Una festa molto speciale

Questa è una storia di pura invenzione. Ogni riferimento a fatti o persone realmente esistenti è puramente casuale.

Quando i miei genitori si sono separati la mia vita è cambiata molto. Avevo 16 anni e mi dispiaceva molto che tra di loro fosse finita ma ero abbastanza grande da capire che ciò che avesse spinto i miei a separarsi non aveva nulla a che fare con me e così non mi opposi e li lasciai liberi di fare ciò che volevano. Vidi mia madre lasciare la casa in cui avevamo vissuto tutti e tre ma a me non andava di andarmene e decisi di restare con mio padre. Stavo attraversando un cambiamento fondamentale della mia vita, e anche se facevo la parte del “ragazzo maturo” fu comunque difficile per me. Non sarei riuscito a sopportare la situazione ed in più dovermi adattare a vivere da un altra parte, la mia casa era quella e non volevo cambiarla. Béh… a dire la verità c’era anche un altro motivo per cui decisi di restare con mio padre. La mia segreta attrazione verso di lui.

Scoprì di essere gay al tempo delle scuole medie e che mi attraevano gli orsi e gli uomini maturi…e ovviamente gli orsi maturi. I miei non sapevano nulla del mio orientamento sessuale. Non avevo sentito il bisogno di dirlo, non so perché, probabilmente avevo solo paura di un loro rifiuto. Crescendo vidi mio padre trasformarsi nell’uomo che tutti vorrebbero sbattersi e da cui vorrebbero farsi sbattere ogni giorno. Non che prima non lo fosse ma con l’età è diventato molto più figo. Mio padre si chiama Gino, 51 anni, alto 1.85, un po’ brizzolato, corporatura massiccia, muscoloso ma non troppo poiché da giovane frequentava spesso la palestra ma gli impegni, l’età e l’inattività lo hanno farcito un po’, quel giusto che rende i suoi polpacci succosi e carnosi. Ha anche una bella pancia soda e pronunciata su cui mi avvinghierei come una scimmia in calore, senza capelli, con due bei baffoni stile daddy ed una valanga di pelo che parte dal torace e arriva fino alle gambe, una vera e propria foresta! Essendo solo noi due nella mia mente c’era un susseguirsi quasi ininterrotto di flash erotici di lui e ricordo che in quel periodo arrivavo a masturbarmi anche tre volte al giorno.

Non essendoci più mia madre eravamo io e mio padre a doverci occupare della casa. All’inizio era divertente cimentarsi nei lavori di casa, come ad esempio cucinare e pulire i piatti ma passata l’enfasi iniziale cominciavo a sentirli come un peso, una scocciatura. Dopo un po’ di tempo diventarono parte della mia routine quotidiana e li sentì un po’ più leggeri. Io e mio padre avevamo dei “turni” sulle pulizie di casa e dei piatti, per quanto riguarda cucinare, a pranzo io mi cucinavo la pasta perché mio padre mangiava quasi sempre fuori con i suoi colleghi. La cena invece la ordinavamo fuori e ce la facevamo portare a casa. Insomma si stava bene tra uomini…e come se si stava bene!

Dalla terza liceo in poi cominciai a marinare la scuola quando non mi andava o non c’era nessuno dei miei compagni di classe ma sopratutto quando mi sentivo gli ormoni alle stelle. In quest’ultimo caso me ne andavo a fare un giro per i cantieri della città dove poter ammirare dei bei omaccioni sudati al lavoro. Se ero fortunato potevo vederne qualcuno a torso nudo anche se faceva un po’ fresco. Un giorno decisi di andare a trovare mio padre al lavoro, il “Siciltronics” (nome fittizio) un grande negozio di elettronica a due piani con un parcheggio interno. Il piano terra era il negozio vero e proprio, al 1° piano c’erano un sacco di uffici e da uno scivolo accanto all’ingresso si arrivava nel piano interrato dove c’era il punto per il carico/scarico di merci. Mio padre è uno degli addetti per il carico e scarico di merci. Avevo compiuto 18 anni da pochi giorni, ma i festeggiamenti erano stati rimandati alla fine della scuola che sarebbe arrivata da lì a poco. Quel giorno non mi andava proprio di entrare a scuola e così, dato che avevo sempre avuto la curiosità di andare al “Siciltronics”, decisi di andarci. Arrivato sul posto, trovai mio padre davanti alla discesa che porta al piano interrato assieme ad un altro collega. Stavano fumando una sigaretta e mio padre da lontano mi riconobbe.

“Stefano? Che ci fai qui?” mi disse ridendo

“Ciao, papà. Oggi c’erano materie inutili e non mi andava di entrare.”

Io e mio padre avevamo una certa complicità sulle marinate perché anche lui, ai suoi tempi aveva avuto la sua “onorata carriera”. Ad un certo punto uscì un terzo uomo che li chiamò dentro. Quando lo vidi ne fui rapito all’istante. Barbuto, con i capelli rasati cortissimi, corporatura robusta e massiccia. Probabilmente andava ancora in palestra ma doveva essere una frequentazione saltuaria perché i suoi muscoli non erano marcati pesantemente come quei palestrati depilati buoni solo per il brodo, ma erano delineati al punto giusto. Dal rilievo dei jeans potevo vedere che aveva un bel paio di gambe robuste e solide e che dovevano essere pelosissime come lo erano le sue braccia. Dal collo della maglietta spuntava un bel ciuffo di pelli ricci brizzolati. Sprizzava sesso da tutti pori ed io stavo già cominciando a sbavare interiormente. Avete presente il porno attore Will Angell? Solo con una leggera pancetta in più. Non gli staccai gli occhi di dosso neanche per un secondo. Si chiamava Giovanni e aveva la stessa età di mio padre. Era un venerdì di inizio Maggio ma faceva un caldo soffocante. Vedendo che i suoi colleghi stavano parlando con un ragazzo, Giovanni si avvicino a noi per capire chi fossi.

“Vieni Giovanni” disse mio padre “ti presento mio figlio.”

“P-p-piacere, mi chiamo Stefano” dissi balbettando un po’ e gli diedi la mano

“Piacere mio, bel ragazzone. Chiamami Giova.”

La sua stretta di mano era veramente vigorosa e potente. Guardandolo nei suoi meravigliosi occhi castani potevo quasi percepire la sua potenza sessuale.

