Mi chiamo Stefano, ho quasi 29 anni, siciliano verace anche se non proprio con la corporatura mediterranea che vorrei avere. Sono alto 1.68 anche se nella carta di identità l’hanno arrotondata a 1.70, occhi e capelli castani un po’ radi, purtroppo ho preso da mio nonno materno che li ha persi relativamente giovane, ma comunque ormai mi sono rassegnato all’idea di perderli anch’io presto. Un tale una volta mi disse che la pelata è segno di virilità…Di sicuro su di lui lo era e non solo quella. Avrà avuto sui 50-55 anni, alto, massiccio e con un bel pancione tondo sul quale mi sarei avvinghiato come una scimmia impazzita, ma dato che era il classico ‘padre-padrone’ (cioè quello che, o fai quello che ti dico o fuori dalle palle) mi passò completamente la voglia. Sono peloso nei punti giusti, leggermente sulle braccia, un bel po’ di più sulle gambe, ma la maggior parte del pelo ce l’ho sul petto e sulla pancia…e anche la sotto. A causa della vita sedentaria e senza più le due ore di educazione fisica alla settimana, ho messo su un po’ di chili che sono andati a finire proprio su petto e pancia. Adesso ho una bella pancetta e anche il petto si è gonfiato. Fin dai tempi delle scuole medie, quando ho scoperto di essere gay, mi sono sempre piaciuti gli uomini maturi. Ricordo ancora oggi le innumerevoli giornate e talvolta anche serate passate a vedere film dove poter ammirare attori come Bud Spencer e Bob Hoskins che ogni notte dominavano le mie fantasie masturbatorie.

Questa è una storia di pura invenzione(e tra l’altro è la prima che scrivo);  ogni rifermento a fatti o persone realmente esistenti è puramente casuale.

I fatti che prendo ora a narrare risalgono a parecchi anni fa quando, per essermi laureato con 100/110 mio padre mi regalò un viaggio per due persone a Roma ma la cosa che più mi sorprese era che lui sarebbe venuto con me! Arrivato a 23 anni, proprio come accade a tutti i gay che hanno le mie stesse preferenze di uomini cominciai a vedere mio padre non più solo come un padre ma come un uomo maturo che mi faceva alzare l’uccello ogni volta che lo pensavo nudo (figuriamoci il resto). Mio padre si chiama Giorgio, è alto come me, capelli brizzolati e occhi castani, senza barba, corporatura massiccia da maschio mediterraneo, poco peloso ma con una bella panciona che mi piacerebbe cavalcare. L’idea di passare 4 giorni da solo con un uomo come lui mi eccitava tantissimo, ero al settimo cielo, ma conoscevo mio padre tanto da essere sicuro che dietro quel viaggio ci fosse un fine segreto.Mio padre è sempre stato un tipo esplicito sul sesso. Durante il mio periodo scolastico (il periodo tra la scuola media ed il liceo per capirci) mi chiedeva sempre se ci fosse qualche ragazza che mi piacesse ed io rispondevo sempre con risposte del tipo “per il momento faccio benissimo da solo, poi si vedrà” oppure “non sono il mio tipo, sono così e colà, ecc…”. Per il primo periodo andò tutto bene ma più passava il tempo e più risposte di quel tipo gli davo, più mio padre divenne sospettoso e di tanto in tanto lo sorprendevo con la coda dell’occhio che mi squadrava con investigazione: si capiva perfettamente che sospettava che mi piacessero gli uomini, ma non avendo prove non disse mai niente. Poi il tempo passò e io non ci pensai più.

Quando mi laureai e mi regalò il suddetto viaggio, di colpo mi tornò tutto in mente come un presentimento e sebbene fossi eccitato per la cosa non potei soffocare quello stato di preoccupazione che avevo. Di sicuro mio padre ne avrebbe approfittato per mettermi con le spalle al muro. Non immaginando quale potesse essere la sua reazione alla mia omosessualità, avrei tanto voluto evitare la situazione e non andare con lui a Roma ma se avessi rifiutato si sarebbe insospettito ancora di più. E’ così accettai pensando che in fondo 4 giorni passano presto, se fossi stato abile non gli avrei dato occasione di mettere in atto il suo piano.

La partenza era fissata tra 2 settimane e nella mia mente pensavo già ai mille tentativi che mio padre avrebbe escogitato per scoprire le mia sessualità e delle strategie che avrei potuto adottare per impedirlo e a forza di pensarci mi venne un cerchio alla testa. Per svagarmi accesi il Pc e mi gustai un po’ di filmati porno con i miei omaccioni preferiti per allentare la tensione, sia quella emotiva che sopratutto quella sessuale. Mi stavo godendo un video di uno dei miei attori porno preferiti, Clint Taylor: quante volte ho sognato di fare sesso con lui ma sopratutto di ciucciargli quel meraviglioso cazzone circonciso che si ritrova! Nel video era con un’altro bell’omone. Si spompinavano a vicenda e avrei tanto voluto essere lì tra loro. Mi sentivo rilassato, mi stava venendo anche una bella erezione, preludio di una masturbata liberatoria. Ma ad un certo punto mi venne una strana sensazione, un brivido che mi scendeva la schiena. Mi sentivo osservato. All’inizio cercai di non badarci, ma più la ignoravo peggio era, tanto è che mi alzai per controllare. Aprì la porta della mia camera, guardai il corridoio e non c’era nessuno. Pensai che fosse semplicemente colpa della mia ansia per il viaggio e decisi di non pensarci più.

I giorni passarono e arrivò inesorabile, la data della partenza. Il giorno prima, mia madre mi aiutò a preparare la valigia; si sa, per questo tipo di cose ci vuole sempre il tocco femminile, io ce li avrei messi alla rinfusa e probabilmente non sarei riuscito a chiudere la valigia. L’aereo partiva alle 17:00 ma da casa mia fino all’aeroporto di strada ce n’è e quindi uscimmo di casa un’ora e mezza prima. Ci accompagnò mia madre con la macchina ed io ne potei approfittare per dormire un po’, la notte prima infatti non avevo dormito per nulla. Arrivati all’aeroporto mio padre mi svegliò e dopo aver salutato mia madre ci dirigemmo dentro, presentammo i biglietti e ci fecero accomodare nell’aereo. Eravamo i primi arrivati ma l’aereo si riempì piuttosto velocemente. Dopo aver sistemato i bagagli ci sedemmo nei nostri posti. Io ero dal lato del finestrino. Mio padre cominciò ad attaccare discorso:

E’ la prima volta che predi l’aereo, vero?

Si. risposi

Non hai paura, vero?

No. Anzi non vedevo l’ora di prenderne uno.

Vedrai quanto ci divertiremo insieme. Sarà una stupenda vacanza tra uomini! E si mise a ridere

