Mi chiamo Holden, ho quasi 50 anni; sono single ed insegno lettere in una scuola media.

La mia professione mi lascia parecchio tempo libero che, in parte, dedico a me stesso. Amo molto infatti prendermi cura del mio corpo, seppur non in maniera maniacale. Diciamo che mi piace mantenere al meglio il mio metro e settantacinque d’altezza e tonico il mio fisico (non esageratamente) muscoloso.

Com’è il resto?

Beh, ho i capelli castani, gli occhi verde scuro e il filo di barba che incornicia il mio mento volitivo, nonché il generoso manto di pelo che ricopre la mia carnagione nordica. Dimenticavo! Ho un bel culo alto e sodo che sembra essere il mio punto di forza, almeno a giudizio del pubblico femminile. E non solo…

Per garantirmi la tonicità di cui sopra il nuoto è certamente lo sport che pratico più volentieri, visto che alle superiori mi si prospettava una promettente carriera come delfinista. La passione è rimasta, non così la costanza negli allenamenti che ho dovuto abbandonare per dedicarmi agli studi universitari.

Ad ogni modo, i sacrifici compiuti negli anni dell’adolescenza, hanno certamente dato i loro frutti, contribuendo a modellare il mio fisico. Ora nuoto soprattutto perché, oltre a tenermi in forma, mi aiuta a rilassarmi.

Lo scorso mercoledì, approfittando del mio giorno libero, come di consueto, mi recai alla piscina che frequento da tempo. Riesco ad andarci almeno un paio di volte a settimana, prediligendo la mattina quando non c’è molta gente. Posso così allenarmi liberamente per almeno un’ora e mezza. La prassi è ormai consolidata: m’infilo il costume nero e, dopo essermi assicurato nello specchio che ogni cosa sia al suo posto (si sarà capito che sono un po’ vanitoso!?), faccio la doccia per dirigermi sul piano vasca verso i blocchi di partenza. Salgo, indosso cuffia e occhialini e con un bel tuffo inizio a macinare chilometri; a quell’ora la temperatura percepita non è da spiaggia tropicale, ma a me piace così, perché mi sveglia. Dato l’orario per certi versi anomalo (in genere la folla va a nuotare la sera), posso dire che in vasca ci conosciamo praticamente tutti. Nella corsia accanto alla mia ad esempio, nuotano spesso due uomini, Filippo e Pierluigi.Scambiando quattro chiacchiere nelle brevi pause che mi concedo, è emerso che sono due avvocati che condividono un appartamento in affitto nei pressi del centro. Capita poi che mi soffermi ad osservarli quando riprendo fiato tra una ripetuta e l’altra, e credo che l’opinione comune li definirebbe tranquillamente due bei omaccioni, seppur molto diversi tra loro. Li accomuna un fisico robusto e muscoloso, fatto di spalle larghe, torace e addome ben sporgenti che terminano in un paio di gambe sode, pronte a sorreggere un fondoschiena non indifferente, (forse anche loro praticavano nuoto da ragazzi). Per il resto, il primo è castano, decisamente peloso con gli occhi verdi e una barba piena, mentre il secondo è biondiccio, moderatamente peloso con gli occhi nocciola.

Quel giorno c’erano anche loro. Accortisi della mia presenza, non appena mi fermai, si avvicinarono per salutarmi. Nel raccontarmi brevemente l’ennesimo successo riportato nell’ultimo processo sostenuto, non potei fare a meno di notare che Pierluigi, il più estroverso dei due, nel corso della conversazione non lesinò complimenti al mio fisico. Questa volta tuttavia, mi parvero un pochino più espliciti del solito…

Non diedi particolare peso alla cosa, li salutai e conclusi l’allenamento previsto per godere appieno del mio momento preferito.

Adoro attardarmi sotto la doccia: mi rilassa e mi rimette in pace con il mondo. Soprattutto perché, se sono solo, dopo essermi versato una generosa quantità di doccia-shampoo sulle mani, chiudo gli occhi e mi diletto a massaggiare ed accarezzare il mio corpo godendo del piacere dell’acqua e della schiuma che si crea.

Lascio perciò le mie dita libere di scivolare sul pelo bagnato e ammorbidito, indugiando sui miei grossi capezzoli, per lasciarle quindi scendere lungo l’addome, fino al costume dove passano e ripassano sulla stoffa acrilica, indurendo lentamente il mio membro che si staglia in rilievo sul ridottissimo costume che porto. Affaccendato in quelle solite faccende, riaprii gli occhi di colpo: non ero più solo. Nelle docce davanti a me, i due avvocati.

