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	<title>ferdinando neri Archivi | Orsi Italiani - Pillole di Woof</title>
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	<description>Racconti gay e rubriche bear, daddy e ursine</description>
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	<title>ferdinando neri Archivi | Orsi Italiani - Pillole di Woof</title>
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		<title>La festa di Natale</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Dec 2017 01:53:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Tommaso scende dalla metropolitana e tira un sospiro di sollievo: il viaggio è stato massacrante, in mezzo alla folla che lo schiacciava, gli mancava l’aria. Questi ultimi giorni prima di Natale sono un incubo: tutti in giro a fare compere, tutti di corsa. Ha dovuto lasciar passare due treni prima di riuscire a salire. È stato spintonato, strattonato, insultato da una che aveva la luna per traverso (si è beccato dello stronzo, alla faccia dello spirito natalizio), si è trovato un pacco piantato nello stomaco per dieci minuti, gli hanno pestato un piede, ha pure perso un bottone della camicia ed è sudato come se fosse luglio. <strong>Tommaso odia il Natale.</strong><span id="more-723"></span></p>
<p>E proprio questa sera c’è la cena natalizia della ditta. In realtà non è proprio un’iniziativa aziendale: alcuni, che non hanno una famiglia o non possono raggiungerla, hanno avuto la bella idea di organizzare una cena per l’antivigilia, riservata a chi non trascorre le feste con i parenti. Dopo il viaggio di ritorno, Tommaso ci rinuncerebbe volentieri, ma ormai ha aderito e poi almeno la fanno abbastanza vicino a casa sua, non dovrà attraversare tutta la città. Tra poco chiudono i negozi, la frenesia pre-natalizia si spegne e in auto non dovrebbe metterci molto ad arrivare, al massimo venti minuti.</p>
<p>Tommaso sale le scale e raggiunge l’appartamento dove abita. Va a piedi, anche se sta al quarto piano: ha voglia di muoversi un po’. Qualcuno dei suoi vicini ha messo sulla porta una decorazione: un pupazzo di neve, una ghirlanda, una scritta augurale. Tommaso non ha messo nulla. Non ama festeggiare il Natale. È costretto a passarlo lontano dalla sua famiglia, che vive all’altra estremità della penisola. Andrà a trovarli più avanti, adesso ha solo un giorno di vacanza, Santo Stefano, che è di lunedì, e allora, che senso ha? In aereo non è comunque un viaggio comodo, perché poi ha due ore d’auto e poi avrebbe dovuto prenotare con molto anticipo. In treno fa appena in tempo ad arrivare, che è già ora di ripartire.</p>
<p>Tommaso si spoglia e si dirige verso la doccia. Sta bene anche nudo: casa sua è troppo calda, come sempre. C’è il riscaldamento centralizzato, quelli degli appartamenti dall’altra parte hanno sempre freddo, perché non c’è una casa attaccata da quel lato; quelli dei piani più alti hanno freddo, perché il tetto non è ben coibentato; quelli del primo piano hanno freddo perché sotto c’è l’androne. Il risultato è che a casa di Tommaso di rado si scende sotto i 22-23 gradi e ogni tanto gli tocca chiudere la valvola di un termosifone o aprire una finestra in pieno inverno. Ma adesso che non ha niente addosso, il calore è piacevole.</p>
<p>Tommaso apre l’acqua, la lascia scorrere finché non ha raggiunto la temperatura giusta, poi si infila sotto il getto. Prende la boccetta dello shampoo, ne versa un po’ nella mano destra e incomincia a sfregarlo sui capelli. Poi con le mani insaponate si lava il corpo.</p>
<p>Il telefono squilla esattamente mentre sta lavandosi il culo. Tommaso non risponde. Non ha nessuna intenzione di uscire dalla doccia tutto insaponato, bagnando ciabatte e pavimento, per rispondere. Ritelefoneranno.</p>
<p>Infatti il suono si interrompe e subito riprende. Ma chi è che è così insistente? Ci sarà mica qualche problema? Ieri suo padre non stava bene, ma sua madre ha detto che era solo un raffreddore.</p>
<p>Tommaso esce dalla doccia, tutto gocciolante. Corre al telefono e fa in tempo a sollevare la cornetta prima che riattacchino.</p>
<h4>&#8211; Pronto?</h4>
<h4>&#8211; Buongiorno!</h4>
<p>La voce, femminile, è squillante.</p>
<h4>&#8211; Buon…</h4>
<p>Tommaso non fa in tempo a parlare, che la voce prosegue. È un messaggio registrato.</p>
<h4>&#8211; Signore, signora, per lei un Natale meraviglioso. Lei ha vinto…</h4>
<h4>&#8211; Vaffanculo!</h4>
<p>Tommaso ha urlato nel telefono. Riattacca, furente. Ha fatto tre passi e sta per rientrare in bagno, quando il telefono squilla di nuovo. Risponde, cercando di controllare la rabbia:</p>
<h4>&#8211; Pronto?</h4>
<h4>&#8211; Buonasera, signore.</h4>
<p>Questa volta, almeno non è un messaggio registrato.</p>
<h4>&#8211; Posso chiederle che operatore telefonico ha?</h4>
<p>Tommaso conta fino a cinque (a dieci no, dieci è troppo), poi risponde:</p>
<h4>&#8211; Mi lasci in pace!</h4>
<p>E riattacca di scatto.</p>
<p>Due passi, questa volta, prima che il telefono squilli di nuovo.</p>
<p>Tommaso si fionda sull’apparecchio, sgancia e urla:</p>
<h4>&#8211; Vaffanculo! Hai capito? Vaffanculo!</h4>
<p>C’è un attimo di silenzio, poi Tommaso sente la voce di sua madre, spaventata e sull’orlo delle lacrime:</p>
<h4>&#8211; Tommaso, sei tu? Che cosa…</h4>
<p>Tommaso ha la precisa sensazione che oggi non sia la sua giornata. Si scusa, le spiega che ha ricevuto una serie di telefonate di disturbo (esagera un po’) e che ha perso la pazienza. Dopo il bell’esordio non può certo dire a sua madre che era sotto la doccia, sembrerebbe che lui non le voglia parlare. Così sua madre incomincia a raccontargli della famiglia (per fortuna papà sta meglio) e di tutto il parentado. Poi prosegue con qualche altro aggiornamento sul clima, sui lavori che stanno facendo in casa, sui preparativi per il matrimonio di sua sorella (che sarà a maggio, mese mariano, ma bisogna pensarci per tempo) ed infine saluta.</p>
<p>Finalmente Tommaso torna in bagno, lasciando una piccola pozzanghera sul pavimento, sternutendo e maledicendo il Natale.</p>
<p>L’acqua calda gli toglie un po’ del freddo che si sentiva addosso. Tommaso finisce di lavarsi, si sciacqua e si infila un accappatoio. Si asciuga i capelli e guarda l’orologio. Ha ancora venti minuti prima di uscire.</p>
<p>Non è il caso di vestirsi in ghingheri per questa cena. Qualcuno aveva parlato di vestirsi da Babbo Natale, ma l’idea è ridicola e Tommaso non ha un costume natalizio: che se ne farebbe, poi?</p>
<p>Ci saranno alcuni colleghi scapoli, gente che Tommaso non conosce molto. Però c’è Arsenio e Tommaso lo vede sempre volentieri.</p>
<p>Mentre sceglie che cosa mettersi, Tommaso pensa ad Arsenio. Ha un nome buffo: il padre era un fanatico dei gialli di Arsenio Lupin. Una volta Arsenio gli ha raccontato che c’è anche un santo con quel nome, che si festeggia il 19 luglio. Tommaso ha controllato: è vero, lo chiamano il Grande e per Tommaso Arsenio è davvero un grande. Simone, che ha una lingua tagliente, lo chiama sempre Arse e poi dietro le sue spalle dice a tutti che in inglese <em>arse</em> vuol dire culo. Con gli altri lo chiama anche Arsenico e vecchi merletti, battuta vecchia e copiata da un cartone animato, ma Simone è convinto di essere divertente. Arsenio lo sa benissimo, ma sembra che non gli importi. È un tipo riservato, a volte quasi lo diresti timido, ma sul lavoro sa essere molto deciso. Ha quarantotto anni, quasi venti in più di Tommaso. Quando Tommaso ha iniziato a lavorare nell’azienda, Arsenio era vice capufficio e lo ha aiutato a imparare il nuovo lavoro. È bravo a spiegare, è paziente e non prende in giro, a differenza di Simone, che è sempre pronto a criticare e punzecchiare.</p>
<p>Arsenio gli ha dato una mano quando Tommaso ha combinato un guaio, un grosso guaio: Tommaso era in perfetta buona fede, ma l’errore avrebbe potuto costargli il posto. Arsenio se n’è accorto e l’ha avvertito, senza dire nulla al capo. Hanno sistemato insieme la faccenda. Si sono fermati una sera fin dopo le due, per rifare tutto il lavoro, senza che nessuno se ne accorgesse, a parte il guardiano notturno, ovviamente. Ma Arsenio è benvoluto da tutti, per cui il guardiano non ha protestato, anzi: ha detto che era contento perché così c’era qualcun altro che vigilava. A un certo punto era saltato fuori un altro errore di Tommaso. Era una stupidaggine, ma era ormai l’una, erano stanchissimi tutti e due, Tommaso già si vergognava per il guaio combinato e la scoperta di quell’altro errore lo aveva mandato in tilt. Era stato sul punto di scoppiare a piangere, ma Arsenio gli aveva messo una mano sulla sua, gli aveva sorriso e gli aveva detto che tutti sbagliano e non doveva scoraggiarsi.</p>
<p>L’unico a cui Arsenio non sta simpatico è Simone: sperava di diventare lui capufficio ed invece hanno promesso Arsenio e lui è rimasto vice. Così adesso Arsenio ha cambiato ufficio e piano e Tommaso si è ritrovato a dipendere da Simone, il che non è proprio il massimo. Per fortuna ormai Tommaso ha imparato e di rado commette errori: Simone non perde occasioni per farli notare a lui e soprattutto al capufficio.</p>
<p>Tommaso è pronto. Scende, prende l’auto in garage e raggiunge il ristorante dove si festeggia.</p>
<p>Da fuori si vedono tre Babbi Natale. Si vede che alcuni hanno deciso di affittare un costume. Quando entra, Gino lo saluta e gli passa un cappello natalizio.</p>
<h4>&#8211; Questo almeno te lo metti, altrimenti non ti siedi a tavola.</h4>
<p>Tommaso obbedisce.</p>
<p>Sono in sei in tutto, ma la tavola è riservata per undici. Non sono in molti ad avere aderito a questa festa. Le uniche due donne hanno dato forfait quando hanno scoperto che ci sarebbero stati solo colleghi maschi. Anche Tommaso è stato sul punto di rinunciare, ma quando ha visto che dopo di lui aveva aderito anche Arsenio, ha cambiato idea.</p>
<p>Arsenio non c’è ancora.</p>
<p>È ora di sedersi a tavola. Tommaso aspetta, spera che arrivi Arsenio, vorrebbe stare vicino a lui. Hanno conservato ottimi rapporti, anche se lavorano su due piani diversi e si vedono molto di meno. Alla fine Tommaso deve scegliere un posto: la cena sta per incominciare. Tommaso si accorge, sgomento, che gli unici due posti liberi sono alle due estremità opposte del tavolo. Non potrà scambiare una parola con Arsenio per tutta la serata, se non alzandosi. Sì, davvero non è serata.</p>
<p>Arsenio arriva poco dopo, scusandosi: l’auto non gli è partita, in metropolitana e poi in autobus ci ha messo una vita ad arrivare.</p>
<p>A colpire Tommaso è l’abbigliamento di <strong>Arsenio: è vestito da Babbo Natale</strong>, tutto in rosso, con i bordi bianchi. Ha perfino un barbone finto che nasconde la sua barba grigia. Quando Arsenio gli passa vicino per andare a sedersi, Tommaso gli dice:</p>
<h4>&#8211; Questa poi… come Babbo Natale non ti avevo mai visto…</h4>
<h4>&#8211; Si era detto di vestirsi da Babbo Natale e io ho eseguito.</h4>
<h4>&#8211; Dove l’hai preso il costume?</h4>
<h4>&#8211; L’ho comprato alcuni anni fa, ho fatto da Babbo Natale per i miei nipotini tante volte, prima che mio fratello si trasferisse.</h4>
<p>Tommaso sa che Arsenio ha perso i genitori a vent’anni. È stato lui ad occuparsi del fratello minore e a pagargli gli studi. Il fratello ha sposato un’americana e due anni fa hanno deciso di stabilirsi a Boston. Per Arsenio è stato un brutto colpo: è molto affezionato al fratello, alla cognata e ai due nipotini, ma adesso li vede al massimo una volta l’anno. Si è ritrovato molto solo.</p>
<p>Arsenio sorride e aggiunge:</p>
<h4>&#8211; Se con questa crisi mi mandano a spasso, posso sempre andare a fare il Babbo Natale.</h4>
<h4>&#8211; Sai com’è, Arsenio, è il classico lavoro precario: per un mese o due ti spacchi la schiena e poi ti mollano un calcio in culo ed è finita.</h4>
<h4>&#8211; No, a gennaio posso mettermi a fare la Befana e a marzo o aprile il coniglio pasquale.</h4>
<p>Interviene Raul:</p>
<h4>&#8211; E a novembre puoi fare il tacchino per il giorno del ringraziamento…</h4>
<p>Arsenio ride e raggiunge l’unico altro posto libero. Tommaso ha di fianco Gianni e davanti Raul, che danno subito vita ad un’accesa discussione su Inter e Milan: sono tifosi sfegatati e già alla fine dell’antipasto la controversia sta trasformandosi in un litigio piuttosto aspro. Tutti e due cercano di coinvolgere Tommaso, chiamandolo a testimone che quel goal è stato rubato, che l’arbitro avrebbe dovuto fischiare il rigore, che… <strong>A Tommaso non importa nulla del calcio.</strong> Si guarda sconsolato intorno e incrocia il ghigno di Osvaldo, seduto dall’altro lato del tavolo, di fianco a Raul. Osvaldo lo aggancia. Lui ha altri argomenti da proporre.  Parte dal fatto che le colleghe non sono venute.</p>
<h4>&#8211; Peccato, perché la Massotti ha proprio un bel culo. Ma avrei voluto che venisse la Brambilla: che tette, quella!</h4>
<p>L’interesse di Tommaso per le donne e la loro carrozzeria è pari a quello che prova per il calcio. Diciamo che almeno una partita di calcio potrebbe vederla: gli uomini in pantaloncini non sono male, se alla fine si sfilano le maglie èa ncora meglio ed il terzo tempo sarebbe accettabile. Comunque preferirebbe il <strong>rugby</strong>: <strong>quelli dell’Oderzo l’ultima partita dell’anno la giocano nudi!</strong></p>
