Com’era difficile per PJ concentrarsi nello studio con quello che era successo poche ore prima. E il caldo soffocante di quella giornata di metà maggio non aiutava di certo.

L’estate sembrava arrivata in anticipo quell’anno. PJ era vestito con un pantaloncino grigio e la sua maglietta preferita di colore blu. Ma faceva così caldo che fu costretto a togliersi i pantaloncini restando in mutande anche perché aveva mangiato più del solito a pranzo e sentiva il bisogno di stare più comodo e in libertà. La pancia si gonfia quando si digerisce, dopotutto. Stranamente sentiva caldo solo dalla vita in giù.

Seduto sulla scrivania della sua camera, PJ si trovava con la mente ancora sul divano della stanza del salotto, nudo, assieme a suo padre anche lui nudo. Remissivo e desideroso di lui. Insieme a quell’immenso arrapamento che lo smuoveva dentro, una sull’altra come una folla ad una svendita, le domande di prima continuavano ad martellargli il cervello. Suo padre lo voleva? E se si perché non era andato fino in fondo? Una risposta affermativa sembra fosse arrivata quando PJ si era svegliato col mento bagnato di seme e aveva realizzato che non era il suo. Ma alla luce di questo quel ‘perché’ invece di svanire, diventava sempre più grosso, così come la sua voglia di sapere. Nell’impeto di quel ragionamento d’improvviso, un pensiero gli sfrecciò nella mente di PJ. “Il diario!” disse tra sé “Il diario di papà…” e qui è necessario fare passo indietro.

Tempo prima, poco dopo la promozione di Peg, lei e Pietro litigavano spesso. La situazione era nuova e come già sappiamo a Pietro non andava che sua moglie si assentasse così tanto da casa. A furia di litigare la situazione era diventata insostenibile e così per cercare di risolvere il problema, Pietro e sua moglie Peg decisero di rivolgersi ad un consulente matrimoniale. Lo psicologo consigliò a marito e moglie di affrontare la questione esprimendo i propri sentimenti. Dapprima provò col dialogo invitando la coppia a comunicare. Ma dopo qualche botta e risposta, Pietro e Peg ricominciarono di nuovo a litigare. Gli animi erano troppo accessi e nessuno dei due si muoveva dalla sua posizione per cercare un punto d’incontro. Allora lo psicologo tentò un’altra strada. “Scrivete un diario” disse “Tutti i giorni scrivete come vi sentite e poi a fine giornata scambiateveli e leggeteli.” Pietro scoppiò a ridere.

– Ma questa è cosa da femminucce… Un diario? Ma va…

Lo psicologo insistette affermando che scrivendo escono fuori parti di noi e sentimenti che a parole o non si riescono ad esprimere o come nel loro caso, vengono totalmente eclissati dalla rabbia. O addirittura cose di cui si è del tutto allo scuro. Alla fine Pietro si fece convincere. Marito e moglie tornarono a casa e iniziarono quel giorno stesso la loro terapia di coppia con il diario. Anche PJ restò sbalordito da questa strana terapia.

Dal suo punto di vista, non si addiceva per nulla al carattere di suo padre. Un po’ per curiosità e sopratutto nella speranza che tra i suoi genitori tornasse al pace, non vedeva l’ora di vedere se la terapia avrebbe dato i suoi frutti. Marito e moglie avevano cominciato alla grande e scrivevano tutti i giorni. Sembrava andasse tutto a gonfie vele ma ad un certo punto Peg smise di scrivere ogni giorno. In quel periodo i viaggi erano aumentati e non solo ciò non le dava il tempo di leggere il diario di suo marito ma la frenesia del lavoro le faceva dimenticare sempre il suo diario a casa. A quanto pare nemmeno quel tentativo aveva funzionato. Ma la cosa più strana di tutte è che Pietro invece che era il più scettico all’inizio, continuò a farlo! Non saltava nemmeno un giorno. Sembrava quasi che suo padre ci avesse preso gusto nel farlo. PJ di tanto in tanto lo vedeva scrivere passando dalla sua stanza da letto e si chiedeva come mai continuasse a farlo se la terapia di coppia era chiaramente fallita. Ripensando dunque al diario di suo padre, PJ mormorava tra sé.

– Papà scrive ancora il suo diario anche se la mamma ha smesso di farlo tempo fa… Ma se ormai non comunicavano più, a che scopo continuare? È inutile. A meno che… Forse papà scrive di qualcos’altro adesso… – E di colpo, ripensando a quello che era successo prima tra lui e suo padre, PJ scattò dalla sedia ed esclamò

– E se avesse scritto qualcosa su di me?

E nacque un tarlo nella mente del giovane PJ. La possibilità che nel diario di suo padre ci fosse scritto qualcosa che lo riguardava diventò un chiodo fisso. Il giorno dopo passando per il salotto PJ vide suo padre in canotta e mutande guardare la tv. Una visione celestiale! La canotta, semi ingiallita e piena di macchie,  non arrivava a coprire tutta la pancia e la parte finale con l’ombelico sbucava fuori. E il suo slip era così pieno! A causa dei continui lavaggi, come è natura per i tessuti , le mutande si erano slabbrate un po’. I buchi delle gambe si erano allargati e il bordo laterale che chiude la mutande sull’incavo della coscia era allentato lasciando di fatto quella parte semi-aperta. Dalla sua prospettiva, PJ vedeva chiaramente una delle palle e la base del pisello attraverso quello scorcio. Certo… c’è da dire anche che la dotazione naturale di Pietro era un sfida per qualsiasi paio di mutande. E quindi non era escluso che potessero essersi slabbrate per aver provato più volte a contenere tutto quel popò di roba maschia che aveva. A quella vista PJ avrebbe tanto voluto sfilargli quelle mutande con tutta la forza che aveva e attaccarsi al pisellone di suo padre come un vitello affamato alle mammelle di sua madre. Ma la certezza del sapere non c’era ancora e quindi il ragazzo mantenne il controllo.

– Cosa stai guardando, pa’? – chiese PJ

– Ora nulla, ragazzo ma tra poco c’è la partita di basket. Vuoi vederla con me? Dai, su… ci mettiamo nudi…

L’offerta era così allettante che in diverse circostanze, PJ non ci avrebbe pensato su nemmeno una volta. E dato che ieri Pietro gli aveva mostrato senza pudore la sua erezione, non si sarebbe sorpreso se lui avesse visto quella di suo figlio. Anche e sopratutto perché ormai lui sapeva ciò che PJ provava per lui. Quindi non c’era nemmeno questo problema. E non gli importava nemmeno di doversi sorbire ‘una stupida partita’ come lui avrebbe detto. PJ infatti non era un appassionato di sport come lo sono in generale tutti i maschi. Però il ragazzo aveva una questione in sospeso. Ed era una bella grossa perché avrebbe fatto la differenza tra ‘avere’ e ‘non avere’ suo padre per sé. E a dirla tutta PJ non voleva stare nudo con suo padre se poi non poteva averlo. Era successo solo una volta ma a lui non bastava già più il guardare senza toccare. Al giovane PJ piaceva così tanto suo padre che se si fossero entrambi spogliati sarebbe stato per scopare e non per altro. E lo avrebbe fatto in quel caso… lui lo sentiva. Non avrebbe resistito. Avrebbe allungato le mani… e non solo quelle. E il ragazzo non voleva spingere il padre a fare qualcosa che magari non voleva mettendolo pure a disagio. Prima di tutto, gli voleva bene. Scelse dunque di evitare, sfruttando piuttosto quell’occasione per fugare i suoi dubbi. Pietro sarebbe stato davanti alla tv per un paio d’ore. Un tempo più che sufficiente per cercare, trovare e leggere il suo diario! E così inventò una scusa.

– Vorrei tanto, pa’… ma devo studiare. Sai, gli esami…

– Tranquillo, ragazzo. Lungi da me distrarti dallo studio. Va pure…

PJ si diresse per il corridoio e andò in camera sua, restando con l’orecchio dritto. Quando sentì la voce del commentatore della partita, capì che era il momento. Uscì dalla sua stanza di soppiatto ed entrò in quella dei suoi genitori. Le due erano una accanto all’altra. La stanza era buia. Era abitudine di Pietro e sua mogie Peg lasciare la serranda del balcone della camera da letto chiusa di giorno, quando il caldo cominciava ad essere pesante perché il sole picchiava forte. Chiusa ma con solo uno spiraglio in basso per far passare l’aria. In questo modo l’aria entrava ma non il caldo e quindi di notte era più facile dormire. E in effetti nella stanza da letto di Pietro e Peg c’era un fresco piacevolissimo. Sembrava addirittura che fosse accesa l’aria condizionata. PJ si guardò rapidamente intorno.

– Dove sarà? Vediamo… se fossi papà dove metterei il mio diario?

E girandosi vide il comò e cercò per prima li.

Primo cassetto, carte varie, documenti e bollette da un lato e i portagioie di sua madre dall’altro. Niente.

Secondo cassetto: tovaglie e centrini. Niente neanche qui.

Terzo cassetto, lenzuola e federe dei cuscini. Nulla da fare.

Quarto ed ultimo cassetto, pigiami di sua madre e di suo padre. Anche qui nessuna traccia del diario.

Cazzo! – esclamò sottovoce PJ per non farsi sentire da suo padre – Dove può essere? Però aspetta… ora che ci penso una cosa così personale non può stare in un posto dove guardano tutti. Io la metterei in un posto che uso solo io. Un posto più personale, ecco. Un posto come… – e girandosi di nuovo lo vide – il comodino!

PJ si precipitò verso il comodino di suo padre. Quello a sinistra. Pietro infatti stava a sinistra in camera da letto. Apri il primo cassetto, quello in cui c’erano mutande, calzini, canottiere, magliette intime e maglie di lana. Sorridendo di soffermò un istante.