“Cominciamo bene” pensai tra me e me “non siamo ancora partiti è già comincia…saranno 4 giorni moooolto lunghi”. Abbozzai un sorriso e poi mi misi di nuovo a dormire; avevo tanto sonno e dovevo recuperare una nottata in bianco. Mi addormentai subito senza neanche accorgermi della partenza. Mi svegliò mio padre quando eravamo già arrivati. Il volo era durato poco più di un’ora. Mi sentivo riposato ma avevo ancora un po’ di sonno e così arrivati all’albergo e presa la stanza decisi di riposarmi per riprendermi dal viaggio e accumulare quante più energie possibili per i giorni successivi. Entrato nella stanza mio padre disse: “Ops, pensavo ci fossero due letti singoli e invece ce ne uno matrimoniale. Dovremmo dormire nello stesso letto, Ste. Ma tanto siamo tra uomini quindi non c’è problema, giusto?” Le cose andavano di male in peggio. Nascondere le mie pulsioni sarebbe stato più difficile dormendo nello stesso letto e la scarsa recitazione di mio padre mi fece capire che in realtà era tutto programmato, altro che “Ops”! Ma in quel momento ero talmente stanco che non avevo la minima voglia di pensaci. “Io ho bisogno di fare una doccia, mi sento una pezza” disse mio padre “Vuoi farla anche tu? Se vuoi ti do la precedenza…” “No” gli dissi “mi sento talmente stanco da non avere la forza di farmi una doccia adesso. La farò domani” “Ok, allora io vado” e chiuse la porta del bagno. Mi addormentai di nuovo quasi subito. Mi svegliai con il rumore della porta del bagno che si apriva. Mio padre aveva appena finito di farsi la doccia e me lo ritrovai davanti. Tutto gocciolante d’acqua, coperto con il solo telo da bagno cinto a metà pancione. “Quale visione celestiale…Quanto sei bono, papà!” pensai tra me. Non so se in quel momento fossi più intontito da lui o dal sonno ma prima che potessi capirlo mi guardò e si mi a ridere. “Che cosa c’è, papà? Perché ridi?” chiesi io “Qualcuno si è svegliato prima di te, Ste” e con la mano indica un punto in mezzo alle mie gambe. Allora abbasso lo sguardo e mi accorgo di avere un’erezione piena. Devo avere avuto un sogno erotico, accidenti proprio adesso, porca miseria! “Oh..cazzo!” dissi io cercando di nascondermi “Appunto!” rispose mio padre e giù a ridere “Certo, se ci fosse qualcuna con cui sfogarsi, eh?” e mi fece l’occhiolino. Dopo aver preso i vestiti se ne andò in bagno a cambiarsi. La vacanza non era certo cominciata nel migliore dei modi ma il fatto che mio padre mi avesse visto con il cazzo duro mi eccitava da matti. Cominciai a vagare negli angoli più lussuriosi della mia mente. Mi vedevo con mio padre mentre lo spompinavo per bene fino a farlo venire per potermi bere il suo succo di uomo, e poi lui che me mi inculava e mi faceva suo. La mia eccitazione aumentava sempre di più. Non riuscivo a resistere, volevo masturbarmi e subito. Allora aspettai fremente che mio padre uscisse dal bagno e mi misi a pancia sotto per non far vedere la mia eccitazione. Dopo qualche minuto mio padre uscì dal bagno, aspettai che fosse a distanza e alzandomi con uno scatto felino mi diressi nel bagno e chiusi la porta a chiave. Finalmente potevo dare libero sfogo alla mia libido. Rimasi li per 6 minuti. Volli tirarla per le lunghe sfogando quanto più possibile la mia eccitazione in modo da poter dormire quella notte.

Quando uscì mio padre mi chiese se avessi fame. Guardai l’orologio ed era già ora di cena. Dissi di si e scendemmo giù al ristorante. L’hotel in cui alloggiavamo era anche ristorante. Cenammo a base di pesce; una bella fetta di pescespada grigliata e un’insalata di frutti di mare come secondo. Un bel 10 e lode per il cuoco. Da bere presi un’aranciata, mio padre invece prese del vino bianco. Mentre mangiavamo mio padre mi disse che l’indomani sarebbe andato a trovare un suo vecchio amico che non vedeva da un bel po’ di tempo e che lo aveva chiamato prima al cellulare. Mi era parso infatti, mentre mi masturbavo di aver sentito squillare un telefono. “Bene” dissi io “allora domani farò un girò e visiterò qualche posto” in realtà avevo tutt’altri piani in testa. Quando arrivammo in albergo notai che proprio di fronte c’era una spiaggia, ma non una spiaggia normale. Era una spiaggia nudista! Poter vedere un sacco di bei maschioni come madre natura li ha fatti? E chi se li perde! Essendo nudista, la spiaggia non era proprio di fronte, ma era un po’ in fondo, nascosta. Fu una fortuna che mio padre non l’avesse notata perché se l’avesse fatto mi ci avrebbe trascinato e mi avrebbe riempito di battute sul gentil sesso dalla mattina alla sera. Solo a pensarci mi veniva voglia di urlare! 

Dopo aver cenato facemmo una passeggiata per aiutare la digestione. Parlammo del più e del meno e ad un certo punto mio padre partì all’attacco.

“Cosa ne pensi degli omosessuali?” rimasi sorpreso ed esitai qualche istante

“In che senso?”

“Bhè… In generale, ecco…”

“Penso che siano persone che hanno il diritto di amarsi ed essere felici come gli altri.”

“Ma non credi che siano un po’ contro natura?”

“Assolutamente no!” dissi io in maniera sostenuta, quasi arrabbiata.

Mio padre rimase colpito dalla mia reazione e probabilmente la prese come una mezza prova ma non mi importava. Già dovevo sopportare i nostri politici dire queste cazzate, non ce la facevo proprio a sopportare di sentirle anche da lui. In quel momento la passeggiata ci riportò in albergo “Dai, andiamo a letto papà, sono stanco” dissi io. In effetti si erano fatte già le 11:00 di sera. Non vedevo l’ora di chiudere quella giornata sia perché già pensavo a l’indomani e sia perché ero stanco(e non solo fisicamente).

Salimmo in camera e ci mettemmo a letto. “Buonanotte, Stefano.” “Buonanotte, papà.” e spegnemmo la luce. Mio padre si addormentò subito. Io invece ebbi qualche difficoltà a prendere sonno. Sentivo mio padre accanto a me, sentivo il suo calore, il suo fiato sulla schiena. Faceva caldo quella notte e avere quell’omone accanto a me e non poterlo gustare era una vera tortura. La mia mente allora cominciò a vagare e il mio cazzo pian piano si risvegliava. Ero eccitatissimo e così mi alzai per andare in bagno a sfogarmi. Prima di chiudere la porta mi voltai verso il letto per dare un’ultima occhiata all’oggetto del mio desiderio. Era bellissimo. Quelle braccia e gambe possenti, quel pancione tondo, quei due capezzoli che dalla canottiera spuntavano in rilievo, ma sopratutto quel rigonfiamento tra le gambe. Per la prima volta in vita mia mi sentivo a disagio per la mia erezione. Insomma lui era mio padre, ma quello che più mi dava fastidio è che probabilmente lui aveva previsto che mi sarei sentito così. Il disagio presto diventò insopportabile e così decisi di buttarlo dalla finestra…il mio disagio intendo. Mio padre voleva che io mi arrapassi? Bene, allora è quello che farò!

Lasciai crescere la mia eccitazione senza più alcun freno. Cominciai a masturbarmi davanti a lui da dentro le mutande. Ero stravolto e senza rendermene conto mi stavo avvicinando a lui, volevo sentire l’odore del suo cazzo. Tante volte avevo annusato le sue mutande ma poter sentire l’odore direttamente dalla fonte era tutt’altra cosa. Mi avvicinai e annusai con tutta la forza che avevo nei polmoni. L’odore di cazzo misto ad urina mi attraversò le narici e mi arrivò direttamente al cervello come una scossa elettrica. A quel punto persi totalmente il controllo di me e incurante del fatto che si sarebbe potuto svegliare, gli abbassai delicatamente pantaloncini e slip, glie lo presi in bocca e cominciai a succhiarglielo con una voglia che sorprese perfino me stesso. Sentivo il suo cazzo gonfiarsi nella mia bocca e capì che stavo andando bene. Aveva un sapore meraviglioso, di maschio, con un retrogusto di urina che mi mandava in estasi. Adesso il suo cazzo era bello duro e mi sentivo sulla luna dalla goduria; stavo facendo un pompino a mio padre e presto avrei assaggiato la sua sborra. Rallentai l’andatura non volevo che finisse troppo presto ma non andai neanche troppo piano per paura che si svegliasse. Grazie al cielo il vino che aveva bevuto a cena e la stanchezza per il viaggio lo avevo fatto piombare in un sonno profondo. Ogni tanto emetteva dei mugolii di piacere e la cosa face eccitare anche me. Sento il cazzo di mio padre pulsare. Ci siamo! Sta per venire allora velocizzo le pompate e con un mugolio un po’ più forte mi sborra in bocca ben 5 fiotti di caldo seme. Ero felice. Non la inghiottì subito, prima la volli assaporare per bene e poi la mandai giù. Dopo aver ripulito minuziosamente il cazzo di mio padre dallo sperma rimasto sulla punta, con estrema delicatezza gli rimisi a posto slip e pantaloncini e glielo annusai di nuovo. Stavolta l’odore era intensificato dall’aroma di sperma. A quel punto andai in bagno e mi masturbai per concludere in bellezza quella splendida notte. Con mia sorpresa eruttai più sperma del solito. Mi sentivo soddisfatto. Andai a dormire e presi sonno subito.