Mi voltai rapidamente. Con la coda dell’occhio mi parve tuttavia di cogliere un malizioso sguardo d’intesa tra loro mentre si allontanavano. Imbarazzato finii di sciacquarmi: speravo non avessero assistito al mio siparietto ma, soprattutto, che non avessero visto lo scomodo (per quel momento) gonfiore nelle mie parti basse.

Scacciai in fretta quegli odiosi pensieri e mi recai nella cabina a rotazione per cambiarmi. Volli credere alla coincidenza, perché al mio passaggio, quella di Filippo e Pierluigi era aperta. Si stavano cambiando insieme! Ed erano completamente nudi, uno di fronte all’altro, gli accappatoi gettati sulla panca. Dal pelo chiaro di Pierluigi pendeva un pene dalle dimensioni invidiabili ed il sedere alto, sodo e peloso dell’amico non era da meno.

Non so per quale ragione rallentai, soffermandomi ad osservarli. Deglutii. Mentre i miei occhi scendevano nuovamente verso il basso, notai ancora lo stesso sguardo che mi rivolsero quand’eravamo in acqua. Contemporaneamente, come se avessero programmato la cosa, si scambiarono di posto. Potei così ammirare il folto pelo di Filippo, fornito di un accessorio pari a quello di Pierluigi, il quale mi mostrò le sue natiche sode coperte da una lanugine chiara e soffice.

Dopo aver arraffato al volo la mia borsa, mi fiondai nella prima cabina libera; chiusi rumorosamente e mi lasciai scivolare lungo la parete, sbuffando. Toccai con una mano la fronte: era bagnata di sudore; non per colpa dell’umidità dello spogliatoio… Quella non rende certo l’uccello barzotto…M’infilai rapidamente gli slip e il resto del vestiario: l’aria esterna, sicuramente più fresca, mi avrebbe fatto bene. E la giornata, dedicata alla spesa e ad alcuni indispensabili acquisti per la casa, avrebbe fatto il resto!

Aprendo la porta per uscire dallo spogliatoio, sgranai gli occhi! Me li trovai davanti già pronti e vestiti. Pierluigi sorridendo, mi accolse dicendo:

“Ce ne hai messo di tempo!”

Evidentemente a disagio risposi:

“Non credevo di essere atteso”.

I due uomini, davanti al caffè che mi offrirono, spiegarono di aver bisogno di un passaggio in macchina. Dissero di abitare proprio vicino al centro, dove mi sarei recato e che avevano perso l’ultimo autobus utile per tornare prima di mezzogiorno. Poco convinto di quella spiegazione, accettai comunque di accompagnarli. Salendo in macchina, mi parve che i due confabulassero qualcosa. La marcia s’avviò invece in un silenzio imbarazzato: nemmeno Pierluigi, generalmente più loquace di Filippo, sembrava avere molto da dire. S’instaurò invece un ostinato gioco di sguardi tra noi che culminò con la mano del primo che mi scivolava sul ginocchio per risalire fino al pacco.Mi guardò. Il mio pene pulsò. Lo guardai. Lo sentii stringere la presa. Altra pulsazione. I miei occhi si spostarono poi, attraverso lo specchietto retrovisore, ad incontrare quelli di Filippo. Il mio pene pulsò di nuovo. Lui, incontrando il mio sguardo abbassò il suo. Sorrisi; quindi Pierluigi, che sedeva accanto a me fece per dire qualcosa. Non gliene diedi il tempo:

“Visto che ormai siamo praticamente arrivati, perché non mi invitate a casa vostra a bere un altro caffè?”

I due accettarono sollevati. Parcheggiammo e ci dirigemmo al loro appartamento.

Appena arrivati Filippo sparì in cucina a preparare la moka, mentre Pierluigi mi guidò in un breve tour del piccolo, ma delizioso appartamento che condividevano.

Il giro, ovviamente, terminò nella loro camera. Mi accomodai su uno dei due giacigli.

“È quello di Filippo…” deglutì e si sedette ai piedi del letto, non troppo vicino a me. Lo fissai intensamente. Entrambi passammo la lingua sulle labbra.

Si fece coraggio e si avvicinò pian piano. La sua mano e la mia si sfiorarono inducendo i nostri sguardi ad incrociarsi. Le bocche si avvicinarono, si schiusero lentamente lasciando che le lingue iniziassero a scambiarsi tenere effusioni.