– Eh care mie… voi siete pulite. Non mi servite…

A PJ lo ricordiamo, piaceva tanto annusare le mutande sporche di suo padre. Sentire il suo odore maschio era un estasi. Niente lo caricava di più. Spostando lo sguardo sul lato dentro del cassetto lo vide… Era messo di taglio. Un libricino rosso un pelino più grande della sua mano. Lo sfilò con cura e trepidazione. “Diario” c’era scritto sulla copertina. Eh si, non cera dubbio. Era lui! Finalmente PJ poteva sapere… togliersi il dubbio e vedere se suo padre lo voleva oppure no. PJ si posizionò in direzione della luce che proveniva dal corridoio per essere in grado di vedere chiaramente le pagine. Rispettando la privacy di suo padre e di sua madre, basandosi sulla data PJ sfogliò il diario per arrivare alla pagina che corrispondesse al momento in cui i due avevano smesso la terapia di comunicazione.

Ecco! Qui dovremmo esserci. – pensò PJ – Vediamo… – e iniziò a leggere.

 

“3 Febbraio

Mi sono concentrato tanto sui problemi tra me e mia moglie che penso di aver trascurato mio figlio. Certo, lui è grande, ormai. Non mi preoccupo in quel senso. PJ è un ragazzo intelligente e di certo ormai avrà capito che le cose tra me e sua madre non vanno bene per nulla. Forse dovrei parlarne chiaro con lui… dopotutto pure lui ha il diritto di sapere. Più di una volta ho avuto l’impressione che volesse parlarne. Ma il mio ragazzo non è mai stato tipo da immischiarsi nelle faccende degli altri e puntualmente si ritirava, finendo per parlare di cose stupide. Argomenti banali che si tirano fuori quando si cerca di sviare l’attenzione. Ed è così evidente. Forse perché sono suo padre ma la verità è che tu sei un tipo sincero, figliolo. Un libro aperto. Dovresti essere più deciso, PJ. PJ… in questo periodo mi sento più vicino a te. Ti ho sempre voluto bene eppure… non so… mi sento come se stessi cominciando adesso a volerti bene. È strano… Chissà che significa…”

Papà… – PJ si commosse. Dopo un istante sfogliò alcune pagine e riprese a leggere.

“23 marzo

Se qualcuno me l’avesse detto gli avrei dato del pazzo. Io che scrivo un diario? Dove? Quando? E sopratutto quello che avrei scritto. Quello strizza-cervelli aveva ragione. Scrivendo escono fuori cose di te che non ti immagini. E a furia di scrivere  poi si arriva a quel punto in cui succedono cose come quella che mi è capitata oggi. Ancora non ci credo! Dovevo andare al bagno e aprì la porta. C’era già PJ dentro. Stava facendo una doccia. Aveva scordato di chiudere la porta. Chiesi scusa e me ne andai. Quella sera poi… nel mio letto. Mi ritornò in mente. Avevo visto PJ nudo tante volte ma oggi… forse è stato l’orgoglio paterno. Forse mi piace il modo in cui è cresciuto mio figlio. Come è diventato uomo, insomma. Somiglia a me quando avevo la sua età. Forse c’entra anche il mio sentirmi solo. Fatto sta che mi sentivo eccitato. Allora presi dal cassetto un profilattico. Me lo misi e iniziai a segarmi. Pensai a Peg e alle altre donne che mi ero scopato da giovane. Ma ogni volta il mio pensiero tornava a PJ. Vedevo lui… VOLEVO lui… e non me ne fregava un cazzo! Mi venne da ridere in quel momento perché pensai a quando ero ragazzo. Allora pensavo che se un giorno mi fossero piaciuti i maschi, mi sarei sentito castrato… non mi sarei più sentito uomo. E invece stasera… non mi sono mai sentito più maschio in vita mia! Ci diedi dentro e sborrai come non facevo da tanto tempo. Cazzo! Il profilattico non era mai stato così pieno. Oh, figlio mio… grazie…”

Cazzo! E chi se lo immaginava… – Sebbene l’avesse tanto desiderato, la conferma appena trovata lasciava incredulo PJ per la felicità. E’ sempre bello quando qualcuno ti trova attraente. Specie se è tuo padre. Il ragazzo non perse altro tempo. Era già passata quasi un’ora. Doveva sbrigarsi. E allora decise di andare dritto al punto. La pagina del giorno prima. D’altronde solo una cosa gli restava da capire. Perché suo padre non era andato fino in fondo con lui. E solo in quella pagina avrebbe trovato la risposta.

“10 maggio

“Oggi mio foglio l’ha fatto. Si. Ero davvero giù per la mia situazione con sua madre e lui ne è rimasto così colpito che mi ha detto ‘Io ci sono’. Quelle tre parole mi hanno tirato su più di quanto pensassi. Grazie, figliolo. Ti voglio tanto bene. E ultimamente anche di più, per le emozioni che mi dai di notte… e anche di giorno quando ti vedo. Mio figlio mi fa sentire volubile come un adolescente. Il mio cazzo non diventava duro così facilmente da un bel pezzo… Eravamo così uniti e vicini che fui sul punto di confessargli quello che sentivo. Volevo sapere quello che ne pensava. Dopotutto lui mi aveva confessato che gli piacevano i maschi. Si era aperto del tutto con me. E pur non essendo stato facile per lui, si è fidato di me e sua madre e ci ha detto tutto. Che padre sarei se non avessi in lui la stessa fiducia che lui ha avuto in me? Non credo proprio che avrebbe reagito male alla mia di confessione. E a dire la verità volevo sapere pure se si poteva fare qualcosa! Le seghe non mi bastavano più. Io lo volevo tutto per me! Cazzo! Più lo dico e più mi sento libero e più lo voglio e ho voglia di dirlo. Si… il mio figliolo… il frutto dei miei coglioni, tutto per il suo papà. Ma quando gli accarezzai il viso, la sua espressione mi commosse. I suoi occhi erano lucidi. Probabilmente penserà che non me sia accorto, ma lui stava per piangere. E’ riuscito a mantenere le lacrime e questo prova che PJ è più duro di quanto lui stesso creda e io sono fiero di lui. E allora decisi che non era quello il momento…”

PJ era così contento! Per un figlio niente è più bello di sapere di essere l’orgoglio del padre. Ma era pure arrabbiato. – Cazzo! – pensava PJ – Papà aveva bisogno di me e io invece piangevo. Che stupido! – e continuò a leggere…

“Andai a pisciare e sentì dei rumori. Appoggiai l’orecchio alla porta per sentire meglio. Sono abbastanza vecchio da saper riconoscere ‘quei rumori’… PJ doveva essere arrapato come una bestia per farsi una sega in quel momento, in mezzo alla casa e senza preavviso. E dato che poco prima era con me – pensai – vuol dire che sono io che l’ho fatto eccitare e quindi… io gli piaccio! In quel momento feci la scoperta più bella di tutta la mia vita. Aspettai buono buono che si lui finisse di segarsi e poi uscì. Com’era stravolto PJ quando tornai in salotto. L’avrei voluta vedere la sborrata che aveva fatto! Pensai a come affrontare la cosa con mio figlio e mi venne in mente quel gioco che facevo di tanto in tanto coi miei amici, da giovane. ‘L’indovina chi mi piace’. Ci mettevamo tutti nudi e sfogliavamo le riviste con le donnine che rubavamo sempre dal barbiere. Uno la sfogliava e l’altro doveva guardare il cazzo di chi sfogliava e capire chi gli piaceva e chi no. Non che fosse difficile, ovviamente. A quell’età qualunque donna ce lo faceva alzare! Quante risate ci facevamo! Avrei affrontato PJ così, quindi. Gli avrei fatto delle domande a pisello di fuori. Però mi serviva un espediente… qualcosa che lo aiutasse a sciogliersi. PJ è sempre stato un tipo riflessivo e quando uno è troppo riflessivo non riesce a lasciarsi andare e divertirsi nel modo giusto… quello dei maschi. Mio figlio era così stravolto che prese la mia profonda riflessione per tristezza e cercò di consolarmi di nuovo. Che bravo ragazzo che ho! Sono proprio fortunato. Guardandolo di nuovo in faccia pensai: “Cazzo, ragazzo. Ma quanto ne hai buttato fuori per ridurti così?” Doveva essere qualcosa che trasgrediva ogni regola… Trasgredire  le regole? Che idea! Ecco quello che serviva. Abolire le regole. Che c’è di meglio per sciogliersi? Lo proposi a PJ e lui ne fu felice. Avremmo vissuto senza regole per qualche giorno. Il tempo sufficiente affinché lui accettasse da bravo ragazzo, di parlare al suo papà, nudo e col pisello di fuori.”

– Papà… – disse ridendo PJ e sfogliando quella pagina, continuò la lettura

 “15 Maggio

Il mio piano funzionò alla grande. Che pacchia! Non mi divertivo così da una vita! Mi sembrava quasi di essermi dimenticato come si ride. Anche PJ era più sollevato nel vedermi così. Eravamo una famiglia felice e cazzo… mia moglie non c’era? Peggio per lei. Non sa cosa si perdeva! Avrei voluto fosse così per sempre! In quel momento arrivai addirittura a pensare: “Bene! Lei preferisce lavorare piuttosto che stare con noi? Vorrai dire che d’ora in poi farò a meno di lei… separati, ecco!”

PJ sussultò. – Cazzo! Io non voglio che i miei si lascino per colpa mia! – ed era sul punto di mollare tutto. Era persino disposto a dire in faccia a suo padre che ieri gli aveva mentito. Si. Che lui non gli piaceva davvero. Avrebbe mentito pur di salvare il matrimonio dei suoi genitori. Però qualcosa, probabilmente la speranza,  lo spinse a continuare a leggere.

“Ma fu solo un pensiero momentaneo. Non avrei mai preso quella decisione così, su due piedi. Come la ripicca di un bambino. Io amo Peg. E amo anche mio figlio. Non so cosa accadrà domani ma comunque io farò di tutto per cercare di risolvere i nostri problemi e se dovesse accadere che ci separeremo, almeno saprò di averci provato.”

PJ si sentì sollevato. – Vedrai che andrà tutto bene, papà. – disse come se suo padre fosse stato davanti a lui e riprese a leggere.