Quando mi svegliai l’indomani mattina mio padre si era già alzato da un pezzo ed era già pronto per uscire.

“Buongiorno , Ste. Anzi buongiorno a tutti i due” disse ridendo.

Avevo di nuovo un’erezione ma stavolta non tentai minimamente di nasconderla “Sai, ho fatto uno splendido sogno stanotte” gli dissi “così bello che sembrava reale. Spero di rifarlo anche stanotte ahahah” Ridemmo insieme e poi lui uscì dicendo che ci saremmo visti verso sera tarda. Se mio padre avesse saputo di cosa stavo realmente parlando…

Dopo aver aspettato qualche minuto per dare a mio padre il tempo di uscire ed allontanarsi, mi alzai, mi vestì presi il borsone contenente la stuoia e la tovaglia e me andai in spiaggia. Ero al settimo cielo. Potevo ammirare tutti quei maschioni nudi per tutto il giorno! “Spero ci siano anche dei bei signorotti maturi” pensai tra me mentre scendevo le scale dell’albergo. Arrivato in spiaggia disposi la stuoia e la tovaglia e mi tolsi la maglietta. Ora, non essendo mai stato in una spiaggia nudista mi bloccai. Non ero mai stato nudo di fronte a delle persone sconosciute. Ma fu una sensazione passeggera e mi tolsi anche il pantalone restando completamente nudo. Dato che era ancora mattina e non c’era molto caldo decisi di stendermi a prendere un po’ di sole. Di tanto in tanto ammiravo le mie “prede” mentre passeggiavano lungo la spiaggia o erano seduti sulle sdraio sa soli o con le famiglie. Sembrava che fossi a cento vetrine: c’erano cazzi di tutti i tipi e per tutti i gusti; circoncisi e non, dritti, ricurvi, spessi, lunghi, tozzi…Ad un certo punto, un po’ per il sole e un po’ per il ‘panorama’ cominciai a sentire caldo e decisi di farmi un tuffo. Era la prima volta che facevo il bagno a mare senza il costume. Fu una cosa strana ma al tempo stesso straordinaria. Ero pervaso da un senso di libertà assoluta che non avevo mai provato prima di quel giorno. Nuotai, nuotai felice, mi sentivo come uno di quei neonati che nuotano appena usciti della pancia materna che si vedono nelle pubblicità. Ero rilassatissimo e mi dimenticai totalmente il perché della mia permanenza li. Quando le mie dita cominciavano ad “arrapparsi” (termine siciliano che significa rattrappirsi) capì che era il momento di uscire. Mi asciugai e mi stesi nuovamente sulla tela a prendere il sole e rimirare di nuovo la selvaggina maschile. Dopo un po’ cominciai ad annoiarmi e così presi dal borsone la “Settimana Enigmistica” che avevo comprato due giorni prima di partire e la penna e cominciai a risolvere i primi rebus.

Ad un certo punto mi sentì chiamare. Con gli occhi fissi sulla Settimana Enigmistica vidi due gambe massicce che si avvicinavano a me, alzai lo sguardo e mi sentì il fiato mozzato. Un bell’omone di circa 50 anni, capelli cortissimi brizzolati, con un faccione paffuto e simpatico ma anche a tratti provocante, senza barba, profondi occhi scuri e un sorriso intrigante. Indossava una catenina dorata al collo. (Apro una parentesi. A me gli uomini maturi con le catenine dorate al collo mi hanno sempre fatto impazzire, come se la catenina dorata fosse una garanzia di virilità in più) Aveva un bel pancione rotondo e una foresta di peli brizzolati che partivano dal petto e facendo la lisca di pesce sulla pancia e finivano in un bel cazzo peloso, molto largo non circonciso pendente leggermente a destra che mi arrapava un sacco anche se moscio.

Cercai di immaginare come sarebbe stato se l’avesse avuto in tiro! In realtà il suo cazzo era lungo pressappoco come il mio, ma il suo era più largo e scuro; insomma si vedeva che era il cazzo di una persona matura e non di un ragazzo come lo ero io. Restai ammaliato per un po’

“Figliolo? Figliolo?”

Mi ripresi e dissi “Si? Mi dica.”

“Potresti prestarmi la tua penna? Vorrei fare la schedina…”

Avrei tanto voluto dirgli si, prendila pure e facci ciò che vuoi, ma sfortunatamente non si riferiva alla penna che avevo tra le gambe ma a quella che tenevo in mano.

“Certo si figuri, ecco” e gli diedi la penna

“Grazie figliolo”.

Si allontanò verso la sua postazione che era proprio davanti alla mia. Doveva essere arrivato mentre io ero in acqua perché prima non c’era nessuno davanti a me. Notai che era solo e non aveva la fede al dito. “Evvai” pensai “Un bell’orsone maturo solitario arrapante! Forse si conclude qualcosa oggi! Ok, calma e sangue freddo. Devo trovare il modo di appurare le sue inclinazioni” e così cominciai a pensare ad un modo per scoprirlo ma non ne ebbi il tempo perché dopo poco quel signore tornò e mi ringraziò restituendomi la penna.

“Scusa figliolo, ti dispiace se mi unisco a te? Tu sei solo e io pure. Ci facciamo compagnia.” e mi fece un sorriso smagliante

“Ma certo.” dissi “Mi farebbe molto piacere.”

e dopo aver preso le sue cose e steso la sua tovaglia accanto alla mia, cominciammo a parlare.

“Ma sei qui da solo, figliolo?”

“No. Sono venuto con mio padre, ma oggi lui è altrove”

“Come ti chiami?”

“Stefano, piacere”

“Io mi chiamo Umberto e sono di Agrigento”

“Dice sul serio? Io sono di Palermo!”(per chi non lo sapesse Agrigento e Palermo sono a qualche minuto di distanza tra loro in macchina)

“Un paesano, qui?” e ci mettemmo a ridere.

Passammo un paio d’ore a parlare di un sacco di cose, a scherzare, dire barzellette, raccontarci cose e a fare insieme qualche cruciverba. Mi sentivo felice e rilassato e gradivo molto la sua compagnia.

“Sai, devo farti i complimenti”

“Per cosa?” chiesi io

“Tu non sei come gli altri ragazzi di oggi.”

“In che senso?”

“Sei un tipo serio e posato, non come quelle teste calde che ne fanno di tutti i colori e mettono gli altri nei guai”

“Praticamente hai descritto i compagni di classe che ho sempre avuto…” e scoppiammo a ridere

“Lo sai che sei un ragazzo molto simpatico? Diamoci del tu, ok?” mi disse lui

“Ma certo, come vuoi tu, allora. Anche tu sei molto simpatico comunque.” risposi io “Mi trovo molto bene con te. Anzi a dire il vero io sono sempre riuscito a legare molto di più con le persone più grandi di me che con i miei coetanei.”

Bene, tutto andava a gonfie vele. Lo avevo conquistato, ma bisognava vedere se quello fosse solo un atteggiamento amichevole, o qualcosa di più. Ad un certo punto la conversazione si fece più intima e di botto mi chiede

“Ma tu ce’l’hai la fidanzata?”

Nell’ammirare il suo sguardo persi ogni sorta di inibizione e gli dissi

“No, in realtà a me piacciono gli omaccioni maturi come te”

Non riuscivo a credere di aver spiattellato la mia omosessualità ad uno sconosciuto come se niente fosse senza neanche appurare prima se lui fosse interessato oppure no! Feci la mossa di tapparmi la bocca ma ormai la frittata era fatta. Vedendomi sorpreso in quel modo Umberto mi disse

“Tranquillo, Stefano.” e mi passa una mano prima sulla fronte, come ad aggiustarmi i capelli e poi sulla guancia “sai, speravo proprio che tu mi dessi questa risposta”.