<p>Tommaso spera solo che la cena finisca presto. Il suo contributo alla conversazione si limita a sì, no, certo, forse, se lo dici tu. Quando in tavola arriva il secondo, Osvaldo è riuscito a coinvolgere Raul e Gianni nella sua discussione (più che discussione, con Tommaso era un monologo): adesso si tratta di dare i voti alle colleghe. Tot punti per le tette, tot per il culo, tot per la faccia, tot per la scopabilità (supposta o conclamata): vediamo chi raggiunge il punteggio più alto. Premio: una notte con il maschio migliore della serata. Chi è? Qualcuno dice che è Tommaso, che in effetti è gran un bel ragazzo. Raul gli chiede che cosa farebbe lui alla Verzé (secondo Raul ha vinto, grazie ad un alto punteggio di scopabilità e di culo; Osvaldo sostiene ancora la Brambilla: bassa scopabilità, ma tette da 10 e lode). Tommaso risponde in modo evasivo, mentre alcuni colleghi dicono che cosa farebbero loro alla Verzé o alla Brambilla (o a entrambe: Giuseppe se le prenderebbe tutte e due insieme), con grande dovizia di particolari.</p>
<p>Tommaso guarda sconsolato il bicchiere e si dice che l’assenza delle colleghe alla cena di questa sera è un punto a favore del genere femminile, come pure il fatto che questi suoi colleghi non abbiano trovato moglie o siano stati lasciati dalla consorte. Il fatto che invece lui sia lì, non depone a favore della sua intelligenza, ma di certo non lo beccano mai più. Ogni tanto sbircia Arsenio, ma è all’altra estremità del tavolo, sul suo stesso lato, per cui non lo vede. E dire che sperava di passare la serata al suo fianco! Merda!<img data-recalc-dims="1" fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-749" src="https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2017/12/racconti-gay-racconti-bear-orsi-gay_-2.jpg?resize=960%2C960&#038;ssl=1" alt="" width="960" height="960" srcset="https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2017/12/racconti-gay-racconti-bear-orsi-gay_-2.jpg?w=960&amp;ssl=1 960w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2017/12/racconti-gay-racconti-bear-orsi-gay_-2.jpg?resize=150%2C150&amp;ssl=1 150w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2017/12/racconti-gay-racconti-bear-orsi-gay_-2.jpg?resize=300%2C300&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2017/12/racconti-gay-racconti-bear-orsi-gay_-2.jpg?resize=768%2C768&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2017/12/racconti-gay-racconti-bear-orsi-gay_-2.jpg?resize=125%2C125&amp;ssl=1 125w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" />Il tono delle voci sta salendo. Tutti stanno bevendo troppo, si chiamano da un lato all’altro, urlano. L’atmosfera diventa presto pesante: c’è poco di natalizio nella baldoria della serata, come c’è poca autentica allegria nel fuoco di fila di battute gridate. Tommaso si annoia a morte. Arsenio sembra aver bevuto troppo. Si è tolto la barba dal mento e se l’è messa sulla schiena. A un certo punto mette le braccia sulla tovaglia, ci appoggia la testa sopra e sembra addormentarsi. Gli altri ridono, ma presto non ci fanno più caso, troppo occupati a raccontare l’ultima o a fare allusioni pesanti.</p>
<p>Infine l’allegria si smorza, la baldoria si spegne. Tutti sembrano essere un po’ sbronzi e tristi. Tommaso si ripete che non parteciperà mai più a una cena del genere. Ma non ne faranno un’altra, nessuno sembra essersi divertito davvero.</p>
<p>È il momento di pagare. Tommaso si alza volentieri: non vede l’ora di tornare a casa sua. La serata è stata la degna conclusione di una giornata tutta sbagliata. Tommaso si avvicina ad Arsenio e lo sveglia, dicendogli che bisogna pagare. Arsenio solleva appena la testa. Ha lo sguardo annebbiato e pare non capire, ma quando Tommaso ripete, tira fuori il portafogli e poi si rimette a dormire. Tommaso prende i soldi per pagare la quota di Arsenio e poi paga la propria.</p>
<p>A quel punto bisogna svegliare di nuovo Arsenio per farlo uscire. Gli altri sono impazienti. Tommaso dice di non preoccuparsi, ci penserà lui. Magari farà un giro più lungo e lo accompagnerà alla fermata della metropolitana: Arsenio non sembra davvero nelle condizioni di prendere un autobus.</p>
<p>Gli altri se ne vanno. Stanno pensando di finire la serata in qualche locale. Osvaldo ne ha proposto uno dove fanno la lap-dance.</p>
<h4>&#8211; Arsenio. Arsenio. Arsenio!</h4>
<p>Tommaso scuote Arsenio per il braccio, ma c’è poco da fare: nessun risultato. Lo strattona un po’ e infine, <strong>gemendo</strong>, Arsenio apre gli occhi e lo fissa, con lo sguardo annebbiato.</p>
<h4>&#8211; Che cazzo c’è?</h4>
<p>La voce è quella di un registratore con le pile scariche.</p>
<h4>&#8211; Arsenio, dobbiamo andare a casa. Tra un po’ chiudono.</h4>
<p>Non è così tardi, in realtà, ma di sicuro non intendono ospitarli per la notte.</p>
<p>Arsenio scuote un po’ la testa.</p>
<h4>&#8211; Su, ti aiuto ad alzarti.</h4>
<p>Tommaso cerca di sollevare Arsenio. Questi si alza, ma non si regge in piedi e Tommaso è costretto a farlo sedere di nuovo, per evitare un crollo.</p>
<h4>&#8211; Oh, cazzo!</h4>
<p>La ciliegina sul gelato! Ci mancava solo questa! Se si trattasse di qualcun altro, Tommaso non si preoccuperebbe troppo: chiamerebbe un taxi, darebbe all’autista l’indirizzo di casa del collega e lascerebbe che se la sbrogliasse da solo. Ma mollare così Arsenio, che non sembra neanche in grado di reggersi in piedi e non ha nessuno che lo aspetti a casa, che possa dargli una mano… Tommaso non se la sente proprio. Riaccompagnarlo? Dall’altra parte di Milano, in un quartiere che Tommaso non conosce, proprio questa sera? No, la cosa più sensata è che se lo porti a casa propria e lo metta a dormire. Domani mattina, smaltita la sbornia, se ne tornerà per conto proprio. Magari potranno parlare un po’, prima che Arsenio se ne vada.</p>
<p>Tommaso solleva Arsenio, che sembra ridestarsi, almeno in una certa misura.</p>
<h4>&#8211; Su, da  bravo, Arsenio, ti accompagno a casa mia, così dormi e domani mattina ti è passata.</h4>
<p>Arsenio sorride, singhiozza e muove le gambe. Il tragitto fino all’auto si rivela assai meno faticoso del previsto. L’aria pungente della serata sembra aver risvegliato Arsenio, che si appoggia su Tommaso, ma non è un peso morto. Tommaso si chiede se non chiamare davvero un taxi, ma non ha senso. Non è un problema se Arsenio dorme una notte da lui. Non è un problema? No, ma è una faccenda che un po’ lo inquieta. Tommaso lo sa benissimo, ma fa finta di niente.<img data-recalc-dims="1" decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-727" src="https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2017/11/la-festa-di-natale-2.jpg?resize=1024%2C686&#038;ssl=1" alt="" width="1024" height="686" srcset="https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2017/11/la-festa-di-natale-2.jpg?resize=1024%2C686&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2017/11/la-festa-di-natale-2.jpg?resize=300%2C201&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2017/11/la-festa-di-natale-2.jpg?resize=768%2C514&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2017/11/la-festa-di-natale-2.jpg?resize=360%2C240&amp;ssl=1 360w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2017/11/la-festa-di-natale-2.jpg?w=1280&amp;ssl=1 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" />In auto Arsenio si riaddormenta contro la portiera, ma quando arrivano, si sveglia e, sia pure a fatica, scende dall’auto. Tommaso lo guida fino al portone di casa e poi sull’ascensore.</p>
<p>Qui Arsenio si appoggia alla parete e si mette a dormire. A Tommaso sfugge:</p>
<h4>&#8211; Oh, cazzo!</h4>
<p>Ma arrivati al quarto piano, Tommaso riesce a svegliarlo e a portarlo fin nel suo appartamento. Arsenio grugnisce:</p>
<h4>&#8211; Devo pisciare. Dov’è il cesso?</h4>
<p>Tommaso lo accompagna fino alla porta del bagno. Vorrebbe lasciarlo entrare da solo, ma Arsenio non sta in piedi e poi rischia di allagare il pavimento o di bagnarsi i pantaloni.</p>
<p>Lo trascina fin davanti alla tazza. Fa per staccarsi, ma Arsenio quasi gli crolla addosso. Lo sostiene.</p>
<p><strong>Arsenio grugnisce e si abbassa i pantaloni ed i boxer, rossi pure quelli, fino a metà coscia.</strong> Tommaso vorrebbe guardare da un’altra parte, ma lo spettacolo che si offre ai suoi occhi è troppo allettante. <strong>Ha spesso desiderato di vedere Arsenio nudo e ora può vedergli l’uccello.</strong> Tommaso lo fissa, tanto Arsenio è ubriaco e non se ne accorgerà neanche. È un bell’uccello, un vero <strong>Signor Cazzo, grosso</strong>, non completamente a riposo, con una vena in rilievo ben visibile sotto la pelle.</p>
<h4>&#8211; Bello, vero?</h4>
<p>Tommaso sussulta. Cerca di fare l’indifferente.</p>
<h4>&#8211; E muoviti a pisciare. Vuoi mica farmi stare qui tutta la sera?</h4>
<p>Arsenio ridacchia e incomincia a pisciare. Tommaso tira indietro la pancia: gli sta diventando duro. Però, mentre guarda il getto di piscio che scende, si dice che tutto sommato lo spettacolo vale la serata.</p>
<p>Arsenio ha finito. Sorride, un sorriso beato, e poi chiude gli occhi. Cadrebbe lungo disteso se Tommaso non lo sostenesse. Tommaso si china, continuando a sostenere Arsenio, e gli tira su i pantaloni: manovra non facile da eseguire. Facendolo ha modo di ammirare da vicino il culo di Arsenio, coperto da una peluria scura. Tommaso vorrebbe accarezzarlo, ma non può: anche se è ubriaco, Arsenio se ne accorgerebbe.</p>
<p>Poi Tommaso guida l’amico fino al letto e lo aiuta a stendersi. Fatto questo, tira un sospiro di sollievo e va in bagno anche lui.</p>
<p>Sul letto Arsenio sembra dormire. Tommaso lo guarda. Ha ancora il berretto, tutto di traverso, la barba dietro la schiena, che sporge un po’, la giacca rossa con il bordo bianco e i pantaloni rossi. <strong>È un bel Babbo Natale</strong>, non grosso come di solito viene raffigurato, ma con un po’ di pancia. A Tommaso piace un casino.</p>
<p>Tommaso si chiede che fare, adesso. Spostare Arsenio, in modo da potersi stendere di lato? O spogliarlo e metterlo sotto le coperte? Sarebbe più sensata la seconda scelta e, dopo un momento di esitazione, Tommaso si mette al lavoro.</p>
<p>Toglie la barba e il cappello. Sfila gli stivali. Adesso esita un po’, ma lasciarlo con la giacca e i pantaloni, non ha senso. Sbottona la giacca, poi cerca di farla scivolare via, ma non è per niente facile. Due volte Arsenio emette qualche verso, un borbottio, ma non collabora. E come potrebbe, in queste condizioni? Infine Tommaso riesce nel suo intento. Ora Arsenio è in camicia e pantaloni.</p>
<p>Tommaso storce le labbra e incomincia ad abbassare i pantaloni. Ha appena incominciato, che Arsenio si sveglia di colpo e lo guarda incazzato.</p>
<h4>&#8211; Che cazzo stai facendo?</h4>
<p>Tommaso arrossisce. Sta solo cercando di spogliare Arsenio perché possa dormire comodo, ma si sente a disagio.</p>
<p>Arsenio ghigna:</p>
<h4>&#8211; Vuoi portarmi a letto, eh, troietta in calore?</h4>
<h4>&#8211; Ma Arsenio, che cosa dici… io</h4>
<h4>Arsenio deve avere la sbronza cattiva. Lo afferra per la maglia e gli sibila:</h4>
<h4>&#8211; Vuoi una scopata, eh? Te ne approfitti perché ho alzato il gomito, eh?</h4>
<h4>&#8211; Lasciami, Arsenio, sei ubriaco.</h4>
<p>Ma Arsenio non molla la presa. Tommaso cerca di allontanare le mani e finiscono tutti e due distesi sul letto, lottando. Tommaso non capisce che cosa sta succedendo. Arsenio non lo molla, lo ha avvinghiato. Tommaso cerca di staccarsi, ma il contatto con il corpo di Arsenio ha un effetto immediato su di lui. Il desiderio si accende e l’uccello si tende allo spasimo. Arsenio è sopra di lui e a un certo punto la sua mano scivola sul rigonfio dei pantaloni di Tommaso.</p>
<h4>&#8211; E questo cos’è, eh, troietta? Hai visto che ho bevuto troppo e conti di poter fare i tuoi porci comodi…</h4>
<p>Le parole di Arsenio sono un pugno nello stomaco.</p>
<h4>&#8211; No, Arsenio, no. Non potrei mai farlo.</h4>
<p>Arsenio gli fa il verso:</p>
<h4>&#8211; <em>No, Arsenio, no… non potrei mai farlo…</em> però ce l’ho duro e l’avrei fatto comunque.</h4>
<p>La verità sfugge dalla bocca di Tommaso, parole che non riesce a fermare, come non può arrestare le lacrime che gli stanno spuntando:</p>
<h4>&#8211; No, non potrei farlo, Arsenio… Arsenio, io ti amo.</h4>
<p>Arsenio si immobilizza. Uno strano sorriso gli compare sulle labbra, poi Arsenio avvicina la sua bocca a quella di Tommaso e lo bacia. La lingua di Arsenio entra nella bocca di Tommaso e le mani di Arsenio accarezzano il corpo steso sotto il suo.</p>
<p>Poi Arsenio si stacca e dice:</p>
<h4>&#8211; Ricordatelo, stronzetto, che l&#8217;hai detto tu per primo a me!</h4>
<p>E poi lo bacia di nuovo.</p>
<p>Tommaso non capisce, ma che cosa c’è da capire? <strong>Arsenio lo sta baciando</strong>, le sue mani lo stanno accarezzando (e mica solo: lo stanno pure spogliando), la serata disastrosa si sta trasformando nella realizzazione di un sogno, del più bello dei suoi sogni, e che importanza ha se Arsenio è ubriaco e non sa quello che fa? Adesso Tommaso è felice, felice di essere tra le braccia di Arsenio, di essere spogliato da Arsenio, di baciare Arsenio. Felice e basta.</p>