“Scacciai tutti pensieri dalla mia testa. In quel momento c’era solo una cosa che mi interessava. Mio figlio. Gli feci la proposta. Aveva uno sguardo così sorpreso, non se l’aspettava. Eri così dolce e inerme… quanto mi sei piaciuto, figlio mio! Mi fece solo una domanda ma poi si spogliò, senza replicare. Bravo, ragazzo. Fai ciò che dice il tuo papà! Mentre PJ si spogliava mi venne l’idea di spogliarmi anch’io. Volevo essere sicuro di metterlo con le spalle al muro e a dire la verità, volevo che mi vedesse nudo. Ah… PJ, PJ, PJ… Voi giovani siete così facili da sedurre… Siete così volubili… incapaci di controllare gli impulsi sessuali ed è logico. Li avete scoperti da poco e vi danno tanto piacere… Perché quindi controllarli? Si, ancora me lo ricordo come ci si sente… Come piaceva a PJ che giocassi col suo petto! È stato bello guardarlo. Vedere l’effetto che gli faceva… e come il cuore gli batteva forte. Però quella dolcissima testa dura doveva essersi segato poco prima perché non solo non mi voleva rispondere ma aveva anche il pisello moscio. Sarebbe dovuto diventare duro all’istante. Nessun giovanotto ha questo controllo sul suo pisello. Ma non aveva importanza… Ma un maschio è sempre un maschio. Anche a palle vuote. E io sono più testardo di te, figliolo. Decisi allora di fare sul serio. Mi ricordai che in una di quelle riviste con le donnine che rubavo dal barbiere da giovane, c’era un articolo che diceva una cosa del tipo ‘il sudore del vero maschio attirerà le donne che cercano le emozioni autentiche…” Ovviamente erano tutte cazzate, visto che allora le ragazze si lamentavano sempre alla minima puzza di sudore per strada o al mare… che palle! Chissà… forse anche oggi va così… Comunque decisi di provare questa tattica e vedere che sarebbe successo. Mi venne in mente questa cosa anche perché notai che PJ aveva gli occhi puntati sulla mia ascella. La guardava con insistenza e ogni tanto tirava col naso. Così decisi di dargliela in faccia. Non ci fu storia. Era andato. Come fosse strafatto dal mio sudore. E in effetti io puzzo tanto quando sudo! Avevo fatto centro! Mi diede una bella leccata sull’ascella che se la gustò fino in fondo poi con la lingua tra le labbra. Il sudore gli piaceva più di quanto credessi. E chissà quante altre cose sporcaccione gli piacevano… io le volevo sapere tutte quante! Addossato alla mia ascella, PJ cantò tutto… dall’inizio alla fine. Proprio come un bravo uccellino. Ora sapevo tutto quello che volevo. Prima di sfoderare la mia ascella, feci vedere a mio figlio il gran cazzo duro che mi ritrovo. Aveva lo stesso sguardo che ha una troia. Da un lato ne fui quasi spaventato. Non avevo mai visto con quell’espressione. Mi aspettavo che da un minuto all’altro mi saltasse addosso impazzito. Come un animale in calore. E quell’idea mi eccitava così tanto che ne restai intontito! In quello stato, me l’avrebbe succhiato come un forsennato! E sarebbe stato il bocchino migliore di tutta la mia vita, lo so. E tra l’altro anche una conferma migliore di tutto ciò che avrebbe potuto dirmi ma io volevo quelle risposte e così rinsavì giusto in tempo. Riuscì a fermarlo proprio prima che me lo agguantasse. Se avessi aspettato un istante di più me l’avrebbe preso e sarebbe stato troppo tardi. L’avrei lasciato fare. Lo giuro su Dio. Ma non potevo. Cazzo, come lo volevo quel bocchino! Ce ne misi d’impegno per fermarlo… Probabilmente PJ ci sarà rimasto male che non glie lo abbia fatto succhiare. Ma visto che le cose stavano proprio come sospettavo come poi ne ebbi la conferma, decisi che avrei fatto le cose in modo diverso.”

Che bastardo! – disse PJ – Non che non l’avessi notato ma si è proprio divertito a farmi confessare tutto. Comunque quindi mi voleva. Ma allora perché… aspetta! Ecco. Finalmente ci siamo! – e tornò subito a leggere coscio che ciò che voleva scoprire era a poche righe di distanza

Non glie l’avrei mai fatto succhiare così perché…”

E mentre stava per leggere la parte più saliente, quella che gli interessava di più e che fugava i suoi dubbi, sentì una mano grossa infilarsi nelle sue mutande. Un’altra poggiarsi sulla sua spalla destra e un fiato caldo sul suo collo. PJ sentiva qualcosa sulla coscia sinistra. Abbassò lo sguardo e vide un pisellone duro e spesso strusciarsi addosso a lui. E il cappuccio faceva corpi e scopri ad ogni passaggio. PJ restò freddato… Era stato preso del tutto alla sprovvista. Con la guardia abbassata. Era inerme e dentro di sé era felice di sentirsi così. Il suo cuore batteva forte e allora la voce di suo padre parlò.

– Credo che la prossima parte sia meglio che te la legga io, ragazzo…

© CheezyPB

“…perché io ho sempre voluto bene a mio figlio. E nella mia vita ho sempre cercato di dargli il meglio. Lui mi aveva confessato così tante fantasie che capì che la sua non era solo una voglia di cazzo. Lui mi voleva bene davvero. E ridurre tutto quel suo amore di figlio ad un bocchino fatto di sfuggita sarebbe stato prendersi gioco di lui. E io non gli avrei mai fatto una cosa simile. Io amo mio figlio. La nostra prima volta doveva essere  qualcosa di speciale. Una bomba. Dovevamo essere entrambi carichi di sborra e soddisfare ogni vizio che ci fosse passato per mente a palle piene. Perché la mia non era solo una voglia di cazzo. Domani sarà un grande giorno per me e per lui…”

– Papà… – PJ, rosso in viso come un pomodoro, era in trans.

– Oggi non ti sei segato. Ti ho tenuto d’occhio. Eh, si… guarda come diventa duro! eheheheh oggi ne faremo di scintille…

– Si… Oggi mi leverò un bel po’ di soddisfazioni col mio papà… – Disse PJ in presa all’eccitazione ma con un tono deciso…

– Uh… Il mio ragazzo è deciso! Bene… Mi piace… sarà più divertente. – E Pietro estrasse la mano dalle mutande di suo figlio e muovendogli le spalle incitò PJ a girarsi e così fece. Poi prese dal basso la sua maglietta blu e glie tolse delicatamente. Fece uscire prima la testa e poi subito dopo le braccia in un unico movimento verticale. D’istinto infatti, PJ aveva alzato le braccia per facilitare il padre. Poi Pietro si abbassò e gli sfilò le mutande. PJ sollevò i piedi uno dopo l’altro per togliersele e suo padre le getto vicino alla porta dove c’erano anche le sue e la canotta che indossa poco prima. Era li che doveva essersi spogliato e PJ era così assorto nella lettura che non l’aveva neppure sentito arrivare. Padre e figli erano nudi. Non c’era più nulla tra loro e il piacere assoluto. Né vestiti e né pensieri. Era arrivato il momento che entrambi aspettavano.

– Vieni… – disse Pietro dopo aver preso per mano PJ e averlo portato ai piedi del suo letto matrimoniale. Dal lato sinistro. Il suo. Allungato il braccio, Pietro afferrò le lenzuola e scoprì il letto. Poi si voltò verso suo figlio. – Siediti… – E PJ si sedette ai piedi del letto spostandosi poi un po’ all’indietro prevedendo dal suo sorriso complice e voglioso che anche suo padre sarebbe salito sul letto. E così fu. PJ seduto a gambe larghe a metà letto vide suo padre fare il giro e appoggiarsi sull’incasso di legno dei piedi del letto e guardarlo intensamente. Poi salì a carponi e si diresse voglioso, a carponi verso PJ. Più Pietro avanzava, più la sua risata birichina e complice diventava incisiva. Sentendola incombere su di sé, PJ provava l’attesa del piacere più bella di tutte mentre retrocedeva per far salire sul letto il padre. Sul viso di PJ c’era un espressione di profondo desiderio misto a timore reverenziale per l’enorme virilità che gli stava venendo incontro. A Pietro piacque quell’espressione e lo fece eccitare ancora di più. Il suo dolce figliolo era così inerme e a lui piaceva tanto fare la parte del dominatore… PJ era arrivato proprio sotto la testiera del letto e suo padre l’aveva raggiunto. Non c’era più scampo… La preda era stata messa all’angolo dal suo predatore affamato. Ma non c’era preda al mondo più contenta di PJ di venire ‘mangiata’.

– Ora sei mio, figliolo… tutto mio… – E abbassandosi Pietro infilò la lingua nella bocca di suo figlio. La lingua di PJ non tardò a rispondere a quella di suo padre. PJ aveva avuto qualche storia minore durante la scuola e quello non era il primo bacio che dava e riceveva ma quello di suo padre era qualcosa di incredibile. Una passione così il giovane PJ non l’aveva mia sentita. Forte, travolgente, prepotente… un risucchio emozionale che a parole è difficile descrivere ma che lascia il segno come lo scalpello dello scultore su un pezzo di marmo.  Pietro ci sapeva fare ma d’altronde le persone mature hanno più esperienza di giovani e se a questo poi ci aggiungiamo tutto il suo amore paterno, è sempre una tombola!