A quel punto mi sciolsi, diventai rosso e i nostri visi si avvicinarono sempre di più e ci abbandonammo in un bacio fantastico. Quando ci staccammo Umberto guardo verso il basso

“Che bel pisellone cha hai!”. Mi era venuta un’erezione e non me ne ero neanche accorto. Umberto me lo prese nella sua manona e cominciò a stimolarmi il frenulo con il pollice. Ero talmente arrapato che sarei potuto venire da un minuto all’altro e così lo fermai.

“Umberto ti voglio. Subito. Dai, andiamo in un posto più appartato. A proposito tu dove alloggi?”

“All’albergo Tal dei Tali” “Sul serio? Anch’io alloggio li. Andiamo in camera tua.”

“Ok”

Prendemmo le nostre cose, ci rivestimmo e ci avviammo insieme verso l’albergo. Quella giornata era passata come un flash. Erano già le 19:00 ed io cominciai ad avere un po’ di fame.

“Ascolta, Umberto…a me è venuta fame. Andiamo a mangiare qualcosa? O forse per te è un troppo presto per cenare…”

“Ma no, anche a me sta venendo un certo languorino. Dai, andiamo a mangiare.”

“Prendiamoci una pizza familiare” dissi io

“Ottima scelta, Stefano. Come la facciamo questa familiare?”

“Metà parmigiana e metà capricciosa”

“Mmm…buona. Ma un po’ corposa, non credi?”

“Si lo so, ma ci serviranno parecchie energie per quello che faremo stanotte!” gli dissi con uno sguardo accesso di passione e allora lui mi sorrise, mi infilò la mano dentro i pantaloncini e disse “Non velo l’ora”.

Arrivati al ristorante dell’albergo, ci sedemmo ad un tavolo e ordinammo le pizza che dopo un po’ arrivò bella fumante.

“Scommetto che tu sei vergine” mi disse mentre mangiavamo

“Si” risposi io “spero che sarai dolce con me”

“Tranquillo, stai per fare l’esperienza più bella di tutta la tua vita, Stefano. Sono contento di essere io il tuo primo uomo!”

Me lo sarei fatto li e in quel momento ma mi trattenni fino a quando non arrivammo in camera. Finito di mangiare il cameriere portò il conto.

“Porca miseria” esclamai io “Ho lasciato il portafoglio in camera stamattina! Aspetta che salgo su a prenderlo così posso pagare la mia parte”

E così feci per alzarmi ma lui afferrandomi per un polso mi ferma

“Non essere sciocco. Offro io.”

“Sicuro?”

“Certo, insito. Tu sei mio ospite stasera. Ed io a miei ospiti ci tengo” e mi fa l’occhiolino.

Pagato il conto salimmo in camera. Chiusa la porta della stanza lasciai cadere il borsone, mi denudai all’istante. Mi avvinghiai a lui e infilai la mia lingua nella sua bocca. A lui questo impeto piacque molto e ricambiò. Mentre ci baciavamo gli infilai le mani sotto la maglietta per tastargli il petto peloso, la panciona e la schiena. Umberto si tolse la maglietta e afferrò le mie mani con le sue manone e me le muoveva su tutto il petto e la pancia come a guidarmi.

“Ti piace, eh?”

“Si” dissi pieno di desiderio.

Con un movimento imprevisto Umberto sposta il palpeggio guidato della mia mano destra sul suo pacco.

“Sono sicuro che questo ti piace di più. Ho visto come lo hai guardato in spiaggia”

“Oh, si, si mi piace.” e poi il mio tono cambiò. Sentì le parole uscirmi di bocca come un fiume in piena, come se non potessi né volessi più tenermele dentro, come se volessi gridarlo al mondo intero.

“Si, mi piace” dissi “Mi piace il cazzo. Mi piace come è fatto, l’odore, il sapore e sentirlo pulsare tra le mie mani. Si! Mi piace un casino e lo voglio!”

Poi lo guardai negli occhi intensamente

“Vuoi vedere quanto mi piace il tuo cazzo?”

“Si, Stefano. fammi vedere” mi rispose lui con un tono tra l’arrapato e quello di sfida.

Allora mi inginocchiai, gli abbassai lentamente i pantaloncini come se fosse un momento solesse che assaporai appieno; il momento sublime che precede lo sfogo della mia fame di cazzi su di lui.

Il suo pisellone uscì dai pantaloncini con un rimbalzo; era in erezione per metà. Aveva delle palle meravigliose e gonfie; le annusai e mi sembrò di poter percepire l’odore di tutto quel nettare che racchiudevano e che presto sarebbe stato mio. Il suo aroma che era intensificato dal sudore e dalla salsedine mi diede alla testa, e mi provoco un’erezione istantanea. Gli solleticai i testicoli per farglielo venire duro.

“Ah, si!” disse Umberto “Bravo, Stefano. Non sapevo si potesse godere anche con il solletico”

“Questo è solo l’antipasto. Ora arriva il piatto principale”

Mi infilai il suo cazzone duro in bocca e cominciai a succhiarglielo con la foga di uno che non ha  mai visto nessun’altro cazzo all’infuori del proprio. Umberto iniziò a dimenarsi e rantolare dalla goduria che gli provocavo e questo, di riflesso faceva arrapare anche me.

“Oh, si, stefano siiiii” diceva “Sei proprio un succhiacazzi nato. Mhmm…mhmm siiii”

I suoi mugolii e i complimenti mi fecero aumentare l’andatura della pompa e ad un certo punto sentì le contrazioni orgasmatiche avvicinarsi e mi staccai. Non volevo farlo venire subito, volevo che quel momento durasse il più a lungo possibile e poi volevo anche sentirlo dentro di me.

Passai a leccargli il glande, le palle pelose e risalendo, la pancia e il petto e mi soffermai sui capezzoli che nel frattempo di erano induriti. Nonostante tutti i film porno che avevo visto, non ero mai riuscito a capire del tutto come stimolare i capezzoli e così improvvisai. Glie li succhiai proprio come due cazzi e di tanto in tanto glie li mordicchiavo ma non troppo forte per paura di fargli male.

“Oh, si. Mi fai impazzire.”

Da come godeva capivo che avevo fatto centro. Quella era la mia prima volta eppure mi sentivo tutta l’esperienza del mondo sulle spalle e lui mi faceva i complimenti.

“Sei nato per amare gli uomini, Stefano” mi disse Umberto con una voce così dolce che mi spinse di nuovo a cercare le sue labbra.

Mi cinse tra le sue forti braccia e le nostre lingue si incontrarono di nuovo. Improvvisamente sentì il rumore della chiave che gira nella serratura della porta. Mi girai di scatto, e vidi la porta della camera aprirsi lentamente. Quel ‘lentamente’ per me durò un eternità. No! Non può essere!!! Mio padre!!! Il momento che avevo sempre temuto e che avevo sempre cercato di evitare era arrivato. Mio padre entrò nella stanza e avanzò minaccioso verso di me

“Stefano, ci stiamo divertendo, eh?”

Non sapevo che dire, ero pietrificato dal terrore.

“Papà, ascolta! Ti posso spiegare…non ti arrabbiare”

“Che cosa c’è da spiegare? Ti piacciono gli uomini, brutta checca disgustosa!” disse arrabbiato “Mi fai schifo! Sei un invertito! Se avessi saputo che avrei avuto un figlio così avrei usato il profilattico…” e continuò con altre offese che non è il caso di riportare.

Rimasi allibito. Non potevo credere che mio padre avesse detto quelle cose. Nei suoi occhi c’erano solo odio e disprezzo; non sembrava neanche più mio padre, o forse finalmente lo vedevo per quello che era in realtà.

“Adesso basta, Giorgio.” disse Umberto “La tua conferma l’hai avuta. Adesso vattene.”

Mio padre si avvicinò per capire chi gli avesse appena parlato. La stanza era al buio e la luce del corridoio esterno non arrivava fino a lui che era dietro di me. Non appena mio padre capì chi era sbiancò in volto.

“Umberto! Anche tu?” disse incredulo ma poi ironicamente continuò “Questo è il colmo! Sospettavo che mio figlio fosse una checca ed ho chiesto aiuto ad un’altra checca per scoprirlo.” e si mise a ridere sguaiatamente e ricominciò ad insultarci.