<p>Felice, ma non inoperoso: anche le sue mani hanno incominciato a darsi da fare e c’è un gran movimento di mani che accarezzano, slacciano, sfilano, mentre le bocche non vogliono saperne di staccarsi. Il risultato è un groviglio di vestiti e di corpi che emergono dagli abiti, senza essersene completamente liberati. Se si staccassero un minuto, completerebbero l’opera in quattro e quattr’otto, ma nessuno dei due pare intenzionato a mollare l’altro nemmeno per un secondo.</p>
<p><strong>Arsenio è un bell’orso, peloso come piacciono a Tommaso</strong>, un po’ sovrappeso – ed anche questo va benissimo a Tommaso. Tommaso è un bel ragazzo, un gran bel ragazzo, come abbiamo già detto. E tutti e due paiono molto ansiosi di conoscersi meglio. Le braccia di Arsenio avvolgono Tommaso, a cui pare di galleggiare senza peso in un mare di felicità. Arsenio è ardente, lo sta baciando dappertutto, ora, sulla bocca, sulla fronte, sulle guance, sulle orecchie (lì c’è stata anche una leccata), sul collo, sui capezzoli (ahi! ha morso, ’sto fetente!), sul torace, sull’ombelico, sul ventre, sulla cappella, sull’asta tesa, sui coglioni. <strong>La bocca di Arsenio inghiotte la cappella,</strong> la succhia avidamente, mentre Tommaso geme e le sue mani accarezzano i capelli di Arsenio (in realtà gliene staccano anche qualcuno, ma sono tutti e due troppo presi per farci caso). E di colpo le mani di Arsenio, che non sono state ferme un momento, prendono Tommaso e lo voltano.</p>
<p>“Ci siamo!”, pensa Tommaso, che ha desiderato tante volte di essere preso da Arsenio. Ma è di nuovo la bocca di Arsenio a lavorare, a baciare la nuca, a mordere la schiena, ad azzannare il culo (cazzo! ma ha non ha mangiato, a cena, Arsenio?), più e più volte e poi la lingua, la lingua sul solco, la lingua contro il buco. Oh cazzo! Cazzo! Cazzo!</p>
<p>E infine, sì, anche il cazzo si mette a lavorare e stuzzica un po’ l’apertura, ma si ritrae subito (ma perché, accidenti?). Arsenio si stende su Tommaso, gli passa la lingua dietro l’orecchio.</p>
<h4>&#8211; Il mio cazzo vuole sapere se può portare un regalo di Natale al tuo bel culo.</h4>
<p>Tommaso ride. La sbronza di Arsenio è passata da cattiva ad allegra. Che bello!</p>
<h4>&#8211; Digli che è sempre benvenuto, purché sia un po’ delicato.</h4>
<h4>&#8211; Conta su di lui, non è come il padrone.</h4>
<p>E mentre lo dice, Arsenio gli appioppa un morso alla spalla da staccargliela (sì, non deve proprio aver mangiato).</p>
<h4>&#8211; Hai l’occorrente?</h4>
<p>A questo Tommaso non ha proprio pensato, non aveva nessuna intenzione di scopare, lui, non sapeva mica che Arsenio si sarebbe ubriacato (che bella invenzione il vino, però!), per cui borbotta:</p>
<h4>&#8211; No, io…</h4>
<h4>&#8211; Meno male che Babbo Natale è ben fornito.</h4>
<p>Dalla tasca dei pantaloni rossi di Arsenio emerge una confezione di preservativi.</p>
<h4>&#8211; Cazzo! Pensavi di scopare questa sera?!</h4>
<h4>&#8211; Ma che dici? Regalo di Natale per i bambini un po’ più grandicelli…</h4>
<p>Guarda un po’! Arsenio gira sempre ben provvisto. Tommaso è molto contento di questo. Lui lo usa sempre, ma si rende conto che adesso, piuttosto che rinunciare, ne avrebbe fatto a meno: un’emerita cazzata, lo sa benissimo, ma è un anno che è innamorato di Arsenio, anche di più.</p>
<h4>&#8211; Mettimelo tu.</h4>
<p>Tommaso si gira, si solleva, prende la scatola che Arsenio gli tende, ne estrae una bustina, l’apre, getta a terra il contenitore vuoto e…</p>
<h4>&#8211; Cazzo!</h4>
<p>Gli è sfuggito: a vedere quel bel pezzo di carne, succulento, con la grossa cappella scura, teso in avanti, a pochi centimetri dalla sua faccia, è rimasto a bocca aperta. Ne sente l’odore e lo prende un violento desiderio di gustarne il sapore.</p>
<p>Arsenio ride.</p>
<h4>&#8211; Sì, hai indovinato, è un cazzo.</h4>
<h4>&#8211; Verifichiamo.</h4>
<p>E, senza perdere tempo, Tommaso inghiotte la cappella ed un bel pezzo del salsicciotto e si mette a succhiarlo avidamente. Poi lo accarezza con la lingua, mentre le sue mani stringono il culo di Arsenio. È bello sentire sotto le dita quella carne calda, accarezzare i peli.</p>
<p>Arsenio gli sta accarezzando la testa.</p>
<h4>&#8211; Basta! Altrimenti vengo.</h4>
<p>A malincuore Tommaso molla la presa.</p>
<p>Arsenio lo bacia sulla bocca, la sua lingua ritorna a incontrare quella di Tommaso. Poi si ritrae. Tommaso gli infila il preservativo, accarezzando il cazzo teso, con delicatezza, poi la sua mano dà una strizzatina ai coglioni, facendo sussultare Arsenio (questo pareggia i conti con i morsi). Arsenio lo volta, si stende su di lui, lo bacia più volte sulla nuca, gli morde di nuovo la spalle ed in quel momento scivola dentro di lui.</p>
<p>Tommaso mugola di piacere. <strong>Gli è sempre piaciuto prenderselo in culo</strong> e l’idea che è Arsenio a farlo lo fa impazzire.</p>
<p>Arsenio prende a lavorare. Procede lentamente e il piacere sale in Tommaso, sale dal culo infilzato da quel magnifico spiedo, dalla pelle che le mani di Arsenio tormentano, accarezzano, stringono, dai morsi dei denti di Arsenio, dal tocco della sua lingua.<img data-recalc-dims="1" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-750" src="https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2017/12/racconti-gay-racconti-bear-orsi-gay.jpg?resize=675%2C900&#038;ssl=1" alt="" width="675" height="900" srcset="https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2017/12/racconti-gay-racconti-bear-orsi-gay.jpg?w=675&amp;ssl=1 675w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2017/12/racconti-gay-racconti-bear-orsi-gay.jpg?resize=225%2C300&amp;ssl=1 225w" sizes="(max-width: 675px) 100vw, 675px" />Tommaso geme, più volte, mentre il piacere continua a salire. Arsenio procede senza interrompersi, avanti e indietro, in un movimento inarrestabile. Il piacere si dilata, cresce. C’è forse anche un po’ di dolore, ma serve soltanto per far assaporare meglio il piacere.</p>
<p>Tommaso vola, in alto, sempre più in alto. Non saprebbe più dire dov’è, sa solo che Arsenio lo sta possedendo ed è felice.</p>
<p>I movimenti di Arsenio diventano più intensi ed una lunga serie di spinte violente, queste sì, dolorose, dicono a Tommaso che il suo amico è venuto. Arsenio è steso su di lui, Tommaso può sentirne il respiro affannoso, che lentamente torna normale. Mormora:</p>
<h4>&#8211; Grazie.</h4>
<p>Arsenio gli sussurra:</p>
<h4>&#8211; Grazie a te. È stato bellissimo. Vuoi prendermi tu o preferisci che ti faccia venire con la bocca?</h4>
<p>Tommaso vorrebbe fare tutte e due le cose e magari anche una terza. Ma una scelta si impone. L’idea di possedere quel bel culo peloso lo stuzzica alquanto.</p>
<h4>&#8211; A pancia in giù, che ti rendo la pariglia.</h4>
<p>Arsenio esce da lui (peccato!) e si stende, allargando le gambe. Per un attimo Tommaso si chiede se ciò che sta facendo è giusto. Arsenio gli si offre perché ha bevuto troppo, sta approfittando di lui. Poi però Tommaso guarda quel bel culo, lo accarezza, e allora si dice che è uno scambio alla pari, anche se non crede che riuscirà a dare ad Arsenio tutto il piacere che lui gli ha trasmesso.</p>
<p>Tommaso prende un altro preservativo. <strong>Si inumidisce due dita e le passa intorno al buco, poi ne fa entrare uno.</strong> Ripete l’operazione due volte ed infine avvicina la cappella all’apertura. Entra dentro, delicatamente, ma va fino in fondo. Arsenio emette un grugnito.</p>
<p>Tommaso spinge e di nuovo ha la sensazione di volare, in alto, sempre più in alto. Ma il piacere è troppo forte e diventa un’onda che lo travolge. Tommaso urla il nome di Arsenio e, dopo una serie di spinte, si abbandona su di lui. Solo più tardi, con fatica, <strong>abbandona il paradiso del culo di Arsenio</strong>, per trovarne un altro tra le sue braccia. Scivolano nel sonno, ancora abbracciati.</p>
<p>La luce del mattino sveglia Tommaso. Il ricordo della sera prima appare in un lampo. Tommaso si alza a sedere di scatto.</p>
<p>Nel letto è da solo. Gli abiti di Arsenio sono scomparsi. Ma non è stato un sogno, Tommaso lo sa benissimo.</p>
<p>Arsenio se n’è andato. Senza nemmeno svegliarlo. Non gli importa nulla di lui. Ha scopato perché era ubriaco, nient’altro. Quando si è svegliato, si è chiesto che cazzo ci faceva lì e se n’è andato, senza neanche salutarlo. Ad Arsenio non gliene fotte un cazzo di lui.</p>
<p>Tommaso sprofonda nell’angoscia. È un anno che ha capito di amare Arsenio, ma non ha mai avuto il coraggio di dirglielo. Ieri sera è stato felice, ha realizzato il suo sogno, e ora ritorna alla realtà. Magari martedì Arsenio lo ignorerà, non gli rivolgerà la parola, forse lo insulterà perché se l’è portato a letto. Che cosa ha pensato risvegliandosi nudo nel letto di Tommaso?</p>
<p>La porta si spalanca e Arsenio appare, con indosso solo un paio di boxer rossi ed in mano un vassoio con una colazione per due. Dall’inferno al paradiso la strada è breve: Tommaso la percorre in un attimo.</p>
<h4>&#8211; Arsenio!</h4>
<h4>&#8211; Colazione per due, per festeggiare!</h4>
<p>Tommaso scuote la testa.</p>
<h4>&#8211; Ho avuto paura che te ne fossi andato.</h4>
<h4>&#8211; Andarmene? Ci ho messo una vita per arrivare fino qui! Me ne vado solo se mi sbatti via.</h4>
<p>Il cuore batte forte, mentre Tommaso risponde:</p>
<h4>&#8211; Mi sa che allora ci rimarrai per sempre.</h4>
<p>Arsenio sorride, sembra felice. Posa il vassoio sul comodino e bacia Tommaso sulla bocca.</p>
<p>Poi gli dice:</p>
<h4>&#8211; Scusami per ieri.</h4>
<h4>&#8211; Scusarti? Meno male che ti sei ubriacato.</h4>
<h4>&#8211; Non ero ubriaco, per niente. Ho solo bevuto quel tanto che mi serviva per darmi coraggio.</h4>
<h4>&#8211; Come, non eri ubriaco?</h4>
<p>Tommaso non capisce. Arsenio non si reggeva in piedi. Che cazzo vuole dire che non era ubriaco?</p>
<h4>&#8211; Tommaso, mi piaci, mi piaci da impazzire. O forse dovrei dirti che ti amo. Ma ho vent’anni in più di te, non sono bello, mi sono sempre chiesto che cazzo poteva trovarci un bel ragazzo come te in un vecchio orso come me. Ma non ce la facevo più, ti desideravo da impazzire. E allora, ieri sera ho deciso che ci avrei provato. Ho finto di essere ubriaco proprio perché tu mi portassi da te o mi accompagnassi a casa mia. Contavo di metterti le mani addosso, con la scusa di essere ubriaco.</h4>
<p>Tommaso scuote la testa, incredulo. E lui che per un anno lo ha amato senza dire niente! In effetti a pensarci adesso, a mente lucida, ieri sera da quando lui gli ha detto di amarlo, Arsenio non ha più dato nessun segno di essere ubriaco o anche solo alticcio.</p>
<p>Arsenio prosegue:</p>
<h4>&#8211; Se le cose fossero andate storte, avrei dato la colpa all’ubriachezza ed oggi avrei finto di non ricordarmi più niente. Sapevo che comunque non mi avresti svergognato davanti agli altri. Ma tu hai detto di amarmi e allora…</h4>
<p>Arsenio sorride.</p>
<h4>&#8211; Ti amo, Tommaso.</h4>
<p>Si baciano di nuovo. Le brevi vacanze natalizie saranno incandescenti. E come regalo di Natale una confezione gigante di preservativi sarà necessaria e molto gradita, anche se finirà in fretta.</p>
<hr />
<p><em>Un racconto di <a href="http://www.calligrammi.com/ferdinandoneri/001%20Ingresso.htm">Ferdinando Neri</a></em></p>
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		<title>Un porcorso fuori percorso [Parte 2]</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Jun 2017 01:21:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L’uomo, il porco, lo volta di nuovo e lo bacia, lo accarezza con le mani esperte, lo stuzzica, la mano, ora dolce e delicata, ora ruvida, accarezza e stimola. Poi la lingua accarezza la punta del cazzo, ricerca le gocce che non si sono perse nell’erba, stuzzica ancora ed infine il cazzo di Enrico alza [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L’uomo, il porco, lo volta di nuovo e lo bacia, lo accarezza con le mani esperte, lo stuzzica, la mano, ora dolce e delicata, ora ruvida, accarezza e stimola. Poi la lingua accarezza la punta del cazzo, ricerca le gocce che non si sono perse nell’erba, stuzzica ancora ed infine il cazzo di Enrico alza di nuovo la testa. Ha ventiquattro anni e non ha mai … come si dice? Come cazzo si dice? Scopare. Sì, lo sa benissimo, le sa tutte quelle parole che non voleva sentire. Non ha mai scopato. No, non aveva mai scopato. Adesso non può più dirlo, l’ha fatto due volte.<span id="more-431"></span></p>
<h3>L’uomo lo volta di nuovo a pancia in giù, l’uomo ripassa la lingua lungo il solco, l’uomo è un porco, un maledetto porco, un magnifico porco.</h3>
<p>L’uomo passa e ripassa, preme sull’apertura nascosta con la lingua, poi fa scorrere un dito, poi il dito si affaccia e chiede permesso ed Enrico ha paura, ma la paura è troppo lontana, dal suo cervello non riesce ad arrivare al culo, che si arrende a quel dito che stuzzica, a quel dito impiccione che si infiltra, a quel dito splendido che saggia il terreno, la pattuglia in avanscoperta, perché Enrico sa benissimo che sta per essere invaso e la paura è lì a ribollire nel suo cervello e non riesce ad uscire, assediata com’è dalla curiosità, dal desiderio, dall’amore, dalla felicità, dal piacere e da tante, tutte, mille altre cose che magari non c’entrano niente, non c’entrano un cazzo, ma che impediscono alla paura di lanciare l’allarme, di dire al buco del culo che deve chiudersi, perché lì la guardia ha abbassato la guardia, il posto di blocco non blocca più niente, la sentinella non sentinella più, gli invasori devono essere due ora, che si avventurano appena, scivolano piano dentro, ben bagnati nelle loro tute di saliva e poi i due escono ed Enrico ha paura, Enrico pensa che è un peccato che quei due siano usciti, ma sa che erano solo l’avanguardia, adesso arriva il grosso delle truppe, adesso arriva il grosso, il grosso arriva davvero, è davvero grosso, cazzo, se è grosso, cazzo, se è un <strong>grosso cazzo, cazzo se è bello sentire un grosso cazzo</strong> che con molta dolcezza si affaccia alla porta ed aspetta, senza fretta, che le porte si aprano bene per accoglierlo e poi avanza, solo un po’, per dare il tempo di preparare i festeggiamenti, poi ancora un po’, piano, ritorna indietro, poi avanti, poi indietro, poi più avanti, ora c’è un po’ di dolore ed Enrico si tende un po’. L’ospite si ferma.</p>
