il cazzo fino a quando non sentì che l&#8217;erezione stava passando e poi cominciai ad accarezzarglielo come se fosse un gattino impaurito.</p>



<p>&#8220;Allora? Ti è piaciuto?&#8221; gli dissi io</p>



<p>&#8220;Si, bravo Ste. Era una vita che non godevo così.&#8221; disse con il fiatone &#8220;E a te è piaciuto?&#8221;</p>



<p>&#8220;Si, è stato fantastico, però&#8230;&#8221;</p>



<p>&#8220;Però cosa?&#8221; mi disse mio padre</p>



<p>&#8220;Bèh ecco&#8230; si, insomma&#8230; non hai tradito la mamma facendo sesso con me?&#8221;</p>



<p>&#8220;No, stai tranquillo&#8221; mi disse mio padre &#8220;Tu non lo sai, ma io e tua madre non facciamo più sesso da un bel po&#8217;, da quando è andata in menopausa. Io la rispetto ed ho cercato di adattarmi, ma lo sai come la pensiamo noi, no?&#8221;</p>



<p>&#8220;Vuoi dire il &#8216;io sono felice se tu sei felice&#8217;?&#8221;</p>



<p>&#8220;Esatto. Tua madre mi disse che non era giusto che io non potessi sfogarmi solo perché lei non poteva farlo e così mi diede via libera in questo senso.&#8221;</p>



<p>&#8220;Ma come? Io pensavo che un uomo grande e grosso come te potesse controllare il cavallo dei suoi pantaloni&#8230;&#8221; dissi io con tono scherzoso</p>



<p>&#8220;Tu ci sei riuscito prima? Immagina di doverlo fare per 15 anni di fila&#8230;&#8221; e scoppiammo a ridere insieme</p>



<p>&#8220;Non sentirti in colpa, Ste. Non c&#8217;è tradimento se ci si mette d&#8217;accordo.&#8221; e mi strinse tra le sue forti braccia &#8220;Mi è piaciuto molto fare l&#8217;amore con te e spero di poterlo rifare&#8230; se tu lo vorrai ovviamente.&#8221;</p>



<p>&#8220;Sai, oggi ho imparato un sacco di cose. Non è tutto bianco e nero come pensavo. Voi mi avete insegnato ad avere la mentalità aperta e io ho cercato di seguire il vostro esempio ma mi sono lasciato bloccare dell&#8217;insicurezza e dalla paura. Ma d&#8217;ora in poi non accadrà più.&#8221;</p>



<p>&#8220;Stai parlando di quel meccanico, non è vero?&#8221;</p>



<p>io arrossì</p>



<p>&#8220;Allora ti piace proprio?&#8221;</p>



<p>&#8220;Si pa&#8217;, ma credo che lui sia etero, quindi&#8230;&#8221;</p>



<p>&#8220;E questo chi te lo dice? Ste&#8217;, se non ti metti in gioco non troverai mai la persona giusta. Ricordati che &#8216;Chi non rischia non rosica&#8217;.&#8221;</p>



<p>&#8220;Mmm&#8230;&#8221; feci io riflettendoci su</p>



<p>&#8220;Ascolta&#8230;&#8221; disse mio padre &#8220;avresti mai pensato di godere così tanto quando ti ho sculacciato?&#8221;</p>



<p>&#8220;No, a dire il vero no.&#8221; risposi io &#8220;Quando ero piccolo non facevo altro che evitarlo e invece adesso&#8230; Come cambiano le cose&#8230;&#8221;</p>



<p>&#8220;Esatto. Le cose non sono mai quello che sembrano e alcune possono anche cambiare con il tempo. Anche le persone cambiano con il tempo. Quando ero giovane non avrei mai pensato che un giorno avrei fatto sesso con un altro uomo. La vita ti stupisce continuamente. Certo, a volte succedono anche cose brutte e non si può fare nulla per evitarlo ma anche dalle cose brutte si può imparare. Anzi è proprio dalle cose brutte che si imparano le cose più importanti&#8230; Sembra un assurdità ma è così.&#8221;</p>



<p>&#8220;Io spero che non mi accada mai niente di brutto.&#8221; risposi io</p>



<p>&#8220;E io te lo auguro di tutto cuore, figlio mio.&#8221; e ci baciammo di nuovo</p>



<p>&#8220;Ascolta Ste&#8230; saresti interessato a fare&#8230; qualcosuccia in compagnia?&#8221;</p>



<p>&#8220;Che intendi dire?&#8221; chiesi incuriosito</p>



<p>&#8220;Ho visto come guardi i miei amici quando vengono per giocare a carte&#8230; Non ti piacerebbe assaggiare anche loro? Lo sai che a loro tu piaci? Se ti dicessi quello che vorrebbero farti&#8230;&#8221;</p>



<p>Al solo pensiero di come quei super maschioni mi avrebbero usato per placare le loro voglie mi venivano le vampate di calore.</p>



<p>&#8220;Dici sul serio?&#8221; dissi io &#8220;E&#8217; sempre stato un mio sogno erotico un orgia con te e i tuoi amici&#8230;&#8221;</p>



<p>&#8220;Eheheheh&#8230; Lo sapevo che l&#8217;idea ti sarebbe piaciuta. D&#8217;accordo, ascolta. Dopodomani tua madre andrà a trovare sua zia a Reggio Calabria e starà via per una settimana per aiutarla in casa fino a quando suo zio non uscirà dall&#8217;ospedale.&#8221;</p>



<p>&#8220;Ah, già&#8221; dissi io &#8220;Si era rotto il femore, se non mi sbaglio&#8230;&#8221;</p>



<p>&#8220;Si, esatto. Avremo la casa tutta per noi e faremo scintille, vedrai.&#8221;</p>



<p>&#8220;Non vedo l&#8217;ora&#8221; dissi io</p>



<p>&#8220;Perfetto. Adesso devo telefonare per avvisare gli altri. Tu intanto vai a farti una doccia.&#8221;</p>



<p>&#8220;Aspetta, puoi telefonare anche dopo. Nella doccia c&#8217;è spazio anche per due&#8230;&#8221;</p>



<p>&#8220;Eheheheheh&#8230; ottima idea!&#8221; e ci facemmo insieme la doccia. Eravamo avvinghiati l&#8217;un l&#8217;altro e le nostre mani si muovevano dappertutto.</p>



<p>Uscito dalla doccia andai nella mia stanza e mi rivestì, accesi la tv e mi stesi sul mio letto mentre mio padre faceva il giro di telefonate. Sebbene fossi in visibilio per quel sesso di gruppo, in quel momento ripensai a Domenico e allora presi una decisione. Avrei seguito il consiglio di mio padre. Era giunto il momento di fare chiarezza, di sapere se tra me e Domenico poteva nascere qualcosa oppure no. E nel caso che le rose non fossero fiorite come si suol dire, me ne sarei fatto una ragione e sarei andato avanti.</p>



<p>[Continua]</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p><em>Racconto di Fanozzo &#8211; Spero che questa storia vi sia piaciuta. Nel caso aveste delle idee, spunti per altre storie potete contattarmi via <a href="mailto:stefano_339@yahoo.it">email</a>  </em></p>
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		<title>Le avventure di PJ: La trasformazione di Pietro &#8211; Parte 5</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Sep 2022 04:26:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[racconti bear]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Affacciato al balcone, Pietro salutò il suo gattino e lo vide sparire dietro l&#8217;angolo. Un&#8217;altra settimana cominciava e PJ doveva tornare al collage. Casa Gambadilegno era di nuovo vuota. E lo sarebbe stata fino al prossimo sabato. Pietro c&#8217;era abituato, ormai. Ma quella volta&#8230; Con PJ, il nostro gattone si trattenne. Ma fosse stato per [&#8230;]</p>
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<p>Affacciato al balcone, Pietro salutò il suo gattino e lo vide sparire dietro l&#8217;angolo. Un&#8217;altra settimana cominciava e PJ doveva tornare al collage. Casa Gambadilegno era di nuovo vuota. E lo sarebbe stata fino al prossimo sabato. Pietro c&#8217;era abituato, ormai. Ma quella volta&#8230; </p>



<span id="more-4389"></span>



<p>Con PJ, il nostro gattone si trattenne. Ma fosse stato per lui, non l&#8217;avrebbe più lasciato andare. Dopo aver assaggiato tutta quella felicità&#8230; anzi, il semplice averla riprovata dopo anni e poi doverla accantonare, anche se per qualche giorno&#8230; gli gravava come un&#8217;ingiustizia. Ma per Pietro, il bene e il futuro del figlio venivano prima di qualsiasi suo desiderio. Il nostro gattone si sentiva&#8230; un po&#8217; come un ragazzo alla sua prima cotta. Era stato innamorato nella sua vita. Anche prima di sua moglie Peg. Ma con suo figlio fu&#8230; diverso. Più forte, intenso&#8230; intimo&#8230; o forse gli pareva perché non si sentiva così da tanto. O perché era stato per la prima volta con un altro gatto. E non uno qualsiasi. Ma suo figlio. Carne della sua carne. Sangue del suo sangue. Sperma del suo sperma. Il nostro gattone si sentiva addirittura commosso nel pensare che suo figlio PJ, che prima era uno dei suoi tanti girini fosse cresciuto e diventato un gatto così! Fiero, spontaneo, passionale&#8230; con tanta fantasia e senza paure. O per meglio dire, che le sue paure non l&#8217;avessero condizionato. Gli pareva incredibile che fosse venuto da lui. Lui, che alla sua età era tanto diverso. E Pietro ringraziò il cielo che suo figlio non ebbe i suoi stessi dilemmi. E naturalmente, che fosse riuscito a superare i suoi così bene. Già farsi accettare dagli altri è una grossa prova, pensava tra sé. Perfino oggi. Ma avere una guerra in testa&#8230; Pietro si chiese se pure lui avesse in sé quella forza che vide in suo figlio. Se, qualora c&#8217;avesse provato da ragazzo, sarebbe riuscito ad accettarsi. Far entrare nel quadro d&#8217;insieme del suo &#8216;io&#8217;, quella parte di lui. Stare insieme a PJ per Pietro fu pure come guardarsi dentro. Perché Pietro l&#8217;aveva sempre saputo. Ma come molti, l&#8217;aveva ignorato. E chi ignora per tanto tempo, finisce per dimenticare. O meglio, soffocare le cose. Ma nella situazione giusta al tempo giusto, tutto ritorna. Anche in quelle persone che non sanno di essere bisessuali e lo scoprono nella loro maturità. Non si può sfuggire a sé stessi. I nostri istinti sono perennemente dentro di noi. E trovano sempre il modo di venire fuori. La molla che fece scattare tutto per Pietro fu il sentirsi solo e abbandonato dalla moglie. Prima la tristezza e poi la solitudine, avevano soffocato tutte le emozioni che gli davano gioia. E dato che lui non era tipo da cercasi avventure e altre relazioni perché legato dal giuramento del matrimonio&#8230; e che l&#8217;unica persona che aveva sempre sotto gli occhi era suo figlio PJ&#8230; per istinto di fuga emotiva, la parte di sé che Pietro aveva soffocato si risvegliò. Iniziò a guardarlo in modo diverso. PJ gli ricordava tanto lui da ragazzo&#8230; e anche il tipo di maschio che gli faceva effetto da giovane e cercava di ignorare. Gli faceva battere il cuore e tirare le mutande. Ed era una così bella sensazione! Accentuata dal fatto che quasi sempre i due restavano soli a casa. La mente del nostro Pietro fantasticava sempre più. Sia quando lo spiava di nascosto e si toccava&#8230; e soprattutto quando per un motivo o l&#8217;altro lo toccava. La spalla, il viso, le cosce&#8230; non importava quale parte fosse. Quel contatto fisico lo faceva impazzire! Pietro si lasciava scivolare sempre più in quell&#8217;erotismo. Così nuovo ma così familiare. Gli dava sollievo dalle sue pene e a differenza del passato non ne provava repulsione. Anzi! Ne voleva sempre di più! E fu così che Pietro si fece la prima sega totalmente incentrata su suo figlio PJ. E sparò il primo seme che incarnava quei pensieri. E mai si era sentito più maschio! Basta carezze, pensò tra sé. Io ti avrò. Non so ancora quando. O come&#8230; ma tu sarai mio, PJ! E quella voglia cresceva ogni giorno di più. PJ non solo gli aveva riportato tutto alla mente di suo padre. Ma era riuscito pure a sbloccarlo. Quanto desiderio c&#8217;era in ogni carezza per suo figlio, da quel momento in poi! E anche se PJ non se ne era accorto, lo percepiva in qualche modo. Dato che, come sappiamo, gli veniva più difficile controllarsi. E quando Pietro lo prese sul divano, non ci fu scampo per lui.</p>



<p>Tornato dentro, Pietro si sedette sulla sua poltrona e cercò di calmare i bollenti spiriti che ancora &#8216;cuocevano&#8217; in lui. Ma più ci provava, più pensava a PJ. I ricordi di quelle 36 ore circa passate con lui nella sua mente erano come una GIF animata. Una scena ripetuta all&#8217;infinito. E come naturale conseguenza, le sue mutande si allungavano. Erano quasi le 6 di sera. Era venuto qualche ora prima. E per ben due volte, da quella mattina. Eppure gli pareva la prima erezione del giorno. Quella che si sente al lavoro e che si cerca di reprimere. Magari con qualche toccata saltuaria. Perché è un bisogno irresistibile che ti fa muovere la mano prima il cervello dia l&#8217;impulso. Come quella del mattino. Che senti pure mentre ancora dormi. E ti fa svegliare con un bastone nelle mutande, per quel sogno erotico rimasto incompleto. L&#8217;istinto maschile nella sua forma più pura e potente!</p>



<p>Pietro era passato dalla mano a qualcuno arrapato come e più di lui, in poco più di un giorno. Ma l&#8217;idillio era durato troppo poco. C&#8217;era così tanto altro che avrebbe voluto fare col suo adorato PJ! Avrebbe sborrato ad oltranza, per come si sentiva.</p>



<p><strong>PIETRO: </strong>Figlio mio&#8230; si&#8230; &#8211; pensava tra se mentre ad occhi chiusi. Seduto sulla poltrona del salotto. Le sue mutande si gonfiavano, allungandosi sempre più. Puntavano verso destra. Nemmeno a farlo apposta, al balcone. Pareva che il cazzo di Pietro puntasse verso PJ, chissà dove per strada. Come l&#8217;ago di una bussola.</p>



<p>Pietro era così eccitato che pensava solo a prenderselo in mano e segarsi. Non si sarebbe nemmeno tolto le mutande, tanto era preso. E infatti così fece. Da sfregarsi il cazzo come la lampada di Aladino, Pietro prese a masturbarsi propriamente. Stringendolo nel pugno, da fuori le mutande. Pietro si segava a mano inversa, data la posizione in cui era il suo cazzo. Poi rimestando dentro gli slip, puntò il pisello dall&#8217;altro lato. Così da poterlo prendere con la presa normale. Le mutande del nostro gattone avevano già da un po&#8217; perso l&#8217;aderenza del &#8216;nuovo&#8217;. Il cedimento del tessuto dava la comodità senza costrizione e facilitava il toccarsi e massaggiarsi. Pietro fece partire le sue fantasie. Immaginò fosse suo figlio a toccarlo. Li in ginocchio davanti alla poltrona. Con la sua mano tozza e spezza, tanto simile alla propria. Come è giusto che sia. E il faccione pacioso di PJ poggiato sulla sua coscia. Che lo guardava sorridente e desideroso di lui, mentre lo toccava. Avvicinandosi poi sempre più verso le mutande del padre, PJ ci affondò sopra. Per annusare a pieni polmoni la sua essenza maschia. E il naso si sa, in così poco tempo chiama le labbra&#8230; e la lingua. Pietro mise il turbo quando nella sua mente PJ gli sfilò le mutande e le portò al viso per annusarle. Mentre con l&#8217;altra mano lo menava lentamente. Ogni tanto gli strofinava le mutande sul cazzo e poi se le rimetteva in faccia. Come per ricaricarle. Pietro era rimasto così soddisfatto che a PJ piacessero tanto gli odori! Che lo eccitassero fino a quel punto. E&#8217; da maschio, pensava tra sé. Poi PJ piegò le mutande di suo padre e se le mise al colo, usando i buchi per la gambe. Ti piace il mio collare, papà? E&#8217; il segno che appartengo a te&#8230; che sono una cosa tua&#8230; e abbassandosi verso il cazzo di Pietro, aprì la bocca e lo fagocitò avidamente!</p>



<p>Pietro si sorprendeva della sua stessa fantasia. Mutande come un colare? E quando mai ci aveva pensato, in vita sua? Pietro sentiva nella sua testa la lingua di PJ muoversi dentro la sua bocca su tutto il suo cazzo. Proprio come aveva sentito dal vivo, poche ore prima. Pietro afferrò saldamente la testa di suo figlio e ogni tanto lo muoveva veloce e lo lasciava li. Col cazzo affondato in gola. E a differenza della realtà, PJ non tossiva. E stava per tutto il tempo che Pietro voleva. Nella fantasia tutto è concesso, dopotutto. E Pietro aveva tutta l&#8217;intenzione di approfittarne senza limiti!</p>



<p>Dopo quel pompino, PJ scoprì totalmente con entrambe le mani la cappella di suo padre. Fece una lunga leccata dallo scroto fino al frenulo. E passando dal prepuzio lo trascinò lievemente. Il prepuzio scorse e tornò a ricoprire di nuovo la cappella. PJ allora si alzò, si girò di spalle e si sedette sul cazzo duro di Pietro. Lo segava piano, strofinandosi su di esso col culo. Avanti e indietro.</p>



<p><strong>PJ:</strong> Papà mio&#8230; Tu sei il maschio di casa! E devi sfogarti! E&#8217; un bisogno sacrosanto, il tuo. E dovuto! Si&#8230; vuoi entrare qui dentro, vero? E inondarmi con tutto il tuo latte caldo! Si&#8230; sono nato per questo. E &#8216;da&#8217; questo. E si alzò. Si mise a pecora per terra davanti al padre. Ondeggiava il culo su e giù. Le sue carni abbondanti sobbalzavano nella maniera più seducente che esiste! Il richiamo del sedere è il più potente che esiste! Attrae tutti gli uomini. Gay, etero&#8230; nessuno può resistere! E&#8217; come la lanterna per le zanzare! PJ si girò verso suo padre e lo chiamava &#8211; Vieni, papino&#8230; Sono qui&#8230; &nbsp;e sono tutto tuo. Vieni&#8230; Entra dentro di me. Prendi quello che ti spetta&#8230; quello che è tuo!</p>



<p>Quelle frasi super eccitanti di suo figlio PJ, erano entrate nel profondo dentro Pietro. Le sentiva già come parte di lui&#8230; Il concetto stesso di padre e figlio e il loro legame avevano subito un evoluzione incredibile, per lui! Pur restando di fondo gli stessi. In termini biologici e ancor prima di affetto. Era come passare da vedere un solo pezzo, ad osservare il puzzle completo. E gli piaceva, al nostro gattone! Cazzo, se gli piaceva!</p>



<p>Nel frattempo, Pietro aveva rimestano di nuovo nelle sue mutande. Ora il suo cazzo era in posizione centrale e puntava verso il suo faccione. Nella tua testa allora, passò all&#8217;azione. Si alzò dalla poltrona con l&#8217;animo di una bestia e calatosi su PJ, Gli strappò le mutande a mani nude! STRAP! Dal cinto fino in basso, le fece a brandelli, per togliergliele. E poi le lanciò via. Come è forte il mio papà! Diceva PJ. Questo è niente, rispose lui. E glie lo ficcò dentro con forza. PJ fece un lungo ansimo di piacere. Papà&#8230; avanti&#8230; il mio culo è tuo. Usalo per soddisfare la tua giusta voglia! Pietro iniziò a scavargli il culo. Afferrandogli con una mano, la testa e con l&#8217;altra, il fianco. Per avere più presa e controllo sui movimenti della scopata.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="876" src="https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2022/09/racconti-gay-IMG_1.jpg?resize=1024%2C876&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-4391" srcset="https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2022/09/racconti-gay-IMG_1.jpg?resize=1024%2C876&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2022/09/racconti-gay-IMG_1.jpg?resize=300%2C256&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2022/09/racconti-gay-IMG_1.jpg?resize=768%2C657&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2022/09/racconti-gay-IMG_1.jpg?resize=1536%2C1313&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2022/09/racconti-gay-IMG_1.jpg?w=2048&amp;ssl=1 2048w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></div>



<p>Quel culo caldo così accogliente in cui si era svuotato, il giorno prima! Gli era così rimasto impresso che gli pareva di sentirlo con precisione matematica! Più Pietro scavava forte, più PJ ansimava e diceva cose eccitanti. E più PJ diceva cose eccitanti più Pietro scavava forte. Padre e figlio si alimentavano a vicenda. E il nostro gattone andava sempre più forte&#8230; sempre più veloce&#8230; l&#8217;avrebbe proprio aperto il suo PJ, se fosse stato davvero li.</p>



<p><strong>PIETRO:</strong> Ti sfondo! &#8211; Disse con voce roca e ringhiando. E tra uno sfregamento e l&#8217;altro, s&#8217;accavallò un suono più forte e netto.</p>



<p>Pietro aprì gli occhi e non credeva a ciò che vedeva. Il suo cazzo duro e scappellato, sbucava davanti a lui. Pietro immaginava di sfondare PJ&#8230; ma nella realtà aveva sfondato le stesse mutande!</p>



<p><strong>PIETRO: </strong>Porca troia! &#8211; disse con stupore. Questo figliolo mio&#8230; mi ha fatto diventare una bestia! Ahahahahah</p>



<p>Pietro si lasciò andare a una risata rumorosa e senza freni. Poi s&#8217;alzò, si tolse le mutande e andò in camera da letto a prenderne un&#8217;altro paio. Sperava di trovare un altro paio di slip bianchi. Ma erano rimasti solo i parigamba a pois verdi. E così ne prese uno. E gli scappò un&#8217;altra risata. Pietro non era tipo da mutande stravaganti. Tipo quelle che si vedono nei cartoni animati. E si ricordò di quando sua moglie glie le comprò. Fu proprio nel primo periodo che iniziò a viaggiare per lavoro. Il loro venditore di fiducia aveva esaurito le mutande bianche. Sia slip che parigamba. E si era offerto di mettergliele da parte per la prossima volta. Ma quel giorno, lei sarebbe già stata fuori in uno dei suoi viaggi di lavoro. E avendo la testa parecchio distratta, comprò il primo paio che vide per togliersi il pensiero. E Pietro dovette accontentarsi. Meno male che almeno la misura era giusta, pensò tra sé. E si mise a ridere ancora, pensandoci.</p>



<p>Pietro stava per buttare le mutande rotte ma poi pensò: Le posso ancora usare&#8230; Chissà che faccia farà PJ, quando le vedrà! E allora le conservò nello stesso cassetto in cui aveva preso quelle nuove.</p>



<p>Tornato in salotto, Pietro poggiò le mutande sul mobile e si sedette di nuovo sulla poltrona. Riprese da dove aveva lasciato. Si rivide di nuovo sopra suo figlio. Messo a pecora, per terra. E spingeva, spingeva, spingeva&#8230; Dava sculacciate a suo figlio e continuava a spingere&#8230; I gemiti di PJ erano così freschi nella testa di Pietro che gli davano l&#8217;impressione che suo figlio fosse davvero li con lui. E questo lo infuocò ancora di più. E così passò da una posizione all&#8217;altra. Prima al muro. Le mani sopra quelle di PJ che erano col palmo al muro. E la parete tremava ad ogni spinta. Pietro leccava il collo del suo PJ e qualsiasi altro punto del corpo del figlio che la sua lingua poteva raggiungere. Sono buono, papino? &#8211; sussurrava suo figlio a singhiozzo tra una spinta e l&#8217;altra&#8230;</p>



<p><strong>PIETRO:</strong> Minkiùni! Ti manciàssi tùttu! Ùara gìrati, sàngu mìu&#8230; T&#8217; vògghiu taliàri e basàri mèntri ti fìccu&#8230;</p>



<p><em>(Cazzo. Ti mangerei tutto! Ora girati, figli mio&#8230; Voglio guardarti e baciarti mentre ti scopo&#8230;)</em></p>



<p>Pietro dunque si sfilò da lui. PJ si stese a terra supino e alzò le gambe, con un sorriso biricchino. Calandosi su di lui, Pietro lo baciò. Il suo cazzo era così duro da essere all&#8217;altezza giusta per entrare nel culo di PJ già solo con quel movimento. Quando se ne accorse&#8230;</p>



<p><strong>PIETRO:</strong> Oh&#8230; trasìu sùlu, sangò&#8230;</p>



<p><em>(Oh&#8230;È entrato da solo, figliolo&#8230;)</em></p>



<p><strong>PJ:</strong> È la natura, papà. A lui non serve che la testa gli dica deve entrare. Sopratutto quando sente me. &#8211; E le braccia cinsero i fianchi le padre &#8211; Siamo una cosa sola, papà. Io mi sento ancora nelle tue palle come quando sono nato. Ed è così che tu devi prendermi. Come se ti prendessi il cazzo. Io sono una cosa tua, papà. &#8211; ora le mani gli cingevano il viso &#8211; E lo sarò per sempre&#8230;</p>



<p><strong>PIETRO: </strong>Vìta mìa&#8230;</p>



<p><em>(Vita mia&#8230;)</em></p>



<p>E lo baciò di nuovo. E mentre lo baciava, spingeva. Sempre più veloce. E con energia. Pietro che prima si reggeva con le mani a terra, si aggrappò alle natiche del figlio. Una presa salda e forte. Ma pure tanto dolce. Come se le sue mani si fossero soltanto posate li. Come un uccellino su un ramo d&#8217;albero. Anche se non le teneva poi, essendo a carponi su suo figlio, Pietro aveva le gambe di PJ tra le sue ginocchia e la parte posteriore delle braccia. Sembrava quasi di vedere uno di quei rompicapi di legno in cui bisogna incastrare pezzi dalle forme più strane per formarne una comune come un cubo o una sfera. E in natura non esistono &#8216;pezzi&#8217; che si incastrano meglio e con perfezione intrinseca come un padre e suo figlio.</p>



<p>Pietro si ricordò della loro scopata del giorno prima. Nella sua mente, lui e suo figlio erano in una posizione diversa della smorza-candela, con cui erano diventati una cosa sola. Ma c&#8217;era una cosa in particolare che lo aveva reso fiero. E per cui la posizione non aveva nessuna importanza. Pietro si era abbassato di nuovo su PJ e lo baciava mentre continuava a fare il martello pneumatico nel suo culo. In quel contatto così vicino da essere davvero una sola carne, il nostro gattone sentì un calore sul suo pancione. E una sensazione di bagnato mentre percepiva suo figlio muoversi a scatti. Lui sapeva bene cosa stava accadendo. E si risollevò. Com&#8217;era successo nella realtà, le poderose spinte di Pietro avevano fatto venire PJ. Il suo sperma stava ancora colando fuori. L&#8217;ultimo rivolo uscì in diretta allo sguardo di Pietro. Era denso e bianco. E il suo peso l&#8217;aveva fatto colare sul lato del pancione di PJ. Un ultimo spasmo e PJ chiuse quell&#8217;orgasmo nell&#8217;estasi, ansimando un &#8216;Papà&#8217;&#8230;<strong>                                                   </strong></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="717" height="1024" src="https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2022/09/racconti-gay-IMG_2.jpg?resize=717%2C1024&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-4392" srcset="https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2022/09/racconti-gay-IMG_2.jpg?resize=717%2C1024&amp;ssl=1 717w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2022/09/racconti-gay-IMG_2.jpg?resize=210%2C300&amp;ssl=1 210w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2022/09/racconti-gay-IMG_2.jpg?resize=768%2C1098&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2022/09/racconti-gay-IMG_2.jpg?resize=1075%2C1536&amp;ssl=1 1075w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2022/09/racconti-gay-IMG_2.jpg?w=1433&amp;ssl=1 1433w" sizes="auto, (max-width: 717px) 100vw, 717px" /></figure></div>



<p><strong>PIETRO: </strong>Sàngu mìu&#8230; si ancùara accussì del&#8217;càtu! O fòissi è a me mìnkia ca n&#8217;avi ancùara trùappu pi tìa&#8230;</p>



<p>(Figlio mio&#8230; sei ancora così sensibile! O forse è il mio cazzo ad essere ancora troppo per te&#8230;)</p>



<p><strong>PJ:</strong> Tùtti ru cùasi&#8230;</p>



<p><em>(Tutte e due le cose&#8230;)</em></p>



<p>Anche PJ aveva preso a parlare il dialetto di suo padre. Nella sua mente Pietro ormai non aveva più paletti!</p>



<p><strong>PJ:</strong> Pi chìstu ma tignàri ancùara assài. E ghinchìrim&#8217;i rùci a fùttiri! Ma nìascir&#8217;i tutt&#8217;i pirtùsa!</p>



<p>(Per questo devi ancora scoparmi molto. E riempirmi di latte a fiumi! Deve uscirmi da tutti i buchi!)</p>



<p><strong>PIETRO:</strong> Se&#8230; e stainnàta vìaru tu fàzzu nìasciri runnegghiè, pi còmu m&#8217;inchìst&#8217;i pàlli! Mett&#8217;ti r&#8217;accussì&#8230;</p>



<p>(Si&#8230; e oggi te lo faccio fuoriuscire dappertutto sul serio, per come m&#8217;hai riempito le palle! Mettiti così&#8230;)</p>



<p>Nella sua testa ora, Pietro e suo figlio erano a cucchiaio. Ma Pietro teneva sollevata una delle gambe di PJ. E spingeva di nuovo come un martello pneumatico. La forza che metteva nella sua testa per scopare il culo di PJ, si rifletteva in quella che metteva nel suo pugno, nella realtà. Ed era visibile anche nei suoi denti stretti. Pietro s&#8217;arrese alla sua eccitazione totalmente. E non passò molto prima che sentisse avvicinarsi l&#8217;orgasmo. Ma non gli importava. Era immerso nella sua fantasia e non aveva intenzione di fermarsi. L&#8217;eccitazione era tale che voleva scoppiare nella maniera più&#8230; &#8216;esplosiva&#8217; che avesse mai fatto. Si sentiva così forte e maschio che gli pareva di poter fare qualcosa di pazzesco. Di sovrumano. Riempire l&#8217;intero salotto&#8230; no! L&#8217;intera casa con la sua sborra calda. E allora menava&#8230; menava&#8230; menava&#8230; sempre con più forza&#8230; e la contrazione che irrigidisce tutto si faceva sempre più vicina&#8230;</p>



<p><strong>PIETRO:</strong> Figghiu mìu&#8230; &#8216;ncìntu ti mìattu!!!</p>



<p>(Figlio mio&#8230; Ti metto incinto!!!)</p>



<p>L&#8217;orgasmo era alle porte quand&#8217;ecco che il campanello suonò. DIN DON! Pietro sussultò! Chi poteva essere a quell&#8217;ora? Indossò le mutande che aveva preso prima. Nemmeno a dirlo, stavano così tese che c&#8217;era rischio si bucassero pure quelle. Pietro andò alla porta. Dallo spioncino vide che si trattava di Beef. Il padre di Roxanne, la fidanzata di Max. Il figlio di Pippo e uno dei migliori amici di suo figlio PJ. Da quando aveva conosciuto il suo nuovo compagno che guarda caso abitava nello stesso palazzo di Pietro, Beef passava sempre più tempo li che a casa sua. Ancora di più quando la figlia iniziò ad andare al college. Restando solo a casa, Beef decise di convivere col compagno fino alle fine delle lezioni e al ritorno della figlia. Ma essendo fidanzata, Roxanne ormai non passava più tanto tempo in casa o con suo padre. Come è logico che sia. E allora Beef decise di venire ad abitare in pianta stabile dal suo compagno. Recandosi ogni tanto a casa sua per tenerla sotto controllo. Sapendo dunque che anche Pietro restava solo a casa durante la settimana per lo stesso suo motivo, Beef passava spesso a trovarlo.</p>



<p>Beef era un bel cagnolone della stessa pasta di Pietro. Robusto e spesso. Anche a lui l&#8217;età e gli anni avevano regalato un bel pancione tondeggiante! Aveva uno sguardo rabbioso e burbero ma in realtà era uno a cui piaceva scherzare su ogni cosa. Perfino su quello sguardo che da ragazzo aveva spesso usato per difendere sia sé stesso che il suo amico Pietro dai classici bulli che purtroppo non mancano mai nelle scuole. Era il classico gigante buono. Duro fuori ma dolce dentro. Ne avevano combinate lui e Pietro da ragazzi!</p>



<p>Beef dunque andò a trovare il nostro Pietro. E siccome era un tipo che se ne fregava di ciò che dicono gli altri, si presentò con la sua solita divisa. Quella che tante volte Pietro gli aveva visto addosso quando andava a trovarlo. Canotta bianca e boxer a righe verticali verdi e marroni. Pietro aprì la porta.</p>



<p><strong>BEEF:</strong> Ciao, amico. Come te la passi? &#8211; e gli cadde l&#8217;occhio sulle mutande di Pietro. Impossibili da non notare &#8211; Cavolo! Ho forse interrotto qualcosa? &#8211; Disse alzando il capo, guardando oltre Pietro.</p>



<p><strong>PIETRO:</strong> No no. Tranquillo. Sono solo. Mi stavo sparando una sega.</p>



<p><strong>BEEF:</strong> Come se tu fossi uno che fa certe cose&#8230; Ahahah Mmm&#8230; come vorrei darti una mano, amico mio&#8230;</p>



<p>Pietro era ancora sotto l&#8217;influsso dell&#8217;eccitazione di prima. E davanti a Beef, gli tornò in mente il passato di nuovo. Era infatti il suo amico ed ex-compagno di scuola Beef, una delle ragioni più grosse che a suo tempo spinsero il nostro gattone a ignorare ciò che sentiva. A Pietro infatti Beef piaceva. E molto. Anzi. Fu proprio lui che gli fece aprire gli occhi sulla sua parte gay. Negli spogliatoi delle palestre, a scuola. E di conseguenza a far nascere quel pensiero negativo di rifiuto che PJ lesse sul suo diario. Che divenne poi il lucchetto di quella parte di Pietro. Un lucchetto che ora era stato schiuso per sempre da quella chiave speciale che aveva preso il meglio di lui. Pietro allora si fece nuovamente la stessa domanda di prima. Cosa sarebbe successo se non avesse rifiutato quella parte di lui? Se ci avesse provato&#8230; magari proprio con Beef. Cosa avrebbero potuto fare loro due insieme? Pietro voleva tanto rispondere a questa domanda e così prese la mano di Beef e la portò sulle sue mutande.</p>



<p><strong>BEEF:</strong> Ma&#8230; che stai facendo, amico? &#8211; disse sorpreso</p>



<p><strong>PIETRO:</strong> Hai detto che volevi darmi una mano, no?</p>



<p><strong>BEEF:</strong> E tu&#8230; la vuoi da me? Da un maschio? Da quando in qua?</p>



<p><strong>PIETRO:</strong> E tu da quando ti fai tutti questi scrupoli? Io mi ricordo che da ragazzi, sfruttavi ogni scusa per mettermi le mani addosso.</p>



<p><strong>BEEF:</strong> Ma tu ti tiravi indietro come una verginella, ricordo&#8230; &#8211; disse ridendo</p>



<p><strong>PIETRO:</strong> Perché ero uno stupido. Non capivo quanto fosse bello. Ma adesso&#8230; &#8211; e strinse nel pugno la mano di Beef. Per fargliela chiudere sul suo cazzo duro perché lo sentisse meglio &#8211; adesso lo so.</p>



<p><strong>BEEF:</strong> Non ci credo! Tu sei stato&#8230; con un altro maschio! E&#8217; per questo che&#8230; Ma aspetta! Come la metti con tua moglie?</p>



<p><strong>PIETRO:</strong> Ho deciso di divorziare. Non siamo più nulla da anni, ormai. Il mio matrimonio è già finto da un pezzo. Io già lo sapevo ma&#8230;</p>



<p><strong>BEEF: </strong>Ma orati sei fatto intostare l&#8217;uccello dopo tanto tempo e non ci vuoi rinunciare. Siamo fatti tutti di carne, amico mio&#8230;ahahahah &#8211; e via alle risate</p>



<p><strong>PIETRO:</strong> Allora, &nbsp;lo vuoi? &nbsp;O devo fare da solo?</p>



<p>Ma Beef serrando il cazzo di Pietro con forza lo tirò a sé!</p>



<p><strong>BEEF:</strong> Tu che cosa ne dici, maschione? &#8211;&nbsp; e lo baciò</p>



<p>Dopo tanti tentativi andati a vuoto fin dai tempi della scuola, Beef non si sarebbe lasciato scappare quell&#8217;occasione per niente a mondo! Lui e il suo compagno erano una coppia aperta e quindi ogni tanto si concedevano qualche avventura per conto loro. Anche Pietro lo sapeva. Per questo si fece avanti.</p>



<p>Pietro spostò la canotta di Beef di lato ed espose un suo capezzolo. Ci si attaccò a ventosa! E succhiava&#8230; succhiava&#8230; Cercò di fare come suo figlio fece con lui. Non che fosse un azione nuova, in realtà. Dopotutto i capezzoli li abbiamo tutti. Maschi e femmine. Ma Pietro si sentiva più bravo, grazie all&#8217;esperienza con PJ. E infatti&#8230;</p>



<p><strong>BEEF: </strong>Si, cazzo. Tu sei proprio stato con qualcuno. E&#8217; evidente! Ricordo che mi raccontavi quando lo facevi alle micie che ti sbattevi&#8230; Ah! Ma ora si sente che hai imparato come si fa ad un maschio&#8230; Cazzo, si! Non fermarti! &#8211; Il cagnolone era in estasi<b> </b></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="1024" src="https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2022/09/racconti-gay-IMG_3.jpg?resize=1024%2C1024&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-4393" srcset="https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2022/09/racconti-gay-IMG_3-scaled.jpg?resize=1024%2C1024&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2022/09/racconti-gay-IMG_3-scaled.jpg?resize=300%2C300&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2022/09/racconti-gay-IMG_3-scaled.jpg?resize=150%2C150&amp;ssl=1 150w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2022/09/racconti-gay-IMG_3-scaled.jpg?resize=768%2C768&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2022/09/racconti-gay-IMG_3-scaled.jpg?resize=1536%2C1536&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2022/09/racconti-gay-IMG_3-scaled.jpg?resize=2048%2C2048&amp;ssl=1 2048w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></div>



<p>Mentre Pietro succhiava il capezzolo di Beef, la sua mano scendendo per il suo pancione, s&#8217;intrufolò nei suoi boxer. Il gattone era già nell&#8217;estasi. Ma ancora di più quando senti il pesciolone spesso di Beef in mano. Si muoveva. Saltellava. E la sua punta era bagnata. Forse di pre-sperma. O magari aveva pisciato poco prima. Pietro sapeva come fugare il dubbio. Uscì la mano dai boxer di Beef e l&#8217;annusò. Leccandosi le dita.</p>



<p><strong>PIETRO:</strong> Amico&#8230; non hai &#8216;scolutàto&#8217; bene&#8230;</p>



<p><strong>BEEF:</strong> Come?</p>



<p><strong>PIETRO:</strong> Ah, già, Così si dice dalle parti mie. Intendevo dire che non hai scrollato bene&#8230;</p>



<p><strong>BEEF:</strong> Ah! Oh beh, amico&#8230; l&#8217;ultima goccia di piscio se la prendono sempre le mutande. Perché quindi negargli le altre? Si fanno compagnia. Io sono anni che non scrollo più. Tra maschi non serve stare attenti a fare sempre profumo di fresco. Come vogliono le donne. Ed è per questo che ho da sempre preferito i maschi. Tra noi, non ci sono queste stronzate. C&#8217;è solo libertà di essere e odorare così come siamo. L&#8217;odore che facciamo&#8230; mi piace tanto! E mi fa arrapare&#8230; E pure negli altri. È l&#8217;odore di cazzo che ci fa maschi! Ci fa trovare dagli altri a naso! Come fanno gli altri animali. E subito ti senti una bestia! Non è vero?</p>



<p>Pietro rispose affermativamente come se l&#8217;avesse detto assieme a suo figlio. Era sicuro che PJ la pensasse allo stesso modo, visto che il giorno prima gli aveva chiesto di pisciargli nel culo. Il gattone rimise la sua mano nei boxer di Beef e riprese a toccargli il pisello. Giochicchiando col suo prepuzio e&#8230; beh&#8230; ripensando a ciò che aveva fatto con suo figlio, gli curava anche le palle in modo molto&#8230; &#8216;frizzante&#8217;.</p>



<p><strong>BEEF:</strong> Ahahahaahhhh&#8230; Si&#8230; Cheeeeee beeeeeellooooooo! Me lo devi proprio dire chi hai incontrato, amico.</p>



<p>Quella grattata di coglioni scatenò un erezione pazzesca! Velocissima! Beef aveva lo scroto molto sensibile. O forse era la prima volta che qualcuno glie lo grattava. Il cagnolone si tolse la canotta. E la spiaccicò in faccia a Pietro.</p>



<p><strong>BEEF:</strong> Tieni&#8230; ti piacciono gli odori? Respira a pieni polmoni! Eheheheh</p>



<p>Pietro spalancò gli occhi. Le sue palpebre poi si chiusero a metà, formando quell&#8217;espressone languida dell&#8217;estasi dei sensi. Il nostro gattone muoveva la testa. Strusciandosi sulla canotta di Beef. Annusandone ogni fibra. Specie quelle più scure e macchiate. Più cariche di odori. Pietro era immerso in una nuvola di piacere. Si sentiva volare. Cioè, galleggiare in aria. Intontito come chi annusa le botti di vino chiuse in un magazzino. I suoi versi di goduria si fecero sempre più incisivi e furenti! Finché di colpo con una manata, spinse via la mano di Beef, facendogli cadere la canotta a terra. E passò ad annusare e leccare lui. Lo leccava ovunque. Specie sotto le ascelle.</p>



<p><strong>PIETRO: </strong>Ahhh&#8230;Si&#8230; Quant&#8217; bello il tuo sudore! Minkia, Beef! Sudi come uno scaricatore di porto! Ahhh&#8230; minkia, ti lavoooooo&#8230;.. ahhh&#8230;. &#8211; il nostro gattone leccava con tanto gusto! Fu come un&#8217;onda anomala per Beef, tutta quella furia erotica. Più andava avanti più era sorpreso del suo amico.</p>



<p><strong>BEEF: </strong>Ma chi cazzo è che ti ha scatenato così, amico? Deve essere un tipo pazzesco&#8230;</p>



<p><strong>PIETRO: </strong>E non puoi immaginare quanto!</p>



<p><strong>BEEF: </strong>Ma lo conosco?</p>



<p><strong>PIETRO: </strong>Oh, si&#8230; e pure da molto. Un giorno gli hai fatto anche un enorme favore&#8230;</p>



<p><strong>BEEF: </strong>Un favore? Ti prego, dimmi chi è&#8230;</p>



<p><strong>PIETRO: </strong>Dopo, Beef. Dopo&#8230; &#8211; disse in maniera sconnessa. Non è agevole parlare quando la lingua è impegnata a fare altro&#8230;</p>



<p><strong>BEEF:</strong> Si&#8230; ho capito. Sfogati, Piè! &#8211; Così Beef chiamava il suo amico, da ragazzo. E spesso ripescava questo nomignolo per i momenti più divertenti&#8230; e intimi, in questo caso.</p>



<p><strong>PIETRO: </strong>Ehi&#8230; &#8211; Pietro alzò la testa dall&#8217;ascella di Beef &#8211; Che ne dici di metterci più comodi? Andiamo in camera da letto. &#8211; ora era faccia a faccia con lui &#8211; Voglio servirti come si deve&#8230; e per farlo devi essere comodo e a tuo agio&#8230;</p>



<p>PJ aveva proprio lasciato la sua impronta su suo padre. Gli aveva detto solo &#8216;A spingere ci penso io&#8217;. Ma Pietro aveva colto in pieno il senso che nasceva da quella frase. E ora voleva riservare a Beef lo stesso che aveva ricevuto da suo figlio. Perché voleva provasse ciò che aveva provato lui.</p>



<p><strong>BEEF:</strong> &#8216;Servirmi&#8217;, eh? E va bene. &#8211; E prendendo la nuca di Pietro, Beef lo tirò a sé, infilandogli la lingua in bocca. L&#8217;altra sua mano scivolando sulla schiena di Pietro, arrivò in mezzo alle sue chiappe. Pietro sentì uno dei ditoni di Beef premere sul suo buco. E sussultò. Ma si lasciò trasportare da quella sensazione, con un lungo mugolio. &#8211; Non vedo l&#8217;ora di vedere come si soggiorna qui dentro! Portami a letto&#8230;</p>



<p>Pietro allora prese per mano Beef. A terra davanti a lui, Pietro vide la canotta di Beef. E gli tornò in mente una cosa che aveva immaginato prima, mentre si segava. Così si fermò, si chinò e raccolse la canotta del suo amico cagnolone.</p>



<p><strong>PIETRO:</strong> Potrebbe ancora servire &#8211; fece col sorriso ironico e un occhiolino. Beef scoppiò a ridere.</p>



<p>Attraversato il corridoio, Pietro portò il Beef in camera da letto.</p>



<p>Entrato nella stanza, Pietro gettò la canotta del suo amico sul letto. Tenendolo ancora per mano, il nostro gattone salì sul letto, andando all&#8217;indietro. Senza distogliere lo sguardo da Beef, lo tirava a sé. Come a dire: Vienimi addosso. Sono tuo. E così fece. Beef e Pietro, uno sull&#8217;altro sul letto si baciarono di nuovo. E le loro mani viaggiavano di qua e di la. Sul viso, sulla schiena, sui fianchi&#8230; libere. Guidate solo dalla passione.</p>



<p><strong>BEEF:</strong> Quanto ho aspettato questo momento! Non immagini quante seghe mi sia fatto, pensandoti&#8230; Cosa ti avrei fatto quando eravamo insieme negli spogliatoi della scuola! E una volta c&#8217;ero andato vicino, cazzo&#8230; &#8211;&nbsp; e con una mano strinse forte uno dei pettorali gonfi di Pietro</p>



<p><strong>PIETRO:</strong> Quando? &#8211; fece ansimando</p>



<p><strong>BEEF:</strong> Ricordi quella volta che per scherzo ti arrivai da dietro e ti calai le mutande alle caviglie? Ti dissi che era solo un scherzo. Ma te la prendesti così tanto che mi si ritirò come l&#8217;avessi messo nell&#8217;acqua ghiacciata&#8230;</p>



<p><strong>PIETRO: </strong>Già&#8230; allora ero proprio scemo&#8230; &#8211; Beef lo interruppe</p>



<p><strong>BEEF:</strong> Ma no, pesciolone&#8230; è solo che non eri pronto. Ma adesso lo sei. Si, lo sei eccome&#8230;</p>



<p>E il bacio di Beef divenne ancora più pesante e carico di foga di prima. Come se lue mani sul suo amico. E più andava avanti e più si lasciava andare. Senza freni. Si era frenato già anche troppo, il nostro cagnolone. Pietro e Beef si sentivano in paradiso. Stettero così per un bel po&#8217;. Sembrava quasi di vedere due amanti che erano stati lontano anni! Era più che evidente che avessero questioni in sospeso. Ma non saprebbe più stato così!</p>



<p><strong>PIETRO: </strong>Si&#8230; Voglio leccarti ancora le ascelle, amico&#8230; il tuo sudore ha un gusto stupendo&#8230;</p>



<p><strong>BEEF:</strong> Ma io voglio continuare a tenerti il cazzo in mano. &#8211; Per tutto il tempo infatti, Beef aveva rimestato interrottamente le mutande di Pietro. E con la faccia furba &#8211; Facciamo così: mettiamoci a 69. Così tu puoi lavarmi l&#8217;ascella. E io allungando il braccio per dartela, posso continuare a giocare col tuo cazzo dentro le mutande. Me l&#8217;hai fatto desiderare da troppo tempo. Non voglio lasciarlo più nemmeno un secondo!</p>



<p><strong>PIETRO: </strong>D&#8217;accordo.</p>



<p><strong>BEEF:</strong> Ma tra un po&#8217; ci togliamo tutto, eh? Le palle iniziano a pesarmi&#8230;</p>



<p><strong>PIETRO: </strong>A chi lo dici!</p>



<p>E Pietro si stese in direzione opposta rispetto a Beef. Il nostro gatto riprese a leccare l&#8217;ascella sudata di Beef. Il sudore del cagnolone era davvero intenso&#8230; da far girare la testa! Potente! A tratti un&#8217;espressione stralunata si formava sul viso di Pietro. In parte provocata pure dal sentirsi rimestare le mutande dal suo amico. Ed era proprio in quei momenti che il gattone leccava di più e con più fame.</p>



<p><strong>BEEF:</strong> Aaaaaah&#8230; ancora non mi pare vero! Questo pesciolone! Ogni volta che lo sognavo, mi spruzzava addosso litri di sborra calda. La stessa quantità che mi trovavo nelle mutande, quando mi svegliavo. E dovevo cambiarle. Uuuuhhh&#8230; si, proprio così, amico. Eh? Aspetta ma&#8230; &#8211; Ma continuando a toccare lo sentiva ancora duro e continuò &#8211; Ah&#8230; volevo dire! Ti stai caricando così tanto che un po&#8217; ti esce fuori. Chissà come mi scoppierai nel culo! Si. Voglio che sia tu il primo a scavare. Direi che me lo merito, dopo averti dovuto rimpiazzare con un dildo per tanti anni&#8230;<b> </b></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="1024" src="https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2022/09/racconti-gay-IMG_4.jpg?resize=1024%2C1024&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-4395" srcset="https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2022/09/racconti-gay-IMG_4-scaled.jpg?resize=1024%2C1024&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2022/09/racconti-gay-IMG_4-scaled.jpg?resize=300%2C300&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2022/09/racconti-gay-IMG_4-scaled.jpg?resize=150%2C150&amp;ssl=1 150w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2022/09/racconti-gay-IMG_4-scaled.jpg?resize=768%2C768&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2022/09/racconti-gay-IMG_4-scaled.jpg?resize=1536%2C1536&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2022/09/racconti-gay-IMG_4-scaled.jpg?resize=2048%2C2048&amp;ssl=1 2048w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></div>



<p><strong>PIETRO: </strong>Assolutamente&#8230; SLURP Ti assicuro&#8230; SLURP che mi farò perdonare&#8230; SLURP</p>



<p>Anche Pietro in tutto questo, rimestava i boxer di Beef. Il cazzo del cagnolone era perfettamente disteso sul lato. Pietro ne sentiva più che chiaramente spessore e sopratutto lunghezza.</p>



<p><strong>PIETRO:</strong> Mmmm&#8230; SLURP&#8230; com&#8217;è che tua moglie ha lasciato un minkione così? Io non l&#8217;avrei fatto&#8230;</p>



<p><strong>BEEF:</strong> E chi lo sa&#8230; le donne non fanno altro che lamentarsi! OH!</p>



<p>Pietro aveva infilato la mano nei boxer di Beef, facendola passare per la feritoia che si apre quando si va in bagno. Lo masturbava lentamente. Arrivava fino infondo. Sia all&#8217;andata che al ritorno.</p>



<p><strong>BEEF:</strong> Se le tocchi, ti dicono che hai solo sesso in testa. Oh&#8230; Ma se non lo fai, dicono che non le ami più. E se dici la tua su una cosa che riguarda tutti e due, dicono che non capisci niente. Vogliono avere sempre ragione. Oh&#8230; meglio stare tra uomini, Piè&#8230; Cazzo!</p>



<p>Conoscendo Beef dai tempi della scuola, Pietro sapeva che il suo amico non aveva mai avuto una grande pazienza con le donne. O per meglio dire, detestava dover cambiare sé stesso, rinunciando a parti di lui, per assecondare le fantasie favolistiche della maggior parte delle donne, per conquistarle. E ancora di più, il sapere che era inevitabile. Pietro pensava che per amore qualche sacrificio fosse normale, farlo. Pur tuttavia Pietro conobbe l&#8217;ex-moglie di Beef.</p>



<p>Era la tipica cagna che approfittava del suo fascino per spadroneggiare e rompere su ogni cosa. Per tutto il tempo che lui era li, assieme alla sua famiglia ovviamente, lei non faceva altro che infilare la propria opinione forzatamente e spesso non richiesta su ogni cosa che dicesse Beef. Anche mentre parlava a quattr&#8217;occhi con Pietro. Di cose da uomini, insomma. Voleva sempre controllare tutto. Pietro si chiese, conoscendo Beef, come avesse fatto a sopportarla fino a quel momento. Perché non l&#8217;aveva lasciata prima? Beef da questo punto di vista era molto simile a Pietro. Pure lui provò a far funzionare il suo matrimonio. Ma si arrese molto più in fretta. Nessuno ci sarebbe riuscito con una vipera del genere! Il motivo per cui Beef non aveva divorziato subito dalla moglie era un altro. Sua figlia Roxanne. Temendo che la madre potesse influenzarla negativamente nell&#8217;età più delicata come è quella dell&#8217;adolescenza, Beef volle rimandare la separazione. Passato quel periodo, mise le carte in tavola. Letteralmente. Perché fece trovare alla moglie i moduli già firmati da lui. Era in base a questa sua cattiva esperienza sul matrimonio che Beef aveva incitato Pietro a mettere fine al suo. Sapendo che ormai di fatto non esisteva più. E più di una volta. Ma Pietro non ne voleva sapere. Fino ad allora. Per questo al nostro cagnolone prudevano le mani. La curiosità di sapere chi era stato capace di convincere il suo amico&#8230; di sbloccarlo&#8230; sesso e altro&#8230; non vedeva l&#8217;ora di scoprirlo! Ma in quel momento aveva solo un cazzo per la testa. Quello di Pietro che gli batteva in mano.</p>



<p><strong>PIETRO:</strong> Capisco cosa intendi&#8230; &#8211; disse &#8211; Ma ora non pensiamo a questo. Divertiamoci&#8230;</p>



<p><strong>BEEF:</strong> Già. Sono d&#8217;accordo! Spogliamoci&#8230;</p>



<p>Ed entrambi si tolsero le mutande. Adesso erano come papà li ha fatti. Il pisellone di Beef era così duro che stava quasi del tutto perpendicolare alla sua pancia. Come fosse tenuto su da un filo invisibile. Pietro si mise in mezzo alle gambe di Beef e prese in mano il suo cazzone, ammirandolo con meraviglia. Con due dita, fece scorrere il prepuzio scoprendo la cappella. E come una perla dentro un&#8217;ostrica, Pietro scopri una gocciolina bianca proprio sul buco dell&#8217;uretra.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="910" height="1024" src="https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2022/09/racconti-gay-IMG_5.jpg?resize=910%2C1024&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-4396" srcset="https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2022/09/racconti-gay-IMG_5.jpg?resize=910%2C1024&amp;ssl=1 910w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2022/09/racconti-gay-IMG_5.jpg?resize=266%2C300&amp;ssl=1 266w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2022/09/racconti-gay-IMG_5.jpg?resize=768%2C865&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2022/09/racconti-gay-IMG_5.jpg?w=1137&amp;ssl=1 1137w" sizes="auto, (max-width: 910px) 100vw, 910px" /></figure></div>



<p><strong> </strong>La lecco via lentamente, assaporandola ad occhi chiusi.</p>



<p><strong>PIETRO:</strong> Tua moglie ha perso tutto questo. Che pazza! &#8211; e allora fagocitò il pisellone di Beef in un boccone. Ma mise così tanto slancio, da darsi un colpo di glande in mezzo alle tonsille. &#8211; Ahio! &#8211; fece.</p>



<p><strong>BEEF:</strong> Vacci piano, amico. &#8211; disse ridendo</p>



<p><strong>PIETRO:</strong> Già. Devo prenderci ancora la mano. &#8211; e rise pure lui &#8211; Ma farò meglio! &#8211; e lo riprese in bocca.</p>



<p><strong>BEEF:</strong> Imparerai prestissimo, amico mio. Anzi&#8230; tu già lo sai fare. Oh, si&#8230; Nessuno conosce il cazzo meglio di noi&#8230;Ahhhh&#8230; che ce l&#8217;abbiamo in mano da quando siamo nati. Devi solo rendertene conto, si&#8230;</p>



<p>Beef poggiò la sua mano sulla nuca di Pietro. Per guidarlo. Ogni tanto usava più incisività. Facendo aumentare il ritmo. Con la coda dell&#8217;occhio, Pietro scorse la canotta di Beef poggiata sul letto accanto al suo proprietario. Allungo la mano e la prese. Alternava la pompa con qualche annusata della canotta. Che ancora odorava come se Beef l&#8217;avesse appena tolta. Ogni tanto poi Pietro passava la canotta sul cazzo di Beef. Talvolta gli faceva qualche menata attraverso di essa. E poi l&#8217;annusava. Sudore e cazzo? Non c&#8217;è accoppiata aromatica migliore al mondo!</p>



<p><strong>BEEF:</strong> Ti piacciono proprio gli odori, eh? Porcellone!</p>



<p>Questa cosa eccitò il nostro cagnolone e gli fece venire una certa voglia. La sua presa divenne più incisiva. Ad ogni succhiata, Beef spingeva un po&#8217; in fase di discesa. Per portare Pietro sempre più vicino alla base del suo cazzo. E facendo resistenza in fase di risalita, glie lo faceva tenere in bocca per più tempo. Pietro lo notò. E allora il nostro gattone ebbe un deja-vu. Ma al contrario. Andava su e giù sul pesciolone duro di Beef aspettandosi che da un momento all&#8217;altro lui lo facesse. E infatti inclinando un po&#8217; la testa verso l&#8217;alto, lo guardava mentre succhiava. Beef però godeva così tanto da aver reclinato la testa all&#8217;indietro. E ansimava senza sosta. Intuendo che forse si era sbagliato, Pietro riprese a succhiare come prima. Ma il nostro gattone aveva sottovalutato il suo amico. Quando Beef sentì la testa di Pietro tornare alla posizione di prima, contò fino a 10 nella sua mente. Poi lo spinse tutto giù. Boom. Pietro si divincolava e tossiva. Ma Beef lo tenne così per un paio di secondi. A Pietro ovviamente, sembrarono di più. Quando il cagnolone lo lasciò Pietro levò un respiro enorme&#8230; e tossì forte. Beef rise sguaiatamente.</p>



<p><strong>BEEF:</strong> Ahahahahah ne hai ancora di cose da imparare, amico! &#8211; per aiutarlo gli batté le spalle. Credevi mi servisse vederti per capire che mi guardavi? Ti tenevo la nuca con la mano, Piè. Certe cose hanno più gusto se vengono fatte a sorpresa.</p>



<p><strong>PIETRO:</strong> Sei un bastardo&#8230; mi stavi facendo soffocare&#8230; &#8211; disse con la voce un po&#8217; roca</p>



<p><strong>BEEF:</strong> Andiamo, non fare la lagna! I soffocotti fanno parte del sesso. Non lo sapevi? Eppure te ne sei fatti fare un sacco da tutte quelle micie, da giovane&#8230; E un vero uomo l&#8217;impara così. Senza lamentarsi. E tu sei un vero uomo. Dico bene?</p>



<p>Pietro allora ripensò di nuovo a quello che era accaduto con PJ. Alla sua reazione. Ai suoi occhi era spropositata. Adesso avendola sentita, la comprese. Ma essa però non cambiava il fatto che Beef aveva ragione. E difatti così come suo figlio superò quello spavento iniziale e aveva continuato, riprovando a farlo e imparando&#8230; così doveva farlo anche lui.</p>



<p><strong>PIETRO:</strong> Si. Sono un vero uomo. E lo rifarò!</p>



<p><strong>BEEF:</strong> Così mi piaci! &#8211; e la mano di Beef che era sulla spalla di Pietro scivolò di nuovo sulla sua nuca. E come se l&#8217;avesse portata lui la sua testa, Pietro si abbassò e riprese il cazzone di Beef in bocca.</p>



<p>Pietro andava su e giù. Su e giù. Su e giù. E ogni volta raggiungeva un punto più lontano di prima dalla metà del pisello di Beef. Proprio come fece PJ col suo. Di tanto in tanto provava a prenderlo tutto. Qualche volta riusciva, altre volte tossiva subito o gli veniva il riflesso faringeo.</p>



<p><strong>BEEF:</strong> Non avere fretta, amico mio. Prenditi il tuo tempo. Modestamente ho un bel cazzone, io. Ma mi sarebbe piaciuto averlo un po&#8217; più piccolo. &#8211; Pietro a sentire questa cosa si era fermato &#8211; Ehi, non guardarmi così. Non è che mi lamento di averlo bello abbondante. So che ci sono tanti che lo vorrebbero più grosso. Come il mio. Ma i cazzi grossi sono più impegnativi. Trovare qualcuno che li sa gestire come si deve è decisamente molto più difficile. Se l&#8217;avessi più piccolo non ti verrebbe più facile prenderlo tutto in gola? Ahahahah Comunque te la stai cavando benissimo, amico mio! Continua così.</p>



<p>Pietro si sentiva galvanizzato da quei complimenti. Con quei continui tentativi mancati pensava di essere in alto mare. Beef reclinò di nuovo la testa all&#8217;indietro per la goduria. Il nostro gattone andava lento, veloce, lento, veloce&#8230; poi si fermava e affondava sul cazzo per prenderlo tutto. Poi riprendeva e lo faceva di nuovo. Aveva preso il via, insomma. E più andava avanti, più i suoi movimenti generali erano sicuri e più facilmente prendeva tutto il cazzo di Beef. Aveva imparato in fretta. Beef aveva ragione. Se hai il cazzo in mano da quando sei nato, la sai usare anche in modi che non pensi. Di colpo il nostro cagnolone poggiò la mano sulla fronte di Pietro e lo fermò.</p>



<p><strong>BEEF:</strong> Ora basta, amico mio &#8211; disse col fiatone. Sennò poi ti scoppio subito in culo. Vieni qui. Poppa un po&#8217; da questo &#8211; e con l&#8217;altra mano, Beef prese il suo pettorale gonfio e lo offrì a Pietro. E lui s&#8217;attaccò al suo capezzolo senza farselo dire due volte. Continuando a stringere il cazzone duro di Beef, si accoccolò stretto a lui. Con avida fame e intima estasi. Anche più di prima. Con una mano Beef mosse quella di Pietro in su e in giù sul suo pesciolone.</p>



<p><strong>BEEF:</strong> Così lo puoi fare, Piè. Piano piano&#8230;</p>



<p>E Pietro allora segava lentamente Beef mentre gli ciucciava il capezzolo. Con l&#8217;altro braccio, il cagnolone teneva Pietro stretto a sé. E la sua presa diventava a tratti più stretta per la foga.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="1024" src="https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2022/09/racconti-gay-IMG_6.jpg?resize=1024%2C1024&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-4397" srcset="https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2022/09/racconti-gay-IMG_6-scaled.jpg?resize=1024%2C1024&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2022/09/racconti-gay-IMG_6-scaled.jpg?resize=300%2C300&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2022/09/racconti-gay-IMG_6-scaled.jpg?resize=150%2C150&amp;ssl=1 150w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2022/09/racconti-gay-IMG_6-scaled.jpg?resize=768%2C768&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2022/09/racconti-gay-IMG_6-scaled.jpg?resize=1536%2C1536&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2022/09/racconti-gay-IMG_6-scaled.jpg?resize=2048%2C2048&amp;ssl=1 2048w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></div>



<p>Stettero così per un bel po&#8217; di tempo. Come in trance. Beef da un lato e Pietro dall&#8217;altro. Era come se avessero messo quel sesso in pausa ma continuando a fare sesso. Come chi riposa dal nuotare facendo il morto a galla. Anche quello è &#8216;nuotare&#8217; in un certo senso, no? Si sentivano entrambi in pace, così. Come fossero in un oasi che era soltanto loro e di nessun&#8217;altro.</p>



<p><strong>BEEF: </strong>Ah&#8230; che meraviglia! Ma dobbiamo per forza finirla questa scopata? Io voglio restare così per sempre&#8230;</p>



<p><strong>PIETRO:</strong> Ma se ancora nemmeno abbiamo iniziato&#8230; &#8211; e rise</p>



<p><strong>BEEF:</strong> È vero. Non vedo l&#8217;ora di entrarti dentro e&#8230; Aspetta un attimo&#8230;</p>



<p><strong>PIETRO:</strong> Che c&#8217;è?</p>



<p><strong>BEEF:</strong> Io sto già pensando di dartelo ma non so nemmeno se lo vuoi. Dimmi un po&#8217;&#8230; questa persona che io non vedo di sapere chi sia&#8230; &#8211; gli piaceva tanto rimarcarlo, per far notare la sua curiosità. Per far sapere che lui voleva sapere. &#8211; Cosa avete fatto? Che tu gli l&#8217;hai dato, non ho dubbi. Maschione come sei. Ma lo hai anche preso? Mmm? &#8211; e lo guardò negli occhi</p>



<p><strong>PIETRO: </strong>A dire il vero, no. Perché è venuto mentre lo inculavo&#8230;</p>



<p><strong>BEEF:</strong> Allora sei maschione due volte, amico! Non tutti ci riescono. Bravo! &#8211; e gli diede una pacca. Poi rise sguaiatamente mentre gli frizionava la testa. E dimmi&#8230; &#8211; riprese &#8211; tu lo vuoi?</p>



<p>Pietro non sapeva che rispondere. Non aveva mai pensato a prenderlo. Quando PJ gli sborrò in faccia mentre lui lo trapanava&#8230; se da un lato si sentì rassicurato poiché ancora provava timore per questo&#8230; dall&#8217;altro aveva sentito pure quella delusione che si prova quando sfuma qualcosa di importante. In quel momento era ancora sulla soglia. Ma adesso&#8230; mentre aveva il cazzo di Beef in mano&#8230; grosso, pulsante, caldo&#8230; sentiva un certo trasporto. Che era diventata una voglia che ormai sentiva chiaramente in lui. E che gli si poteva leggere negli occhi.</p>



<p><strong>PIETRO: </strong>Scommetto che era questo che pensavi, amico mio. In tutte quelle seghe che ti sei fatto&#8230; &#8211; e prese a segarlo, restando vicino al suo glande &#8211; Infilarlo tra mie chiappe&#8230; &#8211; e dalla punta andava lentamente verso la base, seguendo le proprie parole &#8211; spingendolo dentro fino in fondo&#8230; &#8211; e ora era alla base dal suo cazzo. E iniziò a segarlo &#8211; e poi andare avanti e indietro li dentro, come facevi nella tua mano&#8230; &#8211; e andava sempre più veloce. Alla fine, aveva il turbo! &#8211; Più forte e più forte finché non lo sentivi&#8230; &#8211; e allora Beef lo fermò</p>



<p><strong>BEEF:</strong> OH, si&#8230; basta, basta, basta! Ti prego&#8230; ti prego&#8230; &#8211; e Pietro si fermò &#8211; Piè&#8230; anche a parole mi fai eccitare! E così che parlavi alle micie, eh? Però è più facile quando si parla con una&#8230; &#8216;lingua&#8217; che conosci, vero? Quasi lo vedo&#8230; questo lui che ti dice le cose che hai appena detto a me. O simili. Tu che ascolti, da bravo scolaro e poi prendi il via. Chi può essere? Proprio non ci arrivo&#8230; OH! &#8211; Pietro diede a Beef un&#8217;altra scarica di menate veloci, per riprendere la sua attenzione</p>



<p><strong>PIETRO: </strong>Non ci pensare, adesso&#8230; non ci pensare&#8230;</p>



<p><strong>BEEF:</strong> Però ti avevo detto che tu dovevi entrare per primo dentro di me. Ma io non resisto più. Non ti scoccia se prima ti inculo io, vero?</p>



<p><strong>PIETRO: </strong>Per niente, amico mio. Prima tu, prima io&#8230; Abbiamo tutto il tempo che vogliamo. Giusto? E poi un maschio eccitato non lo si fa mai aspettare. Ha diritto al suo sfogo, amico mio. Subito&#8230;</p>



<p><strong>BEEF:</strong> Ahahahah Si&#8230; hai ragione, mio amico maschio! Ce l&#8217;hai il lubrificante? &#8211; disse col fiatone</p>