A quel punto Umberto non ci vide più e gli mollo un cazzottone che lo fece cadere a  terra.

“Sono quelli come te che ci rendono la vita un inferno! Hai un figlio straordinario e neanche te ne rendi conto. Anche se è una checca come dici tu, sappi che tuo figlio è 100 volte più uomo di te! Vattene subito o giuro su dio che ti ammazzo!”

Mi padre non si aspettava una reazione del genere da una checca, come la chiamava lui e se ne andò senza proferire parola. Umberto chiuse la porta. Mi sentivo confuso e restai come bloccato a fissare il vuoto per qualche minuto.

“Stefano! Stefano!” mi chiamava Umberto preoccupato nel vedermi con la faccia quasi da vegetale.

Mi ripresi e sconvolto dissi “Tu eri d’accordo con mio padre?! Come hai potuto???”

“No, Stefano. L’ho fatto per te. Ascolta ci sono passato anch’io dove sei tu adesso. So perfettamente come ci si sente a portarsi dentro un peso del genere. Il peso di far finta di essere qualcun’altro perché la gente vuole restare chiusa nelle sue fobie e nell’indifferenza. Anzi per me è stato anche peggio visti i miei tempi. Ma adesso non devi più nasconderti. Sei libero, Stefano. Puoi essere te stesso senza più nessuna preoccupazione. Lo so che è stato terribile per te, ma fidati…questo era l’unico modo…”

“Eri tu l’amico di mio padre, vero? Quello che lo ha chiamato ieri?”

“Si, ero io. Quando l’ho incontrato mi ha detto che sospettava che suo figlio fosse gay e ne voleva una prova. Così mi ha proposto di incontrarti per parlarti e poterlo appurare. Mi aveva chiesto di fare il ruffiano con te, suo figlio! Avrei tanto voluto prenderlo a legnate, mi devi credere Stefano! Nella mia mente ho rivissuto la mia adolescenza. Io sapevo già che tu eri gay e dato che non potevo sopportare che tu subissi quello che avevo subito io ho fatto in modo che questa storia finisse una volta per tutte e che tu fossi finalmente libero.”

“Tu lo sapevi già?! Ma come?” gli chiesi

“Vedi Stefano, tu probabilmente non te lo ricordi, ma noi ci conosciamo già. Ci siamo visti una volta a casa tua, a Palermo. I tuoi mi avevano invitato a casa per cena. Tu all’epoca avevi 16 anni. Dopo cena ricordo di essere andato a lavarmi le mani e il bagno è accanto alla tua stanza. Senza volerlo ti ho visto mentre vedevi un video porno, e in quel video c’erano solo uomini. E’ stato allora che ho capito.”

In quel momento mi venne un flash in testa e istantaneamente mi ricordai di quel giorno. Mi ricordai che lui, Umberto fu il mio primo uomo reale (cioè ne attore ne porno attore)su cui fantasticai. Ne fui subito attratto fin dalla prima volta che posai lo sguardo su di lui. Ricordo che mi sedetti a fianco a lui a tavola e senza che lui potesse accorgersene mi misi a guardarlo con interesse mentre mangiava ed era distratto dalle conversazioni a tavola. Ma la cosa che mi venne prima in mente fu il fatto che lui mi aveva coperto con mio padre che, come al suo solito disse mentre mangiavamo

“Allora, quest’anno c’è qualche ragazza nella tua classe che ti piace?”

Io non risposi e me ne stetti in silenzio e fu allora che intervenne Umberto

“E dai Giorgio, lascialo stare. Trovare la persona giusta oggigiorno non è facile. Dagli tregua.”

Adesso capisco perché mi sono sentito a mio agio con lui in spiaggia tanto da aprirmi in quel modo. E’ proprio vero: il cuore…o meglio il cazzo in questo caso, ricorda meglio del cervello. In quel momento mi ritrovai mille emozioni testa, mi senti confuso. Ero felice perché come diceva Umberto non dovevo più nascondermi ma ero anche triste, dubbioso e preoccupato perché sapevo che la mia vita da adesso in poi sarebbe cambiata per sempre. Ero rimasto molto male per la reazione di mio padre ed ero preoccupato di quella che avrebbe avuto mia madre. Pensai che non avrei potuto sopportare che anche lei mi vedesse con gli stessi occhi di disprezzo con cui poco prima mi aveva guardato mio padre. Mi sentivo sovraccarico e allora iniziai a piangere a dirotto. Umberto mi prese tra le sue forti braccia e mi fece sfogare sul suo petto.

“Non ti preoccupare, Stefano. E’ finita.” e poi aggiunse “Adesso dovrai affrontare tanti cambiamenti. Ma se tu lo vorrai io sarò con te.”

Tra i singhiozzi del pianto riuscì a dirgli “Grazie, Umberto”.

Quando sfogai tutta l’amarezza che avevo dentro e trovai la forza di smettere di piangere mi staccai dal suo petto

“Adesso è meglio se andiamo a dormire. Per oggi hai avuto fin troppe emozioni. Ti voglio troppo bene per approfittare di te in questo stato, Stefano”

“No” dissi io abbracciandolo di nuovo “voglio farlo. Voglio stare con te. Tu sei l’unico che sia davvero riuscito a capirmi. Io sono stato tuo fin dal primo momento in cui ti ho visto, ma ero troppo giovane per capirlo e anche se il ricordo di quella giornata si era annebbiato, quel sentimento è rimasto dentro di me ed è rivenuto fuori quando ci siamo visti in spiaggia anche se non mi ricordavo ancora di te. Se questo non è amore…”

“Sei più maturo di quanto pensassi…” mi disse sorpreso mettendomi una mano sulla guancia “Vieni qui, angelo mio.” e portando il mio viso verso il suo iniziammo un lungo ed intenso bacio.

Il mondo intorno a noi svanì completamente e in quegli istanti vissi tutta l’eternità dell’universo. Quando ci staccammo mi prese in braccio e mi adagiò sul letto con estrema dolcezza ma anche con un forte desiderio che gli potevo leggere negli occhi. Umberto di stese accanto a me e riprendemmo a baciarci. Sentivo le nostre lingue muoversi insieme come se anche loro stessero facendo l’amore. Mentre mi baciava Umberto mi accarezzava il corpo con la sua mano forte e massiccia. Mi accarezzò il petto, poi scese sulla pancia ed arrivò al cazzo. Si era ammosciato a causa di quello che era successo prima, ma imitando quello che io avevo fatto prima, Umberto mi solleticò le palle e mi fece indurire il cazzo in pochi secondi. Poi cominciò a stimolarmi il frenulo con il pollice proprio come aveva fatto in spiaggia. Io ero stravolto dal piacere “Si, così. Non fermarti. Sei stupendo, siiiii”. Mi sentivo sulla luna, ero in suo potere e questo mi eccitava ancora di più del pollicione di Umberto.

“Questo è solo riscaldamento” mi disse con un sorriso libidinoso “il bello deve ancora arrivare” allora mi prese il cazzo in bocca e cominciò a succhiarmelo.

Ci sapeva davvero fare. La sua lingua esplorava ogni millimetro del mio pisello compreso il buchino dell’uretra dove si soffermava di tanto in tanto procurandomi delle vere e proprie scosse di piacere. Poi si fermò cominciò a fare il vuoto in bocca ed iniziai a dimenarmi dal piacere

“Siiii! oh, siii!” e con le mani stringevo le lenzuola nei pugni per la foga.

Presi con la mano destra la testa di Umberto e l’ho incitai a muoversi sulla mia asta dicendogli di continuare a fare il vuoto. Mi guardò negli occhi e abbozzò un sorriso di libido col mio cazzo in bocca. Umberto cominciò a fare su e giù prima piano e poi sempre più veloce e con foga. Sentivo il cuore battermi all’impazzata, la mia eccitazione saliva mentre il mio fiato si accorciava. Stavo godendo come un pazzo e stavo quasi per venire ma lui sapeva quando fermarsi e cosa fare per ritardare l’orgasmo infatti ad un certo punto cambiava andatura rallentando e soffermandosi sui punti che pur dandomi un enorme piacere allontanavano l’orgasmo. Poi dopo un po’ riprendeva il pompaggio a tutta forza. Aveva un controllo sul mio cazzo che superava di gran lunga quello che avevo io stesso!