<h4><em>&#8211; Ti faccio male?</em></h4>
<p>Enrico non riesce a parlare. Sì, gli fa un po’ male, fa male, non è terribile, ma fa male, lui non è abituato, deve dirglielo, dirgli che forse è meglio lasciar perdere, dirgli che per questa volta preferirebbe di no, che non se la sente, adesso glielo dice:</p>
<h4><em>&#8211; Continua, ti prego!</em></h4>
<h4><em>&#8211; Va bene, porcellino, tranquillo, che se me lo dici tu non smetto.</em></h4>
<p>E l’uomo, il porco, il grosso porco dal grosso cazzo, riprende ad avanzare ed Enrico sprofonda o forse sale, non sa, gli sembra di scendere sempre più in basso verso il fondo di se stesso e di salire sempre più in alto ed il dolore, se dolore c’è, non sa più arrivare al suo cervello, ogni collegamento è saltato, l’invasore ha tagliato le linee di collegamento e manda un unico messaggio: è bello, è bello, è bello, questo cazzo in culo è bellissimo, questo grosso cazzo in culo è bellissimo, non c’è niente di più bello di questo cazzo che ormai ha conquistato le ultime posizioni, Enrico non ha più difese, che cosa potrebbe ancora difendere? Enrico ha aperto ogni porta all’invasore e vive all’unisono con lui, il suo culo vibra insieme al cazzo che si agita dentro di lui e le spinte che ora divengono più forti lo squassano tutto, ma al cervello non arriva altro che quel messaggio: -Bello, bello, bello, bello, ancora, ancora, ancora!</p>
<p>Grida, questa volta davvero ad alta voce:</p>
<h4><em>&#8211; Porco.</em></h4>
<p>E sente la voce, alterata da un piacere che già tende la corda, preparandosi a scagliare la freccia, alterata ma sempre calda, forte, avvolgente:</p>
<h4><em>&#8211; Hai un bel culo, porcellino!</em></h4>
<p>E ora il movimento diventa frenetico, le spinte schiacciano Enrico al suolo, il suo culo sembra esplodere alla pressione crescente di quel cazzo che avanza ed arretra, sempre più forte, senza più pietà, strappandogli un gemito.<img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-463" src="https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2017/05/racconti-gay.jpg?resize=921%2C1024&#038;ssl=1" alt="" width="921" height="1024" srcset="https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2017/05/racconti-gay.jpg?resize=921%2C1024&amp;ssl=1 921w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2017/05/racconti-gay.jpg?resize=270%2C300&amp;ssl=1 270w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2017/05/racconti-gay.jpg?resize=768%2C854&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2017/05/racconti-gay.jpg?w=1000&amp;ssl=1 1000w" sizes="auto, (max-width: 921px) 100vw, 921px" />E allora succede. Succede che, mentre la scarica arriva, penetrando nelle sue viscere, Enrico sente nuovamente che dai suoi coglioni qualche cosa sale verso l’alto, travolgendolo in una nuova ondata, ma non è solo quello, non è solo il suo cazzo schiacciato a terra che vibra, è un’altra ondata, che dal cazzo dentro il suo culo si diffonde tutt’intorno e gli strappa un urlo di piacere puro. Le due ondate si incontrano e si alzano sempre più in alto, portandolo con sé, leggero come una piuma, in un piacere quale non ha mai immaginato.</p>
<p>L’uomo, il porco, è immobile su di lui. Anche Enrico è immobile. Cerca, lentamente di affiorare, ma non sa se ne ha davvero voglia. Lì sott’acqua, si sta bene, lì, sotto quel corpo vigoroso e peloso, si sta bene, lì, con quel grosso cazzo ancora gonfio dentro di lui, si sta bene. E l’uomo, il porco, gli morde con delicatezza la spalla, gli passa due dita sulla guancia, in una carezza tanto lieve che Enrico si chiede se non l’ha sognata, gli dà un pizzicotto al culo, tanto forte che Enrico si lascia sfuggire un: &#8211; Ahi!</p>
<p>L’uomo, il porco, gli passa le braccia sotto il torace e si volta con lui. Ora Enrico è sopra e guarda il cielo azzurro tra le fronde degli alberi. È bello stare distesi su quel tappeto caldo ed accogliente, è bello stare stretti tra quelle braccia forti ed avvolgenti. È bello, cazzo, se è bello!</p>
<p>Le mani lo accarezzano. Enrico alza un po’ la testa per vederle. Mani grosse, pelose, braccia pelose. Accarezza quelle braccia, quelle mani che lo accarezzano.</p>
<p>Rimane a lungo così, gustando l’aria fresca sulla pelle, il calore delle mani, la morbidezza del tappeto di carne su cui è disteso. Ora è sazio. Ed è felice.</p>
<p>Avverte uno stimolo, fastidioso. Deve alzarsi, deve appartarsi un momento. Gli spiace però lasciare quel tappeto di carne, gli spiace sciogliersi da quelle braccia. Gli spiace soprattutto abbandonare quel cazzo che ancora, non più rigido, ma neppure moscio, è dentro di lui.</p>
<h4><em>&#8211; Devo alzarmi.</em></h4>
<p>L’uomo allarga le braccia e geme quando Enrico si sfila da lui.</p>
<p>Anche Enrico geme. Enrico ha male al culo. Niente di terribile, ma gli fa male. Non è un grande problema, ne è valsa la pena.</p>
<h4><em>&#8211; Solo un attimo.</em></h4>
<p>Fa per allontanarsi, ma le mani dell’uomo lo bloccano. Sono intorno ai suoi fianchi, ora.</p>
<h4><em>&#8211; Dove vai?</em></h4>
<p>Enrico è imbarazzato. Niente di grave, deve solo svuotare la vescica, ma si vergogna.</p>
<h4><em>&#8211; Devi cagare?</em></h4>
<p>Enrico scuote la testa.</p>
<h4><em>&#8211; E allora?</em></h4>
<h4><em>&#8211; Ho bisogno… Ho bevuto molto questa mattina…</em></h4>
<p>L’uomo ride.</p>
<h4><em>&#8211; Bene, se devi pisciare, è proprio quello che ci vuole. Mi piace.</em></h4>
<p>Enrico non capisce, fa finta di non capire, anche se sa benissimo che il suo cervello ha capito tutto e, quel che è peggio, quel che è molto peggio, il suo cervello è perfettamente d’accordo, consenziente, complice, di che cosa esattamente non sa, ma qualunque porcata sia, il suo cervello ha già detto di sì, se l’uomo cambiasse idea, ci rimarrebbe male, ci rimarrebbe di merda.</p>
<p>Enrico si volta e guarda l’uomo, seduto ai suoi piedi. L’uomo non ha tolto le mani, le ha ancora sui suoi fianchi, solo che nel movimento hanno cambiato posizione.</p>
<h4><em>&#8211; Che cosa vuoi dire?</em></h4>
<h4><em>&#8211; Che sono qui, pronto a bere un bel bicchiere di piscio caldo e a farmi una bella doccia di piscio.</em></h4>
<p>Fa effetto sentirselo dire, fa proprio effetto, anche se uno se lo aspetta, anche se Enrico sa benissimo che razza di porco è l’uomo davanti a lui. Quello che non sa ancora e che sta scoprendo in fretta, troppo in fretta per riuscire ad adeguarsi, è che razza di porco è lui, Enrico. Perché sul fatto di essere un porco, Enrico non ha più nessun dubbio.</p>
<h3>L’uomo apre la bocca e l’avvicina al cazzo di Enrico. Si passa la lingua sulle labbra, pregustando.</h3>
<p>Enrico si dice che non può farlo, non si fanno cose del genere, lui non è così porco, no, lui non è così porco. Ed allora perché sta <strong>pisciando in bocca all’uomo</strong>, che beve con gusto, perché gli piace la vista del suo piscio che scompare nella bocca e poi, adesso che la bocca è chiusa, scende sulla faccia, nella barba, sul torace dell’uomo, mescolandosi al sudore, scorrendo con un getto continuo tra i rivoli, scendendo giù verso il cazzo, verso il grosso cazzo, piuttosto duro ormai, perché?</p>
<p>La vescica è vuota ed è davvero un peccato, perché lo spettacolo era piacevole, davvero piacevole.</p>
<h4><em>&#8211; Sei proprio un porco.</em></h4>
<p>L’uomo ride, una risata tranquilla.</p>
<h4><em>&#8211; Sì, te l’ho detto, non c’è porcata che non mi piace. Ma non sono solo un porco, sono anche un orso.</em></h4>
<h4><em>&#8211; Un orso?</em></h4>
<h4><em>&#8211; Oh, per il culo di Brad Pitt, non sai che cos’è un orso? È un uomo grosso e peloso, come me. Sono un porco e sono un orso. Un porcorso, insomma.</em></h4>
<p>E mentre dice queste parole l’uomo, il porco, l’orso, il <strong>porcorso</strong>, lo attira su di sé, lo costringe a sedersi davanti a lui. Protende il viso bagnato di piscio e ride:</p>
<h4><em>&#8211; Baciami, maialino, bacia il tuo porcorso.</em></h4>
<p>Enrico lo guarda, tanto indignato da non avere parole. L’uomo è un maiale, un maialorso, no, un porcorso, ma lui non è mica un porco. Lui non farebbe mai una cosa del genere, ma adesso che l’uomo lo sta baciando ed Enrico sente il gusto del proprio piscio sulle labbra dell’altro, Enrico non si tira indietro, per nulla. Enrico lascia che la sua lingua riceva la carezza di un’altra lingua, Enrico penserebbe, se osasse pensare, che il piscio non ha poi un gusto ed un odore cattivi, no, per niente, varrebbe la pena di assaggiare meglio, non sembra mica male, ma tutto questo Enrico non lo pensa, perché l’ha già pensato.</p>
<h4><em>&#8211; Prima che arrivi la sera, avrai imparato un sacco di cose, maialino.</em></h4>
<p>“Prima che arrivi la sera” ha un suono sgradevole, perché ricorda a Enrico che sta facendo una gara (di cui non gli fotte un cazzo), ma soprattutto che deve essere passato parecchio tempo, che gli organizzatori incominceranno a preoccuparsi non vedendolo arrivare, che forse è già molto tardi, che i suoi lo aspettano a pranzo, che…</p>
<h4><em>&#8211; Che ore sono?</em></h4>
<p>L’uomo lo guarda un attimo, poi si alza e raggiunge un mucchio di abiti che Enrico non ha notato prima.</p>
<h4><em>&#8211; Mezzogiorno.</em></h4>
<h4><em>&#8211; Mezzogiorno! Devo andare!</em></h4>
<h4><em>&#8211; Accidenti, sei proprio un cagacazzo. Mi metti la voglia e poi scappi.</em></h4>
<h4><em>&#8211; Devo andare, devo andare.</em></h4>
<h4><em>&#8211; E vai, va’ a farti fottere da qualcun altro…</em></h4>
<h4><em>&#8211; No, non è questo…</em></h4>
<p>L’uomo non dice più niente. Enrico si sente male, ora. Vorrebbe sapere il nome dell’uomo, vorrebbe poterlo rivedere. Ora deve andare, perché la gara dev’essere finita, i suoi lo aspettano tra mezz’ora e ci vorrà un’ora tra arrivare alla partenza e poi tornare a casa. Può telefonare, certo, può telefonare e dire che non torna, ha il numero degli organizzatori. Sta per dirlo, ma l’uomo sta già scendendo al laghetto, una minuscola pozza d’acqua, e si è tuffato.<img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-462" src="https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2017/05/gay-bear.jpg?resize=1024%2C443&#038;ssl=1" alt="" width="1024" height="443" srcset="https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2017/05/gay-bear.jpg?w=1024&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2017/05/gay-bear.jpg?resize=300%2C130&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2017/05/gay-bear.jpg?resize=768%2C332&amp;ssl=1 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" />Enrico è solo ed infelice. Enrico non vuole perdere il suo <strong>porcorso</strong>. Enrico ha voglia di mettersi a piangere.</p>
<p>Il porcorso risale, grondante, il pelo bagnato che gli si appiccica al corpo.</p>
<h4><em>&#8211; Beh, sei ancora qui? Non avevi tanta fretta?</em></h4>
<p>Enrico lo guarda, sconfitto e rassegnato alla sconfitta.</p>
<h4><em>&#8211; Mi do una lavata anch’io.</em></h4>
<p>Si sciacqua la faccia, il ventre ed il culo. Poi risale. L’uomo gli porge i vestiti, almeno è gentile, forse non ce l’ha più con lui. L’uomo incomincia a rivestirsi anche lui.</p>
<h4><em>&#8211; Vieni via anche tu?</em></h4>
<p>La voce che gli risponde non è dura, ma è fredda, lontana.</p>
<h4><em>&#8211; Sì, ormai mi hai rovinato la giornata, cagacazzo.</em></h4>
<p>Enrico è contento che l’uomo venga via con lui, così forse avrà modo di chiedergli chi è, dove abita, di scoprire come ritrovarlo.</p>
<p>L’uomo però si avvia in una direzione diversa e a Enrico il cuore dà un tuffo.</p>
<h4>&#8211;<em> Non vieni alla partenza?</em></h4>
<h4><em>&#8211; Alla partenza di che?</em></h4>
<p>Enrico abbassa la testa. Ha detto una sciocchezza, una cazzata. L’uomo non sa nemmeno che lui stava facendo una gara.</p>
<h4><em>&#8211; Non so nemmeno come ti chiami.</em></h4>
<p>L’uomo lo guarda un attimo, poi risponde:</p>
<h4><em>&#8211; Matteo.</em></h4>
<p>Si volta e scompare.</p>
<p>Enrico si avvia, il culo gli fa male, ma le lacrime che premono per uscire non sono per il male al culo.</p>
<p>Arriva zoppicando alla partenza, dice di essere caduto e di essersi fatto male, respinge chi vorrebbe aiutarlo, magari accompagnarlo in macchina, avvisa i suoi del ritardo, sale in auto e torna a casa. Pensa che vorrebbe morire.</p>
<p>A casa mangia senza appetito, poi va a stendersi sul letto. Non ha voglia di parlare con i suoi, né di uscire. Sprofonda nella tristezza, guardando il soffitto, il tristissimo soffitto bianco, senza colore, senza vita. Com’è triste quel soffitto!</p>
<p>Il telefono squilla, sua madre risponde. Sente la voce che lo chiama.</p>
<h4><em>&#8211; Enrico, è per te.</em></h4>