<p><strong>PIETRO: </strong>Scherzi? Coi porno, se non scivoli scoppi subito. Cavolo! Avrei potuto usarlo con&#8230;</p>



<p><strong>BEEF:</strong> &#8230;CON???? &#8211; disse con phatos</p>



<p>Pietro stava per dirlo in automatico ma poi si fermò.</p>



<p><strong>PIETRO: </strong>Ho detto dopo. E dopo sarà&#8230; &#8211; disse col sorriso furbo pizzicando la guancia di Beef</p>



<p><strong>BEEF:</strong> Eddai&#8230;</p>



<p><strong>PIETRO: </strong>Lo vuoi il mio culo o no? &#8211; Pietro adorava questo tenerlo sulle spine. Lo eccitava tantissimo. Anche perché sapeva che sarebbe stata una vera bomba. E non sapendo come lui reagisse a certe cose, preferiva dirglielo ad acque calme.</p>



<p><strong>BEEF:</strong> Che bastardone! Guarda che così mi fai arrabbiare. E quando mi arrabbio&#8230; GRRR&#8230; &#8211; Anche a Beef piaceva questa cosa. Da sempre. Smaniare per qualcosa. E il dover fare il bravo e aspettare, lo faceva smaniare ancora di più. E nell&#8217;eccitazione lo rendeva più toro!</p>



<p><strong>PIETRO: </strong>Ricorda che io non l&#8217;ho mai preso, amico. &#8211; Disse ridendo mentre si spalmava un po&#8217; di gel nel culo. Ormai sapeva come fare. &#8211; Sii buono&#8230;</p>



<p><strong>BEEF:</strong> Ma che fai?</p>



<p><strong>PIETRO: </strong>Mi preparo&#8230;</p>



<p><strong>BEEF:</strong> Ma questo deve farlo chi ti incula, amico. Ogni cazzo è diverso. E solo la persona che ti incula sa come usare le dita per preparare un altro culo al suo cazzo. Le tue dita le usi quando sei solo&#8230; o usi un dildo, come me. Dai qua&#8230; &#8211; ma avendolo in mano &#8211; Cazzo! I condom! Aspetta. Vado a prenderli. E rimessi i boxer, Beef andò nell&#8217;appartamento del suo compagno a prenderli. Tornò in un lampo. Pietro si fece trovare a quattro zampe sul letto. Con una mano distanziava una natica, esponendo un buco bagnato. Era il lubrificante che si era messo prima. Ma dava l&#8217;impressione di essere umore sessuale. Il cazzo di Beef che li teneva tesi all&#8217;estremo, sussultò nei suoi boxer. Stava circa a 40 gradi, tanto era duro.</p>



<p><strong>PIETRO:</strong> Hai fatto presto, amico&#8230; Porta qui quelle dita&#8230; ho un ospite importante che non vedo l&#8217;ora di far entrare&#8230;</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="1006" src="https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2022/09/racconti-gay-IMG_7.jpg?resize=1024%2C1006&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-4398" srcset="https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2022/09/racconti-gay-IMG_7.jpg?resize=1024%2C1006&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2022/09/racconti-gay-IMG_7.jpg?resize=300%2C295&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2022/09/racconti-gay-IMG_7.jpg?resize=768%2C755&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2022/09/racconti-gay-IMG_7.jpg?resize=1536%2C1510&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2022/09/racconti-gay-IMG_7.jpg?w=1858&amp;ssl=1 1858w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></div>



<p>Beef non se lo fece ripetere due volte. Lanciò il pacchetto di condom sul letto che atterrò accanto a Pietro. Il suo cazzo fece un rimbalzo così forte che schioccò sulla sua pancia.</p>



<p><strong>PIETRO:</strong> Minkia&#8230; ci potresti schiacciare lo noci!</p>



<p><strong>BEEF: </strong>Le mie invece le spremerò dentro di te! &#8211; E messosi in ginocchio, stese la mani sulle sue natiche. Dando svariate sculacciate prima a una, poi all&#8217;altra. Accompagnate da commenti sempre più vogliosi che al loro volta aumentavano la potenza delle sculacciate. Che erano sempre più rumorose.</p>



<p>Pietro ansimava per quegli schiaffoni. Che sarebbero usciti da soli dalle mani di chiunque si fosse trovato ad ammirare quello spettacolo! Le natiche di Pietro erano morbide e robuste. Grosse e tanto pelose. Questo si che è il culo di uomo, penso tra sé Beef. Come chiunque di noi, al suo posto.</p>



<p><strong>BEEF:</strong> La tua vita sta per cambiare, amico mio&#8230; Tra un po&#8217; saremo cazzo e culo!</p>



<p>Quand&#8217;erano ragazzi, Pietro aveva insegnato a Beef qualche modo di dire della Paperopoli del sud. Proprio come avrebbe fatto anni dopo con suo figlio PJ. Questo in particolare significa essere persone molto vicine. Una vicinanza tale da venire paragonata alla distanza fisica tra un cazzo e un culo in un uomo. Cioè sempre attaccati tra loro. Anche se nel mondo gay, questo modo di dire ha acquisito un altro significato. Prendendo come riferimento il fatto che in una scopata tra maschi il cazzo e il culo sono i due elementi che la rendono fisicamente possibile. Nella sua forma più comune, ovviamente.</p>



<p><strong>PIETRO: </strong>Già&#8230; Resterai qui dentro anche dopo essere uscito&#8230;</p>



<p><strong>BEEF:</strong> Ci puoi giurare&#8230;</p>



<p>E intingendo un dito dentro la boccetta di lubrificante, Beef lo portò così, lucido e con una patina spessa di gel al buco di Pietro. E lo infilò. Incisivo ma senza fretta. Non era la prima volta che Beef apriva un culo vergine. Sapeva come fare. E gli ansimi di piacere Pietro lo dimostravano.</p>



<p><strong>PIETRO: </strong>Ah&#8230; si&#8230; mi sento&#8230; violare ma&#8230; mi&#8230; mi piace&#8230;</p>



<p>Pietro si stava lasciando alle spalle incertezze, dubbi e preconcetti alla grande. Dopo quella scopata, non ne sarebbe rimasta neppure l&#8217;ombra. Lui stesso ne era sicuro.</p>



<p><strong>BEEF:</strong> E questo è niente, amico mio&#8230;</p>



<p><strong>PIETRO:</strong> OHH!!!! Ohhh&#8230;. &#8211; fece inarcando la testa verso l&#8217;alto. Beef aveva aggiunto un dito a quello che era già dentro il culo del nostro gattone</p>



<p><strong>BEEF:</strong> Aspetta che io ti violi veramente. Entrerò dentro di te&#8230;</p>



<p><strong>PIETRO:</strong> OH&#8230; mio dio&#8230; &#8211; Beef con un colpo secco, spinse le sue due dita nel culo di Pietro. Arrivando più in profondità. Ogni tanto Beef lo faceva ma ora, vedendo che l&#8217;ansimo che provocava non era più di dolore ma ti abbandono e piacere, capì che il primo scoglio era superato. E che il culo di Pietro iniziava ad allargarsi.</p>



<p><strong>BEEF:</strong> Ti farò sentire uomo come mai ti sei sentito nella tua vita. Lasciale perdere quelle battute di merda. Prendersela in culo è un rituale&#8230; un segno di onore. È venire scelti da qualcuno&#8230; unirsi a lui&#8230; diventare parte di quel qualcuno&#8230; la sua virilità dentro di noi&#8230; rafforza la nostra. Ed è il segno che l&#8217;altro lascia in noi. Perché da quel momento siamo suoi&#8230; e sentendo la sua sostanza dentro di noi, può trovarci in ogni momento. Come se ne sentisse l&#8217;odore! Perché noi uomini siamo fatti per trovarci&#8230; collegarci&#8230; fonderci&#8230; lo do io a te&#8230; tu lo dai a me&#8230; e la vita gira&#8230; gira&#8230; gira&#8230; così!</p>



<p><strong>PIETRO:</strong> Ah&#8230; oh, siiiiii&#8230;. Beeeef&#8230;. ooohhhh&#8230;. giiiiira&#8230; &#8211; Beef aveva aggiunto un altro dito. Adesso erano tre. E ruotando il polso da un lato e dall&#8217;altro senza sosta nell&#8217;andare avanti e indietro, aveva trasformato la sua mano in una trivella.</p>



<p><strong>BEEF:</strong> Si&#8230; e adesso saremo noi a farla girare. Sei pronto?</p>



<p><strong>PIETRO:</strong> Si. Sono pronto&#8230;</p>



<p><strong>BEEF:</strong> Bene. &#8211; E si alzò in piedi. &#8211; Adesso ascoltami&#8230; &#8211; e allungando la mano prese il pacchetto di condom che aveva poggiato sul letto. &#8211; Quando lo senti sul tuo buco&#8230; &#8211; e prese una bustina dal pacchetto. &#8211; che preme per entrare &#8211; &nbsp;e aprì la bustina &#8211; non ti irrigidire, ok? Respira profondo e spingi. Come se stessi andando in bagno. Lo aiuterai a farsi strada&#8230; &#8211; e iniziò a infilarsi il condom. &#8211; &#8230;fino in fondo. &#8211; come il condom che aveva appena finito la sua corsa, alla base del cazzo di Beef. E mentre passava un altro po&#8217; di lubrificante sul suo cazzo foderato &#8211; Non ti mentirò, amico mio. Farà un po&#8217; male, all&#8217;inizio. Ma prima mi lascerai entrare, prima il dolore finirà. E inizierà il piacere. Allora? Posso entrare?</p>



<p><strong>PIETRO:</strong> Si, amico. Ho deciso, ormai. Ora so di volerlo. Grazie alle tue dita. Sei stato bravissimo! E anche se ho un po&#8217; paura, voglio farlo. Vai. Entra pure&#8230;</p>



<p><strong>BEEF:</strong> Pietro&#8230; come vorrei che questa persona ti avesse incontrato, da ragazzo. Sai che orge ci saremmo fatti, insieme&#8230;</p>



<p><strong>PIETRO:</strong> All&#8217;epoca lui&#8230; non era&#8230; ahm&#8230; di queste parti&#8230;</p>



<p><strong>BEEF:</strong> Ma abita qui, adesso. Vero? O vive in un altra città?</p>



<p><strong>PIETRO:</strong> Tutt&#8217;e due, in realtà. Abita qui ma&#8230; per ora è impegnato in un&#8230; progetto a Condor city. Sta fuori tutta la settimana e torna per il weekend. Ma il progetto a quanto ne so è alla fine&#8230;</p>



<p>Pietro dava, una alla volta tutte le informazioni sull&#8217;identità dell&#8217;individuo misterioso che l&#8217;aveva sbloccato. E rideva nel farlo, osservando le reazioni di Beef che si arrovellava il cervello per cercare di capire chi fosse. E contemporaneamente sperava così facendo che lui lo capisse da solo. Ma nulla.</p>



<p><strong>BEEF: </strong>Ma chi cazzo è questo tizio, amico? L&#8217;agente 007? &#8211; risero entrambi</p>



<p><strong>PIETRO: </strong>Lo saprai dopo&#8230; Ora mettimelo dentro, dai. Sennò s&#8217;affloscia&#8230;</p>



<p><strong>BEEF:</strong> Tranquillo. Non c&#8217;è questo pericolo. E&#8217; una vita che aspetto, cazzo! Ok. Adesso te lo infilo&#8230;</p>



<p>E Beef poggiò il suo cazzo sul buco di Pietro e iniziò a premere per entrare, con la cappella. Come gli aveva detto l&#8217;amico, Pietro spinse. Il gel che il nostro gattone aveva sul culo scivolò su quello che Beef si era messo addosso. E mentre entrava, produceva il tipico suono pastoso che un gel fa quando ce la spalmiamo addosso. Suono diventato anche troppo familiare da qualche anno a questa parte, purtroppo.</p>



<p>Pietro si sentì dilaniare. Beef aveva un gran bel cazzone. Ma nonostante quella sensazione, lui ne voleva ancora. E nonostante i suoi occhi stretti, non emise alcunché. Entrata la testa del suo cazzo, Beef si appoggiò sui fianchi di Pietro. Non aveva più bisogno di tenersi l&#8217;uccello. Ormai era dentro. Si trattava solo si spingerlo dentro. E vedendo che da Pietro non gli usciva un fiato&#8230;</p>



<p><strong>BEEF:</strong> Cavolo! Lo stai prendendo benissimo, per essere la prima volta! &#8211; E anche se non ne aveva ancora la certezza, decise di approfittarne&#8230; &#8211; Ehi Piè&#8230; quello cos&#8217;è? &#8211; disse indicando davanti a lui.</p>



<p><strong>PIETRO: </strong>Cosa? &#8211; Fece guardando e cercando di capire cosa Beef stava indicando</p>



<p>Ma era un trucco. E mentre Pietro era intento a guardare, Bang! Con un colpo di reni, secco come una sparo di pistola, Beef gli ficcò il cazzo dentro il culo. Il colpo e la sensazione che ne seguì fecero inarcare altrettanto di scatto la schiena di Pietro. Passò da &#8216;a carponi&#8217; a &#8216;in ginocchio&#8217; in un baleno. E restò li, come freddato. Fu così intenso e subitaneo! Se la spinta di Beef fosse stata anche di un millesimo di secondo più lenta, Pietro avrebbe sentito un dolore fortissimo. Invece tutto quello che senti fu una sensazione&#8230; fu come uno di quei brividi che ti vengono sulla schiena. Ma con una velatura di bruciore per via della sensibilità maggiore delle pareti intestinali, rispetto alla pelle. Ma fu solo un velo. E non lo sentì solo dov&#8217;era il cazzo di Beef. Ma da li si irradiò su tutta la sua pancia. Proprio come il brividi sulla schiena. Per Pietro fu come se Beef fosse entrato in tutto l&#8217;intestino. E non solo nel suo ultimo tratto. L&#8217;estasi di quel momento fece come perdere le forze a Pietro. Il nostro gattone si abbandonò, ricadendo su Beef. Appoggiato sulla spalla del suo amico cagnolone, lo sguardo fisso di Pietro, a bocca aperta, incrociava il sorriso soddisfatto del suo impalatore.</p>



<p><strong>BEEF:</strong> Sorpresa, amico. Sapevo che ce l&#8217;avresti fatta. &#8211; e abbassandosi lo baciò. &#8211; Non ti muovere&#8230;</p>



<p>E Pietro iniziò a sobbalzare in avanti. &#8216;Oh&#8230;&#8217; faceva ad ogni sobbalzo. Le sue carni abbondanti ondeggiavano sinuosamente.</p>



<p><strong>BEEF:</strong> Ti piace sentire che qualcuno ti scava il culo, eh? Hop, hop, hop, hop&#8230; &#8211; continuava a dire a ritmo delle sue spinte</p>



<p>Pietro si sentì aprire. Non solo fisicamente. Ma pure mentalmente. Poteva quasi vederlo. Lo squarcio dei suoi ricordi. E lui risucchiato dentro, in quel flusso che era la sua vita. Si sentiva tornare indietro, spinto dal desiderio che nasceva in lui dalla domanda che per la terza volta faceva a sé stesso. Cosa sarebbe stato se lui si fosse aperto, da giovane? Con Beef&#8230; se fossero stati insieme allora? E così&#8230;</p>



<p><strong>PIETRO: </strong>Aaaaaaahhhhhhh&#8230; Beef&#8230;?</p>



<p><strong>BEEF:</strong> Si?</p>



<p><strong>PIETRO: </strong>Ahhh&#8230; sbrighiamoci. Altrimenti il professor Erikson verrà a cercarci!</p>



<p>Il professor Erikson era l&#8217;insegnante di educazione fisica dei nostri due maschioni, ai tempi del liceo. Era capitato più di una volta infatti che Beef arrivasse in ritardo alla lezione, al 4°anno. Quell&#8217;anno le due ore settimanali di educazione fisica erano le prime 2 del martedì. Pietro era così cambiato che per lui anche gli spogliatoi della scuola avevano del tutto cambiato&#8230; &#8216;odore&#8217;, per così dire. Il posto che un tempo aveva visto nascere i suoi problemi e disagi, ora lo faceva eccitare tanto da creare quella situazione. Anche per dare piacere al suo amico Beef. Sapendo ormai quanto avesse fantasticato su di lui, specie in quel periodo. E così continuò&#8230;</p>



<p><strong>PIETRO: </strong>Amico&#8230; se continui ad arrivare in ritardo, finirai per cacciarti nei guai. Possiamo venirci di nascosto negli spogliatoi, dopo l&#8217;appello. Tanto lo sai che le chiavi le tengo sempre io. Gli esercizi in gruppo con tutta la classe durano solo una ventina di minuti. Poi ognuno fa quello che vuole. Calcio&#8230; pallavolo&#8230; ah&#8230; scopare&#8230;</p>



<p>Beef andò dietro al suo amico.</p>



<p><strong>BEEF: </strong>E dovrei aspettare tutto quel tempo?E già una fatica svegliarsi con questa mazza e tenerla fin qui a scuola, il martedì. Quella campana non suona mai e pare che il prof si muova a rallentatore quando ci porta giù in palestra. E io penso solo a chiudermi qui dentro con te. Chi cazzo se ne frega delle lezioni! Io ti voglio inondare il culo! Nemmeno se lo volessi potrei concentrarmi su altro! &#8211; E Beef spingeva con incisività crescente</p>



<p><strong>PIETRO: </strong>Oh, si!!! Sfondami, Beef! Tanto il prof andrà avanti pure senza di noi&#8230;</p>



<p><strong>BEEF:</strong> Figurati! Quello non perde tempo con ogni studente&#8230;</p>



<p>Già. Pietro aveva fatto centro. E d&#8217;altronde ormai le carte erano scoperte. Come il nostro gattone aveva sospettato, Beef lo faceva apposta ad arrivare in ritardo. Per restare da solo con lui. E così Pietro gli stava regalando quella fantasia che lui aveva sempre immaginato e che adesso voleva pure lui.</p>



<p><strong>PIETRO: </strong>Si&#8230; la lezione di educazione fisica ce la facciamo noi&#8230; per i cazzi nostri! Ah&#8230;</p>



<p><strong>BEEF:</strong> Siiiii&#8230;</p>



<p>Beef si avvinghiò a Pietro con una chiusura fulminea delle braccia. E aumentò il ritmo. Le sue mani &#8216;impastavano&#8217; le carni di Pietro ovunque. Il petto, la pancia, le braccia, le gambe&#8230; Beef si stava gustando quel momento fino in fondo. L&#8217;aveva desiderato così tanto da avere la stessa foga di chi mangia dopo mesi di digiuno.</p>



<p><strong>BEEF:</strong> Che bel culo che hai!!! Vale la pena pure beccarsi un 7 in condotta per i ritardi, Piè&#8230; t&#8217;inculerei così per sempre!!!</p>



<p><strong>PIETRO: </strong>E io a te, cazzo&#8230; &#8211; disse con la voce tremante per i sobbalzi.</p>



<p>E alzando il braccio e allungata un mano, Pietro prese il collo di Beef. E lo tirò a sé. E i sue si baciarono. Era un bacio a 69, visto la posizione in cui erano. Ma fu meraviglioso. Entrambi alternavano colpi di lingua a mordicchiarsi il mento a vicenda. Ispido per le loro barbe. Beef Faceva rimbalzare Pietro sempre più veloce. Poi rallentava un po&#8217;. Voleva sentire il cazzone affondare lentamente in quel buco che tanto aveva desiderato di battezzare. Il suono del gel e la sensazione di scivolargli dentro lo eccitava tantissimo. Quella lentezza rimarcava la goduria di infilarsi dentro di lui. Poi riprese a farlo rimbalzare veloce. Per godersi ancora le sue carni che sobbalzavano ancora e ancora. E andò avanti per un bel po&#8217;.</p>



<p><strong>BEEF:</strong> Abbassati, Piè. Fammi vedere che sai essere un bel montone.</p>



<p><strong>PIETRO: </strong>Montone? Vuoi dire &#8216;pecora&#8217;&#8230;</p>



<p><strong>BEEF:</strong> La pecora la fanno le femminucce. Noi maschi facciamo il montone&#8230; eheheheh</p>



<p><strong>PIETRO: </strong>Già. &#8211; e rise.</p>



<p>Pietro allora si abbassò. Inclinando la schiena in avanti, tornò a carponi sul letto. Accorgendosi di aver messo una mano sulla canotta di Beef, la riprese in mano e l&#8217;annusava di nuovo. Voleva sentire il suo odore, come se l&#8217;avesse davanti. Sincronizzate al millesimo, le manone di Beef si gettarono sulle natiche di Pietro. Schioccarono fortissime. Due belle pacche secche e decise. Su quel bellissimo culone peloso che faceva venire voglia di cantare! Pietro ansimò. Il suono strozzato dal tessuto della canotta di Beef, richiamò la sua attenzione.</p>



<p><strong>BEEF:</strong> Si, bravo. Annusala bene. Che poi ti interrogo&#8230; &#8211; E rise</p>



<p>Tenendo saldamente le natiche di Pietro, Beef le rimestava, facendole strusciare sul suo sottopancia. Quelle carezze gli arrivavano fino alla punta de cazzo! Muoveva le mani in senso rotatorio. Era come una specie di spagnola da fermo, mentre era nel suo culo. Un vero maschio sa sempre sfoderare una grande fantasia. Gli viene per istinto, farlo.</p>



<p><strong>PIETRO: </strong>Ti piace il mio culetto, eh? Però anche il dentro deve essere sistemato come si deve&#8230;</p>



<p><strong>BEEF: </strong>Certo, Certo. Ora ci penso io!</p>



<p>La prima spinta nella posizione &#8216;del montone&#8217; fu secca! Beef voleva far reagire Pietro. Tirargli fuori un altro ansimo. E infatti lo fece. Beef iniziò a scavare. A montone, le palle di Beef andando avanti indietro seguendo il suo bacino, schioccavano contro il culo di Pietro. Il suo pancione ondeggiava ad ogni spinta. E protendeva sempre di più in avanti come se si gonfiasse. Le vigorose spinte di Beef facevano ondeggiare anche le carni di Pietro.</p>



<p><strong>PIETRO:</strong> Si, Beef&#8230; sfondami! Dacci dentro. &#8211; e riprendendo la fantasia di prima &#8211; spero che le panchine reggano. Anche se vedo che in alcuni punti sono deformate. E all&#8217;inizio dell&#8217;anno era dritte, amico mio&#8230; AH! &#8211; Beef gli aveva appena assestato altre due belle pacche sincronizzate sulle natiche</p>



<p><strong>BEEF: </strong>La colpa è tua che mi fai diventare una bestia! E ci cominci nei sogni. Il cazzo dritto che ho quando apro gli occhi è speciale! Perché tu&#8230; tu sei speciale!!! Sapessi il suono che fa quando mi sbatte sul lavandino, mentre mi lavo la mattina. Ogni giorno temo di crepare le ceramica, cazzo!!! &#8211; e mise il turbo. &#8211; Io quel buco te lo voglio allagareeeeee!!!!! &#8211; I FLAP delle sue palle contro il culo di Pietro erano ravvicinatissimi. E lui aveva il tono furioso che smorzava le parole.</p>



<p>Nel frattempo il nostro gattone usando i buchi delle braccia della canotta di Beef, se l&#8217;era infilata al collo. La teneva così, come una specie di bavaglino. Come suo figlio PJ aveva fatto prima nella sua fantasia masturbatoria. Lo fece pure per non doverla tenere in mano tutto il tempo e annusarla quando voleva più comodamente. Anche se in realtà si reggeva quasi sempre con una mano sola. Infatti la sua voce era attutita dal tessuto della canotta.</p>



<p><strong>PIETRO:</strong> Ah&#8230; ah&#8230; ah&#8230; ah&#8230; si&#8230; allargami! Dio mio&#8230; Se solo fosse&#8230; oh!</p>



<p>Il letto ondeggiava come fosse il mare in tempesta. Cigolii vari facevano da sottofondo a quella scopata. Beef si spiaccicò sul culo di Pietro. E da li, spingeva ancora. Come se volesse entrare ancora di più. Erano spinte secche, lente e puramente fatte col bacino. Perché nel frattempo Beef aveva mollato la presa sui fianchi di Pietro e si stava pizzicando i capezzoli. E a tratti in senso circolare, il cagnolone si strusciava sul suo culone!</p>



<p><strong>BEEF: </strong>Girati, amico mio. Ora ti voglio guardare mentre ti apro.</p>



<p>Pietro allora si girò e allargò le gambe. Che magnifica vista! Il suo amico Beef. Grande e grosso.. possente&#8230; col fiatone&#8230; arrapato alle stelle come si vedeva dal suo sorriso ad arcata dentaria completa. Ma più importante&#8230; lucido. Come fosse appena uscito dalla doccia! Ma quella non era acqua. Cioè, lo era. Ma era acqua di maschio. Cavolo! Sarebbe perfetto come nome, se si facesse diventare il sudore un profumo&#8230; A quella vista, Pietro avanzò una richiesta al suo amico.</p>



<p><strong>PIETRO:</strong> Beef&#8230; ti rimetti la canotta?</p>



<p><strong>BEEF: </strong>Perché?</p>



<p><strong>PIETRO:</strong> Per ricaricarla. Così sarà ancora più profumata. E poi&#8230; &#8211; e passò un dito sul petto di Beef &#8211; sprecare tutta questa rugiada di maschio&#8230; &#8211; e si lecco il dito bagnato &#8211; sarebbe un enorme sacrilegio!</p>



<p>Per Beef era musica sentire il nostro gattone parlare ed elogiare gli odori del maschio. Come lui aveva detto prima, gli piacevano tanto. Lo facevano sentire libero. Davvero sé stesso. Senza filtri né mancanze. E così accettò molto volentieri. E si rimise la canotta. Pietro si mise comodo. Con le mani dietro la nuca e stava col ghigno soddisfatto mentre il suo amico lo accontentava. Poi Beef infilò di nuovo il cazzo nel culo di Pietro. Strinse i suoi polpacci e riprese a spingere.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="690" src="https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2022/09/racconti-gay-IMG_8.jpg?resize=1024%2C690&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-4399" srcset="https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2022/09/racconti-gay-IMG_8.jpg?resize=1024%2C690&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2022/09/racconti-gay-IMG_8.jpg?resize=300%2C202&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2022/09/racconti-gay-IMG_8.jpg?resize=768%2C517&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2022/09/racconti-gay-IMG_8.jpg?w=1280&amp;ssl=1 1280w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p><strong> PIETRO: </strong>Si, amico mio. Dacci dentro! Bravo&#8230; scommetto che stanotte ti ho fatto bagnare, vero? Chissà quanto te n&#8217;è uscito&#8230;</p>



<p><strong>BEEF: </strong>Nemmeno la metà di quello che ti sparerò nel culo! &#8211; e lo baciò.</p>



<p>Nel frattempo il sotto petto e il bordo delle maniche della canotta di Beef erano già bagnati. La sua fronte grondava e Pietro allungo una mano per asciugargliela. Poi se la passò sul viso, bagnandolo. E si leccò la mano. E riprendendo la fantasia di prima&#8230;</p>



<p><strong>PIETRO: </strong>Saremo gli studenti che hanno sudato di più pur non avendo fatto un cazzo&#8230;</p>



<p><strong>BEEF:</strong> Infatti ce ne faremo due. Il tuo e il mio. E ce li faremo così tanto&#8230; &#8211; e aumentò la velocità &#8211; che staranno giù fino a stasera! Si&#8230; fammi reggere a ganci appendiabiti! Mi piace&#8230;</p>



<p><strong>PIETRO:</strong> Si, ma attento. L&#8217;altra volta ne hai rotti due. Va bene che le cose qui non sono proprio nuove di zecca, ma se si rompono così spesso&#8230; qualcuno potrebbe sospettare&#8230;</p>



<p><strong>BEEF:</strong> Cosa? Che la scuola ha due maschioni come noi? Che potrebbero ripopolare il pianeta, in caso di emergenza? Sarebbe tutto onore per loro.</p>



<p><strong>PIETRO:</strong> Minkia, si! Hai ragione&#8230;</p>



<p>E nel frattempo le chiazze sul petto e sotto la maniche della canotta di Beef si allargavano. E iniziavano a spuntane di altre.</p>



<p><strong>PIETRO:</strong> Si&#8230; ti stai bagnando tutto, amico! Cosa dirai al prof Erikson, quando ti vedrà tutto sudato?</p>



<p><strong>BEEF: </strong>Gli dirò che ho scopato come un pazzo con te. Glie lo direi dritto in faccia. Ha l&#8217;aria di uno che non se lo fa tirare da anni. Forse la moglie è una di quelle stronze che chiudono le gambe dopo il primo anno di matrimonio, che dici?</p>



<p><strong>PIETRO:</strong> Già. E dire che è un bel maschione. Come me e te. Ma noi possiamo aiutarlo, vero?</p>



<p><strong>BEEF: </strong>Oh, si! Gli facciamo tornare il buon umore e la gioia di essere uomo. E magari ci darà un voto più alto&#8230; eheheheh</p>



<p><strong>PIETRO:</strong> Già! Diventeremmo i suoi allievi preferiti&#8230;</p>



<p>I nostri due super maschioni ormai andavano a briglia sciolta. E continuavano la fantasia a botta e risposta come avessero una mente sola. La canotta di Beef si impregnava sempre più di sudore. Ora pure tutta la pancia era bagnata. Le parti asciutte erano ridotte a una serie di linee che parevano formare una mappa. Come una cartina stradale. Il nostro gattone non poté più resistere!</p>



<p><strong>PIETRO:</strong> Amico&#8230; la tua canotta si è ricaricata. Puoi ridarmela, adesso&#8230;</p>



<p>Beef allora se la tolse e mentre glie la porgeva&#8230;</p>



<p><strong>PIETRO:</strong> Aspetta. Passatela sulle ascelle. Li c&#8217;è la parte migliore&#8230;</p>



<p><strong>BEEF: </strong>Maialone! &#8211; disse ridendo</p>



<p>E così fece. Si passò la canotta per bene sotto le ascelle. Premendo con forza al passaggio, per essere sicuro che il tessuto assorbisse tutto il suo sudore. Fece per porgerla a Pietro ma poi tirò la mano indietro.</p>



<p><strong>BEEF: </strong>Ora &#8216;aspetta&#8217; lo dico io. &#8211; e si passò la canotta ovunque. Sul collo, sul mento, sul petto sulla pancia e in tutto il viso. Era completamente asciutto.</p>



<p>Allora Beef alzò il braccio facendo pendere la canotta sopra il viso di Pietro. Ogni tanto cadevano delle gocce sul suo naso. Era proprio bagnata. Poteva essere stesa ad asciugare, tanto grondava.</p>



<p><strong>BEEF: </strong>La vuoi?</p>



<p><strong>PIETRO:</strong> Si si&#8230; ahhhhh&#8230;. &#8211; Pietro stava con la bocca aperta e la lingua che sbucava da un lato. Grondante come quella canotta.</p>



<p>E allora Beef la lasciò e la canotta ricadde con un tonfo sul faccione de nostro gattone. Fece un suono abbastanza sordo. Perché era davvero fradicia. E si sa. Quando un vestito è bagnato, diventa molto più pesante. A Pietro parve che gli avessero dato un schiaffo sostenuto. Ma era uno di quelli che fanno piacere. Come quelli sul sedere. Gli occhi del nostro gattone divennero di nuovi stralunati, come all&#8217;inizio. Quell&#8217;odore&#8230; il sudore è proprio come il vino. Più invecchia e più migliora. Sia rispetto all&#8217;età di chi lo produce. Che da quanto è stato prodotto. Ma pure quello fresco da enormi emozioni. E in quel momento Pietro era nell&#8217;estasi più totale. Si sentiva come in un mare senza fondale in cui continuava ad affondare&#8230; ad affondare&#8230; sempre più, ad ogni minuto che passava. Ormai mugugnava soltanto. Senza muovere un muscolo o proferire una sillaba.</p>



<p><strong>BEEF:</strong> Si&#8230; è tutto per te. Io sono tutto per te. Respira, amico mio. Al resto ci penso io&#8230;</p>



<p>E il nostro cagnolone riprese a spingere. Era un vero trapano. Era veloce ma non troppo. Ma pareva instancabile. Beef si odorò un&#8217;ascella.</p>



<p><strong>BEEF: </strong>Oh!Mi sa che i nostri compagni di classe oggi se ne staranno alla larga, per come puzziamo&#8230;</p>



<p><strong>PIETRO:</strong> Omfffmmmmmfffaaaoooiiaaapppffffttt&#8230;</p>



<p>Beef spostò la sua canotta dal viso di Pietro perché si capisse cosa diceva.</p>



<p><strong>PIETRO:</strong> O forse alcuni si uniranno a noi, la prossima volta&#8230;</p>



<p><strong>BEEF:</strong> Si&#8230; e col prof faremo una bella orgia di classe! Tutti insieme appassionatamente&#8230; svuotati!</p>



<p><strong>PIETRO:</strong> Siiiii&#8230;. non ti fermare&#8230;</p>



<p>Il letto prese a cigolare di nuovo. Beef aveva messo il turbo. E di nuovo le sue carni e quelle di Pietro sobbalzano insieme. In armonia. I pettorali gonfi di Pietro ondeggiavano in su e in giù e spinsero Beef a prenderli. Stringerli nelle sue mani. Concentrandosi sui capezzoli!</p>



<p><strong>BEEF:</strong> Che maschio che sei, Piè!</p>



<p><strong>PIETRO:</strong> Anche tu. &#8211; E di colpo chiuse gli occhi per riflesso. Qualcosa gli era arrivata in faccia di colpo.</p>



<p>Pietro si sentiva fresco. E guardando meglio, vide che Beef era di nuovo lucido. Dalla testa ai piedi. Le sue ghiandole sudoripare erano davvero fuori dal comune! Altro che scaricatore di porto! Beef era ben oltre. Ed era così bagnato che ad ogni spinta il suo sudore schizzava su Pietro. Che goduria! Era come starsene seduti a riva, con le onde che si infrangono a pochi centimetri da te. Ma al relax in questo caso, si aggiungeva l&#8217;eccitazione.</p>



<p><strong>PIETRO:</strong> Amico&#8230; se ci fossero in questa scuola, con te sarebbero inutili le docce. Basti tu!</p>



<p><strong>BEEF:</strong> Si&#8230; sopratutto quella gialla che ti faccio a casa mia, quando i miei non ci sono. Ti ricordi?</p>



<p><strong>PIETRO:</strong> Si. L&#8217;altra volta, non finiva più. Che avevi bevuto?</p>



<p><strong>BEEF:</strong> Avevo iniziato a bere la birra di mio padre. Ora capisco perché lui ci sta il doppio a pisciare&#8230;</p>



<p>Beef e Pietro erano così liberi da fare anche degli &#8216;spin-off&#8217; di quella fantasia scolastica.</p>



<p><strong>BEEF:</strong> Oh, si! Cazzo! Oh&#8230; si lo sento arrivare. Oh&#8230;</p>



<p>Ma a questo punto, Beef rallentò.</p>



<p><strong>BEEF:</strong> Diamoci il cambio, amico. Voglio sentire pure te, prima di sborrare. E prima di andar a fare quegli stupidi esercizi del cazzo col prof Erikson&#8230;</p>



<p><strong>PIETRO:</strong> Certo ma&#8230; io mi sono segato, prima. Non so per quando potrò andare avanti&#8230;</p>



<p><strong>BEEF: </strong>Tranquillo, amico. L&#8217;hai tenuto a riposo per un po&#8217;. Si è rasserenato&#8230;</p>



<p>Allora Beef estrasse il suo cazzo dal culo di Pietro. E si tolse il preservativo. Ormai non ne aveva più bisogno. Pietro si rimise la canotta del suo amico al collo, come prima e si alzò. Si mise poggiato sullo schienale del letto. Allungando il braccio, prese dal cassetto del comodino uno dei suoi profilattici.</p>



<p><strong>PIETRO:</strong> E un po&#8217; moscio&#8230; &#8211; disse guardandoselo</p>



<p><strong>BEEF: </strong>Faccio io &#8211; e imitando quello che il nostro gattone aveva fatto prima, si mise a grattargli le palle. Il cazzo di Pietro s&#8217;indurì in un battibaleno &#8211; Si fa così, vero? &#8211; disse ridendo. E poi a strofinare delicatamente il suo frenulo</p>



<p><strong>PIETRO:</strong> No no&#8230; ti prego! Non voglio sprecare un secondo, fuori dal tuo culo &#8211; E allora scartò il profilattico</p>



<p><strong>BEEF: </strong>Aspetta. Posso avere il piacere di mettertelo io? Anche io voglio &#8216;servirti&#8217; come si deve&#8230;</p>



<p>Pietro annui. Seduto sul letto li dov&#8217;era, vide Beef scartare il suo profilattico. Glie lo poggiò sulla punta della cappella e lo fece scorrere giù. Con una presa stretta per fare in modo che non passasse aria e farlo aderire correttamente. Sentirsi stringere nel pugno di Beef&#8230; e sentire quel pugno scorrere come fosse una sega&#8230; Era così eccitante per Pietro! Ma lo gestì meglio del previsto. Lui era convinto di essere li per li per sborrare ma a quanto pareva Beef aveva ragione. Il lasciarlo riposare aveva fatto calare la sua tensione. Beef aveva di certo smanettato di più il suo cazzo rispetto a Pietro. L&#8217;autoerotismo è un elemento molto più forte e comune nella maggior parte dei gay rispetto agli etero. Perché è collegato direttamente all&#8217;erotismo verso gli altri. Dopotutto, sempre di cazzo si tratta.</p>



<p><strong>BEEF:</strong> Come vuoi che mi metta?</p>



<p><strong>PIETRO:</strong> Stenditi e alza le gambe.</p>



<p><strong>BEEF:</strong> Oh&#8230; pure tu mi vuoi guardare in faccia, mentre mi scopi. Si. Siamo della stessa pasta, io e te&#8230;</p>



<p><strong>PIETRO:</strong> Si, Beef&#8230; e riprendendo la fantasia &#8211; Diamoci una mossa. O ci daranno per dispersi, in palestra&#8230;</p>



<p><strong>BEEF:</strong> Si ma&#8230; &#8211; e si stese, supino. Alzate le gambe, fece passare le mani sotto le cosce. E si afferrò le natiche. Distanziandole, espose il suo buco del culo &#8211; Facciamola con calma questa&#8230; &#8216;mossa&#8217;, Piè!</p>



<p><strong>PIETRO:</strong> Non devo prima allargarti con le dita?</p>



<p><strong>BEEF:</strong> Non serve. Entra, dai&#8230;</p>



<p>Pietro allora si spalmo un po&#8217; di lubrificante sul cazzo foderato. E puntata la cappella sul culo di Beef&#8230; sentiva un po&#8217; di resistenza ma gli pareva che il buco si allargasse di sua volontà perché potesse entrare. In un attimo era già tutto dentro. Essendo meno stretto di quello che pensava, Pietro si tranquillizzò di nuovo. Non sarebbe venuto subito.</p>



<p><strong>BEEF: </strong>Io il culo l&#8217;ho dato un sacco di volte, amico mio. &#8211; e gli appoggiò le caviglie sulle spalle. E contraendo le natiche per tirare un pelo su il sedere, faceva un leggero movimento di scopata &#8211; Dai, Piè. Non abbiamo molto tempo! Pensa che succede se viene uno dei nostri compagni a cercarci e ci trova qui dentro&#8230;</p>



<p>Pietro allora strinse forte le caviglie di Beef.</p>



<p><strong>PIETRO:</strong> Per come sono ora, non me ne fotte una beata minkia! &#8211; E annusando di nuovo la canotta di Beef &#8211; Magari si uniscono a noi davvero&#8230;</p>



<p><strong>BEEF: </strong>Si,Maiale! Spingi!!!</p>



<p>E Pietro iniziò a scavare. Andava a velocità normale. Essendo Beef già bello largo, non c&#8217;era bisogno di iniziare lentamente come il cagnolone aveva fatto con lui, prima. Beef era su un altro pianeta. Le sua espressione beata&#8230; eccitata&#8230; serena&#8230; e sopratutto i suoi sorrisi e occhiolini che ogni tanto gli faceva per incitarlo&#8230; glie lo si leggeva negli occhi che stava vivendo il suo sogno più bello. E Pietro con lui. Perché quella fantasia che aveva creato per fargli un regalo, era diventata qualcosa di più. Man mano che continuava ad alimentarla&#8230; o lo sentiva fare a Beef, se ne sentiva risucchiato sempre più. Pietro aveva provato fin dall&#8217;inizio una sensazione anche più forte di Beef, di tornare davvero a quei tempi. A quando era ragazzo. Perché Pietro allora avrebbe voluto essere come era adesso. E come era suo figlio. E con un senso di rivalsa nei confronti della vita, si era tuffato dentro a quella fantasia nata dall&#8217;excursus dei suoi ricordi. Così da poter vivere un squarcio anche se solo nella sua mente, di un passato alternativo. Dove lui&#8230; un Pietro senza tabù o impedimenti, si ritrovava col suo migliore amico e amante Beef. Una relazione clandestina al tempo, magari. Ma intensa e sincera. Magari nata con la migliore base esistente. E anche la più logica e naturale. Come le radici per un albero. La perdita della verginità.</p>



<p><strong>PIETRO: </strong>Cazzo, si! Come si scivola bene, nel tuo culo. Pare tu abbia una lingua che sbava, li dentro&#8230; &#8211; e mentre lo diceva continuava ad annusare la canotta di Beef</p>



<p><strong>BEEF: </strong>Hai voglia! Lo sai che di notte mi sveglio con le mutande bagnate pure dietro? Tu mi asciughi nei sogni. Tutto quanto! Quando rimette a posto il mio letto, mia madre mi chiede sempre se io mi sia pisciato addosso nel sonno&#8230;</p>



<p><strong>PIETRO: </strong>La prossima settimana porta una di quelle mutande a scuola. Me la voglio annusare mentre ti scopo!</p>



<p><strong>BEEF: </strong>Lo farò. Sta sicuro! Pietro&#8230; hai una fantasia meravigliosa! Vieni qui. Baciami&#8230; &#8211; E afferrando la sua canotta che pendeva dal collo di Pietro lo tirò a sé</p>



<p>Pietro baciava e scopava Beef. Senza fermarsi. Il nostro gattone usava pure la forza delle sue ginocchia per spingere e arrivare in profondità. Ogni spinta valeva per 10 e faceva sollevare Beef con la schiena. Gli sembrava di cavalcare le onde del mare. Sentiva sia la forza bruta che un immenso calore, ad ogni colpo. Nel frattempo le loro lingue non si erano separate nemmeno un attimo. Ed erano accompagnate da tante parole soffuse e calde. Da una bocca all&#8217;altra entravano dirette come se i due si scambiassero a vicenda ossigeno. Pietro si ritirò su e prese e leccare uno dei piedi di Beef. Gli venne in mente che quelli ancora non li aveva assaggiati. E perciò a tratti strofinava la canotta di Beef sui suoi piedi e l&#8217;annusava. C&#8217;erano una valanga di odori in quei pochi centimetri di tessuto, in quel momento!</p>



<p><strong>BEEF: </strong>Si&#8230; ciuccialo tutto, Piè. Sopratutto il ditone&#8230; Ahahahah&#8230; &#8211; sentirsi leccare il piede, faceva venire a tratti il solletico a Beef</p>



<p>Quella meravigliosa fragranza aggiunta alle altre, scatenò di nuovo Pietro che mise il turbo. Di colpo si sentiva così duro da percepire la costrizione del condom. Cosa che mai gli era accaduta. Non può essermi cresciuto ancora, pensò. Da una certa età, resta sempre uguale. Ma in quel momento, Pietro era troppo preso per pensarci e l&#8217;ignorò. Prese anche l&#8217;altro piede di Beef e insieme al primo li teneva accanto alla sua faccia. Li alternava, annusandoli e leccandoli mentre continuava a spingere sempre più veloce e con foga. Al nostro gattone parve di non sentire più la costrizione del condom. Forse era il culo di Beef, pensò. Meglio così. Mentre i suoi naso e lingua erano nella tempesta dei sensi, gli occhi del nostro gattone si gustavano le carni sobbalzanti del suo amico. Ogni tanto, lo tastava un po&#8217;. Anche perché lo vedeva lucido di sudore. E non resisteva ad assaggiarlo di nuovo. Pietro fece una carezza lunga. Da sotto la gola fino al pancione di Beef. E poi si leccò la mano. Grondava! Il sudore di Beef sembrava davvero illimitato! E a ogni assaggio, era sempre più saporito! Pietro si sentiva un animale! E spinse con tutta la sua forza. Andava velocissimo e fino in fondo. Qualche secondo e iniziò a sentire avvicinarsi lo scoppio finale.</p>



<p><strong>PIETRO: </strong><em>Minkia&#8230; mi stànn&#8217;acchianànnu tutt&#8217; cùasi, Beef.</em></p>



<p>(Cazzo&#8230; sento che mi sta per uscire tutto, Beef!)</p>



<p>Negli anni passati insieme a Pietro, oltre ai modi di dire, Beef come PJ aveva imparato pure qualche parolina di dialetto della Paperopoli del sud. Luogo natale di Pietro. E fu musica per le sue orecchie!</p>



<p><strong>BEEF: </strong>Allora esci, amico mio. Voglio farti venire&#8230; come dico io&#8230; &#8211; e a sua volta il cagnolone accarezzò il petto gonfio e il pancione di Pietro con fare sensuale &#8211; voglio bere il tuo latte! Voglio sentirlo dentro di me, quando mi addormenterò stanotte nel mio letto!</p>



<p>Pietro accettò. E così si sfilò dal culo di Beef e facendo per togliersi il condom&#8230;</p>



<p><strong>PIETRO: </strong>Cazzo! Pure questo?</p>



<p><strong>BEEF: </strong>Che c&#8217;è, Piè?</p>



<p><strong>PIETRO: </strong>Il profilattico!</p>



<p>Beef allora sollevò la testa per vedere.</p>



<p><strong>BEEF: </strong>Sei così maschio che l&#8217;hai rotto! Solo tu ci potevi riuscire, amico mio! Nemmeno a me è mai capitato&#8230; &#8211; e rise</p>



<p><strong>PIETRO: </strong>Sarà&#8230; ma devo stare attento. Poco fa quando mi stavo segando, si sono rotte le mutande. Mi ha fatto diventare un animale, porca troia!</p>



<p><strong>BEEF: </strong>Decisamente non è uno qualunque, questo tizio che ti ha&#8230; fatto rinascere, proprio! Dai vieni&#8230; ho fame!</p>



<p>l nostro gattone si stese a letto. Beef prese il suo cazzo in bocca. E iniziò a succhiarlo lentamente. Sentendo che era davvero vicinissimo, gli venne l&#8217;idea. Fece così. Teneva la testa del cazzo di Pietro in bocca e con due dita massaggiava dolcemente il tronco del suo cazzo con un movimento orizzontale; dai lati verso il canale centrale. E nella bocca di Beef, la sua lingua gli leccava il frenulo. Il cagnolone si era appoggiato sulla pancia del suo amico per avere più agio. Da quella posizione la lingua leccava con la parte laterale. Beef la muoveva come una bandiera mossa dal vento. Ma in avanti. Dopo qualche secondo sulle sue dita tozze, Beef sentiva sempre più marcato la &#8216;scalino smussato&#8217; tra la parte laterale del collo del cazzo e il canale centrale. Questo perché il cazzo Pietro diventava sempre più gonfio e rigido. Lui sapeva che la sborrata era ormai imminente. E così Beef smise di massaggiare e poggiò il palmo della mano sul cazzo di Pietro. E ci diede dentro con la lingua. Sfregandola velocissima sul frenulo di Pietro.</p>



<p><strong>PIETRO: </strong>Oddio&#8230; mi sento aprire in due&#8230; scoppio, Beef&#8230; scoppio&#8230; SCOPPIOOOOOOOOOAAAAAAAAHHHHHHHHHHH!!!!!!!!!!!!!!!!!!</p>



<p>Pietro tremò come percorso dalla corrente! Litri e litri di sperma inondarono il palato di Beef che era estasiato nel sentire tutta quella vita scorrere e scorrere. Senza mai fermarsi. Finalmente il suo sogno era diventato realtà. Ne aveva fatto scoppiare di cazzi nella sua vita. E col suo compagno, ne aveva ingoiato seme. Ma quello&#8230; quel particolare latte maschile&#8230; l&#8217;averlo desiderato per così tanto tempo, glie lo faceva percepire quasi come la fonte di tutti i semi maschili le mondo. Come gusto e potenza. Beef lo sentiva pure sulla mano, la potenza di quell&#8217;orgasmo. Le contrazioni del cazzo di Pietro erano così scalpitanti! BOOM&#8230; BOOM&#8230; BOOM&#8230; Erano secche e velocissime! Ma in quell&#8217;estati, Beef le sentiva come al rallentatore. Così tanto che gli pareva di percepire la direzionalità di quelle contrazioni. Che puntavano verso l&#8217;uscita che ogni spermatozoo agogna di raggiungere, quando si aprono le porte del vita!</p>



<p>Quando Beef sentì le contrazioni scemare, riprese il massaggio di prima. Perché l&#8217;orgasmo lo sappiamo, si accompagna fino alla fine. I muscoli del cazzo non si sfogano completamente solo coi loro movimenti naturali. Noi stessi lo sentiamo quando ci masturbiamo o scopiamo. La voglia di continuare per dilazionare il piacere dell&#8217;orgasmo. Di cavalcarlo finché ci smuove. Continuare a segarci o a spingere anche se abbiamo già sparato tutto il seme. Fino a sentire quel piacere raggiungere l&#8217;apice. E allora si che ci sentiamo soddisfatti del tutto. Per alcuni è pure raggiungere il punto di tregua. In cui il cazzo diventa così sensibile da non poter essere più massaggiato per un po&#8217;.</p>



<p><strong>PIETRO: </strong>Mariiiiiiaaaaaaa&#8230;. chi bùatta!!!</p>



<p>(Cazzooooo&#8230;&#8230; che botta!!!)</p>



<p>Beef si tirò su. Guardò Pietro e gli indicò la sua gola. Il gattone vide il pomo d&#8217;adamo di Beef sporgere lievemente e rientrare. Il cagnolone aveva appena ingoiato lo sperma di Pietro e voleva che lui lo vedesse.</p>



<p><strong>PIETRO: </strong>Uuuhhh&#8230; adesso ti ritroverò dappertutto? &#8211; disse ironicamente col fiato spezzato, riprendendo le parole di prima dell&#8217;amico</p>



<p><strong>BEEF:</strong> Certamente &#8211; e a carponi sul letto, avanzava verso Pietro. Quando arrivò da lui &#8211; Basta che annusi &#8211; e lo baciò. Lungamente e dolcemente. Uno accanto all&#8217;altro.</p>



<p><strong>PIETRO: </strong>Beef&#8230; come vorrei che fosse accaduto davvero! Quella cosa che mi è uscita prima. Della palestra, a scuola&#8230; sarebbe stato fantastico, cazzo!</p>



<p><strong>BEEF:</strong> Ma è successa, amico mio. Proprio adesso. Eravamo qui e l&#8217;abbiamo vissuta. Tutti e due. Ed è questo che conta.</p>



<p><strong>PIETRO: </strong>Si&#8230; è vero! &#8211; e lo baciò di nuovo dolcemente &#8211; Sai&#8230; Prima di ieri&#8230; l&#8217;avevo dimenticato. Cosa si prova quando qualcuno ti stringe&#8230; ti vuole&#8230; ti ama. Oh, non mi fraintendere. Lo so che tu sei impegnato. Volevo solo dirti&#8230; &#8216;Grazie&#8217;. Per aver accettato&#8230; di restare. &#8211; e gli strinse una coscia<strong> </strong></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="1024" src="https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2022/09/racconti-gay-IMG_9.jpg?resize=1024%2C1024&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-4400" srcset="https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2022/09/racconti-gay-IMG_9-scaled.jpg?resize=1024%2C1024&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2022/09/racconti-gay-IMG_9-scaled.jpg?resize=300%2C300&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2022/09/racconti-gay-IMG_9-scaled.jpg?resize=150%2C150&amp;ssl=1 150w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2022/09/racconti-gay-IMG_9-scaled.jpg?resize=768%2C768&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2022/09/racconti-gay-IMG_9-scaled.jpg?resize=1536%2C1536&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2022/09/racconti-gay-IMG_9-scaled.jpg?resize=2048%2C2048&amp;ssl=1 2048w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></div>



<p><strong>BEEF:</strong> Mmm&#8230; Sono io che devo ringraziare te, Pietro! Il mio migliore amico. Il mio primo amore. Quello che mi ha fatto scoprire le gioie di avere un cazzo tra le gambe. Mi hai fatto un regalo bellissimo. Hai realizzato un sogno che ancora avevo oggi! Pure per questo, una parte di me sarà tua per sempre! E ti auguro con tutto il cuore di trovare qualcuno che ti ami molto più di me. Te lo meriti. Qualcuno più bravo di me a sfondare culi&#8230; e che desideri sempre essere riempito da te, molto più di quanto potrei mai fare io.</p>



<p><strong>PIETRO: </strong>Grazie. Adesso però&#8230; tocca a te. Tu ancora non hai stappato. Dimmi come mi vuoi riempire, amico mio&#8230;</p>



<p><strong>BEEF:</strong> Mmm&#8230; che decisione importante &#8211; e si guardò intorno. Poi con lo sguardo furbo, sfoderò per l&#8217;ultima volta la loro fantasia erotica &#8211; Ricordi la prima volta che abbiamo scopato negli spogliatoi? Non ci siamo neanche spogliati. Ci siamo solo abbassati i pantaloni a vicenda, tanto eravamo arrapati. Tu avevi ancora le scarpe. Quella cattedra abbandonata li dentro, sembrava li proprio per noi. Quel comò a me ricorda tanto quella cattedra. E a te?</p>



<p>Pietro colse il messaggio. Si tolse dal collo la canotta di Beef e glie la restituì. Il cagnolone la indossò insieme ai suoi boxer, lasciando il cazzo fuori. E anche il nostro gattone si rimise le sue mutande a pois verdi. E da sotto il letto, prese un paio di scarpe e se le mise. Dopo sgombrò con cura il comò e si sedette sopra. Beef si avvicinò a lui e sollevando le gambe di Pietro, fece scorrere le mutande di Pietro su una gamba, sfilandola da li. Le mutande dunque rimasero infilate nell&#8217;altra gamba.</p>



<p><strong>BEEF:</strong> Così puoi tenere aperte le gambe&#8230; E puntando il suo cazzo duro sul buco di lui &#8211; e io ti posso &#8216;scricchiare&#8217; come si deve</p>



<p>Il nostro cagnolone aveva usato una parola del dialetto della Paperopoli del sud. Significa &#8216;rompere&#8217;. Più &#8216;disintegrare&#8217; letteralmente. Ma come gran parte delle parole di questo dialetto, ha tanti altri significati. A seconda della situazione in cui viene usata. In questo caso si può tradurre con due termini. &#8216;sfondare&#8217; e &#8216;dilatare&#8217;. Beef entrò di nuovo dentro Pietro. Fu più facile rispetto alla prima volta. Il culo di Pietro era ancora largo. Glie lo ficcò dentro deciso ma non troppo veloce. Entrò abbastanza agevolmente. Pietro strinse i denti per un istante. Poi si lasciò andare ad un ansimo lungo&#8230;</p>



<p><strong>BEEF:</strong> Eh&#8230; ormai lo sappiamo come prenderlo, eh Piè?</p>



<p><strong>PIETRO: </strong>Ohhh&#8230; si&#8230;</p>



<p>Le palle di Beef ripresero a &#8216;suonare&#8217; il culo di Pietro. E che musica era! E lo scricchiolio del comò e la schiena di Pietro che sbatteva contro il muro, erano un meraviglioso accompagnamento!</p>



<p><strong>BEEF:</strong> Oggi ti farò fare gli esercizi del prof Erikson con una zavorra, amico mio. Come faceva quella ragazza dei cartoni animati che metteva la polsiera coi piombini dentro. Ti lascerò 100 chili dentro! 100 chili, si&#8230;</p>



<p>E andava sempre più veloce. Nel crescendo di potenza, la schiena di Pietro, urtava il muro con più forza. E il suono prodotto era sempre meno velato e più profondo.</p>



<p><strong>PIETRO: </strong>Amico mio&#8230; si&#8230; facciamo il fosso nel muro!</p>



<p><strong>BEEF:</strong> Io faccio dentro di te, il fosso. E lo riempio tutto!!! Si&#8230; Piè! &#8211; e con due colpi sordi, sbatté le mani sul comò per avere più presa su di esso. Sarebbe stata l&#8217;ultima cavalcata. Fissò per un po&#8217; Pietro e poi gli disse &#8211; Sei pronto?</p>



<p><strong>PIETRO: </strong>Si, vai&#8230; lasciami il segno!</p>



<p>Il comò veniva sbatacchiato così tanto che c&#8217;era rischio si rompesse. Ma a nessuno dei due importava. E il suono della schiena di Pietro che urtava il muro era ancora più incisivo, adesso.</p>



<p><strong>BEEF:</strong> Si&#8230; Te lo lascio il segno&#8230; lo stesso che tu mi hai lasciato dentro per anni! Si&#8230; si&#8230;</p>



<p>Pietro si sentiva il culo in fiamme ma non faceva male&#8230; anzi&#8230; era tanto piacevole. E quella sensazione la sentiva irradiarsi in tutta la pancia. Come quando Beef gli entrò dentro la prima volta, poco prima. La forza di Beef sembrava davvero non avere limiti! Adesso alcuni cassetti del comò ad ogni sua spinta, spuntavano di un millimetro in più fuori. E Beef per lo sforzo e la goduria, aveva serrato i denti. Protendendoli in fuori. Il tipico ringhio da cane, insomma. Pietro glie l&#8217;aveva visto fare tante volte molti anni prima. Per difendere entrambi da bulli. Ma ogni cosa può essere vista in più prospettive. E quella in cui era Pietro adesso, gli piace tantissimo!</p>



<p><strong>PIETRO: </strong>Si. Sei una bestia! Sfogati, amico mio. Fai esplodere la tua &#8216;ràggia&#8217;&#8230; cioè, la tua fame di sesso!</p>



<p><strong>BEEF:</strong> GRRRRRR&#8230;.. si&#8230;.. GRRRRR&#8230;. si&#8230; si&#8230;</p>



<p>Alcuni cassetti erano caduti a terra e qualche istante dopo Beef sgranava gli occhi.</p>



<p><strong>BEEF:</strong> Oh&#8230; si&#8230; lo sento&#8230; arriva&#8230; arriva&#8230; Pietro&#8230; PIE&#8217;!!! AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHH!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!</p>



<p><strong>PIETRO:</strong> AHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHH&#8230;&#8230;&#8230;.. siiiiiiiiiiiiii&#8230;&#8230;&#8230;&#8230; fecondami&#8230;&#8230;</p>



<p>Beef emise un urlo che rimbombò per tutta la stanza. Quasi pareva fosse senza mobilia. Come quando ci si trasferisce in una casa nuova. Dando libero sfogo al suo orgasmo, Beef lasciava che i suoi spasmi guidassero quelle spinte di &#8216;scarico testosterone&#8217;. Che arrivavano sempre più profondità man mano che la sborrata raggiungeva la massima potenza. Pietro poteva sentire il cazzo di Beef pulsare forte nel suo culo. E come scalciava! Il nostro gattone conosceva come ogni maschio le contrazioni dell&#8217;orgasmo. Le aveva sentite nel suo pugno tantissimo volte, quando si masturbava. Ma sentirle nel culo&#8230; fu come se ne avesse percepito la vera potenza. Sentire e sapere che Beef lo stava inseminando con tutta la naturale possanza di un maschio vero, gli diede una gioia che&#8230; se ne rese conto più in la, ma quello fu l&#8217;ultimo attacco che distrusse definitivamente i suoi timori e preconcetti. I suoi paletti mentali erano caduti grazie al &#8216;paletto&#8217; di Beef. Potremmo dire &#8220;Chiodo scaccia chiodo&#8221;. Pietro alzò gli occhi al cielo per l&#8217;immensa emozione, sollievo, eccitazione&#8230; era una libertà tutta nuova e lui si lasciava affondare in essa, nel più totale abbandono.</p>



<p>Beef aveva sfogato tutto quello che aveva dentro e le sue spinte scemavano in potenza e frequenza. Finché si fermò. E dopo una, due e tre spasmi finali, si accasciò su Pietro, poggiando la testa sulla sua spalla. Aveva ancora il fiatone.</p>



<p><strong>BEEF:</strong> Fantastico&#8230;</p>



<p>Pietro gli strusciava la guancia sulla fronte, per coccolarlo un po&#8217; con un sorriso stralunato in faccia e gli occhi semichiusi. Poi Beef alzò la testa e lo baciò. Si rialzò e uscì da Pietro. Una buona parte dello sperma di Beef fuoriuscì come un fiume in piena, bagnando il comò. Mentre dal cazzo di Beef usciva l&#8217;ultimo rivolo di sperma. Il più denso. Colava dalla sua uretra lentamente. Dava l&#8217;idea di sfidare per sempre la forza di gravità.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="522" src="https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2022/09/racconti-gay-IMG_10.jpg?resize=1024%2C522&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-4401" srcset="https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2022/09/racconti-gay-IMG_10.jpg?resize=1024%2C522&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2022/09/racconti-gay-IMG_10.jpg?resize=300%2C153&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2022/09/racconti-gay-IMG_10.jpg?resize=768%2C392&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2022/09/racconti-gay-IMG_10.jpg?w=1100&amp;ssl=1 1100w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></div>



<p><strong>BEEF:</strong> Tieni, Piè. E la parte migliore. Come lo zucchero al fondo della tazzina di caffè. &#8211; e glie lo porse.</p>



<p>Pietro che aveva la bocca già semi aperta per l&#8217;estasi. L&#8217;aprì totalmente per accogliere il cazzo di Beef per l&#8217;ultima volta. Lo succhiò per un po&#8217;, prendendo il suo seme. Assaporato anche questo momento, Pietro fece per alzarsi dal comò ma Beef lo fermò. Gli mise una mano sul petto.</p>



<p><strong>BEEF:</strong> Aspetta. Non muoverti. Non è finita&#8230;</p>



<p>E si abbassò verso il comò, tra le gambe di Pietro. Leccò e risucchiò il suo seme che era fuoriuscito dal culo di Pietro e portandolo in bocca baciava Pietro, passandoglielo.</p>



<p><strong>PIETRO:</strong> Grazie, Beef. Mi vuoi proprio dare tutto&#8230;</p>



<p><strong>BEEF:</strong> Tutto&#8230; &#8211; disse dopo averlo baciato di nuovo, passandogli un altro po&#8217; del suo seme &#8211; è il minimo per te, amico mio.</p>



<p>Andarono avanti per un paio di minuti. Ne era uscito un bel po&#8217; di seme dal culone del nostro Pietro. Ma Beef ci andava anche con comodo. Dopotutto momenti intensi come questi vanno vissuti con calma.</p>



<p>Una volta finito, Beef si ricompose, rientrando il cazzo nelle mutande. Pietro si alzò dal comò, si rimise le mutande e tolse le scarpe. I due poi insieme rassettarono il comò. Dopo andarono in bagno per un bel bidet rinfrescante. Ovviamente si lavarono a vicenda. Come Pietro fece con suo figlio PJ qualche ora prima. Asciutti, freschi e puliti, Beef e Pietro tornarono in salotto. E li crollarono sul divano. Erano entrambi con la schiena distesa e la testa reclinata all&#8217;indietro..</p>



<p><strong>PIETRO:</strong> Che serata, amico!</p>



<p><strong>BEEF:</strong> Puoi dirlo forte! &#8211; e si mise le mani sul pancione come per appoggiarle sopra di esso. Come fanno la maggior parte di maschi col pancione. &#8211; Che bella sorpresa che mi hai fatto!</p>



<p><strong>PIETRO:</strong> Ti andrebbe un caffè?</p>



<p><strong>BEEF:</strong> Perché no? Così ci riprendiamo un po&#8217;. Mi hai prosciugato, poco fa. Maschione! &#8211; e gli tastava la coscia &#8211; E anche tu ci hai dato dentro. Era una vita che non sentivo tanto sperma in bocca&#8230;</p>



<p><strong>PIETRO:</strong> Ahahahah già&#8230;</p>



<p>E Pietro si alzò e andò in cucina. Dopo un paio di minuti, portò prima la caffettiera fumante. Poi la ciotola dello zucchero col cucchiaio dentro. E infine due tazzine. Le poggiò sul tavolo del salotto. Beef lo raggiunse e i due si sedettero. Mentre prendevano il caffè, Beef partì all&#8217;attacco. Perché nonostante lo tsunami sessuale appena passato, non aveva dimenticato quel misterioso tizio che aveva sbloccato il suo amico. E grazie al quale quella stessa tempesta di ormoni era stata possibile.</p>



<p><strong>BEEF:</strong> Allora&#8230; abbiamo finito. Ora sputa il rospo! Voglio sapere chi ti ha sbloccato e fatto svegliare così. Fuori il nome!</p>



<p>Ci siamo, pensò Pietro. Era il momento della verità. Era inutile girarci intorno. E così glie lo disse. Ma volle tenerlo sulla corda ancora qualche altro secondo. E così&#8230;</p>



<p><strong>PIETRO:</strong> Bene. Ricapitoliamo. Tu lo conosci perché un giorno gli hai fatto un enorme favore. Anzi, 2 in realtà ora che ci penso. Abita qui ma ci vediamo il weekend perché attualmente negli altri giorni della settimana è impegnato in un progetto che sta per finire. E quando eravamo giovani lui non era di queste parti. Sicuro che non ci arrivi da solo?</p>



<p><strong>BEEF:</strong> Mmm&#8230; Lo conosco. Nella settimana non c&#8217;è&#8230; vive qui e&#8230; aspetta&#8230; quando eravamo ragazzi non era di queste parti, hai detto? Dove abitava?</p>



<p><strong>PIETRO:</strong> Da nessuna parte, amico. Per &#8216;Non era di queste parti&#8217; intendevo che non era ancora nato, allora.</p>



<p><strong>BEEF:</strong> È più giovane di noi? E quali sarebbero allora questi due favori che gli ho fatto?</p>



<p><strong>PIETRO:</strong> Battesimo e cresima. Sei stato il suo padrino.</p>



<p><strong>BEEF:</strong> Ho capito! &#8211; e diede un colpetto al tavolo &#8211; E il figlio di uno dei nostri amici! Il progetto di cui parli è il college, non è così? Come mia figlia. Di sicuro non è il figlio di Pippo, Max. Ti conosco bene. Non sei il tipo che sfascia relazioni. Nemmeno la tua o non saresti arrivato ancora oggi sposato con Peg. Sopratutto considerando pure che è solo sulla carta&#8230;</p>



<p><strong>PIETRO:</strong> Più che nostro, è solo tuo di amico.</p>



<p><strong>BEEF:</strong> Come si chiama?</p>



<p><strong>PIETRO:</strong> Ha lo stesso nome di suo padre.</p>



<p>E allora gli occhi di Beef si spalancarono. Perché Pietro sapeva che Beef a sua volta sapeva che nella loro comitiva giovanile solo una persona aveva dato a suo figlio il suo stesso nome. Ed era proprio li, in quella stanza.</p>



<p><strong>BEEF:</strong> Non ci posso credere! Tu&#8230; hai scopato&#8230; con tuo figlio! &#8211; e calò il silenzio. Beef fissò Pietro per un po&#8217;. Tanto da fargli temere che la sua reazione potesse non essere positiva. Poi riprese &#8211; Come uno di quei porno su internet&#8230; &#8211; e il nostro gattone fu sollevato!</p>



<p><strong>PIETRO:</strong> Beh&#8230; non proprio. Abbiamo solo&#8230; &#8211; E Beef lo interruppe, afferrando la sedia su cui era seduto. Trascinandola verso la sua, per avvicinarlo a lui.</p>



<p><strong>BEEF:</strong> Raccontami tutto! E guai a te se tralasci un solo dettaglio, intesi? &#8211; e gli pizzicò la guancia in maniera sostenuta.</p>



<p><strong>PIETRO:</strong> Ok, ok&#8230; &#8211; fece ridendo &#8211; ti racconto tutto. Allora&#8230;</p>



<p>Nel frattempo un altro Gambadilegno raccontava la stessa storia in uno degli alloggi del college di Condor city.</p>