“Gino, hanno chiamato. Quella fornitura è quasi arrivata. Il Tir sarà qui a momenti. Andiamo”

“Ok , andiamo” rispose mio padre

A quanto pare in quella giornata c’era in programma l’arrivo di una fornitura di non so quali componenti elettronici e mio padre e i suoi colleghi dovevano scaricarli dal Tir e metterli nel magazzino e poi confermare l’avvenuta consegna tramite computer. Entrato nel magazzino trovai gli altri colleghi di mio padre che ci aspettavano. Dato che c’era molto caldo mio padre e gli altri si tolsero le magliette per stare più freschi. Posai il mio zaino e mi tolsi la maglietta anch’io e mi offrì di aiutarli anche se a dire la verità con tutti quei bei maschioni avrei voluto fare ben’altro. Arrivato il Tir cominciammo a prendere i vari scatoloni ed io mi offri di aiutare Giovanni, volevo stargli il più vicino possibile. Di tanto in tanto mi sorrideva ed io ricambiavo. Dopo circa un’ora non mi sentivo più le braccia, quegli scatoloni erano davvero pesanti ed io non ero muscoloso come loro. Mi sedetti su uno scatolone poggiato li molto prima per riposarmi e mi gustai tutta quella situazione. Mio padre, quel figo di Giovanni e tutti gli altri a torso nudo che spostavano gli scatoloni in magazzino. Quanta virilità mi passò davanti agli occhi quel giorno. Mi sentivo in paradiso. Diventai rosso più di un peperone e mi venne un’erezione che cercai di coprire come meglio potevo ma in quel momento non mi importava se qualcuno l’avesse scoperto. Erano tutti dei bonazzi ma i miei occhi erano solo per Giovanni. Ero pazzo di lui. Ad un certo punto qualcuno mi chiamò.

“Ste! Ste!” ma io ero su un altro pianeta allora mio padre si avvicinò e mi scosse

“Hmm? Come? Ah, si papà. Che c’è?”

“Ascolta, in ufficio c’è un problema. Potresti accompagnare Giovanni e aiutarlo?”

“Certo, vado subito.” e restando a torso nudo io e Giovanni ci avviammo verso gli uffici di sopra.

Non riuscivo a crederci! Io e Giovanni insieme da soli. Ero emozionatissimo ed eccitatissimo. La mia mente cominciò a vagare e immaginavo che Giovanni mi prendeva per la spalle e mi sbatteva al muro baciandomi con passione mentre entrambi ci esploravamo i corpi sudati. “Ma figurati se può succedere, quelli sono tutti maschi etero” pensai tra me.

Prendemmo l’ascensore per salire al 1° piano. Dentro quello spazio ristretto potevo sentire l’odore del sudore di Giovanni inebriarmi il cervello. Gli guardai le braccia muscolose e lui se ne accorse e mi sorrise.

“Hai proprio un fisico perfetto.” e gli tastai il braccio “come vorrei avercelo così anch’io.” Come ho già detto non sono un tipo massiccio ma non sono neanche filiforme. Diciamo che sto a metà tra queste due categorie.

“Bhè sai io vado in palestra qualche volta, ma questi…” disse facendo la mossa dei muscoli che fa il body builder “…me li sono fatti a forza di sollevare scatoloni. La scuola sta per finire, no? Se vuoi quando la scuola sarà finita possiamo andare qualche pomeriggio in palestra così facciamo qualche esercizio in coppia…”

“Se sapessi quali esercizi vorrei fare con te” pensai tra me

“D’accordo, ci sto. Non vedo l’ora di farmi i muscoli, cosi’ magari tromberò anch’io.” gli risposi

“Vuoi dirmi che sei ancora vergine?” mi rispose sorpreso

“E ti sorprendi? Secondo te con un fisico del genere, a chi posso piacere? Non è abbastanza da uomo, secondo me”

Giovanni stava per rispondermi ma il suono dell’ascensore e l’apertura delle porte lo interruppe.

“Siamo arrivati. Da che parte?” chiesi io

“Di qua” mi rispose Giovanni ed io lo seguì

Arrivati in ufficio trovammo un’altro collega.

“Ah, Giovanni. Vieni, il computer fa di nuovo i capricci. Non riesce ad avviarsi. Ci pensi tu?”

“Ok, vai. Ci penso io.”

“Grazie” e quel collega se ne andò

Non è che Giovanni fosse un esperto di computer ma era quello che ne capiva di più li dentro. Quella volta però non riusciva a risolvere la situazione e così lo aiutai io. Giovanni mi cedette il posto. Il sistema operativo non si avviava per colpa di un file che causava conflitto e così io gli feci vedere come risolvere il problema. Lo avviai in modalità provvisoria, cancellai il file incriminato e riavviai. Problema risolto. Il computer funzionava di nuovo correttamente.

“Forse il file era infettato” gli dissi io

“Può darsi.” rispose lui “Grazie per l’aiuto” e mi sorrise di nuovo.

Feci sedere Giovanni e lui cominciò a registrare la consegna effettuata. Io mi misi a guardare fuori dalla finestra mio padre e gli altri che prendevano gli ultimi scatoloni. Nella distrazione non mi accorsi che Giovanni aveva finito e si era alzato. Quando mi girai stava avanzando verso la porta. Ok pensai, ha finito e ora possiamo tornare dagli altri e lo seguì ma arrivato davanti alla porta vidi che Giovanni la stava chiudendo a chiave. Aspetta un momento…sta succedendo sul serio o sto solo sognando? Mi diedi un pizzicotto sulla guancia. No, e tutto vero!

“Giova, ma che fai? Dobbiamo tornare. Gli altri…ci aspettano”

“Tu non vai da nessuna parte.” mi disse con una voce così sexy da farti bagnare all’istante

Giovanni avanzò verso di me e mi abbracciò. A contatto con il suo torace sentì di nuovo l’odore del suo sudore di maschio e questo mi mandò in orbita. Cominciò a baciarmi sul collo e mentre le sue mani mi accarezzavano le spalle e la schiena e mi sussurrò all’orecchio

“Lo so che mi desideri. Ho notato come mi mangiavi con gli occhi poco fa. Non vuoi divertirti un po’ con lo zio Giova?”

Mi ero letteralmente sciolto. Ero in suo potere ed ansimavo solo a sentire la sua voce calda e maschia e per il solletico che mi faceva al collo la sua barba.

“Ho qualcosa per te, bel ragazzone.” e mi portò la mano sul suo pacco.

Rimasi incredulo. Non avrei mai pensato che un uomo potesse avere un uccello così grande.

“E’ bellissimo. Sei un uomo molto dotato.” dissi io pieno di desiderio

“Dai, succhiamelo.”

No me lo feci dire due volte. Mi abbassai, gli slacciai i pantaloni e glie li calai alle caviglie assieme alle sue mutande. Il cazzo di Giovanni era davanti a me, duro come la roccia con una cappella rosa e tonda semicoperta dal prepuzio. Saranno stati 23cm di orgoglio maschile per circa 11cm di circonferenza. Cominciai a dubitare di poterlo prendere tutto in bocca ma ci provai ugualmente. Ne riuscì a prendere poco più di metà. Lo stantuffai per bene. Il suo odore mi inebriava mentre lui mi faceva i complimenti per il mio servizietto. Il suono della sua voce calda mi arrapava da matti e mi spronava a dare sempre di più.

“Ah…si…bravo. Bravo, sei fantastico. Mmm…come sei bravo, chissà quante altre volte l’hai fatto…”

 “Questa è la mia prima volta.” gli dissi io

“La prima volta?! Sei proprio nato col cazzo in bocca! Succhialo tutto, dai….”