<p>Enrico si alza, svogliato. Dalla porta della camera chiede:</p>
<h4><em>&#8211; Chi è?</em></h4>
<h4><em>&#8211; Un certo Matteo Porcorto, no, Portorso, non ho capito bene.</em></h4>
<p>Adesso Enrico è la dimostrazione vivente che il battito del cuore e il respiro sono del tutto superflui per vivere: il cuore è del tutto fermo, non osa battere e quanto a respirare, come si fa, come cazzo si fa?</p>
<p>Sua madre lo fissa, stupita, ed Enrico si scuote, cerca di dare una parvenza di normalità, di nascondere la festa selvaggia della sua testa, del suo cuore (ha ripreso a battere, ma ha raddoppiato il ritmo, ora, quello scioperato deve aver visto che il padrone lo stava osservando e si mostra solerte, adesso, dov’era quando Enrico aveva bisogno di lui?), <strong>l’urlo di trionfo del suo cazzo, dei suoi coglioni, del suo culo, della sua lingua.</strong></p>
<p>Sorride e dice:</p>
<h4><em>&#8211; Ah, sì, quel cagacazzo.</em></h4>
<p>La signora Aliotti sgrana gli occhi e la mandibola del signor Aliotti precipita, divaricando l’articolazione oltre la misura del possibile: è sicuramente una slogatura.</p>
<p>Enrico non si rende ben conto di quel che è successo, ha detto qualche cosa che non va, cerca di rimediare:</p>
<h4><em>&#8211; Sì, volevo dire, quel rompicoglioni.</em></h4>
<p>Raggiunge il telefono e il suo cuore sta per sfondare la cassa toracica. Enrico si chiede se il cuore andrà a pezzi contro le costole o se saranno le costole a finire in frantumi per le spinte del cuore, non lo sa, ma sa che il cuore lì dentro non riesce più a stare.</p>
<h4><em>&#8211; Pronto.</em></h4>
<p>La voce è quella che ha imparato a conoscere la mattina.</p>
<h4><em>&#8211; Allora, cagacazzo, la recuperiamo la giornata?</em></h4>
<p>Quel porco penserà mica che lui, Enrico, sia a sua disposizione? Quel porco che deve aver frugato tra i suoi documenti per vedere chi era e poterlo recuperare, altro che porgergli i vestiti, una cortesia, come lui era stato tanto ingenuo da credere, e poi lo ha lasciato andare via come un cane bastonato. Adesso Enrico gliela fa pagare, con gli interessi. E interessi da usuraio.</p>
<p>Non fa in tempo a finire il pensiero (non parliamo di formulare una frase) che il porco prosegue:</p>
<h4><em>&#8211; Sono sotto casa tua, muoviti.</em></h4>
<p>E adesso Enrico si vendica, si vendica alla grande di quelle tre ore di angoscia e tristezza, della camminata solitaria e zoppicante fino alla partenza, del velo di lacrime mentre guidava, del pranzo insipido e del soffitto tristissimo della sua camera da letto. <strong>Quel porcorso penserà mica che lui sia a sua disposizione</strong> (questo l’ha già pensato, è che oggi il cervello di Enrico è un vecchio disco rigato, che ogni tanto s’inceppa e prende a ripetere sempre le stesse cose), a sua disposizione, dicevamo, per la terza volta, come una battona, che basta fare un fischio e lui arriva? No, l’insulto grida vendetta e adesso Enrico si vendica sul responsabile di tutto quello che gli ha fatto patire, si vendica con la ferocia e la determinazione di chi è perfettamente padrone di sé. Ora si vendica:</p>
<h4><em>&#8211; Scendo subito.</em></h4>
<p>Per vendicarsi c’è tempo, ci si vendica meglio faccia a faccia, e poi si sa che la vendetta è un piatto da gustare a freddo ed adesso è ancora caldo, è proprio caldo, è tutto caldo, Enrico si sente bollire dalla punta delle dita dei piedi alla punta dei capelli, passando per tutto quello che c’è in mezzo, soprattutto per quello che c’è in mezzo, è il culo a bollire ed il cazzo ed i coglioni e poi c’è anche la bocca, già, la bocca è un po’ decentrata, non sta in mezzo, ma non ha importanza adesso, non è il caso di fare aspettare Matteo, che bel nome Matteo, è il nome più bello del mondo per l’uomo più bello del mondo, beh, più bello forse no, ma con il <strong>cazzo più bello del mondo</strong>, il porcorso dal bel cazzo, il porcazzo.</p>
<h4><em>&#8211; Enrico, esci?</em></h4>
<p>Certo che esce, perché avrebbe aperto la porta di casa, se non uscisse? Che razza di domande fa sua madre, certe volte dice cose assurde!</p>
<h4><em>&#8211; Sì, scendo a parlare con uno, un momento solo. Non so se torno per cena.</em></h4>
<p>La signora Aliotti non batte ciglio, non dice nulla sulla perfetta coerenza della frase del figlio, si limita a suggerire:</p>
<h4><em>&#8211; Allora, magari, mettiti le scarpe.</em></h4>
<p>Enrico si guarda i piedi nudi. Superfluo mettersi le scarpe, superfluo cambiare i pantaloni consunti che tiene in casa, del tutto superfluo, tanto si toglierà tutto, ma non vuole fare brutta figura davanti a quel porco di Matteo. Si cambia i pantaloni, la maglia, si mette le scarpe, vola, scendendo le scale, verso Matteo.</p>
<p>Esce, non c’è nessuno sul marciapiede. Enrico si guarda intorno smarrito, ma un colossale rutto arriva da un’auto parcheggiata a pochi metri e ovviamente dentro l’auto c’è Matteo. Enrico si avvicina e sale.</p>
<h4><em>&#8211; Sei un porco.</em></h4>
<p>Matteo, il porcorso, il porcazzo, ride e replica, mentre già è partito:</p>
<h4><em>&#8211; Non mi piace suonare il clacson per attirare l’attenzione. Disturba tutti. È da cafoni.</em></h4>
<p>Enrico guarda imbambolato Matteo. <strong>Matteo è bellissimo. È l’uomo più bello del mondo.</strong> Enrico gli guarda tra le gambe.</p>
<h4><em>&#8211; Sì, proprio quello, fai che aprirmi la patta, così non perdiamo tempo.</em></h4>
<p>In macchina? Mentre guida? È pericoloso, è una follia. È anche scomodo ed infatti Enrico ci mette un buon momento ad effettuare l’operazione e a tirar fuori il suo cazzo preferito. È bello sentirlo tra le mani, spesso, caldo, giocherellare un po’ con i coglioni, belli anche loro, bisogna riconoscerlo, così tutti pelosi, con la pelle ruvida.</p>
<p>La destra di Matteo, quel porco, prende la testa di Enrico e la schiaccia, portandola in direzione del cazzo.</p>
<h4><em>&#8211; E muoviti!</em></h4>
<p>Enrico sa che è una follia, ma ha ancora la lucidità per dirsi che è meglio non opporre resistenza: Matteo, il porcorso, il porcazzo, sta guidando, meglio che tenga le mani sul volante, lui eroicamente non opporrà resistenza, e perché mai resistere? Lui è un collaborazionista nato, tanto non è in grado di resistere, non ha nessuna intenzione di resistere, e se adesso Matteo, il porco, si tirasse indietro, lui andrebbe avanti lo stesso, perché si è reso conto che non conosce <strong>il gusto del cazzo di Matteo</strong>, non l’ha mai assaggiato, vuole sentirne il calore, la consistenza.</p>
<h4><em>&#8211; Datti da fare.</em></h4>
<p>Enrico è del tutto inesperto, ma la buona volontà non manca e innegabilmente c’è anche, bisogna riconoscerlo, un certo talento naturale. La voce di Matteo, del porco, lo guida, invitandolo a rallentare, a scendere, a salire. Enrico esegue, Enrico è sempre stato un allievo diligente e pronto, Enrico vuole che il suo insegnante sia soddisfatto di lui. <strong>E poi quel cazzo è proprio buono, è proprio grosso, è proprio caldo.</strong><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-461" src="https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2017/05/gay-bear-4.jpg?resize=1024%2C528&#038;ssl=1" alt="" width="1024" height="528" srcset="https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2017/05/gay-bear-4.jpg?resize=1024%2C528&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2017/05/gay-bear-4.jpg?resize=300%2C155&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2017/05/gay-bear-4.jpg?resize=768%2C396&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2017/05/gay-bear-4.jpg?w=1200&amp;ssl=1 1200w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" />Enrico non si è accorto che la macchina si è fermata. In realtà non si è nemmeno accorto che stava andando. <strong>Non sa dove sia e non gliene fotte un cazzo, gli fotte solo di quel cazzo che sta succhiando e che è proprio buono</strong>. Matteo sta reclinando il sedile all’indietro, è completamente reclinabile ed Enrico guarda la prospettiva di quel corpo maialoresco, di quella pancia ursoporcina, di quel grosso cazzo porcorsino, anzi, porcorsone, porcazzone.</p>
<h4><em>&#8211; Lavora, pigrone!</em></h4>
<p>Enrico lavora, lavora con impegno, lavora con gusto, a lui lavorare piace, non è mica uno scansafatiche, lui è un grande lavoratore, non smette neppure un minuto, non smette mai, come potrebbe smettere, ora che sente quel grosso cazzo ursino e porcino duro come un pilastro di cemento e caldo come un filone di pane appena sfornato?</p>
<p>La mano di Matteo, del porcorso, gli blocca la testa, ma Enrico non la ritirerebbe, <strong>Enrico vuole assaggiare quella bevanda</strong> che non ha mai gustato prima, il nettare degli dei, l’ambrosia che infine arriva, con un sapore acido, quasi amaro, disgustoso e splendido. E splendide sono le vibrazioni di quel grande cazzo nella sua bocca, quel suo movimento frenetico che gli solletica il palato, la lingua. Vorrebbe bere per sempre, ma purtroppo Matteo ha finito. Enrico succhia ancora, cercando di ottenere ancora un po’ di miele, ma non c’è più nulla.</p>
<h4><em>&#8211; Inutile che tu sprema la bottiglia, lo sborro è finito.</em></h4>
<p>Enrico ci rimane un po’ male, ma Matteo lo solleva con la forza, guidandolo su di sé. Matteo ha la camicia aperta ed Enrico si abbandona su quel torace villoso, come un uccellino in un nido, mentre il suo, di uccellino, ha alzato la testa e si guarda intorno, ma nessuno gli bada, nemmeno il proprietario, troppo felice di accovacciarsi in quella tana calda: la foresta amazzonica che ricopre il corpo del porcorso, di Matteo, che bel nome, Matteo!</p>
<p>Rimangono un buon momento così, mentre le mani grosse e pelose di Matteo accarezzano Enrico, che si sente ritornare bambino, bambino ma con il cazzo duro, perché quelle mani sono mani sporcaccione, gli hanno aperto la camicia, gli hanno calato i pantaloni e i boxer, giocano svergognate tra le sue chiappe, <strong>stuzzicano il buco del culo</strong>, scendono lungo le cosce, gli tirano i capelli, gli pizzicano la guancia o il culo, insomma, non lo lasciano un attimo in pace a godersi il suo paradiso peloso, quelle manacce porcacce orsacce, vorrebbe che non smettessero mai…</p>
<p>Un dito più sfacciato degli altri avanza oltre la soglia ed Enrico sussulta.</p>
<h4><em>&#8211; Usciamo.</em></h4>
<p>Così? Con i pantaloni ed i boxer abbassati, la camicia aperta? Enrico non capisce bene. E allora gli viene da chiedersi dove si trovano, loro due, in quel momento. Di certo in un bosco o…</p>
<p>C’è una casa, di fianco all’auto ed Enrico quasi lancia un urlo.</p>
<h4><em>&#8211; Una casa. Ma sei matto? Ci possono vedere.</em></h4>
<h4><em>&#8211; No, non c’è quasi mai nessuno, lì.</em></h4>
<p>Quasi? Che cazzo significa quasi? E se è la volta che c’è qualcuno?</p>
<p>Matteo, quel porco, ha già aperto la portiera e quasi butta fuori Enrico, che, tenendosi i pantaloni con la mano, scopre di essere davanti ad una vecchia cascina rimessa a nuovo, sicuramente abitata. Dall’altra parte dell’auto, un boschetto, almeno da quella parte non dovrebbe vederli nessuno.</p>
<p>Matteo, il maledetto porcorso, è sceso, con i <strong>pantaloni abbassati, pancia, cazzo e coglioni al vento,</strong> senza la minima preoccupazione. Ha in mano un paio di chiavi e ne infila una nella serratura. Enrico si dice che se Matteo ha le chiavi, la casa deve essere la sua. Complimenti, Sherlock Holmes!</p>
<h4><em>&#8211; Avanti, pigrone.</em></h4>
<p>Nell’ingresso, immerso nella semioscurità, l’aria è fresca, ma appena sono dentro, Matteo gli salta addosso e finisce di spogliarlo, poi getta anche i propri vestiti nel mucchio e si dirige in un’altra stanza, la cucina.</p>
<h4><em>&#8211; Apri le imposte. Ti piace lo zabaione?</em></h4>
<p>Enrico è un po’ confuso, ma ormai ci ha fatto l’abitudine, oggi se tornasse lucido si sentirebbe a disagio, anzi, a dire la verità, proprio non gli passa per la testa di ritornare lucido, ci sono troppe cose che non è molto sicuro di essere in grado di affrontare a mente lucida, meglio quella leggera ebbrezza. Leggera? Se avesse bevuto una bottiglia di vodka, lui che non beve neanche vino (non si sa mai, può far perdere il controllo, però un bicchiere ora potrebbe berlo, in fondo perdere il controllo non è mica male, anzi, che cazzo se ne fa uno del controllo? E poi il controllo l’ha completamente perso, si è liberato di quel rompicoglioni del controllo), dicevamo, se avesse bevuto una bottiglia di vodka, non potrebbe essere più ubriaco di com’è adesso.</p>
<p>Enrico ha aperto le imposte e Matteo, <strong>nudo come un bel Giove panciuto</strong> (ma il cazzo è più da Priapo e la faccia da satiro), ha preso uova e marsala e sta dandoci dentro.</p>
<p>Enrico osserva, confuso. Gli sembra che Matteo si stia dedicando a qualche gioco erotico particolare, che lui non conosce ed a cui vorrebbe partecipare, ma Matteo non lo incoraggia, non gli dice che cosa fare, non gli suggerisce niente ed Enrico rimane lì, con il cazzo teso ed offeso (come si fa ad ignorare in quel modo il suo cazzo, il suo bel cazzo, l’ha detto Matteo che è un bel cazzo?!), e non sa bene che fare di se stesso. Avrebbe un sacco di idee, a vedere Matteo nudo le idee vengono, e come se vengono, mica solo le idee vengono, ma Matteo non lo incoraggia.</p>
<h4><em>&#8211; Niente di meglio dello zabaione per ritemprare le forze.</em></h4>
