Tra gli studi al college e le uscite con Max il suo migliore amico e che nell’ultimo periodo erano diventate sempre più occasionali a causa degli impegni, la vita di PJ (Pietro Junior) era quasi tutta studio. Nonostante questo però, il tempo era passato abbastanza in fretta. Erano già passati 2 anni da quando PJ aveva iniziato a frequentare il college e un giorno sua madre durante la cena, avvertì lui e suo padre Pietro, che tra un paio di giorni sarebbe partita per lavoro.

Da quando aveva ottenuto la promozione a ‘dirigente capo’ dell’azienda per cui lavorava, la madre di PJ, Peg, viaggiava spesso per lavoro. Pietro non era molto entusiasta del fatto che sua moglie si assentasse così spesso da casa. Anche 2 volte al mese. E un viaggio poteva durare anche una settimana. E negli ultimi tempi i viaggi di lavoro erano aumentati poiché la società per cui lavorava Peg era in espansione ed era necessario che ella controllasse personalmente le nuove filiali nel primo periodo da che erano state aperte. Ad ogni viaggio di Peg, marito e moglie finivano per discutere. E più tempo passava, più la situazione diventava pesante. Pietro era buono e caro e aveva sempre sostenuto sua moglie ma non riusciva proprio ad accettare un semi rapporto a distanza, come il loro era diventato ormai. Dal lato suo, Peg aveva lottato tanto per la sua promozione, accusava suo marito non capire quanto ciò fosse importante per lei. Marito e moglie stavano attraversando un periodo di crisi. PJ avrebbe voluto aiutare i suoi genitori ma sapeva benissimo che la cosa sfuggiva del tutto da un suo possibile intervento. E così tra un una partenza e l’altra era passato un altro anno.

Dopo l’ennesima partenza della madre, PJ vide suo padre ancora più triste di quanto non fosse alla precedente. Il ragazzo non poteva sopportare di vedere suo padre in quelle condizioni e così un giorno mentre era seduto sul divano, PJ si sedette accanto a lui e cercò di rinfrancarlo.

– Ehi, papà… tutto ok?

– S-si, ragazzo… – rispose Pietro svogliatamente senza nemmeno guardarlo in faccia. Poi però la pausa di silenzio successivo lo spinse a voltarsi e disse – Che c’è?

– N-niente, papà. Volevo solo dirti che… io ci sono, ok?

Pietro sapeva che suo figlio era un tipo sveglio. Lo era fin da piccolo. Capendo a cosa PJ si stesse riferendo, Pietro disse – Hmf… Lo so, ragazzo. E sono tanto fortunato… grazie. – E gli poggiò una mano sulla guancia.

PJ arrossì. Era da tanto tempo che suo padre non l’accarezzava così. I suoi occhi divennero così lucidi che per poco le lacrime non scivolarono giù. Fu un’impresa ma riuscì a trattenerle. Non voleva che suo padre si rattristasse nel vederlo piangere, poiché avrebbe frainteso la natura di quelle lacrime. Pietro era l’eroe di suo figlio da piccolo e non passava giorno che PJ non desiderasse diventare come lui. Poi all’amore di figlio che era già enorme nel suo cuore, si aggiunse qualcos’altro.

PJ scopri di essere gay quando nacquero in lui un profondo sentimento e una fortissima attrazione per l’uomo che gli aveva dato la vita. Anche altri lo aveva conquistato, ma suo padre fu il primo in assoluto. PJ si sentiva suo completamente. Pietro era grande e grosso. Robusto di braccia e gambe, e con una bella pancia che negli anni della sua età matura, era cresciuta in circonferenza. Voce calda e intima. Sorriso complice e il profumo inconfondibile a metà tra il suo deodorante preferito al mughetto, l’alito di caffè e l’acre odore del suo sudore. Ogni volta che lo incrociava per casa, PJ restava del tutto inerme di fronte alla sua figura. Il ragazzo anelava tantissimo che suo padre lo abbracciasse. Che lo stringesse a lui. Quando succedeva per davvero, PJ si estraniava del tutto da mondo. Gli abbracci di Pietro erano forti come quelli di un guerriero ma al contempo dolci come quelli di un angelo custode ed erano riflesso del suo carattere. Ed era proprio questo carattere a due facce che aveva di più conquistato PJ.