<p><strong>[CONTINUA]</strong></p>



<hr class="wp-block-separator"/>



<p>Spero che questa storia vi sia piaciuta. Nel caso aveste delle idee, spunti per altre storie potete contattarmi via <a href="mailto: stefano_339@yahoo.it">email</a>  o sulla mia pagina <a href="https://twitter.com/Ozzofanbears1">twitter</a>.</p>



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		<title>Le avventure di PJ: Spettacolo al cinema &#8211; Parte 4</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Nov 2021 02:53:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Con la testa poggiata sul vetro del finestrino del treno, PJ riviveva ancora nella sua mente quei bellissimi e purtroppo brevi momenti di maschia passione insieme a suo padre Pietro. Sentiva ancora la sua voce bassa nelle orecchie. Le sue mani spesse sulle guance. Il suo caldo e protettivo abbraccio avvolgerlo come un mantello. E [&#8230;]</p>
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<p>Con la testa poggiata sul vetro del finestrino del treno, PJ riviveva ancora nella sua mente quei bellissimi e purtroppo brevi momenti di maschia passione insieme a suo padre Pietro.</p>



<span id="more-4253"></span>



<p>Sentiva ancora la sua voce bassa nelle orecchie. Le sue mani spesse sulle guance. Il suo caldo e protettivo abbraccio avvolgerlo come un mantello. E ovviamente il suo enorme cazzo pulsante, succoso e prepotente dentro di lui. <strong>PJ sentiva il suo culo allargarsi dall&#8217;interno</strong>, ritmicamente. Pulsava anche lui. Come se il cazzo di suo padre fosse ancora li, a fare avanti e indietro. </p>



<figure class="wp-block-image alignfull size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="815" height="1024" src="https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2021/08/Racconti-gay_01-Quando-PJ-sente-il-suo-culo-pulsare-pensando-al-padre.jpg?resize=815%2C1024&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-4254" title="© jerryhugs" srcset="https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2021/08/Racconti-gay_01-Quando-PJ-sente-il-suo-culo-pulsare-pensando-al-padre.jpg?resize=815%2C1024&amp;ssl=1 815w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2021/08/Racconti-gay_01-Quando-PJ-sente-il-suo-culo-pulsare-pensando-al-padre.jpg?resize=239%2C300&amp;ssl=1 239w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2021/08/Racconti-gay_01-Quando-PJ-sente-il-suo-culo-pulsare-pensando-al-padre.jpg?resize=768%2C965&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2021/08/Racconti-gay_01-Quando-PJ-sente-il-suo-culo-pulsare-pensando-al-padre.jpg?resize=1222%2C1536&amp;ssl=1 1222w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2021/08/Racconti-gay_01-Quando-PJ-sente-il-suo-culo-pulsare-pensando-al-padre.jpg?w=1563&amp;ssl=1 1563w" sizes="auto, (max-width: 815px) 100vw, 815px" /><figcaption>© <a href="https://www.furaffinity.net/gallery/jerryhugs/">jerryhugs</a> </figcaption></figure>



<p>L&#8217;istinto prese il sopravvento e il paffuto micettone iniziò a toccarsi. L&#8217;erezione non tardò a sopraggiungere. Il papà di PJ era un gran bel gattone che avrebbe fatto impazzire chiunque. Figuriamoci suo figlio, la cui quantità di fantasie erotiche era inferiore solo all&#8217;amore che in segreto sentiva per lui. Amore che venne fuori in soli un giorno e mezzo. Con una valanga di <strong>seme caldo</strong> e pieno di vita. Il suo e quello del padre. Insieme. Come lo era prima e come lo sarebbe stato da quel momento in poi. PJ chiuse gli occhi, e si lasciò affondare nelle sue fantasie. E lo vide. Pietro, suo padre. Come camminando verso di lui. Sempre più vicino&#8230; sempre più vicino. E le sue braccia si aprivano per stringerlo a sé, mentre avanzava. Il cuore di PJ batteva forte, per l&#8217;emozione. La voce di Pietro era flebile. Ma si diventava sempre più chiara e forte man mano che si avvicinava. Finché non fu li&#8230; ad un palmo da lui. Le braccia di Pietro scivolavano sulle spalle di PJ chiudendo l&#8217;abbraccio. Poi le sue labbra si chiusero. PJ sentiva il caldo fiato di suo padre soffiargli sul viso, sempre più forte mentre avvicinava le labbra alle sue. </p>



<figure class="wp-block-image alignfull size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="896" height="1024" src="https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2021/08/racconti-gay_02-Poco-prima-che-lavviso-deltreno-faccia-trasalire-PJ.jpg?resize=896%2C1024&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-4255" srcset="https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2021/08/racconti-gay_02-Poco-prima-che-lavviso-deltreno-faccia-trasalire-PJ.jpg?resize=896%2C1024&amp;ssl=1 896w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2021/08/racconti-gay_02-Poco-prima-che-lavviso-deltreno-faccia-trasalire-PJ.jpg?resize=263%2C300&amp;ssl=1 263w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2021/08/racconti-gay_02-Poco-prima-che-lavviso-deltreno-faccia-trasalire-PJ.jpg?resize=768%2C878&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2021/08/racconti-gay_02-Poco-prima-che-lavviso-deltreno-faccia-trasalire-PJ.jpg?w=1120&amp;ssl=1 1120w" sizes="auto, (max-width: 896px) 100vw, 896px" /><figcaption>© noodle_t</figcaption></figure>



<p>Ma quando furono sul punto di toccarsi, un suono forte fece sobbalzare PJ, riportandolo alla realtà. Era l&#8217;avviso del computer del treno. La vettura stava raggiungendo la stazione centrale di Condor city. D&#8217;istinto PJ si guardò intorno. Voleva accertarsi se qualcuno l&#8217;aveva visto poco prima, quando si era lasciando andare a toccarsi. Quasi tutti gli altri passeggeri stavano seduti in posti che avevano lo stesso verso di PJ. Quindi gli davano le spalle. Ce n&#8217;era solo uno a due file di distanza, seduto nel verso opposto. Aveva il cellulare in mano e sembrava molto preso da ciò che stava facendo. Nah&#8230; di sicuro non mi avrà visto &#8211; pensò PJ tra sé. Dal finestrino, il ragazzo vide i palazzi della città avvicinarsi e poco dopo il treno iniziò a rallentare. Qualche minuto dopo, PJ e tutti gli altri passeggeri scendevano dal treno. Condor city era infatti una stazione di fermata. Con la sua valigia in mano, PJ uscì dalla stazione e percorreva le strade della città. Condor city era una grande metropoli. Molto più grande di Eagle city. Il rumore del traffico creava un sostenuto tappetino sonoro ma non era eccessivamente rumoroso da dare fastidio. Erano infatti circa le 6 del pomeriggio. Sebbene fosse ancora l&#8217;ora di punta, le strade non erano più piene. Perché molta gente era già tornata a casa. Il sole si era già nascosto oltre i grattaceli più alti che PJ vedeva davanti a sé. E le ombre degli stessi si allargavano a manto sempre di più sulla strade della città. Il cielo si spegneva lentamente della sua luce naturale, mentre quelle della città iniziavano ad accendersi. Sui marciapiedi c&#8217;era ancora qualcuno che passeggiava. Gruppi di amici&#8230; fidanzati che si tenevano mano nella mano&#8230; e anche qualcuno che portava a spasso il cane. C&#8217;era un atmosfera bellissima. Vitale ma non caotica. In quel momento, PJ pensò che sarebbe stato bello se suo padre l&#8217;avesse vista. Una passeggiata con lui in quel clima sarebbe stata fantastica. Mentre pensava questo, sospirò. Qualche passo dopo, una voce chiamò.</p>



<p><strong>???:</strong> PJ! Ehi! PJ!</p>



<p>Il ragazzo di voltò. E lo vide</p>



<p><strong>PJ:</strong> Lester! Sei tu. Ciao.</p>



<p>PJ era appena passato dal Cinema Pantheon che si trovava vicino al suo college, l&#8217;università degli studi di Condor city. Lester lavorava in quel cinema e PJ lo conobbe al primo anno di college. Quando PJ vide Lester nella sua mente ci fu un sovraffollamento di idee. Ma prima per comprendere meglio le cose, è necessario fare un passo indietro. A quando i due si conobbero.</p>



<p>Dopo la lunga separazione causata dal trasloco di Alan, lui e PJ con grande gioia e sorpresa, si erano ritrovati compagni di stanza al college. Per festeggiare, entrambi decisero di passare il loro tempo libero tra le lezioni e i fine settimana a esplorare la grande metropoli di Condor city. Da piccoli, l&#8217;esplorazione era uno dei loro giochi preferiti. E crescendo l&#8217;avevano conservata entrambi. Fu proprio in una delle loro passeggiate che incapparono nel cinema Pantheon dove lavorava Lester. Lester era un ragazzo di qualche hanno più grande di PJ e Alan. Appena uscito dall&#8217;università aveva trovato lavoro al Pantheon. Era paffutello proprio come PJ. Portava quasi sempre un paio di occhiali da sole che mandavano riflessi colorati e sfoggiava sempre un sorriso da adone. Ma in realtà era solo di copertura perché non aveva molta fortuna in amore. Sono poche le donne infatti a cui piacciono i tipi paffuti come lui o PJ. Aveva una barbetta che amava lasciar crescere un po&#8217; sul mento e un bel paio di baffetti folti ma non troppo spessi. La barba di Lester era molto simile a quella di PJ. Non era uniforme ma proprio questa sua caratteristica gli dava un fascino rustico che fa trasudare genuinità. Era un giorno di metà febbraio quando Alan e PJ videro il loro primo film al Pantheon. L&#8217;aria era ancora &#8216;frizzante&#8217;. Fresca e un po&#8217; pungente. Ma il gelo dell&#8217;inverno ormai era passato. Le temperature iniziavano ad alzarsi. Le maniche lunghe di cotone erano più che sufficienti per passeggiare. E facevano sentire chiaramente a tutti che ormai si andava incontro alla primavera. Dopo aver visto il film, Alan e PJ fecero per andare via. Ma ecco che uno dei due notò qualcosa accanto la porta d&#8217;ingresso. Era un cartello da terra. Ce n&#8217;era anche un altro nella direzione opposta. Davanti al muro accanto il corridoio che portava alla sale di proiezione. Ma entrando prima, era sfuggito ai due ragazzi. Sul cartello c&#8217;era scritto che dalle 23:00 in poi il Pantheon diventava un cinema a luci rosse. Una scoperta che farebbe prudere le mani a chiunque. E non solo quelle.</p>



<figure class="wp-block-image alignfull size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="921" height="1024" src="https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2021/08/racconti-gay_03-Dopo-il-film-di-fantascienza-e-prima-della-scoperta-della-programmazione-porno.jpg?resize=921%2C1024&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-4256" srcset="https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2021/08/racconti-gay_03-Dopo-il-film-di-fantascienza-e-prima-della-scoperta-della-programmazione-porno.jpg?resize=921%2C1024&amp;ssl=1 921w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2021/08/racconti-gay_03-Dopo-il-film-di-fantascienza-e-prima-della-scoperta-della-programmazione-porno.jpg?resize=270%2C300&amp;ssl=1 270w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2021/08/racconti-gay_03-Dopo-il-film-di-fantascienza-e-prima-della-scoperta-della-programmazione-porno.jpg?resize=768%2C854&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2021/08/racconti-gay_03-Dopo-il-film-di-fantascienza-e-prima-della-scoperta-della-programmazione-porno.jpg?w=1151&amp;ssl=1 1151w" sizes="auto, (max-width: 921px) 100vw, 921px" /><figcaption>© <a href="https://www.furaffinity.net/gallery/utx-shapeshifter/">UTX-ShapeShifter</a></figcaption></figure>



<p><strong>ALAN:</strong> Ehi&#8230; chissà se manderanno anche i porno gay. Andiamo a chiederlo&#8230;</p>



<p><strong>PJ:</strong> Si, dai&#8230;</p>



<p>E i due andarono al bancone, dove c&#8217;era proprio lui. Lester.</p>



<p><strong>PJ:</strong> Scusa&#8230;</p>



<p><strong>LESTER:</strong> Si? Ditemi&#8230;</p>



<p><strong>PJ:</strong> Io e il mio amico abbiamo visto che questo cinema di notte diventa hard. E&#8217; vero?</p>



<p><strong>LESTER:</strong> Si, si&#8230; proprio così. C&#8217;è qualche film che vi interesserebbe vedere, quando gli altri dormono? &#8211; disse ironicamente</p>



<p><strong>ALAN:</strong> Dipende&#8230; Che tipo di porno mandate? Solo etero oppure anche gay?</p>



<p><strong>LESTER:</strong> No&#8230; qui tutti accontentiamo. Non vi preoccupate.</p>



<p><strong>PJ:</strong> Bene! Ma&#8230; non ci sarebbe un listino? Giusto per vedere che porno avete&#8230;</p>



<p><strong>LESTER:</strong> Certo. Ve lo prendo subito!</p>



<p>Abbassatosi sotto il bancone, Lester tirò fuori un raccoglitore. Dentro c&#8217;erano dei fogli infilati in delle buste con buchi di quelle che si possono infilare appunto in un raccoglitore. Lester prese a sfogliare il raccoglitore per cercare la pagina che conteneva la lista dei porno gay in programmazione in quel periodo. Quando la trovò, girò il raccoglitore verso i suoi due clienti per mostrarglielo. Alan e PJ diedero un&#8217;occhiata ma non riconobbero nessuno dei film in questione. Né tantomeno i nomi degli attori. Ad Alan venne un sospetto e così prese il suo cellulare e controllò quei nomi. I suoi sospetti trovarono conferma.</p>



<p><strong>ALAN:</strong> Cavolo&#8230; ma sono tutti twink! Non ci si fa nemmeno il brodo, con questi.</p>



<p><strong>PJ: </strong>Sul serio? Proprio tutti? Fa vedere&#8230;</p>



<p><strong>ALAN:</strong> Ne ho controllati un bel po&#8217;. Guarda&#8230; &#8211; Alan mostrò il suo cellulare a PJ</p>



<p><strong>PJ:</strong> Forse in mezzo c&#8217;è pure qualche daddy&#8230; ad alcuni daddy piacciono dei twink così. Controllali tutti&#8230;</p>



<p><strong>ALAN:</strong> D&#8217;accordo. Controllo gli altri.</p>



<p>Ma alla fine&#8230;</p>



<p><strong>ALAN:</strong> Niente da fare, PJ. Sono tutti twink. Dal primo all&#8217;ultimo.</p>



<p><strong>PJ:</strong> Cazzo&#8230; che peccato!</p>



<p>Lester era etero e non riconosceva quel gergo. Ma capì comunque che i suoi clienti non erano rimasti soddisfatti dai film che erano a disposizione.</p>



<p><strong>LESTER:</strong> Mi spiace che non ci sia quello che cercate. Però è strano&#8230; pensavo che a voi piacessero così&#8230; &#8211; disse sorridendo, grattandosi la nuca</p>



<p>Alan e PJ si guardarono per un secondo con un sorrisino sotto i baffi. Come avessero detto all&#8217;unisono &#8216;Beata ingenuità&#8217;.</p>



<p><strong>ALAN:</strong> Amico&#8230; come molti, tu guardi troppa tv . Si. Ad alcuni di noi, piacciono così. Ma quelli come me e il mio amico PJ cercano uomini. Non ragazzi appena usciti dalla pubertà&#8230;</p>



<p><strong>PJ:</strong> Quello che il mio amico vuole dire &#8211; disse trattenendo le risate per la metafora usata da Alan puramente in termini ironici &#8211; è che a noi piacciono i maschi in carne. Paffuti diciamo. O anche spessi e muscolosi. Insomma&#8230; maschi più grandi, diciamo&#8230; non ragazzi così giovani e magri. E ovviamente&#8230;</p>



<p><strong>ALAN:</strong> &#8230;e ovviamente che abbiano tanto pelo in corpo. Più è, meglio è. A noi piacciono gli &#8216;Orsi&#8217;!</p>



<p><strong>LESTER:</strong> Cazzo&#8230; Non è che per caso conoscete qualche ragazza che abbia i vostri stessi gusti? Sapete&#8230; non ho molta fortuna, io&#8230; &#8211; e si picchiettava la pancetta</p>



<p><strong>PJ:</strong> Sfortunatamente no. Ma se dovessimo conoscerne una, sarai il primo a saperlo.</p>



<p><strong>LESTER:</strong> Nah&#8230; scherzavo. Io ormai non cerco più. Mi sono rotto le scatole. Sto meglio da solo.</p>



<p>Alan e PJ restarono di sasso per quella risposta. Povero Lester. Doveva avere avuto parecchie delusioni d&#8217;amore e per proteggersi intendeva metterci una pietra sopra. Ma nessuno merita di restare da solo.</p>



<p><strong>ALAN:</strong> Dai, amico&#8230; non dire così. Guarda che ci sono donne a cui piacciono gli orsi come noi. Sono solo più difficili da trovare. Ma ci sono. Io ho una pagina hot di twitter e alcuni miei followers sono donne.</p>



<p><strong>PJ:</strong> Alan ha ragione. Non ti dare per vinto.</p>



<p><strong>LESTER:</strong> Vi ringrazio, ragazzi. Siete molto cari ma non mi faccio illusioni &#8211; Lester guardava di lato, sconsolato. Comunque ascoltate&#8230; &#8211; riprese &#8211; se io aiuto voi, voi aiutate me?</p>



<p><strong>ALAN:</strong> Che vuoi dire?</p>



<p><strong>LESTER:</strong> Allora&#8230; Io non lavoro qui da molto e mi farebbe comodo qualche soldo in più in tasca. Se riuscissi a portare più clienti, farei aumentare i guadagni di questo posto. E forse potrei ottenere un aumento. Datemi qualche nome dei vostri porno-attori preferiti. Quelli più fighi e io proporrò al mio capo di aggiungere al listino i loro film. Così anche quelli come voi a cui piacciono, verranno qui a vedersi un bel pornazzo. Sapete&#8230; in quest&#8217;ultimo periodo ho avuto l&#8217;impressione che il proprietario stia pensando di chiudere la baracca. D&#8217;altronde ormai la gente non viene più al cinema, come succedeva anni fa. La maggior parte dei soldi ora si fanno nelle fasce notturne. Ma non tanto per i film in sé. E&#8217; che la gente li usa per fare roba, in sala. Sapeste quanti ne ho visti&#8230;&#8221;</p>



<p><strong>ALAN:</strong> Ehi, PJ&#8230; Te l&#8217;immagini? Sbocchinare o menare altri in sala con un porno in sottofondo? Ehi! Magari fare un trio con&#8230; &#8211; e dava gomitate complici a PJ &#8211; un bel papone solitario. Di quelli che ci piacciono tanto. Solo a pensarci mi viene duro!</p>



<p><strong>PJ:</strong> Pure a me! Ci sto! Vuoi dare tu i nomi, Alan?</p>



<p><strong>ALAN</strong>: Con piacere, amico! Dunque&#8230; io direi di iniziare da&#8230;</p>



<p>I due ragazzi dunque diedero una lista molto lunga e approfondita di tutti i porno attori orsi più sexy e provocanti che fino a quel momento riempivano il web. Ma anche alcuni che avevano sfondato negli anni 80&#8242; e 90&#8242; e che magari si erano anche ritirati da un pezzo. Grandissimi maschioni che nonostante gli anni &#8216;tiravano&#8217; è proprio il caso di dire, tutt&#8217;oggi. Sia come porno e sia anche come persone. Alan mostrava anche le loro foto a Lester.</p>



<p><strong>LESTER:</strong> Cazzo! Sembrano etero! E a questi piace il cazzo?</p>



<p><strong>PJ:</strong> Si. Alcuni lo prendono e altri lo danno.</p>



<p><strong>ALAN:</strong> E ad alcuni piace fare entrambe le cose&#8230; &#8211; ed ecco altre gomitate complici a PJ per rimarcare la cosa riflettendola su di lui</p>



<p><strong>LESTER:</strong> Mi sento come se fin&#8217;ora mi avessero preso per il culo, vi giuro!</p>



<p><strong>PJ:</strong> Conosco la sensazione. L&#8217;ho provata sulla mia pelle.</p>



<p><strong>ALAN:</strong> Già&#8230; il mio amico qui pensava di essere una specie di &#8216;ibrido&#8217;. Mezzo etero e mezzo gay. Gli piaceva il cazzo ma non era effeminato. E nemmeno io.</p>



<p><strong>PJ:</strong> Già. E&#8217; stato terribile&#8230; temevo che questo mi rendesse unico e che sarei rimasto da solo. Meno male che poi ho scoperto i porno. &#8211; poi mettendo il braccio sul collo di Alan &#8211; E poco dopo anche che col mio migliore avevamo in comune pure i gusti. Però lui ai porno ci è arrivato molto prima di me&#8230;</p>



<p><strong>ALAN:</strong> Eh beh&#8230; sono stato precoce&#8230; ahahahahah</p>



<p><strong>LESTER:</strong> Cavolo&#8230; &#8211; e il ragazzo rimase per un po&#8217; in silenzio. Poi aggiunse &#8211; Vi ringrazio, ragazzi. Se la cosa va in porto vi giuro che vi faccio un prezzo di favore.</p>



<p>I nostri amici ringraziarono Lester. Alan guardò di nuovo il suo cellulare. Era ora di tornare al college. E così dopo aver salutato quel banconista così simpatico, i due gli promisero che sarebbero tornati presto e uscirono dal Pantheon.</p>



<p>Tuttavia nei mesi successivi Alan e PJ non riuscivano più ad incastrare il loro tempo libero. Sempre più materie avevano lezioni in orari diversi. A questo poi si aggiunse il fatto che PJ aveva deciso di trascorrere i suoi fine settimana con il padre perché preoccupato per lui. E così per un bel po&#8217; di tempo ai due non fu più possibile andare al Pantheon.</p>



<p>Passarono così altri quattro mesi. Maggio era entrato. L&#8217;estate ormai era dietro l&#8217;angolo. Ma solo in termini di data perché il caldo era già di casa. Il sole picchiava già peggio di un martello. Faceva un caldo! Tutti ormai giravano con braccia e gambe libere, all&#8217;aria. E chi poteva, metteva pure i sandali, anziché le scarpe. Gli esami di fine anno incombevano. E sebbene i due ragazzi avessero lezioni in orari sempre più ballerini, riuscirono comunque a trovare un buco libero in comune. E così decisero di andare a trovare Lester al Pantheon. Anche perché ai due ragazzi serviva staccare la spina per un po&#8217;. La tensione cominciava a farsi sentire. E amplificata dal caldo era ancora peggio. Il cinema era anche un&#8217;eccellente soluzione per godersi un po&#8217; al fresco. Erano poche le camere al college infatti che avevano il climatizzatore. E sfortunatamente per PJ e Alan, la loro non era tra quelle. Ma non era per una noncuranza delle istituzioni. Sia Condor City che la sua vicina, Eagle city dove abitava PJ, facevano parte della regione temperata di Paperopoli. In entrambe le città, l&#8217;estate non era eccessivamente calda. Ma quell&#8217;anno ci fu un record di temperatura mai registrato prima. E come se non bastasse, venti di scirocco, familiari ai Paperopoliani del sud ma poco conosciuti a tutti gli altri, avevano cominciato a soffiare senza pietà. Le strade e le abitazioni erano diventate delle vere e proprie saune. I notiziari avevano annunciato la registrazione di un&#8217;enorme improvvisa richiesta di climatizzatori in tutti e negozi di elettronica e centri commerciali della città. Sia per abitazioni private, sia per alcune ditte ed edifici pubblici. Anche il college di Alan e PJ aveva provveduto a richiederli. Ma lo fece pochi giorni prima degli esami finali. Sia per questo che per i tempi di consegna, se ne sarebbe parlato direttamente l&#8217;anno venturo per usarli. Tornando ai nostri amici, PJ e Alan non vedevano l&#8217;ora di scoprire se Lester fosse riuscito nel suo intento. E anche di vedere un film che entrambi aspettavano da tempo. Un film di fantascienza. Per mancanza di tempo libero, non poterono vederlo quando uscì. Ma al Pantheon lo davano ancora in proiezione nonostante fosse passato da un bel po&#8217; il limite di tempo massimo in cui un film solitamente è disponibile al cinema. Alan e PJ dunque non vedevano l&#8217;ora di gustarsi quel film. Avvolti nel fresco della sala di proiezione. Entrati nel cinema videro Lester al bancone, come al solito. Anche lui li vide quando entrarono e li salutò.</p>



<p><strong>LESTER:</strong> Salve, ragazzi! Come state? E&#8217; da un pezzo che non ci si vede&#8230;</p>



<p><strong>PJ:</strong> Hai ragione, Lester. Le nostre lezioni ormai sono come i turni di guardia dei soldati. Io dentro. Lui fuori&#8230;</p>



<p><strong>ALAN:</strong> Già&#8230; Poi ora si avvicinano pure gli esami&#8230;</p>



<p><strong>LESTER:</strong> Eh si&#8230; mi ricordo bene&#8230;</p>



<p><strong>ALAN:</strong> Allora? Com&#8217;è andata quella cosa?</p>



<p><strong>LESTER:</strong> Alla grande! &#8211; Lester aveva un sorriso sulla faccia che più scintillante non si può &#8211; Mai avuto tanti clienti di notte, come ora. Evviva gli orsi, cazzo!</p>



<p><strong>PJ:</strong> Quanta allegria! Qualcosa mi dice che hai ottenuto l&#8217;aumento&#8230;</p>



<p><strong>LESTER:</strong> Si. E non solo&#8230; Il capo vuole aprire un&#8217;altra sala di sotto. Tra quelle che riserviamo per i film hard.</p>



<p><strong>ALAN:</strong> Eheheheh&#8230; gli orsi dove li metti li metti, stanno sempre bene! Ehi! Lester&#8230; hai detto che ci sono stati tanti clienti? Cavolo, PJ&#8230; qui in giro ci sono tante persone a cui piacciono gli orsi? Sai quante ammucchiate ci possiamo fare?</p>



<p><strong>PJ:</strong> Minkia&#8230; &#8211; e PJ guardava in alto. Come se potesse già vederli &#8211; Però non metterti davanti allo schermo, Alan&#8230; &#8211; e fece un sorriso furbo &#8211; Ci sarà solo quella di luce, in sala. E a me il cazzo piace guardarlo mentre lo succhio&#8230;</p>



<p><strong>LESTER:</strong> Siete forti, ragazzi! &#8211; disse Lester e i tre risero insieme di gusto.</p>



<p>Grazie al tempo passato col suo amico Alan, PJ era diventato sempre più aperto ed estroverso per quanto concerne i suoi gusti. Esplicito in modo spontaneo, addirittura. Da Alan infatti il ragazzo aveva imparato a scrollarsi di dosso ogni dubbio o timore per le reazioni altrui. Certo&#8230; Nel tempo in cui i due si erano allontanati, PJ si era un pelino chiuso in sé. Non è la stessa cosa senza il proprio compare. Ma quando si ritrovarono, PJ recuperò in fretta il tempo perso. Alan e PJ si gustarono dunque al fresco il loro di fantascienza. Dopo il film, salutarono Lester e tornarono al college, promettendo a loro stessi e a lui che al più presto sarebbero venuti in quell&#8217;altro orario in cui i film &#8216;si tingevano di bianco&#8217;. E da canto suo, Lester ribadì ai due la sua promessa riguardo al prezzo. Il mese successivo ci furono gli esami. E poi venne il giorno. PJ e Alan si erano lasciati il primo anno di studi al college alle spalle. E gli esami erano stati passati a pieni voti. Bisognava festeggiare. E con tutto quello stress accumulato, quale modo migliore di lasciarsi andare ad una bella ammucchiata sui versi di un bel porno per sfogare tutta quella tensione? Ad entrambi questa possibilità dava tanto prurito! Non vedevano l&#8217;ora. Ci ha avevano pensato ogni giorno da quando Lester glie lo aveva detto. E ciò nonostante, i due ragazzi avevano trovato sempre la forza di concentrarsi sullo studio. Come? Sbocchinandosi a vicenda. Quale altro mondo di liberare la mente? Alan e PJ erano stati pazienti e responsabili. E finalmente il giorno della ricompensa era giunto. Quando vide i suoi due amici, Lester fu felice come non mai. A Pietro Junior sembrò quasi che lui aspettasse quel momento. Cavolo! Ci tiene proprio a ripagare il favore. E&#8217; proprio un tipo a posto &#8211; pensava PJ tra sé &#8211; Spero proprio che trovi una brava ragazza che lo apprezzi per com&#8217;è.</p>



<p>Dal nuovo e fiammante catalogo di film, Alan e PJ scelsero il loro porno.</p>



<p><strong>LESTER</strong>: Sono felice che siate tornati, ragazzi &#8211; disse mentre batteva lo scontrino &#8211; Ma siete arrivati con un po&#8217; di anticipo. Ci vorrà ancora circa mezz&#8217;ora prima che scatti l&#8217;orario dei film hard. Le regole sono regole.</p>



<p>In effetti erano soltanto le 22:35. E gli spettacoli hard, come scritto sulla locandina vista da Alan e PJ la prima volta che erano stati al Pantheon, iniziavano alle 23:00. Un po&#8217; per l&#8217;impazienza e un po&#8217; per lo scirocco che aveva raggiunto la potenza e la temperatura dell&#8217;alito di drago, i due ragazzi non ce la fecero più ad aspettare.</p>



<p><strong>LESTER</strong>: Però potete già entrare in sala, non preoccupatevi &#8211; continuò &#8211; Ci sono già alcune persone dentro. Andare e godervi un po&#8217; di fresco. E se volete, potete anche ordinare qualcosa. Patatine, popcorn&#8230;</p>



<p><strong>PJ:</strong> Non ti preoccupare, Lester. Non c&#8217;è problema. Comunque grazie&#8230; cazzo! Fuori si muore!</p>



<p><strong>ALAN:</strong> Già. Abbiamo aspettato così tanto per gustarci sto porno con annessa ammucchiata. Altri 30 minuti non saranno un problema. &#8211; disse Alan mentre pagava il suo biglietto &#8211; Cmq io sono apposto. Tu, PJ?</p>



<p><strong>PJ:</strong> Nemmeno io voglio nulla, per ora. Dopo vedremo&#8230; &#8211; e anche PJ pagò il suo biglietto</p>



<p><strong>LESTER:</strong> Come volete. Scendete quella scala e andate nella sala n°3. Ecco i vostri biglietti. Ve li strappo io. Stasera il mio collega è a letto con la febbre.</p>



<p><strong>PJ:</strong> Spero non sia niente di grave&#8230;</p>



<p><strong>LESTER:</strong> Non è nulla. Solo il mal di lavoro&#8230; Ma è il nipote del proprietario, quindi&#8230; &#8211; Lester fece una smorfia, sollevando le spalle</p>



<p><strong>ALAN:</strong> Ah&#8230; ho capito&#8230; &#8211; rimarcò ondeggiando la testa</p>



<p>E coi biglietti in tasca, PJ e Alan scesero al piano di sotto. Dopo la biglietteria c&#8217;era un mini corridoio con incrocio a &#8216;T&#8217;. Girando a sinistra c&#8217;erano la sale normali. A destra invece c&#8217;era una scalinata che portava giù, al piano interrato. Di sotto, c&#8217;erano 3 sale. Più quella che il padrone del cinema voleva aprire. Il corridoio poi terminava col portone antipanico dell&#8217;uscita di emergenza. Prima di entrare nella sala dove c&#8217;era il film che avevano scelto, spinti dalla curiosità Alan e PJ si avvicinarono alla porta di quella quarta sala. Dall&#8217;uscio semi aperto si potevano vedere i sedili, molto vecchi e rotti. I due ragazzi avevano capito che la sala era in costruzione ma a quanto pare c&#8217;era già da prima. Doveva essere stata chiusa anni fa. Quando i clienti cominciavano a diminuire. E per riaprirla ovviamente, dovevano ristrutturarla. Sostituire i sedili e tutto il resto che come loro era vecchio e rotto. Dopo questa piccola indagine curiosa, i nostri amici entrarono nella sala n°3. All&#8217;ingresso in sala, quel pesante e soffocante manto rovente che gravava e rivestiva interamente entrambi si dissipò. Sia ad Alan e a PJ parve di sentire con la mente lo sfrigolio che fa un oggetto incandescente quando viene bagnato con l&#8217;acqua. Di colpo ad entrambi tornarono le forze. Si sentirono rinvigoriti. E rimasero li per qualche secondo. Bloccati in quel meraviglioso momento di sollievo, che quell&#8217;aria così fresca e leggera la dentro donava a chi entrava. Come aveva detto Lester, c&#8217;era già qualcun&#8217;altro all&#8217;interno. PJ e Alan si sedettero e osservarono gli altri spettatori. Erano quasi tutti tipi belli spessi o in carne. I commenti spinti non tardarono a uscire fuori e diventavano sempre più espliciti. Qualche minuto dopo, entrò in sala un gatto di mezza età con occhiali e una folta barba grigia. La sua camicia a righe gli tendeva in maniera consistente l&#8217;intero addome, delineando la sua paffuta figura. E anche sotto. Anche se a metà. L&#8217;altra metà non aveva bisogno di essere delineata. Perché era in bella vista. Il gattone infatti portava un bel paio di pantaloncini beige che arrivavano al ginocchio. E indossava i sandali. Che polpacci! &#8211; pensavano entrambi. Robusti e succosi. Facevano quasi venire voglia di addentarli. Quel gattone aveva due gambe solide e molto pelose anche, da far sbavare chiunque! E davano un&#8217; idea priva di dubbi, insieme al resto di come fosse messo anche in posti ancora all&#8217;ombra. Anche le braccia erano uno spettacolo. Due morse forti e spesse che anche il solo pensiero di un abbraccio, avrebbe infradiciato all&#8217;istante le mutande. Per non parlare di quello stupendo e tondissimo pancione che metteva a dura prova i bottoni di quella camicia. La mani di entrambi i nostri amici sembravano fremere di volontà propria per prenderlo in mano e&#8230; fargli qualsiasi cosa. Come non capirli? Insomma quel gattone era proprio il tipo di gatto maturo che sia Alan che PJ adoravano. La carne maschia di quel gattone sobbalzava ad ogni passo. E si andò a sedere laggiù. A qualche fila più avanti ai due ragazzi. Precisamente la prima di quel blocco di sedili.</p>



<p><strong>ALAN:</strong> Porca troia! Quanto vorrei farmelo quello li! &#8211; disse toccandosi con foga</p>



<p><strong>PJ:</strong> Anch&#8217;io, cazzo! &#8211; anche PJ si toccava</p>



<p>Alan si alzò senza nemmeno perdere un&#8217;altro secondo. E PJ lo seguì immediatamente. Lui e Alan erano una mente sola, quando si parlava di maschi. Alan giunse per primo da quel gatto maturo da sogno e si sedette accanto a lui.</p>



<p><strong>ALAN:</strong> Salve, signore. Scusi se la disturbiamo ma vede&#8230; io e il mio amico abbiamo notato che è da solo. E la cosa&#8230; ci rende tanto tristi&#8230; &#8211; e prese ad accarezzare in modo sensuale il pancione di quel gattone.</p>



<p><strong>???: </strong>Oh, davvero? &#8211; e la mano spessa di quel gattone per risposta si posò sul capo di Alan e lo accarezzava</p>



<p>Nel frattempo anche PJ era arrivato sul posto. Si era seduto anche lui accanto a quel gatto maturo. Dall&#8217;altra parte rispetto ad Alan. E anche lui si mise ad accarezzare quel gattone. La mano di PJ, si posò sulla sua coscia con dolcezza. Muovendosi in circolo con fare provocante, rallentando il suo movimento quando arrivava dal limite del pantaloncino verso il cavallo. Indugiava sempre di più quando arrivava li. Come se volesse entrare dentro quel pantaloncino. Salire su per quella coscia succosa e robusta e prendere la prima a destra. Verso &#8216;Pisellolandia&#8217;. Ma poi continuava il suo movimento circolare verso il pacco. E ci arrivava sempre vicino. Sempre più a sfiorare quel bel bozzo abbondante e invitante.</p>



<p><strong>PJ:</strong> Si, signore. Non potevamo proprio lasciarla qui da solo. Sarebbe stata una mancanza di rispetto&#8230; &#8211; PJ non gli staccava lo sguardo di dosso</p>



<p><strong>???: </strong>Che vuoi dire, ragazzo? &#8211; chiese cingendo con paternale dolcezza la spalla di PJ</p>



<p><strong>PJ:</strong> I gatti come lei&#8230; meritano sempre di avere qualcuno accanto. Qualcuno&#8230; che li faccia sentire&#8230; beh&#8230; come sono, signore&#8230; &#8211; PJ fingeva di non trovare le parole per stuzzicare l&#8217;attenzione del suo interlocutore. E infatti&#8230;</p>



<p><strong>???:</strong> E come sarei io, ragazzo? &#8211; disse quel gattone accarezzando la guancia a PJ con fare a pizzicotto</p>



<p><strong>PJ:</strong> Un grande gattone, signore. &#8211; e si avvicino con lo sguardo &#8211; Uno come io, il mio amico e tutti gli altri vorremmo e speriamo di diventare quando avremo la sua età. &#8211; La mano si PJ affondò nel grigio manto della barba di quel gattone e lo accarezzava &#8211; Anche se molti non lo dicono. Per questo io mi sentirei onorato se lei&#8230; &#8211; e il ragazzo giochicchiando con quella barba finì poi per grattare il sottomento di quel gattone con fare giocoso. Mentre il suo sguardo diventava sempre più ammaliante</p>



<p><strong>???: </strong>Se io&#8230;? &#8211; quel gattone maturo sorrise a piena bocca, godendosi quella grattata tra divertimento e goduria.</p>



<p><strong>PJ: </strong>Se lei mi battezzasse con questo! &#8211; la mano di PJ abbandonò di botto la barba del gattone e si avventò sul suo cavallo. Lo strinse con passione, rimestandolo poi lentamente. Dal basso fin quasi al perineo, verso l&#8217;alto &#8211; &#8230;quello ha qui dentro vivrà in me e mi farà diventare un po&#8217; come lei&#8230;</p>



<p><strong>???: </strong>Oh&#8230; oh&#8230; &#8211; il gattone maturo era del tutto in potere di PJ</p>



<p><strong>PJ:</strong> &#8230;e in un certo senso sarà come&#8230; &#8211; e si avvicinò di nuovo a lui&nbsp;</p>



<p><strong>???: </strong>Come&#8230;? &#8211; disse con voce roca ed eccitata</p>



<p><strong>PJ:</strong> Come se fossi il suo orgoglio&#8230; il frutto del suo amore. Quell&#8217;amore bianco e pieno di vita da cui veniamo tutti&#8230; &#8211; e si avvicinò ancora di più &#8211; Come se io fossi suo figlio, signore. &#8211; e PJ chiuse la bocca di quel gattone con la sua. Un bacio silenzioso e pesante. Di quelli che non lasciano scampo a nessuno. Specie a chi è già sedotto completamente, come lui.</p>



<p>Sull&#8217;onda di quelle sue ultime parole e di quel bacio, l&#8217;eccitazione di quel gattone maturo cresceva. E cresceva&#8230; PJ infatti poteva sentirla nell&#8217;erezione che gli riempiva la mano, lentamente. In particolare al centro del suo palmo dove il pene faceva una punta sempre più dura e decisa che pareva volesse bucargli la mano. E ci volle solo qualche altro secondo perché quell&#8217;erezione non potesse più essere contenuta in quella mano. PJ dunque iniziò ad accarezzarlo scorrendo in avanti e indietro. Faceva inclinare verso il basso e verso l&#8217;altro il cazzo semiduro di quel gattone, ad ogni passaggio della mano. Più andava avanti e più quel cazzo faceva resistenza a inclinarsi. Perché diventava sempre più duro. Fino a che restava nella stessa posizione, senza muoversi più di un millimetro. Puntando fiero verso l&#8217;alto come l&#8217;asta di una bandiera. A quel punto l&#8217;erezione era visibile anche ad occhio nudo. E Alan sbavava a guardarla.</p>



<p><strong>???: </strong>Si&#8230; si&#8230; hai proprio ragione &#8211; e presa la nuca di PJ, lo portò a sé e lo baciò. La lingua di quel gattone maturo entrò prepotente nella sua bocca facendo il suo comodo, come e dove più gli aggradava. Stavolta era PJ quello sovrastato dalla passione. I gatti più grandi hanno sempre più fuoco degli altri. E quando non sembra è solo perché bisogna riaccenderlo un po&#8217;. Basta una piccola scintilla e torna ad essere la vampa che era prima! Così la pensava lui.</p>



<p>Alan non resistette più! Allungò la mano sul pacco del gattone maturo. Quando PJ sentì la mano del suo amico, gli lasciò il posto. Scorrendo verso su, sali per il suo pancione e con la mano poggiata sul suo petto, guardò negli occhi quel papone e lo baciò di nuovo. Con un abile gioco di dita, PJ sfibbiò i primi due bottoni della camicia a righe di quel gattone maturo. Poi ci infilò la mano dentro e&#8230; e subito sentì la pelle morbida interamente coperta da un&#8217;immensa selva di peli. Sembravano infinti! In quel frangente, il ragazzo capì anche che quel gattone non indossava né maglietta intima e né canotta, sotto quella camicia. E la scoperta gli fu più che gradita. Mentre la mano ancora entrava del tutto dentro quella camicia, circa a 3/4, PJ sentì qualcosa sulle sue dita. La pelle di colpo era molto più liscia e senza peli. E sentiva anche una pallina. Piccola ma tanto carnosa. Il ragazzo ne fu sedotto all&#8217;istante. E così la prese con due dita e iniziò a strofinarla lentamente. Il gattone maturo emetteva dei sospiri soffocati. PJ sentiva le vibrazioni di quei sospiri nella bocca, poiché quel bacio ancora perdurava. Era una sensazione bellissima. Al ragazzo sembrava quasi di nutrirsi di quegl&#8217;ansimi. Di ingoiarli e mandarli giù. E sebbene di fatto non sentisse nulla, percepiva il loro sapore. Ed era tra i più buoni che avesse mai gustato.</p>



<p>Nel frattempo Alan si era abbassato per annusare il pacco di quel gattone maturo. Voleva sentirlo sulla sua faccia. Respirarlo, baciarlo, leccarlo e qualsiasi altra cosa gli fosse venuta in mente per goderselo. Quando PJ iniziò a stimolare il capezzolo di quel gattone, Alan sentì il suo cazzo scalpitargli sul naso. Era così duro che nemmeno sembrava più fatto di carne, a sentirlo da fuori! I pantaloni erano tesi in maniera incredibile e ad ogni sobbalzo si alzavano. Alan ci rimise la faccia ancora un po&#8217;. Poi salì da PJ. Gli picchiettò sulla spalla e gli fece un cenno con la testa, indicandogli il pacco. PJ capì e come prima cedette il posto al suo amico. I due ragazzi dunque si scambiarono i posti. Dato che Alan era seduto accanto a quel gattone dall&#8217;altra parte rispetto a PJ, infilò la mano dall&#8217;altra parte, prendendo così l&#8217;altro capezzolo. Un espediente che servì anche per non fare discriminazione. Entrambi i capezzoli meritano di essere stimolati, dopotutto. Giusto? Alan continuò il bacio di PJ, prendendo così del tutto il suo posto.</p>



<p>PJ scese giù. Com&#8217;era duro, quel cazzo! E come scalpitava! PJ ci affondò la faccia come e più del suo amico Alan. Si strofinava in maniera sempre più incisiva. Come se volesse entrare dentro il pantalone di quel gatto maturo. Per raggiungere quel salsiccione marmoreo che, lui lo sentiva forte e chiaro, ne aveva abbastanza di essere stuzzicato. Voleva passare all&#8217;azione! E anche il nostro PJ. Il ragazzo quindi tornò su. Alan stava ancora baciando il gattone e torturando con avido amore il suo capezzolo. PJ si avvicinò al suo orecchio e gli sussurrò qualcosa. Alan quindi pose fine a quel bacio ed entrambi i ragazzi si misero di fronte a quel gattone maturo. Con sguardo dolce e voglioso. Dopo quell&#8217;immensa ondata di emozione e trasporto, il gattone poteva di nuovo parlare e così&#8230;</p>



<p><strong>???: </strong>Miei cari ragazzi &#8211; disse cingendo con le mani le guance di entrambi &#8211; Avevate ragione tutti e due. Prendetelo&#8230; è tutto vostro. Si&#8230; di tutti e due. Siete contenti? &#8211; Alan e PJ risposero affermativamente all&#8217;unisono e si addossarono entrambi a lui baciandolo sulle guance. Poi PJ con la mano sul suo mento, fece girare la testa a quel gattone verso di lui e fu un&#8217;altro appassionato bacio con la lingua! Dopo un po&#8217; un&#8217;altra mano si posò sul mento del gattone e lo spinse a girarsi dall&#8217;altra parte. Era il turno di Alan adesso, di slinguazzarlo per bene! Cazzo, PJ! Sei sempre il migliore! &#8211; pensò Alan mentre si gustava quel gattone montato a dovere dal suo amico PJ.</p>



<p>PJ ci sapeva davvero fare con i gatti maturi. La sua filosofia sui maschi e sullo sperma era una delle cose che più aveva colpito Alan, dopo che i due avevano gettato la maschera. Alan adorava sentire PJ parlare di ciò che il seme rappresenta in sé. Cioè la forza maschile di ogni gatto. Di come unisce due persone. Specie se una è più grande dell&#8217;altra. Specie se i due sono padre e figlio. Quel legame speciale tra un padre e i suoi figli maschi faceva arrapare molto PJ. Un gatto che è il frutto della virilità di un altro gatto. Due gatti ma uno solo al tempo stesso. Quella tra padre e figlio era in assoluto la sua fantasia preferita. D&#8217;altronde con un padre come Pietro non poteva non esserlo? Oltretutto questa fantasia era per lui il punto d&#8217;origine intorno al quale ruota lo stesso concetto della virilità. In fin dei conti, è il maschio a decidere il sesso dei suoi figli, PJ pensava. Anche se non a livello cosciente. Né tantomeno arbitrario. Ma si sa che ogni padre desidera avere un figlio maschio. Per trasmettere la parte più intima e potente di sé stesso al figlio. La sua virilità. Di rivedersi in lui. E al tempo stesso, ovviamente secondo le sue fantasie, di avere il figlio tutto per sé. Il suo desiderio. La sua virilità. Il suo amore. Con cui potrà sentirsi di nuovo un maschio completo. Come lo era fino alla notte in cui lo concepì. Anzi&#8230; di più. Perché il figlio per PJ nasceva con l&#8217;istinto non solo di curarsi della virilità del padre da cui lui veniva. Ma anche di farla crescere oltre i suoi limiti. Donandogli qualcosa di speciale. Una cosa che prima il padre non aveva. La gratitudine verso di lui per il dono della vita e della virilità, concedendosi del tutto. Specie ciò che di virile da lui aveva ricevuto. Sia davanti che dietro. Come la vita impone per perpetrare il suo ciclo, tra dovere e onore. La gratitudine del figlio diventa orgoglio per il padre mentre vede e sente la sua forza e i suoi insegnamenti, una sborrata dopo l&#8217;altra, passare a suo figlio. Il suo erede. E poi diventa gioia, nel sapere che suo figlio è sempre più ansioso di diventare come lui. E infine diventa felicità in entrambi ogni volta che questo accade. Di sentirsi di nuovo uniti come lo erano prima che uno desse la vita all&#8217;altro.</p>



<figure class="wp-block-image alignfull size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="725" height="1024" src="https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2021/08/racconti-gay_04-Durante-la-spiegazione-della-filosofia-padre-figlio-per-PJ.jpg?resize=725%2C1024&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-4257" srcset="https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2021/08/racconti-gay_04-Durante-la-spiegazione-della-filosofia-padre-figlio-per-PJ.jpg?resize=725%2C1024&amp;ssl=1 725w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2021/08/racconti-gay_04-Durante-la-spiegazione-della-filosofia-padre-figlio-per-PJ.jpg?resize=213%2C300&amp;ssl=1 213w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2021/08/racconti-gay_04-Durante-la-spiegazione-della-filosofia-padre-figlio-per-PJ.jpg?resize=768%2C1084&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2021/08/racconti-gay_04-Durante-la-spiegazione-della-filosofia-padre-figlio-per-PJ.jpg?resize=1088%2C1536&amp;ssl=1 1088w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2021/08/racconti-gay_04-Durante-la-spiegazione-della-filosofia-padre-figlio-per-PJ.jpg?w=1280&amp;ssl=1 1280w" sizes="auto, (max-width: 725px) 100vw, 725px" /><figcaption>© <a href="https://www.furaffinity.net/user/markwulfgar" target="_blank" rel="noreferrer noopener">markwulfgar</a></figcaption></figure>



<p>Alan si incantava sempre quando sentiva PJ parlare di queste cose. Prima di allora lui considerava i gattoni maturi come tutti gli altri. Ma poi sviluppò anche lui questa filosofia erotica. PJ trovò nel suo amico uno spirito affine, non c&#8217;è che dire. E quella sera per la prima volta vedeva nella pratica tutto ciò di cui lui e PJ avevano lungamente e più volte discusso. Ad Alan sembrava un sogno. Da questo punto di vista, anche per PJ era la prima volta. PJ in realtà non era più vergine, ormai. Ma avere un gattone maturo tutto per sé con cui vivere una delle più belle fantasie che aveva e che per lui era così intima e importante, è ben tutt&#8217;altra cosa di qualche pompa durante la ricreazione, a scuola. Nonostante questo però, il ragazzo non risentì minimamente dell&#8217;emozione. Si era lasciato trasportare del tutto dalla situazione che lui stesso aveva creato. Dimostrò di avere una sicurezza e un&#8217;abilità ben maggiori di quelle che lui stesso pensava di avere. Se ne sarebbe reso conto più in la. Quando suo padre si sarebbe preso ciò che era suo! Più e più volte.</p>



<p>Mentre il gattone maturo stava ancora slinguazzando Alan, PJ si era alzato. Si mise in ginocchio e prese a slacciare la cintura e poi anche i pantaloni col cavallo a punta di quel papone gattone. Slacciato il bottone e abbassata la cerniera, PJ notò che il gattone indossava un bel paio di boxer. Erano bianchi a piccolissimi pois blu scuro. PJ preferiva gli slip e i parigamba poiché essendo aderenti, mettevano più in mostra &#8216;la pistola&#8217;. Ma pure i boxer lui pensava, un pregio ce l&#8217;hanno. Non c&#8217;è bisogno di sfilarli per tirare fuori quello che contengono. E anche più di prima, PJ non poteva più aspettare! Voleva mettersi il cazzone duro di quel papone gatto in bocca. Sentire il suo calore&#8230; il suo odore&#8230; il suo sapore&#8230; non ce la faceva più! E così sbottonò anche i boxer. Senza quei due bottoni, l&#8217;ultima resistenza, la punta del cazzo fece capolino da sola. PJ distanziò i lembi dell&#8217;apertura del boxer per scoprire interamente quel cazzone succoso e più dritto di una retta. Arrivato alla base, una parte&#8230; e ed era una parte molto abbondante, quella&#8230; una parte del cespuglio pubico di quel gattone uscì fuori creando una miriade di ghirigori sul bianco dei suoi boxer.</p>



<p><strong>PJ:</strong> Oh, papino&#8230; hai così tanto da insegnarci&#8230; &#8211; disse come metafora riferendosi all&#8217;abbondanza del cazzo del gattone.</p>



<p>Bello spesso e di medie dimensioni. L&#8217;erezione avuta, aveva spinto il prepuzio a ritirarsi. L&#8217;apertura era esattamente quanto la lunghezza del buco dell&#8217;uretra. E dato che il buco era leggermente aperto, a PJ sembrò di vedere uno dei tanti occhi del Dio Antico. Un personaggio di un videogioco chiamato Soul Reaver con cui giocava spesso da piccolo. PJ baciò quell&#8217;occhio di cazzo che lo guardava con tanto desiderio e poi ci affondò lentamente ma con incisiva presa. E la bocca di PJ ingoiava tutto quel ben di dio. Lentamente. Godendosi ogni millimetro di quella carne succosa e pulsante. Arrivato alla base, con naso a proprio a toccare il sottopancia di quel gattone, PJ si fermò un istante. Poi prese a fare su e giù&#8230; su e giù&#8230; e si godeva il &#8216;fodero di carne&#8217; di quel gattone che sentiva scorrere in bocca. Proprio li, vicino alle sulle labbra e sulla lingua. Eh si&#8230; PJ adorava proprio tanto il prepuzio. Gli piacevano entrambi i tipi di cazzo. Circonciso e non. Ma quando c&#8217;era il prepuzio si divertiva tanto di più! Quella pompa per il nostro gattone fu così intensa che chiuse il bacio tra lui e Alan.</p>



<figure class="wp-block-image alignfull size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="911" height="729" src="https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2021/08/racconti-gay_05-Durante-linizio-della-pompa-di-PJ-a-Natale-mentre-Alan-ancora-lo-bacia.jpg?resize=911%2C729&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-4258" srcset="https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2021/08/racconti-gay_05-Durante-linizio-della-pompa-di-PJ-a-Natale-mentre-Alan-ancora-lo-bacia.jpg?w=911&amp;ssl=1 911w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2021/08/racconti-gay_05-Durante-linizio-della-pompa-di-PJ-a-Natale-mentre-Alan-ancora-lo-bacia.jpg?resize=300%2C240&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2021/08/racconti-gay_05-Durante-linizio-della-pompa-di-PJ-a-Natale-mentre-Alan-ancora-lo-bacia.jpg?resize=768%2C615&amp;ssl=1 768w" sizes="auto, (max-width: 911px) 100vw, 911px" /><figcaption>© <a href="https://www.furaffinity.net/gallery/rand/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Rand (Frammento di un suo disegno)</a></figcaption></figure>



<p><strong>???: </strong>Oh&#8230; si&#8230; bravo, ragazzo&#8230; continua&#8230; continua&#8230;&#8230;- continuava a ripetere il papone</p>



<p>Per Alan quelle parole furono come un segnale. E lui lo colse subito, raggiungendo PJ al piano di sotto. Quando PJ alzando gli occhi vide l&#8217;amico, gli fece un occhiolino. Cessò il pompaggio del cazzo del gattone e si mise a succhiarlo e leccarlo di lato per far posto ad Alan. Andavano all&#8217;unisono su e giù. Uno di qua e l&#8217;altro di la. Si divertivano a portare il prepuzio in alto. Fino a coprire del tutto il cazzo del gattone. Poi stavano si a succhiettarlo, passandoselo sulle labbra. E poi giù, fino alla base. E anche li indugiavano un po&#8217;. Succhiattando su e giù, massaggiando l&#8217;ultimo tratto della base del cazzo. Proprio al confine col lo scroto. Poi cambiarono&nbsp; approccio. Uno dei due, prendeva la cappella in bocca e la succhiava un po&#8217; con un mini su e giù. L&#8217;altro faceva lo stesso lungo il tronco del cazzo. E poi si davano il cambio. Il gattone papone se la godeva che enorme sorpresa.</p>



<p><strong>???:</strong> Ragazzi miei&#8230; ma voi non avete bisogno di nessuno. Sapete già il fatto vostro&#8230; Oh, si&#8230; &#8211; disse il papone gattone. E in quell&#8217;impeto di goduria, affondò le mani tra i capelli di Alan e PJ. Stringendo i pugni quando la foga cresceva.</p>



<p><strong>ALAN:</strong> Ma noi vogliamo anche la tua di forza, papino. &#8211; disse poiché in quel momento aveva la bocca libera</p>



<p><strong>PJ:</strong> Esatto &#8211; il ragazzo aveva passato il succoso salsicciotto del gattone ad Alan &#8211; Noi vogliamo essere come te. Così quando gli altri ci faranno i complimenti potremo dire: E&#8217; anche grazie a quel signore che abbiamo incontrato al cinema. Oh! Ah proposito, papino&#8230; Io mi chiamo PJ. E lui è Alan.</p>



<p><strong>???:</strong> Oh&#8230; chiamatemi Babbo Natale, figlioli &#8211; disse con un respiro godurioso di sfogo</p>



<p><strong>PJ:</strong> Vuoi dire che sei tu che porti i regali, ogni anno? &#8211; disse ironicamente</p>



<p><strong>???:</strong> Eheheheh magari&#8230; avrei iniziato a farvi visita da molto prima. Perché sei tanto bravi e buoni. I più buoni&#8230; della lista&#8230; Oh! &#8211; il gattone inclinò la testa all&#8217;indietro per la goduria &#8211; Io mi chiamo Natale. Sono nato e cresciuto in un piccolo paesino nella Paperopoli del sud. Da giovane trovai lavoro qui e mi sono trasferito. E da allora sono 20 anni che vivo qui. E dato che da queste parti il papà lo chiamano &#8216;Babbo&#8217;&#8230; Ma da questo momento ve li farò io, ogni volta che me li chiederete. Tanti piccoli regalini solo per voi due.</p>



<p><strong>ALAN:</strong> Cavolo&#8230; Lei non ci crederà ma anche il padre del mio amico viene da un paese della Paperopoli del Sud&#8230;</p>



<p><strong>NATALE:</strong> Ah&#8230; lo dovevo immaginare. Noi maschi siamo tutti così. Ma quando hai a che fare con un gatto del sud, la senti la differenza. Quella particolare focosità&#8230; e quella fantasia spinta e senza veli ci distingue sempre dagli altri.&#8221;</p>



<p><strong>PJ:</strong><em> T&#8217;è sbacantàri i cugghiùna, papà!&#8221;</em></p>



<p>(Ti svuoterò le palle, papà!)</p>



<p><strong>NATALE:</strong> Ahahahah siiiiii&#8230;</p>



<p>PJ non era ancora stato con suo padre. Ma qualche parolina di dialetto era riuscito a carpirla, nelle notti in cui sentiva i suoi scopare dalla sua stanza.</p>



<p>Nel frattempo la gente in sala aveva notato quello che stava succedendo. E uno alla volta, cambiarono posto e vennero a sedersi più vicino. Come i nostri due amici, anche gli altri avevano trovato il modo perfetto di ingannare l&#8217;attesa per la proiezione del porno. Anzi&#8230; il porno era proprio finito nel dimenticatoio. Con una scena dal vivo, chi ci pensava più? Iniziarono a toccarsi tutti. Poi lo uscivano tutti fuori e si segavano. Alcuni che erano venuti in coppia iniziarono a slinguazzarsi e toccarsi ovunque. Tutti i presenti aggiungevano il loro eros a quello del nostro trio. Lester aveva ragione. Di notte le sale del cinema diventavano un Harem!</p>



<p><strong>ALAN:</strong> Ehi, PJ&#8230; Abbiamo un pubblico. Mi sa che il porno stasera lo facciamo noi.</p>



<p><strong>PJ:</strong> Già&#8230; facciamo gli spot preview prima dello spettacolo&#8230; &#8211; e rise di gusto, portandosi dietro anche Alan e tutti gli altri</p>



<p>Alan sbottonò la camicia di Natale e aprì il sipario su quello che c&#8217;era sotto. Finalmente poteva vederla coi suoi occhi. La folta foresta di peli sale e pepe che copriva tutto il suo petto e la panciona. Uno spettacolo meraviglioso! Ci fu un mormorio di fondo abbastanza sostenuto. Anche gli altri presenti gradivno molto quella maschia vista. PJ invece prese il cinto di pantaloni e dei boxer di Natale e stava per sfilarglielo ma poi si fermò.</p>



<p><strong>PJ:</strong> Scusi, signor Natale&#8230; potrebbe alzarsi un attimo? &#8211; chiese con una carezza sulla panciona</p>



<p><strong>NATALE:</strong> Certo &#8211; fece e si alzò.</p>



<p>PJ gli sfilò pantaloni e boxer che ricaddero alle caviglie, coprendogli i sandali. Poi prese dalla sua tasca un pacchetto di fazzolettini e ne tirò fuori uno. Dopo averlo aperto, lo portò oltre le gambe di Natale passando da sotto il suo cazzo. Usando un suo dito, cercò l&#8217;ano di Natale. Una volta trovato, spinse dentro il fazzoletto.</p>



<p><strong>NATALE</strong>: Cosa fai, ragazzo? &#8211; chiese stranito ma PJ non rispose, intento nell&#8217;operazione. Dato che Natale comunque godeva a sentirsi scavare nel culo, lasciò fare il ragazzo. Quando PJ finì e fu sicuro che da li quel fazzoletto non sarebbe potuto uscire per sbaglio, disse a Natale che poteva risedersi.</p>



<p><strong>PJ:</strong> Scusi, Babbo Natale&#8230; ma su queste sedie si siedono tutti. E poi con la polvere&#8230; Meglio proteggere le zone più delicate, giusto? &#8211; disse con un sorriso e un lungo bacio a stampo alla panciona di Natale</p>



<p><strong>NATALE:</strong> Focoso, fantasioso&#8230; è pure responsabile. Tuo papà deve essere molto fiero di te, ragazzo. Lo invidio&#8230; &#8211; Lo sguardo di Natale era davvero incisivo in queste ultime parole</p>



<p>Il primo complimento di un gatto maturo. Che emozione fu per PJ! Cioè&#8230; Natale aveva fatto altri complimenti sia a lui che ad Alan per come lo stavano facendo godere. Ma quel &#8216;Invidio tuo padre per avere un figlio così&#8217; era un complimento&#8230; di tutto un altro livello, per così dire. La base del piacere con i gatti maturi per il nostro PJ era entrare nel profondo dentro di loro. Avvicinarsi con lusinghe e tanto affetto. Farlo sentire importante&#8230; speciale&#8230; come lui aveva fatto con Natale. Sfruttare tutto ciò che il tempo e/o le mancate occasioni avevano represso. E il controllo fuori allenamento che ne conseguiva, per sedurlo fino in fondo. E quando queste due cose sfociavano in un complimento come quello che Natale aveva fatto a PJ&#8230; il desiderare che quel ragazzo che con tanta cura e piacere lo faceva sentire come un papà fosse per davvero suo figlio&#8230; per il ragazzo, era ben più che un &#8216;missione riuscita&#8217;. Gli dava un profondo senso di realizzazione di vita. Lo faceva sentire un vincente&#8230; un campione. Sia per sé stesso, sia per la gioia di aver onorato come si deve un gatto più grande di lui. Già solo per gli anni in più, un gattone maturo meritava questo anche di più. Al nostro PJ luccicarono gli occhi per la gioia.</p>



<p>Abbassando poi lo sguardo, il ragazzo poté vedere meglio ciò su cui prima era stato costretto a sorvolare, in nome della sicurezza. Anche se in parte, in realtà. Natale indossava dei pantaloncini corti, e le sue gambe erano in parte in bella vista. Ma ora senza di essi, allietavano chiunque guardasse senza negargli nemmeno un pelo! PJ le baciò ovunque. Specie le cosce. E da li, guidato da tutti quei peli e sopratutto dall&#8217;odore, si ritrovò in un folto cespuglietto scuro, che copriva una tonda collinetta rugosa. Con un minuscolo sentiero proprio al centro che la divideva in due. Così da vicino, lo scuro scroto di Natale era tanto appetitoso! La palle facevano un sostenuto rilievo sotto di esso. Che buon odore mandavano! PJ le sentiva così calde e immaginava che i girini al loro interno avessero già iniziato a fare festa per uscire! Il ragazzo leccava con gusto, prima una e poi l&#8217;altra palla di Natale. Rimestandole in bocca e succhiettandole come fossero caramelle.</p>



<p><strong>NATALE:</strong><em> Ah! Seee&#8230; sucàm l&#8217;alìvi! Ca pur&#8217;i fùara mànnanu ruci, sìddu i sprìami&#8230;</em></p>



<p>(Ah! Siii&#8230; Succhiami le olive! Pure da fuori emettono latte, se le spremi&#8230;)</p>



<p>Eccolo li. Un gattone del sud che preda della sua goduria, esterna la sua origine attraverso il dialetto. Per PJ, era musica! E anche per Alan che si unì al suo amico, dividendosi quel ben di dio. Una palla a testa. Sulle lingue dei due ragazzi, le palle di Natale sembravano in balia delle onde del mare. E bagnate com&#8217;erano, sembravano proprio appena uscite dall&#8217;acqua. Dopo un po&#8217; PJ lasciò il campo ad Alan. Aveva succhiato quelle belle caramelle spermatiche abbastanza. Era il momento di tornare da quel pesciolone! PJ ingoiò lentamente quel salsicciotto di carne calda, dura e potente. E subito sentì un sapore che dava sul salato. Il&nbsp; lavoretto sulle palle che aveva fatto col suo amico Alan, gli aveva dato un risultato più che apprezzato. Il pre-sperma di Natale fu un antipasto più che gustoso per il nostro amico PJ! Mentre il ragazzo se lo gustava fino in fondo, sentì la mano di Natale posarsi sulla sua nuca. Si&#8230; stavo giusto per chiederglielo &#8211; pensò PJ tra sé. A lui piaceva sentirsi preso e guidato.</p>



<p><strong>ALAN:</strong> PJ&#8230; &#8211; disse sussurrando all&#8217;orecchio dell&#8217;amico per non farsi sentire &#8211; è quasi ora. Che facciamo? Interrompiamo e riprendiamo dopo il film o lo facciamo scoppiare ora?</p>



<p>Quella mezz&#8217;ora circa di anticipo era proprio volata via. PJ era parecchio indeciso. Da un lato, specie dopo quell&#8217;antipasto gustoso, non vedeva l&#8217;ora di bere il latte di Natale. Così ricco di saggezza e nutrienti. Ma lui era stanco di fare le cose solo in parte. Gli erano bastati i tempi della scuola. Quelle insipide succhiate di corsa nei corridoi o nei bagni. Sia per sé stesso che per gli altri, PJ preferiva un piccolo escursus di tutto il corpo maschile piuttosto che una pompa di un&#8217;ora intera. Con tutto il corpo si gode &#8211; così la pensava lui. Specie nel caso avesse avuto la gran fortuna di avere per le mani un gattone maturotto come Natale. Niente gli avrebbe impedito di godersela e di far godere Natale fino in fondo. Ma in quel momento non c&#8217;era né tempo né tantomeno agio per una scopata &#8216;intera&#8217;. Anche piccola. Di li a poco le luci si sarebbero spente e il film sarebbe iniziato. Che fare, quindi? Per PJ, far esplodere Natale subito non avrebbe reso quel momento interamente piacevole per tutti. Ma non c&#8217;era tempo per poterlo fare. Ma anche se avessimo avuto più tempo &#8211; PJ pensava &#8211; a palle vuole un porno non si apprezza. E fu proprio questo pensiero che gli fece venire in mente l&#8217;idea. In un porno c&#8217;è tutto. Pompe, leccate, inculate&#8230; se PJ e Alan avessero stuzzicato Natale per tutto il porno, seguendo le scene per fargliele sentire più&#8230; &#8216;a pelle&#8217;&#8230; e poi alla fine del film l&#8217;avessero fatto esplodere&#8230; sarebbe stato un po&#8217; come fare tutto. Sarebbe stato come godersi tutto interamente. Porno, compreso. PJ lo disse ad Alan e i due lo proposero a Natale.</p>



<p><strong>NATALE:</strong><em> Curùzza mìi&#8230; mi stàti trattànu mègghiu ru Re! Grazie. M&#8217;o un pàttu e cunniziùni! Calàtivi i cavùsi&#8230;&#8221;</em></p>



<p>(Figlioli miei&#8230; mi state trattando meglio di un Re! Grazie. Ma ad una condizione. Abbassatevi i pantaloni&#8230;)</p>



<p>Con un sorriso senza parole, i due ragazzi si alzarono in piedi. Davanti a Natale si slacciarono la cinta dei jeans. Bottone via, cerniera giù e&#8230; le mutande di entrambi sbucarono dalla patta con la punta in su. PJ verso destra e Alan in avanti. Natale li prese e li rimestò un po&#8217;.</p>



<p><strong>NATALE:</strong><em> Eheheheh&#8230; sìti pròpriu ru beddi masculàzza!</em></p>