Ad un certo punto si staccò e ridendo in modo compiaciuto disse

“Ti piace il lavoretto che ti sto facendo?”

“Si, amore. Sei fantastico. Vorrei che questo non finisse mai.”

e con un sorriso mi bacia e mi dice “Adesso tocca a te, Stefano. Voglio risentire la tua bocca.”

Allora lui si distese e ci scambiammo i ruoli. Il suo cazzo era già in tiro; imitando a mia volta Umberto cominciai a stimolargli il frenulo con il pollice.

“Mmmm, siiii. Oh…Oh…ohhhh…Impari in fretta…siiii…mmm…Sei proprio nato per amare gli uomini, Stefano”

Cominciai a leccarlo e baciarlo ovunque; prima sul petto immergendo la mia faccia in quel groviglio di peli in cui mi sembrava di perdermi e su cui indugiai molto, poi scesi sulla pancia che strinsi a me come fosse un tesoro preziosissimo. Cominciai a baciargli e leccargli anche la pancia mentre con una mano cominciavo a segarlo lentamente scappellandolo totalmente fino alla base e poi ritornare su. Ad ogni menata usavo sempre più vigore ma ad un certo punto Umberto emise un gemito di dolore e capì che forse avevo usato troppa forza.

“Scusami, non volevo farti male.”

“Tranquillo, Stefano.” mi disse dolcemente “Anche se mi hai fatto un po’ male mi è piaciuto. Continua, dai…”

La mia eccitazione era alle stelle e non potendo più aspettare mi misi subito il suo cazzo in bocca e ripresi il lavoretto che avevo interrotto prima. Tra i mugolii e le incitazioni di Umberto pompavo, pompavo, pompavo sempre più veloce e con foga crescente incurante del fatto che se avessi continuato così sarebbe venuto a breve. Ad un certo punto, capendo che non mi sarei fermato, Umberto mi fece staccare. E con le mani sul mio viso mi tirò a sé e mi bacio intensamente avvolgendomi tra le sue massicce e forti braccia che esploravano la mia schiena e le spalle. Ora eravamo uno sopra l’altro e sentivo i nostri cazzi in contatto. Dal movimento delle sue braccia, che scendevano verso il mio culo, capì cosa sarebbe successo di li a poco ma volevo sentirlo dire da lui, quando era arrapato la sua voce mi mandava in orbita.

“Stefano, ascolta…”

“Si?”

“Voglio che tu sia mio completamente. Ti va di essere penetrato?”

“Certo, amore mio. Aspettavo questo momento fin dall’inizio. Voglio sentirti dentro di me. Fammi tuo, Umberto.”

“Sai che essendo la prima volta, ti farà un po’ male, vero?”

“Si, lo so. Ma so anche che ti voglio e se per averti devo sentire un po’ di dolore non mi importa. E poi so che tu sarai dolce con me e che mi darai molto più piacere che dolore.”

“D’accordo, angelo mio.”

Mi tolsi da sopra Umberto e lui si alzo e aprì il cassetto del comodino dove prese un profilattico dall’omonima confezione e una boccetta di lubrificante. L’avevo vista molte volte nei video porno sul mio Pc ma ora la vedevo dal vivo. Mi sentivo emozionato. Umberto scartò il profilattico e stava per infilarselo quando si fermò e si voltò verso di me

“Mettimelo tu, dai. ”

“Ok”

Avevo il suo pisellone a pochi centimetri dalla mia faccia e avrei tanto voluto prenderlo in bocca ma mi trattenni pensando al piacere che mi avrebbe dato sentirlo in culo. Gli misi il profilattico molto lentamente un po’ perché non l’avevo mai fatto prima (non volevo che si rompesse per aver usato troppa forza) ma sopratutto per godermi il momento. Dopo avergli messo il profilattico Umberto mi guardò intensamente.

“Adesso dovrei lubrificarmi il pisello…ma mi fanno male le mani” disse scherzando e guardandomi in ‘maialesco’ mi dice “Mi daresti una mano?”

“Anche due, pisellone mio!” e scoppiamo in una risata rumorosa.

Presi un po’ di lubrificante dalla boccetta e gli lo spalmai per bene sul quel bel pezzo di carne foderata con un provocante movimento masturbatorio. Quando fu lubrificato per bene gli chiesi in quale posizione volesse farlo. Gli lasciai carta bianca; non mi importava come mi avrebbe preso volevo solo sentirlo dentro di me.

“Distenditi supino ai piedi del letto ed alza le gambe. Voglio guardati negli occhi mentre ti faccio diventare uomo”

Ero in visibilio. Mi stesi subito e alzai le gambe e lui spingendole un po’ in avanti comincia a lubrificarmi il buco. Cominciò a spalmarlo all’esterno del buco, poi se ne mise un po’ sul dito e cominciò a penetrarmi.

“Oh,siii” godevo come una cagna in calore e pensai che se con un solo dito mi mandava in orbita in quel modo, cosa avrei provato con il suo pisellone in culo? Non vedevo l’ora di scoprirlo!

Le dita da una diventarono due, poi tre e poi quattro e la mia eccitazione cresceva assieme a loro.

“Sei più dilatato di quanto credessi. Pensavo che essendo vergine il suo buco fosse più stretto.”

“Forse è perché mi piaci tanto” dissi io in preda alla goduria.

“Credo che sentirai meno dolore del previsto…anzi forse non ne sentirai affatto”

A quel punto estrasse le dita dal mio culo e si mise le mie gambe sulle spalle. Ci siamo! Il momento tanto atteso stava per arrivare.

“Sei pronto?” mi disse con uno sguardo provocante

“Si, fammi tuo.” risposi voglioso.

Allora Umberto cominciò a spingere con la cappella facendosi strada nel mio buco e le fece entrare tutta. Non sentì nessun dolore solo piacere ma il cazzo di Umberto non era ancora entrato del tutto.

“Ascolta, Stefano adesso devi spingere in fuori come se stessi andando in bagno altrimenti non riuscirò ad entrare e ti farò male”

Feci esattamente come diceva e quindi lo senti entrare tutto. Sentì un forte dolore ma non emisi alcunché per paura che si fermasse ma lui controllava le mie reazioni, anche se non avevo urlato feci un’espressione di dolore e lui se ne accorse ed esitò. Capì che aveva scelto quella posizione anche e sopratutto per essere sicuro di non farmi male mentre entrava nel mio culo vergine.

“No, non fermarti ti prego. Dai infilamelo tutto.”

“Aspetta, Stefano. Non avere fretta, non voglio farti male. Qui ci vuole un altro po’ di lubrificante”

ed estraendo il suo cazzo dal mio culo ne prese un’altro po’. Quando riprovò and entrare feci la spinta fin da subito e lo sentì entrare con più facilità e molto meno dolorosamente. Finalmente era tutto dentro. Lo potevo sentire dentro di me. Il dolore svanì subito e rimase solo il piacere e la sensazione di pienezza che il cazzo di Umberto mi dava. Restammo immobili per un po’. Lui si godeva il calore del mio culo ed io il sua trave che mi impalava.

“Che bel culo che hai, Stefano” mi disse arrapato

“E’ tutto per te, amore mio.” gli risposi io

“Adesso fammi tuo! Fammi sentire come tromba un uomo con la tua esperienza!”

Questa frase lo arrapò parecchio perché mi fece una risata libidinosa e mi disse

“Adesso ti sfondo il culo, tesoro. Adesso vedrai come godono i veri uomini”

Questa frase mi lasciò un po’ perplesso. Io ho sempre pensato che i veri uomini fossero quelli che si trombano le donne, gli etero insomma. Ma in quel momento ero talmente eccitato e su di giri che non mi importava. Umberto aveva già cominciato la cavalcata. Prima andava piano poi sempre più veloce e con impeto. Sentivo le sue palle sbattere contro le mie chiappe e quel suono mi faceva impazzire.