Pietro dominava tutti i sogni di suo figlio. Egli lo assaliva con la sua prorompente virilità e la semplicità di un uomo che non desidera altro che far felice il suo amore. Dalla semplice mano che si infilava dentro le mutande accompagnata dal suo sorriso intrigante, a delle vere e proprie scopate dove PJ sentiva… o per meglio dire, immaginava di sentire la potente virilità da cui veniva la sua, travolgerlo e riempirlo col suo calore. Forza primigenia della sua stessa vita. Al risveglio PJ era sempre sudato e bagnato di piacere. “Come vorrei che fosse così nella vita reale…” pensava tra sé col cuore che ancora batteva all’impazzata e il fiato corto, sul suo letto caldo e umidiccio. Quella dolce carezza di suo padre, aveva fatto rivivere a PJ tutti quei momenti arrapanti e carichi di sentimento in un solo istante. PJ era totalmente preda del fascino di suo padre. Il suo cuore batteva forte e il suo sguardo era perso in lui. Fu una fortuna che in quel momento Pietro si fosse alzato per andare al bagno perché quella forte emozione era sfociata nella più naturale delle manifestazioni. PJ aveva avuto l’erezione più potente della sua vita. Quando se ne accorse ebbe un sussulto. Cercò di calmarsi non ci fu nulla da fare. Quel tipo di erezione, una di quelle che non lascia scampo e che da l’impressione di aver preso il viagra, poteva passare solo in un modo. Sfogandola. Certo, PJ avrebbe potuto andare nella sua stanza e chiudercisi dentro ma in quel momento la forte eccitazione non lo faceva pensare lucidamente.

Il suo unico pensiero era sfogarsi nascondendo le tracce. Qualsiasi altra azione era come inibita dal cervello. Pietro non sarebbe stato in bagno a lungo e PJ si guardò rapidamente in torno. Sul mobiletto accanto al divano c’era un vaso con una pianta.

“Ecco la soluzione” – pensò. Segarsi a velocità supersonica, eiaculare nel vaso e coprire tutto con la terra. PJ era terrorizzato eppure la cosa lo faceva eccitare. Quel gusto per il proibito che smuove ogni uomo… sopratutto quando un desiderio viene soddisfatto ad insaputa di qualcun’altro che dista pochi passi da lui.

PJ aprì la cerniera dei suoi jeans e tirò fuori il suo pisello, così duro che pareva sul punto di creparsi e mise il turbo alla mano. Si masturbò ad un velocità così alta che non riusciva nemmeno a vedere il prepuzio scorrere… Gli sembrava, tutto ad un tratto di essere stato circonciso. PJ fece uno sforzo immane nel mantenere quel ritmo. Il braccio gli faceva male ma non poteva fermarsi. Suo padre sarebbe uscito dal bagno a breve. Ripensando per l’ennesima volta a quella carezza sentì la prima contrazione avvicinarsi. “Ci siamo!” pensò e subito salì sul divano e si girò verso il mobiletto con la pianta. PJ sentì una contrazione così forte che d’istinto ti tappò la bocca con l’altra mano, serrò gli occhi e si lasciò andare ad un orgasmo fantastico. Intenso e profondo.

Così forte che gli spasmi si diffusero per tutto il corpo facendogli piegare leggermente la schiena in avanti ad ogni contrazione. PJ cercò di controllare i suoi movimenti per essere certo di centrare il vaso e pensava di essersi riuscito ma a malincuore dovette ricredersi quando riaprì gli occhi. Al ragazzo gelò il sangue nelle vene quando si rese conto che gli schizzi erano finiti sulla cornice della porta del salotto che distava dal mobiletto con la pianta, circa 50 cm da lui. Per un istante PJ fu invaso dall’orgoglio. Era la prima volta che sparava così lontano con una sega così breve. Doveva essere davvero molto arrapato! Si sentiva forte e maschio come mai prima. Proprio come quei porno attori che vedeva nei film a luci rosse su internet. Nella sua fantasia egli vedeva il volto del padre, soddisfatto di quella sua prova di virilità che manifestava con il suo sorriso intrigante. La pietra focaia del suo desiderio per lui. Dopo quel breve momento di leggerezza, sopraggiunge il panico. PJ doveva ripulire tutto prima che suo padre tornasse in salotto. Si guardò velocemente intorno nella speranza di trovare un rimedio al pasticcio che aveva fatto. Sul tavolino di fronte al divano scorse un pacchetto di fazzolettini. “Grazie al cielo!” pensò e lo prese velocemente in mano.