Cominciai a leccargli ogni millimetro della sua cappella e mi fermai sul frenulo che cominciai a stimolare con la punta della lingua e poi andavo al buco dell’uretra. 

“Mmm…Mi fai impazzire! Sei proprio un vero maiale. Dai, succhiami le palle adesso.”

Le sue palle erano poco pelose ma belle grosse! Glie le leccai di gusto e poi me le misi in bocca e le succhiai quasi a volermi prendere un po’ di succo di quell’uomo fantastico.

Stavo andando alla grande ed era la mia prima volta. E’ proprio vero, la natura è autodidatta. Ad un certo punto mi fece alzare e ci baciammo appassionatamente. Le sue mani mi cingevano il viso poi scendevano verso le spalle, i fianchi fino a prendermi il pacco il mano.

“Adesso tocca a me.” mi disse

Giovanni si chinò, mi slaccio i pantaloni e me li calò alle caviglie. Attraverso le mutande si vedeva perfettamente che il mio uccello era in tiro.

“Mmm…Si…adesso ci pensa lo zio Giova a te!” disse mentre me lo toccava e strizzava

Mi calò le mutande e di colpo il mio cazzo sparì nelle sue fauci. Cominciò a farmi un pompino con “P” maiuscola. La sua lingua sembrava l’elica di un ventilatore. Si muoveva velocemente e con incisività. Era straordinario, ci sapeva davvero fare. Dal vigore che aveva si capiva che voleva farmi godere per bene ed io non chiedevo altro. Ogni tanto rallentava il ritmo per allontanare l’orgasmo e quando raggiungeva il massimo della lentezza se lo metteva tutto in bocca e faceva il vuoto. Poi dopo un po’ riprendeva a tutta forza. Mentre me lo succhiava mi stimolava i capezzoli roteandoli con le dita.

“Oh si….siii….zio Giova…siii…siii….non ti fermare…continua…siii….siiii” stavo vivendo l’esperienza più bella di tutta la mia vita.

Giovanni passò a leccarmi anche le palle. Sentire la sua lingua passare sul mio scroto mi dava sensazioni straordinarie. Giovanni arrivò a leccarmi anche il perineo. In quella zona sono molto sensibile perché di tanto in tanto sentivo delle scosse di piacere che mi arrivavano dritte al cervello.

“Lo sapevo che eri una vera macchina del sesso, zio Giova.”

“E questo non è niente. Il bello deve ancora venire.”

Giovanni si alzò e mi giro di spalle premendomi contro di lui mi faceva strusciare il suo cazzo nel solco delle mie natiche facendomi capire quali fossero le sue intenzioni. Li fui colto dalla paura. Una parte di me voleva sentirlo tutto dentro, voleva essere posseduto per tutto il giorno da quel toro di uomo, ma io ero vergine e il suo cazzo era veramente enorme. Avevo paura che mi facesse male.

“Ascolta Giovanni” gli dissi “ti voglio più di qualsiasi altra cosa, ma io sono vergine e tu hai un cazzo che sembra un missile. Mi farà malissimo, ho paura. Non so se ce la faccio…” ero visibilmente impaurito ma lui sapeva come calmarmi.

“Non ti preoccupare” mi sussurrò all’orecchio “lascia fare tutto a me. Vedrai che lo zio Giova ti darà tanto piacere. All’inizio farà un po’ male, ma passerà. Sei il mio ragazzone e voglio che tu sia mio fino in fondo.”

Nonostante fossi impaurito, la sua voce calda e maschia mi rilassò completamente e aumentò il mio desiderio che io pensavo fosse già al massimo. Ci levammo le scarpe e ci togliemmo i pantaloni per avere più libertà di movimento. Giovanni si abbassò mi allargò le natiche con le mani e cominciò a leccarmi il buco. Ero in estasi, non credevo che si potesse godere fino a quel punto. Sentivo la sua lingua insinuarsi dentro il mio culo. Alternava leccate esterne con vere e proprie penetrazioni con la lingua. Ero completamente andato, sentivo un piacere immenso che partiva da li e mi arrivava dritto al cervello. Più mi arrapavo e più il mio ano si rilassava e si allargava, potevo sentirlo.

“Che bel culo che hai, ragazzone!” e riprese a leccare

“Sei fantastico” riuscì a dire tra tante frasi sconnesse per la troppa eccitazione

Giovanni cominciò a penetrarmi con un dito. Le sue mani erano veramente robuste, un suo dito equivaleva a due delle mie. Ebbi un sussulto iniziale ma poi mi lasciai andare. Mi sentivo suo completamente e ancora non aveva neanche cominciato a fottermi! Da una le dita diventarono due, poi tre e poi quattro. Sentivo il mio culo allargarsi sempre di più.

“Ok, adesso sei pronto.” mi disse “Vieni, ora succhiami un po’ il cazzo, così me lo lubrifichi.”

Mi avventai su quell’enorme arnese e cominciai a pompare come un assatanato. Glielo riempì di saliva, ne misi quanta più potevo per facilitare il più possibile il suo ingresso dentro il mio culo vergine.

“Ok, girati adesso. Voglio il mio ragazzone tutto per me!”

Mi girai verso il muro inarcando la schiena e lui cominciò ad entrare. La cappella entrò con facilità ma c’erano ancora parecchi centimetri da accogliere.

“Bene, adesso devi spingere in fuori come se stessi andando in bagno così posso entrare.” disse Giovanni

Feci come mi disse lui e lo sentì entrare. Il dolore era forte ma sopportabile, pensavo peggio. Ma sembrava che Giovanni non potesse più aspettare e arrivato a metà diede un colpo di reni ed entrò con foga. Il dolore fu lancinante e mi fece urlare ma Giovanni mi tappò subito la bocca per impedire che qualcuno potesse sentire.

“Shhh….Shhhh…tranquillo…tranquillo” mi diceva “tra un po’ il dolore passerà. Mmm…come si sta bene qui… hai un culo fantastico anche dentro.” e riprese a baciarmi il collo per calmarmi. La sua voce maschia era veramente ipnotica e nonostante in quel momento avessi voluto dirgli “Ma che cazzo fai? Mi hai fatto male!” mi sciolsi di nuovo.

Il dolore passò abbastanza in fretta. Sentivo il cazzo di Giovanni dentro di me, mi sentivo pieno. Era una sensazione bellissima. All’inizio me ne rimasi immobile, poi cominciai a muovere il bacino verso di lui. Volevo che lui mi trombasse subito e lui non si fece attendere.

“Fottimi, zio Giova. Fottimi, non resisto più.” gli dissi

“Certo ragazzone. Adesso ti sfondo il culo!”

Mi avvinghiò da dietro con la forza di un toro e cominciò la trombata con colpi secchi e decisi. Mentre mi sbatteva mi accarezzava il petto, la pancia e poi giù il cazzo che cominciava a segare lentamente. Nel frattempo continuava a baciarmi il collo solleticandomelo con la sua barba e mi diceva frasi erotiche che mi facevano arrapare come una bestia.   