– Dillo, figliolo… – disse Pietro pieno di ardore

– Eh… eh… – PJ era ancora stravolto per il bacio

– Dimmelo, figliolo. – ripeté Pietro a PJ così tanto che i loro nasi si toccarono – Di chi sei tu?  – E Pietro iniziò a baciargli la guancia per poi dirigersi verso il collo – Dimmelo…

– Tuo, papà… ah… – PJ ansimava

– A pezzi, figliolo? – e i baci continuavano senza sosta

– No, papà. Tutto. Io sono tutto tuo… tutto… ah… – e d’istinto PJ afferrò la testa del padre come se in quel momento avesse trovato un suo punto sensibile e volesse che il padre si concentrasse su di esso

– Bravo, figlio mio… bravo… – E Pietro fece un risucchio sul collo di PJ quasi come se gli stesse succhiando il sangue come un vampiro. PJ ansimo forte e a singhiozzi continuati… Pietro poi banciando baciando tornò sulla guancia di figlio e gli infilò di nuovo la lingua in bocca. E PJ sentì la sua mano del padre stringergli il pettorale gonfio. PJ era in cielo. I mugugni di suo padre che lo baciava intensificati dalla quella morsa a 5 dita che gli stringeva avidamente il pettorale gonfio, lo mandavano in estasi. La mano di Pietro prese a scorrere. Ora era sulla pancia di PJ e la muoveva a giro a giro, come a disegnarne col palmo la circonferenza. Ma era solo una fermata momentanea perché qualche secondo dopo PJ si sentì stringere il pisello e stavolta fu lui a mugugnare di piacere. Quale sublime emozione è per un figlio sentire il proprio padre stringere con forza ma anche dolcezza il suo più grande dono a lui. PJ ripensò a come fosse duro il suo pisello il giorno prima quando si era segato mentre il padre era in bagno, Era un pezzo di cracker rispetto a come ce l’aveva adesso. Il ragazzo provò un eccitazione così forte che temeva potesse venire li, prima ancora di cominciare. Per fortuna non accadde. Pietro da canto suo senti nel suo palmo il pisello di PJ duro più del marmo e allora si voltò. Poiché lo stava guardando mentre lo baciava. E si godette lo spettacolo.

– Caspiterina, figliolo. Vedo che sei cresciuto molto meglio ti quanto mi aspettassi… Guarda qua che roba! – E Pietro agitava il pisello duro di PJ di qua e di la come fosse una spada.

– E’ solo merito tuo, papà. Sei tu che mi hai fatto maschio… come te… – rispose PJ con un sorriso di orgoglio e gratitudine verso suo padre

– Si, è vero. Hai detto bene, ragazzo. – E la mano di Pietro accarezzò la guancia di suo figlio. Come il giorno prima ma stavolta non c’era timore di reazioni. Stavolta PJ non doveva nascondere nulla. – Ascolta, ragazzo… – Pietro continuò – Dimmi… quindi tu sei maschio come me…

– Si, papà… come te…

– Ma tu lo sai che nessun maschio è veramente maschio se non se lo fa ciucciare almeno una volta nella sua vita? – E Pietro riprese ad agitare il pisello duro si duo figlio – A me l’hanno fatto. E a te, figliolo?

– No. A me nessuno l’ha mai succhiato… – rispose con un piccolo broncio PJ

– Allora dobbiamo subito correre ai ripari, figliolo. Perché io voglio che tu sia come me. Tu lo vuoi?

– Si, papà…

– Bene. Allora sarà il tuo papà a succhiartelo però… c’è un piccolissimo problema, ragazzo. Io non l’ho mai fatto. Ti andrebbe di succhiami prima tu e di farmi vedere come si fa?

Pietro sorrise ironicamente lasciando volutamente intendere che voleva essere sbocchinato per primo. PJ lo capì chiaramente e non chiedeva di meglio. L’idea inoltre lo allettava per due ragioni. Poter insegnare qualcosa a suo padre ripagando tutto ciò che lui gli aveva insegnato in passato e fargli vedere quanto lui fosse bravo nelle cose da maschi. Finalmente PJ poteva assaporare quel magnifico super pisellone che gli aveva dato vita e pisello. L’aveva immaginato e sognato tante di quelle volte che non si potrebbero contare nemmeno con 1000 mani. Ora finalmente poteva farlo.

– Va bene, papà. – l’espressione di PJ divenne incisiva e il suo sorriso furbo e cattivello. Proprio come quello di suo padre. Tale padre tale figlio, si dice. Pietro allora, si spostò accanto a  suo figlio, poggiando la schiena sulla testiera del letto, mettendo le mani poi dietro la testa per appoggiarsi. E col suo sorriso intrigante stava così, col pisellone in piedi davanti al suo pancione, servito su un piatto d’argento per una boccuccia calda che volesse succhiarlo.

© The villager

PJ non si fece attendere. Si mise davanti a suo padre con lo sguardo voglioso.  Stava per dare sfogo alla sua fame di pisello paterno. L’avrebbe fatto subito ma poi pensò: “Perché non fargli scoprire un’altra cosetta, prima? Tanto si trova sulla strada…” PJ abbassò la testa e raggiunse il petto gonfio di suo padre. Glie diede un bacio proprio al centro, sullo sterno. Poi con una serie di baci puntò a destra. E bacia che ti ribacia, giunse al capezzolo e serrò le labbra. PJ succhiava avidamente come se stesse poppando latte. I capezzoli di Pietro erano due belle palline morbide e succose. I peli tutt’intorno solleticavano le guance di PJ.

Oh! Ma che fai, birbante? Oh, cazzo! Si… non ti fermare. Oh, com’è bello! – Pietro fece un sussulto e poi piegò indietro la testa in segno di gran godimento. – Allora piace pure a ‘voi’ questo, eh figliolo? – disse Pietro ridendo Nonostante le tante differenze, le cose che ci accomunano tutti quanti sono molte di quanto noi stessi crediamo. Pietro aveva appena scoperto quest’importante lezione di vita.

– Si. – rispose PJ – E questo a noi maschietti fa venire tanto latte la sotto… tanto bianco, caldo, e buon latte paterno, papino. Tu me lo vuoi dare, vero papino? – E il ragazzo riprese a succhiare con avidità il capezzolo di suo padre.

– Si, figlio mio. Certo che te papà te lo vuole dare… ah…

– E quanto me ne vuoi dare? Poco o tanto? Sai… nonostante io sia già grande ho bisogno ancora di tanto latte per diventare come te… – PJ godeva nello stuzzicare suo padre mentre succhiettava avidamente il capezzolo di suo padre

– Ah!!! È vero, cucciolo mio. Ne hai bisogno ancora tanto di latte per crescere forte come me. Non ti preoccupare… Tu continua così e vedrai che papà ti farà un gran bel regalo… Oh, si!!! – Pietro serrò i denti per la grande goduria che suo figlio gli stava facendo provare

PJ era soddisfatto di sé stesso. Stava andando alla grande. Far godere suo padre era una sorta di rivalsa per lui. Come a dire “anch’io posso farti cadere sotto il mio controllo!” Ma al contempo era anche un modo per onorarlo. PJ infatti, aveva un atteggiamento ‘reverenziale figliale’ nei confronti di tutto ciò che lo riguardava. Dentro di lui, ogni suo successo lo attribuiva prima a suo padre che a sé stesso. Perché lui era il frutto di suo padre. E come tale, ogni cosa che lo componeva come persona era un suo dono. Suo padre aveva fatto in modo che lui fosse così com’era. Sopratutto per quanto riguarda la virilità e le cose da maschi.

– Solo un vero uomo può farne nascere un’altro, papino. E solo un figlio può fare piacere a suo padre in maniera completa. E anche il padre al figlio. Perché i due sono una cosa sola… – Con queste parole, occhi ad occhi, PJ aveva aperto a suo padre questa sua filosofia di vita ed erotismo. Pietro restò stupito dalle parole di suo figlio. Nessuno mai gli aveva parlato così. E da adulto e maturo qual’era si sentì come fosse stato lui il giovane e suo figlio l’adulto esperto che lo stava iniziando. Sebbene il dominatore fosse il ruolo preferito dal grande e grosso Pietro, egli scoprì uno straordinario piacere in quelle nuove vesti e vi si immerse totalmente.

– Avanti, figliolo… fammi vedere. Dimostramelo… che ti ho fatto nascere in modo che potessi farmi piacere davvero…

PJ non se lo fece ripetere due volte. Era l’invito che aveva sempre atteso e allora senza altri indugi sempre con un sentiero di baci scese giù. Arrivato alla pancia la cinse con le mani e se la passo in faccia. La leccò ovunque, la baciò, se la addossò di nuovo in faccia… insomma, si lasciò andare alla grande.

Ti piace la pancia, eh? – disse Pietro ridendo

– Si… rispose PJ nell’impeto dell’eccitazione – La pancia fa maschio, papà… E’ la seconda cosa più virile di un uomo! La prima è questa…

E con un tuffo a bocca aperta PJ ti gettò a pesce sul pisellone di suo padre, fagocitandolo in un colpo solo. Un affondo secco. Senza esitazioni. Le dimensioni del pisello di Pietro non avevano intimorito il ragazzo minimamente. Sentì solo un dolore intenso alla gola, proprio in mezzo alle tonsille ma passò subito. Non si era pentito nemmeno un secondo di averlo preso così.

– Oh, cazzo! A tradimento, brutto succhiacazzi! Si…

Ci siamo! – pensò PJ tra sé. – Papà inizia a dire le parolacce. Ora si scatenerà… – Qualche anno prima infatti, il ragazzo aveva sentito più di una volta dalla sua stanza, i suoi genitori che scopavano. E appena lui cominciava a dire porcate come quella che aveva appena detto, si scatenava. E sua madre urlava. E PJ lo sapeva già, avrebbe urlato molto più di lei!

– Ah, si!!! Suca, suca, figghiu miu! Famm’ viriri ca nascisti ca me minkia na a vucca!

(Ah, si!!! Succhia, succhia figlio mio! Fammi vedere che sei nato col mio pisello in bocca!)

PJ era al settimo cielo. Suo padre non si limitava a dire porcate e parolacce quando era eccitato al massimo e si scatenava. Pietro era originario di un paese della Paperopoli del sud. Erano passati moltissimi anni da quando si era trasferito per lavoro e successivamente aveva messo su famiglia. Ma a quanto pare l’accento del suo paese d’origine gli era rimasto dentro. E a PJ piaceva tanto quel tipo di accento… lo considerava da vero maschio. E sentirlo da suo padre in particolare, lo caricava ancora di più stimolandogli la fantasia e allora PJ sollevò leggermente la testa per guardare suo padre e prese a leccargli il pisello mentre lo teneva in bocca e faceva su e giù così. Un succhiata e leccate insieme. Pietro non aveva mai visto un pompino così. E se lo godette fino in fondo.

– T’ piac’ stu bellu calippuni… minkiuni, chi mi pìassi. Buttana ra m’seria! Ah! Matri! Accura, curò… vacc’ allìaggiù va sinnò u papà t’arrucia prima r’addivittirisi… E o papà t’ voli sciupari fin all’uassu…

(Ti piace questo bel calippone… Cazzo, cosa mi sono perso! Porca puttana! Ah! Cazzo! Attento, figliolo… Vai piano altrimenti papà ti innaffia prima di divertirsi… E papà ti vuole sciupare fino all’osso…)

PJ non avrebbe permesso che questo accadesse.