<p>(Eheheheh&#8230; siete proprio due bei maschioni!)</p>



<p>Poi abbassò loro pantaloni e jeans. Prima ad Alan. Poi a PJ che nel frattempo aveva preso altri due fazzoletti. Uno lo diede all&#8217;amico e l&#8217;altro lo tenne per sé. Fecero come con Natale. Lo infilarono nel culo, come protezione. In quel momento si spensero le luci. Ci siamo! Il film stava per iniziare. Alan e PJ andarono a sedersi accanto a Natale. Uno alla sua destra e l&#8217;altro alla sua sinistra. Come prima di iniziare a far godere quel gattone. I due ragazzi si appoggiarono sul petto di Natale, abbracciandolo. E il gattone maturo aprì le braccia come due ali e le posò sulla loro spalle, tirandoli a sé.</p>



<p><strong>NATALE:</strong><em> I me ru picciuttìaddi&#8230;</em></p>



<p>(I miei due ragazzi&#8230;)</p>



<p>Tutti i presenti in sala compresi Alan, PJ e Natale si gustarono la proiezione a luci rosse. Una consegna, eh? Un classico che colpisce sempre. Come quello dell&#8217;idraulico. Il cliente per mostrare la sua gratitudine e considerazione del lavoro altrui, si offre di pagare il disturbo in maniera molto speciale. Col cuore in mano. Stretto nel pugno che si dibatte e diventa duro. E in quel caso, passando da un &#8216;pacco&#8217; all&#8217;altro. E così i due protagonisti iniziano a spogliarsi&#8230; e a darci dentro. Alan e PJ presero a slinguazzare il loro gattone Natale proprio come&#8230; anzi&#8230; con maggiore foga e passione dei due attori sullo schermo. I nostri due amici fecero proprio come avevano detto. Ogni azione eseguita dai porno-attori veniva replicata da loro su Natale. Se si toccava, loro toccavano. Se si succhiava, loro succhiavano. E se si leccava il culo allora uno dei due alzava le gambe di natale e l&#8217;altro leccava. E poi arrivò il momento della scopata. E qui Alan e PJ si trovarono di fronte un imprevisto intoppo. Erano entrambi sprovvisti di preservativo. Dopo l&#8217;ultima scopata tra di loro per smorzare la tensione e concentrarsi sullo studio, Alan e PJ avevano scordato di metterne un&#8217;altro nei loro portafogli. Dovevano studiare molto. E così dissero &#8211; lo faremo dopo. Ma l&#8217;ansia e la tensione per studio, fece dimenticare questo promemoria ad entrambi.</p>



<p><strong>PJ:</strong> Cazzo, Alan! Ti sei scordato del cappuccio!</p>



<p><strong>ALAN:</strong> Già. E pure tu&#8230; e ora che si fa? Porca troia!</p>



<p>Di colpo una voce accanto a loro disse</p>



<p><strong>???:</strong> Prendete questa, ragazzi&#8230; &#8211; e qualcosa ricadde tra le braccia di PJ. Uno degli spettatori gli aveva lanciato una bottiglietta d&#8217;acqua &#8211; Bagnatevelo un po&#8217; ed entrategli dentro&#8230;</p>



<p>Alan e PJ si guardarono per un istante. Non avendo scelta fecero proprio così. Si bagnarono i cazzi e un po&#8217;- E anche il culo di Natale dopo avergli tolto il fazzoletto dall&#8217;ano. Entrarono abbastanza agevolmente. Un po&#8217; per ciascuno, Alan e PJ fecero un po&#8217; di &#8216;dentro e fuori&#8217; nel culo di Natale. Ma fu una scopata molto mini. La posizione non era certo delle più comode. E poi sia PJ che Alan non si sentivano a loro agio senza la protezione di un preservativo. Lo fecero solo per non lasciare il culone di Natale a digiuno. Inoltre i due ragazzi temevano che le forza usata per scopare unita al peso di tutti e tre, alla lunga potesse rompere i sedili. Una precauzione eccessiva visto che quei sedili non erano di certo fatti di plastica sottile, come quelle delle sale di aspetto degli ospedali. Ma il pensiero che Lester avrebbe passato dei guai col suo capo, era un rischio che nessuno dei due voleva rischiare di correre. Lester era stato così gentile e non era giusto dargli delle grane. Ad ogni modo i nostri due amici non fecero desiderare nulla al loro gattone papone. I versi e ansimi di goduria dei porno-attori trovavano eco in sala in quelli di Natale. Sia lui che Alan e PJ godevano come pazzi. A tutti e tre sembrava d&#8217;essere dentro quel film insieme a quegli attori orsi, così boni e maschi e pelosi! Anche agli altri spettatori piaceva quel doppio show. Il riflesso della luce del proiettore che mandava il porno era forte abbastanza da consentire ai più vicini di vedere. Mentre i più lontani invece si avvicinavano a quel trio eccitante per gustarsi meglio ogni particolare. Compresi i più timidi che fino a quel momento erano rimasti in disparte. Quell&#8217;atmosfera li aveva sbloccati. Trascinando pure loro in quella mega orgia con supporto visivo. Quando il ritmo della scopata dei porno attori iniziava ad essere più serrato, cominciarono a levarsi urletti di piacere tutt&#8217;intorno alla sala. Alcuni spettatori avevano raggiunto la massima eccitazione e cominciavano già a sborrare. Incapaci e/o non più intenzionati a reprimere il loro testosterone. Più si arrivava per verso la fine, più urli si sentivano. Nonostante alcuni avessero una resistenza più di alta degli altri, comunque non riuscivano a resistere anche loro e sborravano in libertà nei loro fazzoletti. Fino a che&#8230;</p>



<p><em>&#8220;Oh, yeah&#8230; I&#8217;m gonna cum&#8230;&#8221;</em></p>



<p>(Oh, si&#8230; Sto per venire&#8230;)</p>



<p>Il porno stava giungendo alla sua fine. L&#8217;attore attivo aveva inseminato il suo partner come solo un vero maschio sa fare e si era messo a segarlo, sempre più veloce e con foga. PJ e Alan si guardarono di nuovo negli occhi. Non avrebbero potuto sperare in un finale migliore. Ammirare gli schizzi di un uomo che sborra era una delle cose che entrambi più amavano. Non si fecero attendere. Essendo in due, intrecciarono le dita delle loro mani per formare una sola morsa. Fatta passare sul cazzo di Natale, strinsero la presa e iniziarono a mungere quel papone. Come gli attori del porno, iniziarono piano.&nbsp;</p>



<p><strong>PJ:</strong> Perché scegliere, papino? Noi dividiamo tutto e tu&#8230; meriti tutti e due&#8230;</p>



<p><strong>NATALE:</strong> Siii&#8230; e questo gattone ve ne darà in abbondanza per tutti e due.</p>



<p>Natale era pronto. Pronto per lasciarsi andare e donare a chi li aveva svegliati, tutti i girini che sentiva scapitare dentro di lui.</p>



<p><strong>ALAN:</strong> E noi non ne lasceremo nemmeno uno, papino&#8230; li porteremo tutti con noi, per sempre! &#8211; e la sua mano diede una spinta che aumentò la velocità e PJ lo seguì.</p>



<p><strong>NATALE:</strong> Venite qui&#8230; &#8211; e prese i suoi due ragazzi e li baciò. Tre paia di labbra e tre lingue bagnate. Quel baciò fu così intenso che quasi si perse il confine tra l&#8217;uno e gli altri. E così lungo che furono interrotti dalla luce della sala che si riaccendeva. Il porno era finito.</p>



<p><strong>ALAN:</strong> Oh&#8230; ci siamo persi il finale, amico&#8230; &#8211; disse ridendo</p>



<p><strong>PJ:</strong> Non importa. Quello è solo un porno&#8230; &#8211; e con un movimento in su e in giù con la sua mano legata a quella dell&#8217;amico sul cazzo di Natale &#8211; E&#8217; questo il finale che conta davvero!</p>



<p><strong>ALAN:</strong> Già!</p>



<p>Alan mise il turbo! Ripartì con una tale sprint che le dita di entrambi i ragazzi si vedevano offuscate.&nbsp;</p>



<p><strong>NATALE:</strong> Oh&#8230; Oh, si! lo sento&#8230; &#8211; Natale sentiva le contrazioni arrivargli sempre più in profondità. Sempre più vicino al perineo. Il richiamo del climax incombente per istinto, gli fece distendere le gambe davanti a sé.</p>



<p><strong>ALAN:</strong> Lasciati andare, papino&#8230; &#8211; disse Alan</p>



<p><strong>PJ:</strong> Si, papino. Lasciati andare. Tu ci hai insegnato che noi maschi facciamo così. Non importa dove&#8230; e come&#8230; o il pasticcio che si fa. I maschi devono sborrare&#8230; e liberarsi&#8230; Non si può resistere alla natura&#8230;</p>



<p><strong>NATALE:</strong> Si&#8230; ho detto così. Si&#8230; non si può&#8230; resistere&#8230; Oh&#8230; &#8211; Natale di scatto inarcò la schiena per un istante e un rivolo trasparente colò dalla sua uretra.</p>



<p>Entrambi i ragazzi sentirono quella calda acqua scivolargli tra le dita.</p>



<p><strong>PJ:</strong> Si, papino&#8230; Dai&#8230; liberati&#8230; i tuoi dolci figlioli sono qui. E non desiderano altro che far sentire maschio il loro papà. Facci vedere come siamo nati&#8230; Facci vedere come si fa ad essere maschio&#8230; &#8211; disse dando un paio di baci sul pancione di Natale</p>



<p>Mentre i nostri amici si preparavano a far esplodere il loro papone, con l&#8217;orecchio sentivano chiaramente il brusio sempre più forte di tutti gli altri spettatori. Anche loro attendevano impazienti che quel geyser esplodesse.</p>



<p><strong>NATALE:</strong> Si&#8230; &#8211; la pancia di natale si distese, gonfiandosi come un palloncino. Protendendo verso l&#8217;alto &#8211; I miei dolci figlioli &#8211; e li guardò. Prima uno e poi l&#8217;altro &#8211; l&#8217;orgoglio di papà &#8211; e poi guardò anche le loro mani che lo mungevano, intrecciate &#8211; <em>Marìa! St&#8217;acchiannànnu!</em> (Oddio! Sta salendo!) &#8211; l&#8217;eccitazione di Natale stava arrivando al suo massimo e il dialetto del sud risbucò fuori &#8211; <em>Se&#8230; acussì fu&#8230;</em> (Si&#8230; è così che è andata&#8230;) &#8211; Natale raddrizzava la sua schiena lentamente allineandola con le gambe che tendeva in avanti, rigide. &#8211; <em>Minkia, tutt&#8217; cos&#8217; &#8216;ngràsciu!</em> (Cazzo! Ora impiastriccerò tutto!)</p>



<p><strong>ALAN:</strong> No, papino&#8230; solo il tuo petto a la tua pancia&#8230;</p>



<p><strong>PJ:</strong> &#8230;ma noi leccheremo via tutto! Così tu sarai dentro di noi per sempre. E noi saremo super maschi come il nostro papà&#8230; &#8211; continuò PJ</p>



<p><strong>NATALE:</strong><em> Seee&#8230;.. seee&#8230;.. fìghhi mìa&#8230; stàti nascìannu! Ca sìti&#8230; seeeeee&#8230;.. Ca sìti&#8230; ca sìti&#8230; CaaaaaaaaaAAAAAAAAAAAAAAAHHHHHHHHHHHHHHHHHHH!!!!!!!!!!!! Ah! Ah! Ah!</em></p>



<p>(Siii&#8230;.. siii&#8230;.. figli miei&#8230; state uscendo! Ci siete quasi&#8230; siiiiii&#8230;.. Ci siete quasi&#8230; Ci siete quasi&#8230; Ci siete quaaaaaaaaAAAAAAAAAAAAAAAHHHHHHHHHHHHHHHHHHHsiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii!!!!!!!!!!!! Ah! Ah! Ah!)</p>



<p>Natale aveva inarcato così tanto la schiena che sembrava volesse camminare a 4 quattro zampe al contrario, come fanno i personaggi dei un film dell&#8217;orrore anni &#8217;90. PJ e Alan sentirono nelle loro mani il cazzo di Natale gonfiarsi come un palloncino e un istante dopo&#8230; pulsava come un pazzo, schizzando a non finire. Il gattone Natale sobbalzava senza freni, inclinando la schiena in avanti per le forti contrazioni dell&#8217;orgasmo. E il sedile dove era seduto cigolava ad ogni suo spasmo. Il brusio di tutti gli altri spettatori divenne un vocio enorme. Seguito poi da un applauso. Uno, due, tre, quattro, cinque e sei! Le palle di Natale non erano belle capienti! Ma il nostro PJ non aveva dubbi. I gattoni maturi ne hanno sempre da vendere! I primi due schizzi arrivarono allo sterno. Il terzo e il quarto alla pancia. E gli ultimi due colarono sulle dita di Alan e PJ. Natale continuava a tremare per la goduria. Con lo sguardo fisso sul vuoto e i denti stretti. Poi arrivarono gli spasmi finali. Quelli che racchiudono l&#8217;ultimo lampo di goduria. Quelli che per istinto fanno sentire più forti e spingono ogni uomo a cavalcarli, per così dire. Assecondarli come fossero affondi. In un crescendo di eccitazione e potenza. Fino all&#8217;ultimo affondo! Il più potente ed incisivo. Il picco massimo da cui inizia la china discendente. E si sente tutta quella forza scemare e con un lungo respiro, lasciare il posto alla soddisfazione. E l&#8217;uomo ci affonda dentro , rilassando tutti i muscoli del suo corpo. Natale si lasciò andare su quel sedile. Il suo respiro affannato iniziava già a rallentare. I due ragazzi mollarono la presa e staccarono le loro mani. Avevano le dita tutte bagnate e ancora calde del seme di Natale. PJ stava per leccarsi le dita ma&#8230; poi guardò Alan e gli porse la mano. L&#8217;amico capì e sua volta, gli porse la sua. I nostri amici leccarono le dita uno dell&#8217;altro.</p>



<p><strong>???:</strong> Cazzo, ragazzi&#8230; siete grandi! &#8211; disse una voce dal fondo di quel gruppo di spettatori</p>



<p><strong>NATALE:</strong> Bravi, figli miei. Condividere è cosa buona. E&#8217; sono le cose buone che fanno la famiglia unita! E poi&#8230; quando siete con papà.. anche voi due siete una cosa sola!</p>



<p><strong>ALAN:</strong> Ma certo, papino. E ora lo faremo anche con piatto principale. Vero, fratellone? &#8211; disse rivolgendosi a PJ</p>



<p><strong>PJ:</strong> Ma certo, fratellino.</p>



<p>E i due si tuffarono sul corpo di Natale. Facevano dei versi di risucchio per far sentire quanto fossero affamati.</p>



<p><strong>NATALE:</strong> Si, figli miei. &#8211; Natale accarezzava le teste di Alan e PJ &#8211; Mangiate. Mangiate tutto. E crescere forti come me!</p>



<p>Quando ebbero finito, i due ragazzi dissero all&#8217;unisono &#8220;Grazie, babbo Natale!&#8221;</p>



<p><strong>NATALE:</strong> Grazie a voi, ragazzi miei. Ora che ne dite di farmi vedere se avete imparato? Mettetevi davanti a me. Prendete il cazzo dell&#8217;altro e mirate alla faccia di papà! Cavolo! &#8211; pensò PJ tra sé &#8211; Sono riuscito così bene a farlo calare nella parte che lo fa anche dopo esser venuto!</p>



<p><strong>ALAN:</strong> Mi sembra un idea eccellente. Vero, PJ?</p>



<p><strong>PJ:</strong> Più che eccellente&#8230; inizia tu, &#8216;fratellino&#8217;&#8230; &#8211; E PJ puntò in avanti il suo cazzo per offrirlo all&#8217;amico</p>



<p><strong>ALAN:</strong> Con piacere!</p>



<p>Alan iniziò a segare PJ davanti alla faccia di Natale che nel frattempo si era masso con la bocca aperta e con la lingua di fuori.</p>



<p><strong>ALAN:</strong> Avanti, &#8216;fratellone&#8217;! Fa vedere a papà che è stato un grande gattone fin dal primo girino che ha sparato!</p>



<p><strong>PJ:</strong> S-si&#8230; &#8211; fece inclinando la testa all&#8217;indietro &#8211; Papino&#8230; Io sono&#8230; io sono&#8230; Ahhhhhhhhhhh&#8230;&#8230;. &#8211; Il ragazzo era così eccitato che venne pure quasi subito. Prese a tremare anche lui, inclinando a scatto la schiena in avanti. Alan lo teneva fermo, puntando il suo cazzo verso Natale.</p>



<p><strong>NATALE:</strong> Si, ragazzo&#8230; &#8211; disse mentre gli arrivavano in faccia i primi due schizzi di PJ &#8211; Oh! Mmm! Si, così&#8230; &#8211; Altri due schizzi erano arrivati sulla bocca di Natale. Uno di essi proprio sulla lingua e lui lo ingoiò subito. &#8211; Ohhh&#8230; ragazzone mio, si vede proprio che sei stato il mio primo girino! &#8211; La faccia di Natale era del tutto piena poiché nel frattempo altri tre schizzi erano arrivati a lui. Si spalmò in viso tutto quello sperma per bene e disse &#8211; Ora me lo si leggerà in faccia che sono padre. Cioè&#8230; me lo si &#8216;annuserà&#8217;! Ahahahahah</p>



<p>Risero tutti a briglia sciolta!</p>



<p>Ora era il turno di Alan.</p>



<p><strong>NATALE:</strong> Bene, ragazzo &#8211; disse rivolgendosi ad Alan &#8211; mettiti al posto di tuo fratello e dacci dentro. Voglio sentire anche te.</p>



<p>E così fecero. Alan e PJ si scambiarono i posti. PJ non si risparmiò nemmeno in questa circostanza. Lavorare di fantasia era qualcosa che gli piaceva fare tanto. E a cui non rinunciava mai!</p>



<p><strong>PJ:</strong> Andiamo, &#8216;fratellino&#8217;&#8230; &#8211; disse mentre mungeva il suo amico &#8211; tu sei arrivato dopo di me ma Papà ti ha messo al mondo dopo che gli ho restituito l&#8217;orgoglio. Perciò &#8211; e si avvicino all&#8217;orecchio di Alan &#8211; E&#8217; come se tu fossi figlio di entrambi, capisci? Tu non puoi fallire&#8230; fallo vedere a papà!</p>



<p>Alan girò gli occhi all&#8217;indietro per la goduria di quelle parole che furono così potenti da farlo sborrare senza emettere un fiato. Come PJ e Natale prima di lui, anche Alan inclinava la schiena in avanti per i forti spasmi. Ma il ragazzo era così preso dalla cosa che faceva dei gemiti soffocati. A PJ questo fece venire in mente un daddy con baffi e pelata che aveva visto tempo addietro in un paio di porno. Erano delle brevi clip etero in cui un infermiera di mezza età in uno, e una ragazza nell&#8217;altro masturbavano quel daddy. E lui sborrava proprio così&#8230; senza emettere urli o parole. E con un sorriso dolce alla fine quando poi guardava la sua masturbatrice. Quel daddy rivelava un misto di modestia e timidezza. Era così diverso dai porno attori che solitamente guardava PJ. Ma proprio questo che tra l&#8217;altro lo rendeva così simile ai gatti che lui vedeva uscendo di casa, lo rendevano irresistibile ai suoi occhi. Una buona parte dei gatti della generazione passata, da giovani, più o meno erano stati costretti e sottostare ad una rigida pudicizia. E vedere quella particolare timidezza che nasce da essa&#8230; e ovviamente farla crollare poco alla volta, era una delle cose che più facevano eccitare PJ.</p>



<p>Quando Alan ancora col fiatone abbassò lo sguardo, vide il volto di Natale tutto coperto del suo bianco latte. Il suo.</p>



<p><strong>NATALE:</strong> Tuo fratello ha ragione, ragazzo &#8211; disse &#8211; Guarda qua&#8230; Papà è orgoglioso anche di te!</p>



<p>E come prima Natale si spalmò tutto quello sperma sul viso, leccandoli poi le dita.</p>



<p><strong>???: </strong>Siete meglio dei porno, a regà! &#8211; disse uno degli spettatori</p>



<p>Natale, PJ e Alan risero guardandosi tra loro.</p>



<p><strong>NATALE:</strong> Siete stai magnifici, ragazzi. Vi ringrazio di cuore &#8211; E Natale si alzò. Ma mentre faceva per riabbottonarsi la camicia, PJ lo fermò.</p>



<p><strong>PJ:</strong> Aspetti. Facciamo noi. Infondo&#8230; siamo stati noi a spogliarla, signore. &#8211; e gli accarezzò la guancia barbuta</p>



<p><strong>ALAN:</strong> PJ ha ragione, signore. Un papino deve lasciarsi servire. Dall&#8217;inizio alla fine. E anche dopo&#8230;</p>



<p><strong>NATALE:</strong> Eheheheh Come siete cari! &#8211; e pizzicò le guance di entrambi &#8211; D&#8217;accordo.</p>



<p>PJ e Alan rivestirono il loro papone. Iniziarono dalla camicia. Dopo averla abbottonata tutta tirarono su i boxer e poi anche i pantaloncini. Fecero entrare la camicia dentro il pantaloncino, tutt&#8217;intorno la vita di Natale. Poi PJ gli rimestò il pacco un po&#8217;.</p>



<p><strong>PJ:</strong> Voglio che stia nella posizione giusta, papino. Così starai comodo &#8211; E dopo un po&#8217; &#8211; Così va bene?</p>



<p><strong>NATALE:</strong> Benissimo, figliolo. Mai sentito più comodo in vita mia! &#8211; E afferrate con entrambe le mani la guance di PJ gli stampo un bel bacione.</p>



<p><strong>ALAN:</strong> E io? &#8211; disse facendo la finta faccia spiaciuta per scherzare</p>



<p><strong>NATALE:</strong> Ma certo, ragazzo. Ne uno speciale anche per te &#8211; e Natale prese anche le sue guance e lo baciò.</p>



<p>Nel frattempo, PJ abbottava il pantaloncino di Natale e alzava la cerniera. Dopo il bacio, Alan per chiudere, affibbiò la cinta.</p>



<p>In quell&#8217;istante altra gente iniziava ad entrare in sala per lo spettacolo successivo.</p>



<p><strong>NATALE:</strong> Credo sia ora di andare, ragazzi&#8230;</p>



<p>E lui, i nostri amici e tutti gli altri uscirono fuori. Alan e PJ ebbero un lieve sconforto. Oltre per la fine del divertimento, anche perché c&#8217;era un così bel fresco li dentro. Ma ora dovevano tornare in quell&#8217;inferno che erano le strade di Condor City. Quando uscirono dalla salta, trovarono lo stesso scirocco che avevano lasciato quando erano entrati. Passando dalla biglietteria Alan e PJ notarono Lester intento a servire altri clienti. I ragazzi gli fecero un cenno per salutarlo.</p>



<p><strong>ALAN:</strong> 10 e lode, Lester!</p>



<p><strong>PJ:</strong> Anche per me! Buonanotte, amico.</p>



<p><strong>LESTER:</strong> Grazie, ragazzi! Buonanotte anche a voi. E grazie!</p>



<p>Mentre uscivano dal Pantheon, gli sguardi di Alan e PJ ricaddero sull&#8217;orologio a muro, sopra la porta d&#8217;ingresso. Era mezzanotte ma sembrava mezzogiorno.</p>



<p><strong>PJ:</strong> Cazzo, che caldo! E chi dorme, stanotte?</p>



<p><strong>ALAN:</strong> Scherzi? Io nemmeno se ci fossero 0 gradi riuscirei a dormire con quello che abbiamo fatto&#8230;</p>



<p><strong>PJ:</strong> Si&#8230; &#8211; e rise &#8211; Nemmeno io&#8230;</p>



<p><strong>???:</strong> Ehi, ragazzi! &#8211; disse una voce alle loro spalle. Era Natale.</p>



<p><strong>NATALE:</strong> Scusate, ragazzi. Volevo solo ringraziarvi di nuovo. E&#8217; stato fantastico però&#8230; ho sentito che ci avete messo pure il cuore. Non tutti lo fanno.</p>



<p><strong>ALAN:</strong> Si figuri, signore. Il mio amico PJ è fatto così. Se non ci mette il cuore gli sembra di non fare nulla. E da quando lo conosco onestamente posso dire che la penso come lui &#8211; e Alan mise un braccio attorno al collo di PJ</p>



<p><strong>NATALE:</strong> Siete una bellissima coppia, ragazzi! &#8211; disse Natale con un sorriso</p>



<p><strong>PJ:</strong> Coppia? No, signore. Io e Alan siamo solo amici. Ci piace fare certe cosette insieme ma non ci consideriamo fidanzati.</p>



<p><strong>ALAN:</strong> E&#8217; vero. Sono più di 10 anni che ci conosciamo e a nessuno dei due è mai venuto in mente di provare una relazione. Penso che anche a lei sia successo di considerare una persona come amico, a priori. No?</p>



<p><strong>NATALE:</strong> Certo. Capita a tutti. Ma chissà&#8230; i casi della vita non si sanno mai, diciamo noi del sud&#8230; &#8211; e poi aggiunse &#8211; Ehi&#8230; posso invitarvi a prendere qualcosa? Magari un gelato&#8230; con questo caldo ci vuole&#8230; O forse dovete tornare a casa&#8230;</p>



<p><strong>ALAN:</strong> No, stia tranquillo. Noi non abbiamo più orari, per quest&#8217;anno&#8230;</p>



<p><strong>PJ:</strong> Infatti. Noi stiamo all&#8217;università degli studi di Condor city. E dato che per quest&#8217;anno gli esami ce li siamo tolti di mezzo, possiamo tornare quando vogliamo.</p>



<p><strong>NATALE:</strong> Perfetto. Andiamo allora.</p>



<p>E i tre se ne andarono in una gelateria a qualche isolato di distanza. Natale prese una brioches panna e cioccolata. Alan un cono stracciatella e pistacchio. E PJ un cono cioccolato e banana. I tre si sederono su un tavolino dentro la gelateria. L&#8217;aria condizionata era troppo invitante! Mentre si gustavano i loro gelati, Alan PJ e Natale chiacchierarono di tante cose. Cose passate e cose di oggi. I nostri amici raccontarono a Natale come si erano conosciuti. Di quando si erano separati e poi ritrovati dopo tanti anni. E da un&#8217;affermazione di Natale anche di ciò che avevano fatto mentre erano separati.</p>



<p><strong>NATALE:</strong> Eh si&#8230; si vedeva proprio che avete fatto parecchie esperienze, voi. Al cinema sapevate molto bene cosa facevate&#8230;</p>



<p><strong>PJ:</strong> Ma quando mai? &#8211; rispose &#8211; Io a scuola non facevano quasi niente. Solo qualche bocchino nella ricreazione&#8230; e due secondi&#8230;</p>



<p><strong>ALAN:</strong> E ti lamenti? Io ero messo pure peggio. Dovevo allungare il collo per poter vedere il cazzo del prof di educazione fisica mentre pisciava. E senza farmene accorgere. E poi mi segavo come un pazzo. Tu almeno qualche cazzo l&#8217;hai assaggiato, PJ&#8230;</p>



<p><strong>NATALE:</strong> Ahahahah&#8230; siete troppo simpatici, ragazzi. Mi ha fatto un enorme piacere conoscervi. Ma voi siete di qui?</p>



<p><strong>ALAN:</strong> Io si. Il mio amico no. PJ è di Eagle City, la vicina di casa. Ci abitavo anch&#8217;io prima che mio padre ottenesse il trasferimento.</p>



<p><strong>NATALE:</strong> Sarà stata dura per te, immagino&#8230; Cambiare posto&#8230;</p>



<p><strong>ALAN:</strong> Non è che avessi molti amici, a dire la verità, ma PJ valeva&#8230; cioè, vale per 100! E&#8217; stata dura, si&#8230; Me che ci potevo fare? Queste cose sono i genitori che le decidono. I figli possono solo incazzarsi.</p>



<p>L&#8217;espressione di Alan divenne seria. Quasi rabbiosa. PJ ci rimase di sasso. Nonostante fosse passato tanto tempo, non ricordava che Alan avesse avuto questioni con i suoi quando si trasferirono. Né lui gli aveva mai accennato la sua contrarietà ad andarsene. Lui e Alan si erano sempre detti tutto. Possibile che quella volta non fosse stato così? Natale da canto suo, capì di aver inavvertitamente toccato un tasto sbagliato. PJ notò l&#8217;espressione di Natale e prima che quest&#8217;ultimo potesse dire qualcosa, lo fece lui.</p>



<p><strong>PJ:</strong> Ma che importa ormai di queste cose? Il passato è passato&#8230; giusto, amico? &#8211; disse rivolgendosi ad Alan.</p>



<p><strong>ALAN:</strong> Hai ragione, amico! &#8211; disse ritrovando la sua allegria &#8211; Ma chi se ne fotte!</p>



<p><strong>PJ:</strong> Anche per noi è stato un piacere conoscerla, signor Natale. Non potevo sperare in una prima esperienza migliore di questa. E credo che valga anche per Alan.</p>



<p><strong>ALAN:</strong> Sicuro. E&#8217; stato pazzesco!</p>



<p><strong>PJ:</strong> Però avrei voluto fare le cose con più calma e in maniera più&#8230; come si deve, ecco.</p>



<p><strong>NATALE:</strong> Ma che dici, ragazzo? Ti assicuro che io non cambierei niente di quello che è stato. Tu sei ancora giovane. Ma sappi che anche le cose che sembrano incomplete o non &#8216;fatte come di deve&#8217; come dici tu possono essere speciali e uniche. Anche per il loro essere incomplete e non &#8216;fatte come di deve&#8217;, in primo luogo.</p>



<p><strong>ALAN:</strong> Non ci faccia caso, signor Natale. Il mio amico vorrebbe fare le cose sempre in maniera perfetta. Glie lo dico sempre di rilassarsi a questo qui. Ma ha la testa più dura del cazzo&#8230; ahahahah</p>



<p><strong>NATALE:</strong> Ahahahah&#8230; Non ti preoccupare. Lo capirà a suo tempo. Facendo esperienza, come tutti noi. Giusto, ragazzo?</p>



<p><strong>PJ:</strong> Si, signor Natale.</p>



<p><strong>NATALE:</strong> Chiamatemi semplicemente Natale, ragazzi. Diamoci del tu. Infondo&#8230; ormai siamo legati, no? &#8211; e fece un sorrisino ammiccante</p>



<p>Alan e PJ riposero affermativamente all&#8217;unisono.</p>



<p>Dopo aver finito di mangiare i loro gelati e aver buttato le carte nel cestino della spazzatura, i tre decisero di fare due passi.</p>



<p><strong>ALAN:</strong> Ehi, PJ&#8230; hai visto come si godevano lo spettacolo gli altri? Abbiamo messo su uno show vero e proprio!</p>



<p><strong>PJ:</strong> Si, è vero! Mi sentivo un porno attore vero! E Natale era il Daddy protagonista&#8230; &#8211; diceva mentre accarezzava il pancione di Natale ridendo</p>



<p><strong>NATALE:</strong> Già, è vero. Un protagonista con due figlioli speciali! &#8211; e sfregava le teste di Alan e PJ</p>



<p><strong>ALAN:</strong> Se ci fosse stata la maniera sarebbe stato forte fare un mega orgia tutti insieme&#8230;</p>



<p><strong>PJ:</strong> Cavolo! Te lo immagini? Una gigantesca pioggia bianca&#8230;</p>



<p><strong>NATALE:</strong> Eh, si. Sarebbe stato bello per tutti. Anche per lui&#8230;</p>



<p><strong>PJ:</strong> Lui chi? &#8211; chiese</p>



<p><strong>NATALE:</strong> Quello che ci stava guardando da oltre la tenda dell&#8217;ingresso della sala. Non la finiva di toccarsi. Dopo un po&#8217; non l&#8217;ho visto più. Deve essere andato a segarsi nei bagni&#8230;</p>



<p><strong>ALAN:</strong> Non ha avuto il coraggio di entrare? Poverino&#8230; per tutti noi è difficile uscire allo scoperto. E per alcuni più di altri&#8230;</p>



<p><strong>PJ:</strong> Già&#8230; io ancora me lo ricordo. E se non fosse stato per il mio amico Alan, non so se ci sarei riuscito. Nemmeno coi miei.</p>



<p><strong>NATALE:</strong> Siete fortunati voi due ad avervi l&#8217;un l&#8217;altro. Comunque neanche se avesse voluto, avrebbe potuto entrare&#8230;</p>



<p><strong>ALAN:</strong> Perché? Non aveva pagato il biglietto, forse? &#8211; disse ironicamente</p>



<p><strong>NATALE:</strong> No&#8230; a lui il biglietto non serve per entrare in sala. Ma non può farlo mentre lavora.</p>



<p><strong>PJ:</strong> Lavora li? Vuoi dire che c&#8217;era qualcun&#8217;altro oltre Lester, stasera? Io non ho visto nessuno&#8230;</p>



<p><strong>NATALE:</strong> Si, Lester! E&#8217; proprio così che si chiama. E&#8217; il banconista. Quindi lo conoscete?</p>



<p>I due ragazzi restarono in silenzio per qualche istante.</p>



<p><strong>PJ:</strong> Lester è bisex? Perché non ce l&#8217;ha detto? Insomma&#8230; non ci conosciamo da molto. Ma dato che sapeva che siamo gay, a noi poteva dirlo&#8230;</p>



<p><strong>ALAN:</strong> Probabilmente non riesce ad accettarlo, PJ. A te è servito del tempo. Ricordi?</p>



<p><strong>PJ:</strong> Già&#8230; è vero! Ancora me lo ricordo&#8230; Mi sentivo così triste e arrabbiato&#8230;</p>



<p><strong>ALAN:</strong> Già&#8230; quando ci siamo sbottonati, mi dicesti che allora volevi diventare come tuo padre. Cioè sposarti con una donna&#8230; avere dei figli&#8230; cose così. E appena scopristi di essere gay ti sentisti come se ti avessero rubato la vita&#8230;</p>



<p><strong>PJ: </strong>Che stupido che ero&#8230;</p>



<p><strong>NATALE:</strong> No, ragazzo. Eri solo giovane. E quello era solo un desiderio infantile&#8230; Quando si cresce si impara e vedere le cose in maniera più approfondita. Per come sono dentro e non come appaiono fuori&#8230;</p>



<p><strong>PJ: </strong>Hai ragione, Natale. E&#8217; andata proprio così. Un giorno mi sono reso conto che quelle cose non c&#8217;entravano nulla col fatto di avere una vita felice o no. Quello che conta è trovare una persona che ti voglia bene e con cui dividere la vita. Non importa che sia maschio o femmina. E poi ho capito anche che io potevo diventare come mio padre lo stesso. Ci piacciono cose diverse, è vero. Ma io e lui siamo entrambi maschi. E onestamente devo dire che stasera mi sono reso conto che già gli assomiglio. Sai Natale&#8230; io lo sento parecchie volte dalla mia camera che fa sesso con mi mia madre.</p>



<p><strong>NATALE: </strong>Ragazzo&#8230; io non conosco tuo padre. Ma dato come ti sei comportato bene con me prima e che si dice tale padre, tale figlio&#8230; posso dirti con assoluta certezza che lui sarebbe orgoglioso di avere un figlio come te! Te l&#8217;ho detto anche al cinema, ricordi?</p>



<p><strong>PJ:</strong> Si&#8230; grazie, Natale.</p>



<p><strong>NATALE:</strong> E ovviamente questo vale anche per te &#8211; disse rivolgendosi ad Alan</p>



<p><strong>ALAN:</strong> S-si&#8230;</p>



<p>La risposta di Alan non fu molto convincente. PJ iniziava davvero a sospettare che ci fosse ruggine tra lui e i suoi. Ma quel pensiero evaporò in un lungo sbadiglio. Quello di Natale.</p>



<p><strong>NATALE:</strong> Ah&#8230; non più l&#8217;età per fare tardi, ragazzi. Per me è arrivata l&#8217;ora di andare a letto.</p>



<p>La sbadiglio di Natale innescò quello di PJ. E così il ragazzo guardò il suo telefono&#8230;</p>



<p><strong>PJ:</strong> Cazzo! Sono già le 2:30 di notte! &#8211; esclamò &#8211; Penso che anche noi dovremmo tornare, Alan. Ora comincio ad avere un po&#8217; di sonno pure io&#8230;</p>



<p><strong>ALAN</strong>: Hai ragione. Anche a me gli occhi si chiudono da soli&#8230;</p>



<p>I tre dunque si salutarono, promettendosi di rincontrarsi alla prima occasione per altre serate di fuoco &#8216;familiare&#8217;. Cosa che non tardò ad accadere. Anche se fu solo per poche volte. Le lezioni dell&#8217;anno successivo, quello corrente, sarebbero state ancora più ballerine delle precedenti.</p>



<p>Ritornando al presente, Lester da dentro il cinema Pantheon aveva visto PJ passare di li per tornare al college e l&#8217;aveva chiamato.</p>



<p><strong>LESTER:</strong> PJ! Ehi! PJ!</p>



<p>Il ragazzo di voltò. E lo vide</p>



<p><strong>PJ:</strong> Lester! Sei tu. Ciao&#8230;</p>



<p>Rivedendo Lester, a PJ tornò in mente quella sua prima serata cine-porno-trio.</p>



<p><strong>LESTER:</strong> Come te la passi, amico?</p>



<p><strong>PJ:</strong> Bene, grazie.</p>



<p>Più che bene, pensò tra sé. Con quello che aveva combinato con suo padre, PJ si sentiva un gatto nuovo. </p>



<figure class="wp-block-image alignfull size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="800" height="800" src="https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2021/08/racconti-gay_06-Dopo-il-flashback-quando-si-dice-che-dopo-suo-padre-PJ-si-sente-un-gatto-nuovo.png?resize=800%2C800&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-4259" srcset="https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2021/08/racconti-gay_06-Dopo-il-flashback-quando-si-dice-che-dopo-suo-padre-PJ-si-sente-un-gatto-nuovo.png?w=800&amp;ssl=1 800w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2021/08/racconti-gay_06-Dopo-il-flashback-quando-si-dice-che-dopo-suo-padre-PJ-si-sente-un-gatto-nuovo.png?resize=300%2C300&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2021/08/racconti-gay_06-Dopo-il-flashback-quando-si-dice-che-dopo-suo-padre-PJ-si-sente-un-gatto-nuovo.png?resize=150%2C150&amp;ssl=1 150w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2021/08/racconti-gay_06-Dopo-il-flashback-quando-si-dice-che-dopo-suo-padre-PJ-si-sente-un-gatto-nuovo.png?resize=768%2C768&amp;ssl=1 768w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption>© <a href="https://www.furaffinity.net/gallery/bin/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Bin</a></figcaption></figure>



<p>E ripensando a lui gli venne in mente un&#8217;idea. Chi meglio di un bisex può aiutare qualcuno che non sa come inquadrare e affrontare la propria bisessualità? Il solo pensiero faceva venire il prurito al nostro PJ! Vedere suo padre e Lester insieme&#8230; e magari unirsi poi a loro&#8230; con Alan, ovviamente. Perché questa cosa la dobbiamo fare insieme, pensava. Cazzo! Sarebbe stato qualcosa di sensazionale. Serviva solo l&#8217;occasione ideale. Non poteva essere semplicemente un invito. Non c&#8217;era abbastanza confidenza. Lester avrebbe potuto insospettirsi&#8230; Ci voleva un piano. PJ ne avrebbe parlato con Alan al college. Ovviamente dopo essersi goduto la sua faccia mentre gli raccontava com&#8217;era stato diverso dagli altri quel fine settimana a casa Gamba-di-legno.</p>



<p><strong>LESTER:</strong> Vi ho visti poco quest&#8217;anno a te e al tuo amico&#8230;</p>



<p><strong>PJ:</strong> Eh lo so&#8230; &#8211; rispose &#8211; sembra che quest&#8217;anno ce l&#8217;abbiano fatto apposta. Quasi sempre Alan ha lezione quando io sono libero e viceversa. Poi io per ora ho avuto un po&#8217; di scocciature.</p>



<p><strong>LESTER:</strong> Oh, mi spiace. Cose serie?</p>



<p><strong>PJ:</strong> Oh&#8230; beh&#8230; è una lunga storia, Lester. Purtroppo adesso devo andare. Vado un po&#8217; di fretta. Sai&#8230; tra due settimane iniziano gli esami&#8230;</p>



<p><strong>LESTER:</strong> Hai ragione, amico. Scusa. Va pure. Ci si vede in giro. Sapete dove sono. Poi mi racconterai, se vuoi &#8211; e diede a PJ una pacca sulla spalla</p>



<p><strong>PJ:</strong> Grazie. Ciao, Lester!</p>



<p>E PJ si avviò verso il college. Il ragazzo sentiva ancora la mancanza del padre. Ma se prima quella tristezza era smorzata dalla voglia di raccontare ad Alan ciò che era accaduto a casa &#8216;Gamba-di-legno&#8217;, ora lo era molto di più. Perché il nostro PJ non vedeva l&#8217;ora anche di studiare assieme al suo amico un piano per aiutare Lester ad affrontare sé stesso. E diventare così un bisex con tutte le carte in regola! Senza dubbi e con leggerezza e spontaneità. Proprio come erano lui e Alan.</p>



<p>[CONTINUA]</p>



<hr class="wp-block-separator"/>



<p><em>Spero che questa storia vi sia piaciuta. Nel caso aveste delle idee, spunti per altre storie potete contattarmi all&#8217;indirizzo <a href="mailto:stefano_339@yahoo.it">stefano_339@yahoo.it</a> o sulla mia pagina <a href="https://twitter.com/Ozzofanbears1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Twitter</a> </em></p>
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		<title>Il ritorno di Zio Carmelo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Orsi Italiani - Pillole di Woof]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Mar 2021 04:46:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Questa è una storia di pura invenzione. Ogni riferimento a fatti o persone realmente esistenti è puramente casuale. Mio zio Carmelo è un antropologo e professore all&#8217;università degli studi di Palermo. La sua più grande passione è diventata il suo lavoro. Lo ha sempre affascinato studiare come nel corso dei secoli l&#8217;umanità si sia evoluta [&#8230;]</p>
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<p><em>Questa è una storia di pura invenzione. Ogni riferimento a fatti o persone realmente esistenti è puramente casuale.</em></p>



<p>Mio zio Carmelo è un antropologo e professore all&#8217;università degli studi di Palermo. La sua più grande passione è diventata il suo lavoro. Lo ha sempre affascinato studiare come nel corso dei secoli l&#8217;umanità si sia evoluta e di come i suoi mille usi, costumi, tradizioni, religioni e quant&#8217;altro l&#8217;abbiamo caratterizzata. Anche se dal punto di vista evoluzionistico, il genere umano ha ancora parecchia strada da fare. Avendo passato molto tempo insieme quando ero piccolo e avendo ascoltato mille e più storie sul genere umano anch&#8217;io sviluppai questa grande passione e così dopo il liceo, mi iscrissi alla facoltà di antropologia. </p>



<span id="more-4201"></span>



<p>Finito il liceo trovai lavoro come cameriere al ristorante &#8220;La finestra sul mare&#8221;(nome fittizio) di Porticello in provincia di Palermo. Non era di certo quello che volevo fare nella vita ma almeno portavo uno stipendio a casa e in tempi di crisi come questo mi consideravo molto fortunato. <strong>Il mio sogno</strong> era quello di diventare anch&#8217;io Antropologo e mio zio aveva promesso di aiutarmi. Ma poco dopo aver preso la mia laurea triennale, ci fu un colpo si scena imprevisto. Mio zio informò me e i miei che sarebbe partito per Roma. Disse di aver fatto una scoperta sensazionale ma essendo un tipo scaramantico, non disse nulla al riguardo. Volevo venire con lui e gli chiesi quanto sarebbe stato via per potermi regolare con i giorni di ferie al ristorante. Ma mio zio disse che non sarebbe stata una cosa da poco, riassumibile in qualche giorno e così mio mi arresi e restai a Palermo. Le cose andarono proprio così perché mio zio partì e restò via per ben cinque anni! Nel frattempo io avevo preso anche la laurea specialistica. Ci misi quattro anni per via del lavoro e di impegni vari. Mi sentì orgoglioso di me. Anche i miei furono felici che mi fossi laureato e specializzato. Speravo che mio zio tornasse in tempo per la mia laurea per mantenere la promessa che mi aveva fatto ma niente da fare. Dato che lui non c&#8217;era, feci girare il mio curriculum a destra e a manca. Ma fu tutto inutile. In questi casi, si comincia sempre come assistente di qualcun altro ma sembrava che allora nessuno avesse bisogno. Più ricevevo &#8216;no&#8217; e più perdevo le speranze. E passando il tempo poi, negli annunci che trovavo on-line, c&#8217;era la stramaledetta opzione &#8216;dell&#8217;esperienza richiesta&#8217;. Come cazzo potevo avere esperienza se nessuno mi prendeva? Provai una rabbia immensa e alla fine, esasperato gettai la spugna. Che delusione!</p>



<p>Un anno dopo, precisamente il 4 di Settembre mio zio ci comunicò il suo ritorno. Quel giorno tornai a casa un po&#8217; più tardi del solito. Mio padre era al telefono e mia madre era visibilmente felice.</p>



<p>&#8220;Ciao Stefano. C&#8217;è una bella notizia.&#8221; mi disse mia madre</p>



<p>&#8220;Ah&#8230; è tornato.&#8221; disse mio padre alzando lo sguardo verso di me &#8220;Adesso te lo passo. Tieni, è lo zio.&#8221;</p>



<p>&#8220;Pronto, ciao zio. Come stai?&#8221; dissi io</p>



<p>&#8220;Benissimo, nipote mio. E tu come te la passi?&#8221;</p>



<p>&#8220;Bene, grazie&#8221; dissi cercando di essere allegro</p>



<p>&#8220;Mi dispiace di essermi perso la tua laurea, Ste. Davvero&#8230;&#8221;</p>



<p>&#8220;Non preoccuparti, zio. Piuttosto dimmi&#8230; a te come va?&#8221;</p>



<p>&#8220;Benone, Ste. Ho fatto una scoperta che è una bomba.&#8221;</p>



<p>&#8220;Riguardo a cosa?&#8221; chiesi io</p>



<p>&#8220;Riguardo a&#8230; no, aspetta. Non mi sembra il caso il parlarne al telefono. Ne parleremo quando sarò li.&#8221;</p>



<p>&#8220;E quando torni?&#8221;</p>



<p>&#8220;Tra due settimane. Giusto il tempo di sistemare le cose qui.&#8221;</p>



<p>&#8220;Ok, non vedo l&#8217;ora che tu sia qui. Sono sicuro che hai moltissime cose da raccontarci.&#8221;</p>



<p>&#8220;Anch&#8217;io non vedo l&#8217;ora di ritornare. Mi siete mancati tantissimo! Vi voglio un mondo di bene. Adesso devo andare. Ci sentiamo. A presto!&#8221;</p>



<p>&#8220;Ciao zio.&#8221; e chiusi la chiamata.</p>



<p>In quel momento ero diviso da due emozioni contrastanti. Da un lato ero felice che mio zio fosse riuscito a ottenere la sua scoperta ma dall&#8217;altro questo mi fece sentire frustrato perché mi ricordava che non ero riuscito a realizzare i miei sogni. A questo si aggiungeva la rabbia infantile di avermi abbandonato per una scoperta. Ma era una cosa che moriva in me nello stesso tempo in cui la sentivo. Ero grande, ormai. E la vita si sa, va così. Ero semplicemente stato sfortunato.</p>



<p>Alla fine il giorno era arrivato. Era un sabato molto fresco nonostante fossimo in Sicilia dove l&#8217;afa e il caldo ci lasciano verso la fine di Ottobre. Dopo pranzo, decisi di farmi un riposino e mentre dormivo mio padre uscì per andare all&#8217;aeroporto a prendere mio zio. Entrambi tornarono a casa dopo un&#8217;ora circa. Mia madre mi svegliò, scuotendomi.</p>



<p>&#8220;Ste&#8217;, sono arrivati. Dai, svegliati!&#8221;</p>



<p>Mi alzai e ci mettemmo davanti alla porta aspettando che lui e mio padre entrassero. La porta si aprì molto lentamente, o forse così parve a me. Mio padre entrò con le valige e le diede a mia madre. Da dietro la porta sentì la voce di mio zio rimbombare nel pianerottolo e qualche istante dopo entrò.</p>



<p>&#8220;Salve a tutti!&#8221; esclamò con tono allegro</p>



<p>&#8220;Ciao, Carmelo!&#8221; disse mia madre e abbracciò mio zio</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="892" height="770" src="https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2021/03/racconti-gay-racconti-bear-zio-carmelo_5.jpeg?resize=892%2C770&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-4216" srcset="https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2021/03/racconti-gay-racconti-bear-zio-carmelo_5.jpeg?w=892&amp;ssl=1 892w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2021/03/racconti-gay-racconti-bear-zio-carmelo_5.jpeg?resize=300%2C259&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2021/03/racconti-gay-racconti-bear-zio-carmelo_5.jpeg?resize=768%2C663&amp;ssl=1 768w" sizes="auto, (max-width: 892px) 100vw, 892px" /></figure>



<p>Mio zio era un gran figone da giovane e ne avevo fatte di fantasie erotiche su di lui. E l&#8217;inspessimento dovuto all&#8217;età, l&#8217;aveva fatto diventare ancora più arrapante. E in questi ultimi 5 anni in cui era stato via, il naturale ingrigimento dei peli gli aveva dato quel tocco di maturità che nell&#8217;uomo è <strong>la ciliegina sulla sua torta di testosterone</strong>. E si era anche inspessito un po&#8217; di più! Era diventato semplicemente irresistibile!</p>



<p>A 51 anni, mio zio era nel fiore della sua maschia maturità. Dalle maniche della sua camicia rivoltate, spuntavano <strong>due braccia robuste e pelosissime</strong>. Brizzolate quasi in parti uguali così come i suoi baffoni. Anche i dorsi delle sue manone spesse erano pelosissimi. Fino alle prime falangi. <strong>Viso paffutello e pacioso</strong>. Occhi castani. Il naso, che è una delle parti del corpo che cresce costantemente negli anni, era un po&#8217; a patata e mi faceva un sangue pazzesco! Sorriso intrigante che assieme al resto gli dava un espressione maschia sempre stampata sul viso. Come se il suo testosterone fosse sempre li, pronto al l&#8217;uso. I suoi capelli avevano iniziato a diradarsi già da un bel pezzo. La riga a sinistra infatti partendo da circa due dita più in la del normale, gli faceva la cosiddetta &#8216;fronte alta&#8217;. Ma ciò lo rendeva ancora più sexy. Io adoro gli uomini stempiati! E anche quelli pelati. Dal collo della camicia sbottonato si intravedeva la sua foresta di peli bianchi al completo. Uno scorcio paradisiaco su un foresta di virilità nel quale avrei tanto voluto perdermi! Osservandolo bene si evinceva chiaramente che non portava né maglietta intima né canottiera. Da questo e anche dai suoi capezzoli nettamente in rilievo, più in basso. La sua panciona era aumentata un po&#8217; di più rispetto a 5 anni fa e tendeva in modo incredibile la camicia facendogli il &#8220;profilo del 6 perfetto&#8221;. Le mani mi prudevano tanto per la voglia di accarezzargliela e sentirne la consistenza. Anche le gambe erano belle robuste. Si vedeva chiaramente dai pantaloni di tessuto marrone che indossava. Non cadevano dritti ma seguivano tutte le sue forme facendole risaltare magnificamente! Sopratutto sulle cosce. E ovviamente sul pacco che sbucava in rilievo dal cavallo in modo così pronunciato da sembrare che&#8230; cazzo! era come un frutto maturo che stava per cadere dall&#8217;albero. La mano da sola voleva coglierlo! Era chiaro che mio zio avrebbe avuto bisogno di un pantalone di una taglia più grande. Evidentemente a Roma non aveva avuto tempo di rinnovare il suo guardaroba. Ma quei pantaloni gli stavano così bene che io glie li avrei conservati lo stesso. Anche solo per annusarli ogni giorno! Davanti a quella figura così sensuale mi sentì bloccato. Freddato fuori si ma surriscaldato al livello lavico, dentro.</p>



<p>&#8220;Ciao Stefano!&#8221; mi disse mio zio</p>



<p>&#8220;Ciao zio&#8230;&#8221; avevo appena risposto e subito mio zio avanzando verso di me, mi strinse tra le sue braccia e mi baciò sulla guancia. I suoi baffoni mi solleticarono la guancia. Le sue guance ispide poiché la barba già ricresceva, mi diedero un brivido che mi fece alzare gli occhi al cielo! Il dolce e pungente odore del suo sudore di maschio, spinse le mie braccia a ricambiare l&#8217;abbraccio. Per farlo dovetti avvicinarmi di un pelo. Cos&#8217;è un pelo di distanza? Niente. Ma in quella circostanza fu tutto il contrario. Portando le braccia sulle poderose spalle di mio zio, sentì prorompere il suo pacco sul mio. Il cuore mi balzo in gola e la testa iniziò a battermi! Io avevo una tuta addosso e lui un pantalone. Ma sentivo il suo pisello così chiaramente premere sul mio, che pareva che stessimo entrambi indossando un costume da bagno. Per qualche istante persi il controllo. E quando mi accorsi che mi stavo strusciando lateralmente sul pacco di mio zio, mi fermai subito. Speriamo che non se ne sia accorto &#8211; pensai, sudando freddo.</p>



<p>Io, mio padre e mio zio ci accomodammo in salotto. Mio padre si sedette sul divano, io sulla poltrona alla sua sinistra e mio zio sulla poltrona di fronte a me. Ma madre andò a preparare un buon caffè che poi ci bevemmo tutti insieme, chiacchierando dei vecchi tempi, delle differenza tra Palermo e Roma e di come fosse stato il suo viaggio. Nonostante cercassi di seguire la conversazione, ero troppo preso da mio zio. Mi abbandonai totalmente ad ammirare le sue possenti e maschie forme incurante del fatto che potesse notarlo. Di tanto in tanto lui mi guardava e mi sorrideva. Dopo un po&#8217; tornò mia madre. Si&#8230; non mi ero nemmeno accorto che si fosse alzata.</p>



<p>&#8220;Tutto a posto, Carmelo. Ho sistemato le tue cose nella stanza di Stefano. Per stasera dormirai qui. Devi riposarti.&#8221; A questo punto occorre fare una precisazione. Anni fa prima che io nascessi, mio zio cercava un appartamento in cui vivere e per un po&#8217; visse con mia madre e mio padre. Poco tempo prima, i miei avevano comprato un armadio-letto a scomparsa; di quelli che si aprono verticalmente e che chiusi si mimetizzano, prendendo la forma di un armadio, appunto. Lo zio dormiva proprio in quel l&#8217;armadio-letto allora, nella stanza degli ospiti. Un anno dopo che mio zio trovo casa e si trasferì, mia madre rimase incinta di me e così la stanza degli ospiti diventò la mia stanza. Ma l&#8217;armadio-letto era rimasto li. Parecchi anni dopo risorse dalle sue ceneri. Al tempo delle scuole elementari infatti, invitavo ogni tanto qualche compagno di scuola a dormire da me. Ma dopo quella circostanza era rimasto inutilizzato. Anche se di recente avevamo sostituito il vecchio materasso a molle con uno in lattice, in caso servisse.</p>



<p>&#8220;Dormire qui? Ma non vorrei disturbare&#8230;&#8221; disse mio zio</p>



<p>&#8220;Ma quale disturbo! Questa è casa tua.&#8221; disse mio padre</p>



<p>Un brivido mi percorse la schiena. Io e mio zio avremmo dormito nella stessa stanza! Ero arrapato come una bestia e già mi immaginavo da solo con lui li dentro e sentivo salire in me la voglia di saltargli addosso.</p>



<p>&#8220;Ascolta Ste&#8217;&#8230;&#8221; disse mia madre &#8220;dovresti farmi un favore. Io e tuo padre dobbiamo andare a fare la spesa. Potresti fare tu il letto allo zio?&#8221;</p>



<p>&#8220;Certo. Ci penso io, tranquilla.&#8221; risposi io</p>



<p>&#8220;Se volete vi do una mano.&#8221; disse mio zio</p>



<p>&#8220;Ma no, non ce ne bisogno&#8221; rispose mio padre &#8220;tu riposati e riprenditi dal viaggio.&#8221; e i miei uscirono dalla porta</p>



<p>Io e mio zio eravamo quindi rimasti soli in casa ed io cominciai a sentire caldo.&nbsp;</p>



<p>&#8220;Ok, Stefano&#8230;&#8221; disse mio zio &#8220;Io vado a farmi una doccia per rinfrescarmi.&#8221;</p>



<p>&#8220;D&#8217;accordo, zio. Io vado a prepararti il letto.&#8221; e andai nella mia stanza</p>



<p>Dopo aver aperto il terzo cassetto dell&#8217;armadio presi le lenzuola pulite e con un cigolio, feci uscire il letto dal suo alloggiamento a forma di armadio. Mentre mettevo il coprimaterasso, sentì il rumore dell&#8217;acqua che usciva dal telefono della doccia. La mia eccitazione riprese a salire. Chiusi gli occhi e immaginavo l&#8217;acqua che correva su quella montagna di<strong> carne succulenta e pelosissima</strong>. E i movimenti che mio zio avrebbe fatto per insaponarsi mi fecero ricordare la scena di un film di cui non ricordo il nome di uno dei miei attori preferiti. <strong>Bob Hoskins</strong>. L&#8217;immagine del corpo di mio zio grondante d&#8217;acqua mi provocò un&#8217;erezione e questo mi spinse a toccarmi. Cazzo, come l&#8217;avevo duro! Immaginavo che fosse mio zio a toccarmelo. Complimentandosi per quanto fossi maschio. E ovviamente anche io immaginavo di toccarlo. In quel momento mi tornarono in mente tutte le fantasie fatte su mio zio nel corso degli anni. Ci affondai dentro, in totale abbandono. Incurante di ogni altra cosa intorno a me. Perfino del tempo che passava. All&#8217;improvviso una voce alle mie spalle parlò.</p>



<p>&#8220;Vedo che sei molto bravo a preparare il letto.&#8221; disse mio zio</p>



<p>Non avendolo sentito arrivare, trasalì dallo spavento che mi fece passare l&#8217;erezione. Ripresi a sistemare il letto facendo finta di niente.</p>



<p>&#8220;Bèh&#8230; me la cavo.&#8221; risposi io ancora intento a mettere l&#8217;ultima coperta</p>



<p>avevo appena finito di dirlo che qualcosa atterrò sul letto. Era un telo doccia. <strong>Mio zio era nudo dietro di me! </strong>Mi girai lentamente quasi mi sembrò di sentire le mie vertebre cervicali scricchiolare come i cardini arrugginiti di una porta.</p>



<p>Mio zio era un sogno. Pelosissimo proprio come piace a me. Come avevo notato prima, il cespuglio di peli del petto era bianco ma dalla panciona in giù invece era ancora sale e pepe. Braccia robuste e pelose con qualche vena leggermente in rilievo qui e la. Aveva l&#8217;ombelico all&#8217;infuori e io adoro l&#8217;ombelico all&#8217;infuori! Scendendo ancora i miei occhi vennero attratti dal suo cazzo. Dimensione nella media, proporzionato, mediamente peloso e scuro. D<strong>alla punta del prepuzio colavano delle gocce d&#8217;acqua e ad ogn&#8217;una di quelle goccia, la voglia di prenderlo in bocca e succhiarglielo per bene aumentava.</strong> Le palle erano belle grosse e invitanti. Come si intravedeva dai pantaloni, le sue gambe erano due tronchi spessi e robusti. Pelosissime come il resto del suo corpo meraviglioso. E i piedi&#8230; Avrei tanto voluto succhiare tutte le dita di quei magnifici piedoni. Il mio cuore cominciò a battere all&#8217;impazzata. Volevo saltargli addosso sbattendomene delle possibili conseguenze! Come si fa a resistere all&#8217;irresistibile? Mi rigirai e feci finta di continuare a rassettare il letto. Per dare tempo ai miei ormoni di calmarsi e a mio zio di mettersi qualcosa addosso. Ma non lo sentì muoversi. Anzi&#8230; Ebbi perfino l&#8217;impressione che mi stesse osservando.</p>



<p>&#8220;Ehi, ragazzo&#8230; Lo sai che hai proprio un bel culo?&#8221;</p>



<p>E con quelle parole non fu più solo un&#8217;impressione. Continuai a far finta di aggiustare il letto ma lo zio aveva troppi anni per caderci.</p>



<p>&#8220;Ragazzo&#8230; quelle lenzuola sono apposto. Ma qui c&#8217;è ancora qualcosa che puoi&#8230; &#8216;sistemare&#8217;&#8230;&#8221;</p>



<p>E sentì un suono. <strong>Un suono che si chiama maschio</strong>. Unico e inconfondibile. Che trovò conferma quando mi girai. <strong>Lo zio si era preso in mano cazzo e palle e li agitava</strong>. E il cazzo gli sbatteva sul pancione. Davanti a&nbsp; quella vista mi sentì il sangue alla testa. E il cuore andava per conto suo.</p>



<p>&#8220;Zio&#8230; io non penso che&#8230;&#8221;</p>



<p>&#8220;Tu pensi troppo, Ste&#8217;.&#8221; e venendo verso di me, mi abbracciò. E le sue manone forti e robuste mi avvolsero delicatamente. Dalla schiena le sentì scivolare sulle natiche. E li si fermarono. Muovendo il bacino orizzontalmente, strusciava il suo cazzo sul mio. Avevo pantaloni e mutande ma cazzo! Se con i suoi pantaloni e mutande l&#8217;avevo sentivo forte e chiaro, senza nulla addosso era come averlo dentro le mutande!</p>



<p>&#8220;Senza niente si sente meglio, vero? Eh?&#8221;</p>



<p>Cavolo! Allora se n&#8217;era accorto! A quel punto mi lasciai trascinare. Tutto era già chiaro, infondo. Anch&#8217;io iniziai a strusciarmi su di lui, unendo il mio movimento al suo.</p>



<p>&#8220;Si&#8230; Così, Stefanuccio bello! I momenti migliori devono essere vissuti. Non ha senso pensarci su.&#8221; c&#8217;erano le migliori premesse per una scopata che difficilmente avrei dimenticato ma quando c&#8217;è una faccenda in sospeso è difficile concentrarsi su altro. E quella risposta fu come una bomba atomica. La mia rabbia che io credevo di aver rimosso, scoppiò e mi fece straparlare.</p>



<p>&#8220;Già&#8230; come quando te ne sei andato e mi hai lasciato solo?&#8221; e lo spinsi via</p>



<p>&#8220;Ma che dici, Ste&#8217;?&#8221;</p>



<p>&#8220;Evidentemente non ero così importante come quella scoperta&#8230;&#8221;</p>



<p>&#8220;Ma Stefano&#8230;&#8221;</p>



<p>&#8220;Tranquillo. Non fa niente, zio&#8230; &#8216;I momenti migliori devono essere vissuti&#8217;, no? Ma io non mi sono arreso! Sono andato avanti, credendo che alla fine ce l&#8217;avrei fatta anch&#8217;io. Mi sono specializzato perché tu potessi essere fiero di me quando saresti tornato. E mi avresti dato una mano a diventare Antropologo come te&#8230; e invece&#8230;&#8221;</p>



<p>&#8220;Stefano&#8230;&#8221;</p>



<p>&#8220;Ho fatto girare il mio curriculum non so più quante volte. Ma ho solo collezionato un infinita serie di &#8216;no, grazie&#8230;&#8217;, &#8216;ora non abbiamo bisogno&#8217;&#8230; e poi quel &#8216;richiesta esperienza&#8217;&#8230; Capisci? Pure per il culo sono stato preso! Dove cazzo l&#8217;avrei dovuta fare l&#8217;esperienza se nessuno mi prendeva? So solo avessi avuto un&#8217;occasion&#8230; Me ne serviva solo una, accidenti!!! Ma la verità è che&#8230; mi sono fidato della persona sbagliata!&#8221; e poi mi diressi verso la mia laurea che avevo messo in cornice appesa &#8220;Guarda qui! Sette anni della mia vita buttati nel cesso.&#8221; e sfilai la cornice dal muro, prendendola in mano &#8220;SETTE ANNI!!!&#8221; e lanciai la cornice con tutta la mia forza al muro accanto. Vicino la finestra. L&#8217;interno angolo tra le due pareti era pieno di cocci. Dopo mi sedetti sul letto tenendomi la testa con le mani.</p>



<p>Mio zio restò in silenzio per qualche secondo. Poi si avvicinò e mi mise una mano sulla spalla</p>



<p>&#8220;Stefano&#8230; tu pensi veramente che per me il lavoro sia più importante di te? Della mia famiglia? Lo pensi sul serio? Io mi farei ammazzare per voi!&#8221; disse con voce tremante</p>



<p>&#8220;Io non so più niente, zio. Sono solo stufo. Gli altri riescono sempre a fare tutto. Io, invece&#8230; volevo solo una possibilità? Solo una! Era troppo, forse?&#8221;</p>



<p>&#8220;No. Non era troppo. Tu hai lavorato sodo e te la meritavi un&#8217;occasione.&#8221; e calò il silenzio per qualche secondo</p>



<p>&#8220;Ascolta Ste&#8217;&#8230;&#8221; riprese lo zio &#8220;so che questa cosa ti fa stare male&#8230;&#8221; e con la mano sul mio mento mi sollevò la testa, facendomi guardare verso di lui &#8220;Ma non sempre le cose nella vita vanno come ci si aspetta. Ad un certo punto, un uomo deve farsene una ragione&#8230;&#8221;</p>



<p>&#8220;Certo, zio.&#8221; e agitai le testa per togliermi la sua mano di dosso &#8220;Per te è facile dirlo&#8230; Tu ce l&#8217;hai fatta. Hai realizzato il tuo sogno&#8230; hai ottenuto quello che volevi. Tu sei uno che è riuscito nella vita. Che ne puoi sapere di come mi sento io?&#8221; e riabbassai la testa</p>



<p>&#8220;Si. Hai ragione, Ste&#8217;. E&#8217; vero. Io sono stato fortunato. Ho realizzato il mio sogno. Sono diventato un antropologo e ho scoperto tante cose e posti nuovi. Eh, si. Posso proprio dire di essere riuscito nella vita. Sono riuscito ad arrivare a 51 anni da solo&#8230;&#8221;</p>



<p>Restai colpito da quella risposta. Alzai di scatto la testa.</p>



<p>&#8220;Quello fortunato sei tu, ragazzo. Hai un lavoro sicuro e quella stabilità che ti permetterà di costruirti una vita con qualcuno. E di esserci sempre per lui. O pensi che sia più facile saltellando continuamente da un posto all&#8217;altro?&#8221;</p>



<p>&#8220;Ma&#8230; ma io&#8230;&#8221; non sapevo che dire&#8230;</p>



<p>&#8220;Non immagini quanto vorrei essere al tuo posto e avere una seconda occasione! Continuavo a dirmi&#8230; &#8216;vabbè&#8230; sono ancora giovane&#8230; c&#8217;è tempo&#8230;&#8217; e intanto gli anni passavano&#8230; fino a che sono arrivato a 51 anni. Quante possibilità credi abbia un uomo di mezza età come me di farsi una vita con qualcuno?&#8221;</p>



<p>e vedendo che lo fissavo dispiaciuto continuò &#8220;Non pensi più che io sia così fortunato, vero?&#8221;</p>



<p>Quanto mi sentì idiota, in quel momento. Chissà quale stupida idea mi aveva fatto pensare che lo zio non si fosse sposato per scelta o che non desiderasse farsi una famiglia, come tutti. Per non parlare poi della cavolata col botto che pensasse solo al suo lavoro, fregandosene di tutto il resto. Lo sapevo già da me che non era vero. Mio zio ha sempre messo la famiglia sempre al primo posto, nella sua vita. E mi ha sempre voluto un bene dell&#8217;anima. Ma nella rabbia si sa, si dicono tante cose che non si pensano. Ero così preso di quello che provavo che vidi le cose solo dal mio lato. Fui così egoista! E me ne vergognai profondamente.</p>



<p>&#8220;Zio&#8230; Ti prego, scusami. Hai proprio un nipote idiota&#8230;&#8221;</p>



<p>&#8220;Beh&#8230;&#8221; e mi riprese il mento, sollevandomi la testa per guardami negli occhi &#8220;non più idiota di suo zio&#8221; e fece l&#8217;occhiolino. Questa risposta di mio zio, mi fece scappare una risata</p>