“Ti piace il cazzo dello zio Giova, eh? Prendilo tutto”

“Si, mi piace. Sbattimi a non finire”

“Ti aprirò come una quaglia!”

Volevo che quel momento non finisse mai. Sentivo il cazzo di Giovanni che mi scavava dentro. Ogni penetrazione era accompagnata da una sensazione di piacere e calore fino a quando ad un certo punto mi sentì tutto ad un tratto più eccitato. Era come se avessi sborrato ma quella sensazione era molto diversa. Mi pervase tutto il corpo e sopratutto non durò qualche secondo ma molto di più. Direi circa 2 o 3 minuti. Mi guardai il cazzo ma non avevo sborrato. In quello stesso momento sentì che il cazzo di Giovanni entrava molto più facilmente di prima.

“Ah…ma che succede zio Giova?” dissi io in preda al delirio

“Ti è piaciuto, ragazzone? Ti ho stimolato la prostata. Si chiama orgasmo anale.”   

Avevo sentito parlare molto su internet dell’orgasmo anale ma pensavo che fossero tutte cavolate, invece Giovanni mi dimostrò il contrario. Non avevo mai goduto in questo modo, prima d’ora. Mi sentivo cambiato, come se una parte di me di cui non ero conscio si fosse appena svegliata. Giovanni si sfilò e dopo aver sgombrato la parte destra della scrivania del computer, mi fece mettere disteso supino, mi prese le gambe e se le mise sulle spalle e continuò a fottermi in questa posizione. Ora potevamo guardaci mentre trombavamo. Le sue espressioni di goduria e i suoi sorrisi mi arrapavano molto.

“Ti piace guardare lo zio Giova mentre di fotte?”

“Si….” dissi io in preda al delirio dei sensi “zio Giova tu non sei un uomo, sei un toro! Fottimi…fottimi!”

Questa frase lo galvanizzò parecchio perché d’improvviso Giovanni cominciò ad aumentare la velocità della trombata. La mia eccitazione continuava a crescere sempre di più e sentivo di nuovo quella sensazione di calore. Giovanni mi aveva provocato un altro orgasmo anale.

“Oh, si…zio Giova…si…continua…non ti fermare….siiiii…che bello…siiiiiiiii”

Il fiato di Giovanni si accorciava. Stava per venire.

“Si…siii…sborrami dentro, zio Giova.”

“Adesso ti inondo. Sii, ti farcisco….siiii…siii…eccolo….eccolo…ECCOLO… VENGO!!! Whaaaaww…woff…woff”

Con un verso da orso mi sborro nel culo. Sentì il calore del suo seme dentro di me. Nonostante fosse venuto il suo cazzo era ancora duro e continuò a spingere per un po’. E indovinate cosa successe…esatto. Cominciai a sborrare anch’io e senza toccarmi! Feci una sborrata così intensa che senza dubbio conquistò il primo posto nella mia classifica personale di sborrate. Avevo la pancia e il petto pieni di sperma.

Dopo un po’ Giovanni si sfilò, mise una mano sotto il mio culo e prese tutto il bianco nettare che aveva eruttato e me lo offrì.

“Tieni assaggialo” ed io me lo presi tutto. Era denso, bianchissimo, e il suo odore è molto intenso. Era buonissimo, con un gusto leggermente salato. Senza dubbio il sapore migliore che avessi mai gustato. 

Dopo avermi dato il suo seme, Giovanni mi passo una mano su petto e pancia per raccogliere il mio sperma e se lo portò alla bocca e mi fece un sorriso da maiale.

“Mmm…buono.” e poi dopo averlo preso tutto “La prossima volta lo voglio dritto in faccia!” e mi strinse le palle.

“Grazie” gli dissi io “E’ stato fantastico. Tu sei stato fantastico, zio Giova.”

“Tu non mi scappi più. D’ora in poi sarai il mio ragazzone speciale. Sono contento di averti sverginato io.”

“Io non vado da nessuna parte. Sarò tuo per sempre, zio Giova.” e mi gettai fra le sue braccia.

Ci baciammo di nuovo mentre le nostre mani esploravano i nostri corpi sudati. Proprio l’immagine che avevo visto nella mia mente prima che prendessimo l’ascensore. Giovanni mi strinse nelle sue forti braccia e mi coccolò dolcemente baciandomi di nuovo sul collo e solleticandomi con la sua barba. Gli piaceva davvero molto farlo.

Ci rimettemmo i pantaloni e dopo aver di nuovo limonato con passione Giovanni aprì la porta e ci avviammo verso il magazzino. La trombata era durata 2 ore ma per me durò un eternità e al tempo stesso un soffio.

“Tuo padre lo sa che sei gay?” mi chiese Giovanni

“Veramente no” dissi io

“Ascolta, io lo conosco bene. Siamo andati a scuola insieme. E’ un tipo aperto. Puoi dirglielo senza paura, lui ti accetterà.”

Forse in quel momento ero ancora sotto l’effetto della mia eccitazione ma fu un bene perché in quella condizione vidi le cose sotto la prospettiva giusta. Riflettendo sulla situazione e sulle parole di Giovanni capì quello che avrei dovuto fare.

“Credo tu abbia ragione. In fondo non c’è nulla di male ad essere gay” gli dissi “oggi sono stato bene con te Giovanni. Continuare a nascondere quello che sono non avrebbe senso. Ho deciso, glie lo dirò stasera stessa.”

Tornati giù in magazzino notai che mio padre e gli altri avevo finito di sistemare gli ultimi scatoloni.

“Che fine avete fatto voi due?” disse mio padre

“Scusaci Gino, ma il computer dell’ufficio non si voleva avviare. Ci ha fatto penare. Ma grazie a tuo figlio, il problema è risolto.”

“Qui abbiamo finito” disse mio padre “tra un po’ c’è la pausa pranzo. Stefano tu ti unisci a noi per pranzo?”

“Certo, ho una fame da lupi!”

Ci rimettemmo tutti le magliette e andammo in un bar li vicino. Ordinammo tutti un pezzo a testa. Alcuni presero una mattonella, altri un rollò. Io mi presi un calzone fritto e anche Giovanni ne prese uno. Avevamo consumato molte energie prima e dovevamo reintegrarle. Dopo mangiato tornammo al “Siciltronics” e dissi a mio padre che sarei tornato a casa per studiare.

“D’accordo. Ci vediamo a casa. A più tardi allora. Ciao, Ste!”

“Ciao pa!” presi il mio zaino e mi avviai verso casa

Arrivato a casa telefonai ad un mio compagno di classe per sapere cosa avessero fatto quel giorno. Qualunque cosa avessero fatto niente avrebbe battuto la giornata che avevo passato con quel toro di Giovanni, ma dovevo sapere se avevano lasciato dei compiti per casa.