Tranquillo, papà… È troppo presto per venire. – E allora si mise a menarglielo lentamente ma con fermezza fino alla base. E con voce sensuale continuò – Tu pensa solo a godere… rilassati… e lascia che ci pensi io a farti godere tenendo la valvola chiusa… E allora PJ abbassò la sguardo e si concentrò sugli enormi coglioni di sua padre. Profumavano così tento si seme che se li avesse spremuti forse sarebbe colato fuori, come il latte da una mozzarella. PJ iniziò a leccarle con la punta della lingua per dare al padre un sensazione più incisiva per la delicatezza. Perché lui, nei suoi tanti esperimenti ti auto-erotismo, sapeva che le col pisello più si è delicati e più ci si eccita. E infatti la reazione di Pietro confermo questo.

– Ah… m’attigghi i palli ca lingua? Seeee…. vai vai… Ahhh….

(Ah… mi solletichi le palle con la lingua? Siiiii…. Vai, continua… Ahhh…)

Pietro godeva come un pazzo, e PJ godeva della sua goduria. Lo stava caricando proprio per bene. Non avrebbe resistito ancora per molto. A forza di leccate PJ poteva quasi specchiarsi nelle palle di suo padre e a vederle così lucide, non resistette. Voleva prenderle insieme ma erano troppo grandi e così le alternò. PJ succhiava i coglioni sempre più gonfi di suo padre come fossero caramelle giganti.

– Minkia, figghiu miu!!! Se… sucami puru i nuci! Mi sta rann’ a vita!!! Se… a vita… chi bella è a vita!!!

(Cazzo, figlio mio!!! Si… succhiami pure le noci! Mi stai dando la vita! Si… la vita… che bella che è la vita!!!)

PJ non poteva che essere d’accordo con suo padre.

PJ Torno sul pisello del padre. Preda dell’eccitazione. volle provare una cosa. La sucata completa. Prenderlo tutto completamente, fino alla base. PJ sapeva che forse non ci sarebbe riuscito. Il pisello di Pietro era troppo grosso ma voleva provarci lo stesso. Il ragazzo prese a succhiare il pisello del padre lentamente e poco alla volta arrivava un po’ più avanti. Poi si fece coraggio e andò fino in fondo. PJ sapeva che gli sarebbe venuto da vomitare. Il riflesso della gola non si può controllare. Ma riuscì a tenerlo per circa 2 secondi. Ben più di quanto si aspettasse.

Mu facisti spiriri tuttu! Fall’arriari, curò – disse Pietro sorpreso con gli occhi sgranati e il sorriso complice al massimo del suo splendore.

(Me l’hai fatto sparire tutto! Fallo di nuovo, figliolo)

PJ ci riprovo ma stavolta gli venne da vomitare.

– Cazzo! – esclamò arrabbiato

– Un ta pigghiari, curò. Cap’ta. Sugnu sicuru ca siddu mi fai arriari un t’ vìani i rovesciariti…

(Non prendertela, figliolo. Succede. Sono sicuro che se lo fai di nuovo non ti verrà da vomintare…)

Pietro aveva uno sguardo strano. Un sorriso che lasciava PJ perplesso. Ma era così eccitato che volle riprovarci ancora. Una, due, tre e poi tutto fino in fondo come prima. PJ sentì la mano di suo padre sulla nuca e allora capì che la sua prima impressione era giusta. Gli si accavallarono in testa tante emozioni diverse. Era un po’ arrabbiato ma anche divertito perché il padre gli aveva giocato un bello scherzetto. Paura per non poter respirare e di vomitare li. Ed eccitazione perché nonostante il fastidio e la paura voleva restare così. quando arrivo il primo riflesso di gola,  provò a divincolarsi ma Pietro lo teneva saldamente.

– Un t’ muavir’, curò… un t’ muovar’…

(Non ti muovere, figliolo… non ti muovere…)

PJ non poteva respirare e cercò di divincolarsi di nuovo ma nulla

– Aspeè, curo… natr’antìcchia… natr’anticchìadda…

(Aspetta, figliolo… ancora un po’… solo un altro po’…)

E arrivò il secondo riflesso di gola di PJ. In quel momento il ragazzo temeva che avrebbe vomitato sul serio. Una parte di lui voleva restare così davvero ma PJ non ce la faceva più. Doveva respirare. Ma Pietro anche se non sembrava, era rimasto vigile e di botto prese la testa di PJ e lo sfilò dal suo pisello. PJ prese a tossire e poi tirò un respiro così lungo che sembrava infinto.

– Caima, curò… caima… respira… respira…

(Calmati, figliolo… calmati… respira… respira…)

In un primo momento, sull’onda della forte emozione di sentirsi mancare il fiato, PJ avrebbe voluto inveire su suo padre ma fu solo un attimo. Invece ci rise sopra perché lui voleva quello che era successo e aveva avuto la soddisfazione di aver preso tutto il pisellone di suo padre in gola. Era soddisfatto di sé stesso.

– Ah… papà… tu sei un… – E PJ rise

– Eheheheheh lo so. E tu sei un bravo figliolo perché hai preso tutto il pisellone di papà e l’hai tenuto dentro al caldo per lui. Succhiamelo ancora un po’… E vedi se riesci a prenderlo interno di nuovo. Voglio sentirlo ancora una volta. Ti prometto che non ti tengo, figlio mio…

PJ dunque lo prese di nuovo. L’espressione di suo padre non dava spazio a perplessità, stavolta. Succhiava con dolcezza, lentamente. Di tanto in tanto arrivava alla base per un istante e poi tornata u succhiare. Poi si fermò e guardando suo padre disse

– Papà… mi tieni la testa? Poco fa la tua mano mi è piaciuta… guidami. Ma senza tenermi, eh…

– Va bene, ragazzo…

PJ sentiva la mano di suo padre sulla nuca. Il pugno gli strinse i capelli. Lo guidava sia in fase di ingoio che ti uscita. I due si muovevano come fossero uno solo. Il ragazzo continuò a succhiare il pisellone di suo padre aumentando progressivamente la velocità. E più lui andava veloce più la presa di Pietro era salda e il movimento diventava forzato. Pietro prendeva il comando.

– Ah… seee…. suca… suca, bell’e papà! AH!!! – E più fece un affondo con cui PJ prese di nuovo tutto il pisellone del padre. Le tenne ma solo un istante poi lo sfilò.

(Ah… siii… Succhia… succhia, bello di papà! AH!!!)

– Baista!!!

(Basta!!! )

Pietro afferrò la testa di PJ e la tirò su affinché lo guardasse in faccia

– Un ma firu chiù! Mi caricasti comu n’aimalu!!! Pigghia u cappuccino. Ta vogghiu miattiri n’to culu!

(Non ce la faccio più! Mi hai caricato come un animale! Prendi un cappuccino[profilattico]. Ti voglio inculare!)

L’espressione di Pietro, scintillando sul suo sorriso furbo, era eccitazione pura. Un uomo maturo era del tutto preda dei suoi ormoni come se stesse facendo sesso per la prima volta…

– Aspetta, papino… – disse PJ con lo sguardo tenero. Sollevandosi si mise appoggiato con la testa sulla coscia sinistra di Pietro. Giochicchiando col pisellone del padre, tirandolo con un dito e lasciandolo facendo lo rimbalzare, PJ continuò – Il culetto ha delle regole… non puoi entrare subito, sai? Non vorrai farmi la bua? – il ragazzo sorrise

– Ma io voglio entrare subito… – disse Pietro ansimando eccitato

– Eh lo so, papino… ma tu mi vuoi bene, vero?

– Certo, ragazzo. Dimmi… come si fa a preparare il culetto?

– Te lo spiego subito, papino.

E PJ si alzò, si girò e inarco la schiena in modo tale che il suo culone fosse proprio ad un palmo dalla faccia di Pietro.

– Ti piace, papà?

– Minkiazza!!! Iu stu culu stanott’ mi vegnu a ‘nsuannu!!! disse Pietro cingendolo con le mani.

(Cazzarola!!! Questo culo io me lo sognerò stanotte!!!)

Poi strinse le chiappe e diede due belle pacche. Chiappa destra e sinistra insieme vibrarono sotto le possenti mani di Pietro. PJ gradì quelle sculacciate e ripensò a quando era piccolo. Allora le temeva ma ora se le sarebbe fatte dare tutto il santo giorno.

– Amunì, masculè! Fatti nìasciri a parùala… Un u tegnu chiù!

(Avanti, ragazzo! Sputa il rospo… non lo tengo più!)

– Va bene, papà.

E PJ spiegò a suo padre che doveva usare le sue dita. Bagnarle di saliva e poi infilarle nel suo buco di culo. Dapprima con delicatezza per preparare dal strada e poi quando avesse sentito il buco più largo, di aggiungere un altro dito.

Puoi arrivare anche a tre, se vuoi. – disse PJ concludendo la spiegazione.

E allora Pietro fece come aveva detto suo figlio. Si bagnò un dito di saliva e lo inserì nel buchetto di PJ. Il ragazzo prese ad ansimare.

– Ah… si… oh…

– Allora, figliolo… vado bene? – disse sussurrando Pietro

– Si, papà. E io non avevo dubbi… tu sei mio padre… nessuno conosce il mio corpo meglio di te che lo hai fatto, dalla testa ai piedi… ah!!! E dentro il culooooo!!!

– Si… ti ho fatto io. – E Pietro fece un affondo improvviso col dito

-Aaaaaahhhhh! SIIIIIII!!!!!! – PJ urlo a pieni polmoni e quello era solo un dito. Non vedeva l’ora di sentire quel bel pisellone di suo padre scavargli dentro…

– Se, figghiu miu… – disse Pietro – Ecca vuci… liberati… ca nuavutri masculi un semu fatti pi tinìrinni i cosi i rintra…

(Si, figlio mio… Urla… liberati… noi maschi non siamo fatti per tenerci dentro le cose…)

PJ allora ansimò senza alcun freno, in totale libertà. Nel frattempo Pietro aveva appena aggiunto il secondo dito e faceva ‘entra ed esci’ con foga crescente. Come se stesse già scopando il culo di suo figlio.

