Libero di essere me stesso – Parte 2

Tutto era accaduto nell’arco di ventiquattro ore, mi sentivo ancora frastornato come se avessi girato su me stesso per cento volte. Ventiquattro ore sono una durata di tempo insignificante nella vita di una persona, ma in quelle poche ore la mia vita era cambiata totalmente e drasticamente.

Mi trovavo a Roma per un viaggio di piacere, che poi tanto di piacere non era, assieme a mio padre che mi aveva fatto questo regalo per essermi laureato con 100/110. In realtà quel viaggio era solo l’ennesimo espediente di mio padre per sapere se fossi gay, cosa che già sospettava da tempo. Alla fine mio padre aveva avuto la prova della mia omosessualità e mi aveva ‘rinnegato’ per usare un eufemismo ma io avevo trovato una persona speciale. Umberto, 52 anni alto 1.80, capelli cortissimi brizzolati così come tutto il pelo che aveva in corpo. E ne aveva tanto! Petto robusto, braccia e gambe massicce degne di un vero maschione mediterraneo e una bella panciona che assieme al suo cazzo mi ha subito mandato su di giri. Ma non c’era solo sesso tra noi. Io mi ero innamorato pazzamente di lui e non quel giorno in spiaggia quando lo incontrai, ma molto tempo prima quando lo vidi per la prima volta a casa mia. Amore a prima vista? Colpo di fulmine? Chiamiamolo come vogliamo ma era così. Anche se il ricordo di quel giorno si era perso da qualche parte nella mia memoria, quel sentimento era rimasto ed è rivenuto fuori quel giorno in spiaggia e dire che ancora non mi ricordavo di lui! Se ci ripenso mi sembra di aver vissuto in una di quelle telenovela che andavano in onda in TV negli anni ’90. Ma quella non era una soap, era la realtà. Dopo il mio ‘coming out’ con mio padre, mi trasferì nella stanza di Umberto e vissi i restanti giorni di vacanza con lui. Fu fantastico, mi sentivo libero come mai prima. Di giorno in spiaggia, di notte a letto. C’era un’intesa incredibile fra noi. Non solo era un amante straordinario che sapeva essere dolce e tenero ma nel tempo stesso anche forte e passionale, ma aveva anche un forte istinto protettivo nei miei riguardi, quasi paterno oserei dire, forse dovuto alla differenza d’età dato che al tempo infatti io avevo 23 anni. La cosa mi lusingava molto, mi sentivo al sicuro con lui. E’ bello avere vicino una persona che farebbe di tutto per proteggerti. Ma adesso andiamo al racconto.

I restanti 3 giorni di vacanza passarono veloci…troppo veloci. Era arrivato il momento di tornare in Sicilia, la mia terra natia che amo tanto ma ancora così chiusa di mentalità… Mi ero abituato a quella libertà che Umberto mi aveva regalato e volevo che durasse in eterno ma dovevo affrontare la situazione non solo perché dovevo ma perché volevo farlo, volevo togliermi questo dente il prima possibile. Non volevo più nascondermi… con nessuno, sopratutto con mia madre anche se temevo la sua reazione. Comunque fosse andata sarebbe cominciata la mia nuova vita con Umberto. Le sera prima della partenza io e Umberto tornammo in camera un po’ prima del solito per cominciare a mettere in valigia le nostre cose e preparaci per l’indomani. La partenza era fissata per le 8:00 quindi avremmo dovuto svegliarci presto. Era tutto il giorno che avevo un chiodo fisso in testa. Lo so che può sembrare strano ma la verità è che ero in pensiero per mio padre. Dalla sera di quella scenata disgustosa non l’avevo più visto. Sebbene mi avesse rifiutato era pur sempre mio padre. “E se per colpa mia avesse fatto una sciocchezza?” continuai a pensare tra me. Quando arrivammo in camera io mi lasciai cadere sul letto e sospirai.

“Angelo mio, che c’è?” mi chiese Umberto

“Niente” dissi io sconsolato

“No, non è vero. E’ tutto il giorno che sei giù. Lo sai che a me puoi dire tutto” e mi accarezzò la guancia

“Umberto, scusami… e che ho un chiodo fisso in testa” e mi alzai mettendomi seduto sul letto

“Ti va di parlarne?”

“Ecco….” dissi io titubante “Sono in pensiero per mio padre. Sono già tre giorni che non lo vedo, sono preoccupato. Si, lo so che mi ha rinnegato e mi ha trattato male, ma se per il mio coming-out dovesse fare qualche sciocchezza non me lo perdonerei mai…”

“No, non devi scusarti angelo mio. Lui è sempre tuo padre. E’ naturale che tu sia preoccupato per lui.” e poi aggiunse “Vado giù alla reception e chiedere”

ma mentre Umberto apriva la porta lo fermai

“No Umberto, aspetta. Ci vado io. E’ compito mio. E’ una cosa che riguarda me.”