Come pensavo, non era entrato quasi nessuno e così non si era fatto nulla di nuovo. Meglio così. Avevo molti compiti da fare quel giorno ma stranamente li feci senza troppi preamboli. Nella mia mente c’era ancora Giovanni e fu proprio questo ad alleggerirmi i compiti. Mi sentivo leggero e sereno come mai prima. In quel momento avrei anche potuto fare le pulizie di tutto l’anno in un solo giorno col sorriso sulle labbra. Finito di fare tutti i compiti guardai l’orologio. Erano le 15:45. Accesi il computer e mi misi a navigare e….chissà come mai finì su pornhub. Ripensai a Giovanni e cominciai a guardarmi qualche video porno. Mi strinsi il pacco e sentì la mia erezione farsi strada. Mi calai i pantaloni e rimasi con le mutande che avevo abbassato davanti per liberare la mia proboscide. Cominciai a masturbarmi piano guardando i miei omaccioni preferiti sostituendoli nella mia mente con Giovanni. Mi sentivo arrapato come una bestia nonostante avessi sborrato qualche ora prima. Ad un certo punto sentì la porta di casa aprirsi e poi chiudersi. Era mio padre, era tornato in anticipo. Cazzo! Mi rimisi i pantaloni in fretta e furia e chiusi il sito porno.

“Ciao Ste. Sono tornato. Ma dove sei?”

“Sono qui, pa.” e uscì dalla mia stanza “Sei tornato prima oggi. Come mai?”

“Giovanni si è offerto di sostituirmi. Ha detto che mi dovevi parlare.”

Giovanni mi aveva passato una palla che non potevo non ricevere.

“In effetti si papà. Ti devo dire una cosa importante. Vieni sediamoci.” e ci sedemmo sul tavolo della cucina.

“Ascolta pa…io sono omosessuale. Mi piacciono gli uomini.”

“Tutto qui? Era questo che mi volevi dire? Guarda che io lo sapevo già…”

Rimasi stupito. “C-come? Lo sapevi già? E da cosa l’hai capito?”

“Bèh, non hai mai parlato di ragazze in vita tua e ogni volta che in televisione parlavano degli omosessuali tu li difendevi sempre. Io sono tuo padre e ti conosco più di chiunque altro ma in questo caso non sono serviti i superpoteri di padre per capire che sei gay, tu sei un libro aperto.”

“Ah…ok. Senti papà posso farti una domanda?” gli dissi timidamente

“Certo, dimmi”

“Quando hai scoperto che sono gay tu… si, insomma tu… tu… ecco… ci sei… rimasto male?”

Mio padre sospirò

“Figlio mio, sarei un’ipocrita se ti dicessi che non mi ha fatto né caldo né freddo. All’inizio non riuscivo a capire ed ero amareggiato e frustrato. Ma poi, passando il tempo ho capito che per me la cosa più importante era che tu fossi felice. Io ti vorrò sempre bene Stefano, non importa ciò che ti piace.”

Quella risposta mi scaldò il cuore e senza che me accorgessi una lacrima mi scese dall’occhio destro. Mio padre me l’asciugò con il pollice.

“Grazie papà. Anch’io ti voglio bene.” e ci abbracciammo

“Sai, di recente anch’io ho avuto esperienze omosessuali nella mia vita e questo mi ha aiutato a capirti meglio.” mi disse mio padre

“Davvero?” dissi io

“Si. Da quando io e tua madre ci siamo separati, con alcuni colleghi di ufficio. All’inizio era un gioco, ma poi ci abbiamo preso gusto e devo dire mi sono sorpreso di me stesso.”

Pensare mio padre che fa sesso con uno di quei figoni dei suoi colleghi mi stuzzicava da matti.  

“E come è stato per te? Cioè…voglio dire… per uno che nasce gay come me è normale diciamo. Ma per te che sei stato etero fino ad ora come è stato?”

“Bèh è difficile da spiegare. E’ un po’ come quando mangi la stessa cosa per un sacco di tempo e la voglia di mangiare quella cosa scema. Poi senti il profumo di un’altra pietanza, la assaggi e scopri che ti piace come o più di quella che mangiavi prima.” e poi di botto mi disse “Tu piuttosto dimmi….ti ha fottuto per bene Giovanni oggi, eh?”

Mi bloccai e diventai rosso.

“M-m-ma come lo sai? Te la detto Giovanni?”

“Ma figurati. Ce l’avevate scritto in faccia quando siete tornati! Ste, io sono più vecchio di te e so quando qualcuno ha appena fatto sesso. Dai su, dimmi com’è andata. Voglio sapere tutto sulla prima esperienza sessuale di mio figlio.”

“E’ stato fantastico pa.” e cominciai a raccontargli tutto. Fu bellissimo poter parlare con mio padre della mia prima esperienza sessuale gay con quella naturalezza. Dovrebbe essere così in ogni famiglia.

“Sai, oggi ho scoperto una cosa incredibile, pa.” gli dissi “L’orgasmo anale esiste davvero!”

“Come? L’orgasmo anale? E che cos’è?”

E allora gli spiegai che quando viene stimolata la prostata in un rapporto sessuale si può provocare un orgasmo che non dura qualche secondo come quello normale ma molto di più, un paio di minuti. Gli dissi anche cosa si prova ad avere un orgasmo anale.

“Wow, spero di provarlo anch’io un giorno” mi disse mio padre

“Te lo auguro pa”

Guardai l’orologio e vidi che parlando e scherzando si era fatta ora di cena. Mio padre prese il telefono e ordinò due pizze. Cenammo e poi dopo un po’ di Tv serale ce ne andammo a letto.

I giorni seguenti trascorsero abbastanza in fretta e purtroppo non ebbi occasione di andare a trovare il mio  Giovanni. Essendo l’ultimo periodo di scuola dovevo studiare per risistemare le media di alcune materie… diciamo parecchie va e non potevo marinare la scuola per non fare salire di troppo le assenze e per non fare la figura di quello che se ne frega. Insomma ero molto impegnato in quel periodo. Una volta provai ad andare al Siciltronics nel pomeriggio ma era Giovanni ad essere impegnato. Gli dissi che era tempo di scrutini e gli promisi che dopo la scuola sarei stato tutto suo.

Finita la scuola tirai un sospiro di sollievo. Ero stato promosso senza debiti. Finalmente potevo godermi le vacanze e… Giovanni ovviamente.  

L’ultimo giorno di scuola per me era un giorno doppiamente felice perché oltre ad essere l’inizio delle tanto agognate vacanze estive potevo finalmente festeggiare il mio compleanno e l’entrata nel mondo dei maggiorenni.