– Se… se… se… se… Allaigati, bellu di papà… Allaigati! ca papà voli trasiri… un buoi ca trasu?

(Si… si… si… si… Allargati, bello di papà… Allargati! Papà vuole entrare… non vuoi che entro?)

– Siii… si, papà… lo voglio… cazzo, non ti fermare… più forte… PIU’ FORTE, CAZZOOOOO!!!!!!!!!! – PJ sembrava impazzito.

– Uella, masculè! T’ piaci u tignu, ah? Si degnu figghi i to patri!

(Wow, ragazza! Ti piace il sesso, eh? Sei degno figlio di tuo padre!)

Pietro allora aggiunse anche il terzo dito ma un pensiero era nato in lui. Lo stranizzava perché non pensava che potesse piacergli ma voleva farlo. E la voglia cresceva ogni istante di più…

– Figliolo… dimmi… si può usare pure la lingua per preparare un culetto?

Quelle parole furono musica per le orecchie del giovane PJ. Non osava pensare che suo padre glie l’avrebbe chiesto e la risposta arrivò lesta e pronta.

– Si, papino… certo che si può… – E muovendosi a carponi, visto che era a 4 zampe, andando all’indietro, PJ avvicinò ancor a di più il suo culone a Pietro.

– Mmm… minkia, comu ti scricchiavu, curò… – disse Pietro distanziando le natiche di PJ.

(Mmm… cazzo, come ti ho aperto, figliolo…)

E fece per avvicinarsi ma di fermò un istante. – Ehi ragazzo… è pulito, vero? – disse ridendo un po’ imbarazzato

– Certo, papà. Io lo tengo pulito tutti i giorni. Per noi gay è un abitudine, sai? Non si sai mai quando ci scappa una bella scopata…

Oh… ma come siamo previdenti e giudiziosi… – disse Pietro

– Ma noi non facciamo solo il bidé, papà… – continuò PJ – laviamo anche dentro…

– Dentro? E come ci riesci ad arrivare… Aspetta! Quel tubicino… Allora è per questo che l’avevi comprato! Altro che progetto di scienze… – Padre e figlio scoppiarono a ridere

Parecchio tempo prima PJ aveva acquistato online un piccolo tubicino con doccino sottile di quelli che si usano per fare i lavaggi intestinali. Il giorno della consegna però, ad aprire la porta non fu lui ma suo padre. Siccome a quel tempo non aveva ancora fatto coming-out, PJ fu costretto ad inventare una scusa.

Pietro allora senza altre esitazioni, affondò la faccia tra le chiappe di suo figlio e PJ senti subito la lingua calda e morbida di suo padre accarezzarlo. In bocca era stata sublime ma nel culo lo era molto di più.

– Oh, papà! Cazzo… bravo… bravo… continua così… stai andando benissimo…

Sebbene il buco fosse diverso rispetto quello a cui era abituato, a Pietro non fu difficile trovare la tecnica giusta. Lasciandosi dunque guidare dalla sua esperienza e da ciò che sentiva, Pietro passò dal leccare a infilare la lingua dentro il buco di PJ. Praticamente lo stava scopando con la lingua…

– Si, papà… e così che devi fare… così… Si, tu sei il numero 1!!!

E venne il momento d’orgoglio anche per Pietro. Lo stesso che PJ aveva provato prima mentre leggeva il diario di suo padre. Poiché infatti non c’è cosa che renda un padre più felice e fiero di essere il migliore, il numero 1 agli occhi del proprio figlio. E sentirselo dire da un profondo senso di realizzazione. È qualcosa che non ci si stanca di mai sentire… anzi, la si ascolterebbe all’infinito.

Durante lo scavo al culo di PJ col sua lingua, Pietro alternava sculacciate a destra e a sinistra a stringere le chiappe di PJ per ‘impastare’. Le agitava di qua e di là. Il tutto coperto sai suoi mugugni di piacere che di riflesso alimentavano gli ansimi di PJ.

Dopo una buona mezz’ora di quel lecca-scopa, Pietro guardò il buco di PJ per vedere se era pronto.

– Wow, ragazzo… non ho mai visto un buco di culo così largo. Controlla e dimmi se va bene così…

PJ tese il braccio all’indietro per controllare.

– Si, papà. Si… finalmente! Sono pronto per farti piacere… – e girandosi verso suo padre – Mi vuoi ancora, vero? disse con lo sguardo da cucciolo mentre gli accarezzava il petto e la pancia con un movimento verticale.

– ‘Ncacerto, curò. T’addisiò comu a vita mia!

(Certamente, figliolo. Ti voglio come la mia vita!)

Nonostante il fresco che c’era nella stanza da letto, tutta quella eccitazione aveva fatto salire la temperatura. Sia PJ che suo padre erano sudati fradici. Quando il ragazzo sentì la pelle di suo padre bagnata, in quello stesso istante l’odore del suo sudore si intrufolò nelle sue narici, arrivandogli dritto al cervello. Fece un respiro profondo per prenderne quanto più ne poteva. E quella mezza idea che gli frullava in testa diventò un idea intera.

– Buonu… Uara fammi pigghiari u cappuccino, curò…

(Bene… Ora fammi prendere il capuccino[preservativo], figliolo…)

– No… no, papà… niente cappuccino… – disse PJ stendendo il braccio all’indietro per afferrare il pisellone di suo padre. Era più bagnato di quanto non fosse prima. Il sudore aveva fatto il suo dovere.

– Chi bo riri, curò?

(Che vuoi dire, figliolo?)

– Quando un papà lo da a suo figlio… – PJ aveva puntato il pisellone di suo padre sul suo buco e iniziava a sedercisi sopra infilandoselo dentro.

– Chi sta faciannu, curò?

(Che stai facendo, figliolo?)

– Si… Ah! Un papà… Ah! A suo figlio glie lo deve dare… Oh… – con sua sorpresa vista la dotazione di suo padre, PJ era arrivato a metà ma non riusciva più ad andare avanti

– Figghiu miu… va alliaggiù… – disse Pietro preoccupato

(Figliolo…  vacci piano…)

– Come la natura l’ha fatto… AHHHH!!!! Cazzo!!!

PJ Era talmente arrapato che non gli importava nulla del dolore. Lui voleva suo padre dentro di se a tutti i costi. Aveva aspettato tanto e non si sarebbe fatto fermare da niente e nessuno. PJ che era messo seduto sopra suo padre con le gambe piegate come se fosse in ginocchio, stando attento a non farsi uscire quel salsiccione dal culo, aprì le sue gambe, distendendole. Prima una e poi l’altra. Mantenendo l’altezza a cui era giunto prima con le mani con cui si sorreggeva sopra Pietro. Ora il ragazzo era con le gambe aperte a compasso. Non avendo più l’impedimento delle sue gambe poteva abbassarsi ancora col culo e prendere ciò che restava del pisellone di suo padre.

– Sei pronto, papà? Eccomi

– Aspetta, figliolo… posso allargarti ancora un po’… – Pietro era preoccupato davvero

– No, no… non dire cazzate. – PJ non voleva sentire ragioni – Sono pronto. Oh… GNNNN…. AHHHHH!!!!! Ah!

PJ aveva le palle, non c’è che dire. Pure il padre lo pensava mentre lo vedeva piegare le sue braccia per abbassarsi e prendere il suo pisellone fino in fondo. All’ultimo colpo, PJ piego indietro la testa e per il dolore le sue braccia persero la presa sul letto e lui barcollò. Stava candendo all’indietro ma Pietro se ne accorse e d’istinto allungò le braccia per afferrargli i polsi. Tirandolo a sé, lo aiutò a raddrizzarsi e poi gli afferrò i fianchi, sia per scoparlo meglio e sia anche per tenerlo al sicuro e non farlo cadere.

– Tu sei pazzo, figlio mio… – disse Pietro preoccupato ma senza parole per il coraggio del figlio

– Si… pazzo… sono pazzo di te, papà… E ora… fammi vedere come hai messo incinta la mamma

Nonostante il forte dolore PJ iniziò a spingere col bacino. Il dolore era già passato è vero ma lui non volle aspettare di più per sicurezza e cominciò a mungere col culo il suo caro papà.

– Oh… figghiu miu… u pitìttu ri minkia un ti fa capiri chiù nìanti. Voi chidda ru papà? Va bene… ca cinnè un beddu pìazzu!

(Oh… Figlio mio… la fame di cazzo non ti fa capire più nulla. Vuoi quella di papà? Va bene… eccone un pezzo!)

E Pietro strinse saldamente i fianchi di PJ iniziò a tirarlo verso di sé. Spinte forti e decise ma lente. PJ da parte sua spingeva con i fianchi assecondando i movimenti dal padre.

– Oh mio dio… grazie… grazie… grazie per averlo fatto succedere – disse PJ alzando la testa

– Viri ca u papà ta sta dannu, ah… – disse Pietro ghignando

(Ehi… Vedi che è papà che te la sta dando, eh…)

– Si… si, papà. Infatti il primo che ringrazierò sarai tu e ho appena cominciato! PJ prese le mani di suo padre e se portò sui pettorali gonfi e prese in mano le redini della scopata.

– Ti piacciono, papà… goditeli. A spingere ci penso io… – PJ voleva che suo padre avesse tutto di lui e in ogni modo. Voleva che fosse più comodo possibile mentre gli dava piacere. E la cosa piacque a suo padre.

– M’ stai facennu un priù accusì bìaddu, figghiu miu… Allura m’ vo bìaniri? – disse Pietro ironicamente

(Mi stai facendo godere in modo pezzaesco, figliolo… Ma allora lo vuoi proprio bene a papà?)

– Si, papà. E tanto… – e PJ di botto aumentò la velocità per qualche secondo – Ti voglio così bene che sono disposto a prendere tutto quel peso che hai li dentro e portarlo per tutta la vita. E pure a sfoggiarlo con orgoglio. Così gli altri lo sapranno che ho un padre con i contro coglioni!

– Ah… se… cuntinua, curò… m’ piaci!!!