“L’avevo detto che sei più maturo della tua età. D’accordo vai, io ti aspetto qui”

Scesi giù nella Hall, suonai il campanello sul bancone e comparve l’addetto alla reception.

“Buonasera. In cosa posso aiutarla?” mi chiede molto cordialmente

“Buonasera a lei. Io volevo chiederle una cosa importante. Oggi ha per caso visto l’inquilino della stanza 105? E’ mio padre.”

“No, ma l’ho visto ieri notte sul tardi. Era ubriaco fradicio. Un mio collega lo ha aiutato a raggiungere la sua stanza. Doveva aver bevuto talmente tanto che non riusciva nemmeno a camminare. Mi spiace…”

“Non si preoccupi…Quindi adesso è in camera?” Chiesi io

“Penso di si. Come le ho già detto oggi non l’ho visto…”

“D’accordo. La ringrazio tanto. Una buona serata.”

“Arrivederci”

Quindi mio padre si era ubriacato….bèh la cosa non mi stupisce affatto, gli è sempre piaciuto il vino. Sentendomi sollevato nel sapere che comunque mio padre stava ‘bene’ per così dire, ritornai in camera. Mentre salivo la rampa di scale mi si ghiacciò il sangue. Mi ritrovai mio padre di fronte. Stava uscendo, probabilmente per l’ennesima bevuta.

“Guarda guarda chi c’è qui…” disse lui

“Ciao, papà.” dissi io con un tono serio “Vai ad ubriacarti di nuovo?”

“Non sono cazzi tuoi!” rispose arrabbiato

“E’ una fortuna che la mamma non sia qui per vederti…”

“Ah già…tua madre…chissà che faccia farà quando scoprirà che sei una checca.”

“Spero che la mamma mi accetterà” gli risposi “ma comunque andrà a finire so che potrò sempre contare su Umberto perché lui mi vuole bene…e spero tanto che un giorno mi accetterai anche tu.” e detto questo lo lasciai da solo e me tornai in camera. Mio padre restò stupito dalle mie parole, lo notai dall’espressione che aveva stampata in faccia quando me ne andai. Quando tornai in camera Umberto mi chiese come era andata ed io gli raccontai tutto.

“Bravo, Stefano” mi disse “hai fatto bene a parlargli così. Sono fiero di te e ti auguro con tutto il cuore che tuo padre, presto o tardi possa accettarti.”

“Grazie, Umberto.”

“Mentre eri via ho sistemato le valigie. La tua e la mia. E’ già tutto pronto e abbiamo un po’ di tempo prima di cena” e mi guarda con occhi desiderosi “Ti va se ci facciamo un po’ di coccole?”

“Ma certo, amore mio.” e gli misi le braccia la collo e lo baciai.

Mentre eravamo avvinghiati sentì il suo cazzo gonfiarsi sempre di più e premere contro il mio che come per osmosi si ingrossò anche lui. In un attimo ci ritrovammo, è proprio il caso di dirlo, due ‘Gladi Romani’ nei pantaloni. Non portavamo le mutande perché eravamo stati nella spiaggia nudista che sta di fronte l’albergo. Senza l’indumento intimo potevamo sentire i nostri cazzi in tutta la loro durezza sfregarsi l’uno contro l’altro. La nostra eccitazione cresceva sempre di più e i nostri pantaloncini cominciavano a bagnarsi dei nostri liquidi pre-orgasmatici. Avvertendo la sensazione di bagnato abbassai lo sguardo, poi guardai Umberto negli occhi e gli dissi:

“Posso assaggiare?”

“Ma certo, si serva pure!” disse ridendo

Mi abbassai e cominciai e leccare e mordicchiare il cazzo di Umberto da sopra i pantaloncini. Aveva un odore meraviglioso, di maschio e il gusto del suo liquido pre-orgasmatico era per me più dolce del miele.

“Ahhhh….siiiii…..sii, così….siiiiii” mugolava Umberto

Ormai sapevo benissimo come fare godere il mio uomo e non gli detti un attimo di tregua.

“Oh siii…ti prego angelo mio, succhiamelo. Non resisto più. Voglio la tua bocca”

Era in mio potere. Gli abbassai i pantaloncini e il suo cazzo duro, lucido e pulsante balzò fuori. Sulla punta c’era un po’ di pre-sperma. Me lo presi con un colpo di lingua, partendo dalla base del pisello feci una leccata verso la punta, passai dal frenulo sul quale fui più incisivo e arrivai al buchino dell’uretra.

“OHHH!!! Siiiii…ohhh….mi fai impazzire….”