Tentò di aprirlo ma la linguetta rossa di plastica che apre il pacchetto, gli scivolava tra le dita che erano bagnate di seme. Con un gesto fulmineo PJ si asciugò la mano e poi il pacchetto di fazzolettini sul lato del suo jeans e finalmente riuscì ad afferrare la linguetta e aprire il pacchetto. Con mano tremante ne prese uno e allungato il braccio ripulì la cornice della porta dal suo seme. Ce n’era un po’ anche per terra e PJ pulì scrupolosamente anche il pavimento. Appallottolato il fazzolettino, lo lanciò nel cestino nell’angolo della stanza e si sedette sul divano. A PJ venne l’ennesimo colpo quando abbassato lo sguardo, si rese conto di aver ancora il pisello fuori dai pantaloni! Lo rientrò dentro e rialzò la cerniera dei suoi jeans. In quel momento si sentì lo sciacquone del bagno. PJ tirò un respiro di sollievo… Si sentiva come se avesse corso una maratona di un chilometro alla velocità dei 100 metri. Dopo pochi secondi sentì la porta del bagno aprirsi e Pietro riapparve da quella del salotto.

– Ragazzo… che c’è? Sembri stravolto… c’è stata una guerra mentre pisciavo, per caso? ahahahahah – rise sguaiatamente

Anche PJ rise. “In un certo senso” pensò tra sé e sé. Poi tirò un lungo respiro per cercare di riprendere le forze. Nel frattempo Pietro si sedette sul divano e sospirò. E allora PJ gli mise una mano sulla coscia e disse: Vedrai, papà. Quando la mamma tornerà, vi chiarirete.

– Si. Grazie, ragazzo. Naaaah… basta con questo mortorio! Che ne dici di fare qualcosa di divertente per scacciare i brutti pensieri?

– E vederti di nuovo felice? Certo, papà. Dimmi. Che hai in mente?

– Ci daremo alla pazza gioia! Vivremo senza regole… Mangeremo senza mettere la tovaglia sulla tavola… Magari anche qui, sul divano, appoggiando i piedi sul tavolo… rutteremo come porcelli e nessuno ci dirà di non farlo! E andremo a letto quando vorremo!

– Forte! Ci sto!

Nei giorni che seguirono a casa “Gambadilegno” si udivano un mare di risale sfrenate. Sembrava che qualcuno avesse accesso di colpo l’interruttore del buon umore come fosse stato un lampadario. Era uno spasso! PJ e suo padre Pietro si lasciarono andare a qualsiasi capriccio, piccolo o grande che ogni uomo desidera dentro di sé. Un giorno, padre e figlio stavano pranzando in salotto, sul divano.

– Avanti, ragazzo… solo un sorsino… fallo per papà…

– Ma papà… a me non piace il sapore dell’alcol… lo sai…

– Un sorsino… un sorsino…

PJ non sapeva dire di no a suo padre e così fini per bere un sorso di vino per fare contento Pietro.

– Bravo, il mio ragazzo… che beve vino insieme al suo papà…

PJ si sentì orgoglioso per quelle parole di suo padre, anche se erano frutto dell’ebbrezza dell’alcol. Nonostante fosse astemio per una questione di gusto, aveva sempre fantasticato sul bere assieme a suo padre o fra amici. C’era una parte di lui infatti che associava il bere vino o birra all’essere uomo. PJ già si sentiva un uomo da canto suo ma l’essere astemio gli dava un pizzico di amarezza. Ma era solo un soffio. Una sensazione che spariva subito perché crescendo, PJ si rese conto che un uomo è un uomo a prescindere. Bevitore o no. Pur tuttavia in quel momento mentre beveva insieme a suo padre, PJ era contento perché sentiva di aver realizzato dentro di sé un piccolo desiderio. Almeno una volta infatti, il ragazzo poteva dire di essersi fatto una bevuta da uomini.