(Ah… si… continua, figliolo… mi piace!!!)

A Pietro questo tipo di complimenti piaceva tantissimo. Lo caricavano alla grande. E così afferrò la schiena di PJ e la tirò a sé quanto bastava per avere i suoi pettorali gonfi a tiro. Il tiro delle sue labbra. Pietro prese a succhiare avidamente i capezzoli di suo figlio. Gli venne facile farlo. Non era una cosa nuova per lui. PJ provava piacere ovunque quasi gli sembrava di essere percorso da una scarica elettrica.

– CONSUMAMI!!!!!!! – PJ sembrava quasi posseduto. La sua eccitazione aumentava sempre di più fino a quando… – Ah… ah… no… non adesso… ti prego, no… AHHHHHHHHHHHHHH!!!!!!!!!!!

PJ iniziò a sborrare con una fontana senza fine. Le contrazioni dell’orgasmo gli facevano inarcare la schiena come fosse volontà dell’orgasmo stesso che l’inculata che l’aveva innescato continuasse. Lo sperma di PJ ricadde sulla panciona di Pietro, sul suo petto e i primi schizzi, quelli più forti gli arrivarono perfino in faccia. Né PJ e né tantomeno Pietro avevano mai visto una sborrata come quella. Nell’incavo tra il petto e la pancia di Pietro, proprio sullo sterno si era formato un laghetto bianco. PJ non immaginava che questo potesse succedere così presto. Certo, era già un’ora che lui e suo padre scopavano come ossessi e lui voleva che non finisse mai. Ma ciò che più lo preoccupava era che la sborrata fosse arrivata prima che lui avesse modo di mettersi d’accordo con suo padre. PJ non sapeva se a lui piacesse avere lo sperma addosso o no e così disse timidamente

– Papà? Se il mio seme ti ha dato fastidio, scusami. Non… non sono riuscito a controllarmi… io…

– Lo vedo – disse Pietro serio – Non immaginavo di potermi trovare annaffiato così, ragazzo!

E calò il silenzio per qualche secondo.

Però… – aggiunse Pietro – Se tu mi dici che è successo perché tuo padre è un super maschione capace di tutto… e che ti ha fatto riempire così tanto che se non la sputavi ti usciva dalle orecchie e dal naso con un fischio come i fumaioli del mio vecchio vaporetto… allora ti perdono. – E Pietro sorrise, pulendosi il viso con un mano passandola poi sul viso di PJ.

– Che bastardo che sei! – esclamò PJ sollevato – Mi hai fatto spaventare. Lo sai, pa’?

– Eheheheh sei così caruccio quando sei spaventato… Cazzo, ragazzo! – disse Pietro guardandosi il petto. – Qui ci saranno almeno 5 coppie di gemelli! – riferendosi alla quantità di spermatozoi che quell’abbondantissima sborrata conteneva – Mio figlio è un inseminatore seriale. Se il mondo dovesse finire tu lo ripopoleresti in un attimo, ragazzo…

– Mai quanto faresti tu, papino. Perché tu sei mio padre e hai molto più seme di me dentro le palle… Tu sei l’origine…

– Bravo, ragazzo. Bravissimo… ha detto bene. – E Pietro e PJ si baciarono di nuovo. Il ragazzo poi si mise a leccare la faccia di suo padre per sentire il sapore del suo seme che restava su di essa.

– Ehi ragazzo… cambiamo posizione. Voglio prenderti da dietro…

PJ non aveva nulla in contrario anzi, non vedeva l’ora. Il ragazzo si sfilò dal pisellone di suo padre ma prima che potesse spostarsi… un rivolo bianco colò giù dal suo culo sulla pancia di Pietro. Ne cadde davvero un bel po’. Tanto è che a PJ venne un sospetto.

– Papà… sei venuto pure tu?

– No, ragazzo. Affatto…

Le cose erano due. O a Pietro era uscito un po’ di pre-sperma, ed era davvero ‘un gran bel pò’ degno dei suoi enormi coglioni, oppure PJ aveva avuto anche un orgasmo anale. Al ragazzo tuttavia non sembrava che ciò fosse successo. Seppur tanto più intenso del normale, aveva sentito un orgasmo normale. L’orgasmo anale era diverso, così lui aveva letto su internet. Però era anche vero che lui non ne aveva mai avuto uno. Mentre PJ ci rifletteva su, Pietro riprese a parlare.

– Ora che mi ci fai pensare, ragazzo… c’è stato un momento in cui sentivo che stava per arrivare ma poi se n’è andato… – disse Pietro riflettendo

– Ma allora questo è il tuo pre-sperma?

– Il mio pre-cosa? disse Pietro stranito

– Oh… il pre-sperma è… – e PJ ripensò a prima, quando suo padre finse di arrabbiarsi per prenderlo in giro e decise che era il suo turno di ‘divertirsi’.

– Allora figliolo? Dimmelo, dai! Cos’è questo pre-sperma? disse Pietro ridendo

PJ si stese di lato sul letto dando le spalle al padre, distanziò le natiche mostrando il suo buco di culo, largo, voglioso e da cui colava ancora un rivolo bianco sottilissimo.

– Figghiu miu… mi sta faciannu vianiri un disìu ri iccaritilla e rintra! Matri mia!

(Figlio mio… mi fai venire voglia di buttarti dentro pure il midollo! Mamma mia!)

L’eccitazione di Pietro riprese a salire ed era tornato il suo accento del sud.

Vuoi sapere cos’è il pre-sperma, papà? Allora fai il tuo dovere… – disse ghignando d’eccitazione PJ

– Dovere, curò? U patri sugnu iu. Tu l’hai u dovere. A mia arresta sulu u piaciri ru to culu!

(Dovere, figliolo? Sono io il padre. Il dovere è tuo. Io invece ho solo il piacere di avere il tuo culo!)

E Pietro agguantò PJ da dietro, infilandogli di nuovo il pisellone duro in quel buco, bagnato, caldo e accogliente.

– Si, papà… e farti felice per me è un grande dovere… grande come il tuo pisellone nel mio culo! Ah! – PJ era in paradiso. Dapprima le mani di Pietro cingevano i fianchi di PJ ma poi il ragazzo senti le braccia del padre insinuarsi lateralmente, scivolando sulla sua pancia, stringendolo nella più dolce delle morse. Pietro dunque aveva agguantato letteralmente suo figlio. E non lo avrebbe lasciato per nulla la mondo.

– Si, papà… stringimi… stringimi forte… non mi lasciare… Ah!!! – A PJ era venuto il fiatone. Nonostante fosse il padre quello che stava inculando e non lui, gli sembrava di sentire quella stanchezza come se in quel momento lui e suo padre fossero un unica persona. E gli piaceva tantissimo. Pietro intanto incitato dal figlio, aveva aumentato il ritmo.

– Ca cìaitu ca un ti lassu… no… un ti lassu ‘nfinu a quannu mi sbacantu tutt’ cuasi… e figghiu miu… ci siemu quasi.

(Certo che non ti lascio… no… non ti lascerò fino a quando mi sarò svuotato tutto… e figlio mio… ci siamo quasi.)

– Oh, papà… mettimi incinto!!!

A quelle parole fu come se si accese una luce rossa nella testa di Pietro. Spingendo suo figlio lo fece mettere a pancia in giù e lui stava sopra. Pietro iniziò a spingere come un toro.

– Oh si, papà! Dacci dentro… dammelo tutto… ah!!! – disse PJ afferrando un piccolo cuscino color lilla che c’era sul letto e ci appoggiò la testa. Lo teneva stretto, come per reggersi.

© CaesarCub

Le spinte di Pietro, così ravvicinate e potenti, gli davano un po’ di dolore ma l’eccitazione e la trepidazione per l’epilogo di quel ‘dentro e fuori’, lo eclissavano totalmente. E perciò inarcando lievemente il bacino, lo muoveva avanti e indietro, venendo incontro alle spinte di Pietro.

– Se… curuzzu miu bellu… Mùav’lu stu culu! Mùav’lu! Tu u lavi i ritra? Ora ta fazzu iu na balla doccia da rintra! Seee… tu si masculu, figgiu miu ma ti fazzu vìaniri na panza ri 9 misi ‘nta ru secunni! Mi rasti a vita stainata e uara a vita ta rugnu iu!

(Si… tesoro mio bello… Muovi sto culo! Muovilo! Tu ti lavi dentro, vero? Ora te la faccio io una bella doccia li dentro!) Si… tu sei maschio, foglio mio ma ti faccio venire una pancia di 9 mesi in due secondi! Mi hai dato la vita e ora la vita te la do io!)

PJ trepidava. Mancava proprio un niente e avrebbe avuto un tempesta in pancia. La tempesta di suo padre.

Ah! Se… ca sìamu, curò! Un nu tegnu chiùùùùùùùùùùùùùùùùùùùù…………….

(Ah! Si… ci siamo, figliolo! Non lo tengo piùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùù…………….)

E Pietro si fermò in istante e fece una spinta lentissima, come se i quel momento lui pesasse dieci volte di più e potesse muoversi con più fatica. Lo entrò lentamente e arrivato alla base, il massimo che aveva infilato fin’ora, continuò ad avanzare finché con uno scatto, lo inserì ancora più affondo come fosse stato uno spinotto. PJ sentì quell’affondo più profondo ed ebbe un sussulto, ansimando di gioia. Si sentì aprire meravigliosamente in due per la dilatazione improvvisa data dalla circonferenza superiore dell’ultimo tratto della base del pisello di suo padre. Pietro emise un urlo così forte che suo figlio sentì le sue onde sonore scivolargli sulla pelle come gocce d’acqua e il suo pisellone iniziò a pulsare in modo frenetico e incontrollato. PJ percepì quelle contrazioni e scoppiò dalla gioia che fu ancora più grande un istante dopo, quando sentì un getto potentissimo simile a quello del suo doccino intestinale. Ma quella non era semplice acqua. Era la sua linfa vitale. Quella con cui il padre anni prima l’aveva messo al mondo. PJ aveva coronato il sogno più grande della sua vita. Non sarebbe mai stato più felice di quanto fosse in quel momento. Si sentiva come se stesse nascendo di nuovo! Pietro si agitava sopra suo figlio, preda inerme degli spasmi di piacere dell’orgasmo. E fu un orgasmo lungo… molto lungo. PJ contò esattamente 10 secondi. Stravolto e sfinito Pietro si accasciò a peso morto su suo figlio. Il padre del ragazzo era così pesante ma PJ adorava reggere quel peso sopra di sé. E sarebbe rimasto così per sempre.