<p>E quando infine la crema è pronta, con un aspetto più che invitante, Matteo la versa in una scodella. Poi intima ad Enrico.</p>
<h4><em>&#8211; Stenditi sul tavolo.</em></h4>
<p>Enrico non capisce bene, d’altronde oggi il suo Q.I. dev’essere sceso a livelli tra la deficienza acuta e la stupidità cronica, ma a che cosa serve un Q.I.? Quello che serve nella vita lui ce l’ha perfettamente funzionante, come è visibile a chiunque voglia vedere.</p>
<h4><em>&#8211; E muoviti, cagacazzo, stenditi sul tavolo, supino.</em></h4>
<p>Enrico guarda il grande tavolo di quella vecchia cucina di campagna, e, decidendo che tanto capire è inutile, l’importante è ubbidire, sale sul tavolo e si stende.</p>
<p>La crema che Matteo gli versa addosso, sul torace e sul ventre, è calda, ma non tanto da ustionarlo.</p>
<h4><em>&#8211; Lo zabaione bisogna farlo raffreddare.</em></h4>
<p>Enrico guarda allibito la crema che si spande sul torace e sul ventre, poi sussulta quando Matteo balza sul tavolo, gli divarica le gambe e si accovaccia davanti a lui. La lingua di Matteo comincia percorrergli il ventre, risalendo verso il torace, indugia in qualche punto particolare, poi molla un morso ad un capezzolo. <strong>Matteo succhia, lecca, mangia, morde</strong> ed Enrico non ce la fa più, perché lui è da questa mattina che non viene, quel porco che adesso si mangia lo zabaione è venuto poco fa e lui niente, a stecchetto come un monaco. Ventiquattro anni di astinenza Enrico li ha sopportati senza battere ciglio, ma dopo essere venuto tre volte, tre ore di astinenza sono troppe, lui non è mica di Comunione e Liberazione, Matteo, quel porco, non può fargli una cosa del genere, non può.</p>
<p>Enrico spera che ora la lingua scenda un po’ più giù, dove aspetta un cazzo ben diritto, ben visibile, impossibile non vederlo, ma perché Matteo, quel porco, non scende un po’ più giù, anziché leccare, succhiare, mordere, tutto lo zabaione. C’è di meglio da mangiare, rispetto allo zabaione, non lo vede? No, non lo vede, proprio non lo vede.</p>
<h4><em>&#8211; Buono, vero?</em></h4>
<p>E come saperlo, se quel porco non gliene ha lasciato neanche una goccia?</p>
<h4><em>&#8211; Ne vuoi?</em></h4>
<p>Certo che ne vuole, vuole anche lui leccare, succhiare, mordere, quel porcorso che ha davanti, sopra, e lui non si limiterà allo zabaione, di certo. Non potrebbe comunque limitarsi allo zabaione, perché Matteo è sceso, ha preso la scodella e, con un gesto rapido, l’ha portata sotto i suoi coglioni e ci ha immerso cazzo e coglioni. Muove un po’ la scodella, in modo da imbrattare bene il tutto, e con un salto sale sul tavolo. Ora è in piedi sul tavolo davanti ad Enrico, e lo <strong>zabaione gocciola dal suo cazzo</strong> e dai suoi coglioni. Enrico si mette in ginocchio e assaggia lo zabaione. È buono lo zabaione, ancora tiepido, gustoso, non vuole perdere una goccia di quello zabaione, ce n’è dietro i coglioni e bisogna andarlo a prendere, ce n’è tutt’intorno al cazzo e bisogna controllare che non se ne sia infilato sulla cappella, ce n’è, ce n’è… ed anche se non ce n’è più, non ha importanza, ora che il cazzo dell’orso, del porcorso, del porcazzo, è <strong>bello duro e teso</strong>, verifichiamo che la cappella non conservi traccia di quel gusto o magari di un altro gusto ed infatti, dopo un lungo lavoro di ricerca, Enrico sente una goccia di un gusto che ha scoperto forse un’ora fa ed allora ci dà dentro e la sua costanza è premiata, perché di nuovo riceve un po’ della più gustosa bevanda del mondo.</p>
<p><strong>Matteo rimane in piedi sul tavolo, Enrico in ginocchio davanti a lui, a guardare affascinato il grande cazzo che ritorna alla posizione di riposo.</strong> Ci vuole un buon momento, ma le mani di Matteo che gli accarezzano la testa gli impediscono di avere nozione del tempo che passa.</p>
<h4><em>&#8211; Hai sete?</em></h4>
<p>Enrico guarda la punta del cazzo a due dita dalla sua bocca e il suo cervello, benché completamente oscurato (c’è mai stato un cervello nella sua testa? Enrico direbbe di no, se qualcuno gli ponesse la domanda, ma che cazzo se ne fa uno del cervello, quando è in quella posizione, quello che serve è la bocca), il suo cervello coglie benissimo, certe cose Enrico le capisce benissimo, oggi, è come se dieci anni di sforzi per non capire avessero affinato in lui un intuito infallibile per tutto ciò che non ha mai voluto sapere.</p>
<p>Enrico annuisce, sapendo che sta per scendere un altro gradino nella scala e spera che quella scala non abbia fondo, perché non c’è niente di più bello che scendere.<strong> Apre la bocca e accoglie la punta del cazzo e poi il liquido che scorre caldo.</strong> Matteo si ferma due volte, per permettergli di respirare. Enrico è confuso. Enrico è felice. Enrico ce l’ha duro e Matteo non sembra badarci, oggi vuole farlo soffrire.</p>
<h4><em>&#8211; Ti piace la Nutella?</em></h4>
<p>Enrico ha un po’ paura, non sa bene che cosa intende Matteo, ha paura di aver capito male, ma sa che farà tutto quello che Matteo gli propone, anche se non lo vuole, perché comunque lo vuole. Annuisce.</p>
<p>Matteo salta giù dal tavolo, apre l’anta di un armadio, prende un barattolo di Nutella da un ripiano, si avvicina, infila tre dita nel barattolo, fino in fondo e le estrae, coperte di Nutella. <strong>La mano scompare tra le natiche di Matteo.</strong> L’operazione viene ripetuta due volte, poi Matteo tende le dita ad Enrico. Enrico incomincia a succhiare l’indice, poi lecca il medio, morde l’anulare, lo accarezza appena con la lingua, poi succhia anche quello, fino a che ha ripulito le dita.</p>
<p><strong>Ora Matteo si è steso sul grande tavolo, a pancia in giù.</strong> Tra le natiche ha la massa scura della Nutella. Enrico si inginocchia tra le gambe divaricate, passa le mani su quelle grosse gambe, forti e muscolose, accarezza la selva di peli neri, sale sulle natiche, affonda le mani nella carne, <strong>pianta un morso deciso</strong>, che fa sussultare Matteo, respira a fondo, come se dovesse buttarsi, perché intuisce che sta per buttarsi ed in effetti si butta. La Nutella è buona, non bisogna lasciarne, di Nutella; è buona, ce n’è tanta, impigliata tra i peli, tanta soprattutto nella piega della carne, nel solco nascosto, tanta e bisogna mangiarla tutta, non si può sprecare la Nutella ed è bello vedere la carne che torna ad apparire, i<strong> peli bagnati dalla saliva</strong> che si liberano della Nutella, qualche pelo rimane in bocca, ma non ha importanza, Enrico pulisce bene, bisogna pulire bene, molto bene, la lingua di Enrico sta facendo cose che il cervello di Enrico preferisce non registrare, in certe situazioni è meglio far finta di niente, ma il cazzo di Enrico registra benissimo, perché se continua così rischia di venire lì, su due piedi, anzi, in ginocchio, se continua così e chi mai ha intenzione di smettere? È mica matto a pensare di smettere. Non si può smettere.<img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-460" src="https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2017/05/gay-bear-3.jpg?resize=1024%2C578&#038;ssl=1" alt="" width="1024" height="578" srcset="https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2017/05/gay-bear-3.jpg?resize=1024%2C578&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2017/05/gay-bear-3.jpg?resize=300%2C169&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2017/05/gay-bear-3.jpg?resize=768%2C434&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2017/05/gay-bear-3.jpg?w=1280&amp;ssl=1 1280w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" />Ma Enrico smette, perché le sue mani hanno divaricato il culo e appare, invitante, l’apertura scura che si apre tra i peli. Enrico ha sete, ora, una sete terribile, la gola è asciutta, lo zabaione, la Nutella, il culo di Matteo, Enrico guarda e non sa che fare, non sa che dire, fino a che un rutto sonoro non lo scuote, seguito dalla voce di Matteo:</p>
<h4><em>&#8211; E dagli, ci vuole tanto? La strada è aperta, come si fa, te l’ho fatto vedere questa mattina, l’attrezzatura è pronta, muoviti.</em></h4>
<p>Enrico si muove, si tuffa come da un trampolino, forse il suo ingresso non ha la delicatezza di quello di Matteo, ma cerca anche lui di trattenersi, ma come si fa a trattenersi, quando è un vortice che ti risucchia, con una violenza che ti annichilisce?</p>
<p>Enrico entra con la forza gagliarda dei suoi ventiquattro anni e <strong>veder scomparire il suo cazzo in quel culo grande, caldo e peloso</strong> è una sensazione che lo stordisce. Ora è dentro Matteo, dentro il suo porco, dentro il suo amore, perché lui è sicuro di amare alla follia Matteo e che vivrà con lui per sempre. Ormai può dirlo, ha già fatto in tempo a perderlo e ritrovarlo e poi ha già scopato con lui un numero imprecisato di volte e poi quel culo è troppo caldo, quel culo è troppo forte, quella schiena pelosa su cui si adagia è troppo confortevole e poi c’è di nuovo qualche cosa che imperioso sale dentro di lui e lo spinge a tuffarsi sempre più in profondità nel corpo di Matteo, fino a scomparire completamente, inghiottito nel corpo di Matteo, ormai Enrico è solo un cazzo che penetra sempre più in profondità Matteo, Enrico è dentro Matteo, Enrico è nel culo di Matteo, Enrico urla un piacere inimmaginabile, mentre il suo seme, il suo sangue, la sua vita si rovesciano nel culo di Matteo. Enrico grida, grida e si affloscia, senza forze, su quel tappeto di carne.</p>
<p>Gli ci vogliono parecchi minuti per emergere da quella felice semincoscienza in cui è sprofondato. E allora abbraccia forte Matteo. Rimane ancora così, a lungo. E infine grida a Matteo tutto il suo amore:</p>
<h4><em>&#8211; Sei un porco.</em></h4>
<p>Matteo rutta, rumorosamente. Poi risponde.</p>
<h4><em>&#8211; Quel che mi piace di te, cagacazzo, è che hai una conversazione molto variata.</em></h4>
<p>Enrico ha uno sprazzo di lucidità, il primo e l’unico della giornata (o forse della sua vita, si dice), e replica a tono:</p>
<h4><em>&#8211; Io, invece, apprezzo la tua raffinatezza.</em></h4>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
<p>Un racconto di <a href="http://www.calligrammi.com/ferdinandoneri/001%20Ingresso.htm">Ferdinando Neri</a></p>
<p><em>Spero che il racconto bear vi sia piaciuto e mi raccomando: <strong>usate sempre il preservativo</strong></em></p>
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		<title>Un porcorso fuori percorso</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Orsi Italiani - Pillole di Woof]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 May 2017 02:09:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[ferdinando neri]]></category>
		<category><![CDATA[racconti bear]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8211; Potresti almeno evitare questo linguaggio da caserma. Massimo Aliotti apre la bocca per replicare, ma uno sguardo supplichevole della moglie lo blocca. Bofonchia qualche cosa e tace, mentre la rabbia per l’osservazione del figlio lascia il posto alla frustrazione. Che cosa ha detto? Che cosa cazzo ha detto perché suo figlio lo debba rimproverare [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h4><em>&#8211; Potresti almeno evitare questo linguaggio da caserma.</em></h4>
<p>Massimo Aliotti apre la bocca per replicare, ma uno sguardo supplichevole della moglie lo blocca. Bofonchia qualche cosa e tace, mentre la rabbia per l’osservazione del figlio lascia il posto alla frustrazione.</p>
<p><span id="more-424"></span></p>
<p>Che cosa ha detto? Che cosa cazzo ha detto perché suo figlio lo debba rimproverare per il linguaggio che usa? Sarà libero di usare il cazzo di linguaggio che vuole in quella fottuta casa in cui dovrebbe essere, se non altro perché porta lo stipendio, il padrone? Una volta, quando lui era giovane, erano i genitori a rimproverare i figli perché si permettevano di usare certe parole (come se anche loro non le usassero, quando i figli non sentivano!). Anche lui ha cercato di insegnare ai ragazzi a moderare un po’ il linguaggio, senza ottenere grandi risultati. Ma con Enrico no, Enrico è un’altra cosa. Enrico lo rimprovera se lui si lascia sfuggire un’espressione come quella che ha usato: “Ha proprio avuto culo”. Ma come si può definire “espressione da caserma” una frase di quel genere? Enrico è proprio…</p>
<p>Enrico è un problema, di cui il signor Aliotti non riesce a venire a capo. Il suo quarto e ultimo figlio, un bel ragazzo, sano come un pesce, forte, intelligente, bravo, a un passo dalla laurea. Che cosa si può pretendere di più? Il signor Aliotti sospira.</p>
<p>A lui basterebbe che Enrico tornasse quello di due anni prima, un ragazzo normale, forse più chiuso, meno solare di quando aveva quindici anni, ma senza problemi. Eppure sua moglie dice che sono diversi anni che c’è qualche cosa che non va. Enrico ha pochi amici, lui che è sempre stato così socievole. Enrico non fa più nessuno sport di squadra, lui che era il capitano della squadra di pallanuoto. Enrico è diventato di un pudore assurdo, manco fosse una vergine di un romanzo ottocentesco, non si può parlare di sesso, non si può neanche dire “Ha avuto culo” o “Alle regionali l’hanno trombato” o&#8230; Il signor Aliotti ci rinuncia. L’elenco delle espressioni che non si possono usare riempirebbe l’enciclopedia.</p>