– Aaaaaah… che pacchia! – disse Pietro, appoggiato sullo schienale del divano con la testa verso l’alto, lo sguardo gioviale e le guance rosse. Poi inarcando il collo, come se stesse prendendo una rincorsa… – MUUUUUAAAAAAAHHHHHHH!

– OOOOOOAAAAAAAHHHHHHH!

Pietro e suo figlio PJ si erano lasciati andare ad uno dei suoni più caratteristici di un uomo. Due bei rutti lunghi e potenti che sembravano ruggiti di leone! Si guardarono negli occhi e scoppiarono a ridere…

– Rutti come me, ragazzo… bravo. – e rise sonoramente

– Grazie, pa’… – ripose PJ con lo sguardo rosso ma non per la timidezza. Era fiero dell’orgoglio di suo padre per lui. Pietro a quel punto si fermò a guardare PJ per un po’ e disse

– Figliolo… ora che siamo soli… posso farti una domanda? Da uomo a uomo?

– C-certo, papà. Dimmi…

– Aspetta. Prima devi fare una cosa. E devi promettermi che la farai senza discutere. – disse Pietro con tono serio

– Che vuoi fare, papà? – disse PJ arrossendo e un po’ timoroso per il  tono di suo padre

Pietro allora accarezzò di nuovo la guancia di suo figlio e disse – Spogliati… – col suo sorriso intrigante

– S-spogliarmi? P-perché? – disse PJ palpitanto. Allora Pietro avvicinò il suo viso a quello di suo figlio e mantenendo il suo sorriso intrigante e sussurrò

– Hai promesso di non discutere, ricordi? Su… Fai il bravo e fa come ti dico. Fidati di papà.

Senza proferire una parola, PJ si alzò lentamente e iniziò a spogliarsi. Dapprima la maglietta. Fece uscire prima la testa e poi le braccia. Poi mentre si slacciava i jeans vide con la coda dell’occhio suo padre alzarsi e spogliarsi insieme a lui. “Meno male che mi sono segato prima di pranzo” pensò PJ tra sé. Pur avendo già fatto il suo coming out in famiglia parecchi anni prima, PJ ovviamente non aveva accennato neanche lontanamente all’infatuazione per suo padre. Se avesse avuto un erezione sarebbe stato difficile da spiegare… cioè il problema era che non lo sarebbe stato. Ed era questo il motivo per cui giorni prima, si era segato di fretta a sua insaputa. In pochi secondi padre e figlio erano completamente nudi, seduti sul divano. PJ sapeva che suo padre era molto dotato, ricordando tutte le volte che aveva visto il rilievo delle sue mutande e del suo costume al mare ma quando si spogliò… ma vederlo coi suoi occhi era tutta un’altra cosa.

PJ restò incantato! Il pisello di suo padre Pietro, era spesso ed cicciotto ed era solo moscio! Chissà come sarebbe stato in erezione… E le sue palle erano così grosse da sembrare due noci. Dal momento in cui Pietro si era tolto le mutande nell’aria si era sparso il suo odore… intenso e maschio. PJ lo aveva già sentito più di una volta annusando di nascosto le mutande del padre e giunto al suo naso, lo mandò in estasi. Normalmente questo e l’immagine di suo padre nudo sarebbero stati più che sufficienti per fargli venire non una sola ma addirittura una dozzina di erezioni istantanee con tanto di effetto sonoro della molla. Ma con la sega di un’ora prima, il pisello di PJ era fermo. Ancora in fase si recupero. Una preoccupazione in meno per lui.

– A-allora, papà… cosa dovevi chiedermi per cui c’era bisogno che ci spogliassimo?

Pietro si avvicinò a suo figlio, gli mise un braccio intorno al collo e appoggiò l’altra mano sulla spalla di PJ. Mentre parlava la faceva scivolare sul suo petto – Ti ricordi di quando… mi hai confessato… che ti piacevano i maschietti, ragazzo? e strinse leggermente uno dei due pettorali gonfi di PJ

– S-si, papà. Me lo ricordo… Rispose PJ con un piccolo ansimo. Fece per prendere la mano di suo padre e mandarla via ma Pietro con un gesto fulmineo glie la schiaffeggiò come a dire “Tieni le mani a posto” e gli strinse con più vigore il pettorale gonfio. PJ ansimò di nuovo e quando Pietro si accorse dalla sua espressione che suo figlio era così sedotto da non poter più reagire, tolse la mano dal pettorale gonfio di PJ, riportandola sulla sua spalla.