– Figlio mio… – e gli baciava il collo – ma che cosa ho fatto per avere un figliolo speciale come te? Oh, signore… mi sento così debole, ragazzo… mi hai prosciugato… e non potevi fare un lavoro migliore con il tuo papà. Grazie… – E Pietro afferrò le mani si suo figlio, facendo scivolare le sue dita tra quelle di PJ.

– Grazie a te, papà… è una gioia averti dentro… sia in carne e che in sborra calda. Non si può essere più vicini di così papà. Vorrei che restasse dentro per sempre. – e allora gli venne un’idea. – Papà? Me lo fai un favore piccolo piccolo? Ti prego…

– Ma certo, figliolo. Tutto quello che vuoi. Te lo sei meritato, ragazzo.

– Grazie, papà. Andiamo in attimo in camera mia. Ma tienimelo dentro, va bene?

E allora Pietro e PJ si alzarono insieme, simultaneamente per restare attaccati e si diressero nella stanza del ragazzo. PJ si abbassò leggermente per arrivare al secondo cassetto della sua scrivania da cui prese un dildo di colore verde con la base a forma di metà testicoli.

– Che cos’è quella roba, ragazzo? – disse Pietro sorridendo e PJ glie lo disse. – Scommetto però che il pisellone di papà è più bello di quello. Eh?

PJ rispose affermativamente e i due risero di nuovo. Tornati nella camera da letto, il ragazzo disse a suo padre di mettersi come prima, stesi di lato sul letto. E così fecero.

– Allora, figliolo… che cosa vuoi fare?

– Voglio che tu esca e subito infili questo. Voglio tenere tutto il tuo amore di padre dentro finché posso… però prima… ricordi che sul tuo diario hai scritto che dovevamo toglierci tutti i vizi che ci venivano in mente?

– Si… certo che me lo ricordo. – disse Pietro sussurrando col suo sorriso complice che PJ riusciva a percepire pur non riuscendo a vederlo perché era di spalle davanti al padre – Dimmi tutto, ragazzo. Farò qualsiasi cosa tu voglia…

E PJ vuotò il sacco.

– Brutto porcellone! Vuoi proprio avere tutto di me dentro, eh? D’accordo. Se il mio figliolo vuole questo, lo avrà. Perché oggi ha fatto piacere al suo papà. – Pietro sollevò lievemente il capo, fece uno sforzo in viso e… – Ahhhh…..

PJ fu invaso da un ondata di calore pazzesca! Sentiva un getto potente, solleticargli le pareti intestinali. Pietro stava pisciando dentro il culo di suo figlio e per lui era come salire la scalinata del paradiso nel quale già si trovava.

– Ah… ecco… l’ho fatta tutta, figliolo. Passami quel coso. Così chiudiamo tutto e non esce nulla.

© The villager

Pietro di sfilò lentamente da PJ tenendo i dildo puntato sul buco di suo figlio accanto al suo pisellone. Con un movimento fulmineo inserì il dildo subito dopo aver uscito il suo pisello, lo spinse dentro fino alla base. PJ si mise supino. Finalmente poteva godersi quella fantastico sensazione di pienezza. Aveva la pancia gonfia come un cocomero.

Se la guardò e poi guardò suo padre.

– Papà è tanto buono con te, non è vero? – rideva Pietro mentre passava la sua mano sul pancione di PJ

– Eh si… – ripose PJ mettendo la sua mano su quella di suo padre – Papà mi vuole tanto bene…

Abbassato lo sguardo, Pietro vide che il pisello di PJ era di nuovo duro. Ci voleva il tocco finale per concludere in bellezza quella magnifica super scopata.

– Eheheheh – rise Pietro d’orgoglio – qualcuno qui non ha ancora finito, vedo

PJ rise sorpreso – Cavolo, è vero! Credo di averne ancora un po’… tutto merito di papà. – e gli fece l’occhiolino

– Ehi, ragazzo… se non sbaglio prima ti avevo promesso un pompino. Vediamo se ho imparato dal tuo… – E Pietro si spostò, mettendosi a carponi davanti a PJ. Si abbassò e diede una bella leccata al pisello di suo figlio… dalla base fino alla punta. Fu un brivido intenso. Forse fu questo o più probabilmente perché PJ in quel momento era una foglia al vento per l’eccitazione. Fatto sta che un po’ di pre-sperma gli colò sul pisello rallentando la sua scesa a metà lunghezza, come se si fosse fermato li per essere ammirato. Allora Pietro si ricordò di prima.

– Ragazzo… per caso è questo quello che prima hai chiamato pre-sperma? Non mi pare proprio che tu sia venuto…

– Si, papà – rispose PJ – Quando un uomo è molto eccitato può espellere un po’ di liquido seminale senza spermatozoi. E’ questo il pre-sperma. Nonostante la differenza però ha lo stesso sapore…

Pietro aguzzò l’orecchio. – Ti piace lo sperma, ragazzo? – disse ridendo – Perché non me l’hai detto? Te l’avrei dato come pappa…

– Si. Io lo bevo sempre quando mi sego… Ah, non preoccuparti. Lo faremo la prossima volta…

– E che sapore ha lo sperma, figliolo? Dimmi…

– Beh… dipende da… – PJ stava per spiegarglielo ma poi si fermò intuendo qualcosa. – Beh… se proprio lo vuoi sapere, papino… c’è un modo infallibile per scoprirlo… – e lo guardò con un sorriso compiaciuto

Pietro restò sorpreso per la risposta di suo figlio e restò a guardare il suo pisello per un po’. Aveva quell’espressione di conflitto tipica che non sa se fare qualcosa o no. Sulla scia dell’eccitazione di prima che ancora lo smuoveva, Pietro si avvicinò al pisellone di PJ serrando gli occhi, come se avesse paura. Tirò fuori la lingua e lecco via quella goccia di pre-sperma.

– Mmm… – fece Pietro assaporando il pre-sperma di PJ, ancora con gli occhi chiusi

E calò di nuovo il silenzio per qualche istante.

Forse ho fatto male e dire così – pensò PJ fra sé. – E se non gli piace?

Pietro aprì gli occhi e sorridendo disse – Figlio mio caro… posso ingoiare quello che ti esce?

PJ rise sollevato ed eccitato – Certo, papà. Certo che puoi. Dopotutto… è tutta roba tua, questa…

– Già, hai ragione. – E Pietro si mise a succhiare il pisello di suo figlio seguendo passo per passo quello PJ aveva fatto a lui.

PJ non riuscì a resistere a lungo. La bocca di suo padre era troppo bella… troppo calda… troppo morbida. Non riuscì ad arrivare nemmeno ad un minuto. I suoi occhi si rivoltarono all’indietro e anche la sua testa. Inarcò la schiena e poi li lasciò andare allo spasmo libero. PJ aveva rilassato del tutto il suo corpo. Voleva che gli spasmi si diffondessero. Voleva sentirli dappertutto per godersi appieno quel pompino di suo padre.

– Oh, papà… Ah! Aaaaaah! Aaaaah! Ahhhhhhhhh…… – e con una serie si sospiri ansimati, PJ aveva raggiunto l’ultimo piano del paradiso

Pietro allora si alzò e si face avanti, guardandolo intensamente. Padre e figlio erano esattamente nella stessa posizione con cui aveva cominciato.

– Papà… grazie. – disse PJ pieno di gioia

– No… grazie a te, micino mio…

Pietro chiamava così suo figlio quando era piccolo e a PJ piaceva tanto. Quel nomignolo successivamente, aveva avuto un risvolto erotico come tutto il resto di suo padre, nella vita del ragazzo. Nelle sue fantasie infatti, Pietro lo chiamava sempre così. Sentirlo fare nella realtà, fece sentire PJ ancora più felice. E a quel punto i suoi occhi si fecero pesanti…

– Papà… mi sento tanto stanco… – e sbadigliò

– Anch’io, ragazzo – E allora Pietro si spostò di nuovo mettendosi accanto a PJ, allungò il braccio per afferrare le lenzuola che aveva distanziato all’inizio della scopata e le tirò a sé coprendo entrambi. Avvicinandosi mise un braccio intorno al collo di PJ e disse – Vieni, micino. Appoggiati qui e dormi. Dormiamo insieme.

– Papà, aspetta…

– Che c’è, ragazzo? – Pietro guardò dolcemente suo figlio

– Puoi farmi un ultimo favore?

– Ma certo, micino mio. Che cosa vuoi?

– Potresti andare a prendere le tue mutande? Quelle che sono a terra vicino alla porta…

– Certo. Le prendo subito. – E Pietro si alzò e andò a prenderle poi si infilò di nuovo a letto mettendosi come prima – Dimmi, ragazzo. Che vuoi che faccia?

– Mettimele in faccia e strofinale piano… Voglio addormentarmi con il tuo odore.

– Eheheheh – Rise piano Pietro. D’accordo… – e fece come aveva detto suo figlio – Puoi respirare, vero figliolo?

Si, papà. – PJ rassicurò il padre.

Appoggiato il viso contro il petto del padre e con le sue mutande in faccia, gli occhi di PJ divennero languidi, come quelli di un neonato che sta per addormentarsi sulle note di una dolcissima ninna nanna. Gli occhi di PJ si chiusero lentamente e il ragazzo si addormentò. Pietro guardò con amore suo figlio, gettò le sue mutande a terra e si mise accanto e lui, addormentandosi qualche istante dopo. Ed entrambi dormirono così a lungo che si svegliarono solo il mattino seguente.

Spero che questa storia vi sia piaciuta. Nel caso aveste delle idee, spunti per altre storie potete contattarmi all’indirizzo stefano_339@yahoo.it o sulla mia pagina twitter.

fonte immagini: © TheVillager / CheezyPB / Caesarcub

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Le avventure di PJ: Curiosità di un uomo - Parte 2
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