“Siii… Ti piace il mio pisellone, eh? Prendilo tutto, angelo mio” mi disse e cominciò ad incalzare l’andatura della trombata.

All’inizio me ne stavo fermo per assaporare totalmente il suo cazzo che mi scavava dentro ma poi non mi bastò più e cominciai a dimenare il bacino dapprima assecondando i movimenti dell’inculata e poi decisi di improvvisare muovendo il bacino come a disegnare cerchio con il culo. Quando lo facevo lui si fermava e dalla sua espressione capì che gli piaceva.

“Lo sapevo che avresti imparato in fretta anche di culo. Sei straordinario, Stefano. Mi fai sentire come se fosse la mia prima volta”

Non ci potevo credere! Io, ragazzo alle prime armi stavo facendo godere un uomo maturo come se avessi addosso tutta l’esperienza del mondo, e lui uomo maturo ed esperto stava godendo talmente tanto che gli sembrava la sua prima volta, proprio come il testo della canzone “Like a vergin”.

Quello che stava accadendo tra noi era qualcosa di speciale, di unico. Eravamo in simbiosi l’uno con l’altro. L’eccitazione passava da me a lui per poi ritornare a me in un ciclo infinito che ci faceva godere in un modo straordinario. Ad un certo punto si sfilò da me

“Alzati in piedi e dammi le spalle” mi disse con fermezza ed io esegui immediatamente.

Mi penetrò in questa posizione e con le braccia mi avvinghio a sé. Sentivo il suo pancione e il suo petto contro la mia schiena ed era favoloso. Con le mani mi accarezzava il petto, la pancia e il cazzo che cominciò a segarmi a ritmo della trombata ed io a mia volta avevo ripreso a muovere il bacino assecondando la trombata. Eravamo un tutt’uno, uniti ad un livello profondo. I nostri muscoli si contraevano all’unisono come se facessero parte di un unico corpo. Umberto cominciò a baciarmi sul collo e a leccarmi fino all’orecchio e allora io mi girai e gli diedi le mie labbra. Il fiato di Umberto si fece più corto e dalle spinte più forti e ravvicinate capì che stava per venire.

“Oh si amore mio. Siii…lo sento. Sto per arrivare. Sii…”

“Umberto, aspetta. Non venirmi dentro. Voglio che tu mi sborri in bocca. Voglio assaporare il tuo nettare”

e dopo avermi baciato di nuovo il collo mi sussurrò all’orecchio

“Sei proprio uno sporcaccione… Ok, Stefano. Mettiamoci a letto.”

Uscì da me, si stese a letto e si tolse il preservativo. Il suo cazzo era enorme, pulsava come se fosse un cuore palpitante. Le sue palle si erano ingrossate e sembravano contenere a stento tutto quel miele bianco che non vedeva l’ora di uscire. Restai li, impalato ad ammirargli il cazzo con tanto desiderio. Finalmente era arrivato il grande momento. Lo avrei fatto godere fino in fondo e avrei assaporato la sua essenza di uomo. Ci guadammo negli occhi.

“Avanti, stefano…vieni a dissetarti.” mi disse ridendo.

Allora io come un assatanato mi fiondai sul letto e gli presi in bocca l’uccello e cominciai a pompare.

“mhmm, siii. Vai così, Stefano. non ti fermare. siiii”

Umberto mi appoggiò la mano sulla testa ma non per spingere, solo per assecondare il movimento.

“ahh siiii, così figliolo mhmmmm…si… siii…SIIIIIIIII…….Vengo, sto per venire, sto per venire, VENGOOOO AHHAHHHHHH!!!!”

Venne come un fiume in piena. L’orgasmo fu particolarmente intenso perché cominciò ad avere spasmi su tutto il corpo. Si dimenava come un maiale in calore. Volevo tenere tutta la sua sborra in bocca per un po’ per assaporarla bene ma era talmente tanta che non ci riuscì. Fui costretto a ingoiare subito i primi fiotti per fare spazio e gustami la restante parte che comunque mi riempiva tutta la bocca. Era un vulcano in eruzione. Sembrava che non avesse fatto sesso da parecchio e probabilmente era vero. Lo sperma di Umberto era denso bianchissimo e davvero buonissimo, dal gusto salato e dopo averlo assaporato per bene lo ingoiai sentendo la sua energia entrare in me.

“Sei stato bravissimo. Non avevo mai goduto così tanto in vita mia… adesso voglio sentirti dentro di me, Stefano. Ti va di penetrarmi?”

“Si, amore. Ti farò sentire unito a me proprio come io mi sono sentito unito a te.”

“Ok, vediamo se i miei profilattici vanno bene anche su di te”

Umberto si alzò, apri di nuovo il cassetto del comodino e prese un’altro preservativo dalla confezione, lo scartò e provò a mettermelo.

“Perfetto.” mi disse “Ti sta a pennello. E’ una fortuna che abbiamo le stesse misure”

“Bhè… l’abbiamo lungo uguale ma tu ce l’hai molto più sostanzioso del mio, però” gli risposi e lui “Tranquillo crescendo ti si inspessirà anche a te.”

Umberto prese la boccetta di lubrificante e mi lubrifico per bene il cazzo.

“In quale posizione vuoi che mi metta?”

“Voglio che ti metta come tu hai fatto mettere me. Voglio vederti mentre ti faccio mio.”

“Sei sicuro? Guarda che io peso di più di te. Non so se ce la farai a reggermi…”

“Adesso lo scopriamo”

Umberto era seduto dal lato destro del letto proprio accanto al comodino. Con un gesto fulmineo mi abbassai gli presi le caviglie e le alzai fino alle mie spalle, lui di conseguenza ricadde sul letto.

“Visto?” gli dissi scherzoso “un po’ di muscoli ce li ho anch’io!”

“Bravo, angelo mio”

Allungai la mano verso il comodino per prendere la boccetta di lubrificante e cominciai a lubrificargli il buco. Poi feci entrare un dito, poi due e poi tre. Sentì che era molto dilatato, si vedeva che aveva avuto molti rapporti e così estrassi le dita ed iniziai spingere di cappella. Mentre spingevo stavo attento alle sue reazioni per non rischiare di fargli male, ma il mio pisello entrò facilmente nel suo buco e in un attimo era già tutto dentro.

“Sei stato cattivello, eh? Chissà quanti cazzi ha visto questo bel culetto…” gli dissi voglioso

“Eheheh… Eh si. Sono stato proprio un cattivone. Puniscimi!”

Era una sensazione tutta nuova per me. L’avevo immaginato tante e tante volte ma viverlo dal vivo era tutta un’altra cosa. Sentivo il mio cazzo avvolto dal colore del suo culo che lui aveva stretto come a non volerlo più lasciar andare.

“Ora riceverai la punizione che meriti” gli dissi io e cominciai con spinte forti ma lente quasi come a coglierlo di sorpresa

“Oh, siii, siii, di più..di più…” continuava a ripetere Umberto in preda alla goduria.

Iniziai la trombata vera e propria spingendo prima lentamente per abituarmi a muovermi li dentro e poi sempre più veloce. Ero eccitatissimo e dovetti fermarmi un sacco di volte per non venire. Essendo la prima volta ero molto sensibile.

“Tutto a posto, Stefano? Hai qualche problema?”

“No” gli risposi io “devo abituarmi a questa nuova sensazione. Trombare il tuo culo mi fa eccitare troppo e devo fermarmi spesso perché non voglio venire subito. Scusa.”

“Tranquillo, angelo mio. fai con calma.”

Man mano che continuavo a trombare cominciavo ad adattarmi perché la mia sensibilità diminuiva e non fui più costretto a fermarmi così spesso.

“Bravo, Stefano. Ti sei adattato in fretta.” Mi sentivo un toro da monta. A un certo punto mi sfilai

“Alzati e metti faccia al muro” e lui fece così.

Lo presi con vigore e lo impalai spingendolo contro il muro.