Io e mio padre ne parlammo quella mattina a colazione

“Ste. È da qualche giorno che sei maggiorenne, e lo sai quanto avrei voluto farti una festa. Te la meriti, 18 anni vengono una volta nella vita, ma con tutto il lavoro in azienda non riesco proprio a organizzarti niente, mi dispiace tantissimo…”

“Tranquillo pa, lo so che tu devi lavorare, non ti preoccupare. E poi lo sai che a me non piacciono le feste”

“Forse non hai trovato la festa giusta per te” e mi fece un sorriso malizioso

Finito di fare colazione mio padre uscì. Avrei tanto voluto andare a trovare Giovanni ma oggi era il mio turno di pulizie. Pazienza. Trascorsi la giornata a fare le pulizie di casa e dopo aver finito me ne tornai a letto e accesi la tv. Il primo giorno di libertà dopo la prigione scolastica lo passai in panciolle, nel massimo relax. La giornata passò in fretta tra Tv e pisolini si erano fatte le 17:30 circa. A quell’ora mio padre doveva essere già tornato e mi chiesi cosa fosse successo ma proprio in quel momento squillò il telefono.

“Pronto? Ah…papà sei tu. Dimmi”

“Ascolta Ste. Abbiamo ricevuto una chiamata. Oggi c’era una consegna ma il Tir che doveva scaricare è in ritardo per colpa degli ingorghi in autostrada. Ci hanno detto di restare finché non arriva quindi non mi aspettare per cena, verrò tardi.”

“Ok, pa. Ci vediamo in serata. Ciao”

“Ciao Ste”

Essendo solo in casa ordinai una pizza per cena. Dopo aver mangiato mi misi davanti al pc e navigai…un po’ dovunque. Dopo un po’ squillò di nuovo il telefono.

“Pronto?”

“Ste, ciao sono io”

“Ciao, pa. Allora è arrivato il Tir?”

“Si abbiamo già scaricato tutto ma c’è un problema.”

“Quale?”

“Ascolta il pc dell’ufficio 4 fa di nuovo i capricci. Non si avvia. Giovanni non riesce a sistemarlo. Non è che potresti pensarci tu?”

“D’accordo, va bene.”

“Perfetto, allora vengo a prenderti. Fatti trovare pronto, ok?”

“Va bene a dopo”

Mi vestì in fretta e dopo alcuni minuti mio padre mi fece uno squillo sul cellulare. Era il segnale che era sotto casa. Scesi e lui era davanti la porta. Salimmo in macchina e ci avviammo al Siciltronics.

“Certo che sto computer è un vero rottame. Dovreste cambiarlo.” gli dissi

“Dovresti dirlo a quelli in alto. Sono loro che dovrebbero uscire i soldi per i computer e tutto il resto degli uffici.”

Arrivati sul posto io e mio padre salimmo con l’ascensore al 1° piano e ci avviammo verso l’ufficio 4 ma stranamente la luce era spenta. Forse non c’era nessuno a parte me e mio padre ma quando entrai dentro….

“SORPRESA!!!!!” dissero in coro i colleghi di mio padre

Erano tutti nudi! Avevano sgombrato la stanza e al centro c’era un tavolo dove normalmente si mette una torta ma in quel caso il dolce ero io.

Rimasi incantato, senza parole. Un po’ per la sorpresa e un po’ per i meravigliosi uomini che avevo davanti. Tra di loro c’era anche Giovanni.

“Ragazzone, stasera ti faremo tutti la festa perciò preparati.” e tutti scoppiarono in una risata fragorosa

Ero senza parole

“Ma aspettate…” dissi io “sicuro che non avrete problemi per questo?”

“Tranquillo Ste” disse mio padre “Ci siamo solo noi qui. Chi vuoi che lo sappia?”

“Allora cominciamo questa festa” dissi io togliendomi freneticamente tutti i vestiti di dosso e andando verso Giovanni e prendendo con foga il suo cazzone in bocca.

“Bravo figliolo” mi disse uno degli altri colleghi “succhiaglielo per bene ma ricordati che ci siamo anche noi. Hai parecchi uomini da soddisfare stanotte!”

Nel frattempo mio padre si spogliò e disse “Il primo voglio essere io, Ste. Voglio vedere quanto sei bravo col pisellone di papà.”

A sentire quelle parole persi completamente il controllo. Mi staccai da Giovanni e andai verso mio padre.

“Quindi vuoi vedere quanto sono bravo, eh papà?”

“Si, fammi vedere”

Allora mi abbassai e cominciai a succhiargli il cazzo. Avevo desiderato non so più quante volte di farlo e adesso il mio sogno si stava avverando.

“Mmm…bravo Ste. Ti piace proprio il pisellone di papà….”

“Era tanto che volevo farlo. Non hai idea di quante seghe mi sia fatto pensandoti…”

“E bravo mio figlio!” disse mio padre soddisfatto

Succhiai il cazzo di mio padre con una foga incredibile, non riuscì a controllarmi e mio padre sul punto di sborrare mi fermò.

“Wow Ste, sei proprio affamato stasera.” disse mio padre col fiatone

“Sono 5 anni che ho fame di te, pa. Grazie che mi hai fermato perché solo un pompino non mi basta voglio che tu me lo metta in culo.”

“Hei, guarda che ci siamo anche noi, qui” disse uno dei colleghi

“Veni qui ragazzone. Fai vedere a questi come sei bravo” disse Giovanni

Andai dagli altri colleghi e feci una pompa a ciascuno di loro ma non fino in fondo, giusto un assaggio. Me li passai tutti, uno alla volta. Quella sera sentì un sacco di sapori di cazzo diversi, sembrava un buffet e tutti mi facevano i complimenti per le mie perfomance.

“Minchia! Gino, tuo figlio è meglio di una troia!” diceva uno  

“Mmm…siii…siii…mmm….ma sei nato con cazzo in bocca tu?” mi diceva un’altro

“Ah…siiii…ah…ah….si…AHHHHHH!!!” un’altro non riuscì a trattenersi e sborrò subito o forse io lo feci eccitare troppo, non so.

“Scusa, forse ti ho fatto venire troppo presto” gli dissi io

“Non ti preoccupare, ho i coglioni ancora pieni. La prima volta sborro sempre subito” mi rispose

“E’ vero” disse Giovanni “Salvo è capace di sborrare anche 4 volte di fila. Tranquillo, ne hai di latte da bere da lui!”

Continuai con le pompe alternate e quando vidi che mentre io mi occupavo di uno gli altri cominciavano a masturbarsi capì che era il momento di fare sul serio. Mi misi sopra il tavolino, mi distesi e mi afferrai le caviglie tirandole su.

“Allora, chi vuole essere il primo?” dissi io con tono arrapato

“Vengo io” disse mio padre

“No” gli dissi io “Pà, voglio che tu sia la mia ciliegina sulla torta. Voglio riservarti per ultimo così mi ricorderò di questa serata per almeno 10 anni”

“Allora vengo io” disse Salvo,  quello che aveva sborrato prima

Nonostante avesse appena sborrato, il suo cazzo non accennò minimamente ad ammosciarsi, restò duro come il marmo. Cominciò a fottermi come un assatanato, quasi come se non avesse fatto sesso da parecchio, e magari era anche vero. 