Lo avevo proprio mandato sulla luna! Glie lo presi in bocca e cominciai a pompare. Essendo bagnato di liquido pre-orgasmatico, il cazzo di Umberto scivolata nella mia bocca quasi senza attrito e la cosa mi faceva arrapare un casino ma credo che facesse arrapare molto di più Umberto. Dovevo stare attento perché se da un lato il meno attrito fa più eccitare dall’altro fa avvicinare l’orgasmo più velocemente. Quando iniziai a sentire le contrazioni orgasmatiche incombere mi staccai e mi dedicai alle sue palle. Annusai a pieni polmoni il suo scroto e ne fui inebriato. Tra una leccata e l’altra facevo rimbalzare prima una palla e poi l’altra con la lingua come un calciatore fa rimbalzare il pallone mentre si allena. Da dopo la mia prima volta cominciavo a metterci un po’ di fantasia nei nostri rapporti.

“ahahahah…Palermo-Agrigento 1-0” disse divertito ed eccitato

“Sei in svantaggio? Allora devi recuperare.” dissi io arrapato come una bestia e mi tolsi pantaloncini e maglietta.

Come un assatanato Umberto si fiondò sul mio cazzo e cominciò a succhiarmelo facendo il vuoto. Già l’assenza di attrito per il liquido pre-orgasmatico mi faceva arrapare, in più il vuoto in bocca mi mandava sulle stelle. Con la mano presi la sua testa e assecondai il movimento. Ancora una volta il contributo di esperienza di Umberto si fece sentire perché nonostante la goduria che mi dava riusciva e tenere l’orgasmo sotto controllo. Ma sembrava che quella volta Umberto volesse portarmi al massimo dell’eccitazione o forse voleva misurare la mia resistenza all’orgasmo perché mentre mi succhiava il cazzo lubrificato dal pre-sperma facendo il vuoto, con le mani mi stimolava i capezzoli roteandoli con i polpastrelli. Mi sembrò di toccare il cielo con un dito. Dopo un po’ Umberto si staccò, si rialzò e ci baciammo appassionatamente. Le sue braccia mi stringevano in un forte abbraccio e le sue mani si muovevano lungo la mia schiena fino ad arrivare al mio culo. Ci siamo. E’ giunto il momento. Ci guardammo negli occhi senza dire una parola come se parlassimo telepaticamente ed io retrocedendo da lui mi sedetti ai piedi del letto, mi distesi e con le mani mi afferrai le caviglie e le tirai verso di me offrendo il mio culo ad Umberto.

“Stavolta voglio che tu mi venga dentro.” gli dissi io

“Ma Stefano, non possiamo fare sesso senza protezione”

“Tranquillo” gli dissi io “ti toglierai il profilattico solo quando stai per venire”

“Come tu desideri, angelo mio.”

Dopo aver preso un profilattico e la boccetta di lubrificante dal comodino ed avere lubrificato per bene il suo pisellone e il mio culo cominciò a spingere. Non essendo più vergine e avendolo ospitato già un bel po’ di volte, il cazzo di Umberto entrò molto facilmente.

“Vedo che non hai ancora messo ‘gli attrezzi’ in valigia.” dissi io

“Sapevo che mi sarebbero serviti di nuovo oggi” e mi fece uno sguardo da maiale.

Sentivo il cazzo di Umberto dentro di me, lo sentivo pulsare, mi riempiva. Cominciò la cavalcata prima lentamente e poi sempre più veloce. Sentivo le sue palle sbattere contro il mio culo ad ogni colpo.

“Ahhh….siiii….siiiii……sei un toro…..siiiii….continua……continua……continua” lo incitavo

Ero in estasi. Cominciai a muovere il bacino assecondando la trombata.

“Sei fantastico, angelo mio.” e Umberto cominciava ad avere il fiato corto.

Con la mano cominciai a toccagli il pancione, lo adoravo, mi faceva impazzire. Sentire la sua consistenza e i peli al tatto mi mandavano fuori di testa. Passai al petto e cominciai a giocare con i capezzoli e poi a prendere le sue tette e strizzarle in mano come se stessi impastando.

“Eheheheh….ti piace proprio questo Agrigentino, eh?” (riferendosi a sé stesso, vi ricordo che Umberto e di Agrigento)

“Si, mi piace tantissimo e guai a chi me lo porta via!”

Umberto mi sorrise. La trombata si fece più intensa e il fiato di Umberto si accorciava sempre di più. Capendo che era vicino all’orgasmo gli dissi:

“Dai su, ora togliti il preservativo e sborrami in culo”

“Va bene” rispose lui un po’ titubante.

Si sfilò da me, si tolse il preservativo e prese un altro po’ di lubrificante e se lo passò su tutto il cazzo. Mi penetrò di nuovo e cominciò a spingere. Prima era titubante poi cominciava a prenderci confidenza. Era evidente che quella era la prima volta che aveva un rapporto senza usare il preservativo. Le spinte si fecero più incisive e potenti, il fiato di Umberto era sempre più corto ed io cominciai e sentire una strana sensazione. Ma prima che mi rendessi conto di cosa potesse essere cominciai a sborrare sulla sua pancia senza toccarmi! Nel frattempo lui mi inondava il culo

“Oh…siiii….che bello….siiii….lo sento…..sto per venire…..siiii..siiiii…..SIIIII…..AHHHHHHHHHH!!!!!!”

