Era arrivato il giorno della partenza, preparato tutto l’occorrente e pronto per tornare nella mia amata Sardegna mi diressi verso l’uscita dell’hotel. Lì incontrai alcuni degli ospiti cui avevo concesso degli ottimi servizietti, e come fossi a una passerella di alta moda, gli uomini non facevano altro che guardarmi e strizzarmi l’occhio, era quindi più che evidente che mi ero dato da fare in questa vacanza.

Raggiunsi la stazione dei treni che, prontamente, mi consenti di raggiungere l’aeroporto. Trovato il gate e sbrigate le scocciature del check-in aspettai l’aereo. Arrivò il momento dell’imbarco procedetti verso la rampa di accesso e, come un bimbo di cinque anni, fui contento di essere nel posto vicino al finestrino. Mentre un bel numero di passeggeri stava cominciare a salire, notai un certo omone in giacca e cravatta, un poco stempiato ma barbuto, con un fisico bello massiccio che, con il suo sguardo color caramello era alla ricerca del suo numero di posto.Arrivò vicino alla mia serie di posti e, in maniera del tutto inaspettata, trovò il suo posto: era quello vicino al mio. Contento come una pasqua non potei non sorridergli al suo arrivo e, di tutta risposta, ricevetti da parte sua un sorriso ancor più radioso e incantato, un poco timido.

Finalmente tutti salimmo e cominciammo le manovre di decollo. Non c’eravamo ancora staccati da terra che ero al settimo cielo per questa piacevole sorpresa. Decollati, cominciai a vedere cosa offriva l’infotaiment dell’aereo, scelsi un bel film e… d’improvviso l’orsetto affianco a me mi strinse la mano: “Scusami ma volare mi mette agitazione, non è che per caso ti da fastidio se ti stringo la mano?” disse rivolgendomi un sorriso timido ed io, visibilmente felice, stretti un pochettino la sua mano per dare il mio assenso.  Intanto come se fossi inibito, cominciai ad accarezzare la sua mano con il pollice. Era un impulso irrefrenabile che non riuscivo a contenere, ma questo mio rischio fu premiato da un altro sorriso del bellissimo omaccione che, come preso da una strana euforia, cominciò a mettere la sua mano nel mio pacco.

Sorpreso (anche se non molto, dato che il mio gay radar ursino aveva funzionato) mi propose di andare in bagno.  Accettai e prima lui, poi io ci avviammo scaltramente nel bagno dell’aereo, concordammo anche la parola d’ordine per riconoscerci.Arrivato al bagno, cercai di non farmi notare dagli assistenti di volo, quatto quatto quindi entrai nello stretto stanzino. Appena ci vedemmo l’atmosfera s’infuocò, ci baciammo immediatamente stretti in un abbraccio esploratore delle nostre fisicità. Nello spazio intimo cominciammo a toglierci di dosso i pantaloni, mi abbassai per vedere e aiutare a far uscire fuori il meraviglioso genitale custodito dall’orsetto. “È tutto per te” mi disse con voce vogliosa, non me lo feci ripetere due volte e accolsi dentro la mia gola. Lo sentivo sempre più ingrossare dentro la mia bocca, era una sensazione bellissima avere in mio potere il piacere di quell’uomo. Lo stavo facendo godere con la mia sapiente lingua, i suoi occhi e la sua testa si piegavano sempre più all’indietro, mentre le sue mani possenti si mantenevano al lavandino.

Continuai il mio andirivieni a 10000 metri da terra, sentivo la sua verga pulsare: stava per venire, quando ad un tratto mi bloccò: voleva entrare dentro di me. Mi girai e mostrai il mio posteriore all’orsetto godereccio, che non si face attendere e cominciò a leccare il mio buco con una foga inaudita. Ben aperto (non che mi ci volesse molto) il mio buchino sente bussare la verga ben lubrificata, piano piano entrò, ed io con gli occhi fuori dalle orbite dal piacere avevo momento. In sostanza rimasi schiacciato al muro dalla potenza con cui entrava dentro di me, piano piano all’inizio, ma si faceva sentire affondando il suo pene in profondità. Mi prese i polsi e me li spiaccico nella parete, contemporaneamente aumento il ritmo degli affondi, provocandomi piacevoli grugniti soffocati e copiosi umori goderecci. Era un meraviglioso massaggio prostatico il suo, ero felice di ricevere il suo membro. Aumentarono ancora di più gli affondi, ed ebbi dei forti spasmi: venni copiosamente.

L’orsetto in cravatta mi seguì di li a poco inondandomi con il suo seme le mie viscere. Ancora ansimanti ci lasciammo andare a un bacio carico di trasporto, ci demmo una pulita (oltre che al bagno) e andammo a sederci vicini ai nostri posti stringendoci la mano e con un sorriso complice, ero ignaro di ciò che era diventato lui per me, o meglio che cosa sarebbe diventato…ma questa è un’altra storia…

Un racconto di Michele

Se aveste dei suggerimenti e dei feedback da dovermi inviare potete contattarmi a questa mail: fernandoramirez1995magic@gmail.com

Spero che il racconto bear vi sia piaciuto e mi raccomando: usate sempre il preservativo

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