<p>&#8220;Zio&#8230; io non pensavo le cose che ho detto. Lo sai, vero?&#8221;</p>



<p>&#8220;Ma certo che lo so, Ste&#8217;.&#8221; e mi poggiò la mano sulla guancia &#8220;Avevi solo bisogno di sfogarti, tutto qui.&#8221;</p>



<p>&#8220;Tu non sei brutto&#8221; dissi io, mettendo la mia mano sulla sua che era sulla mia guancia &#8220;a molte persone piacciono gli uomini più grandi. Tu puoi ancora costruirti una vita con qualcuno. Non è troppo tardi.&#8221; e feci un sorriso ironico dicendo &#8220;Non te lo ricordi quel film? La vita comincia a 40 anni. Sei ancora giovanotto, tu&#8230;&#8221;</p>



<p>&#8220;Oh si, certo&#8230;&#8221; e mio zio rise fragorosamente. E io con lui. Poi guardandolo negli occhi</p>



<p>&#8220;Posso abbracciarti, zio?&#8221;</p>



<p>&#8220;Ma certo, figliolo&#8221; disse allargando le braccia. Da seduto lo strinsi all&#8217;altezza del suo pancione. Man mano che la tristezza passava mi resi sempre più conto della consistenza di ciò che stravo stringendo. E così iniziai a muovere la testa, strusciandola sul pancione per godermela fino in fondo. Mentre le mani dalla schiena, si spostavano sul davanti, tenendola dai lati. Sentire quanto fosse soda, tonda e&#8230; bella grossa era meraviglioso!</p>



<p>&#8220;Hai una pancia che una meraviglia della natura, zio. Mi spiace di aver rovinato il tuo approccio di prima. Era così bello&#8230;&#8221;</p>



<p>&#8220;Oh&#8230; non ti preoccupare, Ste&#8217;. Posso sempre farne uno migliore&#8230;&#8221; E prendendomi per le spalle mi diede una spintarella che mi fece ritrovare disteso sul letto.</p>



<p>Dopo avermi dato la spalle, lo zio si sedette sul mio pacco, strusciandosi su di esso.</p>



<p>&#8220;Oh, signore!&#8221; esclamai</p>



<p>&#8220;Se&#8230;&#8221;</p>



<p><em>(Si&#8230;)</em></p>



<p>fece lo zio con voce roca.</p>



<p>&#8220;Tèccat&#8217; stu bìaddu rarrìari, curùzzu mìu! Fàcci sìantiri o zìu comu t&#8217;attisìsci tùttu u paipaggiùni!&#8221;</p>



<p><em>(Ecco. Goditi questo bel culone, ragazzo mio! Fai sentire allo zio come ti si indurisce tutto quanto!)</em></p>



<p>E questo non tardò ad accadere. Avete presente quelle gif o quei video in cui si vede un&#8217;erezione che si compie nel giro di qualche secondo perché l&#8217;uno o l&#8217;altro sono accelerati di parecchio? Beh&#8230; fu proprio così. Un&#8217;erezione come quella mai l&#8217;avevo avuta. Un bozzo sempre più pronunciato si ergeva rapidamente davanti le natiche pelose di mio zio. Come quei filmati nei documentari in cui si vedono germogli di piante spuntare dal terreno a crescere. Anche in questo caso, in filmati accelerati per mostrare meglio il fenomeno. In quell&#8217;impeto, mi tolsi la maglietta.</p>



<p>&#8220;Minkia, curò! Si sìanti ca si me n&#8217;pùti! Chìsta mìnkia ra nòstra ràzza è!</p>



<p><em>(Cazzo, figliolo! Si sente che sei mio nipote! Questa è il cazzo della nostra famiglia!)&#8221;</em></p>



<p>Come mi sentì orgoglioso di me! Ho sempre voluto essere un po&#8217; come mio zio. Forte e virile&#8230; Gli afferrai i fianchi e iniziai a muoverlo avanti e indietro. Come se lo stessi già scopando.</p>



<p>&#8220;Se, curò. Tastatìllu bùanu. Ca po&#8217; ciù rùgnu iu a manciàri a du p&#8217;nnulùni chin&#8217;i ruci!&#8221;</p>



<p><em>(Si, figliolo. Assaggialo per bene. Che poi glie lo do io da mangiare a quel pisellone pieno di latte!)</em></p>



<p>&#8220;Se&#8230; Te ghìnchiri comu&#8230;&#8221;</p>



<p><em>(Si&#8230; Ti riempirò come&#8230;)</em></p>



<p>E in quel momento mio zio aumentò di colpo la velocità</p>



<p>&#8220;Raricchi t&#8217; le fàri nìasciri, curò! R&#8217;ARICCHIIIII!!!!!!!! AHHHHHH!!!!!!!!!&#8221;</p>



<p><em>(Te la farò uscire dalle orecchie, figliolo! DALLE ORECCHIEEEEEE!!!!!!!! AHHHHHH!!!!!!!!!)</em></p>



<p>Che furia! Mio zio era proprio impaziente di cominciare. E pure io. Feci versi e semi-urli che chiunque c&#8217;avesse sentito, avrebbe pensato &#8216;quei due stanno scopando&#8217;. E ancora non avevamo nemmeno iniziato. Mio zio si alzò e&#8230; cazzo! Mi voleva proprio far eccitare come si deve! Si mise prono su di me e riprese a strusciarsi su di me. Che magnifica visione era il cazzo dello zio che scorrendo sul mio, faceva copri e scopri! Quel suo favoloso prepuzio scivolava così bene! E ritornava indietro senza attaccarsi. Ed era bagnato solo dei suoi umori! Mio zio Carmelo aveva raggiunto una flessibilità che si guadagna soltanto con anni e anni di scopate, assieme alla rottura della membrana del frenulo che tiene prepuzio e glande attaccati. Come ne ero invidioso! Il mio ancora ogni tanto si attaccava tornando indietro perché ancora non era abbastanza flessibile e quelle poche inculate che avevo fatto non furono così forti o lunghe da far rompere la mia membrana. Mentre si strusciava, mio zio continuava a dirmi cose eccitanti.</p>



<p>&#8220;Talè ca, masculè. Accussì a pinna ru ziù t&#8217; scrìcchia o culu, dùappu! Seee&#8230;&#8221;</p>



<p><em>(Guarda, ragazzo. E&#8217; così che farà il mio pisello quando ti aprirà il culo! Siii&#8230;)</em></p>



<p>I nostro cazzi sembravano sue manganelli. Io ero in cielo. Afferrai di nuovo il bacino di mio zio e lo muovevo orizzontalmente per fare &#8216;combattere le nostre spade&#8217;. Ma se a me questo eccitava come un pazzo, a mio zio lo fece diventare una vera bestia. E chi lo immaginava che gli piacesse così tanto?</p>



<p>&#8220;Se&#8230; se&#8230; chi manciaciùmi ca m&#8217; fa vìaniri!!! Ahhh&#8230;. minkiàzza bottàna!!!! Ahhhh&#8230;&#8230;&#8221;</p>



<p><em>(Si&#8230; si&#8230; che pruritp mi fa venire! Ahhh&#8230; Porca buttana!!!! Ahhhh&#8230;&#8230;)</em></p>



<p>Mio zio si strusciava così forte e veloce che ebbi il timore che sborrasse subito. Prima ancora che iniziasse il divertimento. Cercai di avvertirlo ma tutto inutile. Era del tutto fuori controllo. Fino a che con un respiro a denti stretti, si fermò&#8230;</p>



<p>&#8220;Minkia no! Marìa, vatìnni&#8230;&#8221;</p>



<p><em>(Cazzo, no! Ti prego, vattene&#8230;)</em></p>



<p>Oh, no! Stava venendo! Era troppo presto! Pregai che riuscisse a tenerlo. Furono istanti interminabili. Una densa colata bianca gli usci dal buco dell&#8217;uretra. Ma il respiro di sollievo che fece assieme ad essa mi tranquillizzò.</p>



<p>&#8220;Bòtta ri sàli&#8230; pìcca ci mancò&#8230; Minkia! A tìasta m&#8217; facìsti pìardiri&#8230;&#8221;</p>



<p><em>(Porca miseria&#8230; Poco ci è mancato&#8230; Cazzo! Mi fai perdere la testa&#8230;)</em></p>



<p>Fiuuuu&#8230;. era solo pre-sperma. Pericolo scampato. Dopo aver tirato anch&#8217;io un respiro di sollievo sentì un calore si di me. Abbassai lo sguardo e la vidi. La densa colata di pre-sperma di mio zio mi era caduta sul pacco duro! Cazzo! Era ancora calda. Anzi&#8230; era così calda che sembrava scottare. Ma senza bruciare. Una sensazione che solo il calore corporeo può dare. Come quello che si sente quando ci si piscia addosso nella vasca da bagno.</p>



<p>&#8220;Minkia! Com&#8217;è abbàmpa!&#8221;</p>



<p><em>(Cazzo! Com&#8217;è caldo&#8230;)</em></p>



<p>&#8220;Se, masculè&#8230; e chiddù ca c&#8217;haiu ne pàlli abbàmpa ancùara chiossài! Virìamu chi sapùri avi &#8216;nacap&#8217;a to pìnna&#8230;&#8221;</p>



<p>(Si, ragazzo. E quello che ho nelle palle è ancora più caldo di così! Vediamo che sapore ha sul tuo pisellone!)</p>



<p>E mio zio si abbassò e mi leccava e mordicchiava il pacco duro già bagnato del suo seme. La colata di pre-sperma di zio Carmelo era bella abbondante e in quei pochi secondi aveva già trapanato il tessuto dei miei pantaloni. Il calore mi era già arrivato alle mutande ma quando sentì la tua bocca fu come se fossi già li dentro. Tra le sue labbra morbide&#8230; e la sua lingua umida che scorreva su di me&#8230; mi sentì avvolto in una dolce presa. Una meravigliosa anticipazione di quella vera e propria. Senza vestiti addosso. Non vedevo l&#8217;ora! Ma anche sentirmi bagnato mi piace tanto. Spesso infatti eiaculo nelle mutande e resto così. Caldo e bagnato a letto. E anche dal lato della pipì, mi piace lasciarne uscire qualche goccia, ogni tanto quando sto a casa. E sentire anche i questo caso, le mutande calde e bagnate. Si&#8230; lo adoro proprio! Il sentirmi bagnato quindi mi piacque così tanto che caddi in trance. Ero così eccitato che non mene accorsi. Leccando e mordicchiando avidamente il cavallo della mia tuta, tirato all&#8217;estremo dal mio cazzo duro e ormai tutto bagnato, aveva afferrato sia il cinto dei miei pantaloni che quello delle mie mutande. Li sfilò con un unico poderoso gesto. E fu così forte che entrambi finirono contro la parete accanto alla porta, cadendo poi a terra.</p>



<p>&#8220;Eheheh Bèllu sapurùsu&#8230;&#8221;</p>



<p><em>(Eheheheh Gustoso&#8230;)</em></p>



<p>e si lecco le labbra con la lingua</p>



<p>&#8220;Ma ùara vògghiu sìantiri chi sapùri av&#8217;a to minkia!&#8221;</p>



<p><em>(Ma ora voglio sentire che sapore ha il tuo cazzo!)</em></p>



<p>Chinatosi di nuovo, zio Carmelo strinse le mie cosce distanziandole un pelo e si soffermò ad ammirare il mio cazzo duro.</p>



<p>&#8220;Tècca fùma!&#8221;</p>



<p><em>(Porca troia!)</em></p>



<p>E si tuffò col viso su di esso. Annusandolo freneticamente qui e la come un cane che cerca la traccia da seguire. I suoi baffi mi solleticavano dovunque, facendo saltellare il mio cazzo di me e anche io stesso sul letto. Ansimavo come fossi in calore. E dopo averla annusata un po&#8217;, con un lungo respiro mio zio rialzò la sguardo&#8230;</p>



<p>&#8220;Mmm&#8230; Un sulu è chiù tìsa ra lìgna ma ciàvura puru ri masculu! Com&#8217;a a natùra cumànna!&#8221;</p>



<p><em>(Mmm&#8230; Non solo è più duro del legno ma odora pure di maschio. Come la natura vuole!)</em></p>



<p>E con rapida voracità se lo mise in bocca. <strong>Che bocca calda aveva, mio zio! </strong>E che lingua morbida! Mmm&#8230; mille volte meglio di come l&#8217;avevo immaginata, sentendola attraverso pantaloni e mutande! Mi sentì risucchiare nel profondo. Sentire quello stimolo precorrermi tutto il canale dell&#8217;uretra, mi fece temere di perdere il controllo e che sarei venuto subito. Ma dopo quella vorace e forte presa in bocca, lo sentì allentare la presa e scorrere su e giù più leggero. Se avessi avuto dei dubbi al riguardo, quella sarebbe stata la prova che mio zio come tutti, aveva avuto le sue avventure qui e la. Le sue succhiate, assieme ai suoi baffoni che mi accarezzavano il sotto pancia ad ogni affondo e i mugugni che li accompagnavano, mi fecero abbandonare del tutto! Mentre la sua bocca faceva la festa al mio cazzo, le mani di mio zio viaggiavano per il mio corpo. Prima mi accarezzava le cosce&#8230; poi mi menava un po&#8217;, mentre mi leccava le palle. Oppure lo teneva facendo una pompa mista mano-bocca. E poi saliva su, accarezzandomi le braccia, le spalle e stringendomi il petto. Finendo per pizzicarmi i capezzoli in un modo così seducente come solo i veri uomini sono capaci da fare! Ero del tutto in suo potere&#8230; un pezzo di pongo nelle sue mani. Remissivo nel profondo. E a mio zio piaceva molto. Ma anche lui voleva sentirsi in mio potere e così mi prese una mano e se la portò sulla nuca. Voleva essere accompagnato? Con immenso piacere! Mentre gli tenevo la testa, mio zio faceva dei <strong>mugugni vogliosi</strong>. Come se dicesse &#8216;Mettici più forza&#8217;. E così feci. C&#8217;avevo azzeccato in pieno! I suoi gemiti goduriosi mi incitavano ad essere sempre più incisivo. Strinsi forte nel mio pugno i suoi capelli per avere una presa più salda. Aumentavo progressivamente la velocità fino a che di botto, lo lasciavo li fermo. Con tutto il mio cazzo in bocca e la faccia baffuta spiaccicata sui miei peli pubici. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="453" src="https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2021/03/racconti-gay-racconti-bear-zio-carmelo_3-1.jpeg?resize=1024%2C453&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-4213" srcset="https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2021/03/racconti-gay-racconti-bear-zio-carmelo_3-1.jpeg?resize=1024%2C453&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2021/03/racconti-gay-racconti-bear-zio-carmelo_3-1.jpeg?resize=300%2C133&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2021/03/racconti-gay-racconti-bear-zio-carmelo_3-1.jpeg?resize=768%2C340&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2021/03/racconti-gay-racconti-bear-zio-carmelo_3-1.jpeg?w=1187&amp;ssl=1 1187w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Lo muovevo a destra e a sinistra per spiaccicarlo di più e lui faceva un verso a metà tra il ringhio di un cane che non vuole mollare una cosa che tiene stretta tra i denti e i versi di una persona che mangia avidamente! Come gli piaceva! Lo tenevo così per un po&#8217;. Poi lo lasciavo. E dopo aver preso fiato, mio zio diceva</p>



<p>&#8220;Ammùtta chiossài, curò. A vògghiu sìantiri no stùamacu ri tùtti i bànni!!!&#8221;</p>



<p><em>(Spingi di più. figliolo. Voglio sentirla arrivarmi allo stomaco da tutte le parti!!!)</em></p>



<p>Dopo qualche minuto di quel pompaggio meraviglioso, mio zio si sfilò e si alzò, tendendomi le mani.</p>



<p>&#8220;Sùs&#8217;ti!&#8221;</p>



<p><em>(Alzati!)</em></p>



<p>disse mio zio. E afferrate le sue mani mi tirò su con forza. E quando fummo faccia a faccia&#8230;</p>



<p>&#8220;Quàntu m&#8217;attìzzi, sangù! Addivintàsti pròpria un bèddu picciùattu. Ma com&#8217;è ca si ancùara schìattu?</p>



<p><em>(Quanto mi arrapi, figliolo! Sei diventato proprio un bel ragazzo. Ma come mai sei ancora single?)&#8221;</em></p>



<p>E di nuovo con la stessa passione di prima, quella tipica del siculo verace, mi agguantò e mi infilò la lingua in bocca. E fu un baciò straordinario! Sentivo le mani di zio Carmelo per tutto il mio corpo. Sulle spalle, sulla schiena&#8230; e poi mi afferravano le natiche con forza, come all&#8217;inizio. Piazzando qualche bella sculacciata, ogni tanto. Com&#8217;era bello sentire i suoi baffoni sulla mia barba! Che sensazione sublime!</p>



<p>&#8220;U sai, sangò? Era na vìta ca un cristiànu un mi facìava tùttu stu prìu&#8230;&#8221;</p>



<p><em>(Lo sai, figliolo? Era una vita che qualcuno non mi faceva sentire così vivo&#8230;)</em></p>



<p>diceva a intervalli uscendo e rientrando la sua lingua nella mia bocca</p>



<p>&#8220;&#8230;ca m&#8217;att&#8217;zzàva r&#8217;accussì. M&#8217; sta facìannu sìantiti n&#8217;aimmàlu! Po èsser mài ca no riùni ci piac&#8217; a tùtti u stìcchiu?&#8221;</p>



<p><em>(&#8230;che non mi arrapava così. Mi stai facendo sentire un animale! E mai possibile che a tutti qui piacciano le donne?)</em></p>



<p>e iniziò a baciarmi il collo. E un&#8217;altra bella pacca sul culo ben assestata mi fece trasalire di piacere.</p>



<p>&#8220;No&#8230; cu quaicchùnu m&#8217;arraspàv&#8217;, ogn&#8217; tàntu&#8230; Ah! Ma o ci piàciava sùlu pigghiàlla o sùlu ràlla. Iu sugnu r&#8217;accussì. Iu unn&#8217;accumìnciu u zitamìantu sì sàcciu ca all&#8217;àvutru a na bànna u facìssi arristàri a diùnu. Oppùru ìaranu fànghi!&#8221;</p>



<p><em>(No&#8230; con qualcuno ho scopato, ogni tanto. Ah! Ma o erano solo attivi o solo passivi. Io sono così. Non comincio una relazione se so di non poter accontentare l&#8217;altro da un lato. Oppure erano stronzi.)</em></p>



<p>&#8220;U sàcciu, sangù. I fànghi sùnnu runn&#8217;è ghiè.&#8221;</p>



<p><em>(Lo so, figliolo. Gli stronzi sono ovunque.)</em></p>



<p>e mi strinse forte, facendo un lungo respiro sul mio collo, come se stesse respirando me. E poi mi sussurrò vicino l&#8217;orecchio</p>



<p>&#8220;Un sùlu na pìnna, sangù&#8230; pùru na tutt&#8217; l&#8217;avutri banni ciàri ri màsculu! Quùntu mi piàcì, sàngu mìu!&#8221;</p>



<p><em>(Non è solo il pisello, figliolo&#8230; anche da tutte le altre parti odori di maschio! Quanto mi piaci, figlio mio&#8230;)</em></p>



<p>La sua manona destra scorreva sul mio petto, mentre lo diceva. E poi si fece un&#8217;altra bella e lunga annusata sul mio collo.</p>



<p>&#8220;Quàntu m&#8217; piaci chìddu ca dicìsti, giò. Ùnu vòli bìaniri cu cùari. E cu vòli bìaniri vìaru è onìastu e u fa addisiàri nìanti.&#8221;</p>



<p><em>(Mi piace quello che hai detto, figliolo. Si ama col cuore. E chi ama davvero è onesto e non fa desiderare nulla)</em></p>



<p>E poi ancora più vicino all&#8217;orecchio</p>



<p>&#8220;U sài ca pùru iu sùgnu ràccussì? U rùgnu e u pìgghiu&#8221;</p>



<p><em>(Lo sai che anch&#8217;io sono così? Lo do e lo prendo)</em></p>



<p>e mi leccò l&#8217;orecchio dal lobo fin su per tutto il padiglione auricolare.</p>



<p>&#8220;Allùra n&#8217;addivirtìamu ra bèlla, zìu!&#8221;</p>



<p><em>(Allora ci divertiremo alla grande, zio!)</em></p>



<p>&#8220;Spàitti co rìci!&#8221;</p>



<p><em>(Puoi dirlo forte!)</em></p>



<p>Zio Carmelo interruppe l&#8217;abbraccio, distanziandomi per vedermi bene, di nuovo.</p>



<p>&#8220;Chi si bìaddu, Ste&#8217;!&#8221;</p>



<p><em>(Come sei bello, Ste&#8217;!)</em></p>



<p>E con le manone sulle mie spalle, mi osservava attentamente. Dalla testa ai piedi con enorme desiderio.</p>



<p>&#8220;Quànnu vìnni e t&#8217;abbrazzàvu&#8230; t&#8217;avissi&#8230;&#8221;</p>



<p><em>(Quando sono arrivato e ti ho abbracciato&#8230; avrei tanto voluto&#8230;)</em></p>



<p>E in quel momento mi strizzò il capezzolo sinistro. Per la foga usò un po&#8217; troppa forza e mi fece un pelino male. Ma mi piacque lo stesso.</p>



<p>&#8220;&#8230;po ti mittìsti a stricàr&#8217;ti c&#8217;u pìsci&#8230; Minkia, sangù! Sìddu to pàtri e to màtri un n&#8217;avìssiru stàtu da&#8230;&#8221;</p>



<p><em>(&#8230;poi hai iniziato a strusciarti col pisello&#8230; Cazzo, figliolo! Se non ci fossero stati tua madre e tuo padre, io&#8230;)</em></p>



<p>E con entrambe le mani mi assestò due belle sculacciate simultanee sul culo così potenti che mi fecero avvicinare a lui.</p>



<p>&#8220;Ma ùra sèmu sùli, sangù&#8230;&#8221;</p>



<p><em>(Ma ora siamo soli, figliolo&#8230;)</em></p>



<p>&#8220;E t&#8217; po arricriàri ra bèlla, zìu&#8230;&#8221;</p>



<p><em>(E ti puoi divertire quanto vuoi&#8230;)</em></p>



<p>&#8220;E tu pùru&#8230;&#8221;</p>



<p><em>(E anche tu&#8230;)</em></p>



<p>&#8220;Ah, se! Tu a me pìnna ta sucàsti. Ìu a tua ancùara màncu le ciaràtu. Ti par&#8217; giùstu, zìu?&#8221;</p>



<p><em>(Ah, già! Tu il mio cazzo te lo sei succhiato. Io il tuo invece ancora non l&#8217;ho nemmeno annusato. Ti sembra giusto, zio?)</em></p>



<p>dissi scherzosamente</p>



<p>&#8220;Ragiùni hai, sangù! Càlati è pigghiatilla. E&#8217; tùtta pi tìa&#8221;</p>



<p><em>(Hai ragione, figliolo. Abbassati e prendilo. E&#8217; tutto per te.)</em></p>



<p>e mentre lo diceva si distanziava leggermente da me. Quando il suo cazzo duro come il marmo, non più costretto dal mio corpo, balzò verso l&#8217;alto. Proprio come accade quando ci si toglie le mutande con un erezione. Che bel pesciolone aveva zio Carmelo! Da duro, il suo cappuccio si era ritratto quanto bastava perché il buco dell&#8217;uretra fosse pienamente visibile. Sul bordo del prepuzio, bagnato e lucido come la cappella sottostante, e più in basso ai lati, alcune venuzze erano in rilievo. Ma in realtà il cazzo dello zio era di un liscio che rasentava la perfezione. Faceva capolino da un folto ma corto cespuglio scurissimo. Tuttavia c&#8217;erano alcun peli bianchi più lunghi. Il suo odore mi arrivava forte e chiaro già da in piedi. Abbassandomi, mi investì con tutta la sua potenza. A quell&#8217;altezza potei vedere meglio anche le palle di zio Carmelo. Il suo scroto pur essendo pendente era leggermente ritirato verso il corpo. Forse perché lo zio non si era asciugato dopo la doccia. Era un bel sacchetto peloso, con dentro due uova di prima scelta. A stento entravano nella mia mano. Le rimestai un po&#8217;, godendomi quella consistenza e il fruscio che i suoi peli facevano, sfregandomi il palmo.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2021/03/racconti-gay-racconti-bear-zio-carmelo_2.jpg?resize=1024%2C576&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-4211" srcset="https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2021/03/racconti-gay-racconti-bear-zio-carmelo_2.jpg?resize=1024%2C576&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2021/03/racconti-gay-racconti-bear-zio-carmelo_2.jpg?resize=300%2C169&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2021/03/racconti-gay-racconti-bear-zio-carmelo_2.jpg?resize=768%2C432&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2021/03/racconti-gay-racconti-bear-zio-carmelo_2.jpg?w=1280&amp;ssl=1 1280w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>&#8220;Minkia! Còmu pìsanu sti pàlli, zìu&#8230; L&#8217;ha sìantiri come un chiùmmu. E&#8217; bìaru?&#8221;</p>



<p><em>(Cazzo! Come pesano queste palle, zio&#8230; Devi sentirle come il piombo. Vero?)</em></p>



<p>&#8220;Cùippa tùa è, sangù. Tu rìssi ca addivintàsti tròppu bìaddu. E un m&#8217;attizzàva r&#8217;accussì ri&#8230; macàri mu sciuddàvu, va&#8230;&#8221;</p>



<p>(E&#8217; colpa tua, figliolo. Te l&#8217;ho detto che sei diventato tanto bello. E io non mi arrapavo così da&#8230; neanche me lo ricordo più, va&#8230;)</p>



<p>&#8220;Mèggi&#8217;accussì, ziù. Picchì a mia&#8230;&#8221;</p>



<p><em>(Meglio così, zio. Perché a me&#8230;)</em></p>



<p>e gli leccai lo scroto partendo dal fondo, tra le cosce e con una sola leccata presi prima una e poi pure l&#8217;altra palla</p>



<p>&#8220;M&#8217; piaci manciàri assai!!!&#8221;</p>



<p><em>(Mi piace mangiare molto!!!)</em></p>



<p>e dopo avergli leccato frontalmente la cappella semicoperta dal prepuzio, dal basso verso l&#8217;alto, lo presi in bocca. Minkia! Com&#8217;era succulento, quel pisellone! Non mi risparmiai. All&#8217;inizio mi concentrai sulla cappella. Succhiavo tutto il glande serrando un po&#8217; le labbra per fargli sentire il risucchio fino in fondo, ad ogni uscita. Mentre con la lingua gli grattavo con calda morbidezza il frenulo, facendolo ansimare. Accompagnavo il tutto con la mano, massaggiando tutto il collo del cazzo a ritmo delle mie succhiate</p>



<p>&#8220;Mèeeezzeca, curò! Bùana a sa maniàr&#8217; a pìnna&#8230;&#8221;</p>



<p>(Porca troia, figliolo mio! Lo sai trattare bene il pisello&#8230;)</p>



<p>&#8220;Ancùara màncu hàiu accuminciàtu, zìu&#8230; àvi chiossài i rèc&#8217;ànni ca pìansu a còmu ìnchiri stu pinnulùni! E fàrimìllu scoppiàri in càpu&#8230; o i rìntra&#8230; Mìnni facìsti fàri ri minatùna ri quànt&#8217;àvi c&#8217;accuminciò a aggrizzàrisi&#8230; Stairnàta me rifàri ri tùttu u rùci ca mi facìsti ittàri!&#8221;</p>



<p>(Ancora non ho nemmeno iniziato, zio&#8230; sono più di 10 anni che penso a come riempire questo pisellone! E a come farmelo scoppiare addosso&#8230; o dentro&#8230; Me ne hai fatte fare di seghe da quando ha iniziato ad alzarsi&#8230; Oggi mi rifarò di tutto lo sperma che mi hai fatto buttare!)</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="991" height="675" src="https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2021/03/racconti-gay-racconti-bear-zio-carmelo_1.jpeg?resize=991%2C675&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-4212" srcset="https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2021/03/racconti-gay-racconti-bear-zio-carmelo_1.jpeg?w=991&amp;ssl=1 991w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2021/03/racconti-gay-racconti-bear-zio-carmelo_1.jpeg?resize=300%2C204&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2021/03/racconti-gay-racconti-bear-zio-carmelo_1.jpeg?resize=768%2C523&amp;ssl=1 768w" sizes="auto, (max-width: 991px) 100vw, 991px" /></figure>



<p>per non interrompere &#8216;la mungitura&#8217;, mentre parlavo glie lo menavo un po&#8217;. E andavo sempre più veloce. E all&#8217;ultima frase usavo così tanta foga, che zio Carmelo si mise ad urlare</p>



<p>&#8220;SE SANGÙ!!! SEEEEEEEEEEE!!!!!!!!!!!! ASCIÙCAMIIIIIIIIIIIIII!!!!!!!!!!&#8221;</p>



<p><em>(SI, FIGLIOLO! SIIIIIIIIIII!!!!!!!!!!!! ASCIUGAMIIIIIIIIIIIIII!!!!!!!!!!)</em></p>



<p>Cavolo! Doveva davvero essere parecchio tempo che zio non scopava&#8230;</p>



<p>&#8220;No, zìu&#8230; ancùara è prìastu. Caimmàti&#8230; Caimmàti&#8230;&#8221;</p>



<p>(No, zìo&#8230; ancora è presto. Calmati&#8230; calmati&#8230;)</p>



<p>E rallentai di botto la menata, accarezzandogli il pancione con l&#8217;altra mano.</p>



<p>&#8220;Siddu ti ni vìani ùara, fai sùlu na stìzza. E tu si chiù màsculu i r&#8217;accussì&#8230; Ìu u sàcciu&#8230;&#8221;</p>



<p><em>(Se sborri ora, fai solo una goccia. E tu sei molto più maschio di così&#8230; io lo so&#8230;)</em></p>



<p>&#8220;Ah&#8230; ah&#8230; Raggiùni hài, curò&#8230; Ma mi sta facìannu accussì prìu ca&#8230; tu rìssi. A tìasta mi facìsti pìaiddiri!&#8221;</p>



<p><em>(Ah&#8230; Ah&#8230; Hai ragione, ragazzo&#8230; Ma mi stai dando così tanto piacere che&#8230; te lho detto. Mi fai perdere la testa!)</em></p>



<p>&#8220;Tu rìssi, zìu. Chìstu, ancùara nìanti è&#8230;&#8221;</p>



<p><em>(Te l&#8217;ho detto zio. Questo ancora non è niente&#8230;)</em></p>



<p>E lo presi di nuovo in bocca e stavolta feci sul serio. Niente mani. Solo il suo cazzo e la mia bocca senza fondo. Andavo su e giù fino in fondo senza problemi. Zio Carmelo aveva un cazzo nella media. Forse di 1 o 2 cm al di sopra di essa. Quel tanto che basta per essere grosso all&#8217;occhio e giusto per la bocca. I cazzoni più grossi sono belli ma li ho sempre trovati poco pratici da usare. Ma il punto forte del cazzo di mio zio era il suo spessore. Era un bel salsicciotto succoso e spesso che faceva venire voglia di spolparlo a dovere e senza sosta! Mentre succhiavo avidamente quel pesciolone che faceva di zio Carmelo un uomo con la &#8216;U&#8217; maiuscola, assestavo qualche bella pacca al suo sedere, a cui nel frattempo mi ero appoggiato. Muovendo a tratti il suo bacino avanti e indietro, alternando la pompa alla scopata della mia bocca. Quando gli davo l&#8217;input del movimento, mio zio prontamente attaccava a spingere.</p>



<p>&#8220;&#8216;Nte cannarùazza t&#8217; le far&#8217; arrivàri!!!&#8221;</p>



<p><em>(Te la farò arrivare alle tonsille!!!)</em></p>



<p>E poi, ad una delle sue spinte più profonde, di colpo gli stringevo le natiche, fermando il suo scavo e lasciandomi dentro tutto il suo cazzo. Sempre più duro. Sempre più pieno.</p>



<p>&#8220;Se! Manciatìlla tùtta!&#8221;</p>



<p><em>(Si! Mangiala tutta!)</em></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2021/03/racconti-gay-racconti-bear-zio-carmelo_6.jpeg?resize=1024%2C576&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-4214" srcset="https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2021/03/racconti-gay-racconti-bear-zio-carmelo_6.jpeg?resize=1024%2C576&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2021/03/racconti-gay-racconti-bear-zio-carmelo_6.jpeg?resize=300%2C169&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2021/03/racconti-gay-racconti-bear-zio-carmelo_6.jpeg?resize=768%2C432&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2021/03/racconti-gay-racconti-bear-zio-carmelo_6.jpeg?resize=1536%2C864&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2021/03/racconti-gay-racconti-bear-zio-carmelo_6.jpeg?w=1881&amp;ssl=1 1881w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>All&#8217;ennesima ripartenza della pompa, alzando lo sguardo, notai che mentre lo succhiavo, lo zio si stimolava i capezzoli con gli occhi chiusi. I<strong> capezzoli di zio Carmelo era due belle capocchie di fiammifero. </strong>Scuri con un alveolo bello grosso ma non troppo. Risaltavano da quella pelliccia bianca che aveva in petto come i biscotti sulla carta forno. Per l&#8217;eccitazione si erano irrigiditi. Avrei tanto voluto pizzicarglieli e succhiarglieli con la stessa avidità con cui gli stavo mungendo il cazzo. Ma prima c&#8217;era un&#8217;altra cosa che impazzivo di fare. E avendo notato che lo zio teneva gli occhi chiusi, ne approfittai. Senza farmene accorgere, aprì leggermente la bocca per farci entrare un dito. Dopo averlo bagnato per bene, misi il dito tra le sue gambe. Presi bene la mira e&#8230; Su! Credevo che avrei dovuto farmi strada per allargarlo e invece entrò con facilità. Ti sei dato da fare, zione. Eh? Quando mio zio senti quel dito si levò un lunghissimo mugugno urlato.</p>



<p>&#8220;Aaaaaaaaaaaaahhhhhhhhhhhhhh&#8230;&#8230;&#8230; Fìgghi i bòna màtri chi si! Accussì, a trarimìantu? Minkia! Còmu te scricchiari, ùara!&#8221;</p>



<p><em>(Aaaaaaaaaaaaahhhhhhhhhhhhhh&#8230;&#8230;&#8230;&nbsp; Disgraziato che non sei altro! Così, a tradimento? Cazzo! Ti sfonderò&#8230;)</em></p>



<p>Non desideravo altro! Il mio cuore andava all&#8217;impazzata. Il dito dietro e la bocca davanti andavano insieme. Mentre una tornava indietro da un lato, l&#8217;altro andava avanti dall&#8217;altro. Come fossero un unico oggetto che si muoveva, scorrendo da un buco all&#8217;altro. Zio Carmelo non la smetteva di ansimare. In realtà alternava ansimi e ruggiti di piacere. Lo stavo facendo godere davanti e dentro insieme. Facendolo sentire sia un trapano umano che vacca in calore ansiosa di farsi montare e inseminare. Non resistette per molto. Mio zio mi fermò di colpo. Mi prese per le spalle e mi alzò. Sollevandomi per le cosce, mi portò in braccio a letto e li mi adagiò. Mi spinse in avanti le gambe e allargandomi le natiche, un espressione vogliosa e ansiosa gli si accese in viso.</p>



<p>&#8220;Ah&#8230; ca sìamu!&#8221;</p>



<p><em>(Ah&#8230; eccolo qui!)</em></p>



<p>E poi mi guardò</p>



<p>&#8220;Stu pirtùsu tu rifàzzu arrìari, sangù! Ahm!&#8221;</p>



<p><em>(Questo buco te lo rifaccio da capo, figliolo! Ahm!)</em></p>



<p>E si avventò con la faccia sul mio culo. Mi sentì spedire in cielo. Mentre la sua lingua calda e morbida si infilava sempre più in profondità nel mio culo, i suoi baffoni mi solleticavano il perineo e il limitare dello scroto. Come io feci prima, anche lui mi stava facendo godere davanti e dietro insieme. Eravamo proprio zio e nipote!</p>



<p>&#8220;Chi bèddu pirtussìdu chi hài, sàngu mìu! È ancùara strittulìddu. Un l&#8217;avisti a dari n&#8217;to spìssu. È bìaru?&#8221;</p>



<p><em>(Che bel buchetto hai, figliolo! È ancora un po&#8217; stretto. Non l&#8217;hai dato spesso. È vero?)</em></p>



<p>&#8220;Ahhh&#8230; ah&#8230; nnoooo&#8230; Zzìu&#8230; Quas&#8217; tùtti u pigghiàvanu sùlu&#8230;&#8221;</p>



<p><em>(Ahhh&#8230; ah&#8230; nnnooo&#8230;Zzio&#8230; erano quasi tutti passivi&#8230;)</em></p>



<p>&#8220;Un t&#8217; proccupàri, sangù. C&#8217; pìansa o zìu a dapiritìllu còmu è di giùstu! Làssa far&#8217; a mìa!&#8221;</p>



<p><em>(Tranquillo, figliolo. Ora ci penserà la zio ad aprirtelo come si deve. Lascia fare a me!)</em></p>



<p>Vidi mio zio alzarsi e aprire una delle sue valige. Tirò fuori una piccola scatola che riconobbi subito. Quando zio Carmelo tirò fuori da quella scatola una bustina argentata, il cuore iniziò a battermi all&#8217;impazzata. E ancora di più quando gli vidi tirare fuori dalla valigia anche un flaconcino viola.</p>



<p>&#8220;Eheheheh Cu chìstù ta fàzzzu sciddicàri i rìntra &#8216;nfìnu &#8216;mmùcca!&#8221;</p>



<p><em>(Eheheheh Con questo te la faccio scivolare dentro fino in bocca!)</em></p>



<p>Mi sentivo friggere dall&#8217;eccitazione! Zio Carmelo tornò a letto, da me. Poggiò la bustina con dentro il profilattico sul materasso accanto a me e aperta la boccetta, prese un po&#8217; di gel. Unto e lucido, il dito di zio Carmelo entrò con un sibilo dentro di me. Godevo come un pazzo.</p>



<p>&#8220;Ah! Ùnu sìnni trasi sùlu sùlu! Passàmu sùb&#8217;tu a dùi!&#8221;</p>



<p><em>(Ah! Uno entra facilmente! Passiamo subito a due!)</em></p>



<p>E così fece. Un altro po&#8217; di lubrificante e sentì subito anche il secondo dito.</p>



<p>&#8220;Ah&#8230; Ràp&#8217;mi, zìu&#8230; ràp&#8217;mi! Aaaahhhh&#8230;&#8221;</p>



<p><em>(Ah&#8230; Aprimi, zio&#8230; aprimi! Aaaahhhh&#8230;)</em></p>



<p>&#8220;Spàitti co rìci, sangù&#8230; spàiti co rìci&#8230;&#8221;</p>



<p><em>(Puoi dirlo forte, figliolo&#8230; puoi dirlo forte&#8230;)</em></p>



<p>La voce roca e goduriosa dello zio col senno di poi sarebbe stata un dolce avviso. Aveva appena finito di dire queste parole che senti prorompere in me con forza ben 4 dita. Mi sentì aprire in due! Ma mai e poi mai avrei anche solo pensato di dirgli di fermarsi! Lo zio non poteva più aspettare! E dopo quella dolce e prepotente violazione di piacere che mi fece piegare la testa all&#8217;indietro, nemmeno io.</p>



<p>&#8220;Amunì, zìu! Tràsi ca minkia! Fìccami! Fìccami fùaitti! Un ma firu chiù&#8230;&#8221;</p>



<p><em>(Dai, zio! Entra col cazzo. Scopami! Scopami forte! Non resisto più&#8230;)</em></p>



<p>&#8220;Se, sàngu mìu. Prùantu si! Famm&#8217; mìatt&#8217;ri u capuccìnu!&#8221;</p>



<p><em>(Si, figliolo. Sei pronto! Fammi mettere il profilattico!)</em></p>



<p>Lo zio prese la bustina argentata da sopra il materasso e si alzò. Si passò un po&#8217; di lubrificante sul cazzo e poi aprì la bustina. Si infilò il profilattico, srotolandolo lentamente fino alla base del cazzo. Poi mise un altro po&#8217; di lubrificante sopra. Menandosi un po&#8217; per spalmarlo bene. Mentre lo faceva, mi guardava.</p>



<p>&#8220;Si pròntu, sangù?&#8221;</p>



<p><em>(Sei pronto, figliolo?)</em></p>



<p>disse col sorriso arrapato</p>



<p>&#8220;Av&#8217; na vìta ca sùgnu pròntu. Vèni tràsi ca distra, zìu! Ca ti fazz&#8217;arricriàri!&#8221;</p>



<p><em>(E&#8217; una vita che sono pronto. Vieni. Entra qui dentro, zio! Che ti faccio godere!)</em></p>



<p>Con le mani mi allargavo le natiche mostrando il mio buco semi largo e rispondevo al suo con il mio di sorriso arrapato. Questa risposta sortì l&#8217;effetto che speravo. Mio zio si arrapò ancora di più. Con tutta la foga che aveva, mi prese per i polpacci, divaricandomi le gambe per avere visuale libera. Puntando il suo cazzo sul mio culo lo infilò dentro. Prima la testa. Poi un po&#8217; di più&#8230; ancora un po&#8217;&#8230; e boom! Era tutto dentro. Sentì un po&#8217; dolore ma sapevo come gestirlo. Anche se non ebbi molte occasioni di farmi inculare, non ero più vergine.</p>



<p>&#8220;Nùddu c&#8217;è ca dintra?&#8221;</p>



<p>(C&#8217;è nessuno qui dentro?)</p>



<p>disse scherzosamente</p>



<p>&#8220;No, zìu. È tùttu pi tìa. Guritìllu!&#8221;</p>



<p><em>(No, zio. È tutto per te. Goditelo!)</em></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2021/03/racconti-gay-racconti-bear-zio-carmelo_4.jpeg?resize=1024%2C576&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-4215" srcset="https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2021/03/racconti-gay-racconti-bear-zio-carmelo_4.jpeg?resize=1024%2C576&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2021/03/racconti-gay-racconti-bear-zio-carmelo_4.jpeg?resize=300%2C169&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2021/03/racconti-gay-racconti-bear-zio-carmelo_4.jpeg?resize=768%2C432&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2021/03/racconti-gay-racconti-bear-zio-carmelo_4.jpeg?w=1198&amp;ssl=1 1198w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Mio zio cominciò a muoversi. Era lentissimo. Voleva godersi il mio culo che aveva tanto desiderato. E anch&#8217;io mi godetti fino in fondo il suo pisellone. Tutte le fantasie che avevo fatto su mio zio erano diventate realtà! La sua carne era dentro di me e più in la anche il suo seme. Mio zio attaccò a spingere. Andava a ritmo normale ma ogni tanto aumentava e allora il suo pube sbatteva contro il mio bacino, producendo quel suono meraviglioso. Simile a quello di prima. Quando mio zio si fece sbattere il pisello contro la panciona. Quel ticchettio virilissimo di zio Carmelo, era accompagnato dal sensuale e maschio ondeggiare del suo pancione che sobbalzava con incantevole grazia avanti e indietro ad ogni affondo. Com&#8217;era bello! Era la sua forza maschia! Glielo presi con entrambe le mani per sentire la sua abbondante e soda consistenza. E per sentirlo scalpitare.</p>



<p>&#8220;T&#8217; piaci a me biddàca, ah? Ahahahah&#8221;</p>



<p><em>(Ti &nbsp;piace la mia panciona, eh? Ahahahah)</em></p>



<p>disse mio zio</p>



<p>&#8220;See&#8230; òmi i pànza, òmi i sustànza! Ah, seeee&#8230;&#8221;</p>



<p><em>(Si&#8230; Uomo di panza, uomo di sostanza! Ah, siiii&#8230;)</em></p>



<p>&#8220;Seee&#8230; e da sustanza t&#8217; le scarricàri tùtta no cùlu, curò&#8230; seee!!! Te bunciàri còmu un pùaiccu!!! Mmmgrrr!!!&#8221;</p>



<p><em>(Siiii&#8230; e quella sostanza te la sparerò tutta nel culo, figliolo&#8230; Siiii!!! Ti gonfierò come un maiale!!! Mmmgrrr!!!)</em></p>



<p>&#8220;Ah&#8230; ah&#8230; se, ziù&#8230; accussì&#8230; scrìcchiami!!!&#8221;</p>



<p><em>(Ah&#8230; ah&#8230; Si, zio&#8230; Così&#8230; Aprimi in due!!!)</em></p>



<p>Mio zio aveva preso a spingere velocissimo e con forza, mentre distanziandomi le gambe ancora di più, mi aveva aperto quasi a 150°. Ora aveva ancora più spazio di manovra e di tanto in tanto se ne stava tutto dentro. O strusciandosi come ad allargarmi ancora di più. Oppure spingeva partendo da dentro come per arrivarmi ancora più in profondità. E io impazzivo quando lo faceva. All&#8217;improvviso mi lasciò i polpacci e si adagiò su di me. La sua enorme panciona pelosa mi coprì tutto il torace. Mio zio mi abbracciò e mi infilò la lingua in bocca, continuando a scoparmi così. Eravamo così vicini! Dopo guardandomi negli occhi mi sussurrava</p>



<p>&#8220;Te lassàr&#8217; un pirtùsu rùassu e sènza fùnnu còmu i gallerìi ra Palìammu-Messìna!&#8221;</p>



<p><em>(Ti farò venire un buco grosso e profondo come la gallerie dell&#8217;autostrada Palermo-Messina!)</em></p>



<p>Alcune gallerie di quest&#8217;autostrada della Sicilia infatti sono molto lunghe. Ce n&#8217;è una che è lunga ben 2 km!</p>



<p>&#8220;Se&#8230; cu stu bèddu fuiggùni chi hài, ma sta facìann&#8217;a stràta!&#8221;</p>



<p><em>(Si&#8230; con quel Camion che hai, ma la stai facendo una bella strada!)</em></p>



<p>&#8220;E ancùara un ne finùtu. Sus&#8217;ti. Mìattit a p&#8217;curìna!&#8221;</p>



<p><em>(E ancora non ho finito. Alzati. Mettiti a pecora!)</em></p>



<p>Mio zio si sfilò da me. Mi alzai, mi girai e mi misi prono sul letto. Mio zio entrò di nuovo e con una bella pacca sulla chiappa destra, inaugurò la nuova posizione! Con le manone appoggiate sulle mie chiappe, mio zio riprese a trapanare.</p>



<p>&#8220;Minkia! Chi bèdda pìacura chi si, sangù!&#8221;</p>



<p><em>(Cazzo! Che bella pecora che sei, figliolo!)</em></p>



<p>No, zìu&#8230; sugnu na vacca&#8230; na vaccàzza ca vol&#8217;èss&#8217;r &#8216;mprigiàta!&#8221;</p>



<p><em>(No, zio&#8230; Ah! Sono una vacca&#8230; una vaccazza che non vede l&#8217;ora di essere inseminata!)</em></p>



<p>&#8220;Ah, se? Na vàccazza si? E quàntu vit&#8217;ddùzzi vo fàri? Ah?&#8221;</p>



<p><em>(Ah, si? Sei una vaccazza? Quanti vitellini vuoi fare? Ah?)</em></p>



<p>E mi diede un&#8217;altra pacca sul sedere.</p>



<p>&#8220;Quànti, ah? Ùnu, rùi, tri&#8230; Ah? Quàntu?&#8221;</p>



<p><em>(Quanti, eh? Uno due, tre&#8230; Ah? Quanti?)</em></p>



<p>E via con altre vigorose pacche ad ogni numero. Prima su una e poi sull&#8217;altra chiappa.</p>



<p>&#8220;Unu com&#8217;a tìa, mìnni fa fàri pùru rèci di vitiddùzzi! Amunè, ze! Inchìamu tutt&#8217;u mùnnu!&#8221;</p>



<p><em>(Uno come te, me ne fa fare pure dieci di vitellini! Avanti, zio! Riempiamo tutto il mondo!)</em></p>



<p>E agitai lateralmente il culo. Mio zio si eccitò così tanto che mise il turbo. Che spinte potenti! Mi sembrava di essere in balia delle onde del mare in tempesta, su quel letto!</p>



<p>&#8220;Se&#8230; se&#8230; Scùanzami, zìu! Scùanzami u rarrìari!!! Ah&#8230;&#8221;</p>



<p><em>(Si&#8230; si&#8230; distruggimi, zio! Distruggimi il culo!!! Ah&#8230;)</em></p>



<p>Com&#8217;era forte, mio zio! In quel momento, più di quanto non lo volessi già, desideravo diventare come lui. Che maschio che era!</p>



<p>&#8220;Marìa, masculè! U sìantu tuppuliàri!&#8221;</p>



<p><em>(Mamma mia, figliolo. Sono vicino, lo sento!)</em></p>



<p>Ci siamo &#8211; pensai. Allora con le mani afferra il bordo del letto per aggrapparmi ad esso. E presi a muovere avanti e indietro il sedere per incitarlo e non dargli scampo!</p>



<p>&#8220;Amunì, ziù. Spàram&#8217; tùtta a to ràggia e màsculu! T&#8217; le sucàri tutta!&#8221;</p>



<p><em>(Si, zio. Sparami tutta la tua sborra di virilità. Te la succhierò tutta!)</em></p>



<p>&#8220;Se&#8230; ta sdivàcu tutt&#8217;e rìntra, sangù! Accussì addivintàmu na cùasa sula&#8230; se&#8230; t&#8217;arrìastu i rintrà pissìampri, curùzzu miu!&#8221;</p>



<p><em>(Si&#8230; Te la sparerò tutta dentro, figliolo. Così diventeremo una cosa sola&#8230; si&#8230; ti resterò dentro per sempre, amore mio!)</em></p>



<p>E abbassatosi, si addossò su di me. Facendo girare le sue braccia sul mio petto, si avvinghiò con forza e passione!</p>



<p>&#8220;Oh&#8230; curùzzu nìu&#8230; m&#8217; ràsti a vìta, stairnàta! E ùara u zìu un na tèni chiù! Se&#8230; Oh! Marìa, curò! M&#8217; sìantu rapiri u pirtùsu ra pìnna!&#8221;</p>



<p><em>(Oh&#8230; amore mio&#8230; mi hai dato la vita, oggi! E ora lo zio non riesce più a tenerla! Si&#8230; Oh! Oddio, figliolo! Mi sento aprire in due il buco del pisello!)</em></p>



<p>&#8220;Se&#8230; a stràta si rapìu&#8230; Ìattali i fùara , zìu!&#8221;</p>



<p><em>(Si&#8230; la strada si è aperta. Buttalo fuori, zio&#8230;)</em></p>



<p>&#8220;Marìa, ca è! Ca è&#8230;&#8221;</p>



<p><em>(Cazzo! Eccolo&#8230; Eccolo&#8230;)</em></p>



<p>E con un verso di risucchio coi denti stretti, rallentò improvvisamente. Entrò tutto dentro di me e si fermò. Zio Carmelo fece un verso di goduria a sforzo che sfociò in un urlo di piacere!</p>



<p>&#8220;Iiiiiiiiirghhhhhoooooooaaaaaaaaahhhhhhhhhhhh!!!!!!!!!!!!! Ohhhhhhhhh! Ohhhhhhhh! Ohhhhhhhh&#8230;.&#8221;</p>



<p>Mentre dentro sentivo il cazzo dello zio pulsare e contrarsi nel mio culo per sputare tutto quel caldo seme che gli avevo fatto accumulare, sentivo il suo orgasmo anche su di me. I suoi spasmi, assieme alla sua mole, mi gravavano addosso trasformati in spinte che lo portavano sempre più in profondità dentro di me. Spingeva, spingeva&#8230; in maniera ritmica e convulsa. Si stava proprio svuotando alla grande. Dopo essersi sfogato del tutto, mio zio tirò un lungo respiro di goduria e sollievo.</p>



<p>&#8220;Grazie, zio&#8221; dissi io soddisfatto in pieno da quel super maschione. &#8220;E&#8217; stato bellissimo&#8230; Tranquillo&#8230; resta su di me. Riposati&#8230; Non mi spiace affatto averti addosso, così&#8230;&#8221;</p>



<p>&#8220;Che? Grazie a te, nipote mio. Ti voglio tanto bene.&#8221; e mi diede un bacio sulla guancia e si strofino sul mio viso, accarezzandomi &#8220;Sei un ragazzo eccezionale&#8230;&#8221;</p>



<p>&#8220;Certo è un peccato che avessi il preservativo. Mi sarebbe piaciuto avere la tua sborra dentro, per davvero&#8230;&#8221;</p>



<p>E allora mio zio stese il suo abbraccio oltre il mio viso perché potessi vederlo bene. Aveva qualcosa in mano. Sgranai gli occhi.</p>



<p>&#8220;Quando te lo sei tolto?&#8221;</p>



<p>Ce l&#8217;avevo dentro! Lo sperma di mio zio, pieno della sua maschia essenza e di tanti girini che avrebbero potuto ripopolare tutto il pianeta. Mi sentivo l&#8217;uomo più felice del mondo!</p>



<p>&#8220;L&#8217;ho tolto quando ti sei girato, curò. Secondo te lo zio ti negava tutto il suo latte?&#8221;</p>



<p>&#8220;Zio&#8230; ti voglio bene! Ora più niente ci può separare!&#8221;</p>



<p>&#8220;No&#8230; ora siamo uniti per sempre!&#8221; E mi baciò di nuovo sulla guancia, strusciandosi su di me.</p>



<p>Mio zio si tolse da sopra di me e si alzò. Io mi girai e mi alzai e lui mi prese tra le sue braccia di nuovo e mi baciò. Mi teneva stretto e le sue mani navigavano per le mie spalle e la schiena. E la sua lingua sulla mia, in bocca.</p>



<p>&#8220;Sei meraviglioso, ragazzo!&#8221; poi abbassato lo sguardo, mi accarezzava la pancia.</p>



<p>&#8220;E&#8217; tutto qui dentro, ragazzo. Tutto quello che lo zio aveva. Che tuo nonno mi ha dato quando mi ha messo al mondo. Adesso ce l&#8217;hai tu. Sei contento?&#8221;</p>



<p>&#8220;Si, zio. E mi sento onorato. Userò bene il tuo sperma. Lo assorbirò e terrò viva la virilità della nostra famiglia. La mia, la tua, quella del nonno&#8230; e anche quella di papà che mi ha messo al mondo&#8230;&#8221;</p>



<p>&#8220;Sapevo che avresti capito, ragazzo. Si. L&#8217;ho detto e lo ripeterò. Sei un ragazzo eccezionale!&#8221;</p>



<p>e mi baciò ancora&#8230; e ancora&#8230; e ancora&#8230; la sua lingua non si stancava mai e non sembrava avesse intenzione di lasciarmi. E pure io sarei rimasto così per sempre. Ma il tempo che avevamo a disposizione non era molto. Sia io che lui lo sapevamo.</p>



<p>&#8220;Vuoi rendere onore alla mia virilità, ragazzo? Comincia da ora. Perché adesso tocca a te, figliolo. Hai detto che qualche inculata l&#8217;hai fatta, giusto? Vediamo come te la cavi.&#8221;</p>



<p>&#8220;Zio&#8230; io sono alle prime armi&#8230; non vorrei che tu restassi deluso&#8221; dissi arrossendo</p>



<p>&#8220;Io deluso di te? Nemmeno tra 1000 anni! Tu sei nipote. Sono sicuro che andrai alla grande. E poi sono certo che il mio sperma già ha fatto effetto, dentro di te. Facendoti diventare ancora più forte e bravo.&#8221; e mi pizzicò la guancia dandole poi pure uno schiaffetto &#8220;Allora? Come vuoi che mi metta?&#8221;</p>



<p>&#8220;A canùsci a canilùzza?&#8221;</p>



<p><em>(La conosci la smorza-candela?)</em></p>



<p>dissi ironicamente</p>



<p>&#8220;Masculè&#8230; viri ca hàiu i pìla biànchi, ìu. M&#8217; vòi i fàcci o ri spàddi?&#8221;</p>



<p><em>(Figliolo&#8230; io ho molti più anni di te, sai? Mi vuoi di faccia o di spalle?)</em></p>



<p>&#8220;I fàcci. Vògghiu vìriri satariàri da biddàca e du pìttàzzu, mèntr&#8217; ta mèttu &#8216;n cùlu!</p>



<p><em>(Di faccia. Voglio vedere la tua panciona e il tuo petto rimbalzare, mentre ti inculo!)</em></p>



<p>&#8220;Mènza parùala. Va cùiccati&#8230;&#8221;</p>



<p>(D&#8217;accordo. Distenditi&#8230;)</p>



<p>Prendendo di nuovo dal suo flaconcino viola un po&#8217; di lubrificante, zio Carmelo portò la mano dietro di lui. Infilandosi un dito nel culo per lubrificarlo, ondeggiava il bacino avanti e indietro con fare provocante.</p>



<p>&#8220;Ste&#8230; un bìu l&#8217;ùra r&#8217;avìri a to mìnkia ca rarrìari. Te far fàri na prìma &#8216;nculàta ca t&#8217;ha ristàri in tìasta pi sìampri! Se&#8230; ti stàiu preparànnu un bèddu p&#8217;rtùsu ca è chiù dùci ri zùccaru&#8230;&#8221;</p>



<p><em>(Ste&#8230; Non vedo l&#8217;ora di avere il tuo cazzo qui dietro. Ti farò fare una prima inculata che ti ricorderai per sempre! Si&#8230; ti sto preparando un bel buco che ti darà tanto piacere&#8230;)</em></p>



<p>Mio zio era sempre più provocante e la mia eccitazione cresceva&#8230;</p>



<p>&#8220;Ma iù un sùgnu chiù vigginìaddu, zìu&#8230;&#8221;</p>



<p><em>(Ma io no sono più vergine, zio&#8230;)</em></p>



<p>risposi col fiato spezzato mentre me lo menavo un po&#8217;, stimolato da quella vista spettacolare.</p>



<p>&#8220;E bo&#8217; mìattiri di ru trasùti e nisciùti ca ti facìst&#8217;i cùissa cu chìddi ca ùara ti rùna o zìu? No, curuzzu miu. Chìdda cu mìa av&#8217;addivintàri a prìma ficcàta tùa!&#8221;</p>



<p><em>(E vuoi paragonare quegli &#8216;entra ed esci&#8217; di sfuggita con quello che ora ti darà lo zio? No, amoruccio mio. Quella con me sarà la tua prima scopata!)</em></p>



<p>Sentì il sangue salirmi in testa! Mio zio si avvicinò al letto, e dopo essersi abbassato, mi diede uno schiaffetto sulla mano, scherzoso.</p>



<p>&#8220;Levat&#8217; i dùacu! Ùara c&#8217;è u zìu&#8230;&#8221;</p>



<p><em>(Levati da qui. Ora c&#8217;è lo zio&#8230;)</em></p>



<p>Lo disse alla mano, scherzando. Per dirmi di toglierla dal pisello. Zio Carmelo si mise un&#8217;altro po&#8217; di lubrificante in mano e iniziò a passarmelo su tutto il cazzo. Palle incluse. Il mio cazzo si era un po&#8217; ammosciato durante la trapanatura di mio zio. Ma lui me lo fece tornare duro in un istante! Dalla classica menata, metteva una mano sotto come a reggere il cazzo. Con l&#8217;altra massaggiava col pollice e l&#8217;indice, tutto il collo del cazzo. La parte che si contrae durante un orgasmo. Massaggiava con un movimento orizzontale delle dita, scorrendo dal basso verso l&#8217;alto, per tutta la lunghezza del pisello.</p>



<p>&#8220;Minkia&#8230;&#8221; ero in estasi&#8230;</p>



<p>&#8220;Eh&#8230; Chi sàpi fàrì na mànu ri cinquàntun&#8217;ànn&#8217;! È inùtil&#8217;. Cu manìa chiù mìnki&#8217;e tìa s&#8217; sìanti sìampri&#8230;&#8221;</p>



<p><em>(Eh&#8230; Che può fare una mano di 51 anni! Non c&#8217;è niente da fare. Si sente sempre la differenza quando si trova qualcuno che conosce il cazzo meglio di te&#8230;)</em></p>



<p>Col lubrificante, le mani dello zio scivolavano così sensualmente per il mio cazzo e sulle palle che caddi come in trance. Zio Carmelo aveva delle manone forti e spesse ma con un tocco corposo e delicato. Quel tocco che come disse lui stesso, solo un uomo con più esperienza sviluppa nel corso della sua vita! Oltre il cazzo, mio zio mi massaggiava la zona soprastante. Il sottopancia. Poi anche le &#8216;incinàgghie&#8217;&#8230; oh, cioè&#8230; intendevo ai lati dello scorto, fino all&#8217;incavo con le cosce. Era incredibile! Non solo mi sentivo eccitato da pazzi. Ma anche dentro mi sentivo arrapato&#8230; Come se in quel momento nella prostata, si stesse alzando un&#8217;altissima marea si sperma.</p>



<p>&#8220;Chi bìadda pinnàzza lùacca!&#8221;</p>



<p><em>(Che bel pesciolone!)</em></p>



<p>disse mio zio facendosi mentre si divertiva a prendermi il cazzo per la punta piegandolo verso di sé per poi lasciarlo ricadere, sbattendomi duro con forza, sulla pancia.</p>



<p>Fui pervaso dall&#8217;orgoglio.</p>



<p>&#8220;Appùastu, curò. Ùara si pròntu.&#8221;</p>



<p><em>(Bene, figliolo. Ora sei pronto.)</em></p>



<p>E venne sul letto, sopra di me. Puntando il mio cazzo sul suo culo.</p>



<p>&#8220;Zu Me&#8230; e u cappuccinu?&#8221;</p>



<p><em>(Zio Carmelo&#8230; e il profilattico?)</em></p>



<p>Avevo appena finito di dirlo che mi sentì scivolare in un carnoso e caldo tunnel. Mio zio si stava sedendo su di me. Quella magnifica sensazione mi fece scordare di tutto il resto.</p>



<p>&#8220;Ah&#8230; e ùra si mìu, masculàzzu c&#8217;un si avùtru!&#8221;</p>



<p><em>(Ah&#8230; e ora sei mio, maschione!)</em></p>



<p>Zio Carmelo non perse tempo. Iniziò subito a ondeggiare avanti e indietro, iniziando lo scavo del suo culo. Si teneva la pancia mentre andava avanti per essere invitante.</p>



<p>&#8220;T&#8217; piac?&#8221;</p>



<p><em>(Ti piace?)</em></p>



<p>&#8220;Seee&#8230;&#8221;</p>



<p><em>(Siii&#8230;)</em></p>



<p>risposi sussurrando</p>



<p>E allora allungai le mani e glie la presi. Com&#8217;era soda e potente! Mentre continuava a muoversi, regalandomi la più bella trombata che si potesse desiderare, spostai le mani verso l&#8217;alto. E gli strinsi i due pettorali gonfi!</p>



<p>&#8220;Se, sangù&#8230; strìzzam&#8217;u pìattu! Se, accussì&#8230; è tùttu pi tìa&#8230; tùttuuuuuuuuuu&#8230;&#8230;&#8221;</p>



<p><em>(Si, figliolo&#8230; strizzami il petto&#8230; è tutto tuo&#8230; tuttoooooooooo&#8230;&#8230;)</em></p>



<p>E mio zio aumentà la velocità.</p>



<p>&#8220;Ah&#8230; m&#8217; sìantu &#8216;n paraddìsu, zìu!&#8221;</p>



<p><em>(Ah&#8230; mi sento in paradiso, zio!)</em></p>



<p>La mia eccitazione continuava a salire e così passai all&#8217;azione. Afferrai le natiche di mio zio e presi il comando!</p>



<p>&#8220;Se, curùzzu mìu&#8230; Pìgghiami tu! Vògghiu sìantiti quàntu si preputìanti&#8230; se&#8230; fìccami, màsculu!&#8221;</p>



<p><em>(Si&#8230; ragazzo mio&#8230; Prendimi tu! Voglio sentire quanto sei prepotente&#8230; si&#8230; scopami, uomo!)</em></p>



<p>Quest&#8217;incitamento era il mio banco di prova. Ma non mi faceva alcuna paura. Mio zio mi aveva dato una carica tale che tutta l&#8217;incertezza che avevo prima era sparita. Mi sentivo il più forte del mondo. Seguendo quest&#8217;onda mi lasciai andare alla foga. Facevo certe spinte così forti che mio zio, nonostante fosse più pesante di me, rimbalzava sopra di me!</p>



<p>&#8220;Seeee!!! Chìstu e me n&#8217;puti&#8230; chi bèddu riàlu ca mi fìci a vìta! Chiù fùaitti, sangù! CUNSÙMAMIIIIIII!!!!!!!!!!&#8221;</p>



<p><em>(Siiii!!! Questo è mio nipote&#8230; Che bel regalo mi ha fatto la vita! Più forte, figliolo! SFONDAMIIIIIII!!!!!!!!!)</em></p>



<p>Mio zio urlò con tutto il fiato che aveva nei polmoni, tanto da farmi pensare che qualcuno potesse sentirci. Ma in quel momento ero così arrapato che me ne sarei sbattuto i coglioni. E poi sentire quell&#8217;omone starnazzare così per la mia abilità era un orgoglio gigantesco che faceva sparire tutto il resto. Non sono mai stato così fiero di me stesso. Dopo un po&#8217; rallentai il ritmo. Mi serviva solo qualche minuto per recuperare le energie e riprendere a scavare ma&#8230;</p>



<p>&#8220;No, giò&#8230; cuntìnuo iù&#8230; cu s&#8217; fìaimma è piddùtu. E ìu n&#8217; vàgghi&#8217;ancùara!!!!!&#8221;</p>



<p><em>(No, gioia&#8230; Continuo io&#8230; Chi si ferma è perduto. E io ne voglio ancora!!!!)</em></p>



<p>Appena si accorse che avevo diminuito il ritmo, zio Carmelo riprese di nuovo in mano le redini della scopata. Non ne voleva sapere di rallentare. Ma era così arrapato che perse ogni sorta di controllo. Sembrava un forsennato! A questo ritmo sapevo che sarei venuto subito ma&#8230; anch&#8217;io ero arrapato alle stelle e lo lasciai fare, arrendendomi alla vita. Dopo circa un minuto lo sentì&#8230; da lontano, incombere senza scampo. Tutti i muscoli del cazzo lentamente si contraevano, avvicinando a me sempre più il dolce climax. Stavo per avere l&#8217;orgasmo migliore di tutta la mia vita!</p>



<p>&#8220;Zìu&#8230; mi sta acchianànnu u rùci! A mumìantu minnì vìagnu&#8230; Mìnkia, se&#8230;&#8221;</p>



<p><em>(Zio&#8230; mi sta salendo la sborra! Tra poco me ne vengo&#8230; Cazzo, si&#8230;)</em></p>



<p>&#8220;Se, curùzzu mìu! Lassalu mìasciri&#8230; &#8216;mprìgna sta vaccàzza chi pila biànchi! Seeee&#8230;.&#8221;</p>



<p><em>(Si, ragazzo mio. Lascia uscire&#8230; ingravida questa vacca con i peli bianchi! Siiii&#8230;.)</em></p>



<p>&#8220;Ahhh&#8230; ah&#8230; ah&#8230; AAAAAAAAAAAAAAAAHHHHHHHHHHHHHHHH Mgh!!!!&#8221;</p>



<p>Sentivo il mio corpo muoversi da solo. Inarcai la schiena così tanto che quasi non mi sembrò un movimento naturale. Rivoltai gli occhi dall&#8217;altra parte e mi lasciai andare alla goduria più totale! In risposta la mio urlo d&#8217;orgasmo, mio zio mi piombò addosso, schiacciandomi col suo peso. Si infilò completamente il mio cazzo nel culo e non si mosse di li neanche di un millimetro. Così da essere sicuro di prendersi tutto il mio latte, senza che nemmeno una goccia potesse cadere fuori. Neanche per sbaglio. Non avevo mai sentito delle contrazioni così forti prima di allora. Tremavo senza controllo. Il peso dello zio era l&#8217;unica cosa che mi teneva fermo. E anche le sue mani che nel frattempo mi avevano preso le guance.</p>



<p>&#8220;Talìami, giò&#8230; Talìami&#8230; se&#8230; màsculu si&#8230; èttalu fùara&#8230; r&#8217;accussì&#8230; e talìami&#8230; Talìami&#8230;&#8221;</p>