Avevamo raggiunto un nuovo livello di piacere. Non solo eravamo venuti simultaneamente ma con le sue penetrazioni mi aveva provocato un orgasmo incredibile perché era riuscito a trovare il punto giusto per stimolarmi la prostata. Sentivo nel mio culo il calore del suo succo di mascolinità.

“E’ stato bellissimo.” dissi io “siamo venuti insieme. Solo tu potevi farmi godere così”

“Si, è stato fantastico” mi rispose lui ancora dentro di me “adesso apri la bocca, angelo mio.” e sfilandosi mi mise la mano sotto il buco e prese il suo sperma che continuava ad uscire e quando lo ebbe preso tutto me l’offrì.

Aveva fatto una sborrata da toro ed io lo presi tutto in bocca e dopo averlo assaporato per bene lo mandai giù. Dopo avermi nutrito della sua virilità, Umberto si passò la mano sul pancione e sul petto e si prese tutto il mio seme e se lo portò alla bocca.

“Gnam Gnam” disse ridendo

A questo punto Umberto si cominciò a passare le mani sul pancione, gli dava colpetti come fosse un tamburo e poi lo prendeva dal basso e lo faceva ondeggiare su e giù. Il cuore cominciò a battermi all’impazzata, quasi come se volesse uscirmi dal torace. La vista di quel pancione galoppante mi faceva letteralmente impazzire, non capivo più nulla. Nonostante avessi appena sborrato, lo desideravo, lo volevo e subito! Non resistevo più.

“Ahahahah…Ti piace proprio tanto questo pancione?” mi disse Umberto con un sorriso malizioso

“Si, si lo voglio…lo voglio” dissi io in preda al delirio sei sensi e poi urlai “vieni qui non resisto più!”

Umberto si avvicinò a me e mi mise il pancione in faccia ed io lo avvinghiai a me e cominciai a baciarlo e leccarlo ovunque. Ero pazzo di lui. Era la prima volta che mi lasciavo andare fino a questo punto.

“ahahahah bravo angelo mio, bravo” disse Umberto pieno d’orgoglio

Nel frattempo il cazzo mi era diventato duro forse più del marmo per la seconda volta. Umberto cominciò a segarmi. Venire tra le sue mani mentre mi godevo il suo pancione? Cosa avrei potuto desiderare di più?

“Oh, siiii… siiii…non ti fermare amore mio….voglio venire godendomi il tuo bel pancione….fammi godere”

Ero proprio partito. Non ci volle molto, dopo due o tre minuti venni con una sborrata da campione.

“Quanto ben di dio” mi disse Umberto e cominciò e leccarmi il seme che ancora fuoriusciva

Mi lasciai cadere sul letto stanco, stravolto ma ampiamente soddisfatto.

“Grazie, amore mio” dissi io “Sei proprio un porcellone, sai?”

“Eheheheh…eh si. Avevo capito che il mio pancione ti piaceva tanto…” e si diede un colpetto sul pancione “…e così te l’ho dato con gli interessi!”

Mi alzai e lo abbracciai forte e ci baciammo lungamente.

“Andiamo a fare la doccia?” dissi io provocante

“Certo”

Entrammo nel box doccia e ci passammo il bagnoschiuma l’un l’altro. Quando arrivò il mio turno glielo passai sul petto e mi fermai sul pancione. Lo feci rimbalzare come lui fece poco prima.

“Eheheheh…ne vuoi ancora?” disse ridendo

“Ri chistu sugnu u’ mai s’inchi!” (Traduzione: “Di questo sono un ‘mai pieno’!”). L’espressione Palermitana “essere un mai pieno” sta ad indicare una persona che non è ma sazia di qualcosa. Ed io avevo una fame del suo pancione che non si esauriva mai.

Ci baciammo di nuovo e ci abbracciammo per insaponarci la schiena. Dopo esserci sciacquati, asciugati e vestiti guardai l’orologio. Erano le 20:30 e a me mugolò lo stomaco talmente forte che Umberto lo sentì.

“Hai fame, angelo mio? Dai, andiamo a mangiare.”

Scendemmo giù al ristorante e ordinammo un bel piatto di patatine fritte come antipasto. Umberto mi propose di ordinare una pizza familiare per ricordare il nostro primo giorno. Io ne fui felice e accettai. Ovviamente ne ordinammo una più leggera di quella sera. Metà ‘Margherita’ e metà ‘Romana’. Ce la mangiammo in quattro e quattro otto. Poi dopo aver pagato il conto uscimmo a fare due passi. Ci fermammo sul lungo mare, c’era un bellissimo venticello fresco e in lontananza potevo sentire le onde del mare. Ero rilassatissimo e mi sentivo in pace con me stesso e con il mondo.

“Umberto senti…”

“Si, dimmi.”