Non avevo mai baciato un uomo in quel modo, ma tutto mi sembrava estremamente naturale. Allontanando le labbra da quelle di Pierluigi mi rivolsi verso Filippo, che entrò in quel preciso istante:

“Il caffè è pronto…” annunciò timidamente.

“Lascia perdere il caffè!” e con la mano battei sulla coperta.

Mi ritrovai così, tra quei due stalloni da monta che morivano dalla voglia di far l’amore con me. Non avevo minimamente pensato che potessero essere gay o addirittura una coppia. Sinceramente non me importava: il turbamento provato nello spogliatoio della piscina, aveva lasciato il campo libero ad un’irrefrenabile voglia di vedere fino a che punto sarei stato in grado di spingermi.

Baciai Filippo come avevo fatto con Pierluigi. Iniziai a massaggiare i loro sessi da sopra i pantaloni, liberandoli al più presto per vederli svettare nella loro erezione. Mentre le zip scendevano, li sentii gemere. Il mio pene riprese ad indurirsi. Si alzarono per calarsi i jeans, ponendomi dinnanzi a due fondoschiena marmorei. Scorsi le mani sul ruvido vello di uno e sulla morbida peluria dell’altro mentre sentivo il mio membro pulsare freneticamente, prigioniero dei boxer: l’attrito della pelle con la stoffa mi provocava un leggero fastidio.

Cercai di non pensarci e mi dedicai ad accarezzare il pube di entrambi mentre, con il palmo della mano, spingevo i manganelli verso il basso allo scopo di aumentare il tono dell’erezione. Non ce n’era bisogno: avevo al mio fianco due tori eccitati. Mi limitai perciò ad afferrare i due piselloni affinché i proprietari si risedessero: massaggiavo e masturbavo entrambi, guardando negli occhi ora l’uno ora l’altro, baciandoli alternativamente. E godendo dell’eccitazione provata nel far scorrere le mie mani lungo due ragguardevoli verghe d’acciaio. Anche le loro mani non restarono inermi: provarono a spogliarmi. Goffamente presero a litigare con la mia camicia che, oltre a non lasciarsi sbottonare, sembrava proprio non voler uscire dai pantaloni. Mi alzai di scatto, ponendomi in piedi davanti ai due giovani maschioni. Mi sfilai la camicia dalla cintola, aprendola lentamente. Ad ogni bottone che slacciavo mi accarezzavo i peli su una porzione di petto che si allargava sempre più. Non la levai. Sfilai invece scarpe e calze per togliermi i pantaloni. Compii ogni gesto molto lentamente e girato di schiena. Per farmi ammirare da ogni angolazione. Sentivo il loro sguardo addosso e me ne compiacevo. Sì, indiscutibilmente godevo nello spogliarmi davanti a due maschi arrapati al pari di un fidanzato ubriaco che festeggia il suo addio al celibato con una spogliarellista!Rimasi con la camicia aperta e i boxer. Ero nuovamente di fronte a loro: nelle mie parti basse era chiaramente visibile un rigonfiamento tendente a destra, con una piccola chiazza umida all’estremità. Mi avvicinai ad entrambi e li trassi a me. Le loro mani forti accarezzarono il folto pelo sul petto risalendo dall’addome. Le sentii scorrere fino alle spalle… Un istante dopo la camicia era a terra. Serrai i bicipiti per farglieli toccare. Vidi gli uccelli guizzare! Le dita disegnarono frenetiche il profilo dei miei fianchi. Contemporaneamente afferrarono l’elastico dei Boxer aderenti che andarono a far compagnia al resto della nostra roba.

S’inginocchiarono dinnanzi alla mia erezione come si fa con una reliquia. E allo stesso modo la venerarono, prendendo a far scorrere le loro lingue per lavorarmi la mazza a dovere. Reclinai il capo e sospirai: difficilmente avevo provato un piacere simile prima di quel momento. Sentivo il pene completamente bagnato: sul glande il mio liquido prespermatico che, a turno, prelevavano mischiandolo alla saliva per irrorare l’asta. Le loro mani diligentemente venivano usate per masturbarsi reciprocamente. Sudavo ancora. Questa volta non era imbarazzo, ma puro piacere. Ansimavo e il mio respiro affannato si univa ai loro. Diedi una leggera carezza sulle due teste per invitarli a risalire. Docili ed ubbidienti eseguirono l’ordine, senza tuttavia privare le loro lingue del piacere di perlustrare quanta più superficie possibile del mio corpo. Riprendemmo a baciarci: io mi ritrovai nel mezzo, mentre finivo di levare i vestiti a Pierluigi.