<p><em>(Guardami, amore&#8230; Guardami&#8230; si&#8230; tu sei maschio&#8230; buttalo fuori&#8230; così&#8230; e guardami&#8230; guardami&#8230;)</em></p>



<p>Cavolo&#8230; si dice che l&#8217;occhio è lo specchio dell&#8217;anima. E che gli occhi non mentono. Ma non ci avevo mai pensato, nel sesso. Guardare negli occhi una persona mentre sta venendo&#8230; si&#8230; chissà quante cose si possono vedere in quel particolare sguardo quando si cede alla propria natura più intima. Ero esausto. Mi abbandonai sul materasso rilassando ogni muscolo del mio corpo all&#8217;estremo. Mio zio si sfilò da me e si stese accanto a me. Mi accarezzava dolcemente il viso e mi baciava.</p>



<p>&#8220;Ti chiedo scusa, Ste. Non ho saputo controllarmi. Mi hai fatto eccitare tantissimo ed era tanto che non mi capitava. Sei stato bravissimo. Ma io non avevo dubbi al riguardo, cucciolo mio! La mia virilità e quella della nostra famiglia è in buone mani.&#8221; e mi baciò lungamente.</p>



<p>&#8220;Grazie, zio.&#8221; dissi con la voce roca e ancora col fiatone &#8220;Avevi ragione&#8230; questa è stata la mia prima scopata! E me la porterò sempre nel cuore. Grazie di avermi fatto un regalo così bello.&#8221;</p>



<p>&#8220;Grazie anche a te, ragazzo. Pure tu mi hai fatto un regalo bellissimo. Ti voglio tanto bene!&#8221;</p>



<p>&#8220;Anch&#8217;io&#8221;</p>



<p>E ci baciammo di nuovo. Poi ci rivestimmo. Zio Carmelo rimise tutto nella valigia. La scatola dei profilattici e il flaconcino viola. Io mi sentivo ancora stanco.</p>



<p>&#8220;Io mi riposo un altro po&#8217;&#8230;&#8221; dissi ridendo e mi sdraiai di nuovo. Cazzo! Mi sentivo distrutto ma tanto soddisfatto!</p>



<p>&#8220;Sai una cosa, ragazzo?&#8221; disse lo zio col sorriso &#8220;fammi posto. Ci riposiamo insieme.&#8221;</p>



<p>E ci stendemmo di nuovo uno accanto all&#8217;altro. Facendo girare il suo braccio intorno a mio collo, mi teneva vicino a sé.</p>



<p>&#8220;Ehi, zio&#8230; perché non mi hai messo il profilattico, prima?&#8221;</p>



<p>&#8220;Perché&#8230; temevo di perdere il controllo, dall&#8217;eccitazione. E io il tuo sperma lo volevo nel culo.&#8221;</p>



<p>&#8220;Ma il profilattico è importante, zio&#8230;&#8221;</p>



<p>&#8220;Hai detto bene, ragazzo. Sono contento che tu sia così responsabile. Ma non ti preoccupare. Con un culo largo e flessibile come il mio&#8230; per una volta, il lubrificante basta. Però hai ragione. E&#8217; sempre meglio metterlo.&#8221;</p>



<p>Disteso sul letto, io ero dal lato in qui potevo guardare la finestra e allungando lo sguardo, notai i vetri a terra.</p>



<p>&#8220;Cavolo&#8230; la cornice!&#8221; dissi alzandomi di scatto &#8220;Che dico a mamma e papà, adesso?</p>



<p>&#8220;Tranquillo, Ste&#8217;. Gli diremo la verità.&#8221;</p>



<p>&#8220;La verità?&#8221;</p>



<p>&#8220;Certo. Che hai avuto uno sfogo con me e nella rabbia hai rotto il vetro. Può capitare a tutti, infondo. Non se la prenderanno. Dai, stenditi&#8230;&#8221;</p>



<p>Mio zio mi rassicurò. Mi stesi di nuovo e&#8230; Passata quella preoccupazione, la stanchezza ritornò. Le mie palpebre divennero più pesanti del piombo. Sul dolce viso di mio zio Carmelo scese il sipario e crollai li, tra sue le braccia. E anche lui si addormentò.</p>



<p>Quando ci svegliammo, i miei erano già tornati. Mia madre disse che vederci addormentati l&#8217;uno accanto all&#8217;altro, gli aveva fatto ricordare quando ero bambino. Quando giocavo per ore insieme a mio zio fino ad addormentarci entrambi sfiancati. Se solo i miei avessero saputo l&#8217;enorme differenza tra il divertimento di allora e quello che ci eravamo appena concessi&#8230; Ci siamo lasciati prendere dai ricordi &#8211; disse lo zio. E ne avevamo creato un&#8217;altro bello grosso &#8211; pensai io. Che giornata! Durante la cena, lo zio ci parlò della sua scoperta. Lo ascoltai con interesse. Sentivo di nuovo quella passione in me ma per la prima volta non c&#8217;era la smania di non aver potuto realizzare mio il sogno di diventare un antropologo. Sembrava che alla fine l&#8217;avessi superato. La zio aveva ragione&#8230; dovevo solo buttare fuori tutto l&#8217;amaro che avevo dentro. Cercando di reprimerlo, l&#8217;avevo solo fatto crescere di più. La cosa che più mi colpì però, fu il sapere che a volte un sogno può essere così forte da oscurare tutto il resto. Come successe a mio zio. Era riuscito ad ottenere il lavoro che io sognavo di avere ma la sua grande passione l&#8217;aveva riempito così tanto da non lasciare spazio a nient&#8217;altro. E alla fine era rimasto solo. Ma ora non sarebbe stato più così. Un uomo come lui, dolce, forte, passionale e focoso&#8230; meritava di avere accanto una persona. E io&#8230; desideravo così tanto essere quella persona. Mentre eravamo tutti a tavola, riuscivo a pensare solo a quando avrei potuto riabbracciarlo. E lui da canto suo quando mi guardava, faceva un occhiolino che di più complici non ce n&#8217;è! Però questo che significava, allora? Che sognare è sbagliato? Che lottare per un sogno è sbagliato? Che nella vita bisogna costantemente tenere i piedi per terra, accontentandosi di quello che abbiamo? Smettere di sperare di trovare qualcosa in linea con le nostre passioni per evitare delusioni e rimorsi? No, non poteva essere così. I sogni rendono la vita più bella. E migliorano le persone. Le passioni e i sogni sono quello che da sempre hanno caratterizzato di più noi umani nel corso nella storia. Anche nel male, purtroppo. Ma è grazie ai sogni e alle passioni che nel corso delle ere, abbiamo ottenuto le più grandi conquiste di civiltà. Portando una maggiore uguaglianza e dignità nella società mondiale. Anche se come ho detto all&#8217;inizio, da questo punto di vista c&#8217;è ancora tantissima strada da fare. La questione era più complessa del &#8216;o si o no&#8217;. Ad ogni modo in quel momento non m&#8217;importava di nient&#8217;altro che mio zio Carmelo. Avrei tanto voluto dirgli che per lui ci sarei stato sempre&#8230; che volevo essere suo e non lasciarlo mai più solo. Dopo aver scopato lui mi ha voluto accanto&#8230; voleva stare con me. Poteva essere quello che voleva pure lui! Ma mi sembrava ancora troppo presto per dirgli una cosa del genere. Una passo alla volta, si dice. E poi in quel momento volevo solo continuare a vivere quell&#8217;intenso momento tutto nostro. Il resto poteva aspettare. Dopotutto lo zio era appena tornato. C&#8217;era tutto il tempo per fare le cose come si deve. Dopo cena io, i miei e mio zio ci augurammo la buona notte. Mio padre e mia madre se ne andarono in camera da letto a vedere un po&#8217; di tv. E io e mio zio ce ne andammo nella mia stanza, a guardare la tv. Almeno questo era quello che avevamo detto loro. Mio zio chiuse la porta.</p>



<p>&#8220;F&#8217;naimmìanti sùli&#8230; arrìari&#8230;&#8221;</p>



<p><em>(Finalmente soli&#8230; di nuovo&#8230;)</em></p>



<p>disse mio guardandomi con lo sguardo allupato. E mi prese tra le braccia con tutta la sua passione.</p>



<p>&#8220;Facèm&#8217;aràciu, zìu&#8230;&#8221;</p>



<p><em>(F-facciamo piano, zio&#8230;)</em></p>



<p>fu tutto quello che riuscì a dire stretto nel suo maschio abbraccio prima che la sua bocca chiudesse la mia col suo bacio baffuto.</p>



<hr class="wp-block-separator"/>



<p>Spero che questa storia vi sia piaciuta. Per commenti e nel caso aveste delle idee, spunti per altre storie potete contattarmi a questo indirizzo -&gt; <a href="mailto:stefano_339@yahoo.it">stefano_339@yahoo.it</a></p>
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		<title>Una festa molto speciale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Orsi Italiani - Pillole di Woof]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 16 Jan 2021 03:48:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Questa è una storia di pura invenzione. Ogni riferimento a fatti o persone realmente esistenti è puramente casuale. Quando i miei genitori si sono separati la mia vita è cambiata molto. Avevo 16 anni e mi dispiaceva molto che tra di loro fosse finita ma ero abbastanza grande da capire che ciò che avesse spinto [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>Questa è una storia di pura invenzione. Ogni riferimento a fatti o persone realmente esistenti è puramente casuale.</em></p>



<p>Quando i miei genitori si sono separati la mia vita è cambiata molto. Avevo 16 anni e mi dispiaceva molto che tra di loro fosse finita ma ero abbastanza grande da capire che ciò che avesse spinto i miei a separarsi non aveva nulla a che fare con me e così non mi opposi e li lasciai liberi di fare ciò che volevano. Vidi mia madre lasciare la casa in cui avevamo vissuto tutti e tre ma a me non andava di andarmene e decisi di restare con mio padre. Stavo attraversando un cambiamento fondamentale della mia vita, e anche se facevo la parte del &#8220;ragazzo maturo&#8221; fu comunque difficile per me. Non sarei riuscito a sopportare la situazione ed in più dovermi adattare a vivere da un altra parte, la mia casa era quella e non volevo cambiarla. Béh&#8230; a dire la verità c&#8217;era anche un altro motivo per cui decisi di restare con mio padre. La mia segreta attrazione verso di lui.</p>



<span id="more-4185"></span>



<p>Scoprì di essere gay al tempo delle scuole medie e che mi attraevano gli orsi e gli uomini maturi&#8230;e ovviamente gli orsi maturi. I miei non sapevano nulla del mio orientamento sessuale. Non avevo sentito il bisogno di dirlo, non so perché, probabilmente avevo solo paura di un loro rifiuto. Crescendo vidi mio padre trasformarsi nell&#8217;uomo che tutti vorrebbero sbattersi e da cui vorrebbero farsi sbattere ogni giorno. Non che prima non lo fosse ma con l&#8217;età è diventato molto più figo. Mio padre si chiama Gino, 51 anni, alto 1.85, un po&#8217; brizzolato, corporatura massiccia, muscoloso ma non troppo poiché da giovane frequentava spesso la palestra ma gli impegni, l&#8217;età e l&#8217;inattività lo hanno farcito un po&#8217;, quel giusto che rende i suoi polpacci succosi e carnosi. Ha anche una bella pancia soda e pronunciata su cui mi avvinghierei come una scimmia in calore, senza capelli, con due bei baffoni stile daddy ed una valanga di pelo che parte dal torace e arriva fino alle gambe, una vera e propria foresta! Essendo solo noi due nella mia mente c&#8217;era un susseguirsi quasi ininterrotto di flash erotici di lui e ricordo che in quel periodo arrivavo a masturbarmi anche tre volte al giorno.</p>



<p>Non essendoci più mia madre eravamo io e mio padre a doverci occupare della casa. All&#8217;inizio era divertente cimentarsi nei lavori di casa, come ad esempio cucinare e pulire i piatti ma passata l&#8217;enfasi iniziale cominciavo a sentirli come un peso, una scocciatura. Dopo un po&#8217; di tempo diventarono parte della mia routine quotidiana e li sentì un po&#8217; più leggeri. Io e mio padre avevamo dei &#8220;turni&#8221; sulle pulizie di casa e dei piatti, per quanto riguarda cucinare, a pranzo io mi cucinavo la pasta perché mio padre mangiava quasi sempre fuori con i suoi colleghi. La cena invece la ordinavamo fuori e ce la facevamo portare a casa. Insomma si stava bene tra uomini&#8230;e come se si stava bene!</p>



<p>Dalla terza liceo in poi cominciai a marinare la scuola quando non mi andava o non c&#8217;era nessuno dei miei compagni di classe ma sopratutto quando mi sentivo gli ormoni alle stelle. In quest&#8217;ultimo caso me ne andavo a fare un giro per i cantieri della città dove poter ammirare dei bei omaccioni sudati al lavoro. Se ero fortunato potevo vederne qualcuno a torso nudo anche se faceva un po&#8217; fresco. Un giorno decisi di andare a trovare mio padre al lavoro, il &#8220;Siciltronics&#8221; (nome fittizio) un grande negozio di elettronica a due piani con un parcheggio interno. Il piano terra era il negozio vero e proprio, al 1° piano c&#8217;erano un sacco di uffici e da uno scivolo accanto all&#8217;ingresso si arrivava nel piano interrato dove c&#8217;era il punto per il carico/scarico di merci. Mio padre è uno degli addetti per il carico e scarico di merci. Avevo compiuto 18 anni da pochi giorni, ma i festeggiamenti erano stati rimandati alla fine della scuola che sarebbe arrivata da lì a poco. Quel giorno non mi andava proprio di entrare a scuola e così, dato che avevo sempre avuto la curiosità di andare al &#8220;Siciltronics&#8221;, decisi di andarci. Arrivato sul posto, trovai mio padre davanti alla discesa che porta al piano interrato assieme ad un altro collega. Stavano fumando una sigaretta e mio padre da lontano mi riconobbe.</p>



<p>&#8220;Stefano? Che ci fai qui?&#8221; mi disse ridendo</p>



<p>&#8220;Ciao, papà. Oggi c&#8217;erano materie inutili e non mi andava di entrare.&#8221;</p>



<p>Io e mio padre avevamo una certa complicità sulle marinate perché anche lui, ai suoi tempi aveva avuto la sua &#8220;onorata carriera&#8221;. Ad un certo punto uscì un terzo uomo che li chiamò dentro. Quando lo vidi ne fui rapito all&#8217;istante. Barbuto, con i capelli rasati cortissimi, corporatura robusta e massiccia. Probabilmente andava ancora in palestra ma doveva essere una frequentazione saltuaria perché i suoi muscoli non erano marcati pesantemente come quei palestrati depilati buoni solo per il brodo, ma erano delineati al punto giusto. Dal rilievo dei jeans potevo vedere che aveva un bel paio di gambe robuste e solide e che dovevano essere pelosissime come lo erano le sue braccia. Dal collo della maglietta spuntava un bel ciuffo di pelli ricci brizzolati. Sprizzava sesso da tutti pori ed io stavo già cominciando a sbavare interiormente. Avete presente il porno attore Will Angell? Solo con una leggera pancetta in più. Non gli staccai gli occhi di dosso neanche per un secondo. Si chiamava Giovanni e aveva la stessa età di mio padre. Era un venerdì di inizio Maggio ma faceva un caldo soffocante. Vedendo che i suoi colleghi stavano parlando con un ragazzo, Giovanni si avvicino a noi per capire chi fossi.</p>



<p>&#8220;Vieni Giovanni&#8221; disse mio padre &#8220;ti presento mio figlio.&#8221;</p>



<p>&#8220;P-p-piacere, mi chiamo Stefano&#8221; dissi balbettando un po&#8217; e gli diedi la mano</p>



<p>&#8220;Piacere mio, bel ragazzone. Chiamami Giova.&#8221;</p>



<p>La sua stretta di mano era veramente vigorosa e potente. Guardandolo nei suoi meravigliosi occhi castani potevo quasi percepire la sua potenza sessuale.</p>



<p>&#8220;Gino, hanno chiamato. Quella fornitura è quasi arrivata. Il Tir sarà qui a momenti. Andiamo&#8221;</p>



<p>&#8220;Ok , andiamo&#8221; rispose mio padre</p>



<p>A quanto pare in quella giornata c&#8217;era in programma l&#8217;arrivo di una fornitura di non so quali componenti elettronici e mio padre e i suoi colleghi dovevano scaricarli dal Tir e metterli nel magazzino e poi confermare l&#8217;avvenuta consegna tramite computer. Entrato nel magazzino trovai gli altri colleghi di mio padre che ci aspettavano. Dato che c&#8217;era molto caldo mio padre e gli altri si tolsero le magliette per stare più freschi. Posai il mio zaino e mi tolsi la maglietta anch&#8217;io e mi offrì di aiutarli anche se a dire la verità con tutti quei bei maschioni avrei voluto fare ben&#8217;altro. Arrivato il Tir cominciammo a prendere i vari scatoloni ed io mi offri di aiutare Giovanni, volevo stargli il più vicino possibile. Di tanto in tanto mi sorrideva ed io ricambiavo. Dopo circa un&#8217;ora non mi sentivo più le braccia, quegli scatoloni erano davvero pesanti ed io non ero muscoloso come loro. Mi sedetti su uno scatolone poggiato li molto prima per riposarmi e mi gustai tutta quella situazione. Mio padre, quel figo di Giovanni e tutti gli altri a torso nudo che spostavano gli scatoloni in magazzino. Quanta virilità mi passò davanti agli occhi quel giorno. Mi sentivo in paradiso. Diventai rosso più di un peperone e mi venne un&#8217;erezione che cercai di coprire come meglio potevo ma in quel momento non mi importava se qualcuno l&#8217;avesse scoperto. Erano tutti dei bonazzi ma i miei occhi erano solo per Giovanni. Ero pazzo di lui. Ad un certo punto qualcuno mi chiamò.</p>



<p>&#8220;Ste! Ste!&#8221; ma io ero su un altro pianeta allora mio padre si avvicinò e mi scosse</p>



<p>&#8220;Hmm? Come? Ah, si papà. Che c&#8217;è?&#8221;</p>



<p>&#8220;Ascolta, in ufficio c&#8217;è un problema. Potresti accompagnare Giovanni e aiutarlo?&#8221;</p>



<p>&#8220;Certo, vado subito.&#8221; e restando a torso nudo io e Giovanni ci avviammo verso gli uffici di sopra.</p>



<p>Non riuscivo a crederci! Io e Giovanni insieme da soli. Ero emozionatissimo ed eccitatissimo. La mia mente cominciò a vagare e immaginavo che Giovanni mi prendeva per la spalle e mi sbatteva al muro baciandomi con passione mentre entrambi ci esploravamo i corpi sudati. &#8220;Ma figurati se può succedere, quelli sono tutti maschi etero&#8221; pensai tra me.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="683" height="1024" src="https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2021/01/racconto-gay-una-festa-molto-speciale_2.jpg?resize=683%2C1024&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-4188" srcset="https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2021/01/racconto-gay-una-festa-molto-speciale_2.jpg?resize=683%2C1024&amp;ssl=1 683w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2021/01/racconto-gay-una-festa-molto-speciale_2.jpg?resize=200%2C300&amp;ssl=1 200w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2021/01/racconto-gay-una-festa-molto-speciale_2.jpg?resize=768%2C1152&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2021/01/racconto-gay-una-festa-molto-speciale_2.jpg?resize=1024%2C1536&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2021/01/racconto-gay-una-festa-molto-speciale_2.jpg?w=1280&amp;ssl=1 1280w" sizes="auto, (max-width: 683px) 100vw, 683px" /></figure></div>



<p>Prendemmo l&#8217;ascensore per salire al 1° piano. Dentro quello spazio ristretto potevo sentire l&#8217;odore del sudore di Giovanni inebriarmi il cervello. Gli guardai le braccia muscolose e lui se ne accorse e mi sorrise.</p>



<p>&#8220;Hai proprio un fisico perfetto.&#8221; e gli tastai il braccio &#8220;come vorrei avercelo così anch&#8217;io.&#8221; Come ho già detto non sono un tipo massiccio ma non sono neanche filiforme. Diciamo che sto a metà tra queste due categorie.</p>



<p>&#8220;Bhè sai io vado in palestra qualche volta, ma questi&#8230;&#8221; disse facendo la mossa dei muscoli che fa il body builder &#8220;&#8230;me li sono fatti a forza di sollevare scatoloni. La scuola sta per finire, no? Se vuoi quando la scuola sarà finita possiamo andare qualche pomeriggio in palestra così facciamo qualche esercizio in coppia&#8230;&#8221;</p>



<p>&#8220;Se sapessi quali esercizi vorrei fare con te&#8221; pensai tra me</p>



<p>&#8220;D&#8217;accordo, ci sto. Non vedo l&#8217;ora di farmi i muscoli, cosi&#8217; magari tromberò anch&#8217;io.&#8221; gli risposi</p>



<p>&#8220;Vuoi dirmi che sei ancora vergine?&#8221; mi rispose sorpreso</p>



<p>&#8220;E ti sorprendi? Secondo te con un fisico del genere, a chi posso piacere? Non è abbastanza da uomo, secondo me&#8221;</p>



<p>Giovanni stava per rispondermi ma il suono dell&#8217;ascensore e l&#8217;apertura delle porte lo interruppe.</p>



<p>&#8220;Siamo arrivati. Da che parte?&#8221; chiesi io</p>



<p>&#8220;Di qua&#8221; mi rispose Giovanni ed io lo seguì</p>



<p>Arrivati in ufficio trovammo un&#8217;altro collega.</p>



<p>&#8220;Ah, Giovanni. Vieni, il computer fa di nuovo i capricci. Non riesce ad avviarsi. Ci pensi tu?&#8221;</p>



<p>&#8220;Ok, vai. Ci penso io.&#8221;</p>



<p>&#8220;Grazie&#8221; e quel collega se ne andò</p>



<p>Non è che Giovanni fosse un esperto di computer ma era quello che ne capiva di più li dentro. Quella volta però non riusciva a risolvere la situazione e così lo aiutai io. Giovanni mi cedette il posto. Il sistema operativo non si avviava per colpa di un file che causava conflitto e così io gli feci vedere come risolvere il problema. Lo avviai in modalità provvisoria, cancellai il file incriminato e riavviai. Problema risolto. Il computer funzionava di nuovo correttamente.</p>



<p>&#8220;Forse il file era infettato&#8221; gli dissi io</p>



<p>&#8220;Può darsi.&#8221; rispose lui &#8220;Grazie per l&#8217;aiuto&#8221; e mi sorrise di nuovo.</p>



<p>Feci sedere Giovanni e lui cominciò a registrare la consegna effettuata. Io mi misi a guardare fuori dalla finestra mio padre e gli altri che prendevano gli ultimi scatoloni. Nella distrazione non mi accorsi che Giovanni aveva finito e si era alzato. Quando mi girai stava avanzando verso la porta. Ok pensai, ha finito e ora possiamo tornare dagli altri e lo seguì ma arrivato davanti alla porta vidi che Giovanni la stava chiudendo a chiave. Aspetta un momento&#8230;sta succedendo sul serio o sto solo sognando? Mi diedi un pizzicotto sulla guancia. No, e tutto vero!</p>



<p>&#8220;Giova, ma che fai? Dobbiamo tornare. Gli altri&#8230;ci aspettano&#8221;</p>



<p>&#8220;Tu non vai da nessuna parte.&#8221; mi disse con una voce così sexy da farti bagnare all&#8217;istante</p>



<p>Giovanni avanzò verso di me e mi abbracciò. A contatto con il suo torace sentì di nuovo l&#8217;odore del suo sudore di maschio e questo mi mandò in orbita. Cominciò a baciarmi sul collo e mentre le sue mani mi accarezzavano le spalle e la schiena e mi sussurrò all&#8217;orecchio</p>



<p>&#8220;Lo so che mi desideri. Ho notato come mi mangiavi con gli occhi poco fa. Non vuoi divertirti un po&#8217; con lo zio Giova?&#8221;</p>



<p>Mi ero letteralmente sciolto. Ero in suo potere ed ansimavo solo a sentire la sua voce calda e maschia e per il solletico che mi faceva al collo la sua barba.</p>



<p>&#8220;Ho qualcosa per te, bel ragazzone.&#8221; e mi portò la mano sul suo pacco.</p>



<p>Rimasi incredulo. Non avrei mai pensato che un uomo potesse avere un uccello così grande.</p>



<p>&#8220;E&#8217; bellissimo. Sei un uomo molto dotato.&#8221; dissi io pieno di desiderio</p>



<p>&#8220;Dai, succhiamelo.&#8221;</p>



<p>No me lo feci dire due volte. Mi abbassai, gli slacciai i pantaloni e glie li calai alle caviglie assieme alle sue mutande. Il cazzo di Giovanni era davanti a me, duro come la roccia con una cappella rosa e tonda semicoperta dal prepuzio. Saranno stati 23cm di orgoglio maschile per circa 11cm di circonferenza. Cominciai a dubitare di poterlo prendere tutto in bocca ma ci provai ugualmente. Ne riuscì a prendere poco più di metà. Lo stantuffai per bene. Il suo odore mi inebriava mentre lui mi faceva i complimenti per il mio servizietto. Il suono della sua voce calda mi arrapava da matti e mi spronava a dare sempre di più.</p>



<p>&#8220;Ah&#8230;si&#8230;bravo. Bravo, sei fantastico. Mmm&#8230;come sei bravo, chissà quante altre volte l&#8217;hai fatto&#8230;&#8221;</p>



<p>&nbsp;&#8220;Questa è la mia prima volta.&#8221; gli dissi io</p>



<p>&#8220;La prima volta?! Sei proprio nato col cazzo in bocca! Succhialo tutto, dai&#8230;.&#8221;</p>



<p>Cominciai a leccargli ogni millimetro della sua cappella e mi fermai sul frenulo che cominciai a stimolare con la punta della lingua e poi andavo al buco dell&#8217;uretra.&nbsp;</p>



<p>&#8220;Mmm&#8230;Mi fai impazzire! Sei proprio un vero maiale. Dai, succhiami le palle adesso.&#8221;</p>



<p>Le sue palle erano poco pelose ma belle grosse! Glie le leccai di gusto e poi me le misi in bocca e le succhiai quasi a volermi prendere un po&#8217; di succo di quell&#8217;uomo fantastico.</p>



<p>Stavo andando alla grande ed era la mia prima volta. E&#8217; proprio vero, la natura è autodidatta. Ad un certo punto mi fece alzare e ci baciammo appassionatamente. Le sue mani mi cingevano il viso poi scendevano verso le spalle, i fianchi fino a prendermi il pacco il mano.</p>



<p>&#8220;Adesso tocca a me.&#8221; mi disse</p>



<p>Giovanni si chinò, mi slaccio i pantaloni e me li calò alle caviglie. Attraverso le mutande si vedeva perfettamente che il mio uccello era in tiro.</p>



<p>&#8220;Mmm&#8230;Si&#8230;adesso ci pensa lo zio Giova a te!&#8221; disse mentre me lo toccava e strizzava</p>



<p>Mi calò le mutande e di colpo il mio cazzo sparì nelle sue fauci. Cominciò a farmi un pompino con &#8220;P&#8221; maiuscola. La sua lingua sembrava l&#8217;elica di un ventilatore. Si muoveva velocemente e con incisività. Era straordinario, ci sapeva davvero fare. Dal vigore che aveva si capiva che voleva farmi godere per bene ed io non chiedevo altro. Ogni tanto rallentava il ritmo per allontanare l&#8217;orgasmo e quando raggiungeva il massimo della lentezza se lo metteva tutto in bocca e faceva il vuoto. Poi dopo un po&#8217; riprendeva a tutta forza. Mentre me lo succhiava mi stimolava i capezzoli roteandoli con le dita.</p>



<p>&#8220;Oh si&#8230;.siii&#8230;.zio Giova&#8230;siii&#8230;siii&#8230;.non ti fermare&#8230;continua&#8230;siii&#8230;.siiii&#8221; stavo vivendo l&#8217;esperienza più bella di tutta la mia vita.</p>



<p>Giovanni passò a leccarmi anche le palle. Sentire la sua lingua passare sul mio scroto mi dava sensazioni straordinarie. Giovanni arrivò a leccarmi anche il perineo. In quella zona sono molto sensibile perché di tanto in tanto sentivo delle scosse di piacere che mi arrivavano dritte al cervello.</p>



<figure class="wp-block-image alignwide size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2021/01/racconto-gay-una-festa-molto-speciale_4.jpg?resize=1024%2C576&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-4190" srcset="https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2021/01/racconto-gay-una-festa-molto-speciale_4.jpg?resize=1024%2C576&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2021/01/racconto-gay-una-festa-molto-speciale_4.jpg?resize=300%2C169&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2021/01/racconto-gay-una-festa-molto-speciale_4.jpg?resize=768%2C432&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2021/01/racconto-gay-una-festa-molto-speciale_4.jpg?w=1280&amp;ssl=1 1280w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>&#8220;Lo sapevo che eri una vera macchina del sesso, zio Giova.&#8221;</p>



<p>&#8220;E questo non è niente. Il bello deve ancora venire.&#8221;</p>



<p>Giovanni si alzò e mi giro di spalle premendomi contro di lui mi faceva strusciare il suo cazzo nel solco delle mie natiche facendomi capire quali fossero le sue intenzioni. Li fui colto dalla paura. Una parte di me voleva sentirlo tutto dentro, voleva essere posseduto per tutto il giorno da quel toro di uomo, ma io ero vergine e il suo cazzo era veramente enorme. Avevo paura che mi facesse male.</p>



<p>&#8220;Ascolta Giovanni&#8221; gli dissi &#8220;ti voglio più di qualsiasi altra cosa, ma io sono vergine e tu hai un cazzo che sembra un missile. Mi farà malissimo, ho paura. Non so se ce la faccio&#8230;&#8221; ero visibilmente impaurito ma lui sapeva come calmarmi.</p>



<p>&#8220;Non ti preoccupare&#8221; mi sussurrò all&#8217;orecchio &#8220;lascia fare tutto a me. Vedrai che lo zio Giova ti darà tanto piacere. All&#8217;inizio farà un po&#8217; male, ma passerà. Sei il mio ragazzone e voglio che tu sia mio fino in fondo.&#8221;</p>



<p>Nonostante fossi impaurito, la sua voce calda e maschia mi rilassò completamente e aumentò il mio desiderio che io pensavo fosse già al massimo. Ci levammo le scarpe e ci togliemmo i pantaloni per avere più libertà di movimento. Giovanni si abbassò mi allargò le natiche con le mani e cominciò a leccarmi il buco. Ero in estasi, non credevo che si potesse godere fino a quel punto. Sentivo la sua lingua insinuarsi dentro il mio culo. Alternava leccate esterne con vere e proprie penetrazioni con la lingua. Ero completamente andato, sentivo un piacere immenso che partiva da li e mi arrivava dritto al cervello. Più mi arrapavo e più il mio ano si rilassava e si allargava, potevo sentirlo.</p>



<p>&#8220;Che bel culo che hai, ragazzone!&#8221; e riprese a leccare</p>



<p>&#8220;Sei fantastico&#8221; riuscì a dire tra tante frasi sconnesse per la troppa eccitazione</p>



<p>Giovanni cominciò a penetrarmi con un dito. Le sue mani erano veramente robuste, un suo dito equivaleva a due delle mie. Ebbi un sussulto iniziale ma poi mi lasciai andare. Mi sentivo suo completamente e ancora non aveva neanche cominciato a fottermi! Da una le dita diventarono due, poi tre e poi quattro. Sentivo il mio culo allargarsi sempre di più.</p>



<p>&#8220;Ok, adesso sei pronto.&#8221; mi disse &#8220;Vieni, ora succhiami un po&#8217; il cazzo, così me lo lubrifichi.&#8221;</p>



<p>Mi avventai su quell&#8217;enorme arnese e cominciai a pompare come un assatanato. Glielo riempì di saliva, ne misi quanta più potevo per facilitare il più possibile il suo ingresso dentro il mio culo vergine.</p>



<p>&#8220;Ok, girati adesso. Voglio il mio ragazzone tutto per me!&#8221;</p>



<p>Mi girai verso il muro inarcando la schiena e lui cominciò ad entrare. La cappella entrò con facilità ma c&#8217;erano ancora parecchi centimetri da accogliere.</p>



<p>&#8220;Bene, adesso devi spingere in fuori come se stessi andando in bagno così posso entrare.&#8221; disse Giovanni</p>



<p>Feci come mi disse lui e lo sentì entrare. Il dolore era forte ma sopportabile, pensavo peggio. Ma sembrava che Giovanni non potesse più aspettare e arrivato a metà diede un colpo di reni ed entrò con foga. Il dolore fu lancinante e mi fece urlare ma Giovanni mi tappò subito la bocca per impedire che qualcuno potesse sentire.</p>



<p>&#8220;Shhh&#8230;.Shhhh&#8230;tranquillo&#8230;tranquillo&#8221; mi diceva &#8220;tra un po&#8217; il dolore passerà. Mmm&#8230;come si sta bene qui&#8230; hai un culo fantastico anche dentro.&#8221; e riprese a baciarmi il collo per calmarmi. La sua voce maschia era veramente ipnotica e nonostante in quel momento avessi voluto dirgli &#8220;Ma che cazzo fai? Mi hai fatto male!&#8221; mi sciolsi di nuovo.</p>



<p>Il dolore passò abbastanza in fretta. Sentivo il cazzo di Giovanni dentro di me, mi sentivo pieno. Era una sensazione bellissima. All&#8217;inizio me ne rimasi immobile, poi cominciai a muovere il bacino verso di lui. Volevo che lui mi trombasse subito e lui non si fece attendere.</p>



<p>&#8220;Fottimi, zio Giova. Fottimi, non resisto più.&#8221; gli dissi</p>



<p>&#8220;Certo ragazzone. Adesso ti sfondo il culo!&#8221;</p>



<p>Mi avvinghiò da dietro con la forza di un toro e cominciò la trombata con colpi secchi e decisi. Mentre mi sbatteva mi accarezzava il petto, la pancia e poi giù il cazzo che cominciava a segare lentamente. Nel frattempo continuava a baciarmi il collo solleticandomelo con la sua barba e mi diceva frasi erotiche che mi facevano arrapare come una bestia. &nbsp;&nbsp;</p>



<p>&#8220;Ti piace il cazzo dello zio Giova, eh? Prendilo tutto&#8221;</p>



<p>&#8220;Si, mi piace. Sbattimi a non finire&#8221;</p>



<p>&#8220;Ti aprirò come una quaglia!&#8221;</p>



<p>Volevo che quel momento non finisse mai. Sentivo il cazzo di Giovanni che mi scavava dentro. Ogni penetrazione era accompagnata da una sensazione di piacere e calore fino a quando ad un certo punto mi sentì tutto ad un tratto più eccitato. Era come se avessi sborrato ma quella sensazione era molto diversa. Mi pervase tutto il corpo e sopratutto non durò qualche secondo ma molto di più. Direi circa 2 o 3 minuti. Mi guardai il cazzo ma non avevo sborrato. In quello stesso momento sentì che il cazzo di Giovanni entrava molto più facilmente di prima.</p>



<p>&#8220;Ah&#8230;ma che succede zio Giova?&#8221; dissi io in preda al delirio</p>



<p>&#8220;Ti è piaciuto, ragazzone? Ti ho stimolato la prostata. Si chiama orgasmo anale.&#8221;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Avevo sentito parlare molto su internet dell&#8217;orgasmo anale ma pensavo che fossero tutte cavolate, invece Giovanni mi dimostrò il contrario. Non avevo mai goduto in questo modo, prima d&#8217;ora. Mi sentivo cambiato, come se una parte di me di cui non ero conscio si fosse appena svegliata. Giovanni si sfilò e dopo aver sgombrato la parte destra della scrivania del computer, mi fece mettere disteso supino, mi prese le gambe e se le mise sulle spalle e continuò a fottermi in questa posizione. Ora potevamo guardaci mentre trombavamo. Le sue espressioni di goduria e i suoi sorrisi mi arrapavano molto.</p>



<p>&#8220;Ti piace guardare lo zio Giova mentre di fotte?&#8221;</p>



<p>&#8220;Si&#8230;.&#8221; dissi io in preda al delirio dei sensi &#8220;zio Giova tu non sei un uomo, sei un toro! Fottimi&#8230;fottimi!&#8221;</p>



<p>Questa frase lo galvanizzò parecchio perché d&#8217;improvviso Giovanni cominciò ad aumentare la velocità della trombata. La mia eccitazione continuava a crescere sempre di più e sentivo di nuovo quella sensazione di calore. Giovanni mi aveva provocato un altro orgasmo anale.</p>



<p>&#8220;Oh, si&#8230;zio Giova&#8230;si&#8230;continua&#8230;non ti fermare&#8230;.siiiii&#8230;che bello&#8230;siiiiiiiii&#8221;</p>



<p>Il fiato di Giovanni si accorciava. Stava per venire.</p>



<p>&#8220;Si&#8230;siii&#8230;sborrami dentro, zio Giova.&#8221;</p>



<p>&#8220;Adesso ti inondo. Sii, ti farcisco&#8230;.siiii&#8230;siii&#8230;eccolo&#8230;.eccolo&#8230;ECCOLO&#8230; VENGO!!! Whaaaaww&#8230;woff&#8230;woff&#8221;</p>



<p>Con un verso da orso mi sborro nel culo. Sentì il calore del suo seme dentro di me. Nonostante fosse venuto il suo cazzo era ancora duro e continuò a spingere per un po&#8217;. E indovinate cosa successe&#8230;esatto. Cominciai a sborrare anch&#8217;io e senza toccarmi! Feci una sborrata così intensa che senza dubbio conquistò il primo posto nella mia classifica personale di sborrate. Avevo la pancia e il petto pieni di sperma.</p>



<p>Dopo un po&#8217; Giovanni si sfilò, mise una mano sotto il mio culo e prese tutto il bianco nettare che aveva eruttato e me lo offrì.</p>



<p>&#8220;Tieni assaggialo&#8221; ed io me lo presi tutto. Era denso, bianchissimo, e il suo odore è molto intenso. Era buonissimo, con un gusto leggermente salato. Senza dubbio il sapore migliore che avessi mai gustato.&nbsp;</p>



<p>Dopo avermi dato il suo seme, Giovanni mi passo una mano su petto e pancia per raccogliere il mio sperma e se lo portò alla bocca e mi fece un sorriso da maiale.</p>



<p>&#8220;Mmm&#8230;buono.&#8221; e poi dopo averlo preso tutto &#8220;La prossima volta lo voglio dritto in faccia!&#8221; e mi strinse le palle.</p>



<p>&#8220;Grazie&#8221; gli dissi io &#8220;E&#8217; stato fantastico. Tu sei stato fantastico, zio Giova.&#8221;</p>



<p>&#8220;Tu non mi scappi più. D&#8217;ora in poi sarai il mio ragazzone speciale. Sono contento di averti sverginato io.&#8221;</p>



<p>&#8220;Io non vado da nessuna parte. Sarò tuo per sempre, zio Giova.&#8221; e mi gettai fra le sue braccia.</p>



<p>Ci baciammo di nuovo mentre le nostre mani esploravano i nostri corpi sudati. Proprio l&#8217;immagine che avevo visto nella mia mente prima che prendessimo l&#8217;ascensore. Giovanni mi strinse nelle sue forti braccia e mi coccolò dolcemente baciandomi di nuovo sul collo e solleticandomi con la sua barba. Gli piaceva davvero molto farlo.</p>



<p>Ci rimettemmo i pantaloni e dopo aver di nuovo limonato con passione Giovanni aprì la porta e ci avviammo verso il magazzino. La trombata era durata 2 ore ma per me durò un eternità e al tempo stesso un soffio.</p>



<p>&#8220;Tuo padre lo sa che sei gay?&#8221; mi chiese Giovanni</p>



<p>&#8220;Veramente no&#8221; dissi io</p>



<p>&#8220;Ascolta, io lo conosco bene. Siamo andati a scuola insieme. E&#8217; un tipo aperto. Puoi dirglielo senza paura, lui ti accetterà.&#8221;</p>



<p>Forse in quel momento ero ancora sotto l&#8217;effetto della mia eccitazione ma fu un bene perché in quella condizione vidi le cose sotto la prospettiva giusta. Riflettendo sulla situazione e sulle parole di Giovanni capì quello che avrei dovuto fare.</p>



<p>&#8220;Credo tu abbia ragione. In fondo non c&#8217;è nulla di male ad essere gay&#8221; gli dissi &#8220;oggi sono stato bene con te Giovanni. Continuare a nascondere quello che sono non avrebbe senso. Ho deciso, glie lo dirò stasera stessa.&#8221;</p>



<p>Tornati giù in magazzino notai che mio padre e gli altri avevo finito di sistemare gli ultimi scatoloni.</p>



<p>&#8220;Che fine avete fatto voi due?&#8221; disse mio padre</p>



<p>&#8220;Scusaci Gino, ma il computer dell&#8217;ufficio non si voleva avviare. Ci ha fatto penare. Ma grazie a tuo figlio, il problema è risolto.&#8221;</p>



<p>&#8220;Qui abbiamo finito&#8221; disse mio padre &#8220;tra un po&#8217; c&#8217;è la pausa pranzo. Stefano tu ti unisci a noi per pranzo?&#8221;</p>



<p>&#8220;Certo, ho una fame da lupi!&#8221;</p>



<p>Ci rimettemmo tutti le magliette e andammo in un bar li vicino. Ordinammo tutti un pezzo a testa. Alcuni presero una mattonella, altri un rollò. Io mi presi un calzone fritto e anche Giovanni ne prese uno. Avevamo consumato molte energie prima e dovevamo reintegrarle. Dopo mangiato tornammo al &#8220;Siciltronics&#8221; e dissi a mio padre che sarei tornato a casa per studiare.</p>



<p>&#8220;D&#8217;accordo. Ci vediamo a casa. A più tardi allora. Ciao, Ste!&#8221;</p>



<p>&#8220;Ciao pa!&#8221; presi il mio zaino e mi avviai verso casa</p>



<p>Arrivato a casa telefonai ad un mio compagno di classe per sapere cosa avessero fatto quel giorno. Qualunque cosa avessero fatto niente avrebbe battuto la giornata che avevo passato con quel toro di Giovanni, ma dovevo sapere se avevano lasciato dei compiti per casa.</p>



<p>Come pensavo, non era entrato quasi nessuno e così non si era fatto nulla di nuovo. Meglio così. Avevo molti compiti da fare quel giorno ma stranamente li feci senza troppi preamboli. Nella mia mente c&#8217;era ancora Giovanni e fu proprio questo ad alleggerirmi i compiti. Mi sentivo leggero e sereno come mai prima. In quel momento avrei anche potuto fare le pulizie di tutto l&#8217;anno in un solo giorno col sorriso sulle labbra. Finito di fare tutti i compiti guardai l&#8217;orologio. Erano le 15:45. Accesi il computer e mi misi a navigare e&#8230;.chissà come mai finì su pornhub. Ripensai a Giovanni e cominciai a guardarmi qualche video porno. Mi strinsi il pacco e sentì la mia erezione farsi strada. Mi calai i pantaloni e rimasi con le mutande che avevo abbassato davanti per liberare la mia proboscide. Cominciai a masturbarmi piano guardando i miei omaccioni preferiti sostituendoli nella mia mente con Giovanni. Mi sentivo arrapato come una bestia nonostante avessi sborrato qualche ora prima. Ad un certo punto sentì la porta di casa aprirsi e poi chiudersi. Era mio padre, era tornato in anticipo. Cazzo! Mi rimisi i pantaloni in fretta e furia e chiusi il sito porno.</p>



<p>&#8220;Ciao Ste. Sono tornato. Ma dove sei?&#8221;</p>



<p>&#8220;Sono qui, pa.&#8221; e uscì dalla mia stanza &#8220;Sei tornato prima oggi. Come mai?&#8221;</p>



<p>&#8220;Giovanni si è offerto di sostituirmi. Ha detto che mi dovevi parlare.&#8221;</p>



<p>Giovanni mi aveva passato una palla che non potevo non ricevere.</p>



<p>&#8220;In effetti si papà. Ti devo dire una cosa importante. Vieni sediamoci.&#8221; e ci sedemmo sul tavolo della cucina.</p>



<p>&#8220;Ascolta pa&#8230;io sono omosessuale. Mi piacciono gli uomini.&#8221;</p>



<p>&#8220;Tutto qui? Era questo che mi volevi dire? Guarda che io lo sapevo già&#8230;&#8221;</p>



<p>Rimasi stupito. &#8220;C-come? Lo sapevi già? E da cosa l&#8217;hai capito?&#8221;</p>



<p>&#8220;Bèh, non hai mai parlato di ragazze in vita tua e ogni volta che in televisione parlavano degli omosessuali tu li difendevi sempre. Io sono tuo padre e ti conosco più di chiunque altro ma in questo caso non sono serviti i superpoteri di padre per capire che sei gay, tu sei un libro aperto.&#8221;</p>



<p>&#8220;Ah&#8230;ok. Senti papà posso farti una domanda?&#8221; gli dissi timidamente</p>



<p>&#8220;Certo, dimmi&#8221;</p>



<p>&#8220;Quando hai scoperto che sono gay tu&#8230; si, insomma tu&#8230; tu&#8230; ecco&#8230; ci sei&#8230; rimasto male?&#8221;</p>



<p>Mio padre sospirò</p>



<p>&#8220;Figlio mio, sarei un&#8217;ipocrita se ti dicessi che non mi ha fatto né caldo né freddo. All&#8217;inizio non riuscivo a capire ed ero amareggiato e frustrato. Ma poi, passando il tempo ho capito che per me la cosa più importante era che tu fossi felice. Io ti vorrò sempre bene Stefano, non importa ciò che ti piace.&#8221;</p>



<p>Quella risposta mi scaldò il cuore e senza che me accorgessi una lacrima mi scese dall&#8217;occhio destro. Mio padre me l&#8217;asciugò con il pollice.</p>



<p>&#8220;Grazie papà. Anch&#8217;io ti voglio bene.&#8221; e ci abbracciammo</p>



<p>&#8220;Sai, di recente anch&#8217;io ho avuto esperienze omosessuali nella mia vita e questo mi ha aiutato a capirti meglio.&#8221; mi disse mio padre</p>



<p>&#8220;Davvero?&#8221; dissi io</p>



<p>&#8220;Si. Da quando io e tua madre ci siamo separati, con alcuni colleghi di ufficio. All&#8217;inizio era un gioco, ma poi ci abbiamo preso gusto e devo dire mi sono sorpreso di me stesso.&#8221;</p>



<p>Pensare mio padre che fa sesso con uno di quei figoni dei suoi colleghi mi stuzzicava da matti.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>&#8220;E come è stato per te? Cioè&#8230;voglio dire&#8230; per uno che nasce gay come me è normale diciamo. Ma per te che sei stato etero fino ad ora come è stato?&#8221;</p>



<p>&#8220;Bèh è difficile da spiegare. E&#8217; un po&#8217; come quando mangi la stessa cosa per un sacco di tempo e la voglia di mangiare quella cosa scema. Poi senti il profumo di un&#8217;altra pietanza, la assaggi e scopri che ti piace come o più di quella che mangiavi prima.&#8221; e poi di botto mi disse &#8220;Tu piuttosto dimmi&#8230;.ti ha fottuto per bene Giovanni oggi, eh?&#8221;</p>



<p>Mi bloccai e diventai rosso.</p>



<p>&#8220;M-m-ma come lo sai? Te la detto Giovanni?&#8221;</p>



<p>&#8220;Ma figurati. Ce l&#8217;avevate scritto in faccia quando siete tornati! Ste, io sono più vecchio di te e so quando qualcuno ha appena fatto sesso. Dai su, dimmi com&#8217;è andata. Voglio sapere tutto sulla prima esperienza sessuale di mio figlio.&#8221;</p>



<p>&#8220;E&#8217; stato fantastico pa.&#8221; e cominciai a raccontargli tutto. Fu bellissimo poter parlare con mio padre della mia prima esperienza sessuale gay con quella naturalezza. Dovrebbe essere così in ogni famiglia.</p>



<p>&#8220;Sai, oggi ho scoperto una cosa incredibile, pa.&#8221; gli dissi &#8220;L&#8217;orgasmo anale esiste davvero!&#8221;</p>



<p>&#8220;Come? L&#8217;orgasmo anale? E che cos&#8217;è?&#8221;</p>



<p>E allora gli spiegai che quando viene stimolata la prostata in un rapporto sessuale si può provocare un orgasmo che non dura qualche secondo come quello normale ma molto di più, un paio di minuti. Gli dissi anche cosa si prova ad avere un orgasmo anale.</p>



<p>&#8220;Wow, spero di provarlo anch&#8217;io un giorno&#8221; mi disse mio padre</p>



<p>&#8220;Te lo auguro pa&#8221;</p>



<p>Guardai l&#8217;orologio e vidi che parlando e scherzando si era fatta ora di cena. Mio padre prese il telefono e ordinò due pizze. Cenammo e poi dopo un po&#8217; di Tv serale ce ne andammo a letto.</p>



<p>I giorni seguenti trascorsero abbastanza in fretta e purtroppo non ebbi occasione di andare a trovare il mio&nbsp; Giovanni. Essendo l&#8217;ultimo periodo di scuola dovevo studiare per risistemare le media di alcune materie&#8230; diciamo parecchie va e non potevo marinare la scuola per non fare salire di troppo le assenze e per non fare la figura di quello che se ne frega. Insomma ero molto impegnato in quel periodo. Una volta provai ad andare al Siciltronics nel pomeriggio ma era Giovanni ad essere impegnato. Gli dissi che era tempo di scrutini e gli promisi che dopo la scuola sarei stato tutto suo.</p>



<p>Finita la scuola tirai un sospiro di sollievo. Ero stato promosso senza debiti. Finalmente potevo godermi le vacanze e&#8230; Giovanni ovviamente.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>L&#8217;ultimo giorno di scuola per me era un giorno doppiamente felice perché oltre ad essere l&#8217;inizio delle tanto agognate vacanze estive potevo finalmente festeggiare il mio compleanno e l&#8217;entrata nel mondo dei maggiorenni.</p>



<p>Io e mio padre ne parlammo quella mattina a colazione</p>



<p>&#8220;Ste. È da qualche giorno che sei maggiorenne, e lo sai quanto avrei voluto farti una festa. Te la meriti, 18 anni vengono una volta nella vita, ma con tutto il lavoro in azienda non riesco proprio a organizzarti niente, mi dispiace tantissimo&#8230;&#8221;</p>



<p>&#8220;Tranquillo pa, lo so che tu devi lavorare, non ti preoccupare. E poi lo sai che a me non piacciono le feste&#8221;</p>



<p>&#8220;Forse non hai trovato la festa giusta per te&#8221; e mi fece un sorriso malizioso</p>



<p>Finito di fare colazione mio padre uscì. Avrei tanto voluto andare a trovare Giovanni ma oggi era il mio turno di pulizie. Pazienza. Trascorsi la giornata a fare le pulizie di casa e dopo aver finito me ne tornai a letto e accesi la tv. Il primo giorno di libertà dopo la prigione scolastica lo passai in panciolle, nel massimo relax. La giornata passò in fretta tra Tv e pisolini si erano fatte le 17:30 circa. A quell&#8217;ora mio padre doveva essere già tornato e mi chiesi cosa fosse successo ma proprio in quel momento squillò il telefono.</p>



<p>&#8220;Pronto? Ah&#8230;papà sei tu. Dimmi&#8221;</p>



<p>&#8220;Ascolta Ste. Abbiamo ricevuto una chiamata. Oggi c&#8217;era una consegna ma il Tir che doveva scaricare è in ritardo per colpa degli ingorghi in autostrada. Ci hanno detto di restare finché non arriva quindi non mi aspettare per cena, verrò tardi.&#8221;</p>



<p>&#8220;Ok, pa. Ci vediamo in serata. Ciao&#8221;</p>



<p>&#8220;Ciao Ste&#8221;</p>



<p>Essendo solo in casa ordinai una pizza per cena. Dopo aver mangiato mi misi davanti al pc e navigai&#8230;un po&#8217; dovunque. Dopo un po&#8217; squillò di nuovo il telefono.</p>



<p>&#8220;Pronto?&#8221;</p>



<p>&#8220;Ste, ciao sono io&#8221;</p>



<p>&#8220;Ciao, pa. Allora è arrivato il Tir?&#8221;</p>



<p>&#8220;Si abbiamo già scaricato tutto ma c&#8217;è un problema.&#8221;</p>



<p>&#8220;Quale?&#8221;</p>



<p>&#8220;Ascolta il pc dell&#8217;ufficio 4 fa di nuovo i capricci. Non si avvia. Giovanni non riesce a sistemarlo. Non è che potresti pensarci tu?&#8221;</p>



<p>&#8220;D&#8217;accordo, va bene.&#8221;</p>



<p>&#8220;Perfetto, allora vengo a prenderti. Fatti trovare pronto, ok?&#8221;</p>



<p>&#8220;Va bene a dopo&#8221;</p>



<p>Mi vestì in fretta e dopo alcuni minuti mio padre mi fece uno squillo sul cellulare. Era il segnale che era sotto casa. Scesi e lui era davanti la porta. Salimmo in macchina e ci avviammo al Siciltronics.</p>



<p>&#8220;Certo che sto computer è un vero rottame. Dovreste cambiarlo.&#8221; gli dissi</p>



<p>&#8220;Dovresti dirlo a quelli in alto. Sono loro che dovrebbero uscire i soldi per i computer e tutto il resto degli uffici.&#8221;</p>



<p>Arrivati sul posto io e mio padre salimmo con l&#8217;ascensore al 1° piano e ci avviammo verso l&#8217;ufficio 4 ma stranamente la luce era spenta. Forse non c&#8217;era nessuno a parte me e mio padre ma quando entrai dentro&#8230;.</p>



<p>&#8220;SORPRESA!!!!!&#8221; dissero in coro i colleghi di mio padre</p>



<p>Erano tutti nudi! Avevano sgombrato la stanza e al centro c&#8217;era un tavolo dove normalmente si mette una torta ma in quel caso il dolce ero io.</p>



<p>Rimasi incantato, senza parole. Un po&#8217; per la sorpresa e un po&#8217; per i meravigliosi uomini che avevo davanti. Tra di loro c&#8217;era anche Giovanni.</p>



<p>&#8220;Ragazzone, stasera ti faremo tutti la festa perciò preparati.&#8221; e tutti scoppiarono in una risata fragorosa</p>



<p>Ero senza parole</p>



<p>&#8220;Ma aspettate&#8230;&#8221; dissi io &#8220;sicuro che non avrete problemi per questo?&#8221;</p>



<p>&#8220;Tranquillo Ste&#8221; disse mio padre &#8220;Ci siamo solo noi qui. Chi vuoi che lo sappia?&#8221;</p>



<p>&#8220;Allora cominciamo questa festa&#8221; dissi io togliendomi freneticamente tutti i vestiti di dosso e andando verso Giovanni e prendendo con foga il suo cazzone in bocca.</p>



<p>&#8220;Bravo figliolo&#8221; mi disse uno degli altri colleghi &#8220;succhiaglielo per bene ma ricordati che ci siamo anche noi. Hai parecchi uomini da soddisfare stanotte!&#8221;</p>



<p>Nel frattempo mio padre si spogliò e disse &#8220;Il primo voglio essere io, Ste. Voglio vedere quanto sei bravo col pisellone di papà.&#8221;</p>



<figure class="wp-block-image alignwide size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2021/01/racconto-gay-una-festa-molto-speciale_3.jpg?resize=1024%2C576&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-4189" srcset="https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2021/01/racconto-gay-una-festa-molto-speciale_3.jpg?resize=1024%2C576&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2021/01/racconto-gay-una-festa-molto-speciale_3.jpg?resize=300%2C169&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2021/01/racconto-gay-una-festa-molto-speciale_3.jpg?resize=768%2C432&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2021/01/racconto-gay-una-festa-molto-speciale_3.jpg?resize=1536%2C864&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2021/01/racconto-gay-una-festa-molto-speciale_3.jpg?w=1920&amp;ssl=1 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>A sentire quelle parole persi completamente il controllo. Mi staccai da Giovanni e andai verso mio padre.</p>



<p>&#8220;Quindi vuoi vedere quanto sono bravo, eh papà?&#8221;</p>



<p>&#8220;Si, fammi vedere&#8221;</p>



<p>Allora mi abbassai e cominciai a succhiargli il cazzo. Avevo desiderato non so più quante volte di farlo e adesso il mio sogno si stava avverando.</p>



<p>&#8220;Mmm&#8230;bravo Ste. Ti piace proprio il pisellone di papà&#8230;.&#8221;</p>



<p>&#8220;Era tanto che volevo farlo. Non hai idea di quante seghe mi sia fatto pensandoti&#8230;&#8221;</p>



<p>&#8220;E bravo mio figlio!&#8221; disse mio padre soddisfatto</p>



<p>Succhiai il cazzo di mio padre con una foga incredibile, non riuscì a controllarmi e mio padre sul punto di sborrare mi fermò.</p>



<p>&#8220;Wow Ste, sei proprio affamato stasera.&#8221; disse mio padre col fiatone</p>



<p>&#8220;Sono 5 anni che ho fame di te, pa. Grazie che mi hai fermato perché solo un pompino non mi basta voglio che tu me lo metta in culo.&#8221;</p>



<p>&#8220;Hei, guarda che ci siamo anche noi, qui&#8221; disse uno dei colleghi</p>



<p>&#8220;Veni qui ragazzone. Fai vedere a questi come sei bravo&#8221; disse Giovanni</p>



<p>Andai dagli altri colleghi e feci una pompa a ciascuno di loro ma non fino in fondo, giusto un assaggio. Me li passai tutti, uno alla volta. Quella sera sentì un sacco di sapori di cazzo diversi, sembrava un buffet e tutti mi facevano i complimenti per le mie perfomance.</p>



<p>&#8220;Minchia! Gino, tuo figlio è meglio di una troia!&#8221; diceva uno &nbsp;</p>



<p>&#8220;Mmm&#8230;siii&#8230;siii&#8230;mmm&#8230;.ma sei nato con cazzo in bocca tu?&#8221; mi diceva un&#8217;altro</p>



<p>&#8220;Ah&#8230;siiii&#8230;ah&#8230;ah&#8230;.si&#8230;AHHHHHH!!!&#8221; un&#8217;altro non riuscì a trattenersi e sborrò subito o forse io lo feci eccitare troppo, non so.</p>



<p>&#8220;Scusa, forse ti ho fatto venire troppo presto&#8221; gli dissi io</p>



<p>&#8220;Non ti preoccupare, ho i coglioni ancora pieni. La prima volta sborro sempre subito&#8221; mi rispose</p>



<p>&#8220;E&#8217; vero&#8221; disse Giovanni &#8220;Salvo è capace di sborrare anche 4 volte di fila. Tranquillo, ne hai di latte da bere da lui!&#8221;</p>



<p>Continuai con le pompe alternate e quando vidi che mentre io mi occupavo di uno gli altri cominciavano a masturbarsi capì che era il momento di fare sul serio. Mi misi sopra il tavolino, mi distesi e mi afferrai le caviglie tirandole su.</p>



<p>&#8220;Allora, chi vuole essere il primo?&#8221; dissi io con tono arrapato</p>



<p>&#8220;Vengo io&#8221; disse mio padre</p>



<p>&#8220;No&#8221; gli dissi io &#8220;Pà, voglio che tu sia la mia ciliegina sulla torta. Voglio riservarti per ultimo così mi ricorderò di questa serata per almeno 10 anni&#8221;</p>



<p>&#8220;Allora vengo io&#8221; disse Salvo, &nbsp;quello che aveva sborrato prima</p>



<p>Nonostante avesse appena sborrato, il suo cazzo non accennò minimamente ad ammosciarsi, restò duro come il marmo. Cominciò a fottermi come un assatanato, quasi come se non avesse fatto sesso da parecchio, e magari era anche vero.&nbsp;</p>



<p>&#8220;Ti apro in due adesso&#8221; la trombata non durò molto perché, come lui mi aveva detto poco prima durante le prime volte si eccitava troppo e finiva col venire subito. Mi sborrò in culo un mare di sborra calda. Dopo Salvo toccò anche agli altri. Gli altri colleghi si fecero onore. Tutti bei maschioni maturi con tanta esperienza e con un cazzo da favola che sapevano usare alla grande. Mentre gli altri mi facevano vedere il paradiso, mio padre e Giovanni a turno mi davano i loro cazzi in bocca. Un cazzo in bocca e uno in culo. Cosa si può chiedere di più dalla vita?</p>



<p>Dopo essermi fatto trombare da tutti gli altri colleghi di mio padre il mio culo sembrava un vulcano che eruttava sperma a non finire ma io non ero ancora sazio. Fu di nuovo il turno di Salvo che tornò alla carica e mi cominciò a sbattere con foga sempre più crescente. Stavolta la trombata durò molto di più di prima essendo molto meno sensibile. Salvo era davvero un toro. Mentre mi sbatteva mi lanciava occhiolini e sguardi carichi di desiderio che mi infuocavano e non solo letteralmente. Senti&#8217; ancora una volta quella sensazione di calore e di eccitazione. Salvo mi aveva provocato un orgasmo anale.</p>



<p>&#8220;Ah&#8230;ahhh&#8230;ahhhh&#8230;.siiiii&#8230;.siiiii&#8230;&#8230;ahhhhh&#8230;ma allora lo sai fare anche tu. L&#8217;altra volta Giova mi ha provocato un orgasmo anale e ora anche tu. Siete proprio maschioni di serie A!&#8221;</p>



<p>&#8220;E tu sei meglio di tutte le donne che mi sono fatto fin&#8217;ora&#8221; mi rispose Salvo</p>



<p>Il fiato di Salvo cominciava ad accorciarsi sempre di più fino a che non si sfilò e mi sborrò in faccia una quantità impressionante di sperma. Quell&#8217;uomo era davvero una riserva di seme vivente. Era la terza volta che sborrava in poco tempo ma dall&#8217;intensità degli schizzi e della quantità sembrava la prima! Adesso era il turno di Giovanni, il toro che mi aveva sverginato.</p>



<p>&#8220;Adesso è il mio turno ragazzone&#8221; mi disse con quello sguardo di sesso da caserma che mi aveva colpito la prima volta che i miei occhi si erano posati su lui</p>



<p>&#8220;Vieni, zio Giova&#8221; dissi arrapato ed emozionato &#8220;fammi godere come l&#8217;altra volta&#8221;</p>



<p>&#8220;Allora alzati&#8221; mi disse con tono autoritario ed io eseguì</p>



<p>Mi abbracciò forte e mi baciò con passione mentre le nostre mani esploravano i nostri corpi. Gli toccai il petto possente, la schiena, le braccia massicce, la pancetta e naturalmente il cazzo che cominciai a segare lentamente. Ad un certo punto mi fece girare di spalle e cominciò a fottermi avvinghiandomi a lui e mi baciava il collo e me lo solleticava con la barba mentre mi sussurrava frasi erotiche all&#8217;orecchio. Nel frattempo le sue mani si muovevano su e giù su di me. Quando faceva così mi faceva impazzire perché ero totalmente in suo potere. &nbsp;</p>



<p>&#8220;Si, zio Giova&#8230;. siiii&#8230;continua&#8230;.si&#8230;&#8230;siiiiiii&#8221;</p>



<p>&#8220;Mi fai impazzire, Ste.&#8221; mi disse nel delirio dei sensi &#8220;Hai un culo da favola. Sono contento di avertelo aperto io la prima volta.&#8221; quella era la prima volta che mi aveva chiamato per nome e la cosa mi fece piacere perché forse poteva non esserci più solo sesso fra noi. Forse poteva nascere qualcos&#8217;altro&#8230;</p>



<p>&#8220;Da quando mi hai sverginato, ti sogno tutte le notti&#8221; gli risposi io &#8220;e ogni volta devo cambiarmi le mutande. Fottimi zio Giova, fottimi! Fottimi fino all&#8217;alba!&#8221;</p>



<p>Giovanni si galvanizzò proprio come successe la prima volta. I complimenti gli piacevano molto. Dopo un po&#8217; sentì di nuovo il calore salirmi per tutto il corpo. Giovanni mi aveva provocato un orgasmo anale.</p>



<p>&#8220;oh&#8230;siiiiii&#8230;siiiii&#8230;siiiii, così&#8230;siiiii&#8230;ahhhhhhh&#8221;</p>



<p>&#8220;Si, godi ste. Godi, che lo zio Giova ti fa la festa!&#8221;</p>



<p>Anche se ero in piedi già da un&#8217;ora le mie gambe non accennavano minimamente ad darmi segni di stanchezza. Sarei rimasto così per tutta la notte. Dopo un po&#8217; mi fece distendere di nuovo sul tavolino al centro della stanza e si mise la mie gambe sulle spalle e ricominciò a fottermi guardandomi negli occhi. I nostri sguardi si incontravano scambiandosi più emozioni di mille parole. Il fiato di Giovanni cominciava ad accorciarsi.</p>



<p>&#8220;Oh&#8230;si&#8230;sto per venire&#8230;.siiii&#8230;ci siamo&#8230;..siii&#8230;siiii. Lo vuoi assaggiare il latte dello zio Giova?&#8221;</p>



<p>&#8220;Si&#8230;si, lo voglio!&#8221;</p>



<p>Giovanni allora si sfilò, mi fece alzare e mi disse &#8220;Vieni succhialo tutto e fammi venire&#8221;</p>



<figure class="wp-block-image alignwide size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2021/01/racconto-gay-una-festa-molto-speciale_5.jpg?resize=1024%2C576&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-4191" srcset="https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2021/01/racconto-gay-una-festa-molto-speciale_5.jpg?resize=1024%2C576&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2021/01/racconto-gay-una-festa-molto-speciale_5.jpg?resize=300%2C169&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2021/01/racconto-gay-una-festa-molto-speciale_5.jpg?resize=768%2C432&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2021/01/racconto-gay-una-festa-molto-speciale_5.jpg?w=1280&amp;ssl=1 1280w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Mi abbassai e glie lo presi in bocca. Cominciai a pompare prima lentamente e poi sempre più veloce e ad un certo punto sentì le contrazioni orgasmatiche diventare sempre più intense e ravvicinate fino a che non arrivò la prima di quelle più forti che assieme al suo ruggito di orso annunciavano la sborrata. La bocca mi si riempì totalmente di sperma e un po&#8217; cominciò a colarmi sulle guance. Lo inghiottì di colpo gustandolo fino in fondo. Con le sue dita Giovanni mi prese lo sperma colato sulle guance e me lo diede.</p>



<p>&#8220;Ti è piaciuto il latte dello zio Giova?&#8221;</p>



<p>&#8220;Si, ne vorrei una tazza la mattina tutti i giorni.&#8221; e ci abbracciammo e limonammo di nuovo</p>



<p>&#8220;Hei figliolo, se vuoi ancora un po&#8217; di latte vieni qui&#8221; mi disse salvo</p>



<p>Non me lo feci dire due volte e mi avventai sul cazzone di Salvo e cominciai a succhiarlo con foga. Quel pompino durò un sacco perché la sua sensibilità era diminuita ancora. Alternavo il pompaggio con leccate della cappella, del frenulo e buchino dell&#8217;uretra. Poi passavo a leccargli anche le palle, erano davvero belle gonfie! Dopo un po&#8217; ripresi a succhiarglielo e quando cominciai a sentire le contrazione presi a segarglielo davanti la mia faccia</p>



<p>&#8220;Mmm&#8230;siiii&#8230;continua&#8230;.siiii&#8230;.voglio venire&#8230;..siii&#8230;siii&#8230;..così&#8230;oh&#8230;non ce la faccio più&#8230;..lo sento&#8230;.sto per venire&#8230;siiii&#8230;siiiii&#8230;.SIIIIIIIIIIIII!!!!!!!!!!!!! AHHHHHHHHHHHHHHHHH!!!!!&#8221;</p>



<p>Alcuni schizzi mi finirono in bocca ma il resto mi ricoprì la faccia e con la mano la presi tutta e non ne persi neanche una goccia.</p>



<p>&#8220;Sei proprio uno sporcaccione Ste&#8221; disse una voce alle mie spalle</p>