“Si, Stefano, siiii….siiii…continua così…..sei straordinario ah..ah…ahhhh…..ahhhhh”

Dopo un po’ lo girai e mi misi io contro il muro e con le braccia lo spingevo verso di me. Lo abbracciai da dietro toccandolo ovunque. Gli presi i capezzoli e glie li stimolai per bene con le dita poi scesi sulla pancia che come ho già detto in precedenza per me era un tesoro preziosissimo, la cosa che mi piaceva di più di lui oltre il cazzo. Poi scesi giù e gli presi il pisellone e cominciai a segarglielo e a stuzzicarlo.

“Angelo mio, io non sono giovane come te, non mi si alza più facilmente come una volta, io ho 52 anni”

“Tranquillo Umberto, a me il tuo pisellone piace anche da moscio”

Umberto si sorprese quando a un certo punto gli si drizzò di nuovo.

“Wow…mi fai sentire di nuovo giovane” Mi diceva in preda all’eccitazione.

Allora io cominciai e segarlo con menate lente ma vigorose, stimolandogli contemporaneamente il frenulo con l’indice che invece di essere chiuso nel pugno con le altre dita era aperto. In pratica avevo la mano che faceva il gesto della pistola. Quando capii che stava per venire mi staccai, lo feci girare e glielo cominciai succhiare. Volevo gustare di nuovo il suo seme, lo volevo a tutti i costi.

“Ahh…ahh….mhmm…siii.siii….siiii….SIIIIIII……AHHHH!!!!!”

La sborrata non fu copiosa come la prima ma comunque era davvero enorme. Stavolta riuscì a tenerla tutta dentro la bocca per gustarmela e dopo qualche secondo la mandai giù.

“Erano anni che non venivo due volte in un rapporto” mi disse col fiato corto

“Umberto, adesso voglio venire anch’io” gli dissi “fammi un massaggio”

“D’accordo, stenditi.”(In questo caso, con massaggio mi riferivo alla pratica sessuale “Massaggio romantico”. Probabilmente lo sapete tutti cos’è, ma nel caso in cui ci fosse qualcuno che non lo sa ve lo dico io. Il massaggio romantico un massaggio total-body che si conclude con il massaggio al cazzo, cioè la masturbazione)

Avevo visto una serie di video in cui un porno attore maturo massaggiava altri uomini più o meno giovani. Era una delle cose che mi eccitavano di più in assoluto e volevo farmelo fare anch’io almeno una volta. A lui l’idea piacque forse anche più di me. E così mi stesi sul letto, mi tolsi il profilattico mentre lui prese una sedia e la mise di fianco al letto. Prese un altro po’ di lubrificante e me lo spalmò su tutto il corpo e cominciò a massaggiarmi prima le braccia poi il petto e le gambe; poi arrivò il momento di passare al parte più importante. Dopo aver preso ancora un’altro po’ di lubrificante cominciò a massaggiarmi il cazzo. Sentire la manona di Umberto che mi massaggiava il cazzo scivolando senza attrito grazie al lubrificante mi mandò in estasi. Era una sensazione troppo forte da gestire in una volta sola e finì per venire quasi subito. Ma qui successe una cosa incredibile. Non ebbi un solo orgasmo ma addirittura due: uno di seguito all’altro.

“Mhmm…siiii….siiii…che bello…siii…..ah….non ce la faccio più, Umberto….sto per venire….ahhh….”

“Vieni, angelo mio, vieni” mi incitava Umberto e quella fu l’ultima scintilla.

“ahhh…ahhh…VENGOOO!!!!!”

Eruttai una quantità spropositata di sborra. Il primo schizzo fu così potente che arrivò sulla guancia di Umberto, che rise di gusto. Mentre venivo lui continuava a menarmi seguendo il ritmo delle contrazioni orgasmatiche arrivando con la mano fino alla base del cazzo. Quando sto per finire di sborrare sentì di nuovo le contrazioni. Stavo venendo una seconda volta e il mio pisello riprese ad eruttare sperma. In un attimo mi ritrovai tutta la pancia e il petto pieni di sborra. Umberto si passo la mano sulla guancia e raccogliendo il mio seme se lo mise in bocca.

“Davvero buono, Stefano” disse voglioso “ne voglio ancora.” e allora si chinò verso di me e comincio a leccarmi petto e pancia per prenderlo tutto.

Quando ebbe finito Umberto prese l’ultima stizza di seme con il dito e la infilo in bocca. Assaporai il mio seme e con sorpresa sentì che aveva un gusto leggermente diverso rispetto al suo. Umberto si stese accanto a me. Eravamo stanchissimi ma soddisfatti.

“E’ stato bellissimo” dissi io e poi continuai “Sai, adesso ho capito quello che intendevi dire prima quando mi hai detto che mi avresti fatto vedere come godono i veri uomini. Un vero uomo non è quello che va a letto con le donne, ma quello che è fiero di essere uomo a prescindere da quello che gli fa alzare l’uccello, uomini o donne. Sai, da quando ho scoperto di essere gay ho sempre pensato di essere una mezza femmina perché mi piacevano i maschi. Ma tu mi hai dimostrato che non è così ed hai fatto di me un uomo. Grazie Umberto”

“Sono io che devo ringraziare te, angelo mio. Avevo quasi rinunciato a trovare un compagno con cui condividere la vita. Ho avuto altre relazioni in passato e alcune sono state importanti, ma con te è stato diverso. Mi sono sentito unito a te in un modo che non pensavo possibile. Come se fossimo anime gemelle. Ma perché non sei nato prima, amore mio?” Feci un sorriso

“Mi piaci quando sorridi” e mi accarezzò la guancia.

“Dai, su…facciamoci una doccia. Vuoi farla prima tu a vado io?”

“Facciamola insieme” gli risposi io con atteggiamento provocante.

“Eheheh…Ottima idea!” e mi prese per mano.

Ci mettemmo dentro il box doccia; ci stavamo giusti giusti, ma stare addossato a quell’omone peloso era un piacere. L’acqua che usciva dal telefono della doccia era tiepida ma mi sembrò gelata perché ero ancora surriscaldato. Ci insaponammo lungamente a vicenda con fare quasi erotico. Per insaponarci la schiena ci abbracciammo e con la mani ci passavamo il bagnoschiuma dal collo fino al buco del culo dove entrambi indugiavamo. Essendo avvinghiati come eravamo le nostre labbra si incontrarono di nuovo e si persero in un bacio lunghissimo. Dopo esserci sciacquati per bene, Umberto chiuse l’acqua e prese due teli doccia, uno per lui e uno per me. Ci asciugammo mentre dal bagno ritornavamo nella camera da letto.

“Umberto” gli chiesi molto timidamente “posso dormire con te stanotte? Non me la sento di tornare nella mia stanza.”

“Non ti lascerei mai da solo con quell’uomo, angelo mio. Ma certo che puoi dormire qui!” e fu li che mi venne in mente che non avevo niente da indossare a parte il completo da mare che avevo quando entrai in camera.

Il solo pensiero di dover tornare nella mia stanza per prendere qualcosa da mettere, sapendo che ci avrei trovato mio padre mi terrorizzava.

“Umberto” gli dissi io “Io non ho nulla da mettere….dovrei tornare in camera mia per prendere il pigiama dalla valigia, ma….”

Umberto mi interruppe

“Non devi tornare in camera tua se non vuoi”

“Ma come faccio senza vestiti?”

“Dormiremo nudi stanotte e domani andrò nella tua stanza e prenderò tutte le tue cose. Voglio che tu stia con me. Aiutami solo a togliere le lenzuola e a mettere quelle pulite.”

“Grazie, amore mio. Con te questa sarà la vacanza più bella di tutta la mia vita, anzi già lo è” e ci baciammo appassionatamente. Dopo aver cambiato le lenzuola andammo a dormire.

Ci addormentammo abbracciati, mi sentivo al sicuro, protetto e sopratutto amato. Sapevo che da quel momento in poi avrei dovuto affrontare molte cose e ci sarebbero stati tanti cambiamenti ma sapevo per certo che Umberto sarebbe stato al mio fianco.



Spero che questa storia vi sia piaciuta. Nel caso aveste delle idee, spunti per altre storie potete contattarmi all’indirizzo stefano_339@yahoo.it o sulla mia pagina twitter.

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Libero di essere me stesso - Parte 1
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