– Se ben ricordo, ragazzo… – continuò Pietro – tu mi hai detto che ti piacciono i maschietti muscolosi – E la sua mano riprese a scorrere sul petto del figlio – e pure paffutelli come lo siamo io e te – E Pietro strizzò piano anche l’altro pettorale gonfio di PJ – È così, ragazzo?

– S-si, papà… disse PJ arrossendo e afferrando la mano di suo padre con la sua ma senza cercare di allontanarla. Non aveva più la forza e la volontà di farlo.

– Ho sempre avuto questa curiosità dentro di me, figliolo. E ora siamo solo io e te. E me la voglio togliere. Rispondimi sinceramente, figliolo. – E in quel momento le posizioni si invertirono. Pietro si appoggiò con la schiena sul divano. Col braccio che gli aveva messo intorno al collo, tiro suo figlio a sé lentamente. Poi prese la sua mano e se la mise in pancia, muovendola circolarmente su di essa per un istante per poi lasciarla al volere di suo figlio. – Io ti piaccio, figliolo?

© TheVillager

PJ era con le spalle al muro. Era preda dell’eccitazione! mentre si godeva il pancione del padre, il suo occhio cadeva poco più in la. Una parte di lui avrebbe tanto voluto scorrere verso il basso con la mano e afferrare quella salsicciona invitante e profumata di maschio di suo padre. “Forse papà lo vuole” continuava a ripetersi nella testa PJ giustificandosi pur di seguire la sua eccitazione ma un piccolissimo sentore di dubbio gli restava ancora. “E se così non fosse?” PJ temeva la reazione del padre. Infondo – pensava – il mondo è pieno di etero che si fotografano nudi ma non per questo vuol dire che scopano insieme… PJ voleva essere sicuro prima di agire. Ma una cosa poteva farla. Un sfizio, seppur piccolo lo poteva soddisfare. PJ fece scorrere la mano. Non verso il basso ma verso l’alto e prese a strizzare dolcemente i pettorali gonfi di Pietro, così simili a suoi ma tanto più virili e belli ai suoi occhi. E anche a tutti coloro che come lui, apprezzavano quel tipo di virilità. Quel gesto poteva passare come complicità emulativa.

– Perché lo vuoi sapere, papà? – disse PJ in un pallido tentativo di sapere immerso nel rosso peperone delle sue guance

– Beh perché… – e la mano di Pietro prese di nuovo quella di PJ portandosela di nuovo sulla panciona. – …perché sono curioso. E perché io voglio conoscere tutto di te. Sei mio figlio… il mio bellissimo figliolo… – PJ sollevo il capo per cercare lo sguardo di suo padre e Pietro gli fece un cenno con la testa verso il basso. Ciò spinse PJ a girarsi, guardando dove aveva indicato il padre. Il ragazzo sgranò gli occhi così tanto che sarebbero potuti scivolare giù dalle orbite e cadere a terra come succede nei cartoni animati. Pietro stava avendo un erezione. Il suo pisello già grosso, si gonfiava sempre di più, sollevandosi a scatti. Costante. Senza ricadute. E quando fu vicino ad essere a 90° gradi rispetto al corpo, la ciliegina sulla torta. Il prepuzio semi-aperto di Pietro, a causa dell’eccessivo aumento di volume del suo glande si ritirò da solo. Dapprima il buchino dell’uretra e poi tutta la cappella si scoprì. Lentamente… con fare quasi solenne. E con eleganza. Come il tendone del teatro che si apre dando inizio ad uno spettacolo. E che spettacolo era quello per PJ! Restò li, fermo… immobile… ad ammirare quanto suo padre fosse maschio. PJ non riusciva più a resistere e così fece scivolare la mano verso il basso… voleva afferrare il pisellone di suo padre. Sentire sulla sua mano quanto fosse forte e duro. Sentirlo battere di piacere. E succhiarlo con tanta avidità e con tanta fame che no si sarebbe mai staccato da lui. Ne avrebbe fatto suo unico mezzo di sostentamento. Ma quando era sul punto di toccarne i peli pubici, Pietro lo fermò. “Ecco, lo sapevo!” disse PJ dentro di sé, temendo che i suoi timori diventassero realtà. Subito, con l’altra mano, Pietro afferrò i capelli di PJ e gli fece girare la testa perché egli lo guardasse negli occhi. E poi dopo aver allontanato quella di suo figlio, con la mano di prima Pietro spinse piano PJ per farlo appoggiare sul divano.