“Secondo te, perché la gente disprezza tanto noi gay?”

“Stai parlando di tuo padre?”

“No” risposi io “dicevo così…in generale. Accidenti siamo nel 2013 ormai…”

“Beh…vedi… il fatto è che le persone sono sempre spaventate da quello che non riescono a capire e tendono sempre ad odiare quello di cui hanno paura.” e poi aggiunse “E’ un po’ quello che succede ad un bambino che ha paura del buio. All’inizio ne è confuso perché non capisce cosa sia o perché ne abbia paura e così la sua mente giustifica quella paura immaginando che ci sia qualcosa nel buio, mostri e quant’altro. Poi ad un certo punto il bambino odierà quella paura perché capisce che lo fa soffrire, ma a quel punto arriva la mamma che lo rassicura e gli dice che la paura del buio nasce dall’impossibilità di vedere nel buio e accendendo una lucina gli mostra che non c’è nulla di cui avere paura.”

“Se solo ci fosse qualcuno che accendesse la lucina anche ai grandi…” dissi io

“Abbi fede, angelo mio. Vedrai che col tempo le persone capiranno…” e mi bacia sulla fronte

“Dai Stefano, torniamo in albergo adesso. Si è fatto tardi e domani dobbiamo svegliarci presto.”

“Ok, andiamo.” Si erano fatte le 22:30.

Tornati in albergo ci cambiammo mettendoci il pigiama e ci addormentammo sereni e felici.

L’indomani mi svegliò Umberto. Lui era già pronto e io entrai subito in bagno per darmi una rinfrescata e poi mi vestì. L’aeroporto non era tanto distante dall’albergo ma era troppo lontano per andarci a piedi e così prima di uscire chiamammo al telefono un taxi che dopo aver pagato il conto della stanza trovammo puntuale davanti all’ingresso dell’albergo. Erano le 7:30 del mattino e il taxi ci lasciò all’aeroporto dieci minuti dopo. Entrammo, presentammo i biglietti e ci accomodammo nell’aereo. Sistemati i bagagli ci sedemmo e come nel volo dell’andata io ero dal lato del finestrino. Guardai l’aereo riempirsi cercando di vedere se arrivasse anche mio padre. Notando che ero attento alla gente che entrava Umberto mi disse

“Stai cercando tuo padre, vero?”

“Si…” dissi io “Spero che arrivi in tempo”

“Non ti preoccupare se tuo padre non dovesse prendere questo aereo. Lui tornerà a casa, non resterà qui.”

“Lo spero tanto.”

Quando scoccarono le 8:00 l’aereo iniziò le procedure del decollo. Alla fine mio padre non era venuto e così l’aereo partì senza di lui. Quella fu la prima vera volta che presi l’aereo dato che all’andata avevo dormito per tutto il viaggio. Fu emozionante ma avrei voluto che ci fosse stato anche mio padre. Un’ora dopo arrivammo all’aeroporto “Falcone-Borsellino” di Palermo e da li prendemmo la metropolitana che ci portò alla stazione centrale. Ero di nuovo a casa. Sembrava che fossi stato via un secolo. Tutto era uguale a prima che partissi ma al tempo stesso sembrava che tutto fosse completamente diverso…forse perché in realtà ero io ad essere cambiato.

“Ok, Umberto. Adesso vado a casa a parlare con mia madre. Ci vediamo nel pomeriggio se sei libero.”

“Aspetta, Stefano. Vengo con te. Non ti lascio fare questa cosa da solo.”

Una parte di me voleva fare questo passo da solo, probabilmente per dimostrare a me stesso che ero più maturo o forse perché più semplicemente sentivo che era una mia responsabilità, ma alla fine finì per accettare la richiesta di Umberto.

Arrivai a casa e suonai il citofono.

“Chi è?”

“Sono io, ma’. Sono tornato.”

“Ciao Ste, adesso ti apro.”

Saliti su, mia madre mi accolse con un abbraccio.

“Oh, Umberto ci sei anche tu?” disse mi madre sorpresa ma poi cambiando espressione “Stefano, dov’è tuo padre?”

“Ascolta ma’, dobbiamo parlare. Vieni, sediamoci.”

Mia madre non mi aveva mai visto così serio e subito cominciò a preoccuparsi. Ci sedemmo sul divano della sala da pranzo, Umberto invece si sedette in una della sedie del tavolo di fronte al divano. Le dissi che ero gay e cominciai a raccontarle tutto quello che era successo a Roma ma non le dissi della mia storia con Umberto. C’erano troppe novità tutte insieme e volli dare a mia madre modo e sopratutto il tempo per poterle assimilare.

“Temevo che tuo padre potesse reagire in quel modo ma pensavo che dopo tutti questi anni l’avesse superato.” disse mia madre con un filo di voce

Non riuscì a capire cosa intendesse dire ma in quel momento c’era solo una cosa che mi premeva.