“Ti apro in due adesso” la trombata non durò molto perché, come lui mi aveva detto poco prima durante le prime volte si eccitava troppo e finiva col venire subito. Mi sborrò in culo un mare di sborra calda. Dopo Salvo toccò anche agli altri. Gli altri colleghi si fecero onore. Tutti bei maschioni maturi con tanta esperienza e con un cazzo da favola che sapevano usare alla grande. Mentre gli altri mi facevano vedere il paradiso, mio padre e Giovanni a turno mi davano i loro cazzi in bocca. Un cazzo in bocca e uno in culo. Cosa si può chiedere di più dalla vita?

Dopo essermi fatto trombare da tutti gli altri colleghi di mio padre il mio culo sembrava un vulcano che eruttava sperma a non finire ma io non ero ancora sazio. Fu di nuovo il turno di Salvo che tornò alla carica e mi cominciò a sbattere con foga sempre più crescente. Stavolta la trombata durò molto di più di prima essendo molto meno sensibile. Salvo era davvero un toro. Mentre mi sbatteva mi lanciava occhiolini e sguardi carichi di desiderio che mi infuocavano e non solo letteralmente. Senti’ ancora una volta quella sensazione di calore e di eccitazione. Salvo mi aveva provocato un orgasmo anale.

“Ah…ahhh…ahhhh….siiiii….siiiii……ahhhhh…ma allora lo sai fare anche tu. L’altra volta Giova mi ha provocato un orgasmo anale e ora anche tu. Siete proprio maschioni di serie A!”

“E tu sei meglio di tutte le donne che mi sono fatto fin’ora” mi rispose Salvo

Il fiato di Salvo cominciava ad accorciarsi sempre di più fino a che non si sfilò e mi sborrò in faccia una quantità impressionante di sperma. Quell’uomo era davvero una riserva di seme vivente. Era la terza volta che sborrava in poco tempo ma dall’intensità degli schizzi e della quantità sembrava la prima! Adesso era il turno di Giovanni, il toro che mi aveva sverginato.

“Adesso è il mio turno ragazzone” mi disse con quello sguardo di sesso da caserma che mi aveva colpito la prima volta che i miei occhi si erano posati su lui

“Vieni, zio Giova” dissi arrapato ed emozionato “fammi godere come l’altra volta”

“Allora alzati” mi disse con tono autoritario ed io eseguì

Mi abbracciò forte e mi baciò con passione mentre le nostre mani esploravano i nostri corpi. Gli toccai il petto possente, la schiena, le braccia massicce, la pancetta e naturalmente il cazzo che cominciai a segare lentamente. Ad un certo punto mi fece girare di spalle e cominciò a fottermi avvinghiandomi a lui e mi baciava il collo e me lo solleticava con la barba mentre mi sussurrava frasi erotiche all’orecchio. Nel frattempo le sue mani si muovevano su e giù su di me. Quando faceva così mi faceva impazzire perché ero totalmente in suo potere.  

“Si, zio Giova…. siiii…continua….si……siiiiiii”

“Mi fai impazzire, Ste.” mi disse nel delirio dei sensi “Hai un culo da favola. Sono contento di avertelo aperto io la prima volta.” quella era la prima volta che mi aveva chiamato per nome e la cosa mi fece piacere perché forse poteva non esserci più solo sesso fra noi. Forse poteva nascere qualcos’altro…

“Da quando mi hai sverginato, ti sogno tutte le notti” gli risposi io “e ogni volta devo cambiarmi le mutande. Fottimi zio Giova, fottimi! Fottimi fino all’alba!”

Giovanni si galvanizzò proprio come successe la prima volta. I complimenti gli piacevano molto. Dopo un po’ sentì di nuovo il calore salirmi per tutto il corpo. Giovanni mi aveva provocato un orgasmo anale.

“oh…siiiiii…siiiii…siiiii, così…siiiii…ahhhhhhh”

“Si, godi ste. Godi, che lo zio Giova ti fa la festa!”

Anche se ero in piedi già da un’ora le mie gambe non accennavano minimamente ad darmi segni di stanchezza. Sarei rimasto così per tutta la notte. Dopo un po’ mi fece distendere di nuovo sul tavolino al centro della stanza e si mise la mie gambe sulle spalle e ricominciò a fottermi guardandomi negli occhi. I nostri sguardi si incontravano scambiandosi più emozioni di mille parole. Il fiato di Giovanni cominciava ad accorciarsi.

“Oh…si…sto per venire….siiii…ci siamo…..siii…siiii. Lo vuoi assaggiare il latte dello zio Giova?”

“Si…si, lo voglio!”

Giovanni allora si sfilò, mi fece alzare e mi disse “Vieni succhialo tutto e fammi venire”

Mi abbassai e glie lo presi in bocca. Cominciai a pompare prima lentamente e poi sempre più veloce e ad un certo punto sentì le contrazioni orgasmatiche diventare sempre più intense e ravvicinate fino a che non arrivò la prima di quelle più forti che assieme al suo ruggito di orso annunciavano la sborrata. La bocca mi si riempì totalmente di sperma e un po’ cominciò a colarmi sulle guance. Lo inghiottì di colpo gustandolo fino in fondo. Con le sue dita Giovanni mi prese lo sperma colato sulle guance e me lo diede.

“Ti è piaciuto il latte dello zio Giova?”

“Si, ne vorrei una tazza la mattina tutti i giorni.” e ci abbracciammo e limonammo di nuovo

“Hei figliolo, se vuoi ancora un po’ di latte vieni qui” mi disse salvo

Non me lo feci dire due volte e mi avventai sul cazzone di Salvo e cominciai a succhiarlo con foga. Quel pompino durò un sacco perché la sua sensibilità era diminuita ancora. Alternavo il pompaggio con leccate della cappella, del frenulo e buchino dell’uretra. Poi passavo a leccargli anche le palle, erano davvero belle gonfie! Dopo un po’ ripresi a succhiarglielo e quando cominciai a sentire le contrazione presi a segarglielo davanti la mia faccia

“Mmm…siiii…continua….siiii….voglio venire…..siii…siii…..così…oh…non ce la faccio più…..lo sento….sto per venire…siiii…siiiii….SIIIIIIIIIIIII!!!!!!!!!!!!! AHHHHHHHHHHHHHHHHH!!!!!”

Alcuni schizzi mi finirono in bocca ma il resto mi ricoprì la faccia e con la mano la presi tutta e non ne persi neanche una goccia.

“Sei proprio uno sporcaccione Ste” disse una voce alle mie spalle

Era quella di mio padre. Adesso era il suo turno. L’avevo lasciato per ultimo. Lui era la ciliegina sulla mia torta di sesso di compleanno. Avevo aspettato questo momento per tanto tempo e adesso finalmente era arrivato. Quante fantasie erotiche avevo affollato la mia mente ogni volta che incontravo mio padre in giro per casa anche solo mentre guardava la TV sopratutto in estate quando era in canotta e pantaloncini. La visione di quel corpo robusto, virile e pelosissimo mi faceva ribollire il sangue e adesso ce l’avevo li davanti a me che non aspettava altro che essere assaggiato.