<p><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-445" src="https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2017/05/racconti-gay-2.jpg?resize=879%2C1024&#038;ssl=1" alt="" width="879" height="1024" srcset="https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2017/05/racconti-gay-2.jpg?resize=879%2C1024&amp;ssl=1 879w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2017/05/racconti-gay-2.jpg?resize=257%2C300&amp;ssl=1 257w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2017/05/racconti-gay-2.jpg?resize=768%2C895&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2017/05/racconti-gay-2.jpg?w=1256&amp;ssl=1 1256w" sizes="auto, (max-width: 879px) 100vw, 879px" /></p>
<p>Enrico si alza e saluta. Dà un bacio a sua madre, poi si rivolge a lui. Gli sorride e gli chiede scusa per la sua reazione. Il signor Aliotti vorrebbe saltargli al collo e abbracciarlo. O forse strozzarlo, non lo sa neanche lui. Enrico prende le sue cose ed esce per la gara. E il signor Aliotti si sente uno straccio.</p>
<h4><em>&#8211; Non te la prendere, Massimo, gli passerà.</em></h4>
<p>Massimo Aliotti guarda la moglie e sa che neanche lei lo crede, ma hanno bisogno tutti e due di dirsi che passerà, che Enrico ritornerà quel ragazzo felice e dolcissimo che è sempre stato il loro orgoglio.</p>
<p>Emma Aliotti si alza per sparecchiare e con la scusa di buttare l’immondizia lancia un ultimo sguardo a Enrico, che in cortile sale sull’auto e parte. Emma ha sempre paura, quando Enrico va via in auto. Non perché Enrico guidi come un pazzo, Enrico ha la testa a posto, Enrico non beve, Enrico non si fa, Enrico non fuma neppure, Enrico è attento e prudente. Ma Enrico è una pentola a pressione con la valvola  bloccata ed Emma ha paura, una paura dannata che quella pentola, sempre più sotto pressione, scoppi. E Dio solo sa che cosa succederà a Enrico, allora.</p>
<p>Enrico non si sente una pentola a pressione. La sua sensazione è diversa: quella di un’inondazione che sale, contro cui lui deve costruire argini sempre più alti. È una fatica improba, perché il livello dell’acqua cresce senza interruzione ed Enrico non può distrarsi un attimo. Deve continuamente puntellare gli argini ed alzarli.</p>
<p>Prima erano le immagini forti trovate su internet a scatenare in lui reazioni violente, di cui aveva paura. Poi, quando aveva smesso di cercare quelle immagini, spaventato da quello che provava, si era accorto che bastava molto di meno a farlo andare in tilt: era sufficiente il corpo nudo di un compagno sotto la doccia. E poi, quando aveva incominciato a evitare spogliatoi e palestre, aveva scoperto che ormai bastava un discorso, no una frase, una parola, qualunque riferimento, anche velato, al sesso, per scatenare una ridda di immagini e pensieri che non riusciva a sopportare.</p>
<p>Ora Enrico non è in grado di reggere più nulla e continua ad alzare argini, ben sapendo che prima o poi si aprirà una falla.</p>
<p>Ma da qualche tempo, da pochi mesi forse, ha capito che l’acqua non è solo su un lato dell’argine, ma anche dall’altro. L’argine non difende più niente, solo se stesso. Ed Enrico sa che quell’argine è sempre più fragile. Ma se l’argine crollerà, lui affogherà, in quella distesa immensa di acque torbide e troppo profonde. Sa di non saper nuotare, lui che ha partecipato ai regionali di nuoto, quattro anni fa. In quelle acque, lui non sa nuotare.<img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-449" src="https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2017/05/racconti-gay-3.jpg?resize=1024%2C544&#038;ssl=1" alt="" width="1024" height="544" srcset="https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2017/05/racconti-gay-3.jpg?resize=1024%2C544&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2017/05/racconti-gay-3.jpg?resize=300%2C159&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2017/05/racconti-gay-3.jpg?resize=768%2C408&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2017/05/racconti-gay-3.jpg?w=1251&amp;ssl=1 1251w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" />Enrico cerca di distrarsi, di pensare ad altro. La gara di orienteering che lo aspetta è impegnativa. Un percorso lungo, in una zona piuttosto impervia. Una gara riservata ad atleti esperti.</p>
<p><strong>A Enrico piace l’orienteering</strong>. Camminare in mezzo a prati e boschi, alla ricerca delle lanterne: la testa è occupata e il corpo si gode la pace della natura senza che l’ozio del cervello faccia emergere i mostri sepolti. Enrico è diventato molto bravo, ha vinto già due gare importanti nei mesi scorsi. Questa potrebbe essere la terza.</p>
<p>La gara è iniziata da neppure un’ora ed Enrico sa benissimo che non la vincerà. Non che sia un problema, non è così competitivo. Quello che gli brucia è aver sbagliato in modo così stupido, finendo del tutto fuori percorso, e, più ancora, aver cercato di recuperare senza tornare indietro, tagliando attraverso quel bosco troppo fitto. Due errori, uno peggio dell’altro. E, peggio di tutto, non essersi accorto di niente, non aver sospettato di essersi tenuto troppo in basso, fino al momento in cui è arrivato al laghetto. Il laghetto che doveva essere molto più a est.</p>
<p>Bene, ha fatto una bella sciocchezza e ora non gli resta che tornare indietro e riprendere da capo il percorso, tanto per vedere com’è, oppure rinunciare completamente. Fa ancora due passi in direzione del laghetto, un piccolo turchese incastonato nel bosco. La luce del sole che gioca sulla superficie, appena increspata, qualche uccellino che canta, quel posto è un piccolo paradiso. Forse valeva la pena di finire fuori percorso, di perdere la gara, di smarrirsi.</p>
<p><img data-recalc-dims="1" decoding="async" class="aligncenter" src="https://i0.wp.com/68.media.tumblr.com/cba0b3c8ffca7ed0994aa94b3154a8cf/tumblr_onmfrsf6dt1uv8j5ko2_540.gif?w=1290&#038;ssl=1" /></p>
<p>Lo sente in quel momento, vicinissimo, tanto vicino da farlo sobbalzare: una specie di grosso grugnito, potrebbe essere un cinghiale, ma non lo è. È, semplicemente, un enorme rutto. Enrico si volta in direzione del maiale che ha ruttato in quel modo e lo vede.</p>
<p>Non può non vederlo, è a due metri da lui. È seduto, la schiena contro un albero, le gambe allargate. Non può non vederlo, non vedere che è un <strong>uomo massiccio</strong>, un po’ pelato, con una barba nera, capelli neri, peli neri. Peli neri dappertutto, non può non vederli benissimo, perché l’uomo è nudo, <strong>completamente nudo</strong>. Ed ha peli ovunque, salvo su quel grosso bastone che gli batte contro il ventre.</p>
<p>Enrico vorrebbe non essersi voltato. Enrico vorrebbe scappare, scapperebbe, battendo il primato nazionale dei 100 metri, se quel bastone non gli sbarrasse la strada. Non che quel bastone si occupi di lui, se ne sta lì, teso, stuzzicato da una mano vigorosa, anch’essa pelosa, che quando Enrico si è voltato ha smesso per un attimo di accarezzarlo, ma poi ha ripreso. Quel bastone però è troppo grosso, troppo teso e quel corpo troppo scuro di peli, quelle braccia troppo robuste, per permettergli di scappare.<img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-451" src="https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2017/05/racconti-gay-4.jpg?resize=916%2C845&#038;ssl=1" alt="" width="916" height="845" srcset="https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2017/05/racconti-gay-4.jpg?w=916&amp;ssl=1 916w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2017/05/racconti-gay-4.jpg?resize=300%2C277&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2017/05/racconti-gay-4.jpg?resize=768%2C708&amp;ssl=1 768w" sizes="auto, (max-width: 916px) 100vw, 916px" /></p>
<p>Ed Enrico sente che il suo argine si sbriciola sotto i suoi piedi e dice, grida, con una voce stridula che non si conosce:</p>
<h4><em>&#8211; Lei è proprio un porco!</em></h4>
<p>L’uomo ride, una risata grassa, che gli scuote la pancia prominente, una risata che è il boato della dinamite, che fa saltare l’argine pezzo dopo pezzo.</p>
<h4><em>&#8211; Sì e non mi dispiace per niente. Ma tu mi sembri un cagacazzo.</em></h4>
<p>Enrico si sente soffocare dall’indignazione. <strong>Quell’uomo è un porco, uno schifosissimo porco.</strong> Lui deve andarsene. Ma come può andarsene, con quel bastone che gli sbarra la strada? E poi il bastone non è solo, sotto ci sono due grossi sassi pelosi, su cui inciamperebbe.</p>
<p>Enrico cerca di dire qualche cosa, ma gli viene fuori un altro, risibile:</p>
<h4><em>&#8211; Porco!</em></h4>
<h4><em>&#8211; Senti, rompicoglioni, se il mio cazzo non ti piace, puoi toglierti dalle palle ed andare a farti una sega da un’altra parte. Non ti ci ho mica chiamato io, qua.</em></h4>
<p>Ogni parola proibita è una voragine che si apre nell’argine. Quale argine? Non è rimasto più nulla, ormai, forse solo un pezzo di terra, su cui è quasi impossibile stare in piedi, ma Enrico sa benissimo che presto crollerà anche quello.</p>
<p>Enrico non riesce a dire più nulla, proprio più nulla.</p>
<h4><em>&#8211; E piantala di guardarmi come se non avessi mai visto un cazzo duro in vita tua. Sei proprio un cagacazzo!</em></h4>
<p>L’argine è crollato ed Enrico precipita. Cade a terra, in ginocchio, esattamente ai piedi dell’uomo che adesso lo guarda preoccupato, si alza e si avvicina a lui, lo prende tra le braccia per impedirgli di crollare.</p>
<h4><em>&#8211; Stai male, ragazzo? Che hai?</em></h4>
<p>Enrico non sarebbe riuscito a parlare neanche prima, prima che quelle braccia pelose e calde lo stringessero, che quelle mani forti e calde lo toccassero, che quella faccia scura di peli fosse a una spanna dalla sua, che quegli occhi azzurri si fissassero sui suoi, che quella voce, divertita, ironica, ostile, divenisse anch’essa calda. E ora, ora che quelle braccia lo avvolgono, quelle mani premono sulla sua pelle, quella faccia si protende verso di lui, quegli occhi lo sommergono, quella voce continua a risuonare dentro di lui, ora Enrico sa di aver perso la parola, di non aver mai avuto l’uso della parola, di non sapere che esistono le parole. E gli occhi di Enrico, ed Enrico vorrebbe morire tre volte per impedirselo, ma non riesce, né a impedirselo, né a morire, gli occhi di Enrico scendono di nuovo verso il bastone, che è rimasto nella sua posizione, forse leggermente meno teso, ma maledettamente più vicino, tanto vicino che basterebbe allungare una mano, per sentirne la consistenza, il calore, per carezzarne la superficie.<img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-453" src="https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2017/05/racconti-gay-5.jpg?resize=1024%2C706&#038;ssl=1" alt="" width="1024" height="706" srcset="https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2017/05/racconti-gay-5.jpg?resize=1024%2C706&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2017/05/racconti-gay-5.jpg?resize=300%2C207&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2017/05/racconti-gay-5.jpg?resize=768%2C529&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2017/05/racconti-gay-5.jpg?w=1280&amp;ssl=1 1280w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" />Enrico vorrebbe morire, perché sa che l’uomo ha seguito il suo sguardo e ne sente di nuovo la risata, che ora gli risuona nelle orecchie.</p>
<h4><em>&#8211; Beh, forse non sei un cagacazzo, ma un succhiacazzi. A me va bene.</em></h4>
<p>L’indignazione soffoca Enrico. Come osa, quel porco, pensare che lui… L’indignazione? Vorrebbe crederlo, Enrico, ma non ci crede neanche lui. La bocca è secca, non c’è un filo di saliva. Riesce, con uno sforzo immane, a distogliere lo sguardo dal serpente che lo affascina e i suoi occhi incontrano di nuovo gli occhi dell’uomo. Ha gli occhi di un azzurro intensissimo e quell’azzurro è l’acqua dell’onda che sale, sale, travolge quel che rimane dell’argine, quale argine? C’è mai stato un argine? No, c’è solo una distesa d’’acqua infinita e un vortice che risucchia Enrico verso il fondo. Perché Enrico non sa nuotare.</p>
<p><strong>Le mani dell’uomo sono sulle sue guance</strong>, ora, Enrico non sa se per trascinarlo a fondo o per salvarlo. La voce dell’uomo è di nuovo sollecita, calda, avvolgente, mentre gli dice:</p>
<h4><em>&#8211; Tranquillo, ragazzo. Non devi aver paura. Non succede nulla, se non lo vuoi.</em></h4>
<p>E poi le mani lo prendono, lo avvolgono, lo accompagnano ed Enrico sente la sua testa contro il petto dell’uomo e sa che quelle mani lo stanno tirando a fondo e lo stanno salvando. Il calore di quel torace è quasi intollerabile, la carezza dei peli è una stretta che lo soffoca, la pressione, delicata, della mano appoggiata sulla sua spalla, che tiene il suo corpo contro quel torace possente, è una pressa. Enrico sta piangendo e le mani dell’uomo lo accarezzano.</p>
<p>Enrico non sa quanto tempo è passato. Gli sembra quasi di aver dormito o di essere svenuto. Alza la testa e fissa l’uomo, che a tradimento lo afferra per la nuca e gli preme le labbra contro le sue. Enrico chiude gli occhi, perché la sensazione è troppo forte, non può vedere, non riesce nemmeno a far stare dentro di sé tutto ciò che sta spingendo per uscire.</p>