“Ascolta ma’, forse dovrei darti un po’ di tempo, ma non ce la faccio proprio ad aspettare quindi te lo chiedo subito: Ora che sai che sono gay, è cambiato qualcosa in quello che provi per me? Insomma mi accetti per quello che sono?”

Mia madre mi cinse la faccia con le sue mani “Stefano, tu sei mio figlio. Io ti voglio bene per quello che sei e questo non cambierà mai. Ti piacciono gli uomini anziché le donne? Chi se ne importa. Quello che conta per me e che tu sia felice.”

L’emozione che provai fu talmente forte che mi fece versare lacrime di gioia.

“Grazie, mamma.” gli dissi singhiozzando e la abbracciai

“Sai ma’, dato che l’hai presa così bene vorrei dirti anche che…ma forse è un po’ presto per dirtelo…”

“Dirmi cosa?” chiese mia madre incuriosita ed io allora la guardai sorridendo

“Aspetta…” disse intuendo il significato del mio sorriso “Hai conosciuto qualcuno, vero?” E’ incredibile come le donne abbiamo un sesto senso per le questioni di cuore.

“Si, mamma.”

Mia madre fece i salti di gioia.

“E chi è?” chiese piena di curiosità

“Ecco mamma…mi prometti che sarai comprensiva?”

“Avanti dai, dimmelo. Sto morendo di curiosità” mi disse

“E’ Umberto, ma’. Io e lui stiamo insieme adesso.”

Mia madre rimase di sasso. Non si aspettava che mi fossi innamorato di un uomo di 52 anni.

Nella stanza era calato un silenzio che diventava sempre più imbarazzante ad ogni secondo che passava. Fu allora che intervenne Umberto:

“Signora Giovanna” nonostante Umberto conoscesse mia madre da un sacco di tempo, in quella circostanza usò il ‘lei’ “so che si aspettava che Stefano si fosse innamorato di un suo coetaneo. Ma voglio che lei sappia che amo suo figlio più della mia vita e che farei di tutto per renderlo felice.”

“Lo so che può sembrarti strano data la differenza di età, ma io lo amo ma’ e voglio stare con lui. Spero che tu possa capirmi.”

Mia madre restò in silenzio per un po’, poi si alzò in piedi, ci guardò e disse

“Capisco, figlio mio. Sai, anch’io da giovane sono stata innamorata di un uomo molto più grande di me, ma poi scoprì che non era una persona seria e lo lasciai. Tu invece hai trovato una persona d’oro, non ti avevo mai visto così felice figlio mio.”

Poi rivolgendosi ad Umberto “Umberto ami davvero mio figlio?”

“Si, Signora Giovanna.”

“Allora vi auguro ogni bene. Sii felice, figlio mio.”

Allora abbracciai mia madre pieno di felicità.

Finalmente mi ero liberato di quell’enorme peso.

“Sarebbe stato bello se anche papà mi avesse aperto le braccia come hai fatto tu, ma’.” dissi io con una vena di tristezza

“Dagli un po’ di tempo Ste, tuo padre ti vuole bene.”

“Non ne sarei così sicuro.” replicai

“Ste, tuo padre ti vuole bene e non devi mai dubitare di questo.” rimarcò mia madre

“Ma’, se avessi visto lo sguardo che aveva quando l’ha scoperto…si vedeva che mi odiava…”

“Io ti posso assicurare che non è così Ste” disse mia madre “E solo che…”

In quel momento mi ricordai di quello che mia madre aveva detto prima.

“Ascolta ma’, ma cosa volevi dire prima quando hai parlato di papà? Cos’è che avrebbe dovuto superare già da un po’?” gli chiesi io

Mia madre emise un sospiro. “Tuo padre mi ha fatto promettere di non dirlo a nessuno, ma credo che sia il caso che tu lo sappia.”

“Sapere cosa?”

“Il motivo per cui tuo padre ha reagito male al fatto che sei gay non riguarda te ma lui.” disse mia madre

“Non riesco a capire ma’…che vuoi dire?”

Allora mia madre cominciò a raccontarmi tutto. Molti anni fa, quando mio padre era uno studente aveva subito uno stupro dal suo professore di matematica. Mi disse che per lui fu uno shock terribile non solo per la violenza in sé ma per la persona da cui l’aveva subita. Mio padre infatti aveva instaurato un rapporto con il suo prof. di matematica quasi padre-figlio dato che lui non aveva un buon rapporto con mio nonno, suo padre. Se c’è una cosa peggiore di subire una violenza e quella di subirla da qualcuno di cui ci si fida. Mia madre mi disse che mio padre subì un vero e proprio crollo psicologico e che una volta aveva persino tentato il suicidio. Poi, un giorno si erano conosciuti e mia madre lo aveva aiutato a superare il trauma e come succede in questi casi, mia madre e mio padre cominciarono a frequentarsi e alla fine si fidanzarono. Rimasi incredulo. Avevo sempre visto mio padre come un uomo forte e sicuro che non aveva paura di nulla. Noi figli siamo convinti che i nostri padri siano una sorta di super-uomini ma non ci accorgiamo che in realtà sono persone come noi.