<p>Era quella di mio padre. Adesso era il suo turno. L&#8217;avevo lasciato per ultimo. Lui era la ciliegina sulla mia torta di sesso di compleanno. Avevo aspettato questo momento per tanto tempo e adesso finalmente era arrivato. Quante fantasie erotiche avevo affollato la mia mente ogni volta che incontravo mio padre in giro per casa anche solo mentre guardava la TV sopratutto in estate quando era in canotta e pantaloncini. La visione di quel corpo robusto, virile e pelosissimo mi faceva ribollire il sangue e adesso ce l&#8217;avevo li davanti a me che non aspettava altro che essere assaggiato.</p>



<p>&#8220;Vieni qua Ste&#8221; mi chiamò mio padre tenendosi il cazzo in mano &#8220;vieni a giocare col pisellone di papà&#8221;</p>



<p>Non me lo feci dire due volte e mi misi a succhiarglielo per bene. Mio padre si dimenava e godeva come un pazzo. Questa volta fui più controllato e quando cominciai a percepire le contrazioni mi fermai.</p>



<p>&#8220;Ok, papà. Adesso voglio sentirti dentro di me. Fammi vedere come hai messo incinta la mamma!&#8221;</p>



<p>Mio padre si arrapò un sacco a sentire questa frase e con foga mi prese per le spalle e mi portò alla sua bocca e ci baciammo lungamente.</p>



<p>&#8220;Girati Ste&#8221; mi disse &#8220;voglio darti tutto il mio affetto paterno&#8221;</p>



<p>Mi girai e lo sentì entrare dentro di me.</p>



<p>&#8220;Mmm&#8230;Si, pa&#8217;&#8230;siiii&#8230;&#8221;</p>



<p>&#8220;Ti piace il pisellone di papà, eh?&#8221;</p>



<p>&#8220;Si&#8230;mi piace&#8230;oh..sii&#8230;sfondami papà!&#8221;</p>



<p>Allora mio padre cominciò a cavalcarmi con impeto e velocità crescente.</p>



<p>Mentre mi trombava le sue manone esploravano il mio corpo. Cominciò a stimolarmi i capezzoli e poi scesero sulla pancia per finire sul cazzo.</p>



<p>&#8220;Mmm&#8230;la sotto hai preso da me&#8221; mi disse fiero del mio cazzo non eccessivamente lungo perché nella media ma spesso proprio come il suo.</p>



<p>&#8220;Sono contento di aver preso da te, pa&#8217;.&#8221; gli risposi io</p>



<p>Mio padre era messo con la schiena quasi rasente al muro e ad un certo punto lo spinsi verso di esso e presi le redini della trombata. Spingevo il bacino verso di lui sempre con più forza ed incisività e mio padre si mise le mani dietro la testa anziché usarle per tenermi e spingere.</p>



<p>&#8220;Oh, si&#8230;.Ste&#8230;.siiiiiii&#8230;.continua così&#8230;..siiiii&#8230;.OHHHH&#8230;.SIIIIII!!!&#8221;</p>



<p>Mio padre era su un&#8217;altro pianeta dalla goduria che gli provocavo e questo mi fece sentire orgoglioso di me. Ad un certo punto cominciai ad essere stanco di spingere, non mi sentivo più le gambe e così rallentai e mi addossai a mio padre che mi prese e mi girò verso il muro. Ora era lui che mi addossava alla parete e nel frattempo mi leccava il collo.</p>



<p>&#8220;Mmm&#8230;bravo Ste&#8230;.sono proprio fiero di te.&#8221; e cominciò a spingere con foga sempre più crescente e il suo fiato poco dopo cominciò ad accorciarsi.</p>



<p>&#8220;Oh&#8230;.si&#8230;Ste&#8230;.sto per sborrare&#8230;..oh&#8230;siii&#8230;.lo sento&#8230;..si&#8230;..i tuoi fratellini stanno per uscire&#8221;</p>



<p>&#8220;Aspetta papà. Fermati. Voglio assaggiare il nettare che mi ha dato la vita. Voglio berlo tutto&#8221;</p>



<p>&#8220;Va bene, figlio mio. Vieni qui e rendi orgoglioso tuo padre.&#8221;</p>



<p>Mi girai, mi abbassai e presi il suo cazzo in bocca e cominciai a pompare. Mio padre emetteva gemiti di piacere sempre più forti e sentì le contrazioni avvicinarsi.</p>



<p>&#8220;Ah&#8230;si..si&#8230;Ste&#8230;così&#8230;.si&#8230;così&#8230;non fermarti&#8230;non fermarti&#8230;..non fermati&#8230;..mmm..mmm&#8230;ahhh&#8230;.&#8221;</p>



<p>Aumentai la velocità e la foga delle pompate sempre di più</p>



<p>&#8220;Ahh..si&#8230;eccolo&#8230;lo sento&#8230;.sto per venire&#8230;&#8230;.non lo tengo più&#8230;.siiii&#8230;.siiiiii..siiii&#8230;..AHHHHWOOOOOO!!!!!&#8221;</p>



<p>Con un verso misto tra un urlo e il ruggito di un orso mio padre mi riversò in bocca una valanga di sperma. La sborrata di mio padre fu eccezionale. Densa, corposa, vigorosa e buonissima.</p>



<p>&#8220;Ah..ah..ah&#8230;Bravo figliolo, erano anni che non godevo così.&#8221;</p>



<p>&#8220;E&#8217; stato bello poterti assaggiare pa&#8217;&#8230;&#8221; e mio padre mi sorrise e mi prese per la faccia e mi baciò.</p>



<p>Mi alzai in piedi e ringraziai tutti di essersi così prodigati per organizzarmi quella festa.</p>



<p>&#8220;Grazie a tutti. E&#8217; stata una festa bellissima.&#8221;</p>



<p>&#8220;Aspetta&#8221; disse Giovanni &#8220;non abbiamo ancora finito. Manca qualcosa&#8230;&#8221;</p>



<p>&#8220;Che cosa?&#8221; chiesi</p>



<p>&#8220;Tu. Ci hai fatto sborrare come fontane. Adesso tocca a noi farti venire!&#8221;</p>



<p>Nonostante tutte quelle trombate infatti non avevo ancora sborrato una volta.</p>



<p>&#8220;Facciamo così&#8221; disse uno dei colleghi di mio padre &#8220;adesso ti spompiniamo a turno tutti quanti e poi in base a chi è stato più bravo ti fai segare fino a venire da lui.&#8221;</p>



<p>&#8220;Io credo che questo onore spetti a te Gino&#8221; disse Giovanni</p>



<p>Poter essere segato da mio padre? Voi al mio posto cosa avreste fatto? Si esatto, anch&#8217;io.</p>



<p>&#8220;Sono perfettamente d&#8217;accordo.&#8221; disse mio padre e guardandomi con complicità &#8220;Mettiti sul tavolino Ste, che adesso arriva papà.&#8221;</p>



<p>Guardai mio padre con desiderio mentre retrocedevo da lui e mi sedevo sul tavolino. Giovanni si mise dietro di me e mi fece appoggiare la schiena sul suo petto ed iniziò a toccarmi ovunque e a stimolarmi i capezzoli. Anche gli altri mi toccavano ovunque. Mi sentivo in un harem per gay con tutti quegli uomini intorno. Mio padre si avvicinò, mi prese il cazzo e cominciò a segarmi lentamente.</p>



<p>&#8220;Vediamo se sborri come il tuo papà.&#8221; disse mio padre</p>



<p>&#8220;Avanti ragazzone, facci vedere come sborri.&#8221; disse Giovanni</p>



<p>&#8220;Avanti figliolo&#8230;buttalo tutto fuori&#8221; disse Salvo</p>



<p>&#8220;Ah&#8230;siii&#8230;hmm&#8230;.siiii&#8230;.non ti fermare papà&#8230;..mmm&#8230;siiiii&#8230;ahhhh&#8230; non&#8230;.ti fermare &#8220;</p>



<p>Mio padre aumentò la velocità e l&#8217;incisività della sega e io cominciai a sentire le contrazioni avvicinarsi.</p>



<p>&#8220;Ah&#8230;.si&#8230;papà&#8230;..sto per venire&#8230;&#8230;non resisto più&#8230;.ahh&#8230;.sii.ahh&#8230;.ahhh&#8230;AHHHHHHHHHHH!!!!!&#8221;</p>



<p>Sborrai una quantità esorbitante di sperma che al confronto quella che ebbi con Giovanni era niente.</p>



<p>&#8220;Buon compleanno Ste.&#8221; mi disse mio padre</p>



<p>&#8220;Grazie per la festa, papà. E grazie anche a tutti voi.&#8221; dissi col fiatone</p>



<p>Dopo esserci rivestiti ci salutammo e ritornammo tutti a casa. Arrivati a casa ringraziai di nuovo mio padre per la bella festa.</p>



<p>&#8220;Grazie, pa. E&#8217; stata una festa bellissima!&#8221;</p>



<p>&#8220;Visto? E tu dicevi che non ti piacevano le feste&#8230;&#8221;</p>



<p>&#8220;Dovremmo farla anche l&#8217;anno prossimo&#8221; dissi io &#8220;In fondo anche 19 anni vengono una sola volta nella vita&#8230;&#8221;</p>