<p><strong>E qualche cosa di caldo e umido preme tra le sue labbra</strong>, si apre la strada a forza, accarezza i denti e, mentre la bocca di Enrico si apre per lo stupore, l’inatteso ospite entra in casa e si installa. Enrico non riesce a respirare, Enrico ha smesso di respirare da tempo. È necessario respirare? No, è del tutto superfluo.<img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-435" src="https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2017/05/racconti-gay-Marko-Bulto-and-Viktor-Karmen-Bear-Films-3.jpg?resize=1024%2C595&#038;ssl=1" alt="" width="1024" height="595" srcset="https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2017/05/racconti-gay-Marko-Bulto-and-Viktor-Karmen-Bear-Films-3.jpg?resize=1024%2C595&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2017/05/racconti-gay-Marko-Bulto-and-Viktor-Karmen-Bear-Films-3.jpg?resize=300%2C174&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2017/05/racconti-gay-Marko-Bulto-and-Viktor-Karmen-Bear-Films-3.jpg?resize=768%2C446&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2017/05/racconti-gay-Marko-Bulto-and-Viktor-Karmen-Bear-Films-3.jpg?w=1200&amp;ssl=1 1200w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" />Quando infine la lingua si ritira, Enrico tira indietro la testa e fissa la faccia dell’uomo che lo ha baciato. <strong>Il primo uomo che lo ha baciato.</strong> Lo guarda, frastornato. Ha le labbra un po’ spesse, carnose, un barbone nero, non lungo, ma fitto, e occhi allegri, occhi dolci, occhi sorridenti, sotto sopracciglia spesse e nere.</p>
<p>Enrico vorrebbe dirgli che già gli sembra di amarlo, ma si vergogna. Vorrebbe dirgli grazie, ma si vergogna. Vorrebbe dirgli: &#8211; <em>Ancora!</em>-,  ma si vergogna. Enrico sorride e gli dice tutto il suo amore, infinito, tutta la sua gratitudine, per quegli interminabili secondi che è durato il loro bacio:</p>
<h4><em>&#8211; Sei un porco.</em></h4>
<p>L’uomo sorride, perché ha capito benissimo. Poi risponde:</p>
<h4><em>&#8211; Sì, sono proprio un porco e mi piace da pazzi fare ogni tipo di porcata. E mi sa che anche tu hai un buon talento da porco. Anche se ti manca l’esperienza. Ma quella si fa in fretta, se c’è la buona volontà.</em></h4>
<p>Enrico ha tutta la buona volontà di questo mondo e l’esprime con un sorriso, dicendo:</p>
<h4><em>&#8211; Sei proprio un porco!</em></h4>
<p>L’uomo lo accarezza, con quella mano grossa e delicata, che adesso appena gli sfiora la pelle, ma di colpo preme ruvida sulla guancia, poi gli afferra la nuca e di nuovo porta le loro bocche a incontrarsi.</p>
<p>E d’improvviso Enrico ha paura, paura di affogare. Sfugge alla stretta e si alza. Si alza per correre via, lontano da quell’uomo, deve fuggire via, senza voltarsi indietro. Ma lo guarda, guarda l’espressione un po’ stupita del suo viso, g<strong>uarda il bastone sempre teso.</strong> E sa che non può andarsene. L’uomo si mette in ginocchio davanti a lui. Alza le braccia e gli sbottona la camicia. Poi le sue mani si infilano sotto e incominciano a percorrere il petto glabro di Enrico, ad accarezzare, stringere, pizzicare, accarezzare, stringere, pizzicare, accarezzare.<img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-454" src="https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2017/05/racconti-gay-6.jpg?resize=1024%2C678&#038;ssl=1" alt="" width="1024" height="678" srcset="https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2017/05/racconti-gay-6.jpg?resize=1024%2C678&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2017/05/racconti-gay-6.jpg?resize=300%2C199&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2017/05/racconti-gay-6.jpg?resize=768%2C508&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2017/05/racconti-gay-6.jpg?resize=100%2C65&amp;ssl=1 100w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2017/05/racconti-gay-6.jpg?w=1280&amp;ssl=1 1280w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" />Enrico sta affogando, ma non cerca di salvarsi, non vuole salvarsi, vuole solo affogare. Lascia che la camicia scivoli a terra, mentre le sue dita accarezzano la testa dell’uomo. Le dita hanno deciso di farlo, le dita, non lui, lui non è in grado di decidere niente, non sa nulla, non ricorda nulla. Perché è lì? Che cosa fa? Non gliene importa niente. Non gliene importa… La parola non gli viene. Servono parole. C’è quella testa, quei capelli tra le sue dita, quella barba che accarezza. <strong>Ci sono altre dita, che gli stanno slacciando i pantaloni, i pantaloni scendono a terra e le mani dell’uomo scendono lungo le gambe, le accarezzano, di lato, dietro, scendono, risalgono, si infilano sotto i boxer, salendo lungo le cosce,</strong> poi scendono ancora ed Enrico quasi si stupisce che l’uomo non lo abbia ancora spogliato, ma le dita dell’uomo avvolgono i suoi polpacci, le mani risalgono, le dita pizzicano, con forza, il suo…</p>
<h4><em>&#8211; Hai un bel culo.</em></h4>
<p>Ecco, la parola che gli mancava, sì, Enrico è contento di avere un culo, un bel culo. Sì, il culo. Sa che quella parola è una minaccia, ma la morte non lo spaventa. Vuole solo affogare, ora.</p>
<p>Le mani scendono, ma un dito è rimasto impigliato, trascina verso il basso ed Enrico, in un’ondata di nuovo ed imprevisto terrore, scopre di essere nudo davanti all’uomo inginocchiato ai suoi piedi.</p>
<h4><em>&#8211; Hai anche un bel cazzo.</em></h4>
<p>Se ci fosse ancora un po’ di terra dell’argine, ora salterebbe via, ma non c’è più terra, c’è solo un mare immenso ed Enrico è contento di avere un cazzo, un bel cazzo.</p>
<p>L’uomo gli sta slegando le scarpe e ora, con pochi movimenti, scarpe, calze, pantaloni e boxer finiscono lontano, lontanissimo, a un passo da dove stanno loro, irraggiungibili, inutili. Perché si è vestito, oggi? Mica servivano i vestiti oggi. Ha solo perso tempo. Oggi…</p>
<h3>La bocca dell’uomo, la bocca dell’uomo. Che cosa sta facendo la bocca dell’uomo. Lo sta baciando, gli sta baciando la punta del… cazzo, sì, del cazzo.</h3>
<p>Poi la bocca si apre e la lingua accarezza ed Enrico lancia un gemito e poi grida il suo amore:</p>
<h4><em>&#8211; Sei un porco! Porco!</em></h4>
<p>La bocca non molla la sua preda, neanche ora che, con la velocità di una molla a lungo compressa, l’uccello di Enrico si solleva per alzarsi in volo, in un attimo è teso, <strong>la cappella fiammeggiante ancora nella bocca, che succhia con avidità.</strong></p>
<p>Qualche cosa esplode, qualche cosa che sale dal basso, da un punto non precisato, perché non ancora nominato, non conosce ancora la parola, perché l’uomo non gliel’ha ancora detta ed Enrico conosce solo le parole che l’uomo gli insegna, come un bambino che impara a parlare. Qualche cosa sale dal basso, sale sempre più forte e lo percorre, lo incendia, una scintilla di fuoco che diventa un rogo immenso, una diga che cede, un piacere come non ha mai sentito, come non pensava che potesse esistere, un’onda di piacere puro, tanto intenso da essere doloroso. Stringe forte la testa dell’uomo, la forza a rimanere attorno al suo cazzo, la forza, anche se l’uomo non sembra avere nessuna intenzione di ritirarla, anzi, accarezza, beve con avidità, inghiotte fino all’ultima goccia, con la lingua stimola ancora la punta del… come si chiama?, cazzo, sì, cazzo.</p>
<h4><em>&#8211; Cazzo, che bello!</em></h4>
<p><strong>Gli è venuto alle labbra e non saprebbe spiegare.</strong> Il morigeratissimo Enrico Aliotti, che al liceo i compagni prendevano in giro, no, prendevano per il culo, adesso lo può pensare, perché ha un bel culo, no, non lo prendevano in giro perché ha un bel culo, lo prendevano in giro perché non diceva mai una parolaccia, non voleva nemmeno sentirle le parolacce, Enrico ha detto: &#8211; Cazzo, che bello!</p>
<h4><em>&#8211; Cazzo, che bello!</em></h4>
<p>È bello dirlo, è proprio bello ripeterlo. E lo direbbe ancora se le mani dell’uomo non lo trascinassero giù, costringendolo a inginocchiarsi davanti a lui, se la sua bocca non si trovasse davanti un’altra bocca e, prendendo un’iniziativa che l’Enrico Aliotti di un’ora fa non avrebbe osato, non dico pensare, ma nemmeno immaginarne la possibilità, la sua bocca, dicevamo, non si avventasse contro l’altra e la sua lingua, dimostrando uno spirito d’iniziativa irrefrenabile, dopo le parolacce non passasse all’esplorazione di un’altra bocca.<img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-455" src="https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2017/05/racconti-gay-7.jpg?resize=1024%2C928&#038;ssl=1" alt="" width="1024" height="928" srcset="https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2017/05/racconti-gay-7.jpg?resize=1024%2C928&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2017/05/racconti-gay-7.jpg?resize=300%2C272&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2017/05/racconti-gay-7.jpg?resize=768%2C696&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.orsi-italiani.it/wp-content/uploads/2017/05/racconti-gay-7.jpg?w=1280&amp;ssl=1 1280w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" />Il bacio dura un’eternità, mentre le loro bocche sono unite e la lingua di Enrico accarezza ed esplora l’altra bocca, ma l’eternità gli sembra sia durata solo un attimo, quando le loro bocche si separano. Per fortuna è solo una pausa, perché le loro bocche si uniscono di nuovo ed Enrico finisce a terra, prima su un fianco, poi sulla schiena e su di lui preme il corpo dell’uomo.</p>
<p>È pesante, maledettamente pesante, meravigliosamente pesante, è splendido sentire quella massa che lo schiaccia, è splendido sentire quel bastone che preme sul suo ventre. <strong>Bastone? No, non è un bastone, è un cazzo, un meraviglioso, enorme cazzo</strong> ed Enrico prova una voglia irresistibile di sentire che gusto ha, ma non può muoversi e poi, perché dovrebbe muoversi, si sta così bene sotto cento chili di carne e di peli, con una lingua che ti percorre le labbra e poi incontra la tua e poi esce e va a spasso per la tua faccia, ti passa sugli occhi.</p>
<p>Che sta facendo? È pazzo? L’uomo gli passa la lingua sugli occhi, nelle orecchie, gli morde un lobo, poi l’altro. Enrico si dice che quell’uomo è pazzo, Enrico si dice che quell’uomo è un <strong>porco</strong>, lo sta leccando, lui, tutto sudato per la camminata. Enrico spera solo che quel porco pazzo non smetta, perché non c’è nulla di più bello di quella lingua che gli sta passando dietro l’orecchio, di quei denti che ora gli hanno morso la guancia (Ahi!!), di quella lingua che ora esplora il suo collo e poi…</p>
<p>Che cosa sta facendo? Che cazzo sta facendo?!</p>
<h4><em>&#8211; Ahi!</em></h4>
<p><strong>Il morso al capezzolo gli ha strappato un gemito, che vuole soltanto dire: &#8211; Ancora! –</strong> Per fortuna l’uomo, il porco, ha capito e non interrompe il suo gioco di piccoli morsi, umide carezze, se non per succhiargli i capezzoli. Enrico si chiede: &#8211; Ma è pazzo? – Enrico grida: Sì, sì, sì! – Enrico non ha aperto bocca o forse ha aperto bocca, ma senza voce, solo perché il piacere che lo divora è troppo forte per stare tutto dentro, deve mandarne un po’ fuori, per poter accogliere l’altro che preme per entrare. Enrico non ha parlato, ma l’uomo, il porco, quel meraviglioso porco ha capito benissimo, perché ignora i suoi gemiti, continua a succhiare, titillare, mordere, stuzzicare, solleticare, vellicare e ora la lingua è all’ombelico ed è bella una carezza umida nell’ombelico. La lingua scende ancora, incontra il cazzo di Enrico, sì, quello è il cazzo, perfettamente teso, di nuovo, ma lo ignora, come si permette?, scende ancora accarezza. Che cosa accarezza?</p>
<h4><em>&#8211; Hai dei bei coglioni.</em></h4>
<p>Già, coglioni, sì, quelli sono i coglioni. Ahi! Ne ha preso uno in bocca, un po’ di dolore, davvero, ma lo lascia e la lingua continua il suo lavoro, le gambe, ora, piccoli morsi, solo la lingua li unisce ancora, l’uomo, il porco, è in ginocchio, le gambe appoggiate di fianco alle sue, ma non le tocca.</p>
<p>E di colpo il mondo si gira, no, non è il mondo che si è girato, è l’uomo, il porco, che lo ha girato, lui è a pancia in giù e di nuovo sente il peso, quel meraviglioso quintale che lo schiaccia al suolo ed il fiato caldo alla nuca e la lingua dietro l’orecchio ed il morso ad un lobo e la lingua sul collo e… quel bastone, no, non è un bastone, quel cazzo, quel meraviglioso e pauroso cazzo che preme sul suo culo.</p>
<p>Enrico avrebbe paura di affogare, ma è affogato da tempo. Enrico non desidera altro che quelle mani che… che fanno quelle mani? Lo accarezzano, ahi!, lo pizzicano, quell’uomo, il porco, <strong>gli pizzica il culo con le sue grandi dita.</strong> Il peso scompare ed Enrico ne soffre, gli spiace non sentire più quel contatto caldo, quella pressione che lo schiaccia al suolo, ma la lingua scava tra le cosce, la lingua, Dio mio, la lingua, <strong>quel porco è un porco</strong>, come si può passare la lingua lì dietro, Dio, la lingua ha raggiunto il buco e preme, Dio.</p>
<h4><em>&#8211; Porco, porco, porco, porco, porcoooooooooo!</em></h4>
<p>Enrico non ha neppure capito di essere venuto, Enrico non capisce più nulla, Enrico ha gridato e se c’è qualcuno in giro di certo l’ha sentito, ad Enrico non importa niente, ad Enrico non gliene frega niente, ad Enrico non gliene fotte un cazzo.</p>
<h5><em>continua&#8230;</em></h5>
<hr />
<p>Un racconto di <a href="http://www.calligrammi.com/ferdinandoneri/001%20Ingresso.htm">Ferdinando Neri</a></p>
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