“Vieni qua Ste” mi chiamò mio padre tenendosi il cazzo in mano “vieni a giocare col pisellone di papà”

Non me lo feci dire due volte e mi misi a succhiarglielo per bene. Mio padre si dimenava e godeva come un pazzo. Questa volta fui più controllato e quando cominciai a percepire le contrazioni mi fermai.

“Ok, papà. Adesso voglio sentirti dentro di me. Fammi vedere come hai messo incinta la mamma!”

Mio padre si arrapò un sacco a sentire questa frase e con foga mi prese per le spalle e mi portò alla sua bocca e ci baciammo lungamente.

“Girati Ste” mi disse “voglio darti tutto il mio affetto paterno”

Mi girai e lo sentì entrare dentro di me.

“Mmm…Si, pa’…siiii…”

“Ti piace il pisellone di papà, eh?”

“Si…mi piace…oh..sii…sfondami papà!”

Allora mio padre cominciò a cavalcarmi con impeto e velocità crescente.

Mentre mi trombava le sue manone esploravano il mio corpo. Cominciò a stimolarmi i capezzoli e poi scesero sulla pancia per finire sul cazzo.

“Mmm…la sotto hai preso da me” mi disse fiero del mio cazzo non eccessivamente lungo perché nella media ma spesso proprio come il suo.

“Sono contento di aver preso da te, pa’.” gli risposi io

Mio padre era messo con la schiena quasi rasente al muro e ad un certo punto lo spinsi verso di esso e presi le redini della trombata. Spingevo il bacino verso di lui sempre con più forza ed incisività e mio padre si mise le mani dietro la testa anziché usarle per tenermi e spingere.

“Oh, si….Ste….siiiiiii….continua così…..siiiii….OHHHH….SIIIIII!!!”

Mio padre era su un’altro pianeta dalla goduria che gli provocavo e questo mi fece sentire orgoglioso di me. Ad un certo punto cominciai ad essere stanco di spingere, non mi sentivo più le gambe e così rallentai e mi addossai a mio padre che mi prese e mi girò verso il muro. Ora era lui che mi addossava alla parete e nel frattempo mi leccava il collo.

“Mmm…bravo Ste….sono proprio fiero di te.” e cominciò a spingere con foga sempre più crescente e il suo fiato poco dopo cominciò ad accorciarsi.

“Oh….si…Ste….sto per sborrare…..oh…siii….lo sento…..si…..i tuoi fratellini stanno per uscire”

“Aspetta papà. Fermati. Voglio assaggiare il nettare che mi ha dato la vita. Voglio berlo tutto”

“Va bene, figlio mio. Vieni qui e rendi orgoglioso tuo padre.”

Mi girai, mi abbassai e presi il suo cazzo in bocca e cominciai a pompare. Mio padre emetteva gemiti di piacere sempre più forti e sentì le contrazioni avvicinarsi.

“Ah…si..si…Ste…così….si…così…non fermarti…non fermarti…..non fermati…..mmm..mmm…ahhh….”

Aumentai la velocità e la foga delle pompate sempre di più

“Ahh..si…eccolo…lo sento….sto per venire…….non lo tengo più….siiii….siiiiii..siiii…..AHHHHWOOOOOO!!!!!”

Con un verso misto tra un urlo e il ruggito di un orso mio padre mi riversò in bocca una valanga di sperma. La sborrata di mio padre fu eccezionale. Densa, corposa, vigorosa e buonissima.

“Ah..ah..ah…Bravo figliolo, erano anni che non godevo così.”

“E’ stato bello poterti assaggiare pa’…” e mio padre mi sorrise e mi prese per la faccia e mi baciò.

Mi alzai in piedi e ringraziai tutti di essersi così prodigati per organizzarmi quella festa.

“Grazie a tutti. E’ stata una festa bellissima.”

“Aspetta” disse Giovanni “non abbiamo ancora finito. Manca qualcosa…”

“Che cosa?” chiesi

“Tu. Ci hai fatto sborrare come fontane. Adesso tocca a noi farti venire!”

Nonostante tutte quelle trombate infatti non avevo ancora sborrato una volta.

“Facciamo così” disse uno dei colleghi di mio padre “adesso ti spompiniamo a turno tutti quanti e poi in base a chi è stato più bravo ti fai segare fino a venire da lui.”

“Io credo che questo onore spetti a te Gino” disse Giovanni

Poter essere segato da mio padre? Voi al mio posto cosa avreste fatto? Si esatto, anch’io.

“Sono perfettamente d’accordo.” disse mio padre e guardandomi con complicità “Mettiti sul tavolino Ste, che adesso arriva papà.”

Guardai mio padre con desiderio mentre retrocedevo da lui e mi sedevo sul tavolino. Giovanni si mise dietro di me e mi fece appoggiare la schiena sul suo petto ed iniziò a toccarmi ovunque e a stimolarmi i capezzoli. Anche gli altri mi toccavano ovunque. Mi sentivo in un harem per gay con tutti quegli uomini intorno. Mio padre si avvicinò, mi prese il cazzo e cominciò a segarmi lentamente.

“Vediamo se sborri come il tuo papà.” disse mio padre

“Avanti ragazzone, facci vedere come sborri.” disse Giovanni

“Avanti figliolo…buttalo tutto fuori” disse Salvo

“Ah…siii…hmm….siiii….non ti fermare papà…..mmm…siiiii…ahhhh… non….ti fermare “

Mio padre aumentò la velocità e l’incisività della sega e io cominciai a sentire le contrazioni avvicinarsi.

“Ah….si…papà…..sto per venire……non resisto più….ahh….sii.ahh….ahhh…AHHHHHHHHHHH!!!!!”

Sborrai una quantità esorbitante di sperma che al confronto quella che ebbi con Giovanni era niente.

“Buon compleanno Ste.” mi disse mio padre

“Grazie per la festa, papà. E grazie anche a tutti voi.” dissi col fiatone

Dopo esserci rivestiti ci salutammo e ritornammo tutti a casa. Arrivati a casa ringraziai di nuovo mio padre per la bella festa.

“Grazie, pa. E’ stata una festa bellissima!”

“Visto? E tu dicevi che non ti piacevano le feste…”

“Dovremmo farla anche l’anno prossimo” dissi io “In fondo anche 19 anni vengono una sola volta nella vita…”

E ci mettemmo a ridere entrambi.


Spero che questa storia vi sia piaciuta. Nel caso aveste delle idee, spunti per altre storie potete contattarmi all’indirizzo stefano_339@yahoo.it o sulla mia pagina twitter.

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Orsi Italiani - Pillole di Woof
La redazione di Orsi Italiani è formata da amanti del genere bear, a cui piace raccontare il mondo gay degli orsi italiani.

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