“Ma’…” dissi io “non avevo idea che papà avesse passato questo inferno…”

“Povero Giorgio” disse Umberto

“Adesso capisci, figlio mio? Tuo padre ti vuole bene…è solo che ancora non ha superato quello che gli è capitato anni fa.”

In quel momento rividi nella mia mente lo sguardo carico di odio che mio padre aveva quella sera quando mi sorprese con Umberto e capì che quella era solo una maschera, una reazione di auto-difesa a seguito del trauma che aveva subito e non un atteggiamento rivolto a me. Mi ritornò in mente la metafora dei bambini di Umberto sull’incomprensione e la paura e decisi dentro di me che non sarei rimasto con le mani in mano ma avrei fatto qualcosa per aiutare mio padre.

Ad un certo punto squillò il telefono

“Scusate, vado a rispondere” disse mia madre

“Potrebbe essere papà…” dissi io speranzoso

Mia madre andò nella stanza adiacente e prese il cordless.

“Pronto?….Giorgio…”

“Papà?” pensai io

Non riuscì a capire bene la conversazione. Tutto quello che riuscì a capire fu

“Dove sei?[…]Ah…e quando arrivi?[…]Come sarebbe a dire che non puoi tornare a casa per ora?[…]Tuo figlio vuole solo che tu lo accetti[…]Capisco come ti senti, ma Stefano è tuo figlio. Lo sai che crede che tu lo odi?[…]Questo io lo so…ma è a tuo figlio che devi dirlo![…]Ascolta Giorgio se non parli con tuo figlio rischi di perderlo e lo rimpiangerai per sempre.”

Mia madre tornò nella sala da pranzo.

“Era papà vero?” chiesi io

“Si” disse mia madre

“E ancora a Roma?” chiese Umberto

“No, ha preso il volo successivo al vostro. Per ora alloggia in un albergo.”

“Quale?” chiesi io deciso

“L’albergo di fronte la stazione” rispose mia madre

“D’accordo” dissi io e mi alzai

“Aspetta Ste” fece mia madre

“Cosa vuoi fare, Stefano?” mi chiese Umberto

“Vado da lui a parlargli” dissi io deciso

“Ascolta Ste, forse è meglio se per oggi lasci tuo padre tranquillo” mi disse mia madre

“Dagli un po’ di tempo” disse Umberto

“Mi spiace, ma non ce la faccio a stare qui con le mani in mano mentre mio padre sta male. Io…io lo devo aiutare!”

“Ma se ci vai adesso rischi di complicare le cose. Potresti ottenere l’effetto contrario.” disse Umberto

“Io invece penso che sia proprio questo il momento più giusto.” dissi io “Rifletteteci: mio padre ha sfogato tutta la sua rabbia evidentemente da parecchi anni repressa… e al telefono sembrava pentito, no? Secondo me lui vorrebbe tornare ma non ce la fa e pensa di non meritare alcun perdono. Io vado.”

“D’accordo Stefano, vengo con te.” mi disse Umberto

“No. Ci vado da solo. Scusa Umberto ma questa è una cosa che riguarda me e mio padre.” e uscì senza neanche aspettare una risposta.

Mi ci vollero appena cinque minuti per arrivare alla stazione da casa mia. Ecco l’hotel. Entro dentro e chiedo all’addetto alla reception di dirmi in che stanza alloggia mio padre. La 203? Bene, perfetto. Salgo su e busso alla porta. Mio padre mi apre e quando mi vede sbianca in viso.

“Stefano, che ci fai qui?”

“Sono venuto perché ti voglio bene, papà.” ed entrai dentro la stanza senza aspettare che me lo dicesse lui.

Mio padre chiuse la porta. “Ascolta Ste…mi dispiace tantissimo per quello che ti ho fatto e le cose terribili che ti ho detto. Ho fallito come padre.”

“No, ti sbagli papà. Tu mi sei sempre stato vicino. Mi hai aiutato tanto sopratutto quando ero piccolo. Sei sempre stato presente. Hai sbagliato, è vero. Ma tutti sbagliamo, siamo esseri umani.”

“No, figlio mio. Non ho giustificazioni. Un padre non dovrebbe mai rifiutare suo figlio ed io l’ho fatto nel modo più orribile. Come puoi ancora volermi bene?”

“La mamma mi ha detto tutto. So quello che ti è successo. Quel bastardo ti ha rovinato la vita…” e mi avvicinai a lui e gli misi una mano sulla spalla “ma io sono qui per aiutarti ad uscire da tutto questo papà.”

A quel punto mio padre si mise a piangere a dirotto. Non l’avevo mai visto piangere in vita mia ma guardandolo rividi me stesso, quella sera quando mio padre mi aveva scoperto con Umberto e capì che noi due eravamo più simili di quanto potessi immaginare. Lo abbracciai e lo feci sfogare sulla mia spalla.