– Allora, figliolo? Non mi hai risposto. Io ti piaccio?

PJ scosso ancora dalla reazione di prima di suo padre, non rispose… temeva qualsiasi parola.

– Non ho sentito, figliolo. – disse Pietro ironicamente e senza alcun preavviso, alzò il braccio che fin’ora era stato sul collo di PJ, portando la mano dietro la sua testa, esponendo del tutto la sua ascella. – Hai detto qualcosa?

PJ aveva l’ascella di suo padre praticamente addossata alla faccia. D’istinto si girò verso di lui. Era così vicino che col naso toccava l’ascella di Pietro.

– Mmm… Sniff sniff – PJ si sentiva in paradiso. Quel profumo così intenso e nel pieno della sua potenza per la vicinanza lo aveva rapito completamente.

– Su, figlio mio. Dillo a papà… Io ti piaccio?

– Si, papà. Mi piaci tanto…. Ahhhh… – Nel pieno della sua eccitazione PJ uscì la lingua e diede una lunga e lenta leccata per tutta la lunghezza dell’ascella di suo padre. Non si fermò nemmeno all’angolo. Poi si passò la lingua sulle labbra godendosi appieno il gusto salato del sudore di chi tanti anni fa lo aveva messo al mondo e che in quel momento lo faceva sentire più vivo che mai. PJ si sentiva come se in quel momento stesse facendo il suo primo respiro… – Io ti voglio tanto bene, papà – disse PJ – e ti amerò per sempre… – e cominciò a baciargli l’ascella come fosse la sua bocca.

– Anche io ti voglio bene, ragazzo. – E Pietro abbassò la testa per raggiungere quella del figlio e gli baciò la fronte. – E dimmi, figlio mio – Pietro prese ad accarezzare il viso di PJ con fare dolce e sensuale – Che cosa ti piace del tuo papà?

– Tuuuuuutttttoooooooo… – rispose forzatamente PJ. In quel momento anche una sola parola sembrava un macigno mentre lo distoglieva dallo slinguazzare quell’ascella odorosa e magnifica che suo padre gli aveva messo davanti. Un irresistibile e succulento manicaretto…

– Oh… proprio tutto, eh? – Pietro allora prese il mento di suo foglio e lo tirò a sé dolcemente per far sollevare la testa a PJ. Il ragazzo fece un ansimo di lamentazio perché non voleva staccarsi dall’ascella di suo padre. Egli voleva restare vita natural durante li, immerso in quel cespuglietto ascellare ove era concentrato tutto il profumo maschio di suo padre. I pel infatti trattengono molto bene gli odori, sopratutto quelli naturali dell’uomo. Pietro voleva guardare negli occhi suo figlio. I due erano vicinissimi. I grandi occhi di Pietro sovrastavano quelli di PJ. Il ragazzo che era già del tutto sottomesso a suo padre, quando lo guardò negli occhi gli sembrò di venirne ipnotizzato.

– E che cos’è questo tutto, figliolo? – disse Pietro sussurrando – Dimmelo. Papà vuole saperlo. Cosa mi fai quando mi pensi? E pure quando mi sogni, scommetto… Dimmelo, a papà. Cosa mi fai?

PJ allora vuotò il sacco. Tutte le fantasie erotiche che aveva creato nella sua mente su suo padre. Dalla più piccola alla più grande. Dalla più casta alla più spinta. Dalla più semplice alla più complessa. Tutto quello che lo smuoveva nel profondo e lo faceva sentire vivo e uomo con e per lui, uscì dalla sua bocca, potente e senza argini. Come una valanga inarrestabile.