Mi voltai ed afferrai Filippo alla nuca, lo baciai sulla bocca, e lo spinsi sul letto. Finii di spogliare anche lui e gli montai sopra senza distogliere lo sguardo. Con la mano presi il suo membro duro. Giocai a lungo con la sua estremità rosea e umida. Dapprima leccandomi le dita per poi strofinarcele sopra e poi divertendomi a puntarla sul mio ano bramoso d’inghiottirla insieme a tutto il resto. Fortunatamente pensava Pierluigi a lubrificarlo con massicci sputi, sapientemente spalmati intorno e dentro al mio buchetto.

Sentivo con quale ardore mi allargava le natiche, nel prendere la mira per poi affondare dita e lingua laddove serviva. Fermai la sua azione ed afferrai con mano decisa l’arnese di Filippo. Lo puntai e lo guidai nella penetrazione: un solo deciso colpo per sentirlo tendere all’inverosimile le pieghe dell’orifizio e risalire, con tutta la sua eccitazione, fin quasi a solleticarmi la prostata. Avevo sottovalutato le conseguenze di quella mossa azzardata: il dolore fu lancinante al pari del grido che una mano prontamente soffocò mentre stringevo con tutta la forza che avevo in corpo i pettorali di chi era sotto di me! Devo dire che il timido Filippo disponeva di un fallo veramente imponente; mi ci volle del tempo prima che il mio respiro ed il mio battito cardiaco tornassero regolari e che la sensazione di morire cedesse il passo ad un’estasi senza limiti.

Il manzo capì perfettamente la situazione e cominciò a muoversi lentamente sotto di me, frattanto l’amico continuava a lubrificarmi con la saliva. Baciai di nuovo Filippo, che aveva smesso di spingere per consentirmi di cavalcarlo. Mentre mi dedicavo al mio primo smorzacandela da protagonista, mi sorrise: sul suo volto un’espressione serena e soddisfatta, quasi beata. Rivolsi perciò lo sguardo verso l’altro nostro compagno di giochi, che capì subito quale intenzione celasse la mia occhiata.Mi sdraiai sulla morbida coltre di pelo di Filippo e sentii Pierluigi forzare a sua volta il mio buco. Prima con un dito, poi con due… Finché capì che era  giunto il momento di rompere gli indugi!

Puntò la punta contro le pieghe già tese del mio orifizio, appoggiandola alla verga che per prima mi aveva penetrato. Io non mi mossi in attesa che anche il suo sesso riempisse il mio buco. Ci volle un secondo: ora li avevo entrambi dentro. Iniziai una danza frenetica, accecato dal piacere e dal dolore: più mi muovevo, più sentivo quei due totem dentro di me. Più provavo dolore e maggiore era il godimento.

I due orsi presero a masturbarmi, alternandosi alle spinte: sbuffavo e mugolavo come la più consumata delle troie in calore. Venni, digrignando i denti per soffocare l’ennesimo grido che mi saliva in gola. Inondai letteralmente Filippo con il mio seme: alcuni spruzzi arrivarono a lambirgli la barba e le labbra che avidamente accolsero quel nettare dolce-amaro.

Mi abbandonai a peso morto su di lui, mentre lo sperma prodotto, misto al sudore, lavava il pelo di entrambi. Sentii Pierluigi sfilarsi da sopra, sollevarmi e rovesciarmi sul letto. Un rapido gesto d’intesa con Filippo e si alzarono ponendosi ciascuno su un lato del pavimento. Pochi colpi e, pressoché in contemporanea, riversarono il loro seme caldo su di me, saziando definitivamente il mio corpo dell’aspro nettare maschile. Mi guardai: avevo sperma ovunque. Sopra di me, due visi sorridenti e soddisfatti del lavoro compiuto!

Si accasciarono al mio fianco, felici. Ancora pochi baci e di nuovo sotto la doccia

Da quella volta, dopo l’allenamento in piscina, a massaggiarmi ci pensano loro…

Un racconto di Holden – giovaneholden67@gmail.com 

Spero che il racconto bear vi sia piaciuto e mi raccomando: usate sempre il preservativo

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Il nuoto è uno sport completo
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