“Va tutto bene papà. Buttalo fuori una volta per tutte.”

“Come ha potuto? Io mi fidavo di lui… Come ha potuto? Come ha potuto? Avevo solo 16 anni!” continuava a ripetere tra i singhiozzi del pianto.

In quel momento mi passarono davanti agli occhi gli ultimi anni della mia vita a partire dalle scuole medie. Rividi tutto con un occhio diverso. Le insistenze di mio padre, gli sguardi che cercavano di capire suo figlio, e tutto il resto e capì che mio padre stava lottando con se stesso ma il suo nemico era troppo forte per sconfiggerlo da solo. Quando ebbe finito di piangere mi guardò negli occhi

“Perdonami, figlio mio.”

“L’ho già fatto papà.” e ci abbracciammo forte. Finalmente avevo ritrovato mio padre.

Dietro mio padre c’era il letto. In quel momento mi venne un flash in testa e ripensai a quella prima notte a Roma, quando avevo succhiato l’uccello di mio padre. In un primo momento mi venne un po’ d’eccitazione ma poi fui subito assalito dal senso di colpa.

“Papà ascolta. Devo dirti una cosa.”

“Dimmi, Ste”

“Ho commesso uno sbaglio verso di te e per questo ti chiedo scusa.” e mi sedetti sul letto

“Che cosa è successo, Ste?” mi disse con estrema dolcezza sedendosi accanto a me.

“Ti ricordi la prima notte che eravamo a Roma? Ecco…io ero arrabbiato e pensavo che tu mi avessi messo in quella situazione apposta. Ero così eccitato che ho….ho…io ho….” e iniziai a piangere

“Dimmi pure, Ste. Ti prometto che non mi arrabbierò. In fondo è stata tutta colpa mia” disse mettendomi un braccio sulle spalle cingendomi a sé.

“Ti ho fatto una pompa.” e diventai rosso dalla vergogna “Non avrei dovuto permettermi di fare una cosa simile. Tu sei mio padre…io non ero in me papà, te lo giuro…ti prego perdonami”

“No Ste, non sentirti in colpa. Tu non hai niente di cui scusarti. Nessuno è fatto di legno, figlio mio. E’ solo colpa mia se ti sei trovato in quella situazione imbarazzante.” e mi baciò sulla fronte e poi scherzando mi disse “Però di la verità, ti è piaciuto avere questo bel maschione per una notte, eh?”

“Dai papà…ma che dici…” dissi io sorridendo super-rosso dall’imbarazzo

Ci guardammo e scoppiammo a ridere insieme

Quella reazione mi piacque molto. Era la migliore dimostrazione che mio padre avesse potuto darmi per dirmi che mi accettava senza riserve.

“Dai, adesso torniamo a casa. Tua madre ci aspetta.”

Ma c’era ancora una cosa di cui io e mio padre dovevamo parlare.

“Papà aspetta. Dobbiamo parlare di un’ultima cosa. Io ed Umberto stiamo insieme adesso.”

Mio padre mi guardò seriamente “Sai che lui è più grande di te e che questo implica delle responsabilità per il futuro?”

“Si papà, lo so. Ma io lo amo tanto.”

“Quindi è una cosa seria?”

“Si”

Dopo una breve pausa mio padre disse

“Bhè…Umberto è una brava persona.” e appoggiandomi una mano sulla spalla “Sono felice per te, figlio mio.”

“Grazie, papà.”

Aiutai mio padre e mettere le sue cose in valigia ed insieme tornammo a casa. Arrivati mia madre ci accolse visibilmente commossa e allora mio padre l’abbracciò “Perdonami Giovanna. Sono stato uno stupido. Ma d’ora in poi ti prometto che le cose saranno diverse” poi mio padre vide Umberto in fondo alla stanza e la sua espressione cambiò diventando molto seria.

“Umberto…” disse mio padre

“Giorgio…” gli rispose Umberto

Dopo essersi guardati negli occhi per un po’ mio padre tese la mano e Umberto glie la prese.

“Abbi cura di mio figlio, amico mio.” e si abbracciarono.

Ero felice. Finalmente tutto era risolto. Mio padre mi aveva accettato, la mia famiglia era tornata come prima, anzi meglio di prima perché d’ora in poi non ci sarebbero stati più segreti. I miei avevano accettato anche Umberto e quella sera cenammo tutti insieme per festeggiare. La mia nuova vita stava per cominciare. Finalmente ero libero di essere me stesso.


Spero che questa storia vi sia piaciuta. Nel caso aveste delle idee, spunti per altre storie potete contattarmi all’indirizzo stefano_339@yahoo.it o sulla mia pagina twitter.

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Orsi Italiani - Pillole di Woof
La redazione di Orsi Italiani è formata da amanti del genere bear, a cui piace raccontare il mondo gay degli orsi italiani.

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