Pietro sorrideva e annuiva. Annuiva e sorrideva. E più lui sorrideva e annuiva, intercalando alcuni “ah, si?” e “Davvero? Eh, bravo.” con tono sorpreso soddisfatto, più PJ parlava, cavalcando d’istinto quell’onda di soddisfazione del padre. Alle fantasie più spinte Pietro inoltre si lasciava andare a brevi risate di goduria. Ad occhi chiusi, calando la testa, che sobbalzava per le risate. Tutto ciò lo divertiva tanto. Era evidente al giovane PJ che godeva di quel divertimento di suo padre.

Ti ringrazio di essere stato sincero con me, figliolo. – E Pietro baciò suo figlio sulla guancia e si alzò. – Ora vado a farmi una doccia, figliolo. Puoi rivestirti.

E Pietro se ne andò in bagno. PJ si riprese. L’emozione provata fu così intensa che gli girava la testa e non riuscì ad alzarsi. Il ragazzo era felice di ciò che era successo. Non aveva fatto sesso, certo ma era stato comunque fantastico. Non si era mai sentito così vicino a suo padre come in quel pomeriggio ma tante domande gli ronzavano in testa. Suo padre era stato chiaramente provocante con lui. Come mai non aveva osato di più? Aveva davvero fatto tutto per una sola domanda? “No, non può essere” – pensò PJ – ” papà ha capito che ero in suo potere. Ne sono certo. Mi ha reso docile come un agnellino… aveva il controllo su di me. E sembrava piacergli. Quando in ha stretto il petto con la mano, ho sentito che lo faceva con desiderio… non era una finta. Per non parlare poi di quando mi ha messo l’ascella in faccia. Nessuno è così diretto, così esplicito se non vuole qualcosa… Quindi mi voleva. E poteva avermi, lui lo sapeva… perché allora non…” – ma si interruppe soffermandosi a pensare – “Però quando ho cercato di prenderglielo mi ha fermato… forse papà si è solo divertito con me.” e a quel pensiero PJ saltò “No! Lui non farebbe mai! Lui mi vuole bene… ma allora perché?” – Il ragazzo era tanto confuso. Ma in quel momento PJ non voleva pensare a nulla perché era ancora preda di quel sogno ad occhi aperti. Invitante e irresistibile… Quando si assapora un bellissimo ed intenso momento come quello, non c’è spazio per nient’altro. Ma PJ voleva continuare a sognare e dare a quel sogno una degna conclusione anche se solo nella sua testa.

Seduto sul divano, nudo, il ragazzo s’immerse in quell’erotismo in cui suo padre lo aveva lasciato e che come la scia di un deodorante, permeava ancora il salotto. Chiuse gli occhi e prese ad immaginare suo padre. Davanti a lui, proprio come prima. Il ragazzo si concentrò così tanto che finì per addormentarsi sul divano. Poco dopo un’ombra da lontano lo copriva. Restò li per un secondo. Poi si avvicinò a lui e… si sentì un fruscio e soffio d’aria gli mosse i capelli.

PJ si svegliò verso sera con la bocca aperta e il mento bagnato come spesso accade quando si dorme seduti o supini. Si passò la mano sul mento per ripulirsi dallo sbavamento. Ma c’era qualcosa di strano. Essendo molto vicina al viso, PJ sentì inevitabilmente l’odore di ciò che c’era sulla sua mano e ciò lo spinse a controllarsi. Sia il pisello che petto e pancia erano puliti. Per essere ancora più sicuro, PJ si leccò la mano per sentirne il sapore. Non c’era più dubbio. PJ sapeva cos’era. Tante volte aveva assaggiato il suo seme dopo una sega. Quel gusto particolare era inconfondibile. Ma lui era asciutto. Allora da dove veniva quel… PJ sgranò di colpo gli occhi!

[CONTINUA]


Spero che questa storia vi sia piaciuta. Nel caso aveste delle idee, spunti per altre storie potete contattarmi all’indirizzo stefano_339@yahoo.it o sulla mia pagina twitter.

fonte immagini: © TheVillager

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Le avventure di PJ: Curiosità di un uomo - Parte 1
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