<p>E ci mettemmo a ridere entrambi.</p>



<hr class="wp-block-separator"/>



<p>Spero che questa storia vi sia piaciuta. Nel caso aveste delle idee, spunti per altre storie potete contattarmi all’indirizzo <a href="mailto:stefano_339@yahoo.it">stefano_339@yahoo.it</a> o sulla mia pagina <a href="https://twitter.com/Ozzofanbears1">twitter</a>.</p>
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		<title>Libero di essere me stesso &#8211; Parte 2</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Orsi Italiani - Pillole di Woof]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 31 Oct 2020 03:49:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[racconti bear]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tutto era accaduto nell&#8217;arco di ventiquattro ore, mi sentivo ancora frastornato come se avessi girato su me stesso per cento volte. Ventiquattro ore sono una durata di tempo insignificante nella vita di una persona, ma in quelle poche ore la mia vita era cambiata totalmente e drasticamente. Mi trovavo a Roma per un viaggio di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Tutto era accaduto nell&#8217;arco di ventiquattro ore, mi sentivo ancora frastornato come se avessi girato su me stesso per cento volte. Ventiquattro ore sono una durata di tempo insignificante nella vita di una persona, ma in quelle poche ore la mia vita era cambiata totalmente e drasticamente.<span id="more-1678"></span></p>
<p>Mi trovavo a Roma per un viaggio di piacere, che poi tanto di piacere non era, assieme a mio padre che mi aveva fatto questo regalo per essermi laureato con 100/110. In realtà quel viaggio era solo l&#8217;ennesimo espediente di mio padre per sapere se fossi gay, cosa che già sospettava da tempo. Alla fine mio padre aveva avuto la prova della mia omosessualità e mi aveva &#8216;rinnegato&#8217; per usare un eufemismo ma io avevo trovato una persona speciale. Umberto, 52 anni alto 1.80, capelli cortissimi brizzolati così come tutto il pelo che aveva in corpo. E ne aveva tanto! Petto robusto, braccia e gambe massicce degne di un vero maschione mediterraneo e una bella panciona che assieme al suo cazzo mi ha subito mandato su di giri. Ma non c&#8217;era solo sesso tra noi. Io mi ero innamorato pazzamente di lui e non quel giorno in spiaggia quando lo incontrai, ma molto tempo prima quando lo vidi per la prima volta a casa mia. Amore a prima vista? Colpo di fulmine? Chiamiamolo come vogliamo ma era così. Anche se il ricordo di quel giorno si era perso da qualche parte nella mia memoria, quel sentimento era rimasto ed è rivenuto fuori quel giorno in spiaggia e dire che ancora non mi ricordavo di lui! Se ci ripenso mi sembra di aver vissuto in una di quelle telenovela che andavano in onda in TV negli anni &#8217;90. Ma quella non era una soap, era la realtà. Dopo il mio &#8216;coming out&#8217; con mio padre, mi trasferì nella stanza di Umberto e vissi i restanti giorni di vacanza con lui. Fu fantastico, mi sentivo libero come mai prima. Di giorno in spiaggia, di notte a letto. C&#8217;era un&#8217;intesa incredibile fra noi. Non solo era un amante straordinario che sapeva essere dolce e tenero ma nel tempo stesso anche forte e passionale, ma aveva anche un forte istinto protettivo nei miei riguardi, quasi paterno oserei dire, forse dovuto alla differenza d&#8217;età dato che al tempo infatti io avevo 23 anni. La cosa mi lusingava molto, mi sentivo al sicuro con lui. E&#8217; bello avere vicino una persona che farebbe di tutto per proteggerti. Ma adesso andiamo al racconto.</p>
<p>I restanti 3 giorni di vacanza passarono veloci&#8230;troppo veloci. Era arrivato il momento di tornare in Sicilia, la mia terra natia che amo tanto ma ancora così chiusa di mentalità&#8230; Mi ero abituato a quella libertà che Umberto mi aveva regalato e volevo che durasse in eterno ma dovevo affrontare la situazione non solo perché dovevo ma perché volevo farlo, volevo togliermi questo dente il prima possibile. Non volevo più nascondermi&#8230; con nessuno, sopratutto con mia madre anche se temevo la sua reazione. Comunque fosse andata sarebbe cominciata la mia nuova vita con Umberto. Le sera prima della partenza io e Umberto tornammo in camera un po&#8217; prima del solito per cominciare a mettere in valigia le nostre cose e preparaci per l&#8217;indomani. La partenza era fissata per le 8:00 quindi avremmo dovuto svegliarci presto. Era tutto il giorno che avevo un chiodo fisso in testa. Lo so che può sembrare strano ma la verità è che ero in pensiero per mio padre. Dalla sera di quella scenata disgustosa non l&#8217;avevo più visto. Sebbene mi avesse rifiutato era pur sempre mio padre. &#8220;E se per colpa mia avesse fatto una sciocchezza?&#8221; continuai a pensare tra me. Quando arrivammo in camera io mi lasciai cadere sul letto e sospirai.</p>
<p><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-1721" src="https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2020/09/racconti-gay-bear-3.jpg?resize=1024%2C683&#038;ssl=1" alt="" width="1024" height="683" srcset="https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2020/09/racconti-gay-bear-3.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2020/09/racconti-gay-bear-3.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2020/09/racconti-gay-bear-3.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2020/09/racconti-gay-bear-3.jpg?resize=360%2C240&amp;ssl=1 360w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2020/09/racconti-gay-bear-3.jpg?w=1200&amp;ssl=1 1200w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>&#8220;Angelo mio, che c&#8217;è?&#8221; mi chiese Umberto</p>
<p>&#8220;Niente&#8221; dissi io sconsolato</p>
<p>&#8220;No, non è vero. E&#8217; tutto il giorno che sei giù. Lo sai che a me puoi dire tutto&#8221; e mi accarezzò la guancia</p>
<p>&#8220;Umberto, scusami&#8230; e che ho un chiodo fisso in testa&#8221; e mi alzai mettendomi seduto sul letto</p>
<p>&#8220;Ti va di parlarne?&#8221;</p>
<p>&#8220;Ecco&#8230;.&#8221; dissi io titubante &#8220;Sono in pensiero per mio padre. Sono già tre giorni che non lo vedo, sono preoccupato. Si, lo so che mi ha rinnegato e mi ha trattato male, ma se per il mio coming-out dovesse fare qualche sciocchezza non me lo perdonerei mai&#8230;&#8221;</p>
<p>&#8220;No, non devi scusarti angelo mio. Lui è sempre tuo padre. E&#8217; naturale che tu sia preoccupato per lui.&#8221; e poi aggiunse &#8220;Vado giù alla reception e chiedere&#8221;</p>
<p>ma mentre Umberto apriva la porta lo fermai</p>
<p>&#8220;No Umberto, aspetta. Ci vado io. E&#8217; compito mio. E&#8217; una cosa che riguarda me.&#8221;</p>
<p>&#8220;L&#8217;avevo detto che sei più maturo della tua età. D&#8217;accordo vai, io ti aspetto qui&#8221;</p>
<p>Scesi giù nella Hall, suonai il campanello sul bancone e comparve l&#8217;addetto alla reception.</p>
<p>&#8220;Buonasera. In cosa posso aiutarla?&#8221; mi chiede molto cordialmente</p>
<p>&#8220;Buonasera a lei. Io volevo chiederle una cosa importante. Oggi ha per caso visto l&#8217;inquilino della stanza 105? E&#8217; mio padre.&#8221;</p>
<p>&#8220;No, ma l&#8217;ho visto ieri notte sul tardi. Era ubriaco fradicio. Un mio collega lo ha aiutato a raggiungere la sua stanza. Doveva aver bevuto talmente tanto che non riusciva nemmeno a camminare. Mi spiace&#8230;&#8221;</p>
<p>&#8220;Non si preoccupi&#8230;Quindi adesso è in camera?&#8221; Chiesi io</p>
<p>&#8220;Penso di si. Come le ho già detto oggi non l&#8217;ho visto&#8230;&#8221;</p>
<p>&#8220;D&#8217;accordo. La ringrazio tanto. Una buona serata.&#8221;</p>
<p>&#8220;Arrivederci&#8221;</p>
<p>Quindi mio padre si era ubriacato&#8230;.bèh la cosa non mi stupisce affatto, gli è sempre piaciuto il vino. Sentendomi sollevato nel sapere che comunque mio padre stava &#8216;bene&#8217; per così dire, ritornai in camera. Mentre salivo la rampa di scale mi si ghiacciò il sangue. Mi ritrovai mio padre di fronte. Stava uscendo, probabilmente per l&#8217;ennesima bevuta.</p>
<p>&#8220;Guarda guarda chi c&#8217;è qui&#8230;&#8221; disse lui</p>
<p>&#8220;Ciao, papà.&#8221; dissi io con un tono serio &#8220;Vai ad ubriacarti di nuovo?&#8221;</p>
<p>&#8220;Non sono cazzi tuoi!&#8221; rispose arrabbiato</p>
<p>&#8220;E&#8217; una fortuna che la mamma non sia qui per vederti&#8230;&#8221;</p>
<p>&#8220;Ah già&#8230;tua madre&#8230;chissà che faccia farà quando scoprirà che sei una checca.&#8221;</p>
<p>&#8220;Spero che la mamma mi accetterà&#8221; gli risposi &#8220;ma comunque andrà a finire so che potrò sempre contare su Umberto perché lui mi vuole bene&#8230;e spero tanto che un giorno mi accetterai anche tu.&#8221; e detto questo lo lasciai da solo e me tornai in camera. Mio padre restò stupito dalle mie parole, lo notai dall&#8217;espressione che aveva stampata in faccia quando me ne andai. Quando tornai in camera Umberto mi chiese come era andata ed io gli raccontai tutto.</p>
<p>&#8220;Bravo, Stefano&#8221; mi disse &#8220;hai fatto bene a parlargli così. Sono fiero di te e ti auguro con tutto il cuore che tuo padre, presto o tardi possa accettarti.&#8221;</p>
<p>&#8220;Grazie, Umberto.&#8221;</p>
<p>&#8220;Mentre eri via ho sistemato le valigie. La tua e la mia. E&#8217; già tutto pronto e abbiamo un po&#8217; di tempo prima di cena&#8221; e mi guarda con occhi desiderosi &#8220;Ti va se ci facciamo un po&#8217; di coccole?&#8221;</p>
<p>&#8220;Ma certo, amore mio.&#8221; e gli misi le braccia la collo e lo baciai.</p>
<p>Mentre eravamo avvinghiati sentì il suo cazzo gonfiarsi sempre di più e premere contro il mio che come per osmosi si ingrossò anche lui. In un attimo ci ritrovammo, è proprio il caso di dirlo, due &#8216;Gladi Romani&#8217; nei pantaloni. Non portavamo le mutande perché eravamo stati nella spiaggia nudista che sta di fronte l&#8217;albergo. Senza l&#8217;indumento intimo potevamo sentire i nostri cazzi in tutta la loro durezza sfregarsi l&#8217;uno contro l&#8217;altro. La nostra eccitazione cresceva sempre di più e i nostri pantaloncini cominciavano a bagnarsi dei nostri liquidi pre-orgasmatici. Avvertendo la sensazione di bagnato abbassai lo sguardo, poi guardai Umberto negli occhi e gli dissi:</p>
<p>&#8220;Posso assaggiare?&#8221;</p>
<p>&#8220;Ma certo, si serva pure!&#8221; disse ridendo</p>
<p>Mi abbassai e cominciai e leccare e mordicchiare il cazzo di Umberto da sopra i pantaloncini. Aveva un odore meraviglioso, di maschio e il gusto del suo liquido pre-orgasmatico era per me più dolce del miele.</p>
<p>&#8220;Ahhhh&#8230;.siiiii&#8230;..sii, così&#8230;.siiiiii&#8221; mugolava Umberto</p>
<p>Ormai sapevo benissimo come fare godere il mio uomo e non gli detti un attimo di tregua.</p>
<p>&#8220;Oh siii&#8230;ti prego angelo mio, succhiamelo. Non resisto più. Voglio la tua bocca&#8221;</p>
<p>Era in mio potere. Gli abbassai i pantaloncini e il suo cazzo duro, lucido e pulsante balzò fuori. Sulla punta c&#8217;era un po&#8217; di pre-sperma. Me lo presi con un colpo di lingua, partendo dalla base del pisello feci una leccata verso la punta, passai dal frenulo sul quale fui più incisivo e arrivai al buchino dell&#8217;uretra.</p>
<p>&#8220;OHHH!!! Siiiii&#8230;ohhh&#8230;.mi fai impazzire&#8230;.&#8221;</p>
<p><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-1720" src="https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2020/09/racconti-gay-bear-2.jpg?resize=1024%2C576&#038;ssl=1" alt="" width="1024" height="576" srcset="https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2020/09/racconti-gay-bear-2.jpg?resize=1024%2C576&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2020/09/racconti-gay-bear-2.jpg?resize=300%2C169&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2020/09/racconti-gay-bear-2.jpg?resize=768%2C432&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2020/09/racconti-gay-bear-2.jpg?w=1920&amp;ssl=1 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>Lo avevo proprio mandato sulla luna! Glie lo presi in bocca e cominciai a pompare. Essendo bagnato di liquido pre-orgasmatico, il cazzo di Umberto scivolata nella mia bocca quasi senza attrito e la cosa mi faceva arrapare un casino ma credo che facesse arrapare molto di più Umberto. Dovevo stare attento perché se da un lato il meno attrito fa più eccitare dall&#8217;altro fa avvicinare l&#8217;orgasmo più velocemente. Quando iniziai a sentire le contrazioni orgasmatiche incombere mi staccai e mi dedicai alle sue palle. Annusai a pieni polmoni il suo scroto e ne fui inebriato. Tra una leccata e l&#8217;altra facevo rimbalzare prima una palla e poi l&#8217;altra con la lingua come un calciatore fa rimbalzare il pallone mentre si allena. Da dopo la mia prima volta cominciavo a metterci un po&#8217; di fantasia nei nostri rapporti.</p>
<p>&#8220;ahahahah&#8230;Palermo-Agrigento 1-0&#8221; disse divertito ed eccitato</p>
<p>&#8220;Sei in svantaggio? Allora devi recuperare.&#8221; dissi io arrapato come una bestia e mi tolsi pantaloncini e maglietta.</p>
<p>Come un assatanato Umberto si fiondò sul mio cazzo e cominciò a succhiarmelo facendo il vuoto. Già l&#8217;assenza di attrito per il liquido pre-orgasmatico mi faceva arrapare, in più il vuoto in bocca mi mandava sulle stelle. Con la mano presi la sua testa e assecondai il movimento. Ancora una volta il contributo di esperienza di Umberto si fece sentire perché nonostante la goduria che mi dava riusciva e tenere l&#8217;orgasmo sotto controllo. Ma sembrava che quella volta Umberto volesse portarmi al massimo dell&#8217;eccitazione o forse voleva misurare la mia resistenza all&#8217;orgasmo perché mentre mi succhiava il cazzo lubrificato dal pre-sperma facendo il vuoto, con le mani mi stimolava i capezzoli roteandoli con i polpastrelli. Mi sembrò di toccare il cielo con un dito. Dopo un po&#8217; Umberto si staccò, si rialzò e ci baciammo appassionatamente. Le sue braccia mi stringevano in un forte abbraccio e le sue mani si muovevano lungo la mia schiena fino ad arrivare al mio culo. Ci siamo. E&#8217; giunto il momento. Ci guardammo negli occhi senza dire una parola come se parlassimo telepaticamente ed io retrocedendo da lui mi sedetti ai piedi del letto, mi distesi e con le mani mi afferrai le caviglie e le tirai verso di me offrendo il mio culo ad Umberto.</p>
<p>&#8220;Stavolta voglio che tu mi venga dentro.&#8221; gli dissi io</p>
<p>&#8220;Ma Stefano, non possiamo fare sesso senza protezione&#8221;</p>
<p>&#8220;Tranquillo&#8221; gli dissi io &#8220;ti toglierai il profilattico solo quando stai per venire&#8221;</p>
<p>&#8220;Come tu desideri, angelo mio.&#8221;</p>
<p>Dopo aver preso un profilattico e la boccetta di lubrificante dal comodino ed avere lubrificato per bene il suo pisellone e il mio culo cominciò a spingere. Non essendo più vergine e avendolo ospitato già un bel po&#8217; di volte, il cazzo di Umberto entrò molto facilmente.</p>
<p>&#8220;Vedo che non hai ancora messo &#8216;gli attrezzi&#8217; in valigia.&#8221; dissi io</p>
<p>&#8220;Sapevo che mi sarebbero serviti di nuovo oggi&#8221; e mi fece uno sguardo da maiale.</p>
<p>Sentivo il cazzo di Umberto dentro di me, lo sentivo pulsare, mi riempiva. Cominciò la cavalcata prima lentamente e poi sempre più veloce. Sentivo le sue palle sbattere contro il mio culo ad ogni colpo.</p>
<p>&#8220;Ahhh&#8230;.siiii&#8230;.siiiii&#8230;&#8230;sei un toro&#8230;..siiiii&#8230;.continua&#8230;&#8230;continua&#8230;&#8230;continua&#8221; lo incitavo</p>
<p>Ero in estasi. Cominciai a muovere il bacino assecondando la trombata.</p>
<p>&#8220;Sei fantastico, angelo mio.&#8221; e Umberto cominciava ad avere il fiato corto.</p>
<p>Con la mano cominciai a toccagli il pancione, lo adoravo, mi faceva impazzire. Sentire la sua consistenza e i peli al tatto mi mandavano fuori di testa. Passai al petto e cominciai a giocare con i capezzoli e poi a prendere le sue tette e strizzarle in mano come se stessi impastando.</p>
<p><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-1722" src="https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2020/09/racconti-gay-bear-4.jpg?resize=1024%2C576&#038;ssl=1" alt="" width="1024" height="576" srcset="https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2020/09/racconti-gay-bear-4.jpg?resize=1024%2C576&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2020/09/racconti-gay-bear-4.jpg?resize=300%2C169&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2020/09/racconti-gay-bear-4.jpg?resize=768%2C432&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2020/09/racconti-gay-bear-4.jpg?w=1920&amp;ssl=1 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>&#8220;Eheheheh&#8230;.ti piace proprio questo Agrigentino, eh?&#8221; (riferendosi a sé stesso, vi ricordo che Umberto e di Agrigento)</p>
<p>&#8220;Si, mi piace tantissimo e guai a chi me lo porta via!&#8221;</p>
<p>Umberto mi sorrise. La trombata si fece più intensa e il fiato di Umberto si accorciava sempre di più. Capendo che era vicino all&#8217;orgasmo gli dissi:</p>
<p>&#8220;Dai su, ora togliti il preservativo e sborrami in culo&#8221;</p>
<p>&#8220;Va bene&#8221; rispose lui un po&#8217; titubante.</p>
<p>Si sfilò da me, si tolse il preservativo e prese un altro po&#8217; di lubrificante e se lo passò su tutto il cazzo. Mi penetrò di nuovo e cominciò a spingere. Prima era titubante poi cominciava a prenderci confidenza. Era evidente che quella era la prima volta che aveva un rapporto senza usare il preservativo. Le spinte si fecero più incisive e potenti, il fiato di Umberto era sempre più corto ed io cominciai e sentire una strana sensazione. Ma prima che mi rendessi conto di cosa potesse essere cominciai a sborrare sulla sua pancia senza toccarmi! Nel frattempo lui mi inondava il culo</p>
<p>&#8220;Oh&#8230;siiii&#8230;.che bello&#8230;.siiii&#8230;.lo sento&#8230;..sto per venire&#8230;..siiii..siiiii&#8230;..SIIIII&#8230;..AHHHHHHHHHH!!!!!!&#8221;</p>
<p>Avevamo raggiunto un nuovo livello di piacere. Non solo eravamo venuti simultaneamente ma con le sue penetrazioni mi aveva provocato un orgasmo incredibile perché era riuscito a trovare il punto giusto per stimolarmi la prostata. Sentivo nel mio culo il calore del suo succo di mascolinità.</p>
<p>&#8220;E&#8217; stato bellissimo.&#8221; dissi io &#8220;siamo venuti insieme. Solo tu potevi farmi godere così&#8221;</p>
<p>&#8220;Si, è stato fantastico&#8221; mi rispose lui ancora dentro di me &#8220;adesso apri la bocca, angelo mio.&#8221; e sfilandosi mi mise la mano sotto il buco e prese il suo sperma che continuava ad uscire e quando lo ebbe preso tutto me l&#8217;offrì.</p>
<p>Aveva fatto una sborrata da toro ed io lo presi tutto in bocca e dopo averlo assaporato per bene lo mandai giù. Dopo avermi nutrito della sua virilità, Umberto si passò la mano sul pancione e sul petto e si prese tutto il mio seme e se lo portò alla bocca.</p>
<p>&#8220;Gnam Gnam&#8221; disse ridendo</p>
<p>A questo punto Umberto si cominciò a passare le mani sul pancione, gli dava colpetti come fosse un tamburo e poi lo prendeva dal basso e lo faceva ondeggiare su e giù. Il cuore cominciò a battermi all&#8217;impazzata, quasi come se volesse uscirmi dal torace. La vista di quel pancione galoppante mi faceva letteralmente impazzire, non capivo più nulla. Nonostante avessi appena sborrato, lo desideravo, lo volevo e subito! Non resistevo più.</p>
<p>&#8220;Ahahahah&#8230;Ti piace proprio tanto questo pancione?&#8221; mi disse Umberto con un sorriso malizioso</p>
<p>&#8220;Si, si lo voglio&#8230;lo voglio&#8221; dissi io in preda al delirio sei sensi e poi urlai &#8220;vieni qui non resisto più!&#8221;</p>
<p>Umberto si avvicinò a me e mi mise il pancione in faccia ed io lo avvinghiai a me e cominciai a baciarlo e leccarlo ovunque. Ero pazzo di lui. Era la prima volta che mi lasciavo andare fino a questo punto.</p>
<p>&#8220;ahahahah bravo angelo mio, bravo&#8221; disse Umberto pieno d&#8217;orgoglio</p>
<p>Nel frattempo il cazzo mi era diventato duro forse più del marmo per la seconda volta. Umberto cominciò a segarmi. Venire tra le sue mani mentre mi godevo il suo pancione? Cosa avrei potuto desiderare di più?</p>
<p>&#8220;Oh, siiii&#8230; siiii&#8230;non ti fermare amore mio&#8230;.voglio venire godendomi il tuo bel pancione&#8230;.fammi godere&#8221;</p>
<p>Ero proprio partito. Non ci volle molto, dopo due o tre minuti venni con una sborrata da campione.</p>
<p>&#8220;Quanto ben di dio&#8221; mi disse Umberto e cominciò e leccarmi il seme che ancora fuoriusciva</p>
<p>Mi lasciai cadere sul letto stanco, stravolto ma ampiamente soddisfatto.</p>
<p>&#8220;Grazie, amore mio&#8221; dissi io &#8220;Sei proprio un porcellone, sai?&#8221;</p>
<p>&#8220;Eheheheh&#8230;eh si. Avevo capito che il mio pancione ti piaceva tanto&#8230;&#8221; e si diede un colpetto sul pancione &#8220;&#8230;e così te l&#8217;ho dato con gli interessi!&#8221;</p>
<p>Mi alzai e lo abbracciai forte e ci baciammo lungamente.</p>
<p>&#8220;Andiamo a fare la doccia?&#8221; dissi io provocante</p>
<p>&#8220;Certo&#8221;</p>
<p>Entrammo nel box doccia e ci passammo il bagnoschiuma l&#8217;un l&#8217;altro. Quando arrivò il mio turno glielo passai sul petto e mi fermai sul pancione. Lo feci rimbalzare come lui fece poco prima.</p>
<p>&#8220;Eheheheh&#8230;ne vuoi ancora?&#8221; disse ridendo</p>
<p><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-1724" src="https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2020/09/racconti-gay-bear.jpg?resize=1024%2C683&#038;ssl=1" alt="" width="1024" height="683" srcset="https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2020/09/racconti-gay-bear.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2020/09/racconti-gay-bear.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2020/09/racconti-gay-bear.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2020/09/racconti-gay-bear.jpg?resize=360%2C240&amp;ssl=1 360w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2020/09/racconti-gay-bear.jpg?w=1536&amp;ssl=1 1536w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>&#8220;Ri chistu sugnu u&#8217; mai s&#8217;inchi!&#8221; (Traduzione: &#8220;Di questo sono un &#8216;mai pieno&#8217;!&#8221;). L&#8217;espressione Palermitana &#8220;essere un mai pieno&#8221; sta ad indicare una persona che non è ma sazia di qualcosa. Ed io avevo una fame del suo pancione che non si esauriva mai.</p>
<p>Ci baciammo di nuovo e ci abbracciammo per insaponarci la schiena. Dopo esserci sciacquati, asciugati e vestiti guardai l&#8217;orologio. Erano le 20:30 e a me mugolò lo stomaco talmente forte che Umberto lo sentì.</p>
<p>&#8220;Hai fame, angelo mio? Dai, andiamo a mangiare.&#8221;</p>
<p>Scendemmo giù al ristorante e ordinammo un bel piatto di patatine fritte come antipasto. Umberto mi propose di ordinare una pizza familiare per ricordare il nostro primo giorno. Io ne fui felice e accettai. Ovviamente ne ordinammo una più leggera di quella sera. Metà &#8216;Margherita&#8217; e metà &#8216;Romana&#8217;. Ce la mangiammo in quattro e quattro otto. Poi dopo aver pagato il conto uscimmo a fare due passi. Ci fermammo sul lungo mare, c&#8217;era un bellissimo venticello fresco e in lontananza potevo sentire le onde del mare. Ero rilassatissimo e mi sentivo in pace con me stesso e con il mondo.</p>
<p>&#8220;Umberto senti&#8230;&#8221;</p>
<p>&#8220;Si, dimmi.&#8221;</p>
<p>&#8220;Secondo te, perché la gente disprezza tanto noi gay?&#8221;</p>
<p>&#8220;Stai parlando di tuo padre?&#8221;</p>
<p>&#8220;No&#8221; risposi io &#8220;dicevo così&#8230;in generale. Accidenti siamo nel 2013 ormai&#8230;&#8221;</p>
<p>&#8220;Beh&#8230;vedi&#8230; il fatto è che le persone sono sempre spaventate da quello che non riescono a capire e tendono sempre ad odiare quello di cui hanno paura.&#8221; e poi aggiunse &#8220;E&#8217; un po&#8217; quello che succede ad un bambino che ha paura del buio. All&#8217;inizio ne è confuso perché non capisce cosa sia o perché ne abbia paura e così la sua mente giustifica quella paura immaginando che ci sia qualcosa nel buio, mostri e quant&#8217;altro. Poi ad un certo punto il bambino odierà quella paura perché capisce che lo fa soffrire, ma a quel punto arriva la mamma che lo rassicura e gli dice che la paura del buio nasce dall&#8217;impossibilità di vedere nel buio e accendendo una lucina gli mostra che non c&#8217;è nulla di cui avere paura.&#8221;</p>
<p>&#8220;Se solo ci fosse qualcuno che accendesse la lucina anche ai grandi&#8230;&#8221; dissi io</p>
<p>&#8220;Abbi fede, angelo mio. Vedrai che col tempo le persone capiranno&#8230;&#8221; e mi bacia sulla fronte</p>
<p>&#8220;Dai Stefano, torniamo in albergo adesso. Si è fatto tardi e domani dobbiamo svegliarci presto.&#8221;</p>
<p>&#8220;Ok, andiamo.&#8221; Si erano fatte le 22:30.</p>
<p>Tornati in albergo ci cambiammo mettendoci il pigiama e ci addormentammo sereni e felici.</p>
<p>L&#8217;indomani mi svegliò Umberto. Lui era già pronto e io entrai subito in bagno per darmi una rinfrescata e poi mi vestì. L&#8217;aeroporto non era tanto distante dall&#8217;albergo ma era troppo lontano per andarci a piedi e così prima di uscire chiamammo al telefono un taxi che dopo aver pagato il conto della stanza trovammo puntuale davanti all&#8217;ingresso dell&#8217;albergo. Erano le 7:30 del mattino e il taxi ci lasciò all&#8217;aeroporto dieci minuti dopo. Entrammo, presentammo i biglietti e ci accomodammo nell&#8217;aereo. Sistemati i bagagli ci sedemmo e come nel volo dell&#8217;andata io ero dal lato del finestrino. Guardai l&#8217;aereo riempirsi cercando di vedere se arrivasse anche mio padre. Notando che ero attento alla gente che entrava Umberto mi disse</p>
<p>&#8220;Stai cercando tuo padre, vero?&#8221;</p>
<p>&#8220;Si&#8230;&#8221; dissi io &#8220;Spero che arrivi in tempo&#8221;</p>
<p>&#8220;Non ti preoccupare se tuo padre non dovesse prendere questo aereo. Lui tornerà a casa, non resterà qui.&#8221;</p>
<p>&#8220;Lo spero tanto.&#8221;</p>
<p>Quando scoccarono le 8:00 l&#8217;aereo iniziò le procedure del decollo. Alla fine mio padre non era venuto e così l&#8217;aereo partì senza di lui. Quella fu la prima vera volta che presi l&#8217;aereo dato che all&#8217;andata avevo dormito per tutto il viaggio. Fu emozionante ma avrei voluto che ci fosse stato anche mio padre. Un&#8217;ora dopo arrivammo all&#8217;aeroporto &#8220;Falcone-Borsellino&#8221; di Palermo e da li prendemmo la metropolitana che ci portò alla stazione centrale. Ero di nuovo a casa. Sembrava che fossi stato via un secolo. Tutto era uguale a prima che partissi ma al tempo stesso sembrava che tutto fosse completamente diverso&#8230;forse perché in realtà ero io ad essere cambiato.</p>
<p>&#8220;Ok, Umberto. Adesso vado a casa a parlare con mia madre. Ci vediamo nel pomeriggio se sei libero.&#8221;</p>
<p>&#8220;Aspetta, Stefano. Vengo con te. Non ti lascio fare questa cosa da solo.&#8221;</p>
<p>Una parte di me voleva fare questo passo da solo, probabilmente per dimostrare a me stesso che ero più maturo o forse perché più semplicemente sentivo che era una mia responsabilità, ma alla fine finì per accettare la richiesta di Umberto.</p>
<p>Arrivai a casa e suonai il citofono.</p>
<p>&#8220;Chi è?&#8221;</p>
<p>&#8220;Sono io, ma&#8217;. Sono tornato.&#8221;</p>
<p>&#8220;Ciao Ste, adesso ti apro.&#8221;</p>
<p>Saliti su, mia madre mi accolse con un abbraccio.</p>
<p>&#8220;Oh, Umberto ci sei anche tu?&#8221; disse mi madre sorpresa ma poi cambiando espressione &#8220;Stefano, dov&#8217;è tuo padre?&#8221;</p>
<p>&#8220;Ascolta ma&#8217;, dobbiamo parlare. Vieni, sediamoci.&#8221;</p>
<p>Mia madre non mi aveva mai visto così serio e subito cominciò a preoccuparsi. Ci sedemmo sul divano della sala da pranzo, Umberto invece si sedette in una della sedie del tavolo di fronte al divano. Le dissi che ero gay e cominciai a raccontarle tutto quello che era successo a Roma ma non le dissi della mia storia con Umberto. C&#8217;erano troppe novità tutte insieme e volli dare a mia madre modo e sopratutto il tempo per poterle assimilare.</p>
<p>&#8220;Temevo che tuo padre potesse reagire in quel modo ma pensavo che dopo tutti questi anni l&#8217;avesse superato.&#8221; disse mia madre con un filo di voce</p>
<p>Non riuscì a capire cosa intendesse dire ma in quel momento c&#8217;era solo una cosa che mi premeva.</p>
<p>&#8220;Ascolta ma&#8217;, forse dovrei darti un po&#8217; di tempo, ma non ce la faccio proprio ad aspettare quindi te lo chiedo subito: Ora che sai che sono gay, è cambiato qualcosa in quello che provi per me? Insomma mi accetti per quello che sono?&#8221;</p>
<p>Mia madre mi cinse la faccia con le sue mani &#8220;Stefano, tu sei mio figlio. Io ti voglio bene per quello che sei e questo non cambierà mai. Ti piacciono gli uomini anziché le donne? Chi se ne importa. Quello che conta per me e che tu sia felice.&#8221;</p>
<p>L&#8217;emozione che provai fu talmente forte che mi fece versare lacrime di gioia.</p>
<p>&#8220;Grazie, mamma.&#8221; gli dissi singhiozzando e la abbracciai</p>
<p>&#8220;Sai ma&#8217;, dato che l&#8217;hai presa così bene vorrei dirti anche che&#8230;ma forse è un po&#8217; presto per dirtelo&#8230;&#8221;</p>
<p>&#8220;Dirmi cosa?&#8221; chiese mia madre incuriosita ed io allora la guardai sorridendo</p>
<p>&#8220;Aspetta&#8230;&#8221; disse intuendo il significato del mio sorriso &#8220;Hai conosciuto qualcuno, vero?&#8221; E&#8217; incredibile come le donne abbiamo un sesto senso per le questioni di cuore.</p>
<p>&#8220;Si, mamma.&#8221;</p>
<p>Mia madre fece i salti di gioia.</p>
<p>&#8220;E chi è?&#8221; chiese piena di curiosità</p>
<p>&#8220;Ecco mamma&#8230;mi prometti che sarai comprensiva?&#8221;</p>
<p>&#8220;Avanti dai, dimmelo. Sto morendo di curiosità&#8221; mi disse</p>
<p>&#8220;E&#8217; Umberto, ma&#8217;. Io e lui stiamo insieme adesso.&#8221;</p>
<p>Mia madre rimase di sasso. Non si aspettava che mi fossi innamorato di un uomo di 52 anni.</p>
<p>Nella stanza era calato un silenzio che diventava sempre più imbarazzante ad ogni secondo che passava. Fu allora che intervenne Umberto:</p>
<p>&#8220;Signora Giovanna&#8221; nonostante Umberto conoscesse mia madre da un sacco di tempo, in quella circostanza usò il &#8216;lei&#8217; &#8220;so che si aspettava che Stefano si fosse innamorato di un suo coetaneo. Ma voglio che lei sappia che amo suo figlio più della mia vita e che farei di tutto per renderlo felice.&#8221;</p>
<p>&#8220;Lo so che può sembrarti strano data la differenza di età, ma io lo amo ma&#8217; e voglio stare con lui. Spero che tu possa capirmi.&#8221;</p>
<p>Mia madre restò in silenzio per un po&#8217;, poi si alzò in piedi, ci guardò e disse</p>
<p>&#8220;Capisco, figlio mio. Sai, anch&#8217;io da giovane sono stata innamorata di un uomo molto più grande di me, ma poi scoprì che non era una persona seria e lo lasciai. Tu invece hai trovato una persona d&#8217;oro, non ti avevo mai visto così felice figlio mio.&#8221;</p>
<p>Poi rivolgendosi ad Umberto &#8220;Umberto ami davvero mio figlio?&#8221;</p>
<p>&#8220;Si, Signora Giovanna.&#8221;</p>
<p>&#8220;Allora vi auguro ogni bene. Sii felice, figlio mio.&#8221;</p>
<p>Allora abbracciai mia madre pieno di felicità.</p>
<p>Finalmente mi ero liberato di quell&#8217;enorme peso.</p>
<p>&#8220;Sarebbe stato bello se anche papà mi avesse aperto le braccia come hai fatto tu, ma&#8217;.&#8221; dissi io con una vena di tristezza</p>
<p>&#8220;Dagli un po&#8217; di tempo Ste, tuo padre ti vuole bene.&#8221;</p>
<p>&#8220;Non ne sarei così sicuro.&#8221; replicai</p>
<p>&#8220;Ste, tuo padre ti vuole bene e non devi mai dubitare di questo.&#8221; rimarcò mia madre</p>
<p>&#8220;Ma&#8217;, se avessi visto lo sguardo che aveva quando l&#8217;ha scoperto&#8230;si vedeva che mi odiava&#8230;&#8221;</p>
<p>&#8220;Io ti posso assicurare che non è così Ste&#8221; disse mia madre &#8220;E solo che&#8230;&#8221;</p>
<p>In quel momento mi ricordai di quello che mia madre aveva detto prima.</p>
<p>&#8220;Ascolta ma&#8217;, ma cosa volevi dire prima quando hai parlato di papà? Cos&#8217;è che avrebbe dovuto superare già da un po&#8217;?&#8221; gli chiesi io</p>
<p>Mia madre emise un sospiro. &#8220;Tuo padre mi ha fatto promettere di non dirlo a nessuno, ma credo che sia il caso che tu lo sappia.&#8221;</p>
<p>&#8220;Sapere cosa?&#8221;</p>
<p>&#8220;Il motivo per cui tuo padre ha reagito male al fatto che sei gay non riguarda te ma lui.&#8221; disse mia madre</p>
<p>&#8220;Non riesco a capire ma&#8217;&#8230;che vuoi dire?&#8221;</p>
<p>Allora mia madre cominciò a raccontarmi tutto. Molti anni fa, quando mio padre era uno studente aveva subito uno stupro dal suo professore di matematica. Mi disse che per lui fu uno shock terribile non solo per la violenza in sé ma per la persona da cui l&#8217;aveva subita. Mio padre infatti aveva instaurato un rapporto con il suo prof. di matematica quasi padre-figlio dato che lui non aveva un buon rapporto con mio nonno, suo padre. Se c&#8217;è una cosa peggiore di subire una violenza e quella di subirla da qualcuno di cui ci si fida. Mia madre mi disse che mio padre subì un vero e proprio crollo psicologico e che una volta aveva persino tentato il suicidio. Poi, un giorno si erano conosciuti e mia madre lo aveva aiutato a superare il trauma e come succede in questi casi, mia madre e mio padre cominciarono a frequentarsi e alla fine si fidanzarono. Rimasi incredulo. Avevo sempre visto mio padre come un uomo forte e sicuro che non aveva paura di nulla. Noi figli siamo convinti che i nostri padri siano una sorta di super-uomini ma non ci accorgiamo che in realtà sono persone come noi.</p>
<p>&#8220;Ma&#8217;&#8230;&#8221; dissi io &#8220;non avevo idea che papà avesse passato questo inferno&#8230;&#8221;</p>
<p>&#8220;Povero Giorgio&#8221; disse Umberto</p>
<p>&#8220;Adesso capisci, figlio mio? Tuo padre ti vuole bene&#8230;è solo che ancora non ha superato quello che gli è capitato anni fa.&#8221;</p>
<p>In quel momento rividi nella mia mente lo sguardo carico di odio che mio padre aveva quella sera quando mi sorprese con Umberto e capì che quella era solo una maschera, una reazione di auto-difesa a seguito del trauma che aveva subito e non un atteggiamento rivolto a me. Mi ritornò in mente la metafora dei bambini di Umberto sull&#8217;incomprensione e la paura e decisi dentro di me che non sarei rimasto con le mani in mano ma avrei fatto qualcosa per aiutare mio padre.</p>
<p>Ad un certo punto squillò il telefono</p>
<p>&#8220;Scusate, vado a rispondere&#8221; disse mia madre</p>
<p>&#8220;Potrebbe essere papà&#8230;&#8221; dissi io speranzoso</p>
<p>Mia madre andò nella stanza adiacente e prese il cordless.</p>
<p>&#8220;Pronto?&#8230;.Giorgio&#8230;&#8221;</p>
<p>&#8220;Papà?&#8221; pensai io</p>
<p>Non riuscì a capire bene la conversazione. Tutto quello che riuscì a capire fu</p>
<p>&#8220;Dove sei?[&#8230;]Ah&#8230;e quando arrivi?[&#8230;]Come sarebbe a dire che non puoi tornare a casa per ora?[&#8230;]Tuo figlio vuole solo che tu lo accetti[&#8230;]Capisco come ti senti, ma Stefano è tuo figlio. Lo sai che crede che tu lo odi?[&#8230;]Questo io lo so&#8230;ma è a tuo figlio che devi dirlo![&#8230;]Ascolta Giorgio se non parli con tuo figlio rischi di perderlo e lo rimpiangerai per sempre.&#8221;</p>
<p>Mia madre tornò nella sala da pranzo.</p>
<p>&#8220;Era papà vero?&#8221; chiesi io</p>
<p>&#8220;Si&#8221; disse mia madre</p>
<p>&#8220;E ancora a Roma?&#8221; chiese Umberto</p>
<p>&#8220;No, ha preso il volo successivo al vostro. Per ora alloggia in un albergo.&#8221;</p>
<p>&#8220;Quale?&#8221; chiesi io deciso</p>
<p>&#8220;L&#8217;albergo di fronte la stazione&#8221; rispose mia madre</p>
<p>&#8220;D&#8217;accordo&#8221; dissi io e mi alzai</p>
<p>&#8220;Aspetta Ste&#8221; fece mia madre</p>
<p>&#8220;Cosa vuoi fare, Stefano?&#8221; mi chiese Umberto</p>
<p>&#8220;Vado da lui a parlargli&#8221; dissi io deciso</p>
<p>&#8220;Ascolta Ste, forse è meglio se per oggi lasci tuo padre tranquillo&#8221; mi disse mia madre</p>
<p>&#8220;Dagli un po&#8217; di tempo&#8221; disse Umberto</p>
<p>&#8220;Mi spiace, ma non ce la faccio a stare qui con le mani in mano mentre mio padre sta male. Io&#8230;io lo devo aiutare!&#8221;</p>
<p>&#8220;Ma se ci vai adesso rischi di complicare le cose. Potresti ottenere l&#8217;effetto contrario.&#8221; disse Umberto</p>
<p>&#8220;Io invece penso che sia proprio questo il momento più giusto.&#8221; dissi io &#8220;Rifletteteci: mio padre ha sfogato tutta la sua rabbia evidentemente da parecchi anni repressa&#8230; e al telefono sembrava pentito, no? Secondo me lui vorrebbe tornare ma non ce la fa e pensa di non meritare alcun perdono. Io vado.&#8221;</p>
<p>&#8220;D&#8217;accordo Stefano, vengo con te.&#8221; mi disse Umberto</p>
<p>&#8220;No. Ci vado da solo. Scusa Umberto ma questa è una cosa che riguarda me e mio padre.&#8221; e uscì senza neanche aspettare una risposta.</p>
<p>Mi ci vollero appena cinque minuti per arrivare alla stazione da casa mia. Ecco l&#8217;hotel. Entro dentro e chiedo all&#8217;addetto alla reception di dirmi in che stanza alloggia mio padre. La 203? Bene, perfetto. Salgo su e busso alla porta. Mio padre mi apre e quando mi vede sbianca in viso.</p>
<p>&#8220;Stefano, che ci fai qui?&#8221;</p>
<p>&#8220;Sono venuto perché ti voglio bene, papà.&#8221; ed entrai dentro la stanza senza aspettare che me lo dicesse lui.</p>
<p>Mio padre chiuse la porta. &#8220;Ascolta Ste&#8230;mi dispiace tantissimo per quello che ti ho fatto e le cose terribili che ti ho detto. Ho fallito come padre.&#8221;</p>
<p>&#8220;No, ti sbagli papà. Tu mi sei sempre stato vicino. Mi hai aiutato tanto sopratutto quando ero piccolo. Sei sempre stato presente. Hai sbagliato, è vero. Ma tutti sbagliamo, siamo esseri umani.&#8221;</p>
<p>&#8220;No, figlio mio. Non ho giustificazioni. Un padre non dovrebbe mai rifiutare suo figlio ed io l&#8217;ho fatto nel modo più orribile. Come puoi ancora volermi bene?&#8221;</p>
<p>&#8220;La mamma mi ha detto tutto. So quello che ti è successo. Quel bastardo ti ha rovinato la vita&#8230;&#8221; e mi avvicinai a lui e gli misi una mano sulla spalla &#8220;ma io sono qui per aiutarti ad uscire da tutto questo papà.&#8221;</p>
<p>A quel punto mio padre si mise a piangere a dirotto. Non l&#8217;avevo mai visto piangere in vita mia ma guardandolo rividi me stesso, quella sera quando mio padre mi aveva scoperto con Umberto e capì che noi due eravamo più simili di quanto potessi immaginare. Lo abbracciai e lo feci sfogare sulla mia spalla.</p>
<p>&#8220;Va tutto bene papà. Buttalo fuori una volta per tutte.&#8221;</p>
<p>&#8220;Come ha potuto? Io mi fidavo di lui&#8230; Come ha potuto? Come ha potuto? Avevo solo 16 anni!&#8221; continuava a ripetere tra i singhiozzi del pianto.</p>
<p>In quel momento mi passarono davanti agli occhi gli ultimi anni della mia vita a partire dalle scuole medie. Rividi tutto con un occhio diverso. Le insistenze di mio padre, gli sguardi che cercavano di capire suo figlio, e tutto il resto e capì che mio padre stava lottando con se stesso ma il suo nemico era troppo forte per sconfiggerlo da solo. Quando ebbe finito di piangere mi guardò negli occhi</p>
<p>&#8220;Perdonami, figlio mio.&#8221;</p>
<p>&#8220;L&#8217;ho già fatto papà.&#8221; e ci abbracciammo forte. Finalmente avevo ritrovato mio padre.</p>
<p>Dietro mio padre c&#8217;era il letto. In quel momento mi venne un flash in testa e ripensai a quella prima notte a Roma, quando avevo succhiato l&#8217;uccello di mio padre. In un primo momento mi venne un po&#8217; d&#8217;eccitazione ma poi fui subito assalito dal senso di colpa.</p>
<p>&#8220;Papà ascolta. Devo dirti una cosa.&#8221;</p>
<p>&#8220;Dimmi, Ste&#8221;</p>
<p>&#8220;Ho commesso uno sbaglio verso di te e per questo ti chiedo scusa.&#8221; e mi sedetti sul letto</p>
<p>&#8220;Che cosa è successo, Ste?&#8221; mi disse con estrema dolcezza sedendosi accanto a me.</p>
<p>&#8220;Ti ricordi la prima notte che eravamo a Roma? Ecco&#8230;io ero arrabbiato e pensavo che tu mi avessi messo in quella situazione apposta. Ero così eccitato che ho&#8230;.ho&#8230;io ho&#8230;.&#8221; e iniziai a piangere</p>
<p>&#8220;Dimmi pure, Ste. Ti prometto che non mi arrabbierò. In fondo è stata tutta colpa mia&#8221; disse mettendomi un braccio sulle spalle cingendomi a sé.</p>
<p>&#8220;Ti ho fatto una pompa.&#8221; e diventai rosso dalla vergogna &#8220;Non avrei dovuto permettermi di fare una cosa simile. Tu sei mio padre&#8230;io non ero in me papà, te lo giuro&#8230;ti prego perdonami&#8221;</p>
<p>&#8220;No Ste, non sentirti in colpa. Tu non hai niente di cui scusarti. Nessuno è fatto di legno, figlio mio. E&#8217; solo colpa mia se ti sei trovato in quella situazione imbarazzante.&#8221; e mi baciò sulla fronte e poi scherzando mi disse &#8220;Però di la verità, ti è piaciuto avere questo bel maschione per una notte, eh?&#8221;</p>
<p>&#8220;Dai papà&#8230;ma che dici&#8230;&#8221; dissi io sorridendo super-rosso dall&#8217;imbarazzo</p>
<p>Ci guardammo e scoppiammo a ridere insieme</p>
<p>Quella reazione mi piacque molto. Era la migliore dimostrazione che mio padre avesse potuto darmi per dirmi che mi accettava senza riserve.</p>
<p>&#8220;Dai, adesso torniamo a casa. Tua madre ci aspetta.&#8221;</p>
<p>Ma c&#8217;era ancora una cosa di cui io e mio padre dovevamo parlare.</p>
<p>&#8220;Papà aspetta. Dobbiamo parlare di un&#8217;ultima cosa. Io ed Umberto stiamo insieme adesso.&#8221;</p>
<p>Mio padre mi guardò seriamente &#8220;Sai che lui è più grande di te e che questo implica delle responsabilità per il futuro?&#8221;</p>
<p>&#8220;Si papà, lo so. Ma io lo amo tanto.&#8221;</p>
<p>&#8220;Quindi è una cosa seria?&#8221;</p>
<p>&#8220;Si&#8221;</p>
<p>Dopo una breve pausa mio padre disse</p>
<p>&#8220;Bhè&#8230;Umberto è una brava persona.&#8221; e appoggiandomi una mano sulla spalla &#8220;Sono felice per te, figlio mio.&#8221;</p>
<p>&#8220;Grazie, papà.&#8221;</p>
<p>Aiutai mio padre e mettere le sue cose in valigia ed insieme tornammo a casa. Arrivati mia madre ci accolse visibilmente commossa e allora mio padre l&#8217;abbracciò &#8220;Perdonami Giovanna. Sono stato uno stupido. Ma d&#8217;ora in poi ti prometto che le cose saranno diverse&#8221; poi mio padre vide Umberto in fondo alla stanza e la sua espressione cambiò diventando molto seria.</p>
<p>&#8220;Umberto&#8230;&#8221; disse mio padre</p>
<p>&#8220;Giorgio&#8230;&#8221; gli rispose Umberto</p>
<p>Dopo essersi guardati negli occhi per un po&#8217; mio padre tese la mano e Umberto glie la prese.</p>
<p>&#8220;Abbi cura di mio figlio, amico mio.&#8221; e si abbracciarono.</p>
<p>Ero felice. Finalmente tutto era risolto. Mio padre mi aveva accettato, la mia famiglia era tornata come prima, anzi meglio di prima perché d&#8217;ora in poi non ci sarebbero stati più segreti. I miei avevano accettato anche Umberto e quella sera cenammo tutti insieme per festeggiare. La mia nuova vita stava per cominciare. Finalmente ero libero di essere me stesso.</p>
<hr />
<p>Spero che questa storia vi sia piaciuta. Nel caso aveste delle idee, spunti per altre storie potete contattarmi all’indirizzo <a href="mailto:stefano_339@yahoo.it">stefano_339@yahoo.it</a> o sulla mia pagina <a href="https://twitter.com/Ozzofanbears1">twitter</a>.</p>
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		<title>Libero di essere me stesso &#8211; Parte 1</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Oct 2020 02:08:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Mi chiamo Stefano, ho quasi 29 anni, siciliano verace anche se non proprio con la corporatura mediterranea che vorrei avere. Sono alto 1.68 anche se nella carta di identità l&#8217;hanno arrotondata a 1.70, occhi e capelli castani un po&#8217; radi, purtroppo ho preso da mio nonno materno che li ha persi relativamente giovane, ma comunque [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Mi chiamo Stefano, ho quasi 29 anni, siciliano verace anche se non proprio con la corporatura mediterranea che vorrei avere. Sono alto 1.68 anche se nella carta di identità l&#8217;hanno arrotondata a 1.70, occhi e capelli castani un po&#8217; radi, purtroppo ho preso da mio nonno materno che li ha persi relativamente giovane, ma comunque ormai mi sono rassegnato all&#8217;idea di perderli anch&#8217;io presto. Un tale una volta mi disse che la pelata è segno di virilità&#8230;Di sicuro su di lui lo era e non solo quella. Avrà avuto sui 50-55 anni, alto, massiccio e con un bel pancione tondo sul quale mi sarei avvinghiato come una scimmia impazzita, ma dato che era il classico &#8216;padre-padrone&#8217; (cioè quello che, o fai quello che ti dico o fuori dalle palle) mi passò completamente la voglia. Sono peloso nei punti giusti, leggermente sulle braccia, un bel po&#8217; di più sulle gambe, ma la maggior parte del pelo ce l&#8217;ho sul petto e sulla pancia&#8230;e anche la sotto. A causa della vita sedentaria e senza più le due ore di educazione fisica alla settimana, ho messo su un po&#8217; di chili che sono andati a finire proprio su petto e pancia. Adesso ho una bella pancetta e anche il petto si è gonfiato. Fin dai tempi delle scuole medie, quando ho scoperto di essere gay, mi sono sempre piaciuti gli uomini maturi. Ricordo ancora oggi le innumerevoli giornate e talvolta anche serate passate a vedere film dove poter ammirare attori come Bud Spencer e <strong>Bob Hoskins</strong> che ogni notte dominavano le mie fantasie masturbatorie.<span id="more-1675"></span></p>
<p>Questa è una storia di pura invenzione(e tra l&#8217;altro è la prima che scrivo);  ogni rifermento a fatti o persone realmente esistenti è puramente casuale.</p>
<p>I fatti che prendo ora a narrare risalgono a parecchi anni fa quando, per essermi laureato con 100/110 mio padre mi regalò un viaggio per due persone a Roma ma la cosa che più mi sorprese era che lui sarebbe venuto con me! Arrivato a 23 anni, proprio come accade a tutti i gay che hanno le mie stesse preferenze di uomini cominciai a vedere mio padre non più solo come un padre ma come un uomo maturo che mi faceva alzare l&#8217;uccello ogni volta che lo pensavo nudo (figuriamoci il resto). Mio padre si chiama Giorgio, è alto come me, capelli brizzolati e occhi castani, senza barba, corporatura massiccia da maschio mediterraneo, poco peloso ma con una bella panciona che mi piacerebbe cavalcare. L&#8217;idea di passare 4 giorni da solo con un uomo come lui mi eccitava tantissimo, ero al settimo cielo, ma conoscevo mio padre tanto da essere sicuro che dietro quel viaggio ci fosse un fine segreto.<img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-1710" src="https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2020/10/racconti-gay-bear.jpg?resize=929%2C1024&#038;ssl=1" alt="" width="929" height="1024" srcset="https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2020/10/racconti-gay-bear.jpg?resize=929%2C1024&amp;ssl=1 929w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2020/10/racconti-gay-bear.jpg?resize=272%2C300&amp;ssl=1 272w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2020/10/racconti-gay-bear.jpg?resize=768%2C846&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2020/10/racconti-gay-bear.jpg?w=1089&amp;ssl=1 1089w" sizes="auto, (max-width: 929px) 100vw, 929px" />Mio padre è sempre stato un tipo esplicito sul sesso. Durante il mio periodo scolastico (il periodo tra la scuola media ed il liceo per capirci) mi chiedeva sempre se ci fosse qualche ragazza che mi piacesse ed io rispondevo sempre con risposte del tipo &#8220;per il momento faccio benissimo da solo, poi si vedrà&#8221; oppure &#8220;non sono il mio tipo, sono così e colà, ecc&#8230;&#8221;. Per il primo periodo andò tutto bene ma più passava il tempo e più risposte di quel tipo gli davo, più mio padre divenne sospettoso e di tanto in tanto lo sorprendevo con la coda dell&#8217;occhio che mi squadrava con investigazione: si capiva perfettamente che sospettava che mi piacessero gli uomini, ma non avendo prove non disse mai niente. Poi il tempo passò e io non ci pensai più.</p>
<p>Quando mi laureai e mi regalò il suddetto viaggio, di colpo mi tornò tutto in mente come un presentimento e sebbene fossi eccitato per la cosa non potei soffocare quello stato di preoccupazione che avevo. Di sicuro mio padre ne avrebbe approfittato per mettermi con le spalle al muro. Non immaginando quale potesse essere la sua reazione alla mia omosessualità, avrei tanto voluto evitare la situazione e non andare con lui a Roma ma se avessi rifiutato si sarebbe insospettito ancora di più. E&#8217; così accettai pensando che in fondo 4 giorni passano presto, se fossi stato abile non gli avrei dato occasione di mettere in atto il suo piano.</p>
<p>La partenza era fissata tra 2 settimane e nella mia mente pensavo già ai mille tentativi che mio padre avrebbe escogitato per scoprire le mia sessualità e delle strategie che avrei potuto adottare per impedirlo e a forza di pensarci mi venne un cerchio alla testa. Per svagarmi accesi il Pc e mi gustai un po&#8217; di filmati porno con i miei omaccioni preferiti per allentare la tensione, sia quella emotiva che sopratutto quella sessuale. Mi stavo godendo un video di uno dei miei attori porno preferiti, Clint Taylor: quante volte ho sognato di fare sesso con lui ma sopratutto di ciucciargli quel meraviglioso cazzone circonciso che si ritrova! Nel video era con un&#8217;altro bell&#8217;omone. Si spompinavano a vicenda e avrei tanto voluto essere lì tra loro. Mi sentivo rilassato, mi stava venendo anche una bella erezione, preludio di una masturbata liberatoria. Ma ad un certo punto mi venne una strana sensazione, un brivido che mi scendeva la schiena. Mi sentivo osservato. All&#8217;inizio cercai di non badarci, ma più la ignoravo peggio era, tanto è che mi alzai per controllare. Aprì la porta della mia camera, guardai il corridoio e non c&#8217;era nessuno. Pensai che fosse semplicemente colpa della mia ansia per il viaggio e decisi di non pensarci più.</p>
<p>I giorni passarono e arrivò inesorabile, la data della partenza. Il giorno prima, mia madre mi aiutò a preparare la valigia; si sa, per questo tipo di cose ci vuole sempre il tocco femminile, io ce li avrei messi alla rinfusa e probabilmente non sarei riuscito a chiudere la valigia. L&#8217;aereo partiva alle 17:00 ma da casa mia fino all&#8217;aeroporto di strada ce n&#8217;è e quindi uscimmo di casa un&#8217;ora e mezza prima. Ci accompagnò mia madre con la macchina ed io ne potei approfittare per dormire un po&#8217;, la notte prima infatti non avevo dormito per nulla. Arrivati all&#8217;aeroporto mio padre mi svegliò e dopo aver salutato mia madre ci dirigemmo dentro, presentammo i biglietti e ci fecero accomodare nell&#8217;aereo. Eravamo i primi arrivati ma l&#8217;aereo si riempì piuttosto velocemente. Dopo aver sistemato i bagagli ci sedemmo nei nostri posti. Io ero dal lato del finestrino. Mio padre cominciò ad attaccare discorso:</p>
<p>E&#8217; la prima volta che predi l&#8217;aereo, vero?</p>
<p>Si. risposi</p>
<p>Non hai paura, vero?</p>
<p>No. Anzi non vedevo l&#8217;ora di prenderne uno.</p>
<p>Vedrai quanto ci divertiremo insieme. Sarà una stupenda vacanza tra uomini! E si mise a ridere</p>
<p>&#8220;Cominciamo bene&#8221; pensai tra me e me &#8220;non siamo ancora partiti è già comincia&#8230;saranno 4 giorni moooolto lunghi&#8221;. Abbozzai un sorriso e poi mi misi di nuovo a dormire; avevo tanto sonno e dovevo recuperare una nottata in bianco. Mi addormentai subito senza neanche accorgermi della partenza. Mi svegliò mio padre quando eravamo già arrivati. Il volo era durato poco più di un&#8217;ora. Mi sentivo riposato ma avevo ancora un po&#8217; di sonno e così arrivati all&#8217;albergo e presa la stanza decisi di riposarmi per riprendermi dal viaggio e accumulare quante più energie possibili per i giorni successivi. Entrato nella stanza mio padre disse: &#8220;Ops, pensavo ci fossero due letti singoli e invece ce ne uno matrimoniale. Dovremmo dormire nello stesso letto, Ste. Ma tanto siamo tra uomini quindi non c&#8217;è problema, giusto?&#8221; Le cose andavano di male in peggio. Nascondere le mie pulsioni sarebbe stato più difficile dormendo nello stesso letto e la scarsa recitazione di mio padre mi fece capire che in realtà era tutto programmato, altro che &#8220;Ops&#8221;! Ma in quel momento ero talmente stanco che non avevo la minima voglia di pensaci. &#8220;Io ho bisogno di fare una doccia, mi sento una pezza&#8221; disse mio padre &#8220;Vuoi farla anche tu? Se vuoi ti do la precedenza&#8230;&#8221; &#8220;No&#8221; gli dissi &#8220;mi sento talmente stanco da non avere la forza di farmi una doccia adesso. La farò domani&#8221; &#8220;Ok, allora io vado&#8221; e chiuse la porta del bagno. Mi addormentai di nuovo quasi subito. Mi svegliai con il rumore della porta del bagno che si apriva. Mio padre aveva appena finito di farsi la doccia e me lo ritrovai davanti. Tutto gocciolante d&#8217;acqua, coperto con il solo telo da bagno cinto a metà pancione. &#8220;Quale visione celestiale&#8230;Quanto sei bono, papà!&#8221; pensai tra me. Non so se in quel momento fossi più intontito da lui o dal sonno ma prima che potessi capirlo mi guardò e si mi a ridere. &#8220;Che cosa c&#8217;è, papà? Perché ridi?&#8221; chiesi io &#8220;Qualcuno si è svegliato prima di te, Ste&#8221; e con la mano indica un punto in mezzo alle mie gambe. Allora abbasso lo sguardo e mi accorgo di avere un&#8217;erezione piena. Devo avere avuto un sogno erotico, accidenti proprio adesso, porca miseria! &#8220;Oh..cazzo!&#8221; dissi io cercando di nascondermi &#8220;Appunto!&#8221; rispose mio padre e giù a ridere &#8220;Certo, se ci fosse qualcuna con cui sfogarsi, eh?&#8221; e mi fece l&#8217;occhiolino. Dopo aver preso i vestiti se ne andò in bagno a cambiarsi. La vacanza non era certo cominciata nel migliore dei modi ma il fatto che mio padre mi avesse visto con il cazzo duro mi eccitava da matti. Cominciai a vagare negli angoli più lussuriosi della mia mente. Mi vedevo con mio padre mentre lo spompinavo per bene fino a farlo venire per potermi bere il suo succo di uomo, e poi lui che me mi inculava e mi faceva suo. La mia eccitazione aumentava sempre di più. Non riuscivo a resistere, volevo masturbarmi e subito. Allora aspettai fremente che mio padre uscisse dal bagno e mi misi a pancia sotto per non far vedere la mia eccitazione. Dopo qualche minuto mio padre uscì dal bagno, aspettai che fosse a distanza e alzandomi con uno scatto felino mi diressi nel bagno e chiusi la porta a chiave. Finalmente potevo dare libero sfogo alla mia libido. Rimasi li per 6 minuti. Volli tirarla per le lunghe sfogando quanto più possibile la mia eccitazione in modo da poter dormire quella notte.</p>
<p>Quando uscì mio padre mi chiese se avessi fame. Guardai l&#8217;orologio ed era già ora di cena. Dissi di si e scendemmo giù al ristorante. L&#8217;hotel in cui alloggiavamo era anche ristorante. Cenammo a base di pesce; una bella fetta di pescespada grigliata e un&#8217;insalata di frutti di mare come secondo. Un bel 10 e lode per il cuoco. Da bere presi un&#8217;aranciata, mio padre invece prese del vino bianco. Mentre mangiavamo mio padre mi disse che l&#8217;indomani sarebbe andato a trovare un suo vecchio amico che non vedeva da un bel po&#8217; di tempo e che lo aveva chiamato prima al cellulare. Mi era parso infatti, mentre mi masturbavo di aver sentito squillare un telefono. &#8220;Bene&#8221; dissi io &#8220;allora domani farò un girò e visiterò qualche posto&#8221; in realtà avevo tutt&#8217;altri piani in testa. Quando arrivammo in albergo notai che proprio di fronte c&#8217;era una spiaggia, ma non una spiaggia normale. Era una spiaggia nudista! Poter vedere un sacco di bei maschioni come madre natura li ha fatti? E chi se li perde! Essendo nudista, la spiaggia non era proprio di fronte, ma era un po&#8217; in fondo, nascosta. Fu una fortuna che mio padre non l&#8217;avesse notata perché se l&#8217;avesse fatto mi ci avrebbe trascinato e mi avrebbe riempito di battute sul gentil sesso dalla mattina alla sera. Solo a pensarci mi veniva voglia di urlare! <img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-1705" src="https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2020/10/racconti-gay-bear-2.jpg?resize=1024%2C683&#038;ssl=1" alt="" width="1024" height="683" srcset="https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2020/10/racconti-gay-bear-2.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2020/10/racconti-gay-bear-2.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2020/10/racconti-gay-bear-2.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2020/10/racconti-gay-bear-2.jpg?resize=360%2C240&amp;ssl=1 360w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2020/10/racconti-gay-bear-2.jpg?w=1200&amp;ssl=1 1200w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>Dopo aver cenato facemmo una passeggiata per aiutare la digestione. Parlammo del più e del meno e ad un certo punto mio padre partì all&#8217;attacco.</p>
<p>&#8220;Cosa ne pensi degli omosessuali?&#8221; rimasi sorpreso ed esitai qualche istante</p>
<p>&#8220;In che senso?&#8221;</p>
<p>&#8220;Bhè&#8230; In generale, ecco&#8230;&#8221;</p>
<p>&#8220;Penso che siano persone che hanno il diritto di amarsi ed essere felici come gli altri.&#8221;</p>
<p>&#8220;Ma non credi che siano un po&#8217; contro natura?&#8221;</p>
<p>&#8220;Assolutamente no!&#8221; dissi io in maniera sostenuta, quasi arrabbiata.</p>
<p>Mio padre rimase colpito dalla mia reazione e probabilmente la prese come una mezza prova ma non mi importava. Già dovevo sopportare i nostri politici dire queste cazzate, non ce la facevo proprio a sopportare di sentirle anche da lui. In quel momento la passeggiata ci riportò in albergo &#8220;Dai, andiamo a letto papà, sono stanco&#8221; dissi io. In effetti si erano fatte già le 11:00 di sera. Non vedevo l&#8217;ora di chiudere quella giornata sia perché già pensavo a l&#8217;indomani e sia perché ero stanco(e non solo fisicamente).</p>
<p>Salimmo in camera e ci mettemmo a letto. &#8220;Buonanotte, Stefano.&#8221; &#8220;Buonanotte, papà.&#8221; e spegnemmo la luce. Mio padre si addormentò subito. Io invece ebbi qualche difficoltà a prendere sonno. Sentivo mio padre accanto a me, sentivo il suo calore, il suo fiato sulla schiena. Faceva caldo quella notte e avere quell&#8217;omone accanto a me e non poterlo gustare era una vera tortura. La mia mente allora cominciò a vagare e il mio cazzo pian piano si risvegliava. Ero eccitatissimo e così mi alzai per andare in bagno a sfogarmi. Prima di chiudere la porta mi voltai verso il letto per dare un&#8217;ultima occhiata all&#8217;oggetto del mio desiderio. Era bellissimo. Quelle braccia e gambe possenti, quel pancione tondo, quei due capezzoli che dalla canottiera spuntavano in rilievo, ma sopratutto quel rigonfiamento tra le gambe. Per la prima volta in vita mia mi sentivo a disagio per la mia erezione. Insomma lui era mio padre, ma quello che più mi dava fastidio è che probabilmente lui aveva previsto che mi sarei sentito così. Il disagio presto diventò insopportabile e così decisi di buttarlo dalla finestra&#8230;il mio disagio intendo. Mio padre voleva che io mi arrapassi? Bene, allora è quello che farò!</p>
<p>Lasciai crescere la mia eccitazione senza più alcun freno. Cominciai a masturbarmi davanti a lui da dentro le mutande. Ero stravolto e senza rendermene conto mi stavo avvicinando a lui, volevo sentire l&#8217;odore del suo cazzo. Tante volte avevo annusato le sue mutande ma poter sentire l&#8217;odore direttamente dalla fonte era tutt&#8217;altra cosa. Mi avvicinai e annusai con tutta la forza che avevo nei polmoni. L&#8217;odore di cazzo misto ad urina mi attraversò le narici e mi arrivò direttamente al cervello come una scossa elettrica. A quel punto persi totalmente il controllo di me e incurante del fatto che si sarebbe potuto svegliare, gli abbassai delicatamente pantaloncini e slip, glie lo presi in bocca e cominciai a succhiarglielo con una voglia che sorprese perfino me stesso. Sentivo il suo cazzo gonfiarsi nella mia bocca e capì che stavo andando bene. Aveva un sapore meraviglioso, di maschio, con un retrogusto di urina che mi mandava in estasi. Adesso il suo cazzo era bello duro e mi sentivo sulla luna dalla goduria; stavo facendo un pompino a mio padre e presto avrei assaggiato la sua sborra. Rallentai l&#8217;andatura non volevo che finisse troppo presto ma non andai neanche troppo piano per paura che si svegliasse. Grazie al cielo il vino che aveva bevuto a cena e la stanchezza per il viaggio lo avevo fatto piombare in un sonno profondo. Ogni tanto emetteva dei mugolii di piacere e la cosa face eccitare anche me. Sento il cazzo di mio padre pulsare. Ci siamo! Sta per venire allora velocizzo le pompate e con un mugolio un po&#8217; più forte mi sborra in bocca ben 5 fiotti di caldo seme. Ero felice. Non la inghiottì subito, prima la volli assaporare per bene e poi la mandai giù. Dopo aver ripulito minuziosamente il cazzo di mio padre dallo sperma rimasto sulla punta, con estrema delicatezza gli rimisi a posto slip e pantaloncini e glielo annusai di nuovo. Stavolta l&#8217;odore era intensificato dall&#8217;aroma di sperma. A quel punto andai in bagno e mi masturbai per concludere in bellezza quella splendida notte. Con mia sorpresa eruttai più sperma del solito. Mi sentivo soddisfatto. Andai a dormire e presi sonno subito.</p>
<p><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-1706" src="https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2020/10/racconti-gay-bear-3.jpg?resize=755%2C1024&#038;ssl=1" alt="" width="755" height="1024" srcset="https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2020/10/racconti-gay-bear-3.jpg?resize=755%2C1024&amp;ssl=1 755w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2020/10/racconti-gay-bear-3.jpg?resize=221%2C300&amp;ssl=1 221w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2020/10/racconti-gay-bear-3.jpg?resize=768%2C1042&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2020/10/racconti-gay-bear-3.jpg?w=796&amp;ssl=1 796w" sizes="auto, (max-width: 755px) 100vw, 755px" /></p>
<p>Quando mi svegliai l&#8217;indomani mattina mio padre si era già alzato da un pezzo ed era già pronto per uscire.</p>
<p>&#8220;Buongiorno , Ste. Anzi buongiorno a tutti i due&#8221; disse ridendo.</p>
<p>Avevo di nuovo un&#8217;erezione ma stavolta non tentai minimamente di nasconderla &#8220;Sai, ho fatto uno splendido sogno stanotte&#8221; gli dissi &#8220;così bello che sembrava reale. Spero di rifarlo anche stanotte ahahah&#8221; Ridemmo insieme e poi lui uscì dicendo che ci saremmo visti verso sera tarda. Se mio padre avesse saputo di cosa stavo realmente parlando&#8230;</p>
<p>Dopo aver aspettato qualche minuto per dare a mio padre il tempo di uscire ed allontanarsi, mi alzai, mi vestì presi il borsone contenente la stuoia e la tovaglia e me andai in spiaggia. Ero al settimo cielo. Potevo ammirare tutti quei maschioni nudi per tutto il giorno! &#8220;Spero ci siano anche dei bei signorotti maturi&#8221; pensai tra me mentre scendevo le scale dell&#8217;albergo. Arrivato in spiaggia disposi la stuoia e la tovaglia e mi tolsi la maglietta. Ora, non essendo mai stato in una spiaggia nudista mi bloccai. Non ero mai stato nudo di fronte a delle persone sconosciute. Ma fu una sensazione passeggera e mi tolsi anche il pantalone restando completamente nudo. Dato che era ancora mattina e non c&#8217;era molto caldo decisi di stendermi a prendere un po&#8217; di sole. Di tanto in tanto ammiravo le mie &#8220;prede&#8221; mentre passeggiavano lungo la spiaggia o erano seduti sulle sdraio sa soli o con le famiglie. Sembrava che fossi a cento vetrine: c&#8217;erano cazzi di tutti i tipi e per tutti i gusti; circoncisi e non, dritti, ricurvi, spessi, lunghi, tozzi&#8230;Ad un certo punto, un po&#8217; per il sole e un po&#8217; per il &#8216;panorama&#8217; cominciai a sentire caldo e decisi di farmi un tuffo. Era la prima volta che facevo il bagno a mare senza il costume. Fu una cosa strana ma al tempo stesso straordinaria. Ero pervaso da un senso di libertà assoluta che non avevo mai provato prima di quel giorno. Nuotai, nuotai felice, mi sentivo come uno di quei neonati che nuotano appena usciti della pancia materna che si vedono nelle pubblicità. Ero rilassatissimo e mi dimenticai totalmente il perché della mia permanenza li. Quando le mie dita cominciavano ad &#8220;arrapparsi&#8221; (termine siciliano che significa rattrappirsi) capì che era il momento di uscire. Mi asciugai e mi stesi nuovamente sulla tela a prendere il sole e rimirare di nuovo la selvaggina maschile. Dopo un po&#8217; cominciai ad annoiarmi e così presi dal borsone la &#8220;Settimana Enigmistica&#8221; che avevo comprato due giorni prima di partire e la penna e cominciai a risolvere i primi rebus.</p>
<p>Ad un certo punto mi sentì chiamare. Con gli occhi fissi sulla Settimana Enigmistica vidi due gambe massicce che si avvicinavano a me, alzai lo sguardo e mi sentì il fiato mozzato. Un bell&#8217;omone di circa 50 anni, capelli cortissimi brizzolati, con un faccione paffuto e simpatico ma anche a tratti provocante, senza barba, profondi occhi scuri e un sorriso intrigante. Indossava una catenina dorata al collo. (Apro una parentesi. A me gli uomini maturi con le catenine dorate al collo mi hanno sempre fatto impazzire, come se la catenina dorata fosse una garanzia di virilità in più) Aveva un bel pancione rotondo e una foresta di peli brizzolati che partivano dal petto e facendo la lisca di pesce sulla pancia e finivano in un bel cazzo peloso, molto largo non circonciso pendente leggermente a destra che mi arrapava un sacco anche se moscio.</p>
<p>Cercai di immaginare come sarebbe stato se l&#8217;avesse avuto in tiro! In realtà il suo cazzo era lungo pressappoco come il mio, ma il suo era più largo e scuro; insomma si vedeva che era il cazzo di una persona matura e non di un ragazzo come lo ero io. Restai ammaliato per un po&#8217;</p>
<p>&#8220;Figliolo? Figliolo?&#8221;</p>
<p>Mi ripresi e dissi &#8220;Si? Mi dica.&#8221;</p>
<p>&#8220;Potresti prestarmi la tua penna? Vorrei fare la schedina&#8230;&#8221;</p>
<p>Avrei tanto voluto dirgli si, prendila pure e facci ciò che vuoi, ma sfortunatamente non si riferiva alla penna che avevo tra le gambe ma a quella che tenevo in mano.</p>
<p>&#8220;Certo si figuri, ecco&#8221; e gli diedi la penna</p>
<p>&#8220;Grazie figliolo&#8221;.</p>
<p>Si allontanò verso la sua postazione che era proprio davanti alla mia. Doveva essere arrivato mentre io ero in acqua perché prima non c&#8217;era nessuno davanti a me. Notai che era solo e non aveva la fede al dito. &#8220;Evvai&#8221; pensai &#8220;Un bell&#8217;orsone maturo solitario arrapante! Forse si conclude qualcosa oggi! Ok, calma e sangue freddo. Devo trovare il modo di appurare le sue inclinazioni&#8221; e così cominciai a pensare ad un modo per scoprirlo ma non ne ebbi il tempo perché dopo poco quel signore tornò e mi ringraziò restituendomi la penna.</p>
<p>&#8220;Scusa figliolo, ti dispiace se mi unisco a te? Tu sei solo e io pure. Ci facciamo compagnia.&#8221; e mi fece un sorriso smagliante</p>
<p>&#8220;Ma certo.&#8221; dissi &#8220;Mi farebbe molto piacere.&#8221;</p>
<p>e dopo aver preso le sue cose e steso la sua tovaglia accanto alla mia, cominciammo a parlare.</p>
<p>&#8220;Ma sei qui da solo, figliolo?&#8221;</p>
<p>&#8220;No. Sono venuto con mio padre, ma oggi lui è altrove&#8221;</p>
<p>&#8220;Come ti chiami?&#8221;</p>
<p>&#8220;Stefano, piacere&#8221;</p>
<p>&#8220;Io mi chiamo Umberto e sono di Agrigento&#8221;</p>
<p>&#8220;Dice sul serio? Io sono di Palermo!&#8221;(per chi non lo sapesse Agrigento e Palermo sono a qualche minuto di distanza tra loro in macchina)</p>
<p>&#8220;Un paesano, qui?&#8221; e ci mettemmo a ridere.</p>
<p>Passammo un paio d&#8217;ore a parlare di un sacco di cose, a scherzare, dire barzellette, raccontarci cose e a fare insieme qualche cruciverba. Mi sentivo felice e rilassato e gradivo molto la sua compagnia.</p>
<p>&#8220;Sai, devo farti i complimenti&#8221;</p>
<p>&#8220;Per cosa?&#8221; chiesi io</p>
<p>&#8220;Tu non sei come gli altri ragazzi di oggi.&#8221;</p>
<p>&#8220;In che senso?&#8221;</p>
<p>&#8220;Sei un tipo serio e posato, non come quelle teste calde che ne fanno di tutti i colori e mettono gli altri nei guai&#8221;</p>
<p>&#8220;Praticamente hai descritto i compagni di classe che ho sempre avuto&#8230;&#8221; e scoppiammo a ridere</p>
<p>&#8220;Lo sai che sei un ragazzo molto simpatico? Diamoci del tu, ok?&#8221; mi disse lui</p>
<p>&#8220;Ma certo, come vuoi tu, allora. Anche tu sei molto simpatico comunque.&#8221; risposi io &#8220;Mi trovo molto bene con te. Anzi a dire il vero io sono sempre riuscito a legare molto di più con le persone più grandi di me che con i miei coetanei.&#8221;</p>
<p>Bene, tutto andava a gonfie vele. Lo avevo conquistato, ma bisognava vedere se quello fosse solo un atteggiamento amichevole, o qualcosa di più. Ad un certo punto la conversazione si fece più intima e di botto mi chiede</p>
<p>&#8220;Ma tu ce&#8217;l&#8217;hai la fidanzata?&#8221;</p>
<p>Nell&#8217;ammirare il suo sguardo persi ogni sorta di inibizione e gli dissi</p>
<p>&#8220;No, in realtà a me piacciono gli omaccioni maturi come te&#8221;</p>
<p>Non riuscivo a credere di aver spiattellato la mia omosessualità ad uno sconosciuto come se niente fosse senza neanche appurare prima se lui fosse interessato oppure no! Feci la mossa di tapparmi la bocca ma ormai la frittata era fatta. Vedendomi sorpreso in quel modo Umberto mi disse</p>
<p>&#8220;Tranquillo, Stefano.&#8221; e mi passa una mano prima sulla fronte, come ad aggiustarmi i capelli e poi sulla guancia &#8220;sai, speravo proprio che tu mi dessi questa risposta&#8221;.</p>
<p>A quel punto mi sciolsi, diventai rosso e i nostri visi si avvicinarono sempre di più e ci abbandonammo in un bacio fantastico. Quando ci staccammo Umberto guardo verso il basso</p>
<p>&#8220;Che bel pisellone cha hai!&#8221;. Mi era venuta un&#8217;erezione e non me ne ero neanche accorto. Umberto me lo prese nella sua manona e cominciò a stimolarmi il frenulo con il pollice. Ero talmente arrapato che sarei potuto venire da un minuto all&#8217;altro e così lo fermai.</p>
<p>&#8220;Umberto ti voglio. Subito. Dai, andiamo in un posto più appartato. A proposito tu dove alloggi?&#8221;</p>
<p>&#8220;All&#8217;albergo Tal dei Tali&#8221; &#8220;Sul serio? Anch&#8217;io alloggio li. Andiamo in camera tua.&#8221;</p>
<p>&#8220;Ok&#8221;</p>
<p>Prendemmo le nostre cose, ci rivestimmo e ci avviammo insieme verso l&#8217;albergo. Quella giornata era passata come un flash. Erano già le 19:00 ed io cominciai ad avere un po&#8217; di fame.</p>
<p>&#8220;Ascolta, Umberto&#8230;a me è venuta fame. Andiamo a mangiare qualcosa? O forse per te è un troppo presto per cenare&#8230;&#8221;</p>
<p>&#8220;Ma no, anche a me sta venendo un certo languorino. Dai, andiamo a mangiare.&#8221;</p>
<p>&#8220;Prendiamoci una pizza familiare&#8221; dissi io</p>
<p>&#8220;Ottima scelta, Stefano. Come la facciamo questa familiare?&#8221;</p>
<p>&#8220;Metà parmigiana e metà capricciosa&#8221;</p>
<p>&#8220;Mmm&#8230;buona. Ma un po&#8217; corposa, non credi?&#8221;</p>
<p>&#8220;Si lo so, ma ci serviranno parecchie energie per quello che faremo stanotte!&#8221; gli dissi con uno sguardo accesso di passione e allora lui mi sorrise, mi infilò la mano dentro i pantaloncini e disse &#8220;Non velo l&#8217;ora&#8221;.</p>
<p><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-1707" src="https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2020/10/racconti-gay-bear-4.jpg?resize=768%2C1024&#038;ssl=1" alt="" width="768" height="1024" srcset="https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2020/10/racconti-gay-bear-4.jpg?resize=768%2C1024&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2020/10/racconti-gay-bear-4.jpg?resize=225%2C300&amp;ssl=1 225w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2020/10/racconti-gay-bear-4.jpg?w=810&amp;ssl=1 810w" sizes="auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px" /></p>
<p>Arrivati al ristorante dell&#8217;albergo, ci sedemmo ad un tavolo e ordinammo le pizza che dopo un po&#8217; arrivò bella fumante.</p>
<p>&#8220;Scommetto che tu sei vergine&#8221; mi disse mentre mangiavamo</p>
<p>&#8220;Si&#8221; risposi io &#8220;spero che sarai dolce con me&#8221;</p>
<p>&#8220;Tranquillo, stai per fare l&#8217;esperienza più bella di tutta la tua vita, Stefano. Sono contento di essere io il tuo primo uomo!&#8221;</p>
<p>Me lo sarei fatto li e in quel momento ma mi trattenni fino a quando non arrivammo in camera. Finito di mangiare il cameriere portò il conto.</p>
<p>&#8220;Porca miseria&#8221; esclamai io &#8220;Ho lasciato il portafoglio in camera stamattina! Aspetta che salgo su a prenderlo così posso pagare la mia parte&#8221;</p>
<p>E così feci per alzarmi ma lui afferrandomi per un polso mi ferma</p>
<p>&#8220;Non essere sciocco. Offro io.&#8221;</p>
<p>&#8220;Sicuro?&#8221;</p>
<p>&#8220;Certo, insito. Tu sei mio ospite stasera. Ed io a miei ospiti ci tengo&#8221; e mi fa l&#8217;occhiolino.</p>
<p>Pagato il conto salimmo in camera. Chiusa la porta della stanza lasciai cadere il borsone, mi denudai all&#8217;istante. Mi avvinghiai a lui e infilai la mia lingua nella sua bocca. A lui questo impeto piacque molto e ricambiò. Mentre ci baciavamo gli infilai le mani sotto la maglietta per tastargli il petto peloso, la panciona e la schiena. Umberto si tolse la maglietta e afferrò le mie mani con le sue manone e me le muoveva su tutto il petto e la pancia come a guidarmi.</p>
<p>&#8220;Ti piace, eh?&#8221;</p>
<p>&#8220;Si&#8221; dissi pieno di desiderio.</p>
<p>Con un movimento imprevisto Umberto sposta il palpeggio guidato della mia mano destra sul suo pacco.</p>
<p>&#8220;Sono sicuro che questo ti piace di più. Ho visto come lo hai guardato in spiaggia&#8221;</p>
<p>&#8220;Oh, si, si mi piace.&#8221; e poi il mio tono cambiò. Sentì le parole uscirmi di bocca come un fiume in piena, come se non potessi né volessi più tenermele dentro, come se volessi gridarlo al mondo intero.</p>
<p>&#8220;Si, mi piace&#8221; dissi &#8220;Mi piace il cazzo. Mi piace come è fatto, l&#8217;odore, il sapore e sentirlo pulsare tra le mie mani. Si! Mi piace un casino e lo voglio!&#8221;</p>
<p>Poi lo guardai negli occhi intensamente</p>
<p>&#8220;Vuoi vedere quanto mi piace il tuo cazzo?&#8221;</p>
<p>&#8220;Si, Stefano. fammi vedere&#8221; mi rispose lui con un tono tra l&#8217;arrapato e quello di sfida.</p>
<p>Allora mi inginocchiai, gli abbassai lentamente i pantaloncini come se fosse un momento solesse che assaporai appieno; il momento sublime che precede lo sfogo della mia fame di cazzi su di lui.</p>
<p>Il suo pisellone uscì dai pantaloncini con un rimbalzo; era in erezione per metà. Aveva delle palle meravigliose e gonfie; le annusai e mi sembrò di poter percepire l&#8217;odore di tutto quel nettare che racchiudevano e che presto sarebbe stato mio. Il suo aroma che era intensificato dal sudore e dalla salsedine mi diede alla testa, e mi provoco un&#8217;erezione istantanea. Gli solleticai i testicoli per farglielo venire duro.</p>
<p>&#8220;Ah, si!&#8221; disse Umberto &#8220;Bravo, Stefano. Non sapevo si potesse godere anche con il solletico&#8221;</p>
<p>&#8220;Questo è solo l&#8217;antipasto. Ora arriva il piatto principale&#8221;</p>
<p>Mi infilai il suo cazzone duro in bocca e cominciai a succhiarglielo con la foga di uno che non ha  mai visto nessun&#8217;altro cazzo all&#8217;infuori del proprio. Umberto iniziò a dimenarsi e rantolare dalla goduria che gli provocavo e questo, di riflesso faceva arrapare anche me.</p>
<p>&#8220;Oh, si, stefano siiiii&#8221; diceva &#8220;Sei proprio un succhiacazzi nato. Mhmm&#8230;mhmm siiii&#8221;</p>
<p>I suoi mugolii e i complimenti mi fecero aumentare l&#8217;andatura della pompa e ad un certo punto sentì le contrazioni orgasmatiche avvicinarsi e mi staccai. Non volevo farlo venire subito, volevo che quel momento durasse il più a lungo possibile e poi volevo anche sentirlo dentro di me.</p>
<p>Passai a leccargli il glande, le palle pelose e risalendo, la pancia e il petto e mi soffermai sui capezzoli che nel frattempo di erano induriti. Nonostante tutti i film porno che avevo visto, non ero mai riuscito a capire del tutto come stimolare i capezzoli e così improvvisai. Glie li succhiai proprio come due cazzi e di tanto in tanto glie li mordicchiavo ma non troppo forte per paura di fargli male.</p>
<p>&#8220;Oh, si. Mi fai impazzire.&#8221;</p>
<p>Da come godeva capivo che avevo fatto centro. Quella era la mia prima volta eppure mi sentivo tutta l&#8217;esperienza del mondo sulle spalle e lui mi faceva i complimenti.</p>
<p>&#8220;Sei nato per amare gli uomini, Stefano&#8221; mi disse Umberto con una voce così dolce che mi spinse di nuovo a cercare le sue labbra.</p>
<p>Mi cinse tra le sue forti braccia e le nostre lingue si incontrarono di nuovo. Improvvisamente sentì il rumore della chiave che gira nella serratura della porta. Mi girai di scatto, e vidi la porta della camera aprirsi lentamente. Quel &#8216;lentamente&#8217; per me durò un eternità. No! Non può essere!!! Mio padre!!! Il momento che avevo sempre temuto e che avevo sempre cercato di evitare era arrivato. Mio padre entrò nella stanza e avanzò minaccioso verso di me</p>
<p>&#8220;Stefano, ci stiamo divertendo, eh?&#8221;</p>
<p>Non sapevo che dire, ero pietrificato dal terrore.</p>
<p>&#8220;Papà, ascolta! Ti posso spiegare&#8230;non ti arrabbiare&#8221;</p>
<p>&#8220;Che cosa c&#8217;è da spiegare? Ti piacciono gli uomini, brutta checca disgustosa!&#8221; disse arrabbiato &#8220;Mi fai schifo! Sei un invertito! Se avessi saputo che avrei avuto un figlio così avrei usato il profilattico&#8230;&#8221; e continuò con altre offese che non è il caso di riportare.</p>
<p>Rimasi allibito. Non potevo credere che mio padre avesse detto quelle cose. Nei suoi occhi c&#8217;erano solo odio e disprezzo; non sembrava neanche più mio padre, o forse finalmente lo vedevo per quello che era in realtà.</p>
<p>&#8220;Adesso basta, Giorgio.&#8221; disse Umberto &#8220;La tua conferma l&#8217;hai avuta. Adesso vattene.&#8221;</p>
<p>Mio padre si avvicinò per capire chi gli avesse appena parlato. La stanza era al buio e la luce del corridoio esterno non arrivava fino a lui che era dietro di me. Non appena mio padre capì chi era sbiancò in volto.</p>
<p>&#8220;Umberto! Anche tu?&#8221; disse incredulo ma poi ironicamente continuò &#8220;Questo è il colmo! Sospettavo che mio figlio fosse una checca ed ho chiesto aiuto ad un&#8217;altra checca per scoprirlo.&#8221; e si mise a ridere sguaiatamente e ricominciò ad insultarci.</p>
<p>A quel punto Umberto non ci vide più e gli mollo un cazzottone che lo fece cadere a  terra.</p>
<p>&#8220;Sono quelli come te che ci rendono la vita un inferno! Hai un figlio straordinario e neanche te ne rendi conto. Anche se è una checca come dici tu, sappi che tuo figlio è 100 volte più uomo di te! Vattene subito o giuro su dio che ti ammazzo!&#8221;</p>
<p>Mi padre non si aspettava una reazione del genere da una checca, come la chiamava lui e se ne andò senza proferire parola. Umberto chiuse la porta. Mi sentivo confuso e restai come bloccato a fissare il vuoto per qualche minuto.</p>
<p>&#8220;Stefano! Stefano!&#8221; mi chiamava Umberto preoccupato nel vedermi con la faccia quasi da vegetale.</p>
<p>Mi ripresi e sconvolto dissi &#8220;Tu eri d&#8217;accordo con mio padre?! Come hai potuto???&#8221;</p>
<p>&#8220;No, Stefano. L&#8217;ho fatto per te. Ascolta ci sono passato anch&#8217;io dove sei tu adesso. So perfettamente come ci si sente a portarsi dentro un peso del genere. Il peso di far finta di essere qualcun&#8217;altro perché la gente vuole restare chiusa nelle sue fobie e nell&#8217;indifferenza. Anzi per me è stato anche peggio visti i miei tempi. Ma adesso non devi più nasconderti. Sei libero, Stefano. Puoi essere te stesso senza più nessuna preoccupazione. Lo so che è stato terribile per te, ma fidati&#8230;questo era l&#8217;unico modo&#8230;&#8221;</p>
<p>&#8220;Eri tu l&#8217;amico di mio padre, vero? Quello che lo ha chiamato ieri?&#8221;</p>
<p>&#8220;Si, ero io. Quando l&#8217;ho incontrato mi ha detto che sospettava che suo figlio fosse gay e ne voleva una prova. Così mi ha proposto di incontrarti per parlarti e poterlo appurare. Mi aveva chiesto di fare il ruffiano con te, suo figlio! Avrei tanto voluto prenderlo a legnate, mi devi credere Stefano! Nella mia mente ho rivissuto la mia adolescenza. Io sapevo già che tu eri gay e dato che non potevo sopportare che tu subissi quello che avevo subito io ho fatto in modo che questa storia finisse una volta per tutte e che tu fossi finalmente libero.&#8221;</p>
<p>&#8220;Tu lo sapevi già?! Ma come?&#8221; gli chiesi</p>
<p>&#8220;Vedi Stefano, tu probabilmente non te lo ricordi, ma noi ci conosciamo già. Ci siamo visti una volta a casa tua, a Palermo. I tuoi mi avevano invitato a casa per cena. Tu all&#8217;epoca avevi 16 anni. Dopo cena ricordo di essere andato a lavarmi le mani e il bagno è accanto alla tua stanza. Senza volerlo ti ho visto mentre vedevi un video porno, e in quel video c&#8217;erano solo uomini. E&#8217; stato allora che ho capito.&#8221;</p>
<p>In quel momento mi venne un flash in testa e istantaneamente mi ricordai di quel giorno. Mi ricordai che lui, Umberto fu il mio primo uomo reale (cioè ne attore ne porno attore)su cui fantasticai. Ne fui subito attratto fin dalla prima volta che posai lo sguardo su di lui. Ricordo che mi sedetti a fianco a lui a tavola e senza che lui potesse accorgersene mi misi a guardarlo con interesse mentre mangiava ed era distratto dalle conversazioni a tavola. Ma la cosa che mi venne prima in mente fu il fatto che lui mi aveva coperto con mio padre che, come al suo solito disse mentre mangiavamo</p>
<p>&#8220;Allora, quest&#8217;anno c&#8217;è qualche ragazza nella tua classe che ti piace?&#8221;</p>
<p>Io non risposi e me ne stetti in silenzio e fu allora che intervenne Umberto</p>
<p>&#8220;E dai Giorgio, lascialo stare. Trovare la persona giusta oggigiorno non è facile. Dagli tregua.&#8221;</p>
<p>Adesso capisco perché mi sono sentito a mio agio con lui in spiaggia tanto da aprirmi in quel modo. E&#8217; proprio vero: il cuore&#8230;o meglio il cazzo in questo caso, ricorda meglio del cervello. In quel momento mi ritrovai mille emozioni testa, mi senti confuso. Ero felice perché come diceva Umberto non dovevo più nascondermi ma ero anche triste, dubbioso e preoccupato perché sapevo che la mia vita da adesso in poi sarebbe cambiata per sempre. Ero rimasto molto male per la reazione di mio padre ed ero preoccupato di quella che avrebbe avuto mia madre. Pensai che non avrei potuto sopportare che anche lei mi vedesse con gli stessi occhi di disprezzo con cui poco prima mi aveva guardato mio padre. Mi sentivo sovraccarico e allora iniziai a piangere a dirotto. Umberto mi prese tra le sue forti braccia e mi fece sfogare sul suo petto.</p>
<p>&#8220;Non ti preoccupare, Stefano. E&#8217; finita.&#8221; e poi aggiunse &#8220;Adesso dovrai affrontare tanti cambiamenti. Ma se tu lo vorrai io sarò con te.&#8221;</p>
<p>Tra i singhiozzi del pianto riuscì a dirgli &#8220;Grazie, Umberto&#8221;.</p>
<p>Quando sfogai tutta l&#8217;amarezza che avevo dentro e trovai la forza di smettere di piangere mi staccai dal suo petto</p>
<p>&#8220;Adesso è meglio se andiamo a dormire. Per oggi hai avuto fin troppe emozioni. Ti voglio troppo bene per approfittare di te in questo stato, Stefano&#8221;</p>
<p>&#8220;No&#8221; dissi io abbracciandolo di nuovo &#8220;voglio farlo. Voglio stare con te. Tu sei l&#8217;unico che sia davvero riuscito a capirmi. Io sono stato tuo fin dal primo momento in cui ti ho visto, ma ero troppo giovane per capirlo e anche se il ricordo di quella giornata si era annebbiato, quel sentimento è rimasto dentro di me ed è rivenuto fuori quando ci siamo visti in spiaggia anche se non mi ricordavo ancora di te. Se questo non è amore&#8230;&#8221;</p>
<p>&#8220;Sei più maturo di quanto pensassi&#8230;&#8221; mi disse sorpreso mettendomi una mano sulla guancia &#8220;Vieni qui, angelo mio.&#8221; e portando il mio viso verso il suo iniziammo un lungo ed intenso bacio.</p>
<p>Il mondo intorno a noi svanì completamente e in quegli istanti vissi tutta l&#8217;eternità dell&#8217;universo. Quando ci staccammo mi prese in braccio e mi adagiò sul letto con estrema dolcezza ma anche con un forte desiderio che gli potevo leggere negli occhi. Umberto di stese accanto a me e riprendemmo a baciarci. Sentivo le nostre lingue muoversi insieme come se anche loro stessero facendo l&#8217;amore. Mentre mi baciava Umberto mi accarezzava il corpo con la sua mano forte e massiccia. Mi accarezzò il petto, poi scese sulla pancia ed arrivò al cazzo. Si era ammosciato a causa di quello che era successo prima, ma imitando quello che io avevo fatto prima, Umberto mi solleticò le palle e mi fece indurire il cazzo in pochi secondi. Poi cominciò a stimolarmi il frenulo con il pollice proprio come aveva fatto in spiaggia. Io ero stravolto dal piacere &#8220;Si, così. Non fermarti. Sei stupendo, siiiii&#8221;. Mi sentivo sulla luna, ero in suo potere e questo mi eccitava ancora di più del pollicione di Umberto.</p>
<p>&#8220;Questo è solo riscaldamento&#8221; mi disse con un sorriso libidinoso &#8220;il bello deve ancora arrivare&#8221; allora mi prese il cazzo in bocca e cominciò a succhiarmelo.</p>
<p>Ci sapeva davvero fare. La sua lingua esplorava ogni millimetro del mio pisello compreso il buchino dell&#8217;uretra dove si soffermava di tanto in tanto procurandomi delle vere e proprie scosse di piacere. Poi si fermò cominciò a fare il vuoto in bocca ed iniziai a dimenarmi dal piacere</p>
<p>&#8220;Siiii! oh, siii!&#8221; e con le mani stringevo le lenzuola nei pugni per la foga.</p>
<p>Presi con la mano destra la testa di Umberto e l&#8217;ho incitai a muoversi sulla mia asta dicendogli di continuare a fare il vuoto. Mi guardò negli occhi e abbozzò un sorriso di libido col mio cazzo in bocca. Umberto cominciò a fare su e giù prima piano e poi sempre più veloce e con foga. Sentivo il cuore battermi all&#8217;impazzata, la mia eccitazione saliva mentre il mio fiato si accorciava. Stavo godendo come un pazzo e stavo quasi per venire ma lui sapeva quando fermarsi e cosa fare per ritardare l&#8217;orgasmo infatti ad un certo punto cambiava andatura rallentando e soffermandosi sui punti che pur dandomi un enorme piacere allontanavano l&#8217;orgasmo. Poi dopo un po&#8217; riprendeva il pompaggio a tutta forza. Aveva un controllo sul mio cazzo che superava di gran lunga quello che avevo io stesso!</p>
<p>Ad un certo punto si staccò e ridendo in modo compiaciuto disse</p>
<p>&#8220;Ti piace il lavoretto che ti sto facendo?&#8221;</p>
<p>&#8220;Si, amore. Sei fantastico. Vorrei che questo non finisse mai.&#8221;</p>
<p>e con un sorriso mi bacia e mi dice &#8220;Adesso tocca a te, Stefano. Voglio risentire la tua bocca.&#8221;</p>
<p>Allora lui si distese e ci scambiammo i ruoli. Il suo cazzo era già in tiro; imitando a mia volta Umberto cominciai a stimolargli il frenulo con il pollice.</p>
<p>&#8220;Mmmm, siiii. Oh&#8230;Oh&#8230;ohhhh&#8230;Impari in fretta&#8230;siiii&#8230;mmm&#8230;Sei proprio nato per amare gli uomini, Stefano&#8221;</p>
<p><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-1708" src="https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2020/10/racconti-gay-bear-5.jpg?resize=1024%2C768&#038;ssl=1" alt="" width="1024" height="768" srcset="https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2020/10/racconti-gay-bear-5.jpg?resize=1024%2C768&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2020/10/racconti-gay-bear-5.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2020/10/racconti-gay-bear-5.jpg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2020/10/racconti-gay-bear-5.jpg?w=1440&amp;ssl=1 1440w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>Cominciai a leccarlo e baciarlo ovunque; prima sul petto immergendo la mia faccia in quel groviglio di peli in cui mi sembrava di perdermi e su cui indugiai molto, poi scesi sulla pancia che strinsi a me come fosse un tesoro preziosissimo. Cominciai a baciargli e leccargli anche la pancia mentre con una mano cominciavo a segarlo lentamente scappellandolo totalmente fino alla base e poi ritornare su. Ad ogni menata usavo sempre più vigore ma ad un certo punto Umberto emise un gemito di dolore e capì che forse avevo usato troppa forza.</p>
<p>&#8220;Scusami, non volevo farti male.&#8221;</p>
<p>&#8220;Tranquillo, Stefano.&#8221; mi disse dolcemente &#8220;Anche se mi hai fatto un po&#8217; male mi è piaciuto. Continua, dai&#8230;&#8221;</p>
<p>La mia eccitazione era alle stelle e non potendo più aspettare mi misi subito il suo cazzo in bocca e ripresi il lavoretto che avevo interrotto prima. Tra i mugolii e le incitazioni di Umberto pompavo, pompavo, pompavo sempre più veloce e con foga crescente incurante del fatto che se avessi continuato così sarebbe venuto a breve. Ad un certo punto, capendo che non mi sarei fermato, Umberto mi fece staccare. E con le mani sul mio viso mi tirò a sé e mi bacio intensamente avvolgendomi tra le sue massicce e forti braccia che esploravano la mia schiena e le spalle. Ora eravamo uno sopra l&#8217;altro e sentivo i nostri cazzi in contatto. Dal movimento delle sue braccia, che scendevano verso il mio culo, capì cosa sarebbe successo di li a poco ma volevo sentirlo dire da lui, quando era arrapato la sua voce mi mandava in orbita.</p>
<p>&#8220;Stefano, ascolta&#8230;&#8221;</p>
<p>&#8220;Si?&#8221;</p>
<p>&#8220;Voglio che tu sia mio completamente. Ti va di essere penetrato?&#8221;</p>
<p>&#8220;Certo, amore mio. Aspettavo questo momento fin dall&#8217;inizio. Voglio sentirti dentro di me. Fammi tuo, Umberto.&#8221;</p>
<p>&#8220;Sai che essendo la prima volta, ti farà un po&#8217; male, vero?&#8221;</p>
<p>&#8220;Si, lo so. Ma so anche che ti voglio e se per averti devo sentire un po&#8217; di dolore non mi importa. E poi so che tu sarai dolce con me e che mi darai molto più piacere che dolore.&#8221;</p>
<p>&#8220;D&#8217;accordo, angelo mio.&#8221;</p>
<p>Mi tolsi da sopra Umberto e lui si alzo e aprì il cassetto del comodino dove prese un profilattico dall&#8217;omonima confezione e una boccetta di lubrificante. L&#8217;avevo vista molte volte nei video porno sul mio Pc ma ora la vedevo dal vivo. Mi sentivo emozionato. Umberto scartò il profilattico e stava per infilarselo quando si fermò e si voltò verso di me</p>
<p>&#8220;Mettimelo tu, dai. &#8221;</p>
<p>&#8220;Ok&#8221;</p>
<p>Avevo il suo pisellone a pochi centimetri dalla mia faccia e avrei tanto voluto prenderlo in bocca ma mi trattenni pensando al piacere che mi avrebbe dato sentirlo in culo. Gli misi il profilattico molto lentamente un po&#8217; perché non l&#8217;avevo mai fatto prima (non volevo che si rompesse per aver usato troppa forza) ma sopratutto per godermi il momento. Dopo avergli messo il profilattico Umberto mi guardò intensamente.</p>
<p>&#8220;Adesso dovrei lubrificarmi il pisello&#8230;ma mi fanno male le mani&#8221; disse scherzando e guardandomi in &#8216;maialesco&#8217; mi dice &#8220;Mi daresti una mano?&#8221;</p>
<p>&#8220;Anche due, pisellone mio!&#8221; e scoppiamo in una risata rumorosa.</p>
<p>Presi un po&#8217; di lubrificante dalla boccetta e gli lo spalmai per bene sul quel bel pezzo di carne foderata con un provocante movimento masturbatorio. Quando fu lubrificato per bene gli chiesi in quale posizione volesse farlo. Gli lasciai carta bianca; non mi importava come mi avrebbe preso volevo solo sentirlo dentro di me.</p>
<p>&#8220;Distenditi supino ai piedi del letto ed alza le gambe. Voglio guardati negli occhi mentre ti faccio diventare uomo&#8221;</p>
<p>Ero in visibilio. Mi stesi subito e alzai le gambe e lui spingendole un po&#8217; in avanti comincia a lubrificarmi il buco. Cominciò a spalmarlo all&#8217;esterno del buco, poi se ne mise un po&#8217; sul dito e cominciò a penetrarmi.</p>
<p>&#8220;Oh,siii&#8221; godevo come una cagna in calore e pensai che se con un solo dito mi mandava in orbita in quel modo, cosa avrei provato con il suo pisellone in culo? Non vedevo l&#8217;ora di scoprirlo!</p>
<p>Le dita da una diventarono due, poi tre e poi quattro e la mia eccitazione cresceva assieme a loro.</p>
<p>&#8220;Sei più dilatato di quanto credessi. Pensavo che essendo vergine il suo buco fosse più stretto.&#8221;</p>
<p>&#8220;Forse è perché mi piaci tanto&#8221; dissi io in preda alla goduria.</p>
<p>&#8220;Credo che sentirai meno dolore del previsto&#8230;anzi forse non ne sentirai affatto&#8221;</p>
<p>A quel punto estrasse le dita dal mio culo e si mise le mie gambe sulle spalle. Ci siamo! Il momento tanto atteso stava per arrivare.</p>
<p>&#8220;Sei pronto?&#8221; mi disse con uno sguardo provocante</p>
<p>&#8220;Si, fammi tuo.&#8221; risposi voglioso.</p>
<p>Allora Umberto cominciò a spingere con la cappella facendosi strada nel mio buco e le fece entrare tutta. Non sentì nessun dolore solo piacere ma il cazzo di Umberto non era ancora entrato del tutto.</p>
<p>&#8220;Ascolta, Stefano adesso devi spingere in fuori come se stessi andando in bagno altrimenti non riuscirò ad entrare e ti farò male&#8221;</p>
<p>Feci esattamente come diceva e quindi lo senti entrare tutto. Sentì un forte dolore ma non emisi alcunché per paura che si fermasse ma lui controllava le mie reazioni, anche se non avevo urlato feci un&#8217;espressione di dolore e lui se ne accorse ed esitò. Capì che aveva scelto quella posizione anche e sopratutto per essere sicuro di non farmi male mentre entrava nel mio culo vergine.</p>
<p>&#8220;No, non fermarti ti prego. Dai infilamelo tutto.&#8221;</p>
<p>&#8220;Aspetta, Stefano. Non avere fretta, non voglio farti male. Qui ci vuole un altro po&#8217; di lubrificante&#8221;</p>
<p>ed estraendo il suo cazzo dal mio culo ne prese un&#8217;altro po&#8217;. Quando riprovò and entrare feci la spinta fin da subito e lo sentì entrare con più facilità e molto meno dolorosamente. Finalmente era tutto dentro. Lo potevo sentire dentro di me. Il dolore svanì subito e rimase solo il piacere e la sensazione di pienezza che il cazzo di Umberto mi dava. Restammo immobili per un po&#8217;. Lui si godeva il calore del mio culo ed io il sua trave che mi impalava.</p>
<p>&#8220;Che bel culo che hai, Stefano&#8221; mi disse arrapato</p>
<p>&#8220;E&#8217; tutto per te, amore mio.&#8221; gli risposi io</p>
<p>&#8220;Adesso fammi tuo! Fammi sentire come tromba un uomo con la tua esperienza!&#8221;</p>
<p>Questa frase lo arrapò parecchio perché mi fece una risata libidinosa e mi disse</p>
<p>&#8220;Adesso ti sfondo il culo, tesoro. Adesso vedrai come godono i veri uomini&#8221;</p>
<p>Questa frase mi lasciò un po&#8217; perplesso. Io ho sempre pensato che i veri uomini fossero quelli che si trombano le donne, gli etero insomma. Ma in quel momento ero talmente eccitato e su di giri che non mi importava. Umberto aveva già cominciato la cavalcata. Prima andava piano poi sempre più veloce e con impeto. Sentivo le sue palle sbattere contro le mie chiappe e quel suono mi faceva impazzire.</p>
<p>&#8220;Siii&#8230; Ti piace il mio pisellone, eh? Prendilo tutto, angelo mio&#8221; mi disse e cominciò ad incalzare l&#8217;andatura della trombata.</p>
<p>All&#8217;inizio me ne stavo fermo per assaporare totalmente il suo cazzo che mi scavava dentro ma poi non mi bastò più e cominciai a dimenare il bacino dapprima assecondando i movimenti dell&#8217;inculata e poi decisi di improvvisare muovendo il bacino come a disegnare cerchio con il culo. Quando lo facevo lui si fermava e dalla sua espressione capì che gli piaceva.</p>
<p>&#8220;Lo sapevo che avresti imparato in fretta anche di culo. Sei straordinario, Stefano. Mi fai sentire come se fosse la mia prima volta&#8221;</p>
<p>Non ci potevo credere! Io, ragazzo alle prime armi stavo facendo godere un uomo maturo come se avessi addosso tutta l&#8217;esperienza del mondo, e lui uomo maturo ed esperto stava godendo talmente tanto che gli sembrava la sua prima volta, proprio come il testo della canzone &#8220;Like a vergin&#8221;.</p>
<p>Quello che stava accadendo tra noi era qualcosa di speciale, di unico. Eravamo in simbiosi l&#8217;uno con l&#8217;altro. L&#8217;eccitazione passava da me a lui per poi ritornare a me in un ciclo infinito che ci faceva godere in un modo straordinario. Ad un certo punto si sfilò da me</p>
<p>&#8220;Alzati in piedi e dammi le spalle&#8221; mi disse con fermezza ed io esegui immediatamente.</p>
<p>Mi penetrò in questa posizione e con le braccia mi avvinghio a sé. Sentivo il suo pancione e il suo petto contro la mia schiena ed era favoloso. Con le mani mi accarezzava il petto, la pancia e il cazzo che cominciò a segarmi a ritmo della trombata ed io a mia volta avevo ripreso a muovere il bacino assecondando la trombata. Eravamo un tutt&#8217;uno, uniti ad un livello profondo. I nostri muscoli si contraevano all&#8217;unisono come se facessero parte di un unico corpo. Umberto cominciò a baciarmi sul collo e a leccarmi fino all&#8217;orecchio e allora io mi girai e gli diedi le mie labbra. Il fiato di Umberto si fece più corto e dalle spinte più forti e ravvicinate capì che stava per venire.</p>
<p>&#8220;Oh si amore mio. Siii&#8230;lo sento. Sto per arrivare. Sii&#8230;&#8221;</p>
<p>&#8220;Umberto, aspetta. Non venirmi dentro. Voglio che tu mi sborri in bocca. Voglio assaporare il tuo nettare&#8221;</p>
<p>e dopo avermi baciato di nuovo il collo mi sussurrò all&#8217;orecchio</p>
<p>&#8220;Sei proprio uno sporcaccione&#8230; Ok, Stefano. Mettiamoci a letto.&#8221;</p>
<p>Uscì da me, si stese a letto e si tolse il preservativo. Il suo cazzo era enorme, pulsava come se fosse un cuore palpitante. Le sue palle si erano ingrossate e sembravano contenere a stento tutto quel miele bianco che non vedeva l&#8217;ora di uscire. Restai li, impalato ad ammirargli il cazzo con tanto desiderio. Finalmente era arrivato il grande momento. Lo avrei fatto godere fino in fondo e avrei assaporato la sua essenza di uomo. Ci guadammo negli occhi.</p>
<p>&#8220;Avanti, stefano&#8230;vieni a dissetarti.&#8221; mi disse ridendo.</p>
<p>Allora io come un assatanato mi fiondai sul letto e gli presi in bocca l&#8217;uccello e cominciai a pompare.</p>
<p><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-1709" src="https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2020/10/racconti-gay-bear-6.jpg?resize=1024%2C776&#038;ssl=1" alt="" width="1024" height="776" srcset="https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2020/10/racconti-gay-bear-6.jpg?resize=1024%2C776&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2020/10/racconti-gay-bear-6.jpg?resize=300%2C227&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2020/10/racconti-gay-bear-6.jpg?resize=768%2C582&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2020/10/racconti-gay-bear-6.jpg?w=1425&amp;ssl=1 1425w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>&#8220;mhmm, siii. Vai così, Stefano. non ti fermare. siiii&#8221;</p>
<p>Umberto mi appoggiò la mano sulla testa ma non per spingere, solo per assecondare il movimento.</p>
<p>&#8220;ahh siiii, così figliolo mhmmmm&#8230;si&#8230; siii&#8230;SIIIIIIIII&#8230;&#8230;.Vengo, sto per venire, sto per venire, VENGOOOO AHHAHHHHHH!!!!&#8221;</p>
<p>Venne come un fiume in piena. L&#8217;orgasmo fu particolarmente intenso perché cominciò ad avere spasmi su tutto il corpo. Si dimenava come un maiale in calore. Volevo tenere tutta la sua sborra in bocca per un po&#8217; per assaporarla bene ma era talmente tanta che non ci riuscì. Fui costretto a ingoiare subito i primi fiotti per fare spazio e gustami la restante parte che comunque mi riempiva tutta la bocca. Era un vulcano in eruzione. Sembrava che non avesse fatto sesso da parecchio e probabilmente era vero. Lo sperma di Umberto era denso bianchissimo e davvero buonissimo, dal gusto salato e dopo averlo assaporato per bene lo ingoiai sentendo la sua energia entrare in me.</p>
<p>&#8220;Sei stato bravissimo. Non avevo mai goduto così tanto in vita mia&#8230; adesso voglio sentirti dentro di me, Stefano. Ti va di penetrarmi?&#8221;</p>
<p>&#8220;Si, amore. Ti farò sentire unito a me proprio come io mi sono sentito unito a te.&#8221;</p>
<p>&#8220;Ok, vediamo se i miei profilattici vanno bene anche su di te&#8221;</p>
<p>Umberto si alzò, apri di nuovo il cassetto del comodino e prese un&#8217;altro preservativo dalla confezione, lo scartò e provò a mettermelo.</p>
<p>&#8220;Perfetto.&#8221; mi disse &#8220;Ti sta a pennello. E&#8217; una fortuna che abbiamo le stesse misure&#8221;</p>
<p>&#8220;Bhè&#8230; l&#8217;abbiamo lungo uguale ma tu ce l&#8217;hai molto più sostanzioso del mio, però&#8221; gli risposi e lui &#8220;Tranquillo crescendo ti si inspessirà anche a te.&#8221;</p>
<p>Umberto prese la boccetta di lubrificante e mi lubrifico per bene il cazzo.</p>
<p>&#8220;In quale posizione vuoi che mi metta?&#8221;</p>
<p>&#8220;Voglio che ti metta come tu hai fatto mettere me. Voglio vederti mentre ti faccio mio.&#8221;</p>
<p>&#8220;Sei sicuro? Guarda che io peso di più di te. Non so se ce la farai a reggermi&#8230;&#8221;</p>
<p>&#8220;Adesso lo scopriamo&#8221;</p>
<p>Umberto era seduto dal lato destro del letto proprio accanto al comodino. Con un gesto fulmineo mi abbassai gli presi le caviglie e le alzai fino alle mie spalle, lui di conseguenza ricadde sul letto.</p>
<p>&#8220;Visto?&#8221; gli dissi scherzoso &#8220;un po&#8217; di muscoli ce li ho anch&#8217;io!&#8221;</p>
<p>&#8220;Bravo, angelo mio&#8221;</p>
<p>Allungai la mano verso il comodino per prendere la boccetta di lubrificante e cominciai a lubrificargli il buco. Poi feci entrare un dito, poi due e poi tre. Sentì che era molto dilatato, si vedeva che aveva avuto molti rapporti e così estrassi le dita ed iniziai spingere di cappella. Mentre spingevo stavo attento alle sue reazioni per non rischiare di fargli male, ma il mio pisello entrò facilmente nel suo buco e in un attimo era già tutto dentro.</p>
<p>&#8220;Sei stato cattivello, eh? Chissà quanti cazzi ha visto questo bel culetto&#8230;&#8221; gli dissi voglioso</p>
<p>&#8220;Eheheh&#8230; Eh si. Sono stato proprio un cattivone. Puniscimi!&#8221;</p>
<p>Era una sensazione tutta nuova per me. L&#8217;avevo immaginato tante e tante volte ma viverlo dal vivo era tutta un&#8217;altra cosa. Sentivo il mio cazzo avvolto dal colore del suo culo che lui aveva stretto come a non volerlo più lasciar andare.</p>
<p>&#8220;Ora riceverai la punizione che meriti&#8221; gli dissi io e cominciai con spinte forti ma lente quasi come a coglierlo di sorpresa</p>
<p>&#8220;Oh, siii, siii, di più..di più&#8230;&#8221; continuava a ripetere Umberto in preda alla goduria.</p>
<p>Iniziai la trombata vera e propria spingendo prima lentamente per abituarmi a muovermi li dentro e poi sempre più veloce. Ero eccitatissimo e dovetti fermarmi un sacco di volte per non venire. Essendo la prima volta ero molto sensibile.</p>
<p>&#8220;Tutto a posto, Stefano? Hai qualche problema?&#8221;</p>
<p>&#8220;No&#8221; gli risposi io &#8220;devo abituarmi a questa nuova sensazione. Trombare il tuo culo mi fa eccitare troppo e devo fermarmi spesso perché non voglio venire subito. Scusa.&#8221;</p>
<p>&#8220;Tranquillo, angelo mio. fai con calma.&#8221;</p>
<p>Man mano che continuavo a trombare cominciavo ad adattarmi perché la mia sensibilità diminuiva e non fui più costretto a fermarmi così spesso.</p>
<p>&#8220;Bravo, Stefano. Ti sei adattato in fretta.&#8221; Mi sentivo un toro da monta. A un certo punto mi sfilai</p>
<p>&#8220;Alzati e metti faccia al muro&#8221; e lui fece così.</p>
<p>Lo presi con vigore e lo impalai spingendolo contro il muro.</p>
<p>&#8220;Si, Stefano, siiii&#8230;.siiii&#8230;continua così&#8230;..sei straordinario ah..ah&#8230;ahhhh&#8230;..ahhhhh&#8221;</p>
<p>Dopo un po&#8217; lo girai e mi misi io contro il muro e con le braccia lo spingevo verso di me. Lo abbracciai da dietro toccandolo ovunque. Gli presi i capezzoli e glie li stimolai per bene con le dita poi scesi sulla pancia che come ho già detto in precedenza per me era un tesoro preziosissimo, la cosa che mi piaceva di più di lui oltre il cazzo. Poi scesi giù e gli presi il pisellone e cominciai a segarglielo e a stuzzicarlo.</p>
<p>&#8220;Angelo mio, io non sono giovane come te, non mi si alza più facilmente come una volta, io ho 52 anni&#8221;</p>
<p>&#8220;Tranquillo Umberto, a me il tuo pisellone piace anche da moscio&#8221;</p>
<p>Umberto si sorprese quando a un certo punto gli si drizzò di nuovo.</p>
<p>&#8220;Wow&#8230;mi fai sentire di nuovo giovane&#8221; Mi diceva in preda all&#8217;eccitazione.</p>
<p>Allora io cominciai e segarlo con menate lente ma vigorose, stimolandogli contemporaneamente il frenulo con l&#8217;indice che invece di essere chiuso nel pugno con le altre dita era aperto. In pratica avevo la mano che faceva il gesto della pistola. Quando capii che stava per venire mi staccai, lo feci girare e glielo cominciai succhiare. Volevo gustare di nuovo il suo seme, lo volevo a tutti i costi.</p>
<p>&#8220;Ahh&#8230;ahh&#8230;.mhmm&#8230;siii.siii&#8230;.siiii&#8230;.SIIIIIII&#8230;&#8230;AHHHH!!!!!&#8221;</p>
<p>La sborrata non fu copiosa come la prima ma comunque era davvero enorme. Stavolta riuscì a tenerla tutta dentro la bocca per gustarmela e dopo qualche secondo la mandai giù.</p>
<p>&#8220;Erano anni che non venivo due volte in un rapporto&#8221; mi disse col fiato corto</p>
<p>&#8220;Umberto, adesso voglio venire anch&#8217;io&#8221; gli dissi &#8220;fammi un massaggio&#8221;</p>
<p>&#8220;D&#8217;accordo, stenditi.&#8221;(In questo caso, con massaggio mi riferivo alla pratica sessuale &#8220;Massaggio romantico&#8221;. Probabilmente lo sapete tutti cos&#8217;è, ma nel caso in cui ci fosse qualcuno che non lo sa ve lo dico io. Il massaggio romantico un massaggio total-body che si conclude con il massaggio al cazzo, cioè la masturbazione)</p>
<p>Avevo visto una serie di video in cui un porno attore maturo massaggiava altri uomini più o meno giovani. Era una delle cose che mi eccitavano di più in assoluto e volevo farmelo fare anch&#8217;io almeno una volta. A lui l&#8217;idea piacque forse anche più di me. E così mi stesi sul letto, mi tolsi il profilattico mentre lui prese una sedia e la mise di fianco al letto. Prese un altro po&#8217; di lubrificante e me lo spalmò su tutto il corpo e cominciò a massaggiarmi prima le braccia poi il petto e le gambe; poi arrivò il momento di passare al parte più importante. Dopo aver preso ancora un&#8217;altro po&#8217; di lubrificante cominciò a massaggiarmi il cazzo. Sentire la manona di Umberto che mi massaggiava il cazzo scivolando senza attrito grazie al lubrificante mi mandò in estasi. Era una sensazione troppo forte da gestire in una volta sola e finì per venire quasi subito. Ma qui successe una cosa incredibile. Non ebbi un solo orgasmo ma addirittura due: uno di seguito all&#8217;altro.</p>
<p>&#8220;Mhmm&#8230;siiii&#8230;.siiii&#8230;che bello&#8230;siii&#8230;..ah&#8230;.non ce la faccio più, Umberto&#8230;.sto per venire&#8230;.ahhh&#8230;.&#8221;</p>
<p>&#8220;Vieni, angelo mio, vieni&#8221; mi incitava Umberto e quella fu l&#8217;ultima scintilla.</p>
<p>&#8220;ahhh&#8230;ahhh&#8230;VENGOOO!!!!!&#8221;</p>
<p>Eruttai una quantità spropositata di sborra. Il primo schizzo fu così potente che arrivò sulla guancia di Umberto, che rise di gusto. Mentre venivo lui continuava a menarmi seguendo il ritmo delle contrazioni orgasmatiche arrivando con la mano fino alla base del cazzo. Quando sto per finire di sborrare sentì di nuovo le contrazioni. Stavo venendo una seconda volta e il mio pisello riprese ad eruttare sperma. In un attimo mi ritrovai tutta la pancia e il petto pieni di sborra. Umberto si passo la mano sulla guancia e raccogliendo il mio seme se lo mise in bocca.</p>
<p>&#8220;Davvero buono, Stefano&#8221; disse voglioso &#8220;ne voglio ancora.&#8221; e allora si chinò verso di me e comincio a leccarmi petto e pancia per prenderlo tutto.</p>
<p>Quando ebbe finito Umberto prese l&#8217;ultima stizza di seme con il dito e la infilo in bocca. Assaporai il mio seme e con sorpresa sentì che aveva un gusto leggermente diverso rispetto al suo. Umberto si stese accanto a me. Eravamo stanchissimi ma soddisfatti.</p>
<p>&#8220;E&#8217; stato bellissimo&#8221; dissi io e poi continuai &#8220;Sai, adesso ho capito quello che intendevi dire prima quando mi hai detto che mi avresti fatto vedere come godono i veri uomini. Un vero uomo non è quello che va a letto con le donne, ma quello che è fiero di essere uomo a prescindere da quello che gli fa alzare l&#8217;uccello, uomini o donne. Sai, da quando ho scoperto di essere gay ho sempre pensato di essere una mezza femmina perché mi piacevano i maschi. Ma tu mi hai dimostrato che non è così ed hai fatto di me un uomo. Grazie Umberto&#8221;</p>
<p>&#8220;Sono io che devo ringraziare te, angelo mio. Avevo quasi rinunciato a trovare un compagno con cui condividere la vita. Ho avuto altre relazioni in passato e alcune sono state importanti, ma con te è stato diverso. Mi sono sentito unito a te in un modo che non pensavo possibile. Come se fossimo anime gemelle. Ma perché non sei nato prima, amore mio?&#8221; Feci un sorriso</p>
<p>&#8220;Mi piaci quando sorridi&#8221; e mi accarezzò la guancia.</p>
<p>&#8220;Dai, su&#8230;facciamoci una doccia. Vuoi farla prima tu a vado io?&#8221;</p>
<p>&#8220;Facciamola insieme&#8221; gli risposi io con atteggiamento provocante.</p>
<p>&#8220;Eheheh&#8230;Ottima idea!&#8221; e mi prese per mano.</p>
<p>Ci mettemmo dentro il box doccia; ci stavamo giusti giusti, ma stare addossato a quell&#8217;omone peloso era un piacere. L&#8217;acqua che usciva dal telefono della doccia era tiepida ma mi sembrò gelata perché ero ancora surriscaldato. Ci insaponammo lungamente a vicenda con fare quasi erotico. Per insaponarci la schiena ci abbracciammo e con la mani ci passavamo il bagnoschiuma dal collo fino al buco del culo dove entrambi indugiavamo. Essendo avvinghiati come eravamo le nostre labbra si incontrarono di nuovo e si persero in un bacio lunghissimo. Dopo esserci sciacquati per bene, Umberto chiuse l&#8217;acqua e prese due teli doccia, uno per lui e uno per me. Ci asciugammo mentre dal bagno ritornavamo nella camera da letto.</p>
<p>&#8220;Umberto&#8221; gli chiesi molto timidamente &#8220;posso dormire con te stanotte? Non me la sento di tornare nella mia stanza.&#8221;</p>
<p>&#8220;Non ti lascerei mai da solo con quell&#8217;uomo, angelo mio. Ma certo che puoi dormire qui!&#8221; e fu li che mi venne in mente che non avevo niente da indossare a parte il completo da mare che avevo quando entrai in camera.</p>
<p>Il solo pensiero di dover tornare nella mia stanza per prendere qualcosa da mettere, sapendo che ci avrei trovato mio padre mi terrorizzava.</p>
<p>&#8220;Umberto&#8221; gli dissi io &#8220;Io non ho nulla da mettere&#8230;.dovrei tornare in camera mia per prendere il pigiama dalla valigia, ma&#8230;.&#8221;</p>
<p>Umberto mi interruppe</p>
<p>&#8220;Non devi tornare in camera tua se non vuoi&#8221;</p>
<p>&#8220;Ma come faccio senza vestiti?&#8221;</p>
<p>&#8220;Dormiremo nudi stanotte e domani andrò nella tua stanza e prenderò tutte le tue cose. Voglio che tu stia con me. Aiutami solo a togliere le lenzuola e a mettere quelle pulite.&#8221;</p>
<p>&#8220;Grazie, amore mio. Con te questa sarà la vacanza più bella di tutta la mia vita, anzi già lo è&#8221; e ci baciammo appassionatamente. Dopo aver cambiato le lenzuola andammo a dormire.</p>
<p>Ci addormentammo abbracciati, mi sentivo al sicuro, protetto e sopratutto amato. Sapevo che da quel momento in poi avrei dovuto affrontare molte cose e ci sarebbero stati tanti cambiamenti ma sapevo per certo che Umberto sarebbe stato al mio fianco.</p>
<hr />
<hr />
<p>Spero che questa storia vi sia piaciuta. Nel caso aveste delle idee, spunti per altre storie potete contattarmi all’indirizzo <a href="mailto:stefano_339@yahoo.it">stefano_339@yahoo.it</a> o sulla mia pagina <a href="https://twitter.com/Ozzofanbears1">twitter</